03 OTT 2004

Conversazione settimanale con Marco Pannella

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 1 ora 55 min
Organizzatori: 

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Roma, 3 ottobre 2004Consueta intervista con Marco Pannella realizzata da Massimo Bordin.

Registrazione video di "Conversazione settimanale con Marco Pannella", registrato domenica 3 ottobre 2004 alle 00:00.

L'evento è stato organizzato da Area radicale.

La registrazione video ha una durata di 1 ora e 55 minuti.

Il contenuto è disponibile anche nella sola versione audio.
  • L'alleanza sul referendum

    L'Ergife che nel mese di ottobre sarà sede di alcuni eventi radicali. Il sommario di Massimo Bordin: i lavori del Comitato nazionale di Radicali Italiani, l'assemblea dei Giovani industriali (a Capri, nel «posto più bello del mondo» secondo Montezemolo), l'assemblea di Libertà eguale (con la relazione di Enrico Morando, l'intervento di Geppi Rippa e le conclusioni di Claudio Petruccioli), il convegno di Libertà e giustizia. Le ultime dichiarazioni di Piero Fassino sul referendum, che i Ds - come il «Pci» nel 1973-1974 - cercheranno di evitare «fino all'ultimo minuto». La politica delle alleanze, tema tra gli altri di questo comitato, alleanze che si possono perseguire intanto che si è d'accordo con qualcuno e ci si allea. L'alleanza sul referendum - dice Pannella - è stata una conquista, un'alleanza strappata.
    0:00 Durata: 8 min 14 sec
  • L'eventualità di un abbinamento tra regionali e referendum

    La difesa del referendum. L'abbinamento tra regionali e referendum. La iniziale preferenza di Pannella per elezioni specifiche e campagne elettorali differenziate. Una questione di rigore. Il continuo ripensamento su questo punto. Il richiamo alla vicenda della elezione di Scalfaro, la necessità per Pannella di essere rigoroso in quella circostanza come oggi. Tanto che quando Pannella denunciò il pericolo che ammazzassero Pertini, questi, con i giornalisti che cercavano di speculare, affermò: «Tanto Pannella mi vuol bene. Ho mandato Scalfaro da lui». Altro esempio: la riproposizione a Tirana di Olivier Dupuis, scelta che i compagni oggi gli rimproverano. Non si tratta di <em>bei gesti</em>, ma dell'esigenza di fare prevalere nelle congiunture, anche contro il calcolo specifico congiunturale, una linea, una continuità. Proprio stasera, nel corso di una riunione, Pannella ha segnalato che ieri la trasmissione di Gad Lerner, <em>L'Infedele</em>, ha ospitato Olivier Dupuis per parlare di Cecenia, nonostante da qualche tempo i radicali non sapessero nemmeno dove fosse, e questo, per la verità, accadeva anche quando era segretario del partito. Spesso Pannella cerca di dare al suo gesto un valore che vada al di là della congiuntura, in base all'assunto che i mezzi qualificano i fini e non viceversa. Si tratta di scelte che probabilmente ripeterebbe. Ma, tornando alla questione referendum/regionali, se toccasse a Pannella fare pesare un'opinione direbbe che sì, si abbinino. A proposito di Emma Bonino: Pannella l'ha difficilmente vista così appassionata al fronte italiano. Emma ha compreso l'importanza del «sì ad altro» che in questa occasione referendaria i radicali hanno dato. Quello dei radicali, insomma, non è un «no», ma un «sì» ad una concezione etica contro qualsiasi forma di imposizione di comportamenti dovuti ad una etica piuttosto che ad un'altra, ma che non corrisponde alle convinzioni e alla moralità di ciascuno. E' un «sì» alle necessità, in questo mondo tragico, di affermare la laicità delle scelte. Emma dà molto valore anche al momento finale. Il partito Ds, dice Pannella, non è il Pci. Gli altri partiti non hanno nemmeno cinghie di trasmissione organizzate, ognuno va per conto proprio. Pannella ha chiamato in causa l'Anci, additando l'atteggiamento dei sindaci e dei consiglieri comunali delle città italiane. Analogo discorso per i presidenti di provincia, che potevano mobilitare un esercito di autenticatori. I sindaci hanno ritenuto di non dovere dire di avere firmato o no. Veltroni, come un sindaco degli anni trenta, ne ha fatto addirittura una bandiera. Il dubbio, visto l'atteggiamento sul referendum, che qualcuno avrebbe preferito la monarchia alla repubblica. Salvo eccezioni, le firme, nel Sud, sono state chiaramente di sabotaggio. L'accusa è rivolta all'apparato Ds. Si tratta, dice Pannella, di un partito di epigoni togliattiani.
    0:08 Durata: 16 min 21 sec
  • La difesa del referendum

    L'opinione di Lanfranco Turci, senatore ds e tesoriere del Comitato unico per il referendum, che sostiene ed ha riferito a Piero Fassino che il quadro della raccolta firme nel partito è un quadro dello stato di salute del partito stesso. E' evidente, secondo Turci, che alcuni dirigenti ds non si sono mobilitati. Turci, probabilmente, si riferisce a Bassolino. Pannella ricorda che tuttavia Chiamparino, sindaco di Torino, ha firmato due volte. D'altra parte, grazie a Giovanni Berlinguer, il correntone è morto anche da questo punto di vista. Su questo la forza di Rutelli rispetto alla base è proprio zero. Ancora sul referendum: «Ritengo estremamente probabile - afferma Pannella - che la Costituzione e il popolo questa volta siano fatti fuori e battuti». Ciò lo mobiliterà o smobiliterà. La somma degli schieramenti, continua Pannella, con l'Udc da una parte e la Margherita dall'altra che cercano di pescare nello stesso elettorato, fa zero. Giuliano Amato, d'altra parte, ha già dichiarato che se ne sta occupando. E poi il presidente del Senato Marcello Pera con il <em>cardinale combattente</em> Ersilio Tonini, più Gaetano Quagliariello. A questo punto - dice Pannella - viva Casini. Tutti fanno a gara pronunciarsi su temi che distorcono le proprie funzioni, influendo sulla funzione legislativa del Parlamento. Il triangolo-quadrilatero dal quale Berlusconi si deve guardare (Montezemolo, Casini, la presidenza della Repubblica, Gianni Letta), di cui parlava Daniele Capezzone, è un pentagono (con il sindacato) secondo Pannella. L'asse Letta-Gifuni. La stima di Pannella per Gianni Letta: «Fa parte della deontologia delle loro posizioni preoccuparsi anche del dopo». Lo scetticismo di Pannella sui cosiddetti <em>poteri reali</em>. Tra l'altro - vista la Costituzione materiale - loro rappresentano <em>poteri istituzionali</em>. L'intervento di Bandinelli sul perché nonostante il successo sui referendum i radicali prendono poi il 2%. La analogia tra il quesito referendario (il sì o il no) e la democrazia anglosassone bipartitica. La tendenza del fuorilegge delle istituzioni a scegliersi i propri antagonisti (Bertinotti, eccetera), anche per timore del protagonismo radicale. In queste condizioni è naturale che si passi all'1 come al 2,5%. L'invio del materiale elettorale nelle scorse elezioni ed il feed-back ricevuto. Dice Pannella: «Se resistiamo, e non sono certo di questo, io prevedo quello che si può prevedere a livello referendario. Se noi non crepiamo, come è destino anche delle forze politiche, non sarà il passaggio dal 2 all'8, ma sarà altro, come nelle prove referendarie». Nelle società bipartitiche due o tre volte nel secolo ci sono le riforme.
    0:25 Durata: 17 min 59 sec
  • Il dibattito sulla forma partito

    Il cosiddetto <em>termidoro berlusconiano</em>. Berlusconi naviga a vista, avendo una buona vista. La sua unica strategia è quella di vendere il maggior numero di prodotti sul mercato al maggiore numero di consumatori. La riunione di Farfa: con An e Forza Italia. Il richiamo di Pannella alla <em>teoria della prassi</em>. La mancanza di dibattiti sulla forma di partito. L'unità laica per le elezioni europee con Altissimo e La Malfa nel 1988. La proposta di Pannella di tentare un movimento federativo. Il fatto che oggi, venti anni dopo, proprio di questo in fondo si discute. E tuttavia, anche nelle riviste, di forma del partito, come della gestione dell'impresa, non si parla. Il mestiere di Bertinotti, che ha grande abilità di argomentazioni ma mai troppa convinzione. La debolezza di contenuti di Fassino. La requisitoria di Nicola Rossi, che pone l'esigenza di una generazione che è generata e generi un'altra politica. La mancanza di una dibattito sulla forma partito: un problema di rapporto tra tecnica e politica. La politica fatta da chi non crede nella politica.
    0:43 Durata: 11 min 51 sec
  • Il referendum di Claudio Signorile

    Le riforme istituzionali del governo. Il ritorno dei Girotondi. Il ritorno di Claudio Signorile, che ancora tre o quattro giorni fa era convinto che fino a dicembre poteva consegnare le firme per il referendum per il ritorno al sistema proporzionale e scattare quindi fra un anno. Comunque - anche se nell'eventualità i radicali sarebbero per il no - bisogna ricordargli che fino al 2007 il referendum lo può fare.
    0:54 Durata: 3 min 19 sec
  • Gli Stati uniti d'Europa e del Mediterraneo

    La possibilità di un nuovo impegno di Pannella sul fronte transnazionale. La lettura sulla rivista di Galli della Loggia di un articolo di messa a morte del Manifesto di Ventotene. Durante l'ultimo dibattito al Parlamento europeo, Pannella rivolgeva un appello al presidente dell'Assemblea chiedendo di tradurlo in cinese. Mentre De Felice non aveva troppi amici adesso c'è dunque una moda del revisionismo. Il richiamo a Massimo Fini che ha sempre bisogno di apparire antipatico e cattivo. Riscuote la simpatia di Pannella, in questo senso. Il presidente Pera, quando ancora scriveva sulla Stampa, si leggeva con molto diletto: era un raffinato qualunquismo antipolitico. Il cammino dei polemisti che pure nel linguaggio di una buona sinistra finiscono sempre a destra. Il socialismo nel Manifesto di Ventotene, quando il socialista era Ignazio Silone. La contrarietà dei radicali alla sovranità nazionale di Israele, la giusta analisi di Ventotene. Altiero Spinelli, più federalista che giacobino, proponeva di superare lo Stato nazionale ottocentesco. Così la nascita di uno Stato palestinese non è considerata da Pannella una cosa molto intelligente. Molto solido l'intervento di Emma Bonino anche su questo. Il re del Marocco come quello giordano sono discendenti di Maometto e guarda caso sono i più laici. Siria e Libano così come sono non continueranno a vivere molto a lungo, al di là delle politiche americane. Per questo Pannella sta pensando che, dopo il fallimento della costruzione di <em>Iraq libero</em>, bisognerà che venga fuori qualcosa che riguardi Israele, riguardi quindi l'Europa. Ed ecco l'altro problema: la Turchia. Occorre dunque lanciare l'idea che la membership turca e la mebermship israeliana in Europa potrebbero essere un elemento costitutivo degli Stati uniti d'Europa e del Mediterraneo. Pannella lavora a questo. Anche per dare un seguito a Sana'a. Berlusconi dice di essere favorevole alle membership di Israele e Turchia, non come Giuliano Amato che invece parla di partnership.
    0:58 Durata: 15 min 15 sec
  • L'antinazionalismo

    L'organizzazione mondiale delle democrazie. Il discorso di governo di Emma Bonino. Il raffronto con Villepin. E con la caduta desolante di Fischer, che crede di divenire cancelliere o ministro degli esteri della nuova Unione Europea. Da opportunista - assicura Pannella - lo incontreremo. La necessità di trovare una sistematicità, in luogo dell'improvvisazione di Iraq libero. L'utilizzo in origine dell'aggettivo <em>antinazionalista</em> per i radicali, aggettivo che in una Europa come questa torna utile.
    1:13 Durata: 6 min 24 sec
  • La paura della Turchia

    La proposta di Giuliano Ferrara, Piero Ostellino, Marta Dassù, eccetera, perché la Nato preservi le elezioni in Iraq. Pannella si dice favorevole. Anche se la Turchia, che è sempre stato un capisaldo della Nato, crea qualche preoccupazione all'Europa. L'editoriale di Forattini sull'adulterio. I morti per lo sciopero della fame in Turchia, morti per le nuove prigioni (il passaggio da Regina Coeli a Rebibbia, per intendersi). Comunque, seppure l'Europa avesse radici uniche, non è stato l'Islam a produrre i mostri del secolo scorso. Quella sulla Turchia è una grande truffa di gente spaventata da ogni cosa nuova. E' la stessa paura del referendum. Un po' la paura degli scontri Genova, abbondantemente preannunciati. Di fronte allo stesso pericolo Pannella avrebbe rotto ogni tentativo di gestione comune (naturalmente il Governo non lo ha fatto perché sarebbe stato accusato di fascismo). La mancanza di analoghe mobilitazioni contro Pol Pot, Saddam e il Vaticano talebano. Per i Grandi laghi o la Cecenia né un girotondo, né una manifestazione di mezza massa. Stesso discorso contro «la legge infame». Lanfranco Turci ed altri compagni hanno lavorato in condizioni di solitudine. Gli altri non si muoverebbero nemmeno quando la storia dovesse fare di loro gli iracheni o i cambogiani di domani. Le radici cristiane. Come dice don Verzé: se ci sono di che ci preoccupiamo? Questa politica è cattolico-vaticana, clerico-papista. La radici cristiane d'altra parte nella Costituzione italiana non ci sono, mentre ci si interroga sulle radici cristiane della Regione Marche.
    1:19 Durata: 12 min 43 sec
  • La necessità di una riforma anche per gli Stati uniti d'America

    Il confronto Bush-Kerry e l'Iraq. Il ringraziamento a RaiNews24. La riforma liberale ormai urge sicuramente anche per l'America. Per questo gli Stati uniti d'America e d'Europa. La rarefazione del potere in poche famiglie, il carattere quasi ereditario delle presidenze, la concentrazione del potere economico e politico, eccetera, lo dimostrano. Bush, che è proibizionista su tutto, non poteva governare bene l'Iraq libero. Serve una riforma, una riforma propria delle società liberale, cioé continua. Quel politically correct, dice Bordin, che viene rimproverato alla sinistra europea è d'importazione americana. Come cattolico vero, Kerry è una persona molto normale, dice Pannella. Invece, se tra i politici italiani c'è solo un 30% che va messa, molti vivono la propria fede soltanto in veste clerico-papista. La questione della pedofilia in Austria, dove le polemiche hanno raggiunto il governo. L'ipotesi che l'America si ritiri. L'attuale ministro della difesa Donald Rumsfeld riuscì ad imporre Mario Soares in Portogallo. Mario Soares ha maturato posizioni palestinesi in maniera sentimentale. Sabato e domenica prossima c'è invece un tentativo grosso, di Luca, per la sessione costitutiva del Congresso per la libertà di ricerca (come il Congresso per la libertà della cultura, ai tempi di Ignazio Silone). Pannella si augura che Margherita Hack e Umberto Veronesi si rendano conto che occorre organizzarsi. Meglio organizzarsi in una casa come quella radicale che in una nuova (il riferimento è alla cosiddetta <em>Casa laica</em>).
    1:32 Durata: 13 min 27 sec
  • La questione del sistema elettorale proporzionalistico

    Il 2% come risultato che si è mantenuto. La questione del sistema elettorale proporzionalistico, posta da Angiolo Bandinelli nel suo intervento al Comitato nazionale. Come dice Emma Bonino, questo scontro è importante come quello sul divorzio. Ma Pannella era convinto che si sarebbe riusciti a vincere: a raccogliere le firme. «Dovremo lottare in un modo tremendo» - dice adesso. Il fronte del no ha una massa di manovra del 90-95%. Non c'è Loris Fortuna, non c'è la Lid e, in più, c'è la Corte Costituzionale. Pannella vorrebbe reagire nei confronti della profonda disistima che da quindici anni nutre nei suoi confronti e ci riflette. E tuttavia, forse l'Unità, forse Liberazione, potranno essere d'aiuto a porre il problema della Consulta. La falsità dell'argomento secondo il quale gli italiani sono stufi dei referendum perché sono troppi. Forse - dice Pannella - sono stufi perché il loro voto viene puntualmente disatteso. L'assenza di articoli di fondo sul primo risultato utile in vista del referendum.
    1:46 Durata: 9 min 51 sec