19 GIU 2002

Confindustria: Previsioni macroeconomiche e competitività dei settori (con Baldassarri e D'Amato)

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 6 ore 9 min

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Se metto un masso in mezzo a un torrente, l’acqua continuerà a scorrere, ma da un'altra parte.

Così l'art.18 ha invertito il mercato dell'occupazione in ItaliaRoma, 20 giugno 2002 - «Il disavanzo 2002 può essere contenuto entro l’1,3% del Pil senza una manovra aggiuntiva, ma con un controllo severo della spesa, il ché richiede di far funzionare il federalismo, sia dal lato dei limiti di spesa sia dal lato fiscale».

Confindustria, dunque, conferma la tesi del Governo (e del Fondo Monetario Internazionale) e sconfessa il Governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio.

Una manovra
correttiva non è necessaria per far quadrare i conti pubblici.

E' sufficiente, invece, che l'esecutivo realizzi quanto promesso.E cioè: usi maggiore «rigore» per diminuire il disavanzo, «faccia la riforma fiscale e quella del lavoro», faccia funzionare «il provvedimento per l’emersione del lavoro irregolare».

«Tutto questo - spiega un rapporto del Centro Studi - può dare un notevole impulso alla crescita».

Ecco perché la Cina è più competitiva dell'ItaliaAnalizzando l'andamento dei tassi di occupazione nel nostro paese l'analisi del Centro Studi mostra tutta la frammentazione del sistema produttivo.

Le rigidità del mercato costringe le imprese ad un abbondante uso dell’outsourcing e della deverticalizzazione in generale, e spiega il successo delle realtà più piccole.

Chiarendo perché alla fine «l’Italia ha solo 8 imprese nella classifica di Fortune 500, con un peso di circa 2%, meno di Olanda, Svizzera, Cina e Corea».

«Questo - rileva Galli - ci sembra un problema serio per la nostra competitività».Altra anomalia, per converso, quella del lavoro autonomo, che da noi è diventato «un modo per sfuggire alle rigidità del lavoro dipendente», rappresentando dunque una quota ai massimi, dopo Grecia e Portogallo, non a caso «i due paesi che sono più rigidi di noi nei ranking Ocse sul rapporto di lavoro dipendente».L'art.18 protegge il 40% dei lavoratori Checché ne pensino Eugenio Scalfari e Sergio Cofferati - osserva ancora il responsabile del Centro Studi - negli anni sessanta quanto a impiego di lavoro dipendente eravamo vicini al Giappone.

Oggi i lavoratori non soggetti all'art.18 sono un numero elevatissimo, attorno al 60%.

Del restante 40%, 3,5 milioni sono dipendenti pubblici.

Al di là delle polemiche, questa tabella è - sempre secondo gli analisti di Confindustria - uno dei modi migliori per capire come sono cambiate le classi sociali in Italia dai tempi del famoso libro di Sylos Labini su questo tema.Qualche segnale di speranza arriva in conclusione dal vice ministro dell'Economia, Mario Baldassarri.

Per il quale l'incontro di domani con le parti sociali sarà un'ulteriore passo in avanti in un lavoro che procede positivamente.Sulle risorse indispensabili per estendere le tutele e le protezioni sociali per ora riservate al 40% dei lavoratori, per ora nulla di certo.

Saranno indicate - spiega Baldassarri - quando si sarà individuata la platea dei beneficiari dei nuovi ammortizzatori e quando saranno definiti gli strumenti da mettere in campo.

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  • Vittorio Mincato, consigliere incaricato per il Centro Studi

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  • Giampaolo Galli, direttore del Centro Studi di Confindustria

    0:07 Durata: 38 min 15 sec
  • Giancarlo Corsetti , Università "Roma 3"

    0:45 Durata: 15 min 43 sec
  • Marcello Messori, docente di economia politica all'Università di Tor Vergata di Roma

    1:01 Durata: 21 min 21 sec
  • Fabrizio Onida, ordinario di economia Università Bocconi, già Presidente I.C.E

    1:22 Durata: 19 min 22 sec
  • Hans Werner Sinn, presidente IFO

    1:42 Durata: 28 min 1 sec
  • Mario Baldassarri, vice ministro per l'Economia e le Finanze

    2:10 Durata: 30 min 36 sec
  • Antonio D'Amato, presidente della Confindustria

    2:40 Durata: 23 min 47 sec