16 GEN 2002

Ue: Aznar promette più Europa

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E per Emma Bonino la Spagna ha l'occasione di giungere sotto la sua presidenza ad un risultato «storico»: l'istituzione del Tribunale Penale Internazionale per i crimini contro l'umanità ed il genocidioStrasburgo, 16 gennaio 2002 - «Più Europa».

Questo il titolo del programma spagnolo per il turno di presidenza dell'Ue.

Nel suo discorso di insediamento a Strasburgo, José Maria Aznar, ha spiegato che è necessario «un più stretto coordinamento delle politiche economiche», che, contro il terrorismo, occorre dare la «massima priorità» alla creazione di squadre investigative congiunte,
che occorre cogliere nella maniera migliore la «storica opportunità» dell'ampliamento.Mas Europa A questo proposito, il premier spagnolo ha annunciato che la Convenzione europea incaricata di preparare la grande riforma istituzionale europea del 2003-2004 terrà la sessione inaugurale il 28 febbraio prossimo a Bruxelles.

Incrementare la crescitaLa solidità dell'euro - secondo il presidente dell'Ue - «esige un più stretto coordinamento delle politiche economiche» fra i paesi partecipanti alla moneta unica.Ciò - ha sottolineato Aznar - si tradurrà «in un impulso al ruolo dell'Eurogruppo, nel rafforzamento delle linee guida di politica economica e nella stretta aderenza al patto di stabilità e di crescita».L'euro «aumenterà la visibilità di Eurolandia» sul fronte internazionale.

Il primo ministro spagnolo ha insistito sulla necessità di rilanciare le riforme e il processo di modernizzazione dell'economia europea per «incrementare la crescita».Un ruolo più attivo contro il terrorismoLa lotta contro il terrorismo sarà una delle grandi priorità del semestre di presidenza Ue della Spagna.

Aznar ha detto che Madrid vuole che l'Ue «svolga un ruolo più attivo contro il terrorismo sul piano internazionale e rafforzi quello interno».

Per Aznar poi «massima priorita» alla creazione di squadre investigative congiunte.«L'apliamento consentirà di mettere fine ad una pagina amara del passato del nostro continente».

Aznar guarda per questo al Consiglio di Barcellona, dove per la prima volta i paesi candidati saranno presenti.

Inoltre - ha ricordato nel suo intervento - «una valutazione dei progressi verrà operata nel Consiglio Europeo a Siviglia».Verso il Consiglio di BarcellonaIl presidente della Commissione Ue Romano Prodi, parlando dopo il presidente Aznar, ha insistito sulla necessità di un'accelerazione degli interventi di modernizzazione dell'economia europea e di impegni forti al vertice di Barcellona di metà marzo.I ritardi nelle riforme economiche - ha detto Prodi - vanno colmati «al più presto», ne va della «credibilità» dell'Ue e della «capacità di realizzare un vero progresso».

«Senza cambiamento - ha avvertito - avremo meno crescita e meno occupazione».Prodi non ha nascosto di puntare per questo ad un pieno successo del Consiglio di Barcellona.

«Abbiamo il dovere di assicurare che il Consiglio di Barcellona sia coronato da un pieno successo.

Se il processo dovesse arrestarsi, il costo della 'non-riforma' diverrebbe insostenibile in termini economici ed in termini di credibilità politica dell'Unione».L'impegno contro il terrorismo passa anche per il TpiUn richiamo diverso è venuto dall'ex commissario europeo Emma Bonino.

Per la leader radicale, la Spagna ha l'occasione, «se lo vorrà», di giungere sotto la sua presidenza ad un risultato «storico»: l'istituzione del Tribunale Penale Internazionale per i crimini contro l'umanità ed il genocidio.

«Servono 60 ratifiche - ha detto Bonino - e siamo già ad oltre 50».

«Pensi a come sarebbe significativo avere la possibilità di trasferire gente come Osama bin Laden ed il mullah Omar di fronte ad una giurisdizione internazionale senza che gli amici americani siano costretti ad inventarsi tribunali militari o altro».L'europarlamentare radicale ha aggiunto che l'obiettivo della lotta al terrorismo è certamente da condividere, ma che «la risposta politica è debole».

In particolare, si rischia di «sdoganare in modo acritico regimi fra i più improbabili solo perché ci servono».

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