17 GEN 2002

Conflitto d'interessi: Si riapre il dibattito

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Prende quota la doppia authority, proposta da Vincenzo Caianiello, dopo il sì del ministro Frattini e della maggioranza all'ipotesi avanzata in un parere dal presidente emerito della Corte costituzionale, che non vede ostili nemmeno i leader dell'UlivoRoma, 17 gennaio 2001 - Dopo il caso Ruggiero, i dubbi sull'europeismo dell'esecutivo, le polemiche sulla giustizia, si riaccende il dibattito sulla questione del conflitto d'interessi.

Martedì prossimo sarà a lavoro la Commissione Affari Costituzionali della Camera.

A disposizione dei deputati, tre proposte.

Da una parte il disegno di legge di
iniziativa governativa messo a punto dal Ministro della Funzione Pubblica Franco Frattini, dall'altra la bozza del gruppo ulivista guidato da Stefano Passigli, infine il parere tecnico di Vincenzo Caianiello, ex Presidente della Corte Costituzionale.Il ddl di FrattiniMonitorare e segnalare piuttosto che sanzionare.

Il progetto del Governo non prende in considerazione l'imposizione della vendita del proprio patrimonio o l'affidamento ad un gestore esterno qualora si creasse una incompatibilità.

L'idea è quella del controllo sociale, della vigilanza morale dell'opinione pubblica e del Parlamento.

E' infatti a quest'ultimo che vanno segnalate tutte le circostanze in cui un premier, un ministro, un presidente di regione o un sindaco di grande città abbia agito nel proprio interesse e contro quello pubblico.

E tale compito si segnalazione dovrebbe spettare, secondo la proposta di Frattini, ad una autorità da creare ad hoc.La bozza dell'UlivoDopo aver tentato invano di far passare in extremis nella scorsa legislatura una legge drastica, il centrosinistra si sta orientando in queste ore su un progetto di stampo tutto statunitense.

L'idea portante è quella di istituire un comitato di cinque saggi (due eletti dalla Camera, due dal Senato e il quinto da un'altra istituzione non ancora definita) che non solo segnali i conclamati conflitti di interessi, ma disponga anche una scala di provvedimenti sanzionatori che possono andare dal blind trust (affidamento dei beni ad un fondo finanziario cieco), alla gestione fiduciaria da parte di terzi estranei, fino all'obbligo di vendita del proprio patrimonio suscettibile di incompatibilità con l'incarico di governo.Il parere di CaianielloQuello del ex Presidente della Consulta è formalmente solo un parere pro veritate, richiestogli dal Presidente della Commissione Affari Costituzionali di Montecitorio Donato Bruno prima di cominciare l'esame dei due progetti suddetti.

Ma i consensi con cui è stato accolto ne fa nella sostanza una proposta alternativa alle precedenti.Una proposta che boccia sia l'autorità di controllo del centrodestra, sia il comitato di saggi del centrosinistra.Per Caianiello infatti ci sono già due authority, quella per le telecomunicazioni e quella per l'Antitrust, che possono svolgere egregiamente i compiti di vigilanza.

Alla prima spetterebbe il controllo dell'indipendenza dell'informazione alla seconda quello che chi governa agisce nell'interesse pubblico.

Anche qui sono previste sanzioni, ma mai l'obbligo di vendere le proprie aziende.Il governo apre all'opposizioneIl ministro Frattini, dopo una colazione con i capigruppo della Maggioranza, ha spiegato che il governo non presenterà subito un nuovo testo sul conflitto di interesse, piuttosto, in commissione verranno prima ascoltati i pareri di esperti come lo stesso Caianiello e Giovanni Sartori.

Poi si aprirà la discussione che dovrà essere «aperta al confronto con l'opposizione», senza «blindature» da parte del centrodestra.

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  • «Democrazie e conflitto d'interessi. Il caso italiano» (con Passigli, Amato, Fisichella)