15 GEN 2002

Iran: Magistrati contro politici

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 14 min 52 sec

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Teheran, 15 gennaio - Il presidente del Parlamento Mehdi Karrubi ha polemicamente abbandonato l'aula del Majlis, il Parlamento iraniano, per protestare contro l'arresto di un deputato riformista.

La maggior parte dei 290 deputati l'ha seguito al grido di ''Karrubi siamo con te''.

Si tratta di un gesto senza precedenti nella storia della Repubblica islamica iraniana.

Parlamento vuoto Karrubi ha dichiarato che il potere giudiziario ha violato i legittimi diritti del parlamento arrestando un deputato e che pertanto non intende più agire come presidente del Majlis fino a quando il parlamentare non
sarà liberato.

Nell'aula sono rimasti 48 deputati, che continuano i lavori sotto la direzione del vice speaker Mohammed Reza Khatami, fratello del presidente riformista Mohammed Khatami.

Al centro della vicenda vi e' l'arresto di Hossein Longhmanian, deputato della città occidentale di Hamedan, condannato a dieci mesi di carcere con l'accusa di aver insultato esponenti del sistema giudiziario durante un discorso in parlamento.

Longhmanian è solo l'ultimo caso, anche se il più' eclatante, di una serie di gravissime intimidazioni da parte del potere giudiziario, in mano al clero conservatore, contro il parlamento a maggioranza riformista.

Due deputati sono stati condannati a pene detentive, ma sono ancora a piede libero, ed altri 60 sono stati convocati in tribunale.

Colpo di scena Ben presto, il clamoroso gesto del presidente del Parlamento ha prodotto dei sostanziali risultati, anzi un vero e proprio colpo di scena.

Come ha riferito la Radio iraniana, la Guida suprema dell'Iran, ayatollah Ali Khamenei, ha concesso la grazia al deputato incarcerato.

Loqmanian, che e' in carcere dal 25 dicembre scorso, dovrebbe quindi tornare in libertà' nelle prossime ore.

Khamenei, ha precisato l'emittente, ha concesso la grazia su richiesta del capo del sistema giudiziario, l'ayatollah conservatore Mahmud Hashemi Shahrudi.

Dunque, un considerevole ed inaspettato dietro-front da parte della magistratura iraniana.

In realtà, quest'ultima è ormai diventata l'arma preferita di lotta politica del clero conservatore contro la maggioranza riformista, la quale ha sconfitto ripetutamente i conservatori alle elezioni, in particolare in occasione delle ultime consultazioni presidenziali che hanno visto trionfatore, per la seconda volta, l'attuale presidente Mohammed Khatami.

L'attacco del clero conservatore L'attacco sferrato dal clero conservatore, intenzionato a non mollare il potere sostanziale che ancora detiene, è assai più articolato e profondo.

Da tempo la Guida suprema dell'Iran ha lanciato una campagna contro la corruzione, argomento sempre assai popolare, dovunque.

Su questa base un giudice vicino ai conservatori, Mohsen Ejei, ha inquisito un business man iraniano, Shahram Jazayeri.

Ma il vero obiettivo del magistrato 'falco' sono i deputati riformisti; la tattica: provocare il loro coinvolgimento in uno scandalo finanziario; il fine ultimo: far saltare la maggioranza riformista uscita dalle urne.

In realtà, i politici riformisti non sono le uniche vittime della magistratura islamica.

Il 12 dicembre scorso circa 1000 studenti hanno denunciato pubblicamente le violazioni dei diritti e delle libertà compiuti dalla magistratura, ed hanno invocato l'immediato rilascio dei prigionieri politici.

Asseragliati nell'Università Amir Kabir di Teheran, gli studenti hanno anche criticato il Presidente Khatami per il suo silenzio di fronte "alla repressione illegale e incostituzionale nei confronti dei riformisti, inclusi gli studenti.

Inoltre, la magistratura ha chiuso più di 60 giornali indipendenti e pro-riforme, ed ha messo in galera dozzine di importanti ed influenti giornalisti.

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  • Alberto Negri, inviato del Sole-24 ore

    (Intervista a cura di Angelantonio Rosato)
    0:00 Durata: 14 min 52 sec