04 FEB 2002

Nato-Russia: Conferenza stampa di Antonio Martino

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Il ministro della Difesa Antonio Martino parla di collaborazione tra Nato, Italia e Russia nella lotta al terrorismo internazionale.

Ma anche di Cecenia, Stati canaglia, Iran.

L'Italia perora l'inclusione della Federazione russa nell'architettura di sicurezza occidentale.

Roma, 04 gennaio 2002 - In occasione del seminario internazionale "Nato-Russia.

Il ruolo militare nel combattere il terrorismo", presso il Nato Defense College di Roma, si svolge la Conferenza stampa del ministro della Difesa italiano Antonio Martino.

Preparare il terreno per le decisioni politiche future "Nel seminario di oggi
al Defense College si studiano con attenzione i problemi, si definisce con rigore cosa è il terrorismo internazionale.

Tale seminario prepara il terreno per le decisioni politiche future".

Così, il ministro della Difesa italiano, il quale, all'inizio della conferenza stampa, affronta il tema della cooperazione tra Russia, Nato ed Italia in particolare.

Egli sottolinea "lo straordinario significato politico e generale della comune lotta al terrorismo globale.

La Russia oggi collabora con noi su questo ed altre questioni fondamentali".

Includere la Russia Il pensiero di Martino va al presidente del Consiglio Berlusconi, il quale "da sempre ha creduto alla necessità di includere la Federazione russa in un'organizzazione di sicurezza internazionale.

Va ricordato - prosegue Martino - che al G-7 di Napoli noi italiani ci battemmo perchè il G-7 potesse gradatamente diventare G-8", ovvero includere la Russia.

E così ora il governo italiano sembra intenzionato ad applicare il modello Napoli all'Alleanza atlantica: "Nell'incontro tra il presidente Putin e Berlusconi - aggiunge il ministro - sono emersi quegli elementi che rappresentano la continuità rispetto all'impostazione che vuole includere la Russia in questa nuova architettura di sicurezza.

Dai colloqui che ho avuto con il ministro della Difesa Ivanov, ma anche con molti esponenti occidentali, questa è la percezione diffusa".Sul tema del nuovo Consiglio allargato Nato-Russia 19+1, Martino, rispondendo ad una domanda di Radio Radicale, ha affermato: "Ciò che dovremo decidere è se si va verso l'inclusione a pieno titolo della Russia nella Nato.

Quello che oggi cambia è ancora a livello di intensità di collaborazione.

Ciò che cerchiamo di fare è rafforzare questi legami per rendere più efficace la partnership con la Russia e la lotta al terrorismo, insieme alla Nato ed all'Unione europea.

Però nei rapporti con la Russia, "ci sono molti problemi da risolvere - ammette Martino - perchè ci sono punti di vista differenti su tante questioni specifiche, ma c'è un obiettivo comune che ci fa sperare che questa unificazione possa avere luogo.

Pensate che cosa straordinaria sarebbe avere un'organizzazione di sicurezza che copre la gran parte dell'emisfero settentrionale".

Per quanto riguarda specificatemente la cooperazione militare tra Italia e Russia, è prevista una prossima visita di Martino a Mosca; forse insieme a Berlusconi; una del capo di Stato maggiore della Difesa italiano per incontrare il suo omologo, e poi ci sarà un incontro della Commissione Italia-Russia nella seconda metà dell'anno.

Cecenia, ubi maior, minor cessat Radio Radicale ha interrogato il ministro italiano sulla Cecenia: "Il problema della Cecenia è molto complesso.

Gli ascoltatori di RR hanno ascoltato finora coloro che hanno difeso, a ragione, i ceceni, però è anche vero - afferma Martino - che i collegamenti tra alcune organizzazioni cecene ed Al Qaeda sono provati.

Noi non chiudiamo gli occhi di fronte a valori nei quali crediamo fortemente, ma quando si tratta di lotta al terrorismo non possiamo permetterci di escludere alcun Paese, pur se questo non rispetta completamente i nostri standard di diritti umani".

Gli Stati canaglia Il ministro italiano ha parlato anche delle recenti dichiarazioni di Bush sui cosiddetti "Stati canaglia".

Secondo Martino il risultato più importante della guerra in Afghanistan è la deterrenza: "Ora i Paesi sanno che se venisse dimostrato il collegamento delle loro politiche con il terrorismo, tutta la comunità internazionale reagirebbe con determinazione.

Quindi il rischio che in questo particolare momento gli Stati canaglia presentano è minore rispetto al passato, perchè hanno imparato la lezione.

Rispondendo ad una domanda sulla Somalia, sospettata di ospitare terroristi, Martino dichiara: "Non ci sono attualmente azioni dirette italiane in Somalia; c'è solo collaborazione sul piano dell'intelligence con altri Paesi".

Il ministro si sofferma maggiormente sul rapporto tra Iran - uno dei bersagli preferiti da Bush - e Italia, con le loro importanti relazioni economiche, in particolare nel campo energetico (Eni).

L'Iran è un produttore di idrocarburi, soprattutto di gas, secondo solo alla Russia.

"Noi auspichiamo - ha detto Martino - che prima o poi il regime possa aprirsi, che possano esservi sviluppi in senso democratico e liberale".

Comunque, a parere del ministro, "un'azione militare in Iran non è da considerare prevedibile.

Quanto è accaduto in Afghanistan, il formarsi di un'ampia coalizione internazionale contro il terrorismo funziona da deterrente, anche per l'Iran.

In conclusione, secondo Martino, "la possibilità di un intervento militare in questi Paesi (gli Stati canaglia, ndr) oggi è minore di quanto fosse prima dell'intervento in Afghanistan.

Quindi sono ottimista, ragionevolmente ottimista, che non ci sarà un'altra operazione tipo Afghanistan".

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