08 FEB 2002

Russia-Usa: Grande gioco tra Asia Centrale e Caucaso. Intervista a Giovanni Bensi, esperto di Radio Free Europe

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 20 min 40 sec

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Intervista a Giovanni Bensi, uno dei maggiori esperti di Islam ed Asia centrale.

Mosca tenta un do ut des con Washington sulla Cecenia, ma è insoddisfatta dei risultati.

Intanto gli Usa si installano in Asia centrale.

Un oleodotto ed una ferrovia per l'Afghanistan? Roma, 8 febbraio 2002 - RR intervista Giovanni Bensi, uno dei maggiori esperti di Islam ed Asia centrale, commentatore politico per i Servizi russi di Radio Free Europe - Radio Europa libera, sugli ultimi sviluppi del Grande gioco tra Russia ed Usa in Asia Centrale e Caucaso.

Prorio ieri, durante la sua visita ufficiale in Russia, il
presidente del Kyrgyzstan Askar Akaev, che è l'unico leader in Asia centrale che non ha un passato comunista nell'Unione Sovietica, si è sentito in dovere di dichiarare pubblicamente che la presenza militare internazionale in Asia centrale - ovvero degli Usa - non pone alcun pericolo per l'influenza della Russia nella regione.

La Russia teme gli americani in Asia centrale, il 'cortile di casa' Perchè un tale gesto? "Perchè la Russia - sostiene Bensi - ha visto con sentimenti molto contrastanti il fatto che gli Stati Uniti, nel corso della campagna antiterrorista contro il regime dei Taliban, abbiano chiesto ed ottenuto delle basi in alcune delle repubbliche asiatiche ex-sovietiche, soprattutto in Uzbekistan e Kyrgyzstan, dove sono presenti anche truppe italiane".

Da tenere presente che la Russia ha sempre guardato all'Asia centrale come al 'cortile di casa': Mosca ritiene di avere una sorta di diritto naturale a tenere un piede in Asia centrale ed a porla sotto la sua influenza.

Do ut des Tuttavia, la Russia all'inizio aveva accettato di buon grado la presenza statunitense in Asia, perchè si aspettava una serie di risultati.

"La Russia - spiega Bensi - in cambio della sua adesione alla lotta al terrorismo ed al suo avvicinamento alla Nato (come si è visto anche alla recente conferenza Nato-Russia a Roma sui problemi del terrorismo), si aspettava che l'occidente cambiasse il suo atteggiamento sulla Cecenia".

La Russia ha sempre cercato di ridurre il complesso problema della Cecenia ad un semplice problema di terrorismo, e quindi Mosca si aspettava che l'occidente desse mano libera alle operazioni in Cecenia in quanto operazioni antiterrorismo.

"In parte - prosegue Bensi - questo è avvenuto, perchè c'è stato il riconoscimento ,per esempio da parte di Colin Powell, che in Cecenia sono attive frange collegate all'estremismo islamico internazionale, tra cui capi della guerriglia come Khattab, che comunque non è ceceno ma giordano".

Però la Russia non ha avuto soddisfazione completa perchè non c'è stato il completo riconoscimenteo da parte americana che la querra in Cecenia è semplicemente una campagna anti-terroristica.

Washington appoggia moralmente i ceceni: trasmissioni in lingua di RFE Gli Usa, infatti, continuano ad appoggiare almeno moralmente la resistenza dei ceceni, come dimostra il fatto che recentemente il Senato americano ha deciso di iniziare trasmissioni radiofoniche in lingua cecena attraverso Radio Europa libera.

"La Russia - afferma l'esperto - ha reagito con ostilità"; c'è stata la dichiarazione del consigliere di Putin per l'Informazione che conteneva anche delle minacce agli americani di ritirare la licenza dell'emitettente in Russia.

Intanto, le operazioni militari in Cecenia vanno avanti senza sosta: in questi giorni continuano le uccisioni ed i rastrellamenti nei villaggi ceceni.

Secondo Giovanni Bensi, in occasione del recente Vertice Nato-Russia a Roma, Ivanov ha tentato di proporre all'occidente la seguente equazione: ceceni come Al Qaeda, "ma non funziona"; per esempio, il presidente legittimamente eletto Mashkadov rappresenta quei settori della società cecena che non sono d'accordo con l'estremismo islamico di Khattab e Basaiev, "ma da parte russa si tende a mettere tutto in uno stesso sacco".

Americani in Asia centrale: "non è temporaneo" Se gli Usa non hanno riconosciuto tutte le pretese russe sul Caucaso, contemporaneamente non hanno perso tempo e si sono installati in Asia centrale.

Secondo Bensi, "non si tratta di una presenza temporanea, gli Usa vogliono rimanere stabilmente, anzi rafforzarsi".

Finora la presenza americana non è ingente, ma politicamente rilevante e durerà abbastanza a lungo, non credo si concluderà con la fine delle operazioni in Afghanistan; anche perchè tutta la regione rimane quanto mai instabile, sono ancora attivi fondamentalisti islamici e dunque c'è la giustificazione della lotta al terrorismo.

Un oleodotto ed una ferrovia per l'Afghanistan "Tutto questo - conclude Bensi - pone alla Russia dei problemi di equilibrio, soprattutto se ciò porterà sviluppi nel campo della politica energetica in Asia centrale, dove grandi riserve di petrolio sono concentrate in Kazakhstan, di gas in Turkmenistan".

C'è però il problema di come e dove traportare tali idrocarburi.

"Esiste un'ipotesi di variante che prevede l'attraversamento dell'Afghanistan con sbocco nel Mar Arabico (Pakistan).

Tale oleodotto potrebbe affiancarsi ad una ferrovia parallela, in grado di unire Tashkent, la più grande capitale in Asia centrale, con Karachi attraverso l'Afghanistan; e sarebbe la prima ferrovia mai costruita nel Paese".

In tutta questa vicenda, ci sono interessi notevoli che coinvolgono gli Usa, compagnie petrolifere americane, il premier afghano Karzai che è stato a lungo loro consulente, la Russia, "ma anche il sub-continente indiano, Pakistan ed India".

Per ora, dunque, la situazione resta magmatica, in evoluzione: il Grande Gioco in Asia centrale continua.

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