27 FEB 2002

TPI: Trasmissione radiofonica su processo a Milosevic e giustizia internazionale

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 37 min 41 sec
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Trasmissione radiofonica sul processo in corso all'Aja contro Milosevic e, più in generale, sul valore di una giustizia internazionale.

Roma, 27 febbraio 2002 - Perchè il processo all'Aja fa tanto discutere e perchè si sta trasformando in un imbarazzante show? Salutato dalla comunità internazionale come un rimedio a tutti i mali dell'ex Jugoslavia, è stato voluto anche dagli Stati Uniti, eppure oggi questo tribunale ad hoc viene molto criticato sia riguardo la sua legittimità sia circa la possibilità di riuscire effettivamente a dimostrare la colpevolezza di Milosevic.

A cercare di dare
risposte a questi quesiti intervengono: Sergio Stanzani, presidente di 'Non c'è pace senza giustizia', Lucio Caracciolo, direttore di Limes, Mauro Politi, professore di Diritto internazionale all'Università di Trento, Maria Carmen Colitti, legal adviser di 'Non c'è pace senza giustizia'.

Stanzani, uno strumento di giustizia Stanzani va dritto al nocciolo della questione: "Abbiamo raccolto centinaia se non migliaia di prove, ne abbiamo fatta un'accurata documentazione l'abbiamo trasmessa al Tribunale ad hoc, in un primo tempo non sono state prese in adeguata, a mio avviso, considerazione; succesivamente sono entrate come uno degli elementi importati in quello che costituisce l'accusa nei confronti di Milosevic.

Dunque non solo io credo, come la maggior parte delle persone, nella colpevolezza di Milosevic ma sono documentatamente convinto che Milosevic è colpevole".

Inoltre - prosegue Stanzani - il tribunale ad hoc è stato costituito dall'Onu con il supporto iniziale fondamentale degli Usa.

Oggi noi abbiamo nei Balcani le forze Onu e quindi mi sorprendono un po' le cose che leggo sui giornali".

Per il presidente di 'Non c'è pace', il Tribunale è uno strumento di giustizia.

Caracciolo, uno strumento politico Caracciolo, invece, è scettico: "La mia impressione e che il Tribunale ad hoc dell'Aja ha una sua storia.

Per dichiarazione dell'ambasciatore americano Hoolbroke il Tribunale dell'Aja è stato uno strumento politico, uno strumento con cui gli Usa, e poi anche la Francia e gli altri Paesi occidentali, volevano surrogare nel '93 la loro decisione di non intervenire militarmente in Bosnia a fianco dei Musulmani.

In qualche modo questo era un contentino dato alle loro opinioni pubbliche che pretendevano questo intervento ed anche più concretamente ai bosniaci, mettendo sotto tiro e sull'avviso i serbi, attuali o potenziali criminali.

Poi questo tribunale si è evoluto da uno strumento quasi inesistente, perchè all'inizio mancavano i fondi essenziali, ad uno strumento sempre più potente.

Solo che questo carattere politico è restato...

Uno strumento che doveva colpire i serbi, sta diventando uno strumento per la beatificazione di Milosevic".

Per Caracciolo "si è resuscitato un cadavere" perchè Milosevic era ormai diventato un cadavere politico, "finquando non gli è stata offerta quaesta tribuna".

La giustizia penale internazionale Carmen Colitti, riporta la discussione su un piano più giuridico: "Il Tribunale per la ex Jugoslavia è stato istituito con una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu", che ha competenza per istituire tribunali ad hoc come dimostra la giurisprudenza dello stesso tribunale.

Politi, a sua volta, fa discorso più generale per spezzare una lancia a favore della giustizia penale internazionale: "E' vero che il tribunale ad hoc è è stato anche uno strumento politico, ma questo nulla toglie all'importanza per lo sviluppo del diritto penale internazionale e per la lotta contro atrocità terribili...

Ormai tutti gli Stati riconoscono il tribunale ad hoc tranne forse Cuba - conclude Politi - Nel diritto internazionale il valore del consenso degli Stati è importantissimo per giudicare della legittimità di una istituzione".

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