21 MAR 2002

Ue: Seconda sessione plenaria della Convenzione europea (I giornata)

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 4 ore 52 min

Questa registrazione non è ancora stata digitalizzata.
Per le risposte alle domande frequenti puoi leggere le FAQ.

Superata la fase inaugurale, la Convenzione entra nel vivo.

Ascoltare le voci dell’Europa, capire cosa vogliono gli Europei.

Questa la parola d’ordine, almeno sino a luglio.

Bruxelles, 21 Marzo 2002 – Dopo la sessione inaugurale del 28 febbraio scorso, prende il via sul serio la Convenzione europea per le riforme istituzionali.

105 membri dovranno, entro l’estate del prossimo anno, varare una proposta che potrebbe diventare la base per la prossima conferenza intergovernativa degli Stati dell’Unione, quella che dovrà riformare i trattati e preparare la UE ad accogliere i Paesi
candidati.

Obiettivo ambizioso: dare una costituzione all’Unione europea.

Ascoltare le voci dall’Europa Per adesso, ovvero fino a luglio, la convenzione si limiterà ad ascoltare le voci di coloro che raramente hanno avuto voce in Europa, le aspirazione della base, dove per base si intende i cittadini.

Ha ben espresso questo concetto il presidente Valery Giscard d'Estaing; questi ha innanzitutto introdotto i lavori con un sentito omaggio a Marcio Biagi : "Siamo stati tutti molto colpiti e commossi, lo dico anche al nostro vicepresidente Giuliano Amato, per i tragici eventi collegati all’assassinio di Marco Biagi".

Poi, il presidente della convenzione, rivolto alla platea, ha chiesto: "Che cosa si aspettano i cittadini europei dall’Unione?" A tentare di rispondere a questa domanda 70 membri della grande assemblea, i quali tra oggi e domani prendono la parola, non più di tre minuti, per proporre, criticare, avanzare dubbi, elogiare.

La discussione è ancora astratta, molta la carne al fuoco.

Fini, un Europa lontana Tra gli interventi più significativi di oggi si segnala quello di Gianfranco Fini, membro designato dal Governo italiano, il quale così esordisce: "Nonostante i grandi risultati ottenuti dall’Atto unico ad oggi, le istituzioni europee sembrano lontane a molti cittadini.

Essi hanno l’impressione che troppe volte Bruxelles intervenga su questioni che dovrebbero essere regolate dagli Stati membri." "L'Europa – prosegue Fini - non è e non sarà un superstato, ma neppure uno stato", dovrà essere una "Federazione di stati nazione''.

''Non e' vero che i cittadini vogliono meno Europa: sono per una maggiore integrazione europea in tutti quei settori in cui soltanto l'azione dell'Unione e non dei singoli stati può permettere di raggiungere risultati apprezzabili".

All’Unione, conclude il vicepresidente del Consiglio, "devono essere trasferiti i compiti che non possono essere svolti in maniera efficace dagli Stati membri".

Come a dire, torniamo al principio di sussidiarietà.

I Commissari europei Hanno preso la parola anche i due commissari europei Antonio Vitorino e Michel Barnier, i quali rappresentano la Commissione in seno al presidium.

Per Vitorino, "La Convenzione è il nostro momento della verità.

Non abbiamo il diritto di fallire.

Dobbiamo trovare l’equilibrio tra la salvaguardia del progetto europeo ed il suo rinnovamento.

Secondo Barnier la Convenzione un primo risultato l’ha già raggiunto: "fare uscire il dibattito sul futuro dell'Europa da una certa clandestinità, rendendolo pubblico e pluralista".

Il rappresentante dei Paesi candidati Un altro risultato, non meno importante, è stato ottenuto dai Paesi candidati.

Un loro rappresentante, contrariamente a quanto stabilito durante la sessione inaugurale, sarà "invitato" nel presidium.

Con quali poteri non è ancora ben chiaro, però è un passo in avanti, almeno per coloro che bussano alla porta dell’Europa.

Ma quale Europa? Quella attuale oppure quella rinnovata che uscirà, si spera, dalla Convenzione? E qui, in conclusione si arriva alla nota dolente di tutta la storia: si può fare l’allargamento dell’Europa senza prima fare le riforme? E’ davvero possibile fare le due cose contemporaneamente?.

leggi tutto

riduci