01 GIU 2001

Emma Bonino al Comitato dei Radicali: «Sconfitti perché siamo l'unica alternativa»

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Roma, 1 giugno 2001 h11.35 - Emma Bonino è intervenuta alla seconda giornata del Comitato dei Radicali, proponendo un'analisi dei motivi della sconfitta radicale alle elezioni politiche e amministrative e dei possibili percorsi futuri della Lista Bonino"Più rifletto sulle nostre sconfitte elettorali, più mi lambicco il cervello sul contesto nel quale esse sono avvenute e più fortemente mi convinco che tutto possiamo mettere in discussione, a tutto possiamo rinunciare, salvo che alla nostra vocazione originaria: fare scoccare in Italia la scintilla di una rivoluzione liberale, fare attecchire anche nel nostro paese una cultura liberale in grado di improntare di sé le nostre istituzioni, il nostro sistema politico e quello giudiziario, il nostro modello di società".

Con queste parole Emma Bonino ha aperto il suo intervento nel corso della riunione del Comitato dei Radicali, convocata all'indomani della sconfitta elettorale che ha cancellato la presenza radicale dal parlamento italiano dopo un quarto di secolo.

La leader radicale ripercorre le scelte e le analisi politiche per una riflessione sul dopo voto e respinge il "falso bipolarismo" all'italiana rifiutando di accettare il "sostanzialismo" di chi ritiene che la democrazia italiana sia approdata nei fatti alla riforma auspicata dai radicali pur senza procedere alle necessarie riforme per le quali si battono gli italiani.

Le vicende che hanno contrassegnato l'ultima campagna elettorale, lo scontro Rutelli-Berlusconi, non sono affatto un segno dell'affermazione del maggioritario all'americana auspicato dai radicali, ma al contrario - ha affermato Bonino - "sono prodotti dall'improvvisazione e dal trasformismo, non già indotti e garantiti da un insieme di regole codificate che consenta finalmente agli italiani, come a tanti altri cittadini europei, di compiere scelte veramente alternative, di affidare la guida del proprio paese, stabilmente e inequivocabilmente, a un gruppo dirigente laico e liberale piuttosto che clericale e statalista".

L'assenza in Italia di un modello politico-istituzionale moderno è, dunque, il male oscuro che genera la totale incertezza del diritto, l'illegalità sistematica su cui ormai si fonda la politica italiana.

Ragioni che, per esempio, hanno consentito a Silvio Berlusconi di "avviare la sua carriera politica da liberale e di continuarla oggi da vero doroteo".

E che, d'altro canto, hanno portato i radicali alla scelta "rischiosa ma teoricamente percorribile" di porsi come alternativa al sistema partitico tradizionale.

Emma Bonino, prende atto che il tentativo dell'alternativa è stato sconfitto: "Non siamo riusciti, come avremmo voluto, a mettere gli elettori italiani di fronte ai temi sui quali si confrontano gli elettori e i partiti di tutte le maggiori democrazie del mondo".

La riflessione di Emma Bonino affronta la questione della violazione della democrazia in campagna elettorale, rievocando le decisioni assunte dal centrosinistra ed applaudite dal centrodestra di riservare alla Lista Bonino lo stesso spazio di una lista civetta.

Ma - ha aggiunto - se la questione della democrazia e dell'informazione è vera, essa non è completamente sufficiente a spiegare la sconfitta, ed invita il mondo radicale ad interrogarsi sulla natura stessa del paese: "Dobbiamo capire il nostro paese, abbiamo certamente bisogno di capire, di spiegarci e riflettere" ma senza "inutili masochismi, senza istruire "processi" inquisitori; senza abbandonarci a sterili autocritiche".

Emma Bonino nel momento della difficoltà fa appello all'orgoglio radicale: "Dobbiamo recuperare la memoria di noi stessi, la fierezza di quello che siamo e siamo stati con i tanti amici e compagni che non sono più al nostro fianco" nelle grandi battaglie condotte negli ultimi 30 anni.

E se alcune di queste battaglie sono risultate sconfitte "nessuno può dubitare che ognuna di quelle battaglie perdute ha lasciato un'impronta nella storia del paese, che ha posto paletti incancellabili per chiunque tenti una analisi storica corretta, seriamente liberale della vicenda italiana".

In questa chiave di lettura va analizzata la sconfitta del 13 maggio, rispetto alla quale Emma Bonino afferma: "Guai a staccarla dalla sequenza nella sua valenza storico-politica perché si cadrebbe (e già si cade) nella ricerca inconcludente di una spiegazione ad hoc, che fruga nel particolare, nell'errore estemporaneo, nello sbaglio tattico, nella ricerca del pelo nell'uovo: e di lì, la cascata nelle recriminazioni, nelle accuse, nelle amarezze inconciliabili è facilissima.

La stiamo vivendo, e personalmente ne avverto tutta l'insopportabile inutilità".

Questa l'analisi di Emma Bonino: "Siamo stati sconfitti - ha affermato - perché ci siamo posti ancora come l'alternativa, perché vogliamo la rivoluzione liberale, perché abbiamo tentato di spezzare la continuità del regime (ripeto, regime), e realizzare quella soluzione di continuità che il paese attende dalla fine del fascismo e sempre gli è stata negata".

Il punto è che però il paese non è informato: "Tutte queste cose le sappiamo voi, io e pochi altri.

Dai grandi circuiti informativi, sono bandite, lo sono sempre state.

Non se ne parla, non se ne deve discutere, non ci si deve poter ragionare".

A tal proposito la leader radicale cita alcuni testimoni: "Aveva dunque ragione Francesco Merlo - ha affermato - quando spiegava che i radicali sono pericolosi perché "sconquassano" l'informazione" così come Marcello Sorgi, che aveva ammesso: "Come tutti siamo stati distratti e abbiamo partecipato a questo oscuramento".

Le stesse parole di Ciampi - ha rammentato ancora Emma - non hanno avuto seguito.

"E' sempre molto ascoltato, questa volta le sue parole non hanno trovato nessun riscontro".

Infine il ricordo di un refrain che accompagna i radicali, ciclicamente dati per morti, "salvo, dopo, ammettere che avevamo ragione".

"Eravamo sempre bravi l'altro ieri" e questo perché "nel frattempo proponiamo nuove iniziative che minacciano di sconvolgere e pregiudicare i loro piani di spartizione, lottizzazione, sistematica occupazione di tutto l'occupabile".

Emma Bonino confessa però che "comincia a pesare questo mancato riconoscimento dei radicali da parte del Paese" e chiarisce che questo è il senso dell'espressione riportata dal giornalista de La Stampa "quando ho detto di sentirmi vomitata".

Ma la conclusione non è la resa.

"Vivere da Radicali temo sarà durissimo" - ammette la leader radicale.

Ma ricorda anche che i radicali sono "stati elettoralmente battuti in un gioco truccato".

I radicali devono avere la certezza che non c'erano altra chance.

Nessuna possibilità di schierarsi con il Centrodestra e tantomeno con il Centrosinistra, "che - afferma la Bonino - appena abbiamo avuto un incarico di governo ce l'ha tolto".

"Dovremmo perlomeno avere la fierezza e la chiarezza di dirci che l'alternativa era tentare queste strada o negoziare dei posti", delle poltrone.

Così chiude il suo intervento: "Ho la consapevolezza - dice - di aver fatto tutto quello che potevo.

Mi assumo tutta la responsabilità politica della gestione di questi anni.

Non mi sento colpevole di non essere riuscita a creare una crepa nel sistema che abbiamo di fronte.

I risultati a volte non si vedono nell'immediato.

Non abbiamo dissipato, abbiamo seminato".

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