14 GIU 2001

Capigruppo Ulivo contro il Governo: Primi atti all'insegna dell'incostituzionalità

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 34 min 10 sec

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Roma, 14 giugno 2001 - Durante la conferenza stampa tenutasi questa mattina alla Camera dei Deputati, i capigruppo dell'Ulivo hanno fatto il punto sul nuovo governo Berlusconi, hanno lanciato una denuncia sulla palese incostituzionalità dei primi passi compiuti dal Berlusconi 2, in particolare per quel che concerne il decreto legge con il quale si è deciso l'ampliamento della compagine governativa e hanno mosso critiche al nuovo governo sull'intenzione di evitare il referendum sul federalismo e sull'iniziativa del Polo che prevede la possibilità di spostare i magistrati senza il consenso del Csm alle segreterie dei ministri.

Presenti Luciano Violante, capogruppo dei Ds alla Camera, Gavino Angius, capogruppo dei Ds al Senato, Marco Boato, presidente del gruppo misto e capogruppo dei Verdi, Pierluigi Castagnetti, capogruppo della Margherita alla Camera, Willer Bordon, capogruppo della Margherita al Senato, Piero Fassino.

Luciano Violante ha focalizzato il suo intervento in particolare sulla "possibilità che ministri, viceministri e sottosegretari possano chiamare ad un rapporto di diretta collaborazione anche appartenenti all'Ordine giudiziario, tanto magistratura ordinaria, quanto magistratura speciale e avvocatura dello Stato", questione che provoca un'obiezione sul principio di costituzionalità del decreto in quanto "l'organo di autogoverno e i compiti della magistratura ordinaria sono previsti nella Costituzione e come è noto non è possibile spostare un magistrato dalle sue funzioni senza che intervenga il Consiglio Superiore della Magistratura".

L'ex presidente della Camera delinea inoltre "un significato politico di norme di questo genere che è la parificazione delle magistrature alla pubblica amministrazione che è contro la Costituzione ed è una ferita assai grave a quelle che sono le competenze e le funzioni degli organi istituzionali dello Stato" Marco Boato ha evidenziato che "si creano grossi problemi di costituzionalità nell'emanazione di un decreto legge in una situazione in cui il Governo ha giurato, quindi è un governo in carica del tutto legittimamente ma non è ancora nella pienezza dei suoi poteri costituzionali che si raggiunge quando si è avuta la fiducia da parte delle due Camere.

Emanare un decreto legge senza avere nemmeno la fiducia di una delle due Camere - ha aggiunto - che scardina la organizzazione del governo approvata in precedenza con larghissima maggioranza trasversale dal Parlamento pone una seria questione di costituzionalità".

Il capogruppo dei Verdi ha quindi sostenuto che con "l'articolo 12 del decreto legge che riguarda le competenze dei viceministri si scardina completamente l'organizzazione ministeriale per dipartimenti e per direzioni generali" Pierluigi Castagnetti ha giustificato l'intervento dell'opposizione prima del dibattito sulla fiducia affermando di aver "registrato nel comportamento del Governo una disinvoltura e un'arroganza istituzionale che debbono essere denunciate immediatamente".

Sarà comunque il Parlamento a pronunciarsi "sui criteri di necessità e di urgenza che secondo noi non sussistono nella maniera più assoluta.

Non si capisce perché - ha notato il capogruppo della Margherita alla Camera - stante la maggioranza che hanno in Parlamento, si sia voluto mettere il Parlamento di fronte ad un fatto compiuto, non abbiano voluto aprire un dibattito, non si capisce perché Berlusconi abbia presentato al Quirinale i nomi dei ministri prima ancora di adottare il decreto legge".

Castagnetti ha anche affrontato la questione relativa alle presunte intenzioni del Governo di non arrivare alla consultazione popolare per quanto concerne la riforma federalista: "È grave - ha affermato - sapere solo che stanno lavorando intorno all'intenzione di bloccare lo svolgimento del referendum confermativo sulla modifica del titolo V della Costituzione" e ha concluso sostenendo che l'opposizione non ha intenzione di "richiamare la maggioranza non ad un galateo costituzionale ma ad una correttezza istituzionale che è ha un rilievo politico sostanziale" Netto il commento di Gavino Angius: "La Casa delle Libertà - ha affermato - deve sapere che la festa cominciata è già finita".

Il decreto legge, infatti, secondo Angius rispetta i criteri di necessità e urgenza solo per la Casa delle Libertà perché ha come unico scopo quello di "sistemare un po' di ministri e sottosegretari, rimangiandosi tutti gli impegni assunti in campagna elettorale" Anche Piero Fassino ha sostenuto la tesi della potenziale incostituzionalità dei primi atti del nuovo Governo: "Contestiamo questo provvedimento - ha dichiarato - perché ci sembra che sotto il profilo della costituzionalità ci siano dei dubbi ma al di là di questo la nostra è una critica di natura politica" Willer Bordon ha parlato di una doppia forzatura determinata dalla natura stessa del decreto legge: "Gli elementi di necessità ed urgenza che sono necessari per qualunque tipo di decretazione - ha fatto notare - vengono ulteriormente rafforzati nel momento in cui vi sia un governo che è ancora in attesa della fiducia, quindi la forzatura è doppia".

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  • Luciano Violante, capogruppo dei Ds alla Camera

    <strong>Indice</strong>
    0:00 Durata: 4 min 5 sec
  • Marco Boato, presidente del gruppo misto e capogruppo dei Verdi alla Camera

    0:04 Durata: 7 min 22 sec
  • Pierluigi Castagnetti, capogruppo della Margherita alla Camera

    0:11 Durata: 7 min 38 sec
  • Gavino Angius, capogruppo DS al Senato

    0:19 Durata: 7 min 42 sec
  • Piero Fassino, ex ministro della Giustizia

    0:26 Durata: 5 min 50 sec
  • Willer Bordon, capogruppo della Margherita al Senato

    0:32 Durata: 1 min 33 sec