06 LUG 2001
intervista

Metalemeccanici: Intervista a Epifani "Sul contratto 'separato' devono decidere i lavoratori"

INTERVISTA | - 00:00 Durata: 10 min 55 sec

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Roma, 6 luglio 2001 - Al di là della consueta battaglia di cifre, la giornata odierna ha segnato un momento significativo per i rapporti tra le parti sociali: contro l'accordo separato firmato da Fim-Cisl e Uilm con Federmeccanica, la Fiom-Cgil ha tenuto in uno sciopero generale 'separato', segnando un momento di rottura dell'unità sindacale nel comparto dei metalmeccanici.

A questo si può aggiugnere la questione del recepimento della direttiva ue sui contratti a terime che vede la Cgil in posizione di netta avversione, mentre le altre due confederazioni danno segnali di disponibilità nei
confronti del Governo.

Sullo scenario dei rapporti sociali e sindacali, determinati da questi fatti, Claudio Landi ha intervistato il segretario aggiunto Guglielmo Epifani che ha fatto chiarezza sulla posizione Cgil: referendum tra i lavoratori per decidere sull'accordo 'separato', rifiuto dell'adozione del contratto a termine in mancanza di un sistema di regolazione che garantisca i lavoratori, monito alle altre confederazioni che rischiano di diventare più dipendenti dalle scelte di Confidustria piuttosto che dalle intese con i lavoratori.

Sui contratti a termine il governo di centrodestra va avanti nel recepimento della direttiva europea, Cisl e Uil applaudono e la Cgil dissente radicalmente.

Nel contratto nazionale dei metalmeccanici Cisl e Uil firmano con Federmeccanica, la Cgil no.

Insomma si va avanti con il meccanismo dei "contratti separati", senza la firma della Cgil? Dal momento che siamo in presenza di fatti che si ripetono, non può esserci solo un fattore di casualità.

Vedo anche una linea, non esplicitata ma sicuramente scelta da Confindustria di provare -  quando trova un'opposizione di merito - a girare attorno all'ostacolo, escludendo la Cgil dalla conclusione dei negoziati.

Per quello che ci riguarda vale il merito, perché poi in queste polemiche la cosa più antipatica innanzitutto per i cittadini è non capire quali sono i punti di vista.

Sui contratti a tempo determinato non è vero che la Cgil sia contro questo istituto di flessibilità.

La Cgil chiede che, nel momento in cui non c'è più una disciplina legislativa, ci siano almeno i contratti che regolino le modalità di accesso a questo istituto, secondo le specificità dei settori.

Nell'accordo raggiunto senza il nostro consenso per potere assumere una persona con il contratto a termine non c'è bisogno di alcun tipo di accordo di regolazione:  questo è il punto che ci vede in dissenso.

Un conto sono le esigenze di flessibilità dell'impresa che - quando sono legittime - vanno assecondate, un conto è ridurre la persona chiamata al lavoro priva di qualsiasi tutela.

Al fondo, si nega secondo noi un principio di dignità e di libertà di queste persone.

Sul contratto dei metalmeccanici, invece, noi non abbiamo firmato il contratto con Federmeccanica, mentre invece abbiamo firmato qualche ora più tardi il contratto Confapi, perché quello che si è fatto è corretto e sta nel famoso spirito dell'accordo del 23 luglio.

Il modo in cui invece si è affrontata la questione salariale, retributiva, nel contratto firmato con Federmeccanica non sta nello spirito di quell'accordo.

Con Federmeccanica il dissenso è puramente redistributivo.

siamo in presenza di un classico conflitto riformista, tra un sindacato che chiede di difendere le retribuzioni dei lavoratori secondo i principi firmati da un accordo e una soluzione che in realtà aggira quell'impostazione e ne prospetta un'altra.

Al di là delle questioni precise che Lei ha sottolineato, il ripetersi di questi episodi, stando anche alle sue dichiarazioni, non è un fatto casuale.

Da un lato Confindustria secondo voi privilegia accordi senza la Cgil, dall'altro lato però Cisl e Uil ci stanno...

Qui è il cuore del problema.

È comprensibile, anche se sbagliato e miope, l'atteggiamento di Confindustria in quanto una politica dei redditi coerente si tiene a tutti i livelli. E' evidente che se si fa un accordo senza la Cgil poi si rifarà a livello aziendale alla prima occasione e quindi si stabilisce un sistema di realzioni sindacali molto complicato perché poi alla fine le imprese finiscono per pagare.

Nei comportamenti di Cisl e Uil c'è la sottovalutazione di un punto che dovrebbe invece essere valutato con grande attenzione, perché alla fine si corre il rischio da parte delle due organizzazioni confederali di perdere un'autonomia rivendicativa e si diventa più dipendenti dalle scelte di Confindustria che alle intese che si fanno con i lavoratori.

Nel settore metalmeccanico sta avvenendo una cosa un po' strana, parliamo cioè di un settore in cui gli iscritti alla Fiom da soli superano gli iscritti alle altre due organizzazioni.

Quindi i firmatari dell'accordo anche se sono due, rappresentano una parte minore di lavoratori rispetto a quella da noi rappresentata.

È legittimo un accordo in cui la maggioranza degli iscritti nel totale dei sindacati che hanno sempre firmato quegli accordi non viene considerata? E come bisogna fare per impedire che una minoranza di iscritti decida per la maggioranza degli iscritti, se non assumendo tutti assieme, come è accaduto fino ad oggi, affidare al lavoratore l'ultima istanza? Quando c'è un conflitto che divide Cgil Cisl e Uil di categoria attraverso il voto, chi altro deve decidere se non il lavoratore? Questa mi pare la vera questione che emerge dalle polemiche di questi giorni.Insomma lei dice che la Cgil vuole che siano le assemblee di fabbrica, le assemblee dei lavoratori a decidere se quel contratto va bene o meno...

È naturale, perché se le organizzazioni sindacali hanno un parere divergente, non si può decidere senza tener conto del parere dei lavoratori, come accade in tutta Europa.

Si parla tanto del modello tedesco, ma in Germania anche per far sciopero decidono i lavoratori mediante referendum.

Figurarsi su un accordo, percchè esso riguarda i lavoratori e quindi è chiaro che in presenza di un dissenso è sempre necessario che vengano consultati.

È possibile anche che i lavoratori diano torto alla Fiom e alla Cgil che sono pronte ad accettare il verdetto, ma non possiamo stabilire un principio che rovescia quello della democrazia liberale.

Oggi in Parlamento e al Governo siede una forza politica perché in virtù del sistema maggioritario ha la maggioranza degli eletti e si accetta un principio.

È possibile che nella rappresentanza sociale decida invece una minoranza?Avete convocato le assemblee dei lavoratori? Tra le motivazioni che hanno spinto la Fiom a promuovere lo sciopero separato c'è anche il fatto che è stata inibita la possibilità di sottoporre ai lavoratori il testo sul quale si andava a firmareCome mai è stata inibita, l'accordo cosa prevede? L'accordo tra le tre organizzazioni sindacali prevede che alla fine ci sia un referendum in cui i lavoratori sono chiamati ad esprimersi ed è quello che noi stiamo chiedendo.

Allo stato attuale non sappiamo se sarà così.La Fiom non può da sola chiedere che venga indetto il referendum? Noi lo chiediamo, ma le regole sono stabilite da tutte e tre le organizzazioni sindacali e pertanto vanno affrontate e gestite insieme.

Spero che Fim e Uilm accettino quello che hanno sempre fatto e che hanno sempre convenuto fino a oggi.Se non accettassero il vulnus all'unità sindacale sarebbe consistente...Si, ma soprattutto il vulnus verrebbe infertoal principio elementare di qualsiasi democrazia per cui quando ci sono opinioni diverse in politica è chiamato a decidere il cittadino-elettore, così come nelle vicende sociali, il cittadino-lavoratore sul quale si applica quel contratto di lavoro.Si parla quindi di legittimità dell'accordo? Nella sostanza sì, anche se non ne vogliamo fare tanto una questione di convenienza o meno rispetto al merito.

Vogliamo che i lavoratori comunque possano decidere, così avremmo un percorso democratico che legittima le scelte che si compiono.

Altrimenti diventano scelte solamente autoreferenziali che poi finiscono col contrastare con il principio maggioritario che anche nella democrazia sindacale non può essere eluso.

La situazione delle relazioni sindacali e dei problemi con le federazioni degli industriali sta ponendo un serissimo problema per il sindacato italiano di regole del gioco?Esattamente.

Torniamo alla vecchia questione, così come noi abbiamo sempre spinto per avere una legge che definisse la misura della rappresentanza e della rappresentatività, ci vuole al tempo stesso una legge, un prassi o un accordo tra le parti, per cui quando si affrontano questioni di dissenso, sia il lavoratore a decidere. Tutto questo, però, con una clausola: che il lavoratore decide sempre, non solo quando conviene ad una delle organizzazioni sindacali.

Se anche la Cgil dovesse fare un accordo separato, deve essere sempre il lavoratore a decidere se va bene o meno.

E lo stesso principio vale anche quando l'accordo è siglato da tutte o da nessuna.

Alla fine è un principio di democrazia che deve valere sempre.

È ben strano che non valga, o che valga così poco nel caso italiano...

Questo è il vero problema di questa vicenda.

Tutti sono attenti al fatto che la Cgil è isolata, i giornali sono pieni di affermazioni, di polemiche, di interviste ma il cuore del problema - se alla fine sia giusto o meno che sia il lavoratore a decidere e cioè il principio della democrazia - non viene minimamente affrontato.

Capisco che non convenga affrontarlo in questa fase da parte di Confindustria, Federmeccanica, e che anche Cisl e Uil possano aver qualche titubanza, però nella sostanza non si può eludere il problema.

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