20 LUG 2001

G8: Intervista a Emma Bonino, Voglio la globalizzazione dei diritti umani e della democrazia

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RRoma, 20 luglio 2001 - Si alla globalizzazione, ma anzitututto della democrazia e dei diritti umani e non solo dei mercati.

Questo il messaggio che Emma Bonino ha lanciato nel corso del forum organizzato da Radicali Italiani.

La leader radicale, in un'intervista rilasciata a Giovanna Reanda, è tornata sull'argomento ribadendo la propria convinzione che la globalizzazione costituisca un processo irreversibile e con molti aspetti positivi, ma debba essere governata "in modo più favorevole e più inclusivo per il maggior numero di persone possibile, sia per una maggiore coerenza di tipo
liberale nell'ambito di libertà degli scambi, sia introducendo con grande forza la politica, le persone, il diritto internazionale, la libertà e la democrazia".

Proprio sul fronte dei diritti umani, però, Emma Bonino non ha mancato di sottolineare che - a fronte di un richiesta legittima da parte dei paesi non industrializzati di essere inclusi all'interno delle decisioni del G8 - si manifesta però un atteggiamento "permaloso" e nel momento in cui si parla di diritti civili si ripropone la questione della sovranità nazionale.

Il vertice di Genova e il controvertice occupano tutti gli spazi di informazione dei nostri media.

Ieri hai aperto i lavori del Forum di Radicali italiani con un intervento in cui chiedevi più globalizzazione e non solo in campo economico, perché più globalizzazione?Il problema è che tutta una serie di settori importanti, come la libertà, la democrazia, i diritti umani, civili, politici, che a mio avviso non sono elementi collaterali ma il prerequisito per uno sviluppo umano ed economico, non sono affatto globalizzati.

Al contrario sono i settori in cui ancora sono evidentissimi da una parte una grande timidezza dei Paesi del G8 e dall'altra una grande permalosità dei Paesi terzi, i quali chiedono giustamente maggiori scambi economici ma appena si accenna ai diritti civili, ai diritti all'opposizione, alla manifestazione riscoprono in modo molto permaloso i concetti di sovranità e di ingerenza.

In buona sostanza dicono sì al commercio più libero ma sulle persone, sulla politica, sulle istituzioni nessuna "ingerenza".

Invece io credo che tutto questo non possa essere lasciato fuori perché è l'unico modo per dare "voce ai poveri", i quali sono poco presenti tra gli anti-G8 - e in questo senso do ragione a Barbara Spinelli che sostiene che gli anti-global rappresentano le paure dell'Occidente ricco più che la loro pretesa di dare voce ai poveri.

Quindi da questo punto di vista più globalizzazione, globalizzare anche settori che oggi rimangono in modo obsoleto e completamente inadeguato sotto l'egida della bandiera nazionale, dittatoriale o autoritaria che sia.

La politica è il prerequisito per una giusta ed equilibrata globalizzazione anche sotto l'aspetto economico commercialeCosa ne pensi di questo G8, di queste riunioni che vengono organizzate e che spesso hanno già le decisioni pronte?Due cose.

Innanzi tutto, per come si è trasformato, con questo circolo vizioso di G8 e anti-G8, non solo hanno perso lo spirito iniziale ma ormai sono un grande circo mediatico dove appunto si discute al massimo di problemi di sicurezza.

Poi, una cosa è la riunione dei capi di governo dell'Unione Europea, un'istituzione con funzioni e regole stabilite per Trattato costitutivo della Comunità Europea, un'altra è il G8 che effettivamente è una riunione che ha cambiato pelle ma che esprime un dato preoccupante nel momento in cui non è regolata da nessun trattato, nessuna legge istitutiva per cui non se ne conosce né l'agenda, né le decisioni.

Dal mio punto di vista i due elementi che lo rendono inadeguato sono il circolo vizioso tra vertice e controvertice e la mancanza di regole, cosa molto preoccupante dal punto di vista istituzionale perché rischia di esautorare sempre di più le Nazioni Unite.

Per cui o si danno un trattato o si riporta in ambito Nazioni UniteAll'ordine del giorno ci sono però questioni fondamentali, quali la cancellazione del debito, la riduzione della povertà, l'apertura dei mercati dei Paesi industrializzati ai prodotti di quelli maggiormente indebitati.

Tu stessa ricordavi che però la politica economica dell'Unione Europea è piuttosto singolare da questo punto di vistaÈ di grande contraddizione nel senso che pratichiamo la libertà degli scambi soprattutto dei prodotti che non siano competitivi rispetto a quelli europei, di fronte a prodotti competitivi l'Europa esercita una politica protezionista molto ferrea, come la politica agricola comune.

Di fatto rimaniamo in una situazione per cui si predica il libero prezzo di mercato per caffè, cacao e quant'altro ma i prodotti agricoli europei vengono protetti con tutta una serie di sovvenzioni.

Da questo punto di vista l'Europa non è diversa dagli Stati Uniti, i quali peraltro usano anche un sistema di sussidio all'esportazione dei loro prodotti.

La globalizzazione, quindi, non solo è un fatto antico, irreversibile, positivo per molti aspetti, per molte regioni come il Sud-Est asiatico, ma ha delle zone d'ombra.

Nell'ambito di una scelta che è sì alla globalizzazione credo che esistano necessità e margini perché sia governata in modo più favorevole e più inclusivo per il maggior numero di persone possibile, sia per una maggiore coerenza di tipo liberale nell'ambito di libertà degli scambi, sia introducendo con grande forza la politica, le persone, il diritto internazionale, la libertà e la democrazia Perché si parla di globalizzazione solo dal punto di vista economico?Perché credo che da una parte la comunità internazionale o occidentale sia timidissima nell'affermare la sua vocazione liberal-democratica, di democrazia parlamentare, non ne ha mai fatto una bandiera e non ha mai cercato di promuoverla con molta convinzione.

D'altro canto l'aspetto della libertà come sviluppo della democrazia e dei diritti non è la cosa più all'attenzione degli anti-G8, che rimangono dei sostanzialisti economici predicando al posto della globalizzazione, l'autarchia.

Ma questa sensibilità liberale del diritto ai diritti è poco presente, come abbiamo ben visto, nella comunità internazionale, ed è completamente assente il diritto individuale.

Poi magari tra gli anti-G8 troviamo la rivendicazione dei diritti delle comunità, dei popoli indigeni e tutte queste belle cose che rischiano di trasformarsi in un meccanismo controproducente e perverso ma il diritto individuale, il diritto internazionale, la regola, la libertà, la democrazia sono elementi per noi costitutivi ma totalmente assenti dal Popolo di SeattleSi potrebbe dire che i Radicali sono dei promotori del concetto di giustizia internazionale Per tutto ciò che non riguarda l'economia (che ha le sue istituzioni, come la Banca Mondiale, l'Organizzazione Mondiale del Commercio, il Fondo Monetario), per ciò che concerne quindi la sfera della vita individuale e collettiva che sia su un piano extra-economico esiste un vuoto istituzionale giuridico molto forte.

Abbiamo denunciato e cominciato a riempire questo vuoto dall'inizio degli anni '90 prima con i Tribunali ad hoc e ora con la Corte internazionale permanente.

Uno sforzo da attuare è quello di raggiungere le 60 ratifiche e mettere in atto questo primo strumento di diritto internazionale.

Questa però non è mai stata una priorità esplicita né della comunità internazionale, ricca, occidentale, né del Popolo di Seattle.

La nostra analisi sottintesa alle campagne per i tribunali ad hoc come primo passo per arrivare alla Corte penale internazionale permanente era quella per cui chi lotta per i diritti umani e contro la violazione dei trattati sui diritti umani e civili non ha un'istituzione sovranazionale o un potere vincolante a cui rivolgersi.

Questa è la realtà delle cose e parla da sola.Quali sono i possibili passi da compiere in tal senso?In primo luogo si deve vedere se questa necessità verrà riconosciuta, nel qual caso ci saranno i vincitori e i perdenti e tutta una serie di governi e di stati potrebbero sentirsi sotto osservazione, io dico giustamente.

Se fosse riconosciuta questa necessità dal punto di vista dell'invenzione giuridica c'è una vasta gamma di possibilità, a partire dalla convenzione dei diritti umani di Ginevra con poteri più vincolanti.

Paradossalmente ho usato la formula "Organizzazione mondiale della democrazia" visto che esiste l'organizzazione mondiale del commercio.

Intanto bisogna vedere se riusciamo ad affermare questa necessità che ad oggi mi pare in pochissimi sentiamoCome europarlamentare proporrai questo nell'assemblea europea?Non so se sia il posto giusto dove proporre una tale questione e spendere le energie, essendo un'assemblea senza potere vincolante.

Sicuramente comincia a venir fuori per esempio in modo sempre più evidente l'immagine e l'identità europea che è una grande potenza economica ma che rimane fragile in campo di politica estera o di sicurezza comune.

Tanto per dirne una non esiste un Commissario ai Diritti umani con qualche portafoglio e con qualche potere.

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