29 LUG 2001

«I futuri confini dell'Europa»: Dibattito tra Ruggiero, Selva e Mattarella alla Festa del Secolo d'Italia

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Rieti, 29 luglio 2001 h19.34 - Renato Ruggiero è intervenuto al dibattito sul futuro dell'Europa in vista dell'allargamento svolto nel corso della Festa de Il Secolo d'Italia dal titolo: "I futuri confini dell'Europa" e moderato da Gustavo Selva.

Durante l'incontro sono stati affrontati i temi relativi al ruolo dell'Europa in politica internazionale, la funzione di democratizzazione dell'allargamento ai Paesi dell'Est, il futuro delle istituzioni nella "federazione degli Stati-nazione", con particolare riferimento alla stesura di una Costituzione europea, alla creazione di una "comune
politica di difesa sempre - ha precisato Gustavo Selva - all'interno del Patto Atlantico", il processo di globalizzazione da governare seguendo un "modello europeo" .Ruggiero, tre confini per l'EuropaIl ministro degli Esteri, affrontando il tema dell'allargamento dell'Unione Europea, ha sostenuto che non è ancora possibile definire i confini geografici dell'Europa in quanto si tratta di una realtà in continuo mutamento: "I confini dell'Europa non rimarranno quelli di un'Europa a 27, altrimenti dovremmo escludere un certo numero di Paesi, e il momento non è ancora maturo per tracciare dei confini definitivi ad un processo che è in primo luogo evolutivo politicamente".

Ruggiero ha quindi tracciato "gli altri tre confini, che sono anche le più grandi sfide dell'Europa di oggi".

La prima è quella "dell'allargamento", ovvero del "consolidamento della ritrovata unità di gran parte della grande Europa", la seconda è "il confine dell'evoluzione istituzionale e il terzo è il confine entro il quale si dovrà stabilire un nuovo rapporto tra la nuova Europa e i cittadini".Il ministro degli Esteri ha ribadito "l'impegno fortissimo che prende tutto il Parlamento" per l'allargamento dell'Unione Europea a 27 membri sempre nel rispetto dei tempi previsti per l'adeguamento dei Paesi candidati alle direttive, dichiarando che la questione "non è minimamente in discussione".

Se l'Europa non si aprisse ai nuovi Paesi candidati, infatti, "non avrebbe più senso la caduta del Muro di Berlino, cioè la vittoria morale e politica nella riunificazione dell'Europa".La frontiera istituzionale"Il secondo confine - ha spiegato Ruggiero - è quello istituzionale, ovvero il futuro dell'Europa".

Di fronte a grandi cambiamenti che caratterizzeranno il prossimo futuro, dalla sostituzione delle monete nazionali con la moneta unica - "un fatto epocale" - alla definizione di una politica estera comune, è necessario un adeguamento delle istituzioni.

"L'Europa, insieme agli Stati Uniti, sta sempre più lavorando - ha rilevato il ministro degli Esteri - per tutelare e riportare la pace nella più gravi crisi internazionali", come nel Medio Oriente, trattativa che pone l'UE per la prima volta come forza politica fondamentale all'interno della costruzione del processo di pace.Per quanto riguarda il rapporto tra Europa e cittadini, il ministro ha definito "quattro tematiche principali del dibattito molto importanti più per i Parlamenti che per i cittadini" che l'Europa e gli stati europei devono affrontare.

"Il primo è la ripartizione delle competenze tra le istituzioni europee e quelle nazionali", il secondo è "una semplificazione dei trattati", il terzo è "lo status della Carta dei Diritti fondamentali che il nostro Presidente della Repubblica identifica con una Costituzione dell'Europa", elemento fondamentale per costruire un'Europa "dei diritti" che abbia dei poteri più forti e delle istituzioni maggiormente rappresentative.

L'ultima questione riguarda la possibilità che i Parlamenti nazionali entrino o meno a far parte dei "processi decisionali del Parlamento Europeo".

Ruggiero ha definito questo momento "di discussione aperta" mentre già dal prossimo dicembre si passerà ad un dibattito più strutturato e nel "2004 ci sarà una nuova riunione dei Capi di Stato per decidere quali istituzioni" faranno o meno parte dell'UE.

In tal senso il responsabile della Farnesina ha sostenuto di essere in linea con quanto dichiarato dal Presidente della Repubblica il 3 luglio scorso, quindi ha ribadito la necessità di operare nel senso di rendere "un fatto giuridico e non politico" la Costituzione europea e di lavorare per la "creazione di una federazione di Stati-nazione", per garantire la "forza e la continuità degli stati nazionali ma in una federazione" e quest'idea, "che prima era un tabù, inizia a farsi strada, con dei contenuti diversi, e naturalmente il dibattito si andrà proprio a centrare su questi contenuti".Non globalizzazione, ma interdipendenzaIn conclusione il ministro ha speso "due parole sulla globalizzazione" termine giudicato "inesatto" cui si dovrebbe preferire "interdipendenza", concetto che esprime in modo più calzante la modificazione dei mercati e delle comunicazioni dovuti alla rivoluzione digitale che "sta creando un mondo senza frontiere".

"Ciò significa che il mondo diventa interdipendente - ha spiegato il ministro degli Esteri - e l'interdipendenza globalizza i problemi come le opportunità e le speranze, ma la globalizzazione è la conseguenza dell'interdipendenza" che è di per sé stessa "positiva" in quanto consente che attraverso la reciproca influenza non si debbano costruire altri "muri"."Il compito dell'Europa è dimostrare che la dimensione europea è la migliore per assicurare una governabilità di questa crescente interdipendenza", così il responsabile della Farnesina, concludendo il suo intervento, ha ribadito la necessità della costituzione di un modello europeo per la governance del processo di globalizzazione.

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