17 AGO 2001

Antiglobal: don Andrea Gallo, sulla globalizzazione dei diritti al fianco dei radicali

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 14 min 23 sec

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Pitelli (SP), 17 agosto 2001 - Don Andrea Gallo, responsabile della Comunità San Benedetto al Porto di Genova, prete anticonformista e antiproibizionista, indicato "da Scajola come il burattinaio del GSF", ha svolto una riflessione ai microfoni di Radio Radicale sul movimento antiglobalizzazione, dopo il G8 di Genova e in vista dei prossimi vertici internazionali.

Don Gallo ha sostenuto che il movimento antiglobal non può essere etichettato come fenomeno di costume, ma deve essere considerato come la summa di una moltitudine di movimenti, associazioni e gruppi di persone che "hanno preso
coscienza" della necessità di governare la globalizzazione in modo che oltre alla creazione di un mercato unico vi sia anche una "globalizzazione dei diritti".

"Chi non fa una scelta, non di antiglobalizzazione, ma di una globalizzazione dei diritti, dove si vuole evidenziare non il diritto della forza ma la forza del diritto sta con 'loro'", ovvero con i "colonialisti" del capitale e del mercato unico.

"Su questo - ha dichiarato il religioso - mi sento al fianco dei Radicali così come su altre battaglie" per la tutela dei diritti "di gay e lesbiche, sull'aborto e il divorzio, dei diritti umani".

È però fondamentale, secondo don Gallo, rimanere "in piazza, tra la gente, dove c'è il conflitto sociale" e da dove "si può arrivare alle istituzioni.

Non si può aspettare - ha aggiunto - che le istituzioni, l'Onu che è moribondo o i nostri Parlamenti" varino delle leggi a tutela dei diritti.

Inoltre se si scende in piazza "per contaminarsi è possibile arginare la violenza, da qualunque parte giunga"Per quanto riguarda la "cosiddetta dichiarazione di guerra dei centri sociali del Nord-Est" e le dichiarazioni di Casarini e dei portavoce dei centri sociali partenopei, il responsabile della Comunità San Benedetto al Porto si è dichiarato convinto che non si possa parlare di vero e proprio incitamento alla violenza da parte dei responsabili del GSF, bensì di un modo per creare un'eco nei media: "Casarini - ha raccontato don Gallo - mi dice: se diciamo di essere i figli di San Francesco poi nessuno ne parla" e in ogni caso "l'impegno delle tute bianche è contro la violenza, non c'è l'assalto alla Bastiglia o a Palazzo d'Inverno, c'è una richiesta di globalizzazione dei diritti, cioè di rispetto delle intelligenze di qualunque persona umana e dell'autodeterminazione".In questo momento, ha concluso, "bisogna ascoltare tutti e se mancano i Radicali c'è un vuoto", soprattutto se si pensa che "la battaglia contro la fame nel mondo" è portata avanti "dai radicali da molti anni".

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