05 OTT 2001

Afganistan: Emma Bonino, "Denunciai al mondo il pericolo taleban"

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 25 min 21 sec

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La leader radicale ricorda di aver denunciato sin dal 1997 all'occidente che in Afganistan "c'erano dei veri e propri campi di addestramento per terroristi".

Ora però serve una organizzazione mondiale della democrazia e non sante alleanze con le dittature.6 ottobre 2001 - "Gentile Signora, domani, quando andrà nel suo ufficio, troverà la porta sbarrata.

Un giovane guerrigliero, armato di kalaschnikov, la costringerà a tornare a casa, le imporrà di coprirsi dalla testa ai piedi con un burqa (abito-prigione con grata) che la nasconderà agli occhi di tutti, compresi i suoi.

D'ora in poi, le
respirerà del suo stesso respiro".Cominciava così la lettera aperta che Emma Bonino inviò alle donne italiane, in occasione dell'8 marzo 1998, per sensibilizzare l'opinione pubblica occidentale su quanto stava accendo in Afghanistan.

(Tutta la lettera).

E' solo una delle tante iniziative che la leader radicale, insieme al suo partito ha intrapreso negli ultimi anni nel tentativo di denunciare all'occidente il pericolo rappresentato dai barbuti studenti di teologia che dominano con efferatezza il popolo afgano.I radicali hanno tentato da tempo di avvertire il mondo che in Afghanistan il regime illegalmente al potere offriva un porto sicuro ai terroristi che avevano impiantato nel Paese veri e propri campi di addestramento, ma non vi fu risposta, nonostante alcuni segnali inequivocabili, come l'arresto di un ministro d'Europa a Kabul, appunto Emma Bonino.L'arresto a KabulL'ex commmissaria Ue agli aiuti umanitari ricorda che nel settembre del 1997 in ragione del suo ufficio si recò a Kabul per verificare sul campo lo stato di attuazione dei progetti umanitari che l'Unione aveva attivato a favore delle popolazioni afgane.Infatti dall'avvento dei Taleban gli operatori umanitari dell'Ue vivevano nelle condizioni più difficili."Cominciarono a mandarmi dei rapporti molto allarmanti" - ricorda Bonino, sottolineando in particolare come in quei resoconti venisse tracciato un quadro molto preciso dello stato di degrado in cui erano state costrette le donne afgane.

"A quel punto mi è sembrato doveroso, visitare il paese, le vittime e i nostri operatori" prosegue la leader radicale, ricordando le difficoltà e le lungaggini per l'organizzazione del viaggio."Tutti mi dicevano che con i Taleban si doveva avere pazienza e cercare di dialogare, ma le condizioni peggioravano di giorno in giorno" ricorda Emma Bonino.

L'incontro 'ravvicinato' con i Taleban"Quando sono arrivata le Ong mi hanno chiesto di cambiare programma e di andare a visitare un fatiscente edificio che avrebbe dovuto essere destinato all'emergenza sanitaria per le donne, ma era un edificio senza acqua, senza corrente, senza letti".

"Abbiamo visitato questo edificio e ad un certo punto è arrivato un gruppo di Taleban armato di kalashnikov e mitragliatrici, molto aggressivi.

Puntandoci contro un kalashnikov ci hanno scortati fino ad una specie di carcere a cielo aperto, dove ci hanno tenuto per ore ingiungendoci infine di lasciare il Paese".

Questo, dunque, il trattamento riservato dai Taleban ad un ministro dell'Unione Europea ed Emma Bonino ricorda la propria reazione: "Ho scritto a tutti i governi, ho fatto rapporto alla Commissione e al PE, le uniche due istituzioni che hanno risposto in modo positivo alle mie sollecitazioni.

Abbiamo portato avanti insieme la missione Un fiore per le donne di Kabul, sono intervenuta a Ginevra alla Commissione dei diritti umani nel marzo del 1998 e non abbiamo mai smesso di risollevare il tema in sede europea e con le donne afghane negli Usa".

"Abbiamo sempre denunciato che non si trattava solo di violazione di diritti umani e abbiamo fatto in modo che gli assertori della Realpolitik sapessero che c'erano dei veri e propri campi di addestramento per terroristi e che la coltivazione dell'oppio era certamente una grande fonte di finanziamento per questo regime.

La risposta dell'opinione pubblica europea è stata molto forte.

In compenso, tranne la Commissione e il PE, nessuna istituzione, nessun governo nazionale ha dato l'impressione di cogliere nella sua serietà il messaggio che arrivava tramite noi.

E così siamo arrivati ad oggi"Una Corte internazionale per Bin LadenOggi, appunto.

Quanto accade sullo scenario internazionale, per la leader radicale rafforza la necessità di raggiungere l'obiettivo delle 60 ratifiche per l'entrata in vigore dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale per il "rafforzamento di una giurisdizione internazionale" il cui bisogno è di strettissima attualitàDopo l'11 settembre, infatti, molti leader politici, da Bush a Blair, hanno manifestato l'esigenza di assicurare i responsabili alla giustizia, ma - ha fatto notare Emma Bonino - "in quale tribunale si pensa di giudicare Usama bin-Laden e i capi di al-Qaeda?" No alla santa alleanza con le dittatureOggi serve, per Emma Bonino, "un'organizzazione mondiale della democrazia più che una santa alleanza contro il terrorismo che può portare i dittatori ad avere carta bianca proprio grazie alla loro partecipazione a questa santa alleanza""Noi radicali - ha spiegato Emma Bonino - pensiamo di dover contribuire ad un'ipotesi di soluzione rafforzando e quindi rendendo applicabili questi strumenti di global governance, di istituzioni internazionali che siano adeguate ai problemi che abbiamo di fronte"."Il nostro modo fattivo di contribuire a questa battaglia in corso - ha aggiunto - oltre che denunciare le ambiguità di questa santa alleanza contro il terrorismo, è quello di concentrarci il più possibile sul raggiungimento delle 60 ratifiche il più presto possibile.

D'altronde sento dire da più parti che Bin Laden e gli altri dovrebbero essere portati di fronte ad un tribunale, peccato che questo tribunale sia per ora solo sulla carta" Sono state annunciate per questa settimana, ha informato la leader radicale, il deposito di ratifiche "da parte di stati come il Perù, il Messico, il Regno Unito, il Liechtenstein che dovrebbero portare a chiudere la settimana con 45 ratifiche delle 60 necessarie.

È un grande passo avanti che ascriviamo anche alle nostre attività, soprattutto a quelle di Non c'è pace senza giustizia e del PRT".

Emma Bonino ha inoltre annunciato un viaggio in Asia nelle prossime settimane proprio per promuovere la firma delle ratifiche dei paesi asiatici al Trattato di Roma che istituì lo Statuto.Filippine e Tahilandia, ecco dove trovare Emma Bonino nei prossimi giorni.

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  • L'anniversario della fuga di Milosevic

    <strong>Indice degli argomenti</strong>
    0:00 Durata: 5 min 34 sec
  • 60 ratifiche per assicurare Bin Laden e gli esponenti di al-Qaeda alla Corte penale internazionale

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  • La visita di Emma Bonino in Asia per far firmare le ratifiche dei Paesi asiatici

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  • L'arresto del settembre 1997 e le denunce dell'esistenza di campi di addestramento per terroristi

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  • Fondamentale un doppio intervento militare e politico e i rischi della santa alleanza contro il terrorismo

    <br><strong>Link</strong>: Il racconto: "Sono finita in mano ai Talebani e vi assicuro: sono come pazzi!" (da Oggi) I documenti ufficiali I lavori della Commissione preparatoria Un fiore per le donne di Kabul
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