15 DIC 2001

Laeken: No dell'Italia sulle agenzie, accordo sulla Dichiarazione

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Il vertice di Laeken si chiude con il no italiano sulle Agenzie.

Si prevede un periodo di raffreddamento sulla Cig, sembra quindi sfumare il progetto di Berlusconi di una 'regia italiana'Laeken, 15 dicembre 2001 - (Dal nostro inviato David Carretta) - Il Consiglio europeo di Laeken si è concluso con l'accordo sulla dichiarazione che dovrebbe costituire le basi per l'avvenire dell'Europa e con una 'fumata nera' per quanto riguarda le sedi delle Agenzie europeeIl no italiano sulle AgenzieIl vertice europeo si è concluso con un "no" italiano alla ripartizione delle sedi delle Agenzie
europee.

"Non è stato possibile ottenere per Parma l'Agenzia alimentare", ha affermato Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa di chiusura, e per questa ragione l'Italia ha respinto il pacchetto presentato dalla presidenza belga che assegnava l'Agenzia alimentare a Helsinki.Con il veto italiano, al quale si è aggiunto quello del presidente francese Jaques Chirac, la questione dovrà essere ora risolta dalla presidenza spagnola che si aprirà il 1° gennaio.La dichiarazione di LaekenI capi di Stato e di governo riuniti a Laeken per il Consigli europeo di chiusura della presidenza belga, sono finalmente giunti a un accordo sulla dichiarazione di Laeken, che dovrebbe costituire la base per l'avvenire dell'Europa.

I 15 Stati membri dell'Unione sono riusciti a trovare un compromesso anche sulla Convenzione, incaricata di preparare alcune proposte di riforma dei Trattati dell'Unione europea da trasmettere alla prossima Conferenza intergovernativa che avrà il compito di modificare l'attuale assetto dell'Unione.La presidenzaPresidente della Convenzione sarà Valery Giscard D'Etaing, ex presidente della Repubblica francese, candidato dalla Francia e sostenuto con forza dalla Germania.

Giscard ha una visione dell'Europa fortemente intergovernativa e, probabilmente per questa ragione, è stato affiancato da due vice-presidenti: Giuliano Amato, ex primo ministro italiano, e Jean Luc Dehaene, ex premier belga, due figure più federaliste di Giscard.Le nomine di Amato e Dehaene sono il frutto di un compromesso dell'ultimo minuto per bilanciare i diversi interessi nazionali e la composizione del Presidium, l'organo motore della Convenzione.Il progetto iniziale della presidenza belga prevedeva un presidium formato da 5 soli membri.

A Laeken si è arrivati a 12.

Oltre al presidente e ai due vice, ne faranno parte i rappresentati degli Stati membri che presiederanno l'Unione durante i lavori della Convenzione (Spagna, Grecia e Danimarca), due commissari europei (Michel Barnier e Antonio Vitorino), due parlamentari europei (presumibilmente Ignigo Mendez de Vigo e Joe Leinen) e due rappresentanti dei Parlamenti nazionali.La convenzioneLa Convenzione sarà composta da oltre 100 membri ed avranno pari rappresentazione i paesi candidati candidati, che parteciperanno alle deliberazioni senza tuttavia avere la facoltà di impedire un consenso.La Convenzione terrà la sua seduta inaugurale il 1° marzo del 2002 e stabilirà un documento finale che potrà comprendere sia varie opzioni precisando il sostegno che hanno ottenuto sia delle raccomandazioni in caso di consenso.

I lavori si concluderanno dopo un anno.

Il testo approvato non fa riferimento a date per la presentazione dei risultati ai Capi di Stato e di Governo.Cizi e virtù della diplomazia italianaQuesti i punti approvati dal Consiglio europeo, dietro i quali si nascondo successi e insuccessi delle varie diplomazie, in primo luogo di quella italiana.Da registrare innanzitutto alcune indiscrezioni secondo le quali Berlusconi non avrebbe mai presentato pubblicamente la candidatura di Giuliano Amato alla presidenza della Convenzione.

Gerard Schroeder ha dichiarato durante una conferenza stampa che "vi era un solo candidato, Giscard, e che Berlusconi non ha mai dato seguito pubblicamente alla candidatura Amato".L'accordo finale e la vice-presidenza di Giuliano Amato sembrano far sfumare le speranze dell'Italia di presiedere la conclusione dei lavori della Conferenza intergovernativa.

Il presidente del Consiglio aveva affermato ieri che "l'obittivo principale dell'Italia è il calendario per la convenzione".

Il governo italiano voleva che i lavori si concludessero entro il marzo del 2003 e, soprattutto, che la Conferenza intergovernativa si aprisse e chiudesse sotto presidenza italiana.Per raggiungere questo obiettivo, questa mattina Berlusconi aveva sostenuto la candidatura alla presidenza di Giscard d'Etaign, ricevendo in cambio il sostegno francese per fissare la data di presentazione dei risultati della convenzione ai capi di Stato e di governo per il marzo 2003.Diverse delegazioni nazionali si sono espresse contro questa scadenza.

Un certo numero di paesi vuole che la CIG termini i suoi lavori nel 2004, sotto presidenza olandese o irlandese, e questo, secondo Guy Verhofstadt, è l'orientamento generale.

La pensa così anche il commissario alle riforme istituzionali, Michel Barnier, per il quale "la CIG aprirà i suoi lavori solo nel novembre 2003, dopo sei mesi di raffreddamento", una sorta di periodo di riflessione proposto dagli Inglesi per cercare di far dimenticare la Convenzione.

Secondo Barnier "la Conferenza intergovernativa si concluderà nell'Aprile del 2004".La regia italianaL'Italia in questo caso non sarebbe "la regista delle riforme istituzionali europee", come aveva chiesto ieri Berlusconi.

E probabilmente è per questo che all'ultimo momento sono saltate fuori due vice presidenze, di cui una per Giuliano Amato.

Una piccola compensazione in cambio della rinuncia all'obiettivo principale.Durante la conferenza stampa di questa sera, Berlusconi ha cercato di rassicurare i giornalisti sulla questione, affermando che "molti leader gli hanno espresso l'augurio che i lavori della CIG si concludano entro il 2003".

"Questa è l'opinione di molti miei interlocutori", ha aggiunto.La presidenza belgaPer quanto riguarda l'operato della presidenza belga c'è da dire che dopo la gaffe di ieri sulla partecipazione di un contingente unico europeo alla forza multinazionale in Afghanistan, la presidenza belga segna un successo con l'approvazione della dichiarazione di Laeken.Tuttavia un'attenta analisi del testo, dimostra tutta l'ambiguità di questa dichiarazione.

Secondo Guy Verhofstadt con "le domande importanti poste a Laeken cadono i tabù europei, come la Costituzione, l'elezione diretta del Presidente della Commissione o la ripartizione delle competenze".In realtà il testo della dichiarazione si compone di tutta una serie di domande alle quali non è data né indicata risposta.

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