18 GEN 2002

Art. 18: Il governo 'molla' e sceglie il dialogo

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Dal Consiglio dei Ministri l'annuncio: Sì al dialogo con i sindacati, ma nessuna marcia indietro.

Mentre il 'capitalismo' italiano abbandona il campo, Cofferati aumenta la posta e chiede una rinuncia su tutta la linea.

Solo Della Vedova ammonisce: no alla "mina" Cofferati e alle "sirene buoniste" degli industriali.

Ultimo aggiornamento: 18 gennaio 2002 h22.00 (CET)Una dichiarazione ufficiale di Rocco Buttiglione e una serie di indiscrezioni sulla odierna riunione del consiglio dei Ministri seguono le dichiarazioni rese ieri dal ministro Maroni e confermano la tesi che nell'esecutivo sia
tramontata la linea dura nelle relazioni sociali ed il tentativo di procedere speditamente alle riforme, per fare posto al dialogo con i sindacati.Buttiglione lo afferma esplicitamente in una dchiarazione: ''L'esecutivo, pur consapevole di avere la responsabilita' della decisione e' attento alle esigenze dei lavoratori dipendenti e non dipendenti"''Questa posizione - ha aggiunto il ministro - trova larga comprensione nel Governo e la sua linea intende aiutare la modernizzazione del mercato del lavoro senza perdere di vista il dialogo tra le parti sociali''.Nel CdM solo Tremonti e Bossi difendono la linea duraAlcune agenzie riportano delle indiscrezioni da cui si apprende che nel Consiglio dei Ministri solo Tremonti e Bossi hanno provato a difendere la linea dura, mentre sia lo stesso Buttiglione che anche Fini, Alemanno e Pisanu hanno espresso l'apprezzamento per le aperture del ministro del Welfare nei confronti del sindacato.Il fronte industriale favorevole alla mediazioneAnche dal fronte industriale sembra oggi prevalere il desiderio di confronto più' che di scontro.

Così sia il presidente della Fiat, Paolo Fresco, sia il vicepresidente di Confindustria, Marco Tronchetti Provera, hanno usato toni morbidi.

''Non si possono fare battaglie di religione su un punto, bisogna guardare a tutto l'insieme'', ha dichiarato Fresco, aggiungendo: ''Bisogna che le parti si incontrino, e che si incontrino senza pregiudizi radicali; poi si trova l'accordo''.Tronchetti Provera, augurandosi che la ''giusta'' iniziativa del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi porti a dei risultati, ha minimizzato la portata dei punti su cui lo scontro tra governo e parti sociali appare più aspro.

''Non sono temi che rivoluzionano le relazioni industriali - ha detto Tronchetti - bisogna dirlo con tutta sincerita'.

Quindi, alzare la temperatura su queste riforme mi sembra improprio da parte di chiunque lo faccia, perche' siamo di fronte a un passaggio si' importante, ma che non e' certamente una rivoluzione nelle relazione industriali''.Sacconi: sì alla mediazione no alla resa incondizionataMaurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare con delega al mercato del lavoro ha spiegato ai microfoni di Radio Radicale che il governo sta cercando di evitare di arrivare allo scontro che "qualcuno più di altri ha voluto all'interno del sindacato per ragioni politiche".

"Per cercare di svelenire questo clima e favorire queste misure urgenti che dovrebbero dare un impulso al tasso di occupazione in Italia abbiamo dato la disponibilità a cercare elementi di mediazione".

Ora si dovrà vedere se "ci sarà un segnale di buona volontà" In ogni caso lo stralcio dell'articolo 18 è inaccettabile, ha chiarito, spiegando che ''non sarebbe una mediazione, ma una resa''.Cofferati, per la Cgil nessuna ipotesi di scambioSergio Cofferati ha chiarito che la Cgil non è disponibile ad alcuna ipotesi di scambio con il governo in questioni concernenti il welfare: "Si affaccia l'idea - ha detto a Genova il leader sindacale - che si possa arrivare ad una soluzione su un tema e che questo corrisponda ad una nostra accettazione passiva delle modifiche sull'altro.

Per quanto concerne la Cgil vorrei fosse chiaro sin da adesso che ipotesi di scambio di questa natura non sono date".Al contrario Cofferati ha ribadito che a suo giudizio "le condizioni per un rapporto con l'esecutivo".

Esse, potranno darsi solo quando sarà realizzato "non soltanto lo stralcio delle parti che riguardano l'arbitrato e l'articolo 18, ma la modifica radicale dell'impianto delle intenzioni del governo in materia previdenziale".Della Vedova: no alla "mina" Cofferati e alle "sirene buoniste"''La difesa dell'art.18 e dello status quo previdenziale da parte Sergio Cofferati e del sindacato, rappresenta ormai - ha dichiarato l'eurodeputato radicale Benedetto Della Vedova - una mina nel cammino dell'economia italiana verso le riforme di flessibilità e per una maggiore competitività necessarie all'Italia perché la moneta unica non divenga rapidamente una soffocante camicia di forza''.

Secondo Della Vedova, le riforme proposte dal governo sono già ''un punto basso di mediazione'', e ''qualsiasi ulteriore resa al ricatto sindacale rappresenterebbe una pietra tombale per la speranza di quelle riforme liberiste attese da centinaia di migliaia di piccole imprese e da milioni di giovani, precari e disoccupati''.Della Vedova invita quindi il governo a respingere ''il ricatto corporativo del sindacato'', ma anche ''le suadenti ed altrettanto pericolose sirene buoniste che spingono alla mediazione, vengano esse dal Quirinale o da alcuni grandi gruppi economici (è il caso oggi di Tronchetti Provera) i cui interessi non coincidono certo con quelli dell'economia italiana nel suo complesso''.

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