02 SET 2006
dibattiti

Dal mito dell'amore fatale all'amore civile fondato sulla "democrazia nelle mura domestiche". Presentazione del libro di Enrichetta Buchli

DIBATTITO | - MILANO - 18:18 Durata: 48 min 18 sec
Scheda a cura di Alessio Grazioli
Organizzatori: 
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Presentazione del libro di Enrichetta Buchli (Ed.

Baldini Castoldi Dalai) organizzata nell'ambito della Festa Provinciale dell'Unità di Milano Enrichetta Buchli, filosofa e psicanalista junghiana, dimostra che è ancora possibile, come ai tempi del celebre simposio di Socrate, parlare dell'amore come bene civile, e non necessariamente sentimento struggente di solitari vissuti privati.

«L'amore in quanto bene assoluto - scrive l'autrice nell'introduzione del libro "Il mito dell'amore fatale" (Baldini Castoldi Dalai, 2006) - non riguarda la relazione tra due soggetti, incarnati dello spazio e
nel tempo.

L'occidente nell'epoca medievale inventa l'amore dell'amore.

Non per te, per lei, per l'altro.

E' l'amore di Tristano e Isotta, i progenitori di tutte le storie impossibili.

Certo, esiste un tu, ma non è un soggetto reale.

E' un mezzo.

E' un'occasione per accedere a stati mentali interiori, molto simili a quelli descritti dai mistici.

Interpretati da molti psicanalisti come forme di Narcisismo».

Parte così "Il mito dell'amore fatale", di cui vi proponiamo la registrazione della presentazione alla festa dell'Unità di Milano.

L'amore viene raccontato partendo dalla stanza dell'analista, per proseguire attraverso i grandi racconti mitici occidentali, i romanzi e il cinema.

Per giungere poi ad affrontare gli aspetti sociali e persino politici della visione occidentale dell'amore, e soprattutto del suo vissuto.

L'autrice oppone all'amore fatale, la possibilità dell'amore civile.

«"Cvili" è un termine che utilizzo io, riferendomi al concetto di civiltà di Freud e di Jung.

Ma cosa significa essere civili? Negoziare sempre tutto, dunque dialogare, dichiarare, contrattare.

(...) Le modalità di convivenza civile basate sui criteri della democrazia - nella mentalità diffusa confinata esclusivamente ai comportamenti "pubblici" - dovrebbe penetrare tra le mura domestiche, fin "dentro" la nostra psiche individuale».

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