24 FEB 2008
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - RADIO - 17:00 Durata: 2 ore 1 min
Scheda a cura di Guido Mesiti
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 24 febbraio 2008 , condotta da Massimo Bordin con gli interventi di Massimo Bordin (direttore di Radio Radicale), Marco Pannella (parlamentare europeo, Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa).

Tra gli argomenti discussi: Elezioni, Politica, Politiche 2008.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 2 ore e 1 minuto.

La rubrica e' disponibile anche in versione audio.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    In collegamento dall'Hotel Ergife, dove si è tenuta la riunione congiunta del Comitato di Radicali Italiani e del Consiglio Generale dell'Associazione Coscioni, che hanno votato all'unanimità una mozione che rilancia e fa proprio l'accordo con il PD per la presenza di radicali nelle sue liste.
    17:00 Durata: 1 min 59 sec
  • Dalla proposta di collegamento di una lista radicale al PD alla decisione unanime degli organi dirigenti perché vi siano 9 eletti nelle fila del PD. La possibilità di discutere, di parlare e di parlarci, è condizione privilegiata di poche persone ed ascoltatori di Radio Radicale.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    "Io sono intervenuto in riunioni più ristrette – ma tutte formali e quindi registrate – ed in occasione come il Congresso di Salerno, per chiedere ai Democratici il collegamento della nostra lista alla loro coalizione. Io insisto, tecnicamente è una coalizione". “Le regole, ivi compresi i codici etici, che sono una novità; non credo che altri partiti anche in passato, avessero questo residuato bellico, appartenente più ai codici canonici che non a quelli civili, moderni. Ma se andiamo a guardare quello che sta accadendo, abbiamo una coalizione che non è coalizione, poi si è detto che se si voleva aderire occorreva scioglierci...Dopodiché mi pare non si sia molto insistito per ottenere da noi questo inserimento strutturale”. I radicali avrebbero accettato? “Io dico da anni che a noi non ci propongono mai nulla perché poi hanno paura che accettiamo. C'è un po' un'eredità antropologica dell'“anti-Partito Radicale”. L'anti-storia del Partito radicale che poi è anti-storia del Partito d'Azione, anti-storia della sinistra liberale, dei gobettiani, dei dorsiani". Due punti dolenti: la rinuncia al simbolo per i radicali ed i cosiddetti veti verso Marco Pannella e Sergio D'Elia. “Giuro che non li ho pagati!”, scherza Pannella. “Ho sostenuto che se dovevamo allearci e proseguire la storia dell'alleanza del 2006, con Veltroni al posto di Prodi, dovevamo essere presenti con una lista radicale, perché in questo modo – nell'ovvio tentativo di avere il massimo di voto per noi stessi – avremmo procurato il massimo dei voti possibili per il candidato premier. Su questo non ci piove, per cui se si dovesse perdere per 2-300.000 voti, devo dire che 'chi è causa del suo duol, pianga se stesso'. Io non piangerò, perché si è trattato di una operazione deliberata, dovuta a motivi profondi, tanto profondi da non essere confessati”. “Questo dopo che Veltroni e la sua storia, come d'altra parte – eccezion fatta per un periodo di pochi mesi – per Berlusconi, è storia di tentativo di sostanziale eliminazione della posizione radicale”. “Il vero problema per il Vaticano e gli epigoni del PCI è che noi siamo intimi nella loro storia, intimi al loro popolo, alle ragioni per le quali si sono costituiti. Il potere vaticano – lo scriveva il cardinale Ratzinger - ha avuto dei momenti di grazia quando è stato spogliato dei suoi averi”. “Ogni volta che per un momentino si sono distratti, invece di distrarre come sono abituati, è accaduto che il popolo cattolico e quello comunista si sono uniti nei referendum radicali, laici ed anche socialisti. Oggi si ripropone questo; speriamo che questo riflesso dei compagni democratici questa volta non debba costare troppo anche a loro”. L'intervento di Gian Domenico Caiazza: il patteggiamento si fa con chi non la pensa come te. Un problema grosso che è andato maturando nei due giorni di dibattito. Per merito di Pannella? “O per demerito”. “Io, notoriamente, avevo definito tutte le buone ragioni e la ragione della scelta fisiologica della ripetizione – in realtà – del 2006, a questo punto, invece, ci hanno detto di no. Ma personalmente mi sono molto impegnato ed ho detto che su questo rischiavo di essere solo - come spesso mi capita nel mondo radicale - perché questo significa accettare la probabilità della scomparsa nostra dal Parlamento”. “Io dissi che la cosa che mi occupava e preoccupava di più era un fatto: che ormai, a livello di non circolazione delle idee, della quantità di non-democrazia, e quindi il non potere proporre alla gente quel che vogliamo, in queste condizioni cosa accadrà? Che se accettiamo di scomparire dentro il PD, penso a migliaia, forse decine di migliaia, di compagne e compagni radicali – il radicale ignoto che sono convinto sia numeroso – i quali magari intuiranno che non è vero, non è possibile, che ci siamo venduti. Ma poi la cosa più insopportabile [...] è la situazione di quelli che comprendono e dicono: 'Non è possibile. Sono 40 anni che viviamo in questo modo. E adesso vado in ufficio, vado in autobus...E i vecchi compagni di scuola di 40 anni fa che mi piglieranno per il sedere, i nipoti che...'. Tutto questo è atroce. Muoiono in quanto radicali non scoraggiati, e questo mi importa! Questo avevo detto a favore di quella cosa”. “All'inizio avevo avuto l'impressione che il Comitato esprimesse un assieme di pessimismi, delusioni, preoccupazioni, rammarico. Qui c'è la riprova; potendo parlarci...Ma non dobbiamo mai dimenticare che questo è accaduto per noi privilegiati, per coloro che ascolteranno Radio Radicale. Ma ci sono decine di migliaia di persone che pagano, nella loro vita, nello stancarsi, nel crepare prima, nel non avere più voglia di....E questo l'ho sempre sentito. Io penso che Mario Pannunzio ed altri sarebbero vissuti più a lungo se non fosse accaduto quel fallimento della prima parte della vita del partito, la rottura con Ernesto. Non è un caso che quasi tutti se ne siano andati in un fazzoletto di anni: Mario Pannunzio, Ernesto Rossi, Niccolò Carandini, Vittorio De Caprariis, Mario Paggi era ancora vivacissimo, e lo stesso Boneschi”.
    17:02 Durata: 23 min 5 sec
  • La candidatura dell'“icona” laica Veronesi ed il parziale oscuramento di Don Verzè. Ostracismo radicale verso i cattolici nel PD? “Posso praticare l'ostracismo con il Risorgimento liberale? Ostracismo per il cattolicesimo liberale?”.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    L'atteggiamento della stampa sull'accordo. Per alcuni – anche tra i politici – questa cosa sarebbe pari ad oro per i radicali finché dura, vista l'attenzione mediatica. “Noi dobbiamo chiudere ed acquisire questo. Altrimenti i miasmi di questa realtà ammorberanno questa storia. Vorrei dire quindi di stare attenti”. “C'è un problema: che tutti questi cosa dicono? 'Pannella lo fa tanto per essere visibile'”. “Io mi devo ripetere: è la vecchia storia. Pannella è per un attimo, una fiammata, poi sarà cenere. Devo ribadire che a quanti annunciavano la cenere di domani non gli ha detto bene. La storia d'Italia è piena di coloro che giudicavano la storia del Partito Radicale come una storia incidentale, una manifestazione naturale...E questi erano tutti potenti. Non ne abbiamo più traccia. Non vorrei che questi di oggi non avessero più traccia anche loro”. “C'è stato un sacerdote romeno che è venuto a portarmi i ringraziamenti dell'arcivescovo di Bucarest, perché ho sostenuto il salvataggio di un monastero, contro una enorme costruzione che doveva essergli affiancata”. “Ad un certo punto gli ho detto: ma non la sorprende che io stia qui ad aiutarla? 'No, assolutamente. Intanto perché io ho pregato per lei”, ha detto sorridendo pigliandomi allegramente e dolcemente per i fondelli. Ma proprio per me deve pregare e non per il Papa?, gli ho detto io. Lui mi guarda e mi fa: 'Certo, occorre sempre - secondo il Vangelo - la conversione. Questa o è continua o non c'è mai. E la conversione deve riguardare anche la chiesa'”. “Tutto questo c'entra anche con noi. Leggo in un determinato modo la presenza delle confessioni religiosi nello stato laico. Quando ho sentito che la Binetti era ansiosa a fare un altro nome per compensare Veronesi, io stavo per suggerire Don Verzè. Ma questo avrebbe aggravato ancora di più, essendo Don Verzè più pericoloso della nostra icona Veronesi. Ho detto: 'Ma che aspetti? Riccardi! Sant'Egidio!'”. “Su questo l'applauso era sincero. Noi di credenti ne abbiamo a bizzeffe! Ma scusate, conoscete qualcuno più credente di Giordano Bruno, di Ernesto Rossi, di qualcuno che crede ai propri ideali e gli dà corpo?”. “Il nostro Partito Democratico, quello che faremo se vivremo come radicali, lo faremo grazie allo scandalo dei poteri confessionali, dei poteri prostituiti al patto costantiniano”. Ostracismo verso i cattolici nel PD? “Posso praticare l'ostracismo con il Risorgimento liberale? Ostracismo per il cattolicesimo liberale? Ostracismo per una borghesia ed una piccola aristocrazia che aveva anche il proprio cappellano e che si è fatta tutta scomunicare da quei senza Dio dei pontefici?”. La candidatura di Veronesi: “E' una mia icona, nostra icona. Ha idee, le esprime, ha posizioni che sono assolutamente le nostre. Posizioni. Ma io spesso dico che noi cerchiamo di raggiun gere e creare obiettivi e non partecipiamo nel bellissimo kamasutra delle posizioni. Detto questo, la posizione di Veronesi è davvero la più da icona per tutti quanti noi. Ciò detto, Don Verzè si occupa delle cose di cui mi occupo io; del dar corpo alla libertà. Mi risulta che alcuni nomi prestigiosi della Associazione Coscioni si sono espressi sulla legge 40, in conformità alla loro opera di ricercatori nelle strutture di Don Verzè. Il quale poi ha fatto libri autobiografici, in cui ha detto: 'Se devo sperare qualcosa per il prossimo pontefice, avrei posto i problemi della sessualità, del concepimento, del sacerdozio, del matrimonio dei pastori'.Da allora naturalmente non si sente più parlare di Don Verzè. Io dico, ne voglio parlare; dico, leggete i suoi libri”.
    17:25 Durata: 15 min 18 sec
  • Sui veti a Pannella e D'Elia “il Partito Democratico in quanto tale non è stato minimamente coinvolto o interpellato”. In merito all'accordo PD-radicali “ho proposto che il Presidente della Repubblica pratichi la moral suasion”.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    La questione dei veti. “Il Partito Democratico in quanto tale non è minimamente coinvolto o interpellato. Al massimo lo saranno stati 15 dirigenti. Il codice etico lo hanno votato in un pomeriggio assieme allo statuto e a tutto quanto. E' stato proposto da un gruppo di consiglieri di Veltroni, scelti da lui secondo i suoi criteri. Io direi 'state accuorti': se voi fate il codice etico e poi lo applicate come lo applicate, siete immediatamente scomunicati come relativisti”. “L'opportunità”, con Gambetta, “è il momento in cui scoppia il laicismo tollerante e cessa di essere giacobino. Quando non sono più gli imperativi e le deificazioni del non sacro che venivano fatte, ma quello che pone il problema della opportunità. Che è il corrispettivo latino del pragmatismo anglosassone, per intenderci Locke ed Hobbes stesso”. “Di fatto oggi il nostro problema è concludere questo accordo. Ho ricordato il patto nelle fiere”. “Noi abbiamo fatto una proposta. Si è rifiutata e ci hanno contrapposto, ci hanno opposto un'altra richiesta. A questo punto, grazie all'ascolto dei compagni, mi sono detto e l'ho detto: va bene, la cosa della lista nostra non è cosa perché queste cose si fanno quando davvero spontaneamente vengono accolte, ci si riconosce. Allora in quella riunione serale mi schierai e dissi che per certi motivi dovevamo accettare la proposta. Ora il rischio è che loro siano distratti da altro; hanno risolto il problema con noi e quindi questo patto non si traduce”. “Peno che noi per primi non abbiamo esperienza di rispetto del grande valore del negoziare. Del negozio”. “Ho visto che le agenzie non hanno titolato su questo, ma la mia proposta – sospetta addirittura di incostituzionalità - è che il Presidente della Repubblica, quindi la massime autorità di garanzia dello stato, pratichi la moral suasion”. “Oggi dobbiamo dire al Presidente della Repubblica che, poiché è lui e poiché ha questa autorità, a questo punto occorre non essere noi ingannati dal dolo, ma dalla logica delle cose, in una situazione nella quale i partiti – emerge anche dalle proteste di Parisi, Letta – si afferma che le regole non sono rispettate. C'è un bisogno di un supplemento di attenzione che garantisca noi ed i democratici. Se entro due giorni non si trova il tempo di fare questo, se non si trova il tempo di farlo, se non si privilegia questo problema al parlare a milioni di persone, questo è l'elemento nuovo. Io rimetto alla presenza e alla funzione del capo dello Stato e di altri luoghi di riflessione la tutela dello sviluppo onesto e corretto di questo patto che, riguardando partiti attuali, cioè para-statali a finanziamento pubblico, cioè potere pubblico, è bene che nei loro confronti ci sia una vigilanza ed il consiglio esterno del Presidente della Repubblica quale fu concepito dalla nostra costituzione, silenzioso ma attento”. “Se ci fosse la giustizia, questa della moral suasion potrebbe sembrare un ostacolo in più. Ma qui c'è un problema: un giorno Bettini ha comunicato a nome di un altro. Ha detto di accettare o rifiutare entro un giorno. Ma l'urgenza è quella di affrontare non frettolosamente ma con urgenza un tema ed approfondirlo. Noi siamo preparati all'urgenza, loro sono rassegnati alla fretta”. “Quando scriviamo ora a 27 stati, comunicando che dobbiamo fare alcune cose all'Onu per dare un seguito alla moratoria, lo firmeremo dicendo che in questo momento non possiamo avere un rapporto con il Governo italiano perché il Presidente ed il Segretario di Nessuno Tocchi Caino sono stati ritenuti indegni di lavorare con loro. Ho impressione che questa cosa costi”.
    17:40 Durata: 21 min 29 sec
  • Sui parlamentari da eleggere “stiamo immaginando quale criterio possiamo utilizzare”. “Certo abbiamo l'imbarazzo della scelta”. “Da noi – formale o no - qualsiasi decisione si discute, magari animatamente, ma subito. C'è un processo formativo della scelta”.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    La scelta dei parlamentari eligendi? “Sull'auto-candidatura ha ragione Viale. Ora è esploso il problema di Viale, del suo istituto e della sua opera. Per il resto, stavamo immaginando quale possibile criterio si potesse usare. Lì stiamo e restiamo lì”. “Avendo criteri precisi, da articolare ed individuare, certo abbiamo l'imbarazzo della scelta. Ed è imbarazzo oggettivo, opinabile. Credo che non riusciremo fra di noi a parlarne prima dell'incontro con loro magari entro domani sera”. “C'è una parte contrattuale, un'altra parte che è politica. Adesso siamo in sede di collaborazione politica e la vogliamo. Immaginare alcune cose politiche non obbligate dal contratto”. “Da noi – formale o no - qualsiasi decisione si discute, magari animatamente, ma subito. C'è un processo formativo della scelta. L'ho ricordato prima: mi è sempre accaduto, nei momenti importanti, di entrare con una proposta e di uscire avendone accettata un'altra, avendo mutato opinione nell'ambito della riunione. Mi è accaduto per due anni sulla questione degli averi, oggi sul Satyagraha, sul Partito e la fondazione...”.
    18:02 Durata: 6 min 5 sec
  • L'accordo radicali-PD e la posizione del Presidente della Repubblica. “A questo punto viene attributo – addirittura con il nome – uno strumento istituzionale che, se esiste, il Presidente ha l'obbligo di usarlo: quello di intervenire lì dove – dinanzi a fatti enormi - la costituzione materiale non dice nulla”, ad esempio di fronte al potere dei partiti para-statali.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    La questione della moral suasion. “Mi sono sforzato di fare, improvvisandola in questa sede, una riflessione di diritto costituzionale. Quando io ho detto che faccio il partigiano, radicale, nonviolento, anti-regime, posso farlo perché i principi costitutivi della modernità invocati da tutti sono quelli nostri. L'articolo 39 c'entra perché secondo la nostra costituzione il partito – come associazione di stampo privato - ha la funzione di consentire al popolo così organizzato di dare il suo contributo alle scelte che importano la nazione. Quando invece abbiamo uno stato nel quale i partiti sono nell'insieme un partito sovvenzionato, pagato dal bene pubblico, nel quale non c'è riconoscimento giuridico, siamo al di fuori dello stato di diritto. In una situazione nella quale i presidenti della Repubblica o fanno come Cossiga – che secondo me si autoaccusò ad un certo punto di alto tradimento, quando disse 'Qui ci sono delle macerie, questo regime è in macerie' e allora proseguì 'sapete che vi dico? Io non sto a difendere le macerie. Io ho il dovere di dare lo scossone perché vada tutte all'aria'. Lui, che da Presidente della Repubblica era obbligato a difendere 'le macerie', diveniva invece quello che dinamitava i palazzi. Lui infatti ci rispetta perché lo denunciammo per altro tradimento, mentre la concezione canonica e comunista del diritto dissero: 'Ma siamo matti? Aprire il processo al Presidente della Repubblica?'. Con il loro esperto costituzionale, allora per il Pci era Cardia, ricordo che non permisero nemmeno che venisse iscritto all'ordine del giorno”. “Adesso abbiamo un Presidente della Repubblica che dopo tre settennati subentra e fa il presidente”. “Io credo che un Presidente che ad un tratto decidesse di farlo come Einaudi, creerebbe legittimamente una situazione nella quale una marea di giuristi direbbero 'tradisce la costituzione materiale'. In qualche misura io stesso forse avrei scelto la linea che ha scelto manifestamente Napolitano”, quella di rivolgersi inizialmente al Parlamento, ai suoi elettori, e non ai cittadini. “Oggi è tutto cambiato: lui deve intervenire tutti i giorni, su tutte le cose che la sua sensibilità – la migliore rispetto ai predecessori – lo porta a ritenere di essere tutore della legalità, rivolgendosi direttamente al paese. Se tutto questo diventa costituzione materiale, da legislatori dobbiamo stabilire un minimo d'equilibrio”. “E allora viene fuori che sono 10 anni che avviene la moral suasion, perché a questo punto viene attributo – addirittura con il nome – uno strumento istituzionale che, se esiste, il Presidente ha l'obbligo di usarlo: quello di intervenire lì dove – dinanzi a fatti enormi - la costituzione materiale non dice nulla. Il potere enorme dei partiti, dei sindacati, di disporre di quattrini...E' una concezione statalista dello stato, una concezione colabrodo”. “La moral suasion è libera di essere fatta anche nel silenzio. Entriamo quindi in una visione del funzionamento delle istituzioni nel quale recuperiamo quella intuizione che faceva salva la concezione dell'Europa continentale di un capo dello stato che non governa ma è tutore di qualcosa. E lo fa attraverso il consiglio, gli interventi in parlamento, non chiacchiera tutti i giorni su tutto”.
    18:08 Durata: 14 min 50 sec
  • L'idea di un'assemblea dei mille per concepire il nuovo possibile. La logica pacifera del Satyagraha e del manifesto “dalla Sinagoga di Firenze”. “Sono convinto che abbiamo idee ed un contesto culturale-ideale storicamente attualissimo, come non appariva quello di Ventotene”.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    La proposta di una assemblea dei mille. “E' sempre stato qualcosa di straordinario, chiamato a dare la parola ad una congiuntura. Qui per la verità mi vengono un migliaio di pensieri in 24 ore. Oggi ho detto che forse, nell'attuale situazione, avendo insistito che io continuo a vedere e governare - nella parte che mi può riguardare – l'attuale congiuntura politica da partigiano anti-sistema ed anti-potere, ho detto che noi abbiamo la capacità, il privilegio e l'obbligo di farlo utilizzando la legalità”. “E' chiaro che siamo in una situazione nuova, quella di un decennio in più di non-democrazia. Quella di un Partito Democratico che nasce e si ritiene costretto, spero facendo finta di niente, di fare a meno di organi dirigenti; è espressione di uno stato in cui la legalità è assente”. “Quindi - come sempre - la ricerca di concepire un nuovo possibile, piuttosto che raschiare il fondo della botte del vecchio possibile come stanno facendo gli altri, è quello che dobbiamo tentare quasi per riflesso o per DNA”. La telefonata del Rabbino Capo di Firenze, Levi. “Dopo tanto che non lo sentivo, gli ho chiesto – avendo degli scrupoli dopo tanto che non gli parlavo - se potessi continuare a chiamare l'appello del Satyagraha il Manifesto-appello 'dalla sinagoga di Firenze'. Lui mi ha detto: 'ma certo, spero di rivederlo prestissimo'”. La logica pacifera e non pacifista dietro questa iniziativa. “C'è un popolo nei confronti del quale siamo colpevoli di inadeguatezza e di chiusura nazionale, nazionalista. In 8 anni per due volti i sondaggi ci dicono che il popolo israeliano è per la fusione con l'Europa, con tutta la sua classe dirigente contro. E noi non riusciamo a fare nulla? Come è possibile?”. “Oltre questo, è forza della verità, amore della verità. Allora abbiamo iniziato a lavorare con una ipotesi: che si accerti su quello che è accaduto nella vicenda irachena, alla luce di quanto ha detto Aznar e di quanto non ha detto Berlusconi”. “Sono convinto che abbiamo idee ed un contesto culturale-ideale storicamente attualissimo, come non appariva quello di Ventotene. Quel testo è attualissimo per il Kosovo, per la questione Tibet e per affrontare il mondo per come ci si presenta”.
    18:23 Durata: 16 min 35 sec
  • I risultati possibili delle prossime elezioni e l'importanza dei temi economici.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    I possibili risultati delle prossime elezioni. “Comunque c'è una cosa da tenere presente: non sono liberi di combattersi se non nell'ambito di una sorta di una sorta di concordia discors. Tra loro non si colpiranno a morte, di sicuro, in queste elezioni. Dunque è difficile fare previsioni”. L'importanza dei temi economici, “legati enormemente ad un lavoro anche giuridico”. “Ichino è davvero il simbolo, perché me lo ricordo seduto accanto a noi tra i banchi del PCI. So quante volte abbiamo sentito, grazie a Paolo Mieli e al Corriere della Sera, che ha reso studiosi di estrazione anche comunista dei fondisti per la borghesia, la loro voce. Una risposta culturale in questo senso egemone. Ma dove non c'è democrazia, o ci sono gli esperti ed i consiglieri per il sovrano – come Ferrara -, o altrimenti diventa un elemento di divorzio sociologico tra il potere economico economico stabilito ed auto-conservatore” e la cultura stessa. “Ancora una volta si metteranno in lista degli imprenditori: dovrebbero apprendere una cosa da noi. Quando noi siamo andati alle elezioni con Leonardo Sciascia, con Tortora e gli altri, noi li abbiamo messi capo-lista e non nelle posizioni degli intellettuali”. “Questo mi fa pensare quanto siano in ritardo. Ora Veltroni parla anche di 'lavoratore-imprenditore' e quindi, dopo averlo sentito da me per anni, lo dovrai sentire pure da lui”. Il federalismo dei radicali. Le contraddizioni all'interno delle due coalizioni.
    18:39 Durata: 20 min 52 sec
  • L'appello: "Sono radicale anch'io".

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    “Ma in questo momento “sono radicale anche io”, non è il momento possibile per tanti per troppi? Noi diciamo “aiuto” e credo che abbiamo dimostrato di non dire 'al lupo! al lupo!', 'aiuto! aiuto!', se non quando siamo capaci di far tesoro di quel che è, e ci è, di aiuto e di volontà d'aiuto”.
    19:00 Durata: 47 sec