11 MAG 2008
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - RADIO - 16:22 Durata: 1 ora 51 min
Scheda a cura di Guido Mesiti
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 11 maggio 2008 , condotta da Massimo Bordin che in questa puntata ha ospitato Massimo Bordin (direttore di Radio Radicale), Marco Pannella (parlamentare europeo, Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Politica.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 1 ora e 51 minuti.

La rubrica e' disponibile anche in versione audio.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    Il nuovo governo, il governo ombra ed Emma Bonino vice-Presidente del Senato. La situazione a sette giorni da Chianciano. L'intervista di Marco Pannella a Repubblica.
    16:22 Durata: 49 sec
  • Dall''Amore Civile' all'Assemblea dei Mille, dalle proposte economiche liberali all'antiproibizionismo: “una centralità radicale”. “Ci troviamo a sapere che fare di ciò che siamo riusciti a conquistare con l’intransigenza della nostra linea, difendendo la nostra singolarità, ma senza cedere a timori di immagine”.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Una panoramica dell'attualità radicale a 7 giorni da Chianciano. “Da Radio Radicale abbiamo sentito questa importante iniziativa, di area radicale, sull’'amore civile', con interventi importanti. Poi ci sono altre cose: Guido Gentili ha informato, sul 24Ore, del deposito da parte nostra di una serie importante di pdl, quelle del settembre scorso, di carattere nettamente liberale e riformatore”. “Questo è importante perché nemmeno da Guido Gentili, quando nel settembre scorso producemmo tale qualità e quantità di proposte riformatrici, riuscimmo mai ad averne menzione e questo può essere un indice”. “Poi, ancora, domani c’è Giorgiana Masi, e temo che non ci sarà la concorrenza che ci è stata altre volte. Temo che saremo quasi soli. Lo dico così lo evitiamo. Ci saranno 11 parlamentari radicali, incluso Marco Cappato e me stesso, per una iniziativa che non può ridursi a mera celebrazione. Chiederò di nuovo una cosa che apparentemente non c’entra: una commissione di inchiesta sull’assassino del Generale Mino. Ci sono molti cadaveri nell’armadio cui stranamente, da nessuna parte, si cerca poi di dargli onorata sepoltura, quella della verità”. “Quello che sta accadendo – mi pare in modo patente - vede una centralità radicale, come impostazione, che torna a manifestarsi in maniera più evidente, anche attraverso un fatto: come atmosfera, qualità, numero di persone, la nostra iniziativa a Chianciano è stata un segno di vitalità che riprende”. Il dibattito nella sinistra arcobaleno. “Sui Verdi non abbiamo potuto sapere quasi nulla, sotto forma di documento. Poi certo ci sono state le interviste. Proprio i Verdi mantengono questa segretezza delle riunioni degli organi direttivi, che non comprendiamo”. “Il vertice non vuole che il mondo Verde possa, lui per primo, orientarsi tra diverse ipotesi che vi sono”. “Il maturarsi di questioni internazionali, che chiamano in causa nostre analisi e visioni politiche: il Medio-Oriente, ma anche la Cina e la questione tibetana e non solo; in Vietnam abbiamo motivi di grosse preoccupazioni”. “E poi la coincidenza, con la nascita di una associazione anti-probizionista a Chianciano, di un tema che mi pare debba ritornare di iniziativa italiana, ma che continua a rimanere ignorato – non casualmente – in America Latina ma anche in Oriente. Leggere le questioni del Sud Est asiatico”. “Ci troviamo – non solo psicologicamente - a sapere che fare di quello che siamo riusciti anche a conquistare con l’intransigenza della nostra linea, difendendo la nostra singolarità, ma senza cedere a timori di immagine. Senza cedere al problema che ha rappresentato per tanti una catastrofe, quello dell’identità”. “Noi siamo un'etnia, nostro malgrado. Lo siamo dopo decenni di discriminazione. Ma la nostra identità è affidata al vissuto di un paese. Del paese nella sua interezza: per esempio nei comportamenti di Bertinotti nei nostri confronti, dell’attenzione che continua ad evocare ad una parte, ma dall’altra della informazione. Io questa sera, credo per un totale di 5 minuti di presenza su La7, farò 4 ore di spostamenti, perché non ritengo di avere il diritto di rinunciare anche a queste pillole per le quali sono grato. Perché mai è stata tale – se andiamo a vederlo in modo pedante - la perfezione della rimozione dell’immagine, anche in quelle squallide sedie dei telegiornali. Vado e credo che anche martedì mattina, grazie alla lettura dei quotidiani della Rai, sono invitato da Corradino Mineo per tentare di dire due cose che credo doverose di dover dire”.
    16:23 Durata: 10 min 31 sec
  • A fronte delle tante e fallite costituenti di partiti “c’è qualche considerazione di ordine generale di scienza politica da fare. Il tipo di partito della 'doppia tessera' ha un valore, nella analisi delle articolazioni storiche della democrazia: è quello della dissacrazione della tessera, quindi della dissacrazione del partito” verticistico e burocratico che in Italia ha storicamente fallito. “L'apparente friabilità libertaria” radicale che dura da 50 anni.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Dall’iniziativa di Chianciano al rapporto dei radicali con il PD. L’intervista a Repubblica e “quel maledetto vizio, che Repubblica ha donato alla stampa italiana, di mettere tra virgolette parole non corrispondenti a quelle dette. E quindi mi pare è venuto fuori che io al PD contrapporrei un cantiere nuovo. Semmai la mia risposta è che nella riflessione che da due anni stanno facendo, con una costituente di nuovi partiti che continua da tempo, c’è qualche considerazione di ordine generale di scienza politica da fare. Il tipo di partito della 'doppia tessera' ha un valore, nella analisi delle articolazioni storiche della democrazia: è quello della dissacrazione della tessera, quindi della dissacrazione del partito, quindi della dissacrazione del ricorso a un momento o burocratico, comunque verticistico, o giacobino, leninista o quello che sia, che ha fallito nel porsi il problema dello Stato e della democrazia. Utilmente dovremmo riflettere: visto che adesso tutti – anche i più rivoluzionisti - parlano di ‘stato di diritto’ come valore, poi però non ne traggono nessuna conseguenza nemmeno ideologica di revisione”, allora tanto più occorre guardare a “questa realtà, dopo 54 anni che esiste – ed anche questo ha un suo valore - di una esistenza così esposta e marginale, nemmeno minoritaria ma etnicamente estranea”. Con una sua “natura, da una parte confermata attraverso il fatto che non ci sono delegati ai congressi”, dall'altra attraverso il suo assetto federativo. “In un’unica sede, il cui mutuo continuiamo a rimandare di dieci anni in dieci anni”, si riuniscono tutti gli organi direttivi dei diversi soggetti radicali. La stessa vicenda della sede, con la differenza marcata rispetto agli altri partiti, ha una sua rilevanza. “Riflettendo una volta sulla figura di Pannunzio, mi accorsi che il fatto che ci si riunisse nei caffè – che appariva cosettina mondana – era invece già una diffidenza profonda dinnanzi al ‘partito-avere’, al partito con la sede, come già tutti gli altri erano”. “Noi oggi abbiamo problemi immensi di sopravvivenza, perché tanto più la crisi degli altri, del parastato, è grave, tanto più questi tentano di risolverla aumentando la loro caratteristica di ‘partiti di averi’: aumentano i soldi che si danno, aumentano...”. “Mi sento di dire che attraverso l’esistenza della radio, io spero che prima delle ferie estive maturi una riflessione seria e costruttiva sulla base di proposte. Le costituenti di destra, di sinistra, il dibattito in corso: è o no l’ora di porre il problema che il carattere monotessera per il partito non deve esserci, che è una cattiva partenza, che non serve a nessuno?”. “Che l'apparente friabilità libertaria dura da oltre 50 anni, in una crisi che è continua e quindi di crescita, visto che produce la sopravvivenza in condizioni ambientali – nessuno lo negherà – molto favorevoli”. Il dibattito tra Veltroni e D'Alema sulla forma del PD. “Mi viene in mente che io molti decenni fa, e continuo a ritenerlo, dissi che i cugini di sangue dei nonviolenti sono i violenti e non gli indifferenti. Perché ho sempre detto che c’è un piccola differenza: entrambi sanno che occorre dare corpo alle cose in cui si crede, solo che i violenti hanno il vizietto di pensare che questo corpo sia quello morto del nemico e non quello proprio. Allora oggi direi che la posizione più vicina, se venisse fuori anche dal dibattito interno a Rifondazione, Comunisti Italiani e cosi via, sarebbe meno lontana della imprecisione, inconsistenza, inesistenza delle regole che invece caratterizza Veltroni”. Quest'ultimo “mi pare sia un sincretista; fa la sintesi di tutto quanto: ti dà l’1% di libertarietà, l'1% di giacobinità...e poi si perde. Perché a 1%, prima di arrivare ad un significativo 25% di qualcosa, ce ne vuole. Non ci arrivi, ed è quello che sta accadendo”. “Io non contrappongo al PD il cantiere che mi attribuisce Repubblica, ma dico una cosa diversa: che noi siamo da 50 anni un cantiere con un minimo di regole che ne tutelano i connotati”. “E’ vero che questo è quello che è stato Chianciano. Era un cantiere che si contrapponeva? No, piuttosto abbiamo fatto un fischio e abbiamo detto: tutti quelli che hanno perso, invece di leccarsi le ferite, e quelli che hanno vinto, invece di urlare la loro gioia, riflettano un po’ insieme, dialoghino pubblicamente”. “Quello che mi pare molto importante è che, mentre io sottolineo il dibattito in primo luogo con i compagni della Sinistra Arcobaleno, continuo ad essere quello che in tutti questi anni non ha smesso di ricordare che non è vero che tutti i socialisti stanno a sinistra. Ma che ci sono dei socialisti, dei laici, dei liberali anche dall’altra parte. Nel PDL, oggi, ci sono più di 25 deputati di anagrafe socialista. Parlo bene di anagrafe, per cui è incluso pure Cicchitto”. L'appuntamento a Montesilvano (Pescara) dei liberali del centro-destra.
    16:34 Durata: 16 min
  • “I capaci davvero di tutto iniziano a dire che i miracoli non li possono fare”. “Sicuramente continuano le conseguenze di quel 2006 sui cui insisto testardamente: quello che avrebbe fatto di quella legislatura un fatto – alla fine – quasi rivoluzionario, di crisi dell’assetto esistente”. Come prendono le decisioni al Loft: “non si può andare avanti così”.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Il nuovo governo Berlusconi; la linea di Tremonti e quella di Sacconi e Brunetta. “Va ricordato che la famosa riforma Maroni dell’età pensionistica non l’hanno mai voluta veramente, programmando che scattasse dopo 10 anni”. “Berlusconi adesso ha capito che ‘essere impopolari per non essere antipopolari’ - un vecchio slogan nostro - è qualcosa che comincia a far dare, anche in termini d’opinione pubblica, una lettura della impopolarità di Prodi. E quindi ha subito detto: ‘Faremo cose impopolari’. Per un uomo come lui, che ha sempre inseguito i sondaggi e le popolarità a buon mercato, è una crescita seria”. L'analisi radicale negli anni: “i capaci davvero di tutto e i buoni a niente: i capaci davvero di tutto iniziano a dire che i miracoli non li possono fare”; “e questi altri, buoni a niente, che invece non hanno timore – come mi pare non ce l'ha Bersani o Ichino -”, dimostra che “sicuramente continuano le conseguenze di quel 2006 sui cui insisto testardamente: quello che avrebbe fatto di quella legislatura un fatto – alla fine – quasi rivoluzionario, di crisi dell’assetto esistente, in qualche misura continua, se si sa guardarlo con attenzione”. Il primo governo ombra e l’invenzione radicale, in Italia, nella seconda metà degli anni 70. “La stampa invece ha ricordato che io l’ho proposto anche a Berlusconi nel ’95, nei confronti del Governo Dini. Non lo ricordavo”. Il governo ombra di Occhetto. L’intervista di Bersani e la ‘ricchezza’ di avere il contributo ‘di radicali e Binetti’. “Se sono segnali, purtroppo sono altro che in fil di fumo. Ci sono alcuni fil di fumo che hanno il tempo di salire, altri di cui nessuno di accorge. Mi pare tutto molto tenue. E pure la tendenza di Bersani a non assumere mai decisioni precise con un minimo di durezza, è cosa da constatare. Può anche essere un pregio, ma è quello che poi accaduto con le ‘lenzuolate Bersani’”. La vicepresidenza del Senato alla Bonino ed il modo in cui è nata. “Abbiamo letto sui giornali, e soprattutto Maria Antonietta Farina Coscioni, che lei sarebbe dovuta divenire una tra i ministri ombra. Perché al Loft fanno così: loro decidono tutto e te lo fanno sapere. Ma è possibile? Che valore hanno? Sono improvvisazioni di metodo”. “Emma lo ha detto” agli esponenti del PD: “‘proprio per la serietà che voi ci riconoscete, noi invece chiedevamo di avere due segretari di Presidenza’. Ci hanno risposto come sempre: ‘Ormai abbiamo deciso e scoppierebbe un casino’, poi ci sarebbe stato il casino Di Pietro. Emma ha detto: ‘Grazie, ma...’. Va anche detto che non si può andare avanti così, a maggior ragione se fanno così anche per le cose del loro partito”. “Questi due minimi esempi, il ministro ombra e la vice presidenza, ma potrei farne altri 4 o 5 sembrano far capire che non si corregga nemmeno per un minimo il tutto e continui il vecchio riflesso”. Il nuovo rapporto con i radicali: “La novità è che oggi c’è un rapporto di dialogo, di volontà, di collaborazione seria tra due soggetti politici, noi radicali ed il PD”.
    16:50 Durata: 12 min 6 sec
  • “Non va sottovalutato il dibattito che può apparire soprattutto culturale, ma invece ha una pregnanza, una urgenza politica, sull’Amore Civile”; la continuità con il cammino radicale e socialista (ruolo di Frasca), “la freschezza e la ricchezza di perfezionamenti a 25 anni di distanza”. Indulto, amnistia e riforma della giustizia.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Il dibattito all’interno di Rifondazione e quello a porte chiuse dei Verdi. “Io ho sentito gli interventi di Luigi Manconi, tre giorni fa a Radio Radicale e poi sabato alla riunione sull’Amore Civile: sono due interventi di contenuto forte, strategico e formalmente – non solo rispettosi – ma creativi dell’atmosfera e dei luoghi in cui questi discorsi sono stati fatti, cioè quelli dell’esperimento radicale, di patrimonio del quale tutti possano interessarsi. Noi ambiamo ad essere ‘occupati’ da altri dagli ‘occupanti del territorio’ che sono il regime”. “Non va sottovalutato il dibattito che può apparire soprattutto culturale, ma invece ha una pregnanza, una urgenza politica, sull’Amore Civile, con l’apporto in particolare di giuristi come De Filippis ed altri. Non a casa riprendendo quel cammino nostro, quello per cui io continuo a dire che è colpa di Basaglia per quello schifo di chiusura dei matrimoni; noi, come è noto, votammo contro quelle legge per come fu fatta. Ma vi sono pure altre cose del genere: la riforma del diritto di famiglia. E qui voglio cercare un nome, visto che noi citiamo sempre Loris Fortuna: c’era un presidente socialista della commissione Sanità della Camera dei Deputati, alla cui collaborazione intensa - per un anno possiamo - ricondurre il comune merito per la riforma del diritto di famiglia, la riforma sulla droga e i passi che resero possibile poi di avviarsi sulla strada del referendum sui manicomi”. “E quindi io voglio cercare il socialista Frasca: io sono il testimone attendibile del fatto che senza la la sua determinazione, la sua capacità e la sua intelligenza anche parlamentari, noi forse non avremmo avuto queste importantissime riforme”. Nell'ambito di Amore Civile, “temi ripresi con una freschezza ed una ricchezza di perfezionamenti, dopo 25 anni, che vanno dal divorzio breve alla individuazione delle responsabilità di genere. Interessante pure il fatto che, invitato un po’ in maniera superficiale, Massimo Fagioli sia venuto a dare la sua opinione diversa, ma con l'umiltà di chi è forte. Un sasso nello stagno nostro, ma noi abbiamo bisogno di sassi, anche se non siamo stagni”. Dagli anni ’70 all'opposto clima di oggi; in Rifondazione c'è chi parla di ‘riflesso securitario’. “Oggi c’è una situazione tipo ’68. Allora il ’68 era tutto e noi non esistevamo, poi dopo siamo venuti con divorzio, aborto, obiezione di coscienza e tutte quelle cose concrete. Adesso la 'deriva securitaria' trova tra i suoi alfieri Mario Capanna”. “Ed è vero che c’è quella componente – evocata spesso da Sofri - del 68ismo o del 77ismo, quella che pur accettando le cose poi però diceva 'sono cose piccolo borghesi'”. “Quindi, quando sento di queste cose, mi viene da sorridere”. La battaglia dell'indulto alla luce di questa deriva: “E' stato un tragico errore far presentare l'indulto, i suoi effetti e le sue ragioni, in situazioni di monopolio, al nemico dell'indulto. E non è un caso. Cosa è accaduto? Per una volta di più il ceto dirigente della sinistra è stato coinvolto da noi. (E quella è la tesi un po' di Socci, che dice che noi abbiamo sempre mosso Senatori a vita, ex Presidenti della Repubblica, premi Nobel, tanto è vero che Giuliano Ferrara ha imparato questa lezione da Socci e prova a riproporla all'ONU). E quindi da una parte abbiamo avuto il massimo di dignità di presentazione e di richiesta dell'indulto da parte della sinistra 'importante' a livello di immagine. Napolitano, Cossutta, D'Alema, Veltroni...dopodiché però hanno provato a farsi 'perdonare' per questa cosa. E queste sono le contraddizioni per le quali già 10 anni fa ci si accorgeva che la classe operaia di Sesto San Giovanni votava tutta per la Lega”. “Non ci hanno mai dato la parola: noi dicevamo che l'indulto senza amnistia poteva essere un guaio. Perché indulto più amnistia significava riforma della giustizia, era una cosa che riguardava non più i detenuti ma i magistrati; faceva sì, con l'amnistia, che si potesse in modo serio ridurre da 10 a 3 milioni i dossier che i magistrati dovevano svolgere e portare al termine. E invece nulla. Perché, lo ripeto, anche in quella campagna non ci hanno mai dato la parola”. La riforma della giustizia: non solo separazione delle carriere. “Il fatto che i magistrati facciano tutti i mestieri del mondo. Porre oggi il problema degli incarichi credo sia oggi più costoso per loro. Che il Ministero di Via Arenula fosse cosa loro è patente ed evidente”.
    17:02 Durata: 20 min 47 sec
  • M.O.: “Occorre fondare la difesa della pace e del buon diritto sul rispetto della legalità dell'ONU, cioè sui diritti civili e politici che sono conferiti storicamente – ormai da una massa enorme di convenzioni – alla donna e all'uomo per il solo fatto di essere tali”. “Il popolo israeliano non deve sapere di essere, secondo i sondaggi, in modo massiccio convinto, vitalmente, che il problema è quello che noi poniamo all'Europa, a loro e a noi stessi”.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    L'attualità in Medio Oriente: dalle polemiche su Israele al Salone del Libro di Torino al conflitto in Libano. “Questo terzismo ideologico, nel quale l'ideologia generale è quella del mettere d'accordo l'assassino e l'assassinato, l'aggredito e l'aggressore, è posizione un po' veltroniana”. “Questo sta provocando dei disastri di politica internazionale, e qui riviene fuori la convinzione che è alla base del documento di quasi due anni fa, il Manifesto dalla Sinagoga di Firenze: occorre fondare la difesa della pace e del buon diritto sul rispetto della legalità dell'ONU, cioè sui diritti civili e politici che sono conferiti storicamente – ormai da una massa enorme di convenzioni, di dichiarazioni – alla donna e all'uomo per il solo fatto di essere tali. Diritti naturali e storicamente acquisiti e che non sono minimamente difesi, nemmeno ideologicamente, dall'ONU: tutto quanto è velleitario, è buonismo. C'è l'aggressore e l'aggredito e si va in loco per vedere di far ragionare un po' di più l'aggressore e l'aggredito. In Darfur è questo. Ed in Medio Oriente è questo”. “Ora dovremo dare seguito. E vorrei che fosse possibile che nella sinistra cosiddetta radicale qualcuno si accorgesse; Salvi ha firmato l'appello dalla Sinagoga di Firenze. E' necessario mutare la situazione strutturale. La struttura medio orientale produce oggi guerra e pericoli di guerra. E c’è un mutamento della struttura che io ritengo essere doveroso, perché voluto malgrado una realtà quasi italiana rispetto al popolo che non è mai informato né dalla Rai né da Mediaset: il popolo israeliano è per l'ingresso in Europa. In condizioni pure inaudite”. “Non si deve parlare di questa storia. Il popolo israeliano non deve sapere di essere, secondo i sondaggi, in modo massiccio convinto, vitalmente, che il problema è quello che noi poniamo all'Europa, a loro e a noi stessi”. Le difficoltà in tutti gli stati nazionali dell'area. “La riforma di struttura è quella: una democrazia – secondo il diritto ONU - dalla frontiera siriana, dal Libano quindi, passando per la Giordania, fino all’Egitto, incluso o no. Ma Israele, Palestina, Libano e Giordania da subito. Anche perché il 70% dei giordani sono palestinesi”. “Possibile allora che le uniche cose che noi sentiamo sono le polemiche contro le atrocità israeliane contro Hezbollah, Hamas, o le donne ed i bambini di Gaza? E’ cosa desolante, nauseante. Sono gli stessi che a malapena si accorsero della potenzialità di Iraq Libero. Diciamolo pure: se queste componenti della sinistra pro-palestinese, per dire anti-americana, anti-israeliana, fossero stati un po’ più coinvolte, forse l’esilio lo avremmo ottenuto”. Il ruolo della comunità ebraica. “Io non ritengo che la Comunità romana abbia un destino di leadership o di intelligenza politica in tutte le circostanze. Ho detto in passato, con l’amore che tutti sanno e conosco: in fondo nel 1870 abbiamo liberato una Roma di 70.000 abitanti; preti, suore e il ghetto. Che era lì prima delle novità del '900. Quindi gli unici romani sono gli ebrei e l'ho detto quando dirlo non era scontato. Poi mi sono dovuto ricordare – e l’ho detto in una maratona oratoria – che se è vero che questa comunità ebraica è l’unica continuità romana, poi abbiamo pure 'capitale corrotta, nazionale infetta'. Non vorrei – lo dissi – che qualora la destra divenisse pro-israliana, accada lo stesso che accade con la sinistra, pur essendo essa anti-israeliana. Che è un po' quello che sta accadendo”. “Il dibattito sarebbe anche con gli storici. Quello che voglio capire: dopo tutto questo casino che viene fuori dopo la fiera del libro, è che le cose non mi sembrano molto chiare. Tra i manifestanti incriminati, c’era anche un intellettuale israeliano con un cartello: ‘Non voglio Israele assassina’. Poi ho letto alcune dichiarazioni: credo che non conosca la nostra posizione”. La necessità di informare su questa iniziativa radicale. “Io ho informato da mesi di avere una esigenza. Di andare una volta da Fabio Fazio. Sento la necessità di dire ad un milione di persone qualcosa, altrimenti rimaniamo nel ghetto dorato di Radio Radicale. Non ci sono riuscito”. “Io sento vitalmente la cosa; perché anche deputati eletti e nominati, i vertici dei partiti, sapranno questo, le nostre posizioni, quando da cittadini-oggetto dell'informazione televisiva saranno raggiunti da questo. E' così, è un problema delle strutture di comunicazione. E così si spiega come per 20-30 anni la Rai tv sia stata apertissima alla Rifondazione Comunista e parallelamente chiusissima rispetto alle riforme radicali”. “Ed è un dramma: come ha detto Umar Khanbiev, come ha detto il Sindaco di Sarajevo e Kok Ksor, se non c'è informazione nostra sono loro che pagano”.
    17:22 Durata: 25 min 18 sec
  • Grillo, Travaglio, Santoro: “Non sono fortissimi perché, nei nostri confronti, loro sono bravi tanto quanto i loro nemici”. “Il problema di Grillo, di Santoro è che Staderini una volta o due andava bene, il materiale di Turco andava bene, ma la parola ‘radicale’ è bandita”.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Travaglio, Grillo: ancora sulla questione informazione. “Dicono che noi facciamo il lamento radicale. Noi in realtà stiamo spiegando a coloro che la vivono sempre di più, la progressione della malattia della società della quale si dolgono”. “Non sono fortissimi perché, nei nostri confronti, loro sono bravi tanto quanto i loro nemici. Se loro commettono 'l’errore' di dire ‘i referendum’ di Grillo, o le altre cose, stai tranquillo che allora tutto ciò non si verifica più. Perché Santoro è abbastanza intelligente da sapere questo. Eravamo gli unici che gli facevano critiche giuste e non dovute alla difesa di coloro che lui fingeva di attaccare. Io mi auguro che poi all’interno anche della maggioranza, questa maggiore consapevolezza della situazione venga fuori”. “Il problema di Grillo, di Santoro è che Staderini una volta o due andava bene, il materiale di Turco andava bene, ma la parola ‘radicale’ è bandita”. “Gli manca quella attendibilità morale, di tensione, che noi ci portiamo dietro”.
    17:48 Durata: 10 min 55 sec
  • “Quando parliamo della situazione medio-orientale, vorrei ricordare che sono assolutamente convinto si debba arrivare a cifrare, individuare, possibili donatori per un preventivo piano Marshall pro-palestinesi. E’ l’elemento fondamentale. Questa è una popolazione martire della situazione”.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    “Quando parliamo della situazione medio-orientale, vorrei ricordare che di una cosa sono assolutamente convinto ed è quella di arrivare a cifrare, individuare, possibili donatori per un preventivo piano Marshall pro-Palestina. E’ l’elemento fondamentale. Questa è una popolazione martire della situazione. Dire solo di Israele è un errore perché non fa comprendere. C’è un concorso di fatti per il quale da quattro generazioni questi palestinesi sono vittime secondo il diritto. E così si torna alla questione dell’obbligo di intervento. Il problema vero è che occorre un intervento che possa rappresentare una cosa senza precedenti per acquisire tecnologicamente la capacità di riparare situazioni che siano repellenti e contrarie al diritto umano vigente. Se hai gente che – per motivi vari – è tenuta al di fuori del vivere civile, non è un problema di un prima e dopo cronologico, ma di contestualità”. “Se tu proponi alle popolazioni, concretamente, il fatto che democrazia vuol dire questo. Se lo stato smette di essere a sovranità nazionale assoluta, vuol dire che le regole che regolano il territorio palestinese o israeliano possono essere lo stesso”. “E' difficilissimo, ma molto meno difficile che continuare come si è fatto fino ad oggi”. I passi avanti sulla Palestina e sul problema Israele da parte della sinistra. “Come posizioni. Ma dalle posizioni devono passare alla lotta, all'obiettivo, alla proposta. Altrimenti per 50 anni avranno la posizione migliore - Fausto ha una posizione ottima - ma resta lì senza nessuna conseguenza pratica”. “Una sfida vitale per i radicali, altrimenti ci rimettiamo la pelle tutti quanti, e parlo in termini di generazioni”.
    17:59 Durata: 10 min 45 sec
  • Conclusioni e appuntamenti della settimana

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Le prime ore di attività radicale in Parlamento. “In queste ore c’è un lavoro, che io ignoro, per vedere, da martedì, quali interrogazioni presentare d’urgenza, che altre iniziative possono essere prese”. Un fronte liberale nel centro-destra. “La lotta partigiana, corsara, se ha obiettivi che non sono solo reazionari – siano essi di sinistra o di destra – deve guardare anche a questo”. L'appuntamento a La7 al programma di Crozza.
    18:09 Durata: 4 min 5 sec