25 MAG 2008
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - Radio - 17:12 Durata: 2 ore 3 min
Scheda a cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 25 maggio 2008 , condotta da Massimo Bordin che in questa puntata ha ospitato Marco Pannella (parlamentare europeo, Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa), Massimo Bordin (direttore di Radio Radicale).

Tra gli argomenti discussi: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 2 ore e 3 minuti.

La rubrica e' disponibile anche in versione audio.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    Le iniziative di Marco Pannella nel fine settimana: il convegno sul Medio Oriente in Puglia e l'iniziativa a Francavilla Fontana. La riunione sul dopo-Chianciano. Il primo Consiglio dei Ministri ed il pacchetto-sicurezza. La battaglia 'politico-culturale': "La questua" di Curzio Maltese - scritto con la collaborazione di Maurizio Turco-; La recensione di Ceccarelli del libro di De Lucia sulla terza pagina di Repubblica. Le elezioni in Libano
    17:12 Durata: 2 min 20 sec
  • Le elezioni in Libano: La comunità internazionale ha avuto il solito atteggiamento da Monaco. E’ stato premiato il generale che ha dato una manifestazione di slealtà rispetto al governo Sinora ed ha mediato con Hezbollah.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Il giuramento di Michel Suleiman. E’ stato premiato il generale che avendo dato una manifestazione di slealtà rispetto al governo Sinora e facendo il mediatore con Hezbollah è stato finalmente nominato. Le trattative lì sono tra 'partito degli assassini' e 'partito degli assassinati'; nei confronti dei quali tutta la diplomazia ha voluto - con atteggiamento da Monaco - il compromesso. Oggi il compromesso vede premiato Suleiman che ha tradito da pochi giorni il governo. Le corrispondenze di Fiamma Nirenstein e Ada Pagliarulo. “Noi forniamo, come Radio Radicale, questa informazione che è di prima mano e che poi integriamo con altre fonti. È una situazione - come quella di Israele - che può comportare nelle prossime due-quattro settimane delle novità importanti
    17:14 Durata: 4 min 5 sec
  • Il seguito della lettura di Chianciano e la riunione con gli esponenti della sinistra. C’era sicuramente la disponibilità di creare un coordinamento tra noi; si è stabilito, per prudenza e serietà, di stabilirlo se mai entro la metà di giugno. Acquisita la volontà, per chi anche non è stato o non è in condizioni di doppia tessera radicale, di compiere comunque questo passo

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Il dopo-Chianciano. Forse potrei dire che emerge, da Chianciano, una possibile lettura diversa da quella da noi stessi vissuta ed applaudita. Oggi era una riunione che, in mezzo al tanto da fare, Mauro Del Bue ha convocato attraverso le telefonate e gli incontri possibili. A questa riunione c’era da Enzo Marzo a Folena, a compagni autorevoli di Rifondazione già intervenuti a Chianciano, a Manconi, Salvi, Pasqualina Napoletano, Tranfaglia. Qual’è questa lettura diversa? Intorno a quel tavolo abbiamo trovato presenze non abituali sul piano ideale - forse - ma non certo sul piano della frequentazione e del lavoro comune. E vivendo le nostre storie, quasi tutti i presenti si sono riconosciuti in un vissuto comune - al di là delle cronache che ci hanno diviso -; riflettendo su questi ultimi 30 anni, è venuto fuori che l’insieme delle doppie tessere che c’erano, dei sostegni all’Associazione Coscioni, a Nessuno Tocchi Caino, a NPSG veniva fuori: ‘siamo qui ed adesso che facciamo?' Del Bue, introducendo il dibattito, ha fatto tre ipotesi: una strategia di nuova forza politica se non da promuovere quantomeno da secondare; una confluenza nella galassia radicale per potenziarla; un lavoro che includesse la galassia ma si ponesse in modo puntuale anche il problema delle altre forze politiche che costituivano la vita di alcuni dei presenti. Abbiamo convenuto che Mauro Del Bue si occuperà di una convocazione effettiva. Vediamo se ciascuno di noi riesce a liberarsi degli impegni domenicali - che molto spesso non sono solo familiari - e riesce a convincere a liberarsene anche 3 o 4 tra suoi compagni. Il 13-14 di giugno, o la settimana precedente, ci riconvochiamo, come seguito della lettura di Chianciano. La proposta di Del Bue di costituire un coordinamento: Quasi l’unanimità degli interventi era d’accordo con il coordinamento. Personalmente ho ritenuto fosse più prudente - essendoci già il coordinamento di uno nostro compagno, Claudio Fava, che ha fatto incontri molti importanti a nome della SD - ho creduto fosse prematuro. 'Non decidiamolo e quindi non annunciamolo'; si è convenuto su questa prudenza. Vediamo se persiste la convinzione dopo esserci rivisti. C’era sicuramente la disponibilità di creare un coordinamento tra noi; si è stabilito, per prudenza e serietà, di stabilirlo se mai entro la metà di giugno. Poi da molte parti è stata data per acquisita questa volontà, per chi anche non è stato o non è in condizioni di doppia tessera radicale, di compiere comunque questo passo; senza che questo significhi la scelta strategica di puntare sulla crescita della galassia radicale come strada principale, ma come il prendere atto di un cammino comune. C’è tutta la maturità e la consapevolezza di chi non ha nessuna voglia di fare scissioni, quali esse siano. (Il fenomeno delle scissioni nei radicali: Come in biologia per i tessuti, da noi costituiscono una forma riproduttiva). Continua l’analisi, il dibattito di Chianciano; il seguito di Chianciano vale la pena proseguirlo, approfondirlo ed in qualche misura esso deve divenire oggetto di una scelta per il futuro
    17:19 Durata: 15 min 2 sec
  • Il dopo-Chianciano ed i rapporti con il PD: Ho trovato che Manconi non avesse affatto torto: noi non possiamo né vogliamo prescindere dalla realtà PD. Il prossimo congresso socialista; la RnP ha rappresentato l'elemento scatenante di una situazione oggi nuova, in Italia

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Il rapporto con il Partito Democratico. L’intervento, al proposito, di Luigi Manconi - sempre nel corso della riunione di domenica -: ‘Mi rendo conto di essere in una situazione nella quale i sentimenti sono altri’, ha detto, ‘ma riconoscendo pure tutte le critiche giuste e necessarie al PD, credo che il Partito Democratico debba essere un punto di riferimento e di contesto. Non possiamo non essere coinvolti - io come appartenente ed i compagni radicali in una posizione diversa -, non possiamo fare l’economia di questa realtà nuova’, ha detto. Io ho trovato che non avesse affatto torto. Noi non possiamo prescindere da, noi non vogliamo. Io personalmente mi ero candidato alla Segreteria di questo partito; ho accettato di fare propaganda per questo partito pur avendo ricevuto un anatema contro per il quale non abbiamo potuto candidarci. Ma malgrado questo credo sia importante che questo monito ci arrivi da Manconi, con la sua autorevolezza e limpidità. Nessuno vedeva la presenza a questa riunione come alternativa all’impegno nei rispettivi partiti. A complicare il tutto c'è anche la pendenza di alcuni congressi: Verdi, Rifondazione, Sinistra Democratica e Partito Socialista. Il leader radicale si sofferma su quest’ultimo: I giovani socialisti sono degli ultrà della Rosa nel Pugno e del dialogo o accomunamento con la galassia radicale. Alla loro mozione subito c'è stata la firma di Mauro Del Bue e poi subito si è aggiunta quella di Lanfranco Turci ed altri, mentre la maggioranza è sulla 'posizione Nencini', che raggruppa coloro che ritengono occorra avere l'iniziativa nei confronti del PD come punto di riferimento operativo immediato, per superare la spaccatura che oggi c'è. Il rapporto con il dibattito sulla RnP. Oggi, grazie agli eventi dal 2006 ad oggi, la crisi della RnP è uno degli elementi che ha cambiato tutto; e quindi da questo punto di vista la RnP sta lì, esiste, non è stata coinvolta nella crisi partitocratica che l'ha bloccata. Anzi, quella posizione anti-Rosa nel Pugno non mi pare abbia una presenza consistente. Mi pare ci sono altri che non avendo più ritenuto adeguato il punto di riferimento RnP, dopo l’esito elettorale della candidatura Boselli, adesso dicono che il PD debba essere il punto di riferimento. La RnP virtualmente resta pronta per tutti quanti, solo che questi compagni socialisti in maggioranza sono indotti dalla loro presenza nelle varie regioni all’interno di formule di governo e di maggioranza che sono maggioritariamente aggregate attorno al potere del PD, a scegliere quest’ultimo come prospettiva immediata. Qui viene fuori che per l’Italia e non solo, dopo il fallimento dei partiti leninisti, giacobini, dei piccoli partiti di massa e di altre formule, la forma partito non esclusivo ma inclusivo, la forma del nessun obbligo alla disciplina, una formula rivoluzionaria che sembrava un assieme di buone intenzioni, oggi tutto ciò si impone e fa riflettere, avendo prodotto il permanere della vitalità del partito che le ha fatte proprie. Non tessera esclusiva, nessun obbligo di centralismo democratico o giacobino per cui gli iscritti devono adeguarsi.... Dai futuri congressi a sinistra possibile che alcuni segmenti di teoria della prassi entrino nel dibattito. Poi il leader radicale insiste: La RnP ha rappresentato l'elemento scatenante di una situazione oggi nuova, in Italia. Se poi ha se poi ha vinto uno o l’altro qui c’entrano i limiti dei buoni a niente e dei capaci di tutto. Noi non abbiamo potuto avere la legislatura, che è stata interrotta. Qui per 8 mesi abbiamo provato ad impedirlo
    17:34 Durata: 16 min 4 sec
  • Gli assetti di questo regime sono profondamente rivoluzionati rispetto a quelli che bastavano due anni fa. Dai privilegi vaticani, al finanziamento pubblico ai partiti, alle spese delle strutture sindacali: all’improvviso nella società viene fuori che coloro che non hanno sicuramente mai dato spazio alle nostre follie oggi all’improvviso il Corriere della Sera, l'Espresso, vengono fuori! Tutto questo lo si regala per il momento a Tonino Di Pietro

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Grazie alla Rosa nel Pugno comunque oggi stiamo discutendo di qualcosa che nel 2006 sarebbe stato inimmaginabile si discutesse. Gli assetti di questo regime sono profondamente rivoluzionati rispetto a quelli che bastavano due anni fa. L’editoriale di Battista sul Corriere di sabato. Che cosa presupponeva quell’articolo? Che 'il compromesso fa parte della moralità della politica. Occorre il nuovo; il nuovo è necessario ma questa parte sdolcinata non basta’. Su quest’ultimo punto abbiamo delle affinità; io dico dal ’77 che il nemico da battere è sempre più quello del monopartitismo imperfetto. Dopo la RnP, c’è forse tentativo di ritornare ad un ‘nuovo equilibrio controriformista’? Certo, ma per costruire questo nuovo equilibrio hanno dovuto fare il bailamme. Questo non è secondario, perché non è detto ci siano riusciti. Adesso bisogna vedere cosa farà questa grande maggioranza di capaci di tutto. Mi pare poi importante sottolineare che contemporaneamente accadono dei fatti: non è solo la campagna elettorale fatta esclusivamente televisivamente con una distribuzione qualitativa e quantitativa di spazi diretti tra Veltroni e Berlusconi - con Veltroni che ha riempito le piazze ed ha vuotato le urne. Contemporaneamente abbiamo "La questua", cioè il libro di Curzio Maltese con il materiale e le lotte di Maurizio Turco ed altri radicali - lanciato da Riotta; ancora contemporaneamente il libro - oggi in terza pagina di Repubblica ‘il Baratto’ di De Lucia che documenta gli accordi e l’accordo ottenuto da Berlusconi con il PCI per stabilire la sua forza politica’. Questo è in terza pagina di Repubblica. 'La Questua' e poi questo che vengono dopo ‘La casta’ e quell’altro libro che riguarda i sindacati. Sul sindacato. Oggi mi sento di affermare che il sindacato incassa almeno un miliardo e mezzo di euro, per 20.000 dipendenti. Sono, per tradurle in lire, 3.000 miliardi di lire. Tutto questo per dire come viviamo un momento in cui - pur con tutti i problemi che stiamo illustrando - all’improvviso nella società viene fuori che coloro che non hanno sicuramente mai dato spazio alle nostre follie (finanziamento pubblico ridistribuito in piazza, i referendum vinti) ma oggi all’improvviso il Corriere della Sera, l'Espresso, vengono fuori! Tutto questo lo si regala per il momento a Tonino Di Pietro, perché è lui che va a parlare, per intesa profonda, come avvenuto per l’indulto. È un paese in una situazione di una complessità senza precedenti. Le idee chiare sono solo quelle che in genere si sono chiarite attraverso un processo formativo nei decenni, paragonabile a quello che dura millenni per la formazione dei minerali più preziosi
    17:50 Durata: 9 min 36 sec
  • I radicali nel biennio '92-'93: L’esito probabile delle situazioni embrionalmente rivoluzionarie è invece il rafforzamento della reazione contro tutto questo. I riformatori hanno questo rischio d'impresa, che è quello della riforma. Le peculiarità del partito della Riforma e dei 'partiti radicali' nella storia

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    I rischi per i radicali. Non c'è rivoluzione riuscita, cioè grande riforma nel nostro linguaggio, che non abbia rischiato...Nel '92-'93 dicevo: ‘In Italia iniziamo a vedere che vi sono sintomi perfino di una possibile evoluzione rivoluzionaria'. E aggiungevo - me ne darai atto -: 'La storia ci insegna che l’esito probabile di queste situazioni embrionalmente rivoluzionarie è invece il rafforzamento della reazione contro tutto questo’. I riformatori hanno questo rischio d'impresa, che è quello della riforma, che può riuscire. Oggi se qualcuno mi dice che la casta, questo sindacato, questo vaticano, che stiamo accumulando nel paese, si possono governare...è più facile che sia più forte ad erigersi a governante di tutto ciò un Di Pietro piuttosto che un Silvio Berlusconi. Il crollo di solidità di Fini, con alcune cadute in piccole cose apparentemente semantiche. Ieri, dopo che già lo aveva detto Ronchi, ha ricordato 'la sovranità assoluta dell'Italia, non esiste l'Europa'. Magari Fini non lo ricorda, era bambino, ma riviene fuori la vecchia posizione del Movimento Sociale. Con i comunisti l’MSI è stato nemico della NATO, dell’America, dell’Europa, mentre fanno parte del dna, del vissuto italiano, i sogni internazionalisti di un paese che ha fornito emigranti per generazioni. Il nostro paese è in ebollizione, in un momento nel quale l'ebollizione è globale. Vedi ritorno d'attualità della battaglia radicale contro la fame nel mondo. '15 anni fa - ci dicono - avreste potuto raccogliere quanto seminato'. Ma scherziamo? Noi, che avevamo 1.000-2.000 iscritti, che avevamo solo le nostre idee. La visibilità di allora? In sei mesi, avendo avuto in sei parlamentari la forza di determinare l'elezione del Presidente della Repubblica, siamo potuti andare un po' in televisione. Abbiamo avuto, per questo fatto, 42.000 iscritti. E subito dopo c'è stata la reazione. Il partito della Riforma è necessariamente, come tutti i partiti radicali della storia, dai Gracchi in poi, un partito di evoluzioni e rivoluzioni sociali che si traducono - quando vanno bene - in riforme politiche che rappresentano non solo il successo degli obiettivi e delle speranze degli oppressi e degli umili, ma anche qualcosa che rappresenta l’interesse di tutte le altre componenti della società, tranne quelle più direttamente riconducibili ad oggettivi interessi di sfruttatori. Noi abbiamo 54 anni di vita; nei primi 14 abbiamo rappresentato - con Il Mondo - una testimonianza ritrovata di continuità ideale. Allora il mondo cattolico e comunista cercavano 'le terze generazioni'; noi rispondemmo allora e non è secondario che la nostra unità non fosse di generazione, perché c'era la consapevolezza che la vera unità è quella di padre in figlio, quella necessaria - antropologicamente - per la vita e l’affermarsi delle grandi idee. Che non sono le rivolte, ma le costruzioni sociali ed antropologiche che riescono anche ad esprimersi in modo coerente come grandi riforme nel mondo. Noi, partitino allora di 10 persone, abbiamo potuto donare la Rosa nel pugno a noi stessi, ma soprattutto abbiamo potuto donare il 'Sole che ride', perché avevamo avuto l'intelligenza di comprendere quali fossero i segnali necessariamente rivoluzionanti, pena la distruzione. Oggi ci ritroviamo: abbiamo avuto uno Stato che ha continuato a cercare di salvarsi scegliendo, come pure Giuliano Amato aveva capito, di essere l’erede dello Stato fascista - tranne le negazioni formali delle libertà - piuttosto che delle intuizioni e dei volere antifascisti ed antitotalitari, cioè del socialismo, del liberalismo e del laicismo. In una realtà nella quale noi viviamo che è il luogo più duro per la riforma e la rivoluzione: non era un caso che avessimo il più forte partito comunista e stalinista dell’occidente, con la nostra piccola penisola che aveva dato il fascismo al mondo e pure ospitato la Contro Riforma, con tutta la diffidenza rispetto alla modernità - anche sociale - che ha comportato. Con tutto ciò siamo riusciti a non essere travolti. C’è un emblema: quando 6 o 7 cretini - Gianfranco Spadaccia, i fratelli Rendi, Angiolo Bandinelli e anch’io - realizzando quello che Umberto Terrarcini non poteva immaginare, assieme hanno - in un momento di pre '68 - consentito l’esistenza di decine e decine di giornali. Così come offrire la penna al passante, non per firmare assegni o debiti, e non per - illusoriamente - usare la pistola, è stato un momento grande, così anche a mio avviso ha rafforzato la maturazione di questi movimenti di speranza e disperazione. L'Italia, uno stato che si trova a nascere dalle ceneri del fascismo e nello stesso tempo dalla messa in crisi della speranza comunista, cioè le due grandi illusioni dello scorso secolo che consistevano nel dare il welfare senza, contro, la libertà. Spero che in primo luogo, nel dopo-Chianciano, possa parlare Armando Cossutta. Armando Cossutta che nel salone del PR venne con Garavini e Silvio Salvato - al momento della nascita di Rifondazione Comunista - e dichiarò: 'Siamo qui perché oggi noi che vogliamo la rifondazione comunista, crediamo nella prospettiva del comunismo libertario'. Beh, io dico che anche di questo occorrerà parlare. Perché ci credo che lui non lo abbia detto con la stessa leggerezza con la quale altri oggi parlano di 'stato di diritto'. L'aborto, i manicomi e le posizioni storiche dei radicali.
    17:59 Durata: 24 min 10 sec
  • Radicali e Rom: un'attenzione duratura

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Il pacchetto sicurezza e le posizioni radicali. La nostra storia di 40 anni è fatta da tante piccole epopee non di un giorno. Sui rom noi abbiamo avuto un Ministro degli esteri della unica comunità politica organizzata dei Rom in Europa, Paolo Pietrosanti. Al Congresso di Tirana, ma anche nei nostri congressi precedenti, avevamo questo problema all'ordine del giorno. E noi abbiamo pure sempre ricordato non solo perché è d’obbligo come adesso che la Shoah aveva anche i Rom e gli omosessuali come vittime designate. Io mi sono auto accusato, al Parlamento Europeo, in cui alcuni ‘Berlusconi, Italia berlusconiana adesso diventa fascista...', dall'altra parte con alcuni che dicevano 'questa è tutta responsabilità delle destre...', io ho rivendicato il fatto che noi abbiamo la responsabilità di far sapere al mondo che da 15 anni, a Roma, abbiamo governato il Comune, la Provincia e la Regione come sinistra, e che da quindici e più anni ahinoi! - a Napoli, la Campania, sono...Mi autoaccuso di questo. Che la destra abbia questo non è motivo di grande allarme. Ma che coloro che magari per interesse o debolezza, e quindi necessità demagogica, presentano se stessi come 'i liberatori sociali', accettano questo schema...Io sono passato per l'emblema del drogato italiano - a livello di classe dirigente -, dell'omosessuale pederasta italiano, per decenni. Devo dire che per mi conosce, un po' di millanteria c'era l'altro giorno a Strasburgo, e c'è stata per tutti questi discorsi. Noi non siamo mai stati tra quei liberali che difendevano la libertà degli altri sottolineando: 'Premesso che noi non siamo gli altri...', 'Premesso che noi non siamo diversi...' E' vero che Alemanno è andato, subito dopo la nostra collega Rom del Parlamento Europeo, assieme a Rita Bernardini, Maurizio Turco.... - nel campo Rom di Roma. Alemanno ci è andato: non mi risulta che Veltroni o Rutelli ci siano mai andati. Il colpo di coda antropologico del fondamentalismo vaticano. Sono forme ossessive di una parte dell'umanità di oggi - spesso potente - che dà colpi di coda contro quello che avverte come una evoluzione del mondo che non può più essere governata in modo autoritario e vogliono invece ricreare questa possibilità, che c'è. Il riscaldamento climatico e la possibile "militarizzazione della società". Le missioni di peace keeping italiane ed i limiti della politica che vi è dietro, la politica degli anni '30, la politica della Società delle Nazioni
    18:23 Durata: 10 min 29 sec
  • Le discariche di Napoli trasformate in siti militari. Un liberale sa di dover essere pragmatico e non ideologico; sa che l'eccezione che conferma la regola legittima la regola. Forse lo avrei usato anche io l'esercito, forse no. Ma perché? Perché non si è usato lo Stato, l'amministrazione, a Napoli. L'esperienza di Pannella consigliere comunale a Napoli.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Napoli e la decisione di Berlusconi di fare delle discariche dei siti militari. Vorrei sapere se per caso la resistenza alle nostre proposte di Aldo Loris Rossi di risistemare l'edilizia degli anni '50, liberando dalla tragedia possibile del Vesuvio, non sia dovuta a chi è proprietario dei terreni nei quali si trovano rifugiati i Rom ed altro. C'è una situazione complessa: non pensiamo che la camorra abbia un'intelligenza demoniaca. Ma io ritengo che in alcuni campi liberati dai Rom, o che si vogliono liberare dalle discariche e dalle ecoballe, se si è badato a chi poi ne possa fare aree edificabili od altro. Questo sarebbe dovuto essere compito di magistratura e polizia. Il parallelo con la prima Intifadah in Israele e la necessità di usare gli idranti piuttosto che l'esercito. Capisco che alla disperata, un ceto dirigente che non ha cultura liberale e non è aiutato da essa a prevedere pragmaticamente anche delle eccezioni imprudenti a quello che si dovrebbe fare...oggi non lo so se nella condizione data ci saremmo posti il problema che la responsabilità è di quella Napoli tremenda che ha fatto il caso Tortora, per impedire quelle altre cose della caserma Pastrengo, dei magistrati divenuti leader dell'anti-camorra dopo aver 'documentato', secondo loro, che Tortora era un 'mercante di morte'. Un liberale sa di dover essere pragmatico e non ideologico; sa che l'eccezione che conferma la regola legittima la regola. Forse lo avrei usato anche io l'esercito, forse no. Ma perché? Perché non si è usato lo Stato, l'amministrazione a Napoli. L'apporto del giovane Elio Vito e le iniziative di Pannella come Consigliere Comunale a Napoli. Quei primi mesi di consiliatura, se venissero raccontati, costituirebbero davvero una piccola epopea, perché c'era tutto: dalla denuncia dei colleghi che avevano la pistola in tasca [...]. La dialettica parlamentare tra delegazione radicale e PD. Un aspetto è che di fatto siamo molto liberi. Da un altro punto di vista abbiamo indicato cosa ritenevamo meglio per essere membri delle Commissioni - non presidenti - quindi per lavorare. Ma non siamo stati ascoltati e senza dirci nulla. Come è stato per le candidature. C'è di fatto molto lassismo che è l'altro volto poi delle gestioni un po' autoritarie. Siccome hanno accettato tutto da Di Pietro e IDV, si rendono ben conto che noi abbiamo fatto l'impossibile per fare quello che ci si chiedeva e che era molto difficile da realizzare
    18:34 Durata: 17 min 3 sec
  • Lo scarso respiro della politica estera italiana ed europea. Il Presidente Bush ed il tradimento della parola data.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    I problemi di politica estera sono drammatici. Viene fuori lo scarso respiro della politica europea ed italiana. Il Satyagraha ed il rispetto della parola data: Dobbiamo porci anche il problema se il Presidente USA non abbia tradito la Costituzione, preferendo la guerra all'esilio. All'epoca dicevo che non mi sentivo di escludere che la bomba fosse in una valigetta - e non mi ponevo troppo il problema se le prove portate all'Onu fossero un falso - anche perché, dicevo, 'non mi pare facile che Londra sia d'accordo in una politica di questo genere, di falsificazione per arrivare ad un risultato di guerra. Adesso abbiamo avuto però la testimonianza di Aznar e di altri a sette anni di distanza
    18:51 Durata: 7 min 8 sec
  • Gli appuntamenti della settimana

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Domattina il trentottenne Marco Cappato, che oggi ha compiuto i suoi 37 anni, va per due giorni a Bruxelles per seguire i lavori. Io cercherò di stare qui. Non abbiamo scadenze istituzionalmente importanti, ma è importante farle maturare, capire cosa sta accadendo. Il referendum sul trattato di Lisbona in Irlanda. Oggi Folena ci ha ricordato che c'è questa battaglia federalista che dobbiamo fare, per ottenere spinellianamente delle ratifiche a Lisbona, ma accompagnate dalla riserva di dare poteri costituenti alla prossima legislatura del Parlamento Europeo. Per dire quante cose ci sfuggono e quanto poco anche le preziose indicazioni dei responsabili dei federalisti europei non riescono a tradursi in iniziativa politica. Martedì abbiamo un convegno alla Sapienza sugli archivi della Radio. E' anche di valorizzazione di un patrimonio che è nostro ma che è patrimonio per il paese. E c'è un bellissimo convegno organizzato da Radio Radicale, da Diego Galli e Michele Lembo. Mentre alle 18 abbiamo una presentazione del libro di Targia su Grillo, con la postfazione al libro di Marco Pannella
    18:58 Durata: 6 min 33 sec
  • I 110 giorni di Pannella come Presidente della Circoscrizione di Ostia e la 'Delibera Pannella' sull'autonomia locale ripresa da Alemanno

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    I 110 giorni di Pannella come consigliere circoscrizionale a Ostia e la 'Delibera Pannella' sull'autonomia locale ripresa da Alemanno. Alemanno è sempre stato attento alle nostre cose. In realtà a mio avviso non è antipatico ed è stato sinceramente attento a noi, a tal punto da iscriversi e da sottoscrivere tutti i nostri referendum, ivi compreso quello dell'articolo 18. Angiolo Bonelli in quei 110 giorni mi dette un aiuto prezioso. Lì accaddero due cose: da una parte questo problema detto della decentralizzazione - anche se la mia idea era di avere dei municipi come a Parigi e come altrove e quindi un'idea più radicale -; riuscimmo a far passare, grazie ai rapporti che avevamo con Giuliano Amato allora Presidente del Consiglio, qualcosa che è stato determinante per sbloccare la situazione dei municipi; e poi c'era la questione specifica di Ostia. Il caos e la pauperizzazione di Ostia; l'iniziativa sull'abusivismo locale
    19:05 Durata: 11 min 28 sec