15 GIU 2008
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - RADIO - 21:58 Durata: 1 ora 53 min
A cura di Guido Mesiti e Pantheon
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 15 giugno 2008 , condotta da Massimo Bordin che in questa puntata ha ospitato Massimo Bordin (direttore di Radio Radicale), Marco Pannella (europarlamentare, Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa), Marco Pannella (parlamentare europeo, Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Politica.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 1 ora e 53 minuti.

La rubrica e' disponibile anche in versione audio.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Il tema principale: la seconda riunione del 'dopo Chianciano'. Su www.radioradicale.it la registrazione integrale delle due riunioni post-Chianciano.
    21:58 Durata: 1 min 57 sec
  • La seconda Assemblea del dopo Chianciano. “Questa volta abbiamo deciso di prendere decisioni”. Designati i “Convocatori della III Assemblea” (Del Bue, Napoletano, Pannella), come anche un “Comitato per le proposte politiche” (Boato, Cappato, Dejana, Manconi e Salvi). La presenza degli esponenti del PD nel corso dei lavori.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    La sintesi della seconda riunione del dopo-Chianciano. “L’essenziale lo abbiamo dato in 12-15 righe, così da costringere o consentire alle agenzie di darlo per intero. La sintesi direi che è questa: l’assemblea di 20 giorni fa aveva 'deciso di non decidere' ma di proseguire il dibattito, quindi di protrarre l’assemblea stessa. Un primo fatto: questa volta si è deciso di prendere decisioni. E le decisioni sostanzialmente sono tre. Proseguirà ancora, visto l’esito e la tenuta, la sua crescita, il dibattito di sabato e domenica, e andremo ad una terza riunione, indicando come data probabile il 12 e 13 luglio, quindi avendo meno di un mese, in un periodo che sarà pieno di congressi ed altre riunioni. Poi vi sono anche delle indicazioni di responsabilità e funzioni che sono state attribuite. Come convocatori si aggiunge, a Mauro Del Bue e a me, Pasqualina Napoletano. Quindi c’è un comitato di convocazione che ha una funzione limitata, nel senso che la scelta di chi invitare diventa sempre più chiaramente politica. Noi abbiamo avuto una ottantina di presenze, e con non molti inviti in più effettivamente fatti”. “Ora contiamo su Mauro e Pasqualina per stabilire il criterio e la forma delle presenza che auspichiamo il 12 ed il 13”. “Altra decisione presa è stata quella di costituire un comitato di 'proposte politiche', in vista della terza assemblea. Suo primo compito sarà quello di riferire all'assemblea delle proposte, che potranno essere anche di mero merito – volutamente è stato detto non di 'progetto politico', non di 'proposta politica', ma per registrare delle urgenze politiche - non solo per i ‘dopo-Chianciano’, ma anche per altre forze politiche”. “C’è un elenco di esponenti degli 80 che hanno partecipato: Verdi, Rifondazione Comunista, Partito Democratico, Sinistra Democratica, Partito Liberale, Critica Liberale, Quaderni Radicali, vari indipendenti, nonché l’intera galassia radicale. Si è tenuto a dire che hanno lavorato insieme, per continuare questa analisi politica, l’intero arco dell’ex centro-sinistra e particolare attenzione sarà data perché questo coinvolga anche l’altra parte politica”. Difficile sintetizzare il dibattito in sé. Ad esempio l’intervento “molto apprezzato ed interessante” di Gianni Cuperlo. “Devo dire che con Ignazio Marino, anche lui intervenuto ai lavori, hanno portato degli accenti di Partito Democratico, di volontà politica, di esponenti del PD che sicurissimamente non si proponevano di fare la ‘sintesi’ - come abbiamo sentito da parte di alcuni - tra ‘bianchi’ e ‘neri’, diavolo e acqua santa…”. “Ciò rispondeva ad un auspicio di Luigi Manconi che aveva auspicato che non ci fosse l’adunata dei refrattari al PD, ma che sentisse la responsabilità e la capacità di discutere a partire dalla situazione esistente e non in polemica con essa”. La composizione del comitato delle 'proposte politiche': Marco Boato, Marco Cappato, Elettra Dejana, Luigi Manconi e Cesare Salvi. “Cinque nomi che rappresentano sensibilità connotate e connotanti soggetti politici diversi tra di loro: abbiamo PD, Sinistra democratica, Rifondazione”. “Il dibattito è stato manifestamente ricco e positivo. Tutti i nostri ascoltatori se vogliono vadano a vederlo su radioradicale.it. Possono vedere le facce che dovevano, dopo due giorni pieni di lavoro, stanche ed annoiate, mentre oggi l’atmosfera conclusiva era molto serena e soddisfatta. Cosa rara in questo periodo”.
    22:00 Durata: 12 min 43 sec
  • Un tema al centro della riflessione “sarà quello – che dovrebbe attraversare tutti gli altri congressi - della 'forma-partito'”. “Oggi è maturo il prendere atto del fallimento storico dei partiti continentali per arrivare a partiti con libertà piena di associazione, con disciplina sul piano statutario, insomma quello che abbiamo vissuto per 50 anni”. La figura dell'indipendente di sinistra.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    I temi al centro del dibattito. Vista l'imminenza dei congressi e delle riunioni di molti dei partiti in gioco, inutile pronunciarsi con troppo anticipo. “Ma io credo che, per l’insistenza di alcuni di noi, un tema sarà quello – che dovrebbe attraversare tutti gli altri congressi - della 'forma-partito'. Ho detto 'non parliamo più di doppia tessera', perché la doppia tessera è solo un elemento che porta poi in realtà ad una cosa di molto più grande. Oggi è maturo il prendere atto del fallimento storico dei partiti continentali – di origine giacobina e leninista o divenuti burocratici - per arrivare a partiti con libertà piena di associazione, con piena disciplina sul piano statutario – cioè niente 'comitati etici'… – insomma quello che abbiamo vissuto per 50 anni, a tal punto che siamo il più antico e solido soggetto politico italiano”. “Potrà accadere che nei congressi altri, e sicuramente in quello del PD, questo tema che connota la storia radicale” diventi “quello della riforma che, se è dei partiti, diviene poi anche dei sindacati e di tutto: è riaffermare la libertà d'associazione come forza dell'associazione e non che le associazioni possano essere forti solo se esclusive e non inclusive”. Le storie politiche di provenienza di molti dei protagonisti della riflessione post-Chianciano ed il loro modo di porsi 'non partitico', 'non partitocratico'. “Non credo che come Radicali abbiamo noi causato tutto questo maturare. Credo che noi abbiamo colto qualcosa che doveva attraversare la politica italiana. Si tratta di occupare, aiutare e rafforzare questa realtà della galassia radicale che di per sé è quella che viene proposta allo studio e alla decisione di riforma di tutti gli altri partiti”. Il rapporto con la figura degli 'indipendenti di sinistra'. “L’indipendente di sinistra, per noi, è per definizione 'dipendente'. Perché per noi la libertà è data dalla scelta delle interdipendenze, essendo noi esseri sociali, individualmente e collettivamente. Di conseguenza la libertà non è astratta: si tratta di scegliere, nell'arco delle possibilità che esistono, e costruirsi le interdipendenze che si ritengono più feconde. Forse siamo in una fase di sviluppo di questa consapevolezza che può essere rivoluzionante della politica e non solo di una parte politica. Credo che anche il centro-destra ne possa aver bisogno: adesso per qualche mese continuerà il trionfo, ma sulla cui fragilità – se non debolezza – sono pronto a scommettere”. “Il trionfo popular-populista del centro destra non ha in sé idee forza omogenee, che possano durare in quanto tali. Continua ciò che continuo ad indicare dal 2006, la crisi dell'assetto tradizionale del monopartitismo imperfetto, creando delle semplificazioni che in realtà non sono semplificazioni”. “Lo ha detto Elettra (Dejana, ndr): 'E' vero, siamo qui per i vissuti comuni, ma dobbiamo far sì che le ragioni per le quali - da diverse collocazioni - abbiamo questo vissuto comune, quelle ragioni le dobbiamo oggi mettere a frutto e ritenerle feconde per il vivente, oltre che per il vissuto”.
    22:13 Durata: 10 min 14 sec
  • Radicali e PD. L'attacco di Famiglia Cristiana che accusa “Veltroni e gli altri di non essere riusciti a cancellarci del tutto, anche come individui”. Parallelo tra la scelta del PD e quella del PCI di Occhetto nei primi anni '90. “Ritengo che il limite del PD oggi sia la mediocrità delle sue scelte politiche”; mediocrità “strategica ed anche tattica”.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Il dibattito nel PD: l'attacco di Famiglia Cristiana ed i radicali presi come 'spunto' per un dibattito più complesso. “Il 'vade retro'...viviamo un Medio Evo non da nulla. D'altra parte sentiamo – e non è un caso, è una reazione - il fatto che abbiamo migliaia di gruppi giovanili satanici”. “Poi abbiamo alcuni episodi di cronaca piuttosto gravi dal sud al nord”. Un segno di Medio Evo? “Lo dice Kung: ‘Stiamo tornando al Medio Evo’. Il più felice di tutti è stato Fioroni, che ha detto ‘Sembra di stare a Teheran’. In fondo i Paolini accusavano Veltroni e gli altri di non essere riusciti a cancellarci del tutto, anche come individui”. “Hanno in modo patente umiliato e mortificato la tradizione radicale – che è quella liberale, azionista, democratica - per privilegiare l’Italia dei Valori, come in altre condizioni dovette fare Occhetto quando, per il dopo Pci, ritenne di dovere scegliere La Rete di Leoluca Orlando in alternativa alla scelta 'democratica-Nathan'. Oggi si è scelto di nuovo Leoluca Orlando, ma si è scelto pure di privilegiare in modo potente una proposta, un personale, che è la storia anti-garantista, certo legittima come la nostra”. Cosa devono fare i radicali rispetto al PD? “Continuare a fare quanto abbiamo già fatto. Era costosa, rischiosa, poteva essere un atto di presunzione e superbia, imperdonabile in politica, quello di dire ‘ci state umiliando, ci negate la possibilità - che altri hanno - di fare una battaglia per far conoscere i motivi della nostra scelta e questo non è possibile’”. “Noi che sapevamo che quello che si aspettava da parte del Partito Democratico era di portare lo scalpo radicale - tutto intero – oltre Tevere”, “a questo punto abbiamo accettato di rischiare in questa impresa, pur accettando la scomparsa in quanto simbolo elettorale. Oggi dobbiamo continuare”. “E faccio una premessa, che spero sia accolta con il rispetto di una opinione responsabile e difficile da esprimere. Ritengo che il limite del PD oggi sia la mediocrità delle sue scelte politiche”; mediocrità “strategica ed anche tattica”. “Se dovessi analizzare l’80% delle scelte, dei riflessi propri della campagna elettorale e del dopo, mi sento in dovere di dire che noi continuiamo, anche nel PD come delegazione, e per quanto possibile come alleati, a tentare che venga un Partito Democratico di respiro, che voglia consapevolmente quella riforma delle istituzioni e della politica”. Continuare “anche perché i nove compagni eletti ci dicono che di tanto è stata ed è difficile di comprendere come gestire questa alleanza, di tanto sono vissuti con grande naturalezza e spontaneità dagli eletti del PD”. Quindi insistere “ricordandoci che per esempio c'è un 42% - secondo Mannheimer – dei votanti per il PD, già tremendamente pochi, che è sensibilmente deluso del tipo di opposizione scelto dal PD. Si tratta non di augurarci che questo 42% diventi 55% o 60%, facendo calcoli del tipo 'così Veltroni va a casa e viene D'Alema', ma di augurarsi che questo 42% di insoddisfatti si manifesti a destra e si superi invece qui a sinistra”.
    22:23 Durata: 14 min 6 sec
  • “Abbiamo l’esercito in straordinaria prestazione emergenziale, la giustizia straordinaria ed emergenziale, la stampa e le intercettazioni idem. Non si va avanti in questo modo”. “Ogni giorno viene fuori una reazione di stampo populista, di tipo viscerale”. “Ma su ciò non si costruisce un granché”. La necessaria organizzazione del 'proletariato industriale'.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Le misure del governo ed il consenso popolare riscontrato. Come fare opposizione? Piuttosto, “come fare proposizione d’altro? È indubbio che in questo momento è popolarissima una serie di immagini del governo. ‘Facite la faccia feroce’. E questi fanno la faccia feroce. Però nelle sceneggiate napoletane quello che fa la faccia feroce la fa perché ha bisogno di essere vissuto come tale, non perché lo è. E ogni giorno viene fuori una reazione di stampo populista, di tipo viscerale. C’è un problema di sicurezza? E allora all’esercito lo facciamo pattugliare la notte, invece che le linee di confine di Kosovo e dell’Afghanistan, nelle nostre città. Questi sono errori di grammatica”. Possibili conflitti con la legalità europea, su questo come pure sulle intercettazioni. “E’ un riflesso che potremmo avere tutti quanti in un momento come questo che si attraversa, preoccupato, esasperato. Ma su ciò non si costruisce un granché. Tanto è vero che lo stesso Berlusconi – l’ho già detto per la vicenda della cordata di Alitalia –, non lo dico per mancanza di rispetto, non lo si può lasciare 24 ore solo”. “Questa volta è stato lasciato solo per tre ore ed è circolata la voce, anche al Quirinale, che vi sarebbe stato un decreto legge” e allora il Premier ha dovuto dire che “si trattava di un errore materiale, ‘mancava una d’”. “Ogni giorno ne vengono fuori continuamente”. “Queste cose si pagano. La vicenda dei procuratori straordinari. “Quando fu stabilito che tutti i sostituti procuratori erano esenti da qualsiasi obbligo di consultazione preventiva con il capo, ciò venne fuori come una grande espressione del democratizzarsi della magistratura. Espressi allora le mie riserve, perché avere 30 p 50 procuratori che agiscono con pari possibilità e capacità mi pareva pericolosissimo”. “Adesso tornano indietro e dicono che ce n’è uno per tutta la Campania, gerarchico, straordinario ed emergenziale. Allora abbiamo l’esercito in straordinaria prestazione emergenziale, la giustizia straordinaria ed emergenziale, la stampa e le intercettazioni idem. Non si va avanti in questo modo”. “La sinistra, e noi tutti,” occorre riconosciamo che “oggi il pericolo grande in cui siamo, del riconoscere e ritrovarci agli anni ’34 e non ’28 e ’29, è perché lo abbiamo creato noi. Nel ’72 scrissi – e convinse molto Pasolini - che la continuità con le parti essenziali del fascismo non potevano essere simboleggiate da Almirante ma da Ugo La Malfa, da Riccardo Lombardi, dai nostri che amavo e che a volte ci amavano”. “Oggi il problema, ad esempio, non è quello dei partiti nella Rai ma del partito-Rai”, “molto più forte dei partiti che contribuiscono a connotarlo, ed è di formazione, estrazione, influenza comunista, democristiana e per un certo periodo socialista”. Così pure, altro problema fondamentale, quello del problema dei sindacati e l'iniziativa radicale in proposito, “ponendo il problema del fatto che il delegato di fatto tende a divenire il 'professionista' della delega”. L'attualità o meno della crisi della delega e delle assemblee operaie. “Il vecchio dominante è quello che bisogna fare fuori”. “C’è un problema, oggi forse il problema più urgente da porre: riguarda quel 95% delle imprese italiane che non hanno rappresentanza propria e che continua ad essere delegata dal centralismo necessario della Confindustria, cosicché poi la piccola impresa del nord est deve delocalizzare in Romania e altrove perché le grandi misure di riparazione sociale sono sempre state usate dalla grande e medio-grande industriane e negate alle piccole. La cosa più urgente è che il ‘proletariato imprenditoriale’ - quello dei 10-15 dipendenti, che riguarda milioni e milioni di realtà - si organizzi finalmente, davvero, su base molto sensibile a realtà produttive-territoriali, unificando problemi di agricoltura, industria, artigianato ed altro”.
    22:37 Durata: 17 min 37 sec
  • “Dove c’è l’obbligatorietà dell’azione penale, l’inflazionarsi delle intercettazioni è probabilmente un'esigenza tecnica inevitabile”.“Se oggi in Italia c’è nella gente una più adeguata conoscenza della realtà antropologica classe dirigente, lo si deve alle pubblicazioni – legali o meno – delle intercettazioni”.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    L’accoppiata Brunetta-Sacconi nel Governo. “Parlo di fragilità della loro opera che, per tanti versi, non è lontana” da sensibilità radicali. “La loro cosa è bella ma fragile, può infrangersi” perché “la gestione del governo” è “a fortissima componente populista, senza una cultura di governo adeguata”. La Robin Hood tax di Tremonti. “Speri di trovare presto un dato importantissimo. Quanti sono i processi pendenti e in quanto tempo approdano ad una conclusione – e non ad una prescrizione - negli altri stati democratici”. “Se le prescrizioni sono molte di meno. Perché dove c’è l’obbligatorietà dell’azione penale, l’inflazionarsi delle intercettazioni è probabilmente un'esigenza tecnica inevitabile, a meno che non si voglia impedire la pubblicità dei processi”. L’importanza della pubblicazione delle intercettazioni. “La diffamazione, era stato anche detto nella Costituente, poteva determinare sempre più la morte fisica, l'uccisione non solo dell’immagine, delle persone, e quindi aveva stabilito che questi reati avessero un processo a parte per direttissima. Per 20 anni, ossessivamente, abbiamo insistito, finché i magistrati non l’hanno avuta vinta – perché mentre in modo manifesto, contra legem, non hanno giudicato le diffamazioni – adesso paghiamo il fatto che quello che fa paura nel mondo nel quale non si deve attaccare necessariamente la stampa per sopravvivere politicamente, ha sempre generato il terrore degli editori liberi nel mondo anglosassone, che accantonano risorse per pagare eventuali errori”. “Se oggi in Italia c’è nella gente non un sentimento populista di inimicizia rispetto ai governi, ma c'è una più adeguata conoscenza della realtà antropologica classe dirigente, lo si deve alle pubblicazioni – legali o meno – delle intercettazioni”. L'evoluzione del caso De Magistris.
    22:55 Durata: 12 min 44 sec
  • L'assetto di regime nell'esercito, come nella sanità e nella giustizia. “Il regime ha creato questo”. “Quello che non mi va è l’errore di ritenere che le cause profonde e vere di quello che c'è che non va siano colpa dell’avversario, e non innanzitutto di noi che lo avversiamo”.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    “Per quel che riguarda la giustizia, così come l'esercito, la sanità e tutto, in questo regime costituzionale italiano io devo potere incriminare, incolpare politicamente, il Ministro della Giustizia, il Ministro della Difesa, il Ministro della Sanità e via dicendo. Perché io ritengo che il parlamento sia quel potere di controllo parlamentare, oltre che legislativo, e ci deve essere qualcuno che sia responsabile di fronte al Parlamento. E questo qualcuno deve essere il governo”. “La soluzione classica francese, nella quale i procuratori della Repubblica dipendono gerarchicamente – pur con la loro autonomia - dal ministro delle giustizia”. “Quando abbiamo una giustizia di 'dipendenti pubblici' – come la abbiamo – io ritengo che il CSM debba servire a quello per cui era stato concepito, amministrare la vita amministrativa del magistrato e non rappresentarlo politicamente ed istituzionalmente”. “Oggi se io pongo la sfiducia al governo sulla giustizia, perché attraverso il ministro è responsabile della malagiustizia, quelli mi rispondono che 'il potere non è suo'. Perché quelli sono non autonomi ma indipendenti. L’ordine è divenuto un potere”. “Il regime ha creato questo”. “Quello che non mi va è l’errore di ritenere che le cause profonde e vere di quello che c'è che non va siano colpa dell’avversario, e non innanzitutto di noi che lo avversiamo”. Berlusconi ed il suo presentarsi, nel 1994, come liberale e riformatore in senso anti-partitocratico. “Allora sarebbe il caso che trovassimo una linea di proposizione, e non di opposizione, attraverso questa iniziativa del dopo-Chianciano, che credo sia originale”.
    23:08 Durata: 10 min 58 sec
  • Il 'no' irlandese al trattato di Lisbona. “Gli irlandesi hanno fatto quello che avrebbe dovuto fare il Parlamento. Noi rimproverammo al presidente tedesco del PE di aver subito ed imposto tempi militari e non parlamentari, per una operazione concepita à la Rommel”. “A questo punto è chiaro che oggi occorre urgentissimamente costituirci in ‘federalisti per la patria europea'”.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Il ‘no’ irlandese al trattato europeo e la situazione in Europa. Pannella stigmatizza “il comportamento del Parlamento che – mancando ai propri doveri – ha esposto la riforma di Lisbona a questa clamorosa smentita; gli irlandesi hanno fatto le veci di quello che avrebbe dovuto fare il Parlamento. Abbiamo rimproverato al presidente tedesco del PE di aver subito ed imposto tempi militari e non parlamentari, per una operazione concepita à la Rommel, con l’obiettivo di fare queste cose in poche settimane. A questo punto è chiaro che oggi occorra urgentissimamente costituirci in ‘federalisti per la patria europea’, in ‘grande Europa della libertà per la pace’, un movimento federalista che cerchi di impedire che continui il disastro di una Europa che in otto anni si è tramutata da nome della speranza dell’Europa orientale e della Turchia – allora dire ‘Europa’ significava dire ‘libertà’” a ciò cui si è arrivati oggi. “Con l’apporto di Blair si è stabilito che un’indicazione di De Gaulle – cioè che fosse necessario togliere ogni 'apparenza di sovranità' all’Europa” fosse, con la riforma di Lisbona e con l'eliminazione dell'inno, della bandiera, applicata in pieno.
    23:19 Durata: 8 min 30 sec
  • “Se il nucleare fosse il traino per un piano energetico, che stabilisca quanta spesa è prevista sulle altre forme energetiche, allora credo si possa anche concepire una soluzione di compromesso”.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Alcune riflessioni sulle conversazioni Pannella-Bordin. I temi dell'attualità radicale ed il momento istituazionale. “I senatori domattina presentano gli emendamenti in materia di sicurezza. Ho l'impressione che rappresenteranno sensibilità ritenute molto spesso tra di loro quasi incompatibili”. Gli emendamenti di Elisabetta Zamparutti sulla vicenda rifiuti. In programma su RadioRadicale un dibattito sulla demografia, organizzato da Lorenzo Rendi. La questione nucleare. Lo slogan della Bonino: 'Il rischio del dibattito ideologico è da parte di chi propone di costruire le centrali'. “Gli argomenti di Emma sono molto forti, l'ho detto la scorsa settimana. Resta il mio accenno: se su questo occorre approfondire, pubblicizzare i dati che con Emma esprimiamo, non vorrei d'altra parte che restasse posizione di principio, è necessario che occorre un piano energetico”. “Se il nucleare fosse il traino per un piano energetico, che stabilisca quanta spesa è prevista sulle altre forme energetiche, allora credo si possa anche concepire una soluzione di compromesso”.
    23:27 Durata: 12 min 37 sec
  • Conclusioni. La visita di Bush a Roma, la ventilata conversione ad opera del Papa Ratzinger e la ripartenza del Satyagraha per la pace.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    La visita di Bush a Roma. La ventilata conversione di Bush da parte di papa Ratzinger, che “continua la sua politica anti-liberale, anti-illuminista, anti-laica”, “continua ad accusare tutte le democrazie del mondo che hanno scelto la strada delle legalizzazioni della ricerca scientifica, degli aborti, dei matrimoni”, “lui continua a dire che questi ‘impongono una cultura di morte e la morte’”. “Penso che a fine agosto riusciremo a tenere al Parlamento Europeo questo grande convegno su religiosità e laicità. Nel frattempo credo che domenica prossima potremo parlare un po’ del Satyagraha. 'Amore della verità' significa usare delle conoscenze, delle verità, come arma rivoluzionaria. Adesso conoscere la verità del perché l’alternativa alla guerra che noi avevamo preparato con l’esilio di Saddam, allora si diceva 'Iraq libero come alternativa alla guerra'” è possibile. “Mi pare possiamo documentare e far documentare che siamo stati battuti attraverso la violazione patente della legalità, da parte innanzitutto del Presidente degli Stati Uniti. Su questo organizziamo la partenza del Satyagraha che in settimane dovrà avere una partenza sul fronte tibetano e mediorientale”. L’intervista di Riotta a Bush. Riotta avrebbe dovuto chiedere: 'Con Saddam disposto all'esilio, perché lei Presidente ha preferito la guerra?'. Le inchieste di Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo su Repubblica. Il dibattito sulla laicità nel mondo islamico ed in Italia.
    23:40 Durata: 12 min 4 sec