24 AGO 2008
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - Radio - 22:05 Durata: 2 ore 1 min
A cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 24 agosto 2008 , condotta da Massimo Bordin con gli interventi di Massimo Bordin (direttore di Radio Radicale), Marco Pannella (europarlamentare, Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa).

Tra gli argomenti discussi: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione audio di questa puntata ha una durata di 2 ore e 1 minuto.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    I temi dell'attualità politica sulle prime pagine dei quotidiani: la giustizia, la politica economica e la politica estera. La direzione nazionale di Radicali Italiani di domenica 24 agosto; l'incontro a Bruxelles su religiosità e laicità a partire dal 27 dello stesso mese
    22:05 Durata: 1 min 24 sec
  • L'iniziativa per un'anagrafe degli eletti: la Segreteria "ha lavorato concretamente su questa riforma che ormai da più di un anno è stata annunciata, con una convinzione sempre maggiore della sua validità di riforma, tale che può costituire un passo strutturale nella direzione della riforma anglosassone delle istituzioni e dei sistemi elettorali".

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    La direzione di Radicali Italiani appena conclusa. Pannella inizia ricordando i nuovi "organi eletti dal Comitato, dopo che quelli eletti dal Congresso si erano dimessi per via della loro elezione - a fronte di una sostanziale prassi di incompatibilità tra posizioni di eletti nelle istituzioni e di responsabili per la vita politica nel partito che da noi è sempre stata piuttosto seguita nei decenni": Antonella Casu, Michele De Lucia e Bruno Mellano. "C'è stata una relazione che ha trovato fortissimi consensi mi pare. Non vi sono stati grandi riserve, se non un paio di interventi in questo senso. Perché? La relazione si è attenuta strettamente al suo compito di arrivare al Congresso dove avremo l'elezione degli organi direttivi per un intero anno politico, da novembre a novembre. Ed ha mostrato di aver lavorato concretamente su questa riforma che ormai da più di un anno è stata annunciata, con una convinzione sempre maggiore della sua validità di riforma, tale che può costituire un passo strutturale nella direzione della riforma anglosassone americana delle istituzioni e dei sistemi e metodi elettorali". En passant sfiorata pure la questione delle elezioni amministrative ed europee del prossimo anno, in cui i radicali ritengono di doversi "inserire politicamente"; "pur avendo noi in realtà una situazione, con i nostri 11 parlamentari, molto singolare sia rispetto alla opposizione - chiamiamola così - del Partito Democratico, sia rispetto alla maggioranza".
    22:06 Durata: 5 min 9 sec
  • Un'analisi più approfondita dei sostenitori radicali. Il congresso di RI di novembre come 'congresso d'onore' della militanza radicale. "I collaboratori con i quali continuiamo a lavorare - non sono molti - nella stragrande maggioranza dei casi non sono affatto iscritti"

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    "Ma quello che mi pare è stato fornito dalla relazione molto analitica e nuova di Antonella Casu e Michele De Lucia, è qualcosa che vorrei subito citare: si è fatta un'analisi del mondo radicale, della galassia, più approfondita. Anche per renderci conto di quanto non possiamo esserci assuefatti a cose cui strutturalmente e idealmente siamo estranei e rispetto ai quali costituiamo una alternativa. Come accade a minoranze a salda tradizione e forza ideale, queste si possono definire potenzialmente 'di maggioranza', 'di governo'. Era stata molto male scelta da Veltroni questa storia del PD come partito 'a vocazione maggioritaria'. Non pare; la vocazione maggioritaria c'è quando qualcosa si presume abbia la forza di imporsi rispetto alla opinione pubblica, sulla base anche di dati oggettivi, come alternativa riformatrice rispetto alla realtà esistente". "Ci siamo accorti che questa persistenza dei 1.500, 2.000 tesserati radicali, ha una caratteristica che è stata confermata e che io ritengo di forte interesse politico: noi siamo uno dei partiti - da quel che se ne sa - con una presenza 'anziana', o nettamente adulta, maggiore. La media dell'iscritto radicale è 54 anni di età. Ma dalla analisi e dai dati che ci ha dato la relazione della Segretaria di RI, emerge una cosa molto interessante: i radicali sostenitori - cioè iscritti o contribuenti -, tenendo presente che noi abbiamo un controllo dei dati delle iscrizioni che non va indietro oltre 35 anni", hanno queste caratteristiche: "sostenitori dell'area per 30 anni, dove 'per' sta per 'continuativamente', sono 32. Poi per un periodo che va dai 25 ad i 29 anni sono 165. 387 per un periodo che va tra 20 e 24 anni. Per un periodo tra i 15 ed i 19 anni sono 974, di cui 333 continuativamente anche negli ultimi 10 anni. Abbiamo così individuato 1.500 'radicali ignoti', su 2.000 sostenitori. E questa caratteristica è caratteristica che si intende tenere presente, anche in vista del Congresso". "Noi abbiamo sempre dato per scontato il contributo quotidiano alla democrazia, alla politica, al partito". "Questa è, mi pare, una realtà solida che in fondo abbiamo ignorato. Abbiamo avuto perdite e guadagni, fuoriuscite e arrivi, ma da ciò si rileva che non sono significativi. Allora ho suggerito che per il congresso di novembre possiamo farne un congresso d'onore della militanza radicale, ed invitare ad essere ospiti, congressisti ospitati dal partito che in una misura dell'80% ha vissuto grazie al loro silenzioso contributo"; "c'è l'ipotesi che a questo congresso questi 1.500 saranno invitati d'onore e, visto pure che presumiamo che il 95% di loro si iscriverà pure per l'anno prossimo, con quella tessera, con quel contributo, il partito deciderà di averli ospiti non paganti. Una volta ogni 54 anni lo possiamo fare". "In questo momento siamo meglio consapevoli anche della nostra realtà". "Tra le altre cose, un'altra analisi che abbiamo fatto è che, tra i collaboratori con i quali continuiamo a lavorare - non sono molti - nella stragrande maggioranza non sono affatto iscritti. La parte 'apparato' è una parte che non concorre a consentire che questo apparato minimo esista, se non attraverso la qualità del loro lavoro". "Il dato costante è che i giovani sono quasi sempre, sempre in Italia, i più conformi alla conformità". "Noi con l'Unione Goliardica Italiana, e poi come la generazione di venticinquenni e trentenni con divorzio, obiezione di coscienza e la semina dell'aborto, eravamo assolutamente minoritari ma abbiamo marcato il nostro tempo nel paese". "Noi abbiamo, tra iscritti alla Coscioni, a Radicali Italiani e Partito Radicale, circa 3.000 iscritti". "Il problema del fatto che la grande maggioranza dell''apparato' non è iscritta, e sono quelli che vivono lì da anni ed anni. Intendo per 'apparato' coloro che sono collaboratori non episodici dell'area. Direi che solo il 15% di loro è iscritto. Paradossalmente nello statuto del Partito Radicale, con una buona dose di rigorismo, si parlava di incompatibilità tra attività remunerate nel partito ed incarichi politici". "La cosa divertente è che ora ci stiamo accorgendo che tra quelli che hanno un rapporto lavorativo, secondo i canoni sindacali, si realizza quello che lo Statuto voleva mettere come ostacolo forse eccessivo. Viviamo gomito a gomito e presumibilmente quindi si sa che l'altro gomito accanto al nostro, non è però iscritto da 4-5-6 anni. Piccola cosa ma anche questa importante. Si ritorna quasi a quello che era previsto da statuto originario, cioè al fatto che l'apparato non può coincidere con l'apparato politico; questa è la situazione, come se il criterio fosse stato seguito con rigore. Mentre in realtà è frutto di una prassi". "Celebreremo la nostra storia. Lo faremo nel momento del congresso, con la presenza di coloro che spesso hanno sofferto della condizione radicale, non potendo nemmeno molto partecipare ai momenti deliberativi, ma che li hanno compresi e condivisi, dandoci quell'osso duro che da trent'anni, da Veltroni a tanti altri, hanno provato a ridurre a poltiglia".
    22:11 Durata: 26 min 34 sec
  • Sul piano dell'iniziativa politica: anagrafe degli eletti, riforma della giustizia e diritto al lavoro anche per gli ultrasessantenni.

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Il Congresso di novembre e le iniziative discusse in direzione. "Sul piano del contenuto si è stabilito di articolare l'unica risposta riformatrice seria che c'è, quella di rendere conosciuta e trasparente per legge la personalità e la storia dei rappresentanti". Dall'esempio di Daniele Capezzone alla "necessità che tutta l'Italia possa sapere tutto, come nei collegi uninominali, dei loro eletti, da quello in Consiglio Municipale in su". "Contemporaneamente si è suggerito di rilanciare assieme alcune idee forza: una, mentre questi stanno discutendo e si metteranno d'accordo su un sistema istituzionale, è quella di rilanciare" sulla riforma anglosassone delle istituzioni. "Il fatto ad esempio che non si potrebbero rieleggere dei rappresentanti per più di due volte è una cosa demagogica; il vicepresidente scelto da Obama è senatore dal 1972, perché se non avesse accettato di continuare a presentarsi sarebbe stato trattato dall'elettorato del suo collegio come un traditore che abbandonava l'attività in cui pure riusciva sempre meglio". Poi il rapporto numerico elettori-eletti da rivedere. "Dobbiamo chiamare a raccolta sulle idee forza che ci appartengono da 40 anni. Mentre gli altri hanno idee-debolezza diverse almeno due volte ogni anno". "Credo che noi dobbiamo fare anche maggiore fiducia a questi 1.500 che hanno ingoiato tutto da questo regime, tutte le falsità, le hanno sapute disvelare e metterle sotto accusa invece che finirci loro". "E allora ricominciamo: riforma della giustizia". "Io propongo che all'indomani del convegno sulla giustizia, dobbiamo dire che vogliamo una grande manifestazione nazionale di milioni sulla giustizia. Bisognerà fissarla perché nell'Italia distrutta da 10 milioni di processi, questo è il massimo problema sociale. Quindi gli organismi di regime, che sono 'di sinistra' e che hanno ereditato la funzione che aveva il dopolavoro fascista per fare le grandi manifestazioni di massa, dobbiamo porgli il problema: perché continuare a non fare una grande manifestazione di massa per questo problema che ci vede messi sotto accusa dalla giustizia europea come dei delinquenti abituali?". "Poi c'è il fatto che continua ad esistere una discriminazione non più solo sessuale, religiosa ma anche per età; nella nostra Costituzione c'è il diritto al lavoro. Dobbiamo fare la battaglia per il diritto al lavoro anche del settantenne". "Battere la discriminazione che c'è per cui è condannato alla pensione". "Con Sacconi che ora non vuole né equiparazione, né innalzamento dell'età pensionabile. Spiega che il problema pensioni non si pone perché non è problema d'attualità". In Italia "abbiamo una cultura politica ossessiva su questo argomento su cui non si dibatte. Io pongo un problema semplice: il diritto al lavoro decade a 50-60 anni o vale finché la persona è in condizioni di lavorare?". "Una grande battaglia - equivalente a quella di classe - è quella del diritto pieno al lavoro pieno di colui che vuole il lavoro pieno ed è in condizioni di svolgerlo".
    22:38 Durata: 15 min 28 sec
  • La pubblicizzazione dei dati del costo del debito pubblico per la società italiana: "A questo punto può divenire chiarissimo il rapporto tra il degrado dell'Italia e quello che ogni anno si mangiano le banche". L'insostenibilità dello stato nazionale a sovranità assoluta di fronte ai problemi posti dalla globalizzazione, non solo economica.

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    La battaglia sul debito pubblico. "Entro pochi giorni forniremo una stima di quanto è costata alla società italiana - in termini di denaro - il debito pubblico che noi nel 1982-84 proponemmo di far rientrare con il 7% annuo". "A questo punto può divenire chiarissimo il rapporto tra il degrado dell'Italia e quello che ogni anno si mangiano le banche"; "adesso l'italiano che nasce non ha più l'equivalente di 40 milioni di vecchie lire di debito, ma ne ha 54 milioni di lire di debito. Non si capisce perché, magari con quei meccanismi che si sono attivati rispetto a paesi del terzo mondo, rispetto all'Argentina e all'Italia non si debba trovare una soluzione che interrompa questa rendita di posizione di rapina delle multinazionali finanziarie, quelle a fronte delle quali lo stato nazionale è una vergognosa puttanata, che si vuole imporre a palestinesi e cinesi ma che sempre più non può affrontare i problemi contemporanei, non solo l'immigrazione". "Ora forniremo delle cifre e faremo una campagna da Radio Radicale: questi non potranno continuare a vivere in sempiterno con la garanzia del silenziamento dei radicali, sapendo che se i radicali parlassero come loro potrebbero di nuovo raggiungere consensi rivoluzionanti. Mano a mano che cresce il numero di queste richieste, non possono pensare di divenire sempre più sfascisti, disonesti ed oppressori del proprio popolo". "Hanno indebitato per generazioni una società. La colpa è delle politiche. E allora le politiche di adesso sono figlie degli stessi limiti peggiori prodotti da quei governi ai quali si guarda ogni tanto adesso con fiducia, quando si dice 'erano buoni governi'. Berlusconi e Veltroni sono gli ultimi di loro, assieme, anche quando assieme lo sono ufficialmente". "Sul precipizio ci siamo: si tratta di vedere come ce ne se allontana. Il problema dei populismi che si affermano è prodotto diretto degli stati nazionali che hanno funzioni di sovranità ereditate da 150 anni precedenti e che oggi non possono fare fronte ai problemi odierni". "I problemi dell'immigrazione e dell'emigrazione, i problemi che pongono la necessità di invertire il degrado del pianeta, il problema della funzione maledetta di confessioni religiose che sono eredi furibonde e spaventate, antropologiche, di periodi umani di molto precedenti - quelli nei quali, con una realtà nel mondo di 300 milioni di persone, si aveva bisogno di braccia di lavoro nelle campagne ed ovunque. Ed oggi c'è la maledizione del potere reazionario che sopravvive grazie al potere dei fondamentalismi talebani e vaticani".
    22:53 Durata: 11 min 50 sec
  • Dal programma del convegno su religiosità e laicità che si terrà al Parlamento Europeo "mi pare che affiori qualcosa di impensabile: abbiamo religiosi, di religioni anche ufficiali, che vengono a dire che la religiosità non è monopolio delle religioni"

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Il convegno di Bruxelles, a distanza di quello organizzato quattro anni fa sempre al Parlamento Europeo. "Altre cose diventano chiare dal convegno di Bruxelles: il mondo radicale è spesso molto perplesso su alcune mie fissazioni, mentre devo dare atto ad Angiolo Bandinelli che invece ha sempre per suo conto condiviso un modo di affrontare il problema della lotta per la libertà di coscienza, quindi per le libertà religiose. Visto che il Risorgimento Liberale ha sicuramente fatto cadere la forza dell'Indice e ha significato la libertà religiosa di teologi ed altri appartenenti soprattutto al mondo cattolico e cristiano. Del 20 settembre ne parleremo a Londra". "Per esempio noi abbiamo mandato il testo di un intervento dell'incaricata ONU per il dialogo interculturale ed interreligioso, un incarico importantissimo, visto pure il trattamento riservatole dal Parlamento Europeo". "Ho voluto mandarlo a tutti i partecipanti del convegno perché c'è una classificazione di riferimento che è 'la libertà dei credenti' e dei 'non credenti'; poi tra i credenti si distingue tra religiosi e teisti e credenti ateisti. Dividendo tra religioni, religiosità e confessioni religiose. La prova che quando un dibattito tende ad avere nuovi referenti di base nel dialogo, allora sta per avvicinarsi un momento di grande rifondazione". Uno sguardo ai temi che saranno trattati: il presidente dell'unione buddista belga ci parlerà de 'Il caso atipico del buddhismo: una spiritualità non teista che apre le porte fra laicità e religioni'; un altro buddista, monaco Zen, sceglie lui - pur non essendo in contratto con il presidente dell'unione buddhista - 'Le religioni non hanno il monopolio della religiosità. Il laicismo non ha l'esclusiva della laicità'". Poi ancora interverrà Bernard Besret, già prete e priore dell´abbazia di Boquen "che interverrà sulle religioni che si confrontano con la laicità". "Vo Van Ai, portavoce mondiale della chiesa buddista unificata del Vietnam, parlerà de 'Il ruolo del laico buddhista nel movimento per la democrazia nel Vietnam e nel mondo'"; poi Chemsi Chéref-Khan, Presidente dell'Istituto Europeo per l´Umanismo Mussulmano con un intervento dal titolo: 'Islam, laicità e democrazia in Turchia: la posta in gioco per l'Europa'; "lui difende lo specifico laico e democratico storicamente possibile per l'Islam, non solo come imposizione laico-militare". "In questo dibattito mi pare che affiori qualcosa di impensabile: abbiamo religiosi di religioni anche ufficiali che vengono a dire che la religiosità non è monopolio delle religioni". "De Martino, sociologo delle religioni, 40 anni fa, aveva spiegato l'immensa differenza tra religiosità ed i feticismi popolari". "I feticisti, da popolino, sono divenuti oggi potentissimi nel mondo"
    23:05 Durata: 12 min 55 sec
  • I colpi di coda del fondamentalismo sono "sintomo definitivo di una paura antropologica". La concorrenza dell'assolutismo di Bush e gli errori in Afghanistan: "Quello che sta accadendo potrebbe essere risolto se alcuni canoni di giustizia civile e moderna si applicassero; la prima cosa da fare sarebbero le dimissioni dei capi della NATO responsabili di questo, poi gli altri fanno l'inchiesta"

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Ancora sul convegno di Bruxelles e la sua portata: "Per me si tratta di una grande reazione a ciò - come il terrorismo islamico - che io, già 10 anni fa, definivo sintomo di una paura antropologica. Il colpo di coda di chi si sente superato dalla stessa possibilità della religiosità propria e di quelle altrui e di conseguenza diventa colui che sceglie la morte per arrivare al paradiso". Una prospettiva che non può avere futuro se non "grazie all'assolutismo cieco - magari in termini di libertà - come si è rivelato quello del Presidente Bush". L'evoluzione della situazione in Afghanistan: "Quello che sta accadendo potrebbe essere risolto se alcuni canoni di giustizia civile e moderna si applicassero; di fronte all'ennesimo errore, con 70 civili uccisi per errore, la prima cosa da fare sarebbero le dimissioni dei capi della NATO responsabili di questo, poi gli altri fanno l'inchiesta. Chiedere questo dovrebbe essere superfluo; ma io non ho sentito altri prendere questa posizione. Da una parte abbiamo i pacifisti che dicono 'bisogna andare via dall'Afghanistan, lasciamo questi Talebani liberi di fare i Talebani, e non facciamo le guerre e lasciamoli sterminare il proprio popolo'; poi ci sono i bellicisti che invece dicono 'è un errore, ora si farà una inchiesta', senza preoccuparsi della rivolta che si crea nelle popolazioni locali - giustissimamente - perché allora si ha il riflesso che si ebbe nei confronti degli occupanti nazisti o sovietici. Karzai che protesta ufficialmente e si vede rispondere in modo ridicolo, lo si mette nella posizione di essere odiato dal proprio paese e popolo in quanto 'servo' che lui non vuole essere"
    23:18 Durata: 3 min 37 sec
  • "Se vogliamo combattere i fondamentalismi atei o teisti, dobbiamo conoscerli per meglio difenderci e sgominarli". Rischio settario per i radicali? "Una setta ha bisogno costantemente di difendere la propria individualità attraverso l'introversione"; il convegno vedrà invece la partecipazione maggioritaria di interlocutori esterni all'area radicale; "il dibattito è pubblico e lo si trasmette in tutte le lingue"

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Bagnasco al meeting di CL: "la solfa contro individualismo e relativismo". "Non capisco tra l'altro perché da 10 anni non sento più parlare del celeberrimo personalismo cristiano, che ha avuto grande prestigio seppure non in Italia". "Il cristianesimo - e tutta la tradizione dell'antico Testamento - ha rappresentato la rivendicazione di un rapporto diretto tra individuo ed assoluto, che è sceso in terra per affrancare l'umanità da una condanna apocalittica e per rivendicare che l'individuo - sia esso povero, schiavo o ricchissimo - è l'interlocutore di Dio. Questo è indubbiamente un contributo all'umanesimo, perché è indubbio che nelle religioni pagane vi era invece un rapporto, tra dei ed individui, molto diverso". Inserire come 'argomento di linea' argomenti privatistici è forse rischioso? "C'è una piccola cosa e cioè che i radicali affrontano questa cosa, ma tra gli oratori ci sono 4-5 radicali e 25-30 non radicali. E il dibattito è pubblico, e lo si trasmette in tutte le lingue possibili. Questo è l'opposto di una setta che si deve chiudere in se stessa e fare propaganda per la propria bottega". "Se noi vogliamo combattere i fondamentalismi atei o teisti, le manifestazioni ed il potere che hanno alcuni poteri di stampo confessionale nel mondo moderno, dobbiamo capirli e conoscerli per meglio difenderci e sgominarli". "Affrontare i problemi del mondo, essendo aperti al mondo in una riflessione pubblica", questo è l'obiettivo. "E' settaria una formazione politica che attraverso la scelta di Radio Radicale fa sì che il massimo numero dei cittadini possibile possa ascoltare quello che dicono tutti gli altri avversari politici?". "Francamente, per quel che so dai vocabolari e dalla storia, una setta ha bisogno costantemente di difendere la propria individualità attraverso l'introversione"; "il riflesso della setta è quello di avere in genere strutture di tipo autoritario". Poi un riferimento alle frasi di Bagnasco e ad alcuni esponenti del Vaticano: "Essere spudorati, per ignoranza magari. Parlare, loro, delle condizioni dei cattolici oppressi, quando loro che rispetto hanno per i cattolici che non sono obbedienti a loro?". "Io ritengo che sempre c'è un rischio d'impresa, ma il rischio settario è l'unico che non corriamo. Dopo 40 anni di sfascismo, noi finiamo per essere una etnia malgrado se stessa. Quando noi abbiamo predicato, in anni in cui poteva essere utile, a quelli del Manifesto, di Liberazione, se l'ethnos diventa ethos come nei partiti giacobini e settari!".
    23:21 Durata: 16 min 38 sec
  • "Il 20 settembre è stato un grande evento politico, culturale e religioso, nel cammino della conquista delle libertà individuali, religiose incluse". "Continuare a celebrare questo grande evento del mondo in modo solo romano ed italiano vorrebbe dire continuare ad essere conniventi - per incapacità, per inadeguatezza - con coloro che gli equiparano chi a Porta Pia ci mette le corone per gli zuavi pontifici"

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    "Continuare a fare di un grande evento del mondo, ma soprattutto un grande evento per l'Europa e l'America, come il 20 settembre, continuare a celebrarlo in modo solo romano ed italiano vorrebbe dire continuare ad essere conniventi - per incapacità, per inadeguatezza - con coloro che vogliono mettere a Porta Pia le corone per gli zuavi pontifici". Le 'dichiarazioni bipartisan' di Bertinotti. "Quello invece è stato un grande evento politico, culturale e religioso, nel cammino della conquista delle libertà individuali, religiose incluse. E allora lo facciamo anche a Roma, e infatti Antonella Casu e Michele De Lucia, hanno deciso di dedicare il 20 settembre ad un'opera di verità, quella di far conoscere la realtà degli individui e non dei partiti; si accenterà dunque il carattere laico, liberale e liberante di questa proposta di riforma". Ma la celebrazione avrà luogo pure a Londra: "Ernesto Nathan. Poi Panfilo Gentile e la sua attenzione a Lord Acton, che non era divenuto anglicano, restava cattolico, ma quando nel 1869 c'è un Papa che proclama l'infallibilità pontificia e poi a go-go una serie di dogmi che non avevano più senso da secoli, ha fatto delle polemiche enormi; e allora vediamo cosa diceva e come ciò fosse vissuto nella famiglia Nathan che ospitava Mazzini a Londra. Con il Nathan che è un liberale nel periodo Gladstone, che viene in Italia e diviene Gran Maestro della massoneria ma con un programma cristiano, sociale, fabiano di fatto. E poi un'altra domanda: cade Napoleone III; è una causa europea per un evento europeo che è la fine degli stati pontifici e la nascita dell'unità d'Italia. Dopo pochi anni si passa da 'Napolone le petit' alla Terza Repubblica francese, quella di Gambetta che dopo 30 anni porta alle leggi Combes e a qualcosa che nemmeno Sarkosy è riuscito a superare come difesa dell'individuo nei confronti delle intolleranze e delle ricchezza indebita - antifrancescana - dei potenti vaticani. Allora ho parlato con Galasso, autore di una storia d'Europa importantissima, sostanzialmente ignorata però se non negli ambienti scientifici ristretti". "Spero possa venire e comunque ci aiuta. Abbiamo da improvvisare in 24 ore questa idea, quella di rendere all'Europa l'evento europeo".
    23:38 Durata: 10 min 37 sec
  • La situazione internazionale: "Siamo in quella realtà che già due anni fa era contenuta nel manifesto dalla sinagoga di Firenze. Sempre più può bastare una cicca buttata distrattamente per terra, per far esplodere tutto. Perché i motivi strutturali che rendono possibile, probabile o necessario - ad alcuni calcoli - uno scoppio della guerra, ci sono tutti e non vengono affievoliti da questa Europa".

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    La situazione internazionale. Il caso dell'Afghanistan: "Farebbe un bene enorme in Afghanistan - e anche in Pakistan - la notizia che i generali e comandanti della NATO colpevoli di questa ennesima grave inadeguatezza professionale, che a quel livello diviene una responsabilità criminale - seppure per colpa e non per dolo-, si sono dovuti dimettere. Esploderebbe, come pure la notizia che sono i loro successori che faranno l'inchiesta". I rapporti con la Cina. "Noi siamo i primi ad avvertire che la Cina è un fatto immenso, un corso e ricorso della storia inevitabile, che quindi occorre affrontarlo per governarlo, ma se possibile riacquistando quella gigantesca arma di attrazione di massa che si è andata perdendo dopo la seconda elezione di Bush". "L'Occidente e l'Europa sono invece diventati punto di cristallizzazione delle frustrazioni e delle ribellioni del mondo, che ha da averne". La lotta dei radicali contro lo sterminio per guerra e fame nel mondo negli anni '80. Georgia e Russia: l'atteggiamento europeo. "Adesso l'Ucraina chiede di entrare subito nella NATO. La questione è complicatissima, anche perché non c'è più il confronto storico tra l'Europa e l'Occidente da una parte, e la Russia-Unione Sovietica e la Cina dall'altra. Non c'è più la guerra fredda perché uno dei due belligeranti è stato sconfitto. Adesso si torna ad una realtà europea che, dopo aver donato al mondo intero guerre per due secoli, si va riproponendo con una stucchevole continuità da parte delle cancellerie europee". Il paragone con l'equilibrio delle potenze ottocentesco. "Siamo in quella realtà che già due anni fa era contenuta nel manifesto dalla sinagoga di Firenze. Tutto si sta verificando come avevamo detto: sempre più può bastare una cicca buttata distrattamente per terra, per far esplodere tutto. Perché i motivi strutturali che rendono possibile, probabile o necessario - ad alcuni calcoli - uno scoppio della guerra, ci sono tutti e non vengono affievoliti da questa Europa". "Come radicali non abbiamo il merito esclusivo - c'è una sorte di dna della storia dovuto pure al caso ed altro - per cui ci troviamo a continuare ad essere privilegiati nelle letture del presente. Tanto è vero che il presente storico, molto spesso, deve essere emendato. Ma vi pare possibile: stiamo leggendo tutte queste ricostruzioni del '68 di Praga. Nessuno dei partiti di oggi era presente allora. E abbiamo un partito che tre giorni dopo l'evento a Praga, in sette capitali di paesi del Patto di Varsavia, tenne manifestazioni pubbliche nelle principali piazze di questa città. Tanto che il Patto di Varsavia, di fronte a questo coordinamento inaspettato, dovrebbe intervenire perché si pensò per un momento ad una sorta di invasione americana". "Non c'è traccia di quella iniziativa, e questo continua ad essere vero per 'gli Stella' del futuro". "Cioè oggi coloro che non parlano di certi piccoli scoop oggi, diventeranno autori di successi editoriali, di libri fatti di scoop volontariamente ignorati e sabotati al momento in cui le battaglie di libertà sono in corso". Gli incontri a Bruxelles con alcuni iscritti internazionali al Partito Radicale Nonviolento alla vigilia del convegno sulla religiosità e la laicità.
    23:49 Durata: 17 min 31 sec