14 SET 2008
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - RADIO - 17:04 Durata: 2 ore 3 min
Scheda a cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 14 settembre 2008 , condotta da Massimo Bordin che in questa puntata ha ospitato Massimo Bordin (direttore di Radio Radicale), Marco Pannella (europarlamentare, Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 2 ore e 3 minuti.

La rubrica e' disponibile anche in versione audio.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Gli interventi di La Russa, Alemanno e le parole trancianti di Fini su fascismo e antifascismo. La polemica a proposito di un intervento di Sofri sull'omicidio di Calabresi. La manifestazione-convegno di Londra del 19-20 settembre. "Poi c'è il fascismo che incombe. Il fascismo degli antifascisti è quello che ho sempre combattuto, visto che l'altro era già stato vinto. Noi viviamo in una realtà che vede il potere reale ed istituzionale negare i diritti democratici, innanzitutto a tutto il paese"; "una cosa che spero tratteremo oggi, trattando l'attualità e tutte le menate sulle quali sembrano dissentire i cosiddetti 'poli'". La legge elettorale.
    17:04 Durata: 4 min 22 sec
  • I radicali, l'antifascismo e l'MSI: una ricostruzione. "Al Congresso di Fiuggi del MSI salutai la loro scelta come importante, ma dissi che per completarla occorreva che nel loro 'pantheon' ci fossero tutte le vittime - come quelli che erano nel nostro pantheon - che avevano davvero perso la vita per la loro stessa libertà, cioè degli ex missini".

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    'Non si può essere democratici senza essere antifascisti' secondo Fini. "Nel 1982 è stata la prima volta che l'MSI ci ha invitato, mentre continuavano a dire che ai loro inviti mai nessuno accettava di rispondere, perché avevano invitato anche Liberali ed altri che non avevano mai accettato. Inoltre di già ad un congresso radicale in Emilia noi invitammo Almirante. Lui ci mandò il giovane Fini, dicendo che temeva in qualche misura un'accoglienza spiacevole. La notizia che un rappresentante del Movimento Sociale era presente, Gianfranco Fini, fu accolta con un applauso. Fu la prima volta che io ho visto Fini. Cosa c'è in tutta questa storia di interessante? Io credo di ricordarmi di avere detto al Congresso di Fiuggi del MSI che la scelta che loro facevano la salutavo come importante, ma che per fare questo occorreva che nel loro 'pantheon' ci fossero tutte le vittime - come i nostri - che avevano davvero perso la vita per la loro stessa libertà, cioè degli ex missini". Pino Romualdi e l'opinione dei missini nei confronti dei radicali. "Quando giunse la notizia che io sarei andato lì (nel 1982, ndR), la sera Almirante andò per vedere l'organizzazione e chiamò il servizio d'ordine, avvertendo l'indomani che sarei venuto. 'Tenetelo stretto', disse, 'non vogliamo problemi, c'è il rischio di speculazione'. Forse anzi avrà pure pensato che sarei venuto per quello. A quel punto un loro vecchio militante fascista di Pietralata disse: 'Mo' me tocca pure protegge' quer frocio'. Dove si sbagliava Almirante? Nel fatto che lui davvero temeva sarei stato accolto male. Eppure nel 1982 avrebbe dovuto sapere che non solo Pino Romualdi, ma la stragrande maggioranza dei missini di Roma aveva votato con noi sul divorzio, non certo come zuavi pontifici. Tanto è vero che - tutti potranno sentirlo - io iniziai il mio ringraziamento a Piazza Navona al popolo romano per quella vittoria, dicendo: 'Il primo ringraziamento va ai cattolici della DC e del MSI senza i quali avremmo vinto ma non avremmo avuto il trionfo che ci hanno dato'. Anche lì ci fu qualche fischio, ed io risposi: 'Sono contento di vedere pure voi, perché non vi ho visto molto spesso lungo questa battaglia'. Mi rivolgevo a 'compagni' - tra virgolette - che vedevo lì". Allora Pannella ricordava come "i codici Rocco per 8 anni sono stati imposti all'Italia dal fascismo e per 40 anni dall'unità nazionale antifascista. I codici Rocco sono stati erosi qua e là dalla prima Corte Costituzionale; poi stavano per essere travolti dai nostri referendum del '77, ma invece la Corte Costituzionale fece sì che non accadesse". "Quando mi dissero che Almirante era stato assente due volte dal Parlamento Europeo - dove anche lui sedeva - ciò era dovuto al fatto che stava male. Era già accaduto un anno prima, ma credevo si fosse rimesso. Allora uscendo da Montecitorio ho incontrato Fini e gli dissi: 'Ciao Gianfranco, ma è vero che non sta molto bene?'. Lui mi risponde: 'Chi Almirante? Si…'. Era un po' imbarazzato. 'Ma quanto?'. E allora lì gli ho detto: 'Guarda, allora preparati, perché non sarà la generazione di mezzo, arriverà subito il tuo turno'. Lui rimase un po' di sorpresa, forse perché non si aspettava glielo dicessi io, o forse perché non lo riteneva possibile. Io ritenevo allora di conoscerli bene, anche al vertice, nelle loro realtà napoletana e triestina ad esempio". Pannella e Almirante contemporaneamente consiglieri comunali a Trieste, Roma e Napoli. "Nel primissimo Partito Radicale Ernesto Rossi ed altri erano stati contro la legge Scelba, dicendo che non era con quella che si risolveva alcunché". "Enrnesto Rossi, Salvemini e poi i nostri compagni del primo quinquennio del PR: la serenità profonda, senza astio, con cui loro appunto erano al cento per cento antifascisti veri. E noi sin da allora, nelle università, avevamo avuto scontri; uno grosso con Giulio Caradonna. Lui veniva con delle squadre del Tiburtino Terzo ed altre cose. Accadde che un ragazzo di 17-18 anni, dopo una rissa tra comunisti e 'fascisti' che c'era stata a Via Padova, era stato condannato per avere lui - nella rissa - assassinato questa persona. Io seppi che grazie all'amnistia Togliatti questo fascista, dopo aver assassinato un comunista, era uscito ed ora quindi aveva il diritto di candidarsi alle elezioni universitarie. A questo punto Giulio Caradonna non accettava che questo si candidasse perché temeva riflessi e quindi venne a cercare di interrompere le elezioni universitarie. Io dicevo che noi non potevamo non accettare quella candidatura; gli altri erano divisi tra loro: alcuni estremisti volevano che si potessero candidate, Giulio Caradonna - per motivi di opportunità credo - non voleva". "In quel caso assunsi quella posizione e grossomodo questa posizione l'ho sempre mantenuta". "Negli anni '60, quando eravamo nella sede di via Torre Argentina 18, a pochi metri c'era la sede di Avanguardia Nazionale". "Erano abituati ad accoglierci con sputi e lazzi". "Poi un bel giorno furono arrestati, non per i fatti nostri è chiaro, ma per i fatti de 'Er Caccola', Stefano Delle Chiaie. E questi che erano abituati ad accoglierci così, Almirante vietò agli avvocati del MSI di difenderli. Allora andarono ad offrirsi di difenderli Mario Mellini, Franco De Cataldo, insomma i nostri avvocati". "E' una generazione quindi di loro" che ha avuto rapporti con i radicali. L'importanza dello stato di diritto per i radicali: "C'è l'obbligo per noi di disobbedire alla legge, autodenunciandoci, perché o con il giudice che giudica male o per la legge che è cattiva, la città se ne possa rendere conto". Poi una serie di altri episodi a Trieste. "Noi eravamo contro il trattato di Osimo, il trattato di pace con la Jugoslavia. Ce n'era una parte che condividevamo, ma un'altra che comportava la distruzione del Carso". "La distruzione di un patrimonio unico come quello. E anche allora ci affrontammo, ed anche a Trieste - io da deputato - la prima cosa che feci fu quella di andare alle foibe. Mai Almirante o nessuno di loro c'era stato. E naturalmente se ora si andasse a vedere l'archivio del 'Piccolo', nessuno forse potrà leggere la notizia. Tanto che ancora oggi sentiamo dire che 'sulle foibe tutti hanno taciuto'". "Poi credo che nessuno abbia messo in discussione l'attentato di Via Rasella come abbiamo fatto noi. Per sottolineare che quelli che sono saltati in aria non erano SS, ma altoatesini e sudtirolesi arruolati che passavano lì certo come esercito tedesco. E solo per questo Lama e Giorgio Amendola mi denunciarono per vilipendio della Resistenza. Perché la tesi era che c'era una guerra, che la decisione dell'esercito antifascista era stata eseguita e non andava detto chi fosse stato. Rivolgendomi ai brigatisti scrissi allora una lettera chiamandoli 'compagni assassini'. Dicendo che d'altra parte faceva parte della storia della sinistra comunista quella del terrorismo trattato come una necessità morale quasi; e avvertendo dunque che bisognava evitare di pensare che solo dei fascisti e traditori in malafede potessero essere gli autori di quel terrorismo". "Anche su queste cose la presenza di Almirante era molto lieve". "Ancora nel 1976, quando arrivammo in Parlamento e nonostante loro ci fossero da 20 anni, quando iniziava a parlare uno del MSI, si usciva dall'aula".
    17:08 Durata: 24 min 4 sec
  • "Una volta dissi a Fini: 'Sono sicuro che andrai avanti. E infatti della vostra generazione so che te, Rutelli ed altri vi ritroverete insieme. Cioè tutti quelli che credono che 'il fascismo fu', che il conto è saldato e quella roba la abbiamo solo dietro'. Noi invece avevamo visto come molto presto si fosse passato da un monopartitismo perfetto ad un monopartitismo imperfetto, sfascista, sfasciato e sfasciante".

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    "Quando leggo che oggi Bossi dice che alla Camera 'vedremo chi sono gli amici ed i nemici'. Non a caso si usa il termine 'nemico'". Ma i radicali stessi non hanno sdoganato il termine "nemico"? "Noi abbiamo una possibilità di lessico diversa da altri. Da chi ha sempre avuto una visione diversa dalla nostra, tollerante, di chi 'è nell'errore' - dovendosi combattere l'errore e non l'errante - " è meno accettabile l'uso di una certa terminologia. "Quando poi si arriva alla loro Fiuggi, dissi: dovete mettere nel vostro Pantheon quelli che noi oggi mettiamo nel nostro Pantheon". "Una volta dissi a Gianfranco, a mo' di battuta: 'Io sono convinto che tu hai scelto una linea di comportamento. E sono sicuro che andrai avanti. E infatti della vostra generazione so che te, Rutelli ed altri vi ritroverete insieme. Cioè tutti quelli che credono che 'il fascismo fu', che il conto è saldato e quella roba la abbiamo solo dietro. Noi invece avevamo visto come molto presto si fosse passato da un monopartitismo perfetto ad un monopartitismo imperfetto, sfascista, sfasciato e sfasciante". L'eredità di questo regime per gli italiani oggi. L'esempio del debito pubblico, "un elemento cifrato in denaro, ma la cosa è ancora più vera in termini di civiltà, di condizioni non solo ideologiche ma idro-geologiche del nostro Paese. Quindi credo che Fini andrà avanti, ma non credo che lui sarà sensibile al fascismo degli anti-fascisti. Loro, purtroppo per tutti quanti noi, approdano ad una condizione che non è democratica, e si trovano in sintonia con la grande maggioranza degli ex-comunisti, che anche loro non sentono quanto sia grave non avere il punto di riferimento della democrazia liberale classica. Questo è il problema pure di Veltroni che cerca nel periodo elettorale di distruggerci con iattanza, esaltando invece l'alleanza con Di Pietro". "Risorgimento Liberale deplorava l'atto incivile di Piazzale Loreto, pur facendo parte del CLN. Con le motivazioni di Pertini e di Parri un po' differenti, perché secondo cui loro era stato 'legittimo' perché ordinato dal CLNAI, ma gli dispiaceva per come fosse accaduto". "Sarà per quello, ma ho continuato a riflettere su questo. In fondo Mussolini è morto 25-27 anni dopo essere stato leader socialista". "Mussolini ha vissuto da socialista con i socialisti, erano i suoi compagni. Poi ho riflettuto su questo". "Lui alla fine fa la Repubblica Sociale. Repubblicano perché ha scoperto che la monarchia tradisce. Poi la fa 'sociale', fa una 'Carta socialista'; la vicenda lo porta a dover giustiziare suo genero. Insomma una tragedia. Mi è parso che a quel punto lui abbia quasi voluto, nella disgrazia, tornare ad essere un socialista nazionale. È possibile e lo credo. Allora quando sento Donna Rachele che dichiarava di votare per me, quella donna Rachele che non era una 'first lady', non si esponeva mai". "Allora ho sempre detto: il fascismo? Non è, come sembrava all'inizio dicesse Benedetto Croce, una parentesi diversa dalla nostra storia. È stata una cosa grande, tanto grande, che ci ha sconfitti e distrutti. Una grandezza che bisogna comprendere e dalla quale guardarsi". "In tutto quel periodo c'è stato anche da parte nostra, dico noi liberali, un modo di guardare - per antifascismo, credo - tutti gli eventi, anche gli odi; quindi non ho mai demonizzato nulla, nemmeno il fascismo. Perché se demonizzi una cosa in qualche misura la sacralizzi e ne sei in qualche modo vittima". "Bisogna comprendere che una cosa è Pino Romualdi, una cosa è Giorgio Almirante, un'altra cosa è il suo avversario Michelini…Nessuno lo ricorda? Bene, a memoria futura se la memoria avrà un futuro. Mi vado sempre più convincendo che la conoscenza della storia, la curiosità, è essenziale per vivere in una società. E qui si continua da 40 anni a censurare il presente. E allora una piccola notazione: è possibile che in tutta la letteratura nessuno parli ad esempio di un repubblichino che diceva di essere radicale, Mazzantini, con il primo dei suoi libri 'A cercar la bella morte' pubblicato in un momento in cui era ancora rischioso pubblicare quelle cose. E da allora siamo divenuti amici. Ed era in questo ammirato di Albertazzi e molto meno di un altro famoso attore italiano, perché il primo diceva anche lui di essere stato 'da quella parte' ed oggi è nota la sua vicinanza ai radicali. Mentre Dario Fo non ha mai ammesso di essere stato 'da quella parte', mai". "Ricordo che una volta la televisione italiana rievocò quegli anni e fece intervenire degli intellettuali, tra i quali Albertazzi e Dario Fo. Io, conoscendo le due storie, stavo lì a sentire. Albertazzi ha perfino detto che era radicale, ma ha confermato che era stato repubblichino per motivi che potevano essere sbagliati ma avevano la loro nobiltà. Su tutto questo Dario non ha mai aperto bocca, se non per dire che 'era una vergogna essere fascisti'". Livio Zanetti ed il suo terrore che si scoprisse che non ancora ventenne era stato sotto-tenente nella RSI: "Io sulla 'Prova Radicale' che usciva in quel momento, scrissi un articolo, dicendo: 'Livio, io mi auguro che tu saprai essere come vuoi, come sei, democratico, con la stessa purezza di intenti con la quale allora hai scelto la parte sbagliata e perdente'". Fu l'occasione per rivolgersi a queste persone: "Per chi aveva la consapevolezza di avere commesso un errore in buona fede, assolutamente non occorreva vergognarsi per averlo commesso. Questo è un augurio che faccio ancora alla classe dirigente di oggi, non solo per la questione del fascismo o di Salò, ma anche per quanto avvenuto con le leggi Cossiga, i decenni seguenti e tutto il resto". Da qui la diversa lettura dell'attualità e del governo Berlusconi. "Dire che nel male e nel bene Berlusconi sia una persona straordinaria nella nostra storia" non è veritiero. "Lui è l'ultimo di una serie". "Credo ci sia più durata in Fini che in lui; malgrado io sia un po' diffidente, perché è così 'bravo' e tutto il resto, devo dire che lui fa degli atti di coraggio. Come a Gerusalemme. Poi gli ho chiesto in congressi di onorare gli antifascisti e lui lo ha fatto. Poi quelli che hanno detto 'perché lo dice solo adesso'…ecco è la miseria".
    17:32 Durata: 23 min 12 sec
  • "E' una vergogna per tutti noi che i Presidenti della Repubblica non rispondano alla domanda: 'Secondo la Costituzione e le leggi italiane, la detenzione di uno come Adriano Sofri è legale?'". "Altra cosa di cui vergognarsi è la vicenda Pinelli". Di fronte al trattamento riservato ai radicali, "non ho il diritto di stupirmi se coloro il problema di Pinelli non se lo pongono più, pure questi che tanto si erano 'emozionati' allora".

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Quanti si chiedono perché Fini abbia detto quel che ha detto solo adesso sono "la miseria. La stessa miseria che ho sentito in questi giorni per quanto riguarda l'articolo di Sofri". "Alcuni hanno detto, a proposito di quanto scritto da Sofri, che 'si vergognano per lui'. Ora, potranno non essere d'accordo, ma io dico che sono molto grato ad Adriano". Pinelli e l'antologia di Spoon River regalata a Luigi Calabresi, secondo il racconto di Pannella riportato da Mario Calabresi nel suo libro. "Io scrissi a caldo, pur non accettando l'uso improprio che si faceva del termine, che se 'fascista' c'era, questi era quello che aveva ammazzato Calabresi e non viceversa". "Quando ci è giunta la notizia del mandato d'arresto per Adriano (Sofri, ndR), io ho fatto subito una dichiarazione dicendo: 'Noi non dobbiamo avere timore di nulla della storia di questi anni, e mi riferivo pure alla storia di Adriano, ma rivendicarla e proseguirla. Poiché è vero che il potere ed il terrorismo hanno avuto i loro rapporti, iniziamo noi a dare il buon esempio, dando un contributo alla verità dicendo quello che sappiamo dell'episodio'. Dopo qualche giorno Adriano scelse su questo un comportamento diverso; con grande rispetto ne presi atto". "Lì avevo auspicato questo: mettiamoci assieme e cerchiamo di dire, su tutto quello che abbiamo vissuto, tutto quello che sappiamo, perché è necessario per far venire fuori quello che non si sa, che è segretato giuridicamente o nei cuori e nelle teste di Cossiga e tutti quanti gli altri". "A questo punto Adriano ha mostrato - per come è stato in galera, per come ha vissuto, per come ha letto quei fatti, per come ha chiuso Lotta Continua, per il suo conoscere la Cecenia e Sarajevo prima di quasi tutti gli altri - una storia ammirevole, e si tratta di comprendere. Va valutato. Lui ha deciso, se - come è possibile - conosce qualcosa che ha ritenuto di non dover dire, in quel momento ha scelto quel comportamento. Avendolo scelto ha vissuto scrivendo le cose che ha scritto, dicendo le cose che ha detto, vivendo migliaia di giorni e di notti come ha vissuti, con tutti che hanno riconosciuto il suo valore, soprattutto all'estero. Questa testimonianza di grandezza, di nonviolenza; oggi gli ho lasciato un messaggio nel telefono: non ho ancora letto il suo articolo, non ho fatto in tempo. Ci rifletterò ancora, ma so benissimo che è una vergogna per tutti noi che i Presidenti della Repubblica non rispondano alla domanda: 'Secondo la Costituzione e le leggi italiane, la detenzione di uno come Adriano Sofri è legale?'. Non rispondono. Tranne poi dei 'fascistucoli' - chiedo scusa ai fascisti - che se ne vengono fuori con dei rutti costanti, come fa Gasparri". "La cosa della quale vergognarsi è Pinelli. Dopodiché quando poi penso a come siamo trattati noi; quanti in fondo ci stimano e ci vogliono bene, ma come - antropologicamente - il trattamento dei radicali è per loro un fatto che deprecano, ma che continuano in fondo loro stessi ad accettare di vivere e subire; quindi non ho il diritto di stupirmi se coloro il problema di Pinelli non se lo pongono più, pure questi che tanto si erano 'emozionati' allora". Secondo la sentenza definitiva Pinelli è 'morto per un malore attivo'; le parole di Sciascia sul caso e l'attuale posizione di D'Ambrosio, giudice autore della sentenza, attualmente parlamentare della Repubblica. "C'è stato un elemento di dissenso: io dissi 'abbiamo urgenza - e lo dissi a Pellegrino, alla Commissione Stragi - di far sì che si sappia l'esattezza e la verità di cronaca'. Adriano ne aveva un'altra di opinione, assolutamente almeno moralmente ineccepibile quanto la mia. Tanto che allora gli proposi - come gli potrei proporre ancora adesso per quel che mi riguarda - che accettasse di essere indicato come Presidente del Partito Radicale". I rapporti di Pannella e dei radicali con Adriano Sofri a partire dal 1973, quando Liberazione aprì la sua sede proprio a fianco della sede di Lotta Continua; poi nel 1976 l'incontro mentre Pannella è in sciopero della sete per conquistare spazi di informazione per i referendum radicali, come pure per Democrazia Proletaria che si candida in Parlamento. "L'ho detto per un anno e mezzo" durante la presidenza della Repubblica Ciampi: la questione della grazia non è 'il caso Sofri': "Io voglio sapere se secondo la nostra civiltà, il nostro diritto, sia giustificata la detenzione di uno come lui".
    17:55 Durata: 26 min 8 sec
  • Il 20 settembre in Italia e l'iniziativa di Radicali Italiani sulla anagrafe pubblica degli eletti, "quella riforma che, in modo imprevisto e imprevedibile, è la prima concreta riforma di ineluttabile avvicinamento alle conseguenze che provengono dall'uninominale anglosassone, perché si creerebbe per legge la conoscenza - da parte del cittadino - di quello che fa il rappresentante"

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    La visita papale in Francia. La posizione del cattolico Bayrou secondo cui Benedetto XVI non avrebbe dovuto essere ricevuto all'Eliseo. Il 20 settembre radicale tra Londra e Italia. "Sorgeranno pure dei problemi 'di gestione': il 20 settembre in Italia sarà infatti pieno di conferenze stampa per l'iniziativa di Radicali Italiani sulla anagrafe pubblica degli eletti, quella riforma che in modo imprevisto e imprevedibile, è la prima concreta riforma di ineluttabile avvicinamento alle conseguenze che provengono dall'uninominale anglosassone, perché si creerebbe per legge la conoscenza - da parte del cittadino - di quello che fa il rappresentante". "Io ho capito e proposto questa cosa quando ho avuto le informazioni ufficiali sul deputato Capezzone; allora pensai: 'perché non ci abbiamo pensato prima?'. Quindi il 20 settembre ci saranno in tutta Italia queste manifestazioni. Poi ho pensato e l'ho detto in Direzione: 'Abbiamo pensato se uno o i due vertici del monopartitismo ad un certo punto non la ritenga una buona idea?'". Potrebbe essere un modo per il PD per prendere in contropiede Di Pietro? "Sì, ma antropologicamente, per questo PD, il problema siamo noi. Non Di Pietro. Dieci anni fa Di Pietro non c'era, noi si. 40 anni fa Di Pietro non c'era, noi si. C'è un riflesso: 'Non sono ancora morti'?". Il comizio di Di Pietro a Vasto. "L'ottimo Di Pietro non spaccia nemmeno 'il verosimile' per 'il vero' - come ho detto di qualcuno di noi -; in lui invece sembra buonsenso quello che è solo il contrario del buonsenso, cioè il senso comune". "Comunque vediamo se uno dei due schieramenti, o tutti e due, possano appoggiare questa riforma. Possono firmarla loro per primi, non abbiamo il problema di volere il nostro timbro".
    18:21 Durata: 8 min 30 sec
  • Il seminario organizzato dai radicali per il 20 settembre a Londra: "credo che questa cosa sarà un piccolo evento e comunque un grande precedente". Le relazioni introduttive di Galasso, Biagini e Pezzimenti.

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    "Comunque il 19 pomeriggio inizia a Londra il convegno, dalle 15 alle 19 locali; poi sempre a Londra, dalle 9 alle 19, continuiamo il 20 settembre. A questo punto si pone il problema, anche per la radio, della contemporaneità di molte conferenze stampa in Italia". "Comunque mi vado convincendo che il seminario di Londra sarà l'apertura di un seminario online lungo un anno dal 20 settembre 2008 al 20 settembre 2009, con le relazioni che già avremo lì. Quindi l'intervista che hai fatto a Galasso va benissimo così come è; possiamo agevolmente metterla così come è online e darla pure in radio come promo. Poi la ridurremo a 35 minuti per la mattina del 20. Con altri 35 minuti che saranno di Biagini e di Pezzimenti. Questi sono gli unici interventi di 35 minuti". "Sarà un buon evento, anche se il programma sarà mandato grazie all'Istituto Italiano di Cultura di Londra solo domani. Quindi a Londra, dell'evento, per ora ne hanno sentito parlare probabilmente solo i relatori. Dio ce la mandi buona. Ma io credo che insomma la sorte in diversi casi ci è favorevole. E credo che questa cosa sarà un piccolo evento e comunque un grande precedente".
    18:30 Durata: 7 min 29 sec
  • "Legge elettorale per le europee? Chi non va in televisione non ha comunque chance". Il dibattito del 'dopo-Chianciano': La libertà d'associazione è proclamata dalla Costituzione; i partiti di finanziamento pubblico - che non sono più le associazioni private previste nell'articolo 49 - dicono 'nel momento in cui tu ti iscrivi da me, perdi la libertà d'associazione' No, la libertà d'associazione deve vivere nella società, deve essere promossa!".

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    "Io ritengo che occuparsi di elezioni europee, con la preferenza, non la preferenza, il 5%, il 4%, il 3%...Chi va in televisione può fare il 3-4-5%. Le elezioni sono queste. Qualche coniglio verrà fuori. Ma essere coinvolto in questa testimonianza unanime di una cultura di regime Una preferenza Perché la preferenza è libera?". "Mentre il fatto che il programma del PD da una parte, e quello del partito di cui è portavoce Daniele Capezzone dall'altra, sarebbero sulla carta per il sistema maggioritario". "Ma nel 'dopo Chianciano' è accaduto altro: che Cesare Salvi ha detto di essere per l'uninominale a tutti i livelli. Le idee, se riescono a vivere, poi esplodono. L'idea o esplode o è sepolta. Rino Formica ha proposto, attraverso una costituente, l'obiettivo di una repubblica presidenziale". Inoltre "so che Radicali Italiani ha ricevuto una lettera per chiedere di aderire a questa cosa che ora lui fa, che non è più la 'Costituente'. Poi è arrivata dalla nuova eletta segretaria dei Verdi una lettera molto cara che propone l'unità di tutte le opposizioni, degli esclusi, etc, in vista delle europee e delle amministrative. No, dico". "Il dopo-Chianciano: allora quella della 'libertà d'associazione' ritengo sia 'una grande idea'. Significa una riforma di incredibile valenza teoria e giuridica. La libertà d'associazione è proclamata dalla nostra Costituzione; dei partiti di finanziamento pubblico - che non sono più le associazioni private previste nell'articolo 49 - che dicono 'nel momento in cui tu ti iscrivi da me, perdi la libertà d'associazione' No, la libertà d'associazione deve vivere nella società, deve essere promossa!". "Tutti quanti, al posto delle cellule e delle sezioni, fanno le fondazioni, invece Tonino Di Pietro fa i blogger. Noi ci ritroviamo ad essere l'unico Partito che difende la parola 'Partito', che difende e si fonda sul tesseramento e diciamo: ma è possibile che un PD 'leggero' - come tutti dicono debba essere - per esistere debba garantire statutariamente l'obbedienza dell'iscritto che non si deve iscrivere ad altro?". "Il problema viene fuori attraverso la questione della doppia tessera. Quella è una cosa importante e singolare della nostra storia italiana; ma a questo punto vale soprattutto come pretesto per porre il problema: perché io, iscritto a un partito, devo perdere i miei diritti civili e politici?".
    18:37 Durata: 7 min 24 sec
  • Il rischio di "assuefazione a comportamenti che non sono ammissibili in una società democratica, ad esempio il trattamento dei radicali". "I comunisti vanno in tv e parlano: noi non ci si nomina, forse proprio perché ci siamo". Le ripercussioni di questo stato delle cose sul dibattito politico italiano: giustizia, Alitalia, federalismo, Centro d'Ascolto e RAI.

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    "L'assuefazione a comportamenti che non sono ammissibili in una società democratica, ad esempio il trattamento dei radicali. Lo diceva l'altro giorno Gianfranco Spadaccia: 'Prima non si parlava di noi perché non eravamo in Parlamento, si diceva. Oggi - pur non chiamandole più 'sinistre radicali' - i comunisti vanno in televisione e parlando'. Forse non ci si nomina proprio perché ci siamo". Solo con questo vuoto di informazione si spiegano alcuni temi dell'attualità politica italiana. "Oggi ad esempio ho sentito l'apologia del PdL perché forse farà la riforma della giustizia sulla questione della separazione delle carriere. Il problema è che se uno (Berlusconi, ndR) nel 1998 ha detto 'Non voto questo referendum, pur essendo d'accordo con quanto proposto, perché lo imporremo con un colpo d'accetta non appena andrò al Governo', poi dieci anni dopo ancora non lo ha fatto e nemmeno c'è nel programma". "Poi voglio fare una previsione. Siccome adesso ci sono le elezioni europee e le amministrative, quindi i sondaggi, Veltroni inizierà ad essere un demagogo di sinistra e non 'dialogherà'. Difendendo i tre maestri, difendendo - in realtà in ritardo e non come ha fatto Emma Bonino - alcune questioni su Alitalia"; "si arriverà alle europee e si sarà deciso quanto si dà a Di Pietro e quanto si dà a Bossi. Per il momento il PdL va a gonfie vele, Berlusconi va a gonfie vele, da Mosca a Tripoli è molto stimato etc. C'è una cosa: quando ci fosse il federalismo, quelli che hanno mostrato il dito medio alla bandiera italiana - e figurarsi se noi idolatriamo le bandiere - a questo punto non faranno forse 'la secessione'?". "E' nella logica delle cose, e magari finirà che impiccano Bossi se lui non arriva davvero a qualcosa. Non si può promuovere una riforma se c'è il rischio che acquistino valore di stati federati delle vandee". "Il fatto che questo federalismo viene 'concesso', con tutto quello che comporta, alla Lega, e che la Lega ha delle zone d'Italia con incarichi prestigiosi, ho la vaga impressione sia una cosa avventata che Berlusconi, ho l'impressione, non potrà controllare". Poi Pannella torna alla vicenda Alitalia: "Emma a marzo disse: hanno 20-40 giorni di benzina". Poi ci fu una prima iniezione di denaro pubblico. "Ora sentiamo dire che forse nelle prossime ore non ci sarà abbastanza carburante per i voli. Poi è Di Pietro, a Vasto, a dire che con tutto questo si fa una sola cosa: si saldano i debiti di AirOne e di Toto alle banche. È interessante che a Vasto Di Pietro prenda e dica lui, lì, questo. Quando pure Toto è abruzzese e tutto il resto". "Ma Emma non va ai dibattiti; riesce ad avere uno spazio sul Riformista ma non sul Corriere". "Morale della favola: ritengo una cosa banale, cioè che le idee, quando ci sono, sono testarde quanto i fatti ed anche di più. E che dalla realtà radicale il pieno di idee, di iniziative, si compatta sempre di più". Poi ancora: "Una cosa che non è passata è quello che io ritengo lo scandalo del Centro D'Ascolto. Tra Emma e me, anche a livello Prodi ed altri, abbiamo spiegato questa cosa, ma devo dire che i radicali in giro hanno ritenuto fosse un argomento piccolo. Dobbiamo dunque tenere conto degli effetti pure su di noi" di questo regime, "della stanchezza. Eppure questa è una cosa di enorme valore, il fatto che tutto ciò sembri andare a termine in questo modo. Come pure è enorme il fatto che continui a non esserci un format sui diritti umani in RAI".
    18:45 Durata: 14 min 32 sec
  • La proposta della Gelmini di passare al maestro unico: "Quanto è costata la realtà dei tre maestri?". "Sono contento che questa ministra si prenda questa responsabilità su questo". La reintroduzione del grembiule "una cosa seria", visto che "adesso il problema è di libertà dei ragazzi anche rispetto alle famiglie". Ma "vedremo cosa faranno"

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    La riforma dell'istruzione ed il dibattito sulle proposte Gelmini. "Quanto è costata la realtà dei tre maestri? Io dicevo al tempo, 'così saranno uno Cgil, uno Cisl, uno UIL'. Tonino Di Pietro dice che tre maestri sono 'garanzia di pluralismo' eh già, perché hai il maestro di destra, quello di centro e quello di sinistra! Ma è la personalità che conta. Dunque sono contento che questa ministra si prenda questa responsabilità su questo". "La questione del grembiule la abbiamo affrontata diverse volte. Il grembiule un tempo era dovuto alle differenze di classe, perché c'era chi sarebbe venuto in classe senza nemmeno 'le pezze al culo'. Adesso il problema - non dispiaccia a De Rita - è di libertà anche rispetto alle famiglie: tutte le bambine che dovrebbero portare il velo perché islamiche E dice Di Pietro: si comincia con il grembiule e poi diventeranno Balilla! No, non capisce. Anche questa invece mi pare una cosa seria, così non si pone il problema di quelli che devono ostentare il saio francescano o no, ed altre cose. Vedremo cosa faranno". Come pure si dovrà vedere cosa farà il governo in materia di giustizia. E poi "il problema del diritto al lavoro, che c'è ovunque in tutto il mondo e che noi abbiamo nella Costituzione, diritto che deve essere a mio avviso senza discriminazione di età. Uno può dovere scegliere se avere la pensione o continuare a lavorare; dove continuare a lavorare sia pure sinonimo di avanzamento nella carriera, con l'anzianità che venga pure valutata nel giudicare lavoro e salario"
    18:59 Durata: 5 min 35 sec
  • Appuntamenti della settimana: la scuola dell'Associazione Coscioni e il BarCamp di RadioRadicale.it

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Da stasera e da domani c'è la scuola estiva dell'Associazione Luca Coscioni. "Io andrò martedì sera ad un dibattito con Giorello e pure all'indomani. Ed in più cresce questa iniziativa del BarCamp che viene da RadioRadicale.it".
    19:05 Durata: 1 min 55 sec