16 SET 2008
intervista

Multiculturalismo: intervista a Roberto Toniatti realizzata a margine del convegno "Multiculturalismo e diritti: accomodating diversity"

INTERVISTA | di Emiliano Silvestri - Volterra - 13:24 Durata: 7 min 44 sec
Scheda a cura di Alessio Grazioli
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La cultura della maggioranza è solo la cultura di una parte.Lo Stato sociale, evoluzione dell'originario Stato liberale, può aprire anche alla dimensione collettiva, può avviare il riconoscimento alle nuove minoranze utilizzando i criteri già utilizzate per le popolazioni autoctone senza sacrificare i diritti individuali.

"Multiculturalismo: intervista a Roberto Toniatti realizzata a margine del convegno "Multiculturalismo e diritti: accomodating diversity"" realizzata da Emiliano Silvestri con Roberto Toniatti (professore).

L'intervista è stata registrata martedì 16 settembre 2008 alle
13:24.

Nel corso dell'intervista sono stati discussi i seguenti temi: Costituzione, Cultura, Diritti Civili, Diritti Sociali, Diritto, Donna, Europa, Immigrazione, Integrazione, Italia, Liberalismo, Minoranze, Multiculturalismo, Pari Opportunita', Politica, Slovenia, Societa', Stato.

La registrazione audio ha una durata di 7 minuti.

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  • Roberto Toniatti

    professore

    Ordinario di Diritto Costituzionale e Comparato all'Università di Trento Cultura della maggioranza è la cultura di una parte, seppure maggioritaria, della società non (come spesso avviene) la cultura esclusiva rispetto alle culture minoritarie, vissute come eccezione. Il diritto ci consente di metterle tutte sullo stesso piano con pari diritti e pari doveri. Nel quadro del costituzionalismo euroatlantico lo Stato multiculturale successivo allo Stato liberale (che aveva - con la rivoluzione francese - eliminato corporazioni e corpi intermedi) e allo Stato sociale è sottoposto alla sfida delle nuove immigrazioni. L'eliminazione dei corpi intermedi nella fase del consolidamento dello Stato liberale è un risultato contingente piuttosto che dato connotativo permanente. Dopo l'ampliamento, dagli originari diritti fondamentali, al riconoscimento dei diritti sociali, lo Stato può aprire anche alla dimensione collettiva. Le matrici ideologiche o teoriche dello Stato liberale non sono state rinnegate dalla legislazione relativa alle minoranze autoctone. Punto di partenza, può quindi essere la disciplina giuridica di quelle minoranze che poi, gradualmente e selettivamente può poi essere alle nuove minoranze. Possono essere utilizzate norme "di favore" che portano al riconoscimento di diritti collettivi. L'articolo 2 della Costituzione italiana parla di diritti inviolabili dell'uomo "sia singolo che nelle formazioni sociali"; l'ordinamento ci dice che l'adeguamento alle regole del gruppo deve essere volontario, libero e protetto da norme repressive e di esclusione nei confronti di chi decide di non far proprie le regole collettive. (Esempio: consentito l'uso del velo ma tutela dell'ordinamento quando la donna fosse obbligata a portarlo). La disciplina europea rispetto all'integrazione dell'immigrato incontra difformità nel diritto costituzionale dei singoli Stati. Un esempio è rappresentato dall'ordinamento sloveno, che dà forma di soggetto di diritto pubblico alle minoranze ungherese e italiana
    13:24 Durata: 7 min 44 sec