26 OTT 2008
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - Radio - 16:30 Durata: 1 ora 57 min
A cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 26 ottobre 2008 condotta da Massimo Bordin che in questa puntata ha ospitato Massimo Bordin (direttore di Radio Radicale), Marco Pannella (europarlamentare, Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 1 ora e 57 minuti.

La rubrica e' disponibile anche in versione audio.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    "La" notizia in Italia, la manifestazione del PD a Roma. Le iniziative radicali: il convegno sull'energia presso la sede del Partito Radicale. La politica estera e le elezioni in Israele. Il Congresso dei Radicali Italiani
    16:30 Durata: 2 min 5 sec
  • La manifestazione del PD e la 'guerra dei numeri'. "In realtà i presenti al comizio erano almeno 25 milioni. Almeno, davvero". Tra diretta e telegiornali "non c'è italiano che realisticamente non abbia visto in qualche modo. Come quelli di Berlusconi, quelli di Veltroni usufruiscono di un'audience di milioni e milioni, presentati come sono - sempre - con simpatia, interesse e neutralità, dove neutralità si trasforma in agiografia"

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    "Ho detto e ripeto: io ritengo che ieri c'erano almeno 4 milioni di presenti. L'ho sempre detto, anche nell'intervista al Riformista dell'altro giorno - felicemente tradotta sul giornale - nella quale io per sette volte parlavo di 'manifestazioni di protesta'. Per sette volte, ma credo di non aver mai usato quel termine ovviamente. E poi dicevo dell'insignificanza delle cifre mastodontiche, come fu il caso di Veltroni 'plebiscitato da 3 milioni e mezzo di italiani', dopo che Prodi era stato votato da oltre 4 milioni di italiani, prima di essere poi dimenticato come una iattura da loro stessi". "La guerra delle cifre è stata una guerra un tantino risibile. Pare che la cifra avanzata dall'altra parte fossero due milioni e mezzo; ma la capienza fisica del Circo Massimo è conosciuta da decenni". 72.000 metri quadrati moltiplicato per 3, ovvero il numero di persone che presumibilmente possono stare in un metro quadrato, fa arrivare a meno di 250.000 persone. "E' sintomatico che si sia detto due milioni e mezzo da parte del PD. Questo fa il paio con la cosa che ieri è rispuntata: 'E' il più grande evento riformista da quando il riformismo esiste', e poi 'abbiamo creato', 'abbiamo fatto'. Temo che sia un riflesso un tantino patologicamente individuabile. Spararle grosse va bene, ma spararle tanto grosse che si rischia il sarcasmo no". "In realtà i presenti al comizio erano almeno 25 milioni. Almeno, davvero. Abbiamo avuto la diretta sul 3, con commenti, poi ripresi da tutti i telegiornali; non c'è italiano che realisticamente non abbia visto in qualche modo. Come quelli di Berlusconi, né più e né meno, quelli di Veltroni usufruiscono di decine e decine di milioni, presentati come sono - sempre - con simpatia, interesse e neutralità. Dove neutralità vuol dire essere agiografi di qualunque delle due gambe del monopartitismo imperfetto ha da legittimarsi agli occhi dei suoi e quindi garantire il protrarsi della vita di questo regime di monopartitismo sempre meno imperfetto. Nel senso che le polemiche che ieri abbiamo sentito sono le stesse che avremmo potuto sentire in modo appassionante in un congresso della DC". "Da persona che poteva vedere i volti buoni, belli, seri di queste persone, tutte uguali. Perché solo le manifestazioni di 5.000-10.000 possono essere affollate di persone torve, brutte e cattive. Quando sono manifestazioni di popolo sono certo - i miei ricordi visivi di quando avevo 12 anni - erano anche allora volti belli, perché era gente felice di stare assieme e felice di ascoltare la voce che gli si faceva ascoltare. Una voce che era unica, unica anche attraverso la radio, voce ufficiale dello Stato". "Una cosa organizzatissima visto che erano da quattro mesi che la televisione annunciava in un modo o in un altro la mobilitazione, magari attraverso le critiche; non c'era italiano che non avesse sentito di questa manifestazione".
    16:32 Durata: 6 min 35 sec
  • L'Europa negletta alla manifestazione del PD del 25 ottobre. "La politica europea sta provocando una situazione di catastrofe di tutto il vicinato. Tutti quegli stati nazionali del vicinato, pure quelli che erano entusiasticamente europei, tutti sono - costretti dall'Europa a vivere nella dimensione di piccoli o medi Stati nazionali - condannati, come fu per la Jugoslavia, ad una situazione potenzialmente catastrofica"

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    "Alcune cose vorrei dire: Veltroni ha esordito dicendo 'noi siamo italiani', poi ha detto che ' i manifestanti in corteo cantavano l'inno nazionale'". "E tripudio di bandiere nazionali nel momento in cui lui ha detto questo". "Poi una cosa da notare; c'è ormai una consuetudine, a livello politico ed anche di massa, per cui l'Europa, con la sua bandiera, è sempre in qualche modo presente. E la consuetudine che magari si senta pure Beethoven e l'inno europeo. Perché ritengo che questo sia serio e grave? Perché notoriamente con i problemi che vive ciascuno degli Stati che appartengono all'UE, come pure ciascuno di quelli che non appartiene all'UE ma all'area circostante, in tutte queste realtà viviamo un momento di crisi europea ma è indubbio che il problema anche se guardiamo alla politica internazionale, il problema della regione europea - con annesso e connesso il mondo del sud del Mediterraneo - tutto questo viene ignorato". "Ma c'è soprattutto il fatto che inutilmente, apparentemente, solo da questa radio di monopolio della comunicazione democratica - da sei mesi - sottolineo: stiamo attenti, la politica europea sta provocando una situazione di catastrofe di tutto il vicinato. Tutti quegli stati nazionali del vicinato, pure quelli che erano entusiasticamente europei, tutti sono - costretti dall'Europa a vivere nella dimensione di piccoli o medi Stati nazionali - condannati, come la Jugoslavia a suo tempo, ad una situazione potenzialmente catastrofica. Cui rischia di essere destinata la stessa Europa". Il livello discendente di gradimento all'idea europea. "Mentre crolla la speranza europea presente nel popolo turco od israeliano". "Oggi lì diviene determinante il ruolo di un gruppo di fondamentalisti di destra, corrispondenti ai clericali, come lo Shas, per mandare in crisi il governo. Così come il carattere assolutamente religioso e fanatico di Hamas che si compone anche di questo" è apparentemente in crisi. "Anche nel mondo arabo, pure in quello palestinese e nei territori controllati da Hamas, vi sono segnali di stampo chiaramente laico". "Una assoluta urgenza democratica nel nostro Paese vede una forte necessità di un dibattito sulle posizioni alternative alla politica estera sostanzialmente identica tra sinistra e destra. E lo stesso in termini di politica nazionale".
    16:38 Durata: 10 min 5 sec
  • Dalla partitocrazia alle misure drastiche che dettate dall'immenso debito pubblico accumulato, "mi pare che gli unici che hanno pre-visto giusto e allo stesso tempo cercato di governare le cose negative in corso di formazione, non hanno diritto di parola, oggi come negli anni '30"

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    "Mi si dice che governare è prevedere. Se la non-democrazia porta a governare ed avere maggioranze solo quelle forze che sono conosciute, che possano essere davvero libere di conquistare o meno maggioranze, allora esiste anche un rischio: che vadano a governare forze che non prevedono e non hanno previsto cosa dovranno affrontare". Per sottolineare questo punto, Pannella traccia un parallelo con la situazione dell'antifascismo liberale ed antitotalitario nel corso della Seconda Guerra Mondiale. "L'unico antifascismo serio, che era azionista o socialista-democratico, quella è stata la resistenza che può ritenersi legittimata a rappresentare quella che su un altro piano era stata la vittoria militare dell'Occidente contro nazismo e fascismo. La vittoria di inglesi ed americani - non di russi - che scendevano in campo contro la Germania Nazista, il Giappone e l'Italia, lo hanno fatto anche per motivi ideali e di civiltà che coincidono con quelli dell'antifascismo liberale e non dell'antifascismo comunista. La cosa è importante, perché prosegue. Ieri vedevo la celebrazione della battaglia di El Alamein. Sono d'accordo, sono contentissimo. Ma in occasione di El Alamein ho visto che c'erano due personaggi: il Presidente della Repubblica, di storia comunista; il Ministro della Difesa, di storia e di incultura fascista tuttora, che stava lì a facilitarsi di quella vittoria, con la tesi che sarebbe stata anche lì una vittoria contro il nazismo". "Coloro che possono rivendicare una parentela ed una compagnia vera, storica, con quegli americani ed inglesi erano esclusivamente gli antifascisti di Giustizia e Libertà, del Partito Liberale, magari anche del Partito Monarchico, piuttosto che quelli del Partito Comunista che proponeva come salvataggio - magari con convinzione quanto profonda lo sappiamo - di salvare il mondo dal fascismo con il comunismo. Di sostituire Roma-Berlino-Tokyo con Mosca-Mosca-Mosca. Mi pare importante perché oggi può accadere - non ci sarà una guerra e nel caso cercheremmo di impedirla -" qualcosa di analogo. "Dopo che il post-fascismo, dopo pochi anni, in realtà è divenuto l'erede del fascismo, cioè qualcosa in linea di continuità di quello Stato, contro l'esatta e giusta previsione del mondo liberale ed azionista che chiedeva una cesura di legalità ufficiale; si scelse la continuità dello Stato ed uno dei chiodi fissi di La Malfa e di Riccardo Lombardi era che in una situazione in cui la realtà statale era la stessa, non si poteva non capire che solo gli apparati, le realtà piccole di partito, avrebbero potuto rappresentare una garanzia di parzialità anti-fascista, di parzialità nuova. E con questo giustificavano lo statalismo dei partiti parastatali, dei sindacati parastatali". "Io dico che aveva ragione Calamandrei. Avevano ragione coloro che volevano una cesura di continuità, quindi anche di personale, quindi l'opposto dell'amnistia di Togliatti che è servita per il fascismo militante ufficiale e non quelli che nel frattempo venivano ammazzati per strada". "Lì nasce la differenza fra noi e La Malfa, non solo su fatti giacobini come la pena di morte o l'emergenza contro i sovversivi, ma anche quella nei confronti della corruzione patente e manifesta dei partiti. Mentre noi all'università - pensa un po' - lottammo per il riconoscimento giuridico delle associazioni studentesche, lo facemmo mentre partiti e sindacati, nonostante gli articoli della Costituzione, erano e furono contro il loro riconoscimento giuridico. Questa diversità noi la avvertivamo; perciò dicevamo 'fuori i partiti dalle università', in nome della politica. Lo dicevamo per i Comuni: fuori la continuità della presenza partitica che si confonde con l'amministrazione pubblica dello Stato". "Se questa è la situazione, se siamo solo noi ad avere quel tipo di continuità, la mia è un'analisi apocalittica. Cosa si può sperare? Stavo dicendo che certo noi non possiamo sperare di nuovo in una guerra che dia nel nostro Paese spazio alla libertà, alla laicità e alla civiltà, perché da gandhiani crediamo che il mezzo guerra non sia adatto a creare e stabilizzare alternative storiche alla violenza. Io sono convinto che la storia ci potrà dire il motivo ed il come di una conquista di un momento di democrazia nel nostro Paese". "Per sei o sette mesi al tempo del governo Amato riuscimmo ad andare in televisione e facemmo 40.000 iscritti. Se noi continuiamo ad essere, non per paranoie, coloro che stanno azzeccando le previsioni e che concretamente operano per indicare delle alternativi alla 'apocalisse' di oggi, allora cosa posso dire ai compagni a Congresso? Che se noi continuiamo". L'esempio delle dichiarazioni di Epifani (CGIL) sulla cassa integrazione. "L'altra cosa che io avverto oggi: questi ragazzi sono in buona fede quando dicono - nel momento in cui capiscono che bisogna far vedere di essere un tantino informati - che il problema non è tanto quello della Gelmini ma è la cosa retrostante, la Tremonti, la finanziaria che già si conosce. Allora viene fuori a favore della demagogia, perché pare che Tremonti voglia fare quello che voleva fare Padoa Schioppa magari in modo diverso; oggi si rischia di impiccare Tremonti perché sta cercando di tagliare la spesa pubblica". "Questa gente, tutti costoro, questa bella gente che manifesta, gente per bene, scandalizzata perché si vogliono togliere - pare - soldi alla scuola, alla sanità, tutta questa è gente che non sa che da 20 anni nascono tutti titolari di un debito di 30 milioni di vecchie lire a cranio. Noi, a torto o a ragione, avevamo previsto che questo avrebbe riguardato milioni di persone". "Non c'è ombra di alternativa. Quella che sarebbe una politica di opposizione sarebbe quella di continuare la politica Prodi-Padoa Schioppa". "Questa gente non lo sa perché non c'è nessuno che abbia fatto questa battaglia eccetto noi". Insomma, "quanti di coloro che manifestano in buona fede sono consapevoli che la politica comune del monopartitismo italiano è stata quella che ha creato una situazione ora difficilmente rimediabile se non con misure straordinariamente severe e costose? Quello che voglio dire: mi pare che gli unici che hanno pre-visto giusto e cercato di governare, nel momento in cui prevedevano, le cose negative in corso di formazione, non hanno diritto di parola, oggi come negli anni '30".
    16:48 Durata: 20 min 58 sec
  • L'incontro tra i vertici del PD e quelli dei radicali; il silenzio di Veltroni sulla proposta di riforma dell'anagrafe degli eletti. "Il problema è che al Circo Massimo è passata una linea che era corrispondente ad uno dei vecchi istinti della sinistra: 'Molto meglio Di Pietro che i radicali', che restano quelli che loro hanno cercato di eliminare alle elezioni"

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    "Aggiungo un'altra informazione. La scorsa settimana abbiamo avuto finalmente un incontro con i vertici del Partito Democratico, questa volta alla presenza della loro leadership. L'unica cosa che abbiamo chiesto è stata quella dell'anagrafe degli eletti; gli abbiamo detto che non era una cosa generica ma una cosa di cui occorre assumersi la paternità, parlarne pubblicamente. Avete l'ANCI? Avete migliaia di Comuni? Benissimo, vi chiediamo che prima di questo famoso 25 ottobre analizziate la cosa e ci diciate se condividete o meno questa cosa". "La cosa è andata così: Veltroni ci ha assicurato che assolutamente ci avrebbe dato una risposta. Sono passati i giorni che sono passati, alla manifestazione del 25 ottobre non si è nemmeno nominata, non ci si è nemmeno scusati ma solo detto che 'purtroppo la Direzione non ha avuto tempo di occuparsene'. Nel frattempo Veltroni è andato a 'Che Tempo che fa' (trasmissione televisiva di Fabio Fazio, ndr) e l'unica occasione in cui ha nominato i radicali è stata per dire che il PD avrebbe 'concesso ai radicali nove eletti'. Il termine era 'concesso'". "Il problema è che al Circo Massimo è andata una linea che era corrispondente ad uno dei vecchi istinti della sinistra: 'Molto meglio Di Pietro che i radicali', che restano quelli che loro hanno cercato di eliminare alle elezioni".
    17:09 Durata: 4 min 22 sec
  • "Se non ci rassegniamo, se crediamo alla politicità concreta e alla superiorità storica della pratica politica radicale, se continuiamo con rigore ad avere le chiavi di lettura che abbiamo, io penso sia ragionevole ritenere che si creino eventi di 'parentesi democratica' che potrebbero automaticamente produrre quelle alternative per cui noi, da soli, lavoriamo"

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    I temi economici: il sostegno radicale a Padoa Schioppa e Visco nell'ultimo governo Prodi. "Io ho chiesto a settembre dell'anno scorso, per iscritto, ufficialmente, appoggiato da Emma Bonino, reso pubblico a tutti i dirigenti di PdL e PD, ho chiesto a titolo di riparazione di poter andare a 'Che tempo che fa' per parlare delle nostre posizioni e parlare contro la fine anticipata della legislatura. Per spiegare cosa poteva significare di negativo, anche per l'opposizione. Avevamo appoggiato l'iniziativa dell'Associazione Articolo21 di Giulietti perché ci fosse un format sui diritti umani; oggi la RAI fa letteralmente schifo su questo piano rispetto alle televisioni di tutto il mondo". "Io chiedevo che un leader radicale potesse andare per un'ora, una sera, a parlare dell'impostazione politica generale. Allora torno a quanto stavo dicendo prima. Senza l'aiuto di una guerra, poiché sarà impossibile che non si affermi un momento di democrazia, se questo accade e noi continuiamo con rigore ad avere le chiavi di lettura che abbiamo, mi pare possibile un rivolgimento subitaneo di classe dirigente. Come accadono nei paesi anglosassoni 3-4 volte nel secolo, mentre non accade nei paesi riformisti continentali, perché lì la classe dirigente tende a rimanere sempre la stessa. Quindi credo sia ragionevole dire: se non ci rassegniamo se crediamo alla politicità concreta e alla superiorità storica della pratica politica radicale, io penso sia ragionevole ritenere che si creino eventi di parentesi democratica che potrebbero automaticamente produrre quelle alternative per cui noi, da soli, lavoriamo. Da soli con le tante doppie tessere, morali e pratiche". Ancora sui temi economici; dove si va a tagliare la spesa pubblica? Quanto da una parte e quanto dall'altra? Un discorso che si potrebbe affrontare seriamente "se noi ci trovassimo nella posizione responsabile di conoscere le carte, non con questo Parlamento dove l'analisi di quello che in pochi minuti è deciso in Consiglio dei Ministri è resa impossibile dal fatto che quel tipo di informazioni arriva con estrema difficoltà in Parlamento, anche perché non è che esistano forze all'interno del PDL o del PD che possano esprimersi molto liberamente". "Io sono ridotto a dire che per oggi Epifani, con quella dichiarazione, mi basta per accettare di dibattere".
    17:14 Durata: 13 min 13 sec
  • "A Bruxelles credo sia sempre più urgente e necessario che una urgenza federalista concreta si esprima, in assoluta assenza di parole federaliste che abbiano l'ambizione di raggiungere e di essere ascoltate". Veltroni, il PD, il PCI e l'Unione Europea

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    "A Bruxelles credo sia sempre più urgente e necessario che una urgenza federalista concreta si esprima, in assoluta assenza di parole federaliste che abbiano l'ambizione di raggiungere e di essere ascoltate". Il rapporto con l'Europa dell'ex PCI-PdS-DS è stato sempre un po' ostico "tranne quando Altiero accettò di candidarsi come indipendente di sinistra ma nell'ambito di una strategia di Altiero che era stata con la DC per anni nonostante lui non fosse democristiano. La linea da continuare era quella dei trattati di Roma, mentre loro - è noto - erano contro. Ma io do valore simbolico e politico concreto al fatto che Altiero, un anno prima della sua morte, di fronte alla catastrofe di Lussemburgo e a ciò che poi ci avrebbe portato a Maastricht e tutto il resto, voleva prendere la parola ma poté parlare solo perché riuscii allora - da non iscritto - a trasferire su di lui i minuti che mi erano concessi. Anche lui doveva divenire senza parola per riflesso dell'apparato comunista. Allora per questo la cosa è grave, risponde al prevalere di una cosa vecchia, antica, un dna che si riteneva corretto". L'eccezione di Napolitano, "europeista ma non federalista".
    17:27 Durata: 3 min 42 sec
  • Il Congresso di Radicali Italiani prossimo venturo: la possibilità di una rivoluzione liberale e Radicale

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    La consueta dichiarazione quotidiana di Daniele Capezzone. "Basta prendere questa dichiarazione e vedere se è uguale ad una dichiarazione che aveva già fatto al tempo contro Berlusconi". Il Congresso Radicale si prepara sulla novità dei radicali storici; il lungo documento di Valter Vecellio ed il rapporto con il Partito Democratico; come si caratterizzerà nel Congresso questo rapporto? Pannella ritorna sulla "probabilità non escludibile, di un momento di democrazia in cui la gente possa venire a conoscenza anche delle nostre proposte e non proteste". La protesta, invece, come elemento di fonda della manifestazione del 25 ottobre. "Anche evocare il fatto che 'non si deve colpire la scuola' è per bene. Il problema è se poi si è responsabili di una situazione nella quale questo è ora ineluttabile. Anche su questa storia di Africa, Terzo Mondo, immigrazione e via dicendo. A Veltroni ho il dovere di dire che quando lui è uscito da un governo come vice-presidente del Consiglio, avevamo raggiunto il più basso punto del livello di contributo italiano in quanto a finanziamenti destinati alla cooperazione con il Terzo Mondo". Il rispetto del programma da parte del PD; l'esempio della riforma elettorale e del nucleare. "È vero che hanno concorso a nominare il Parlamento, ma è anche vero che lo hanno fatto scegliendo tra chi era d'accordo sul programma". "Donde la non marginalità del tornare sul tema delle 'parole date' e degli impegni presi". Le spese militari negli Stati Uniti. "Ricomincia un dibattito ideologico invece che fattuale. Io apprezzo sia Giavazzia sia l'anti-Giavazzi - Tremonti - quando si sforzano di parlare per esempi e puntuali obiettivi che vengono proposti e non quando pensano di parlare, rispettivamente, in nome di Adam Smith o Keynes". L'evocazione della 'guerra' da parte di Pannella. "Lo facevo come mera ipotesi di scuola. Allora ci si liberò di fascismo, nazismo e comunismo quando gli americani abbandonarono l'isolazionismo e scelsero l'intervento 'di civiltà'. Facevo quell'esempio per dire: 'Potremmo dire che da un momento all'altro possono accadere cose dell'altro mondo - come abbiamo detto nel nostro documento per il Satyagraha di due anni fa -; ho pure detto che se oggi il prezzo per vedere noi e l'alternativa democratica affermarsi fosse questo, noi a questo punto combatteremmo lo stesso contro l'ipotesi di guerra, anche se uno degli esiti potesse essere l'alternarsi di uno schieramento meno non-democratico di quello di oggi". "Ho detto questo per dire che è ragionevolissimo immaginare che perfino in Italia si affermi per un momento la democrazia reale, perché quel momento può scatenare l'alternativa".
    17:31 Durata: 15 min 40 sec
  • Dopo sei mesi di presenza istituzionale e quattro mesi di operato dei nuovi organi dirigenti, in condizioni difficilissime, "a me pare che si giunga a Congresso con rafforzate le scelte fatte ed il valore delle scelte". "Questo Congresso può essere un congresso che rafforzi la resistenza, qualitativamente ed umanamente"

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    La 'democrazia parallela' dei radicali, i dossier, qualcosa si muove? "Io parlerei di fatti. Per la scelta del Premio Nobel per la Pace, ad esempio, abbiamo sottolineato come concorressero seriamente due membri del Consiglio Generale del Partito Radicale Nonviolento, la leader uigura ed il leader patriarca della Chiesa unificata buddhista da noi proposti. Abbiamo avuto invece una terza scelta, di stampo culturalmente europeo, a Martti Oiva Kalevi Ahtisaari. Una persona che sui grandi dossier del Kossovo, della ex-Jugoslavia, che sulle scelte in Medio Oriente ha collaborato con Emma Bonino, Non c'è Pace senza Giustizia ed i nostri dossier". "Guarda caso se a ricordare El Alamein c'era il Presidente della Repubblica accompagnato da La Russa, dall'altra parte vediamo che nella scelta dei Nobel per la Pace ci sono storie Radicali che si affermano". Poi ancora: "Sicuramente abbiamo delle difficoltà ma abbiamo pure avuto uno scoop; su l'Unità abbiamo letto il testo degli accordi con la Libia che i nostri Parlamentari, da soli, hanno incalzato perché fossero resi pubblici. Accordi del 30 agosto, sconosciuti fino ad ora dal Parlamento. Anche questo vuol dire qualcosa". "Dopo le convinzioni profonde, documentate, sul tipo di personaggio che è questo presidente americano di Bush, personalmente devo ancora riconoscere la grande forza di quella civiltà. Io ritengo che molti americani sapessero che si stavano falsificando i risultati in Florida ma, fatta quella operazione, i risultati non sono mai stati messi in discussione. Oggi sono convinto che tutti sappiano che Bush potrebbe essere stato capace anche di questo, falsificare le elezioni". Le dichiarazioni di Berlusconi sulla manifestazione di Veltroni. "Che noia. E credo che 'che noia' lo abbia detto al tempo anche Capezzone di Berlusconi". "Io già altre volte ho detto, sul fatto di Alitalia, che ogni volta che lui si allontana per più di 24 ore ed esce dal consiglio di Gianni Letta, immediatamente ne spara una più grossa dell'altra. È irrefrenabile". "I quattro mesi che hanno avuto i nuovi dirigenti subito dopo il cambio sono stati pochi e nella difficilissima situazione, anche finanziaria, del Partito. Oggi ho sentito la notizia delle prenotazioni di 350 persone, quando forse non abbiamo mai avuto più di 200 prenotazioni. Vuol dire che questi parlamentari, che sono il doppio di quelli 'concessi' da Veltroni - per usare le sue parole -, costituiscono una presenza riconosciuta come presenza effettiva di 9 parlamentari su mille tra Camera e Senato". "A me pare che si giunga con rafforzate le scelte fatte ed il valore delle scelte. Per il momento appare abbastanza chiaro che il PD non ha assolutamente nessun interesse rispetto a questo Congresso. Gli abbiamo offerto di venire per dichiarare che il Partito Democratico ci toglieva la paternità di questa grande iniziativa di riforma che è l'anagrafe degli eletti, per essere un po' applauditi e mostrare, per un momento, l'interesse ad una osmosi tra iniziativa del PD ed iniziativa radicale. Vediamo cosa faranno: ci auguriamo che venga Veltroni, D'Alema, che vengano tutti, ma invece credo che - se verranno - verranno dei compagni dell'area del dopo-Chianciano. La ritrovata compattezza storica, cioè della continuità di questo momento di radicali organizzati con quelle 'straordinarie lotte di civiltà' che ci vengono incidentalmente riconosciute da tutti, questa compattezza di sopravvivenza, arricchita dalla presenza di molti cittadini italiani che, nelle condizioni che sappiamo, hanno continuato ad essere azionisti del Partito Radicale. Sarà un onere ed un onore per Radio Radicale il fatto di avere quasi il monopolio della conoscenza di questo sapere che, come direbbe Vendola con la sua retorica, è un sapere condiviso". "Questo congresso può essere un congresso che rafforzi la resistenza, qualitativamente ed umanamente".
    17:46 Durata: 22 min 6 sec
  • Una riflessione sul Risorgimento ed il suo impatto sul Meridione: "Credo sia utile una riflessione senza miti su quello che può accadere quando una finalità liberale, per affermarsi, ritiene di dover passare attraverso momenti autoritari"

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    "Mi è stato segnalato un programma della RAI sulla storia d'Italia e sullo sterminio - documentabile, si afferma - di un milione di meridionali ad opera dell'unità di Italia". Il ruolo dei cosiddetti 'briganti': "Vengono considerati briganti, anche se ho ricordato come a Civitella del Tronto il generale Cialdini riuscì ad impiccare un numero importante di giovani esponenti del ceto medio abruzzese, sospetta di essere borbonica e che in realtà forse aveva presenti altri elementi. Volevo sottolinearlo perché per due anni al liceo ho avuto un professore, Carlo Alianello, che è stato il primo autore di un bellissimo romanzo di 'stampo sudista'; era la storia del Risorgimento vista attraverso un giovane ufficiale meridionale. Ricordo che l'umanità, la non faziosità, di quel libro mi ha sempre predisposto a riflettere un tantino a quanto in questo caso la storia dei vincenti non abbia censurato anche critiche, all'interno del mondo liberale, su come si stava regolando il problema del Sud". "Allora noi abbiamo nella nostra storiografia liberale Chabod e Rosario Romeo che ha spiegato, ed in qualche misura - direi - completamente giustificato, la politica di unità nazionale attraverso la protezione ed il protezionismo, con complicità denunciate poi da Salvemini di tipo industrialista tra ceto operaio e ceto imprenditoriale italiano". "Credo sia utile una riflessione senza miti su quello che può accadere quando una finalità liberale, per affermarsi, ritiene di dover passare attraverso momenti autoritari". "C'era Giustino Fortunato che scriveva, credo a Benedetto Croce o forse a Zanardelli, per dire: 'Certo, se guardo - adesso che conosciamo questi porci del Nord - sono infinitamente più porci del porcaio che ci può essere qui da noi". Religioni e religiosità in Italia e nello scenario internazionale.
    18:08 Durata: 13 min 33 sec
  • L'incontro con la Presidentessa del Consiglio Nazionale della Resistenza iraniana Maryam Rajavi

    Marco Pannella

    europarlamentare (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    In questa passata settimana "abbiamo ricevuto la leader dei Mujahedeen, abbiamo preso le nostre responsabilità su questo. Vedremo in futuro se abbiamo sbagliato o se abbiamo fatto bene. Io sono convinto altrimenti questa responsabilità non l'avrei presa. Oggi c'è una comunità di 4.000 persone loro in Iraq che aveva avuto anche una involuzione del momento confessionale". "La verità oggi è che hanno accettato formalmente di disarmarsi; generali americani ed altri hanno verificato che le armi non le hanno date a chi-che-sia, ma le hanno raccolte in alcuni depositi. Dicono che se gli Americani e gli Inglesi vanno via, avranno bisogno o meno di armi per difendersi?". "Abbiamo parlato seriamente anche di questi 4.000". "In 3 o 4 anni c'è stato un diffondersi in tutta l'emigrazione di questa evoluzione 'occidentale' e 'democratica'. La sentenza che è venuta fuori è molto pedante e afferma che almeno dal 2001 il loro organizzarsi in modo militare è del tutto scomparso grazie alla scelta dei propri organi dirigenti". "La nonviolenza va discussa e non adottata".
    18:22 Durata: 4 min 48 sec