28 DIC 2008
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - RADIO - 17:01 Durata: 1 ora 55 min
Scheda a cura di Enrica Izzo
Player
Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 28 dicembre 2008 condotta da Massimo Bordin che in questa puntata ha ospitato Massimo Bordin (direttore di Radio Radicale), Marco Pannella (parlamentare europeo, Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa), Matteo Mecacci (deputato, Candidati radicali nel Partito Democratico).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione audio di questa puntata ha una durata di 1 ora e 55 minuti.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    La scomparsa di Pietro Prini. Sarebbero troppo presuntuosi oggi quei fedeli che chiedessero alla Chiesa di affidare l’ammaestramento di tutte le genti alle risorse di una intera società che si rinnova nel suo interno attraverso gli incontri e gli scontri tra le punte più avanzate dei suoi discorsi collettivi, anziché ad una ipotetica elite di cui si possono sempre prevedere i condizionamenti sociali, culturali, etnici e razziali?. L’ultima frase pronunciata da Pietro Prini nel 2004, in conclusione della sua relazione al convegno su religioni e laicità organizzato dai radicali a Bruxelles. Marco Pannella in collegamento telefonico da Dharamsala in India.
    17:01 Durata: 50 sec
  • La profezia di Prini secondo Pannella: Il mio fare riferimento ai sondaggi che ci dicono che da decenni il 70% della gente in Italia, e non solo, è in realtà unita in forme di intelligenza e di scelte profonde, è roba da "scisma sommerso" dalla antropologia del potere di questi tempi

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Pannella apre proprio riflettendo su quell’ultima domanda posta da Pietro Prini nel 2004: Sarebbero troppo presuntuosi oggi quei fedeli che chiedessero alla Chiesa di affidare l’ammaestramento di tutte le genti alle risorse di una intera società che si rinnova nel suo interno attraverso gli incontri e gli scontri tra le punte più avanzate dei suoi discorsi collettivi, anziché ad una ipotetica elite di cui si possono sempre prevedere i condizionamenti sociali, culturali, etnici e razziali? E’ difficile, in questi casi, cadere nella retorica. Però sentire questa ultima frase di Prini me lo ha restituito in un attimo e mi ha emozionato; una frase un po’ profetica. Mi pare che lui dicesse questo: oggi, nei grandi scontri che si vivono, non c’è da fidarsi degli scontri tra le elite che sono scontati, ma se si riesce a secernere una intelligenza del tempo delle cose che sia collettiva. Allora credo che coloro che mi hanno un po’ sentito in questo periodo, abbiano sentito proprio questo mio discorso. Il mio fare riferimento ai sondaggi che ci dicono che, come per il referendum del ‘74 quando Enrico Berlinguer scommetteva che si sarebbe perso, il 70% della gente in Italia e non solo è in realtà unita in forme di intelligenza e di scelte profonde, roba da "scisma sommerso" dalla antropologia del potere di questi tempi. L’attualità di Prini quando vado ripetendo che oggi occorre, alla resistenza, di avere consapevolezza che è resistenza a quel sistema di elite, di vertici, che evocava Prini. Lui aveva già 88 anni, ma era così vivo, così sorpreso, così vivace, così fresco; era incredibile. La vicinanza di Prini con Gabriel Marcel, uno dei miei autori di riferimento, assieme a Emmanuel Mounier. Ne avevamo parlato con Prini e lui diceva: occorre affidarsi al sentimento collettivo che lui poi - in quel convegno del 2004 - evocò come sensus fidelium, evocato a sua volta in un intervento di un ex gesuita francese, Jacques Pohier. Si erano ritrovati su questo, e Prini era un tantino stupito perché non aveva avuto più contatti con Pohier. Quest’ultimo era stato allontanato dall’ordine proprio per le sue posizioni sull’eutanasia. E Pohier diceva che la Chiesa, il vertice, si era allontanata dal sensus fidelium che per lui era teologicamente essenziale perché una verità, anche dogmatica, potesse ritenersi valida. Prini poi tradusse il sensus fidelium in ‘consenso dei fedeli e della fede’. Un incontro straordinario quello tra queste due persone.
    17:02 Durata: 7 min 8 sec
  • In Israele e nel Medio Oriente abbiamo una politica nella quale, quali che siano i vertici che si incontrano, questi non hanno rapporto antropologico con i rispettivi popoli. Il dibattito allucinante sul corpo di Eluana Englaro

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    È lo scisma sommerso di una umanità che in Israele, come in Italia, crea una condizione nella quale anche se per la mia cultura il vox populi, vox dei non esiste - è indubbio che oggi in Israele abbiamo una politica, e nel Medio Oriente, quali che siano i vertici che si incontrano, abbiamo una politica che non ha rapporto antropologico con i rispettivi popoli. Poi nella globalità di oggi è lecito parlare, per motivi tecnologici e non solo, di "un popolo". Quello stesso popolo che in Europa terrorizza tutte le classi dirigenti dei 27 Paesi, perché l’unica cosa che questi ultimi non vogliono è che ci sia la possibilità, per un popolo europeo, di pronunciarsi con un referendum o con elezioni simultanee. In Israele, con solo noi che eravamo arrivati in televisione a sostenere che in un Paese con il 50% di persone che già anni fa avrebbero potuto avere la doppia nazionalità ed il doppio passaporto europeo, gli stessi sondaggi fatti dalla Commissione Europea - in polemica con noi - dimostravano ancora un anno fa come il 70% degli Israeliani fosse in favore dell’adesione del loro Paese all’UE. Mentre i vertici Israeliani dicevano che, con il ricordo della Shoah ed altro, i loro cittadini non avrebbero mai accettato questa idea. Di qui il parallelo di Pannella con lo scisma sommerso individuato da Prini riguardo al mondo cattolico ed alle sue gerarchie. Per Pohier, e Prini diceva la stessa cosa, dove non c’è il sensus fidelium, nulla teologicamente regge, nemmeno un elemento dogmatico. Non è solo Prini, ma c’è anche - secondo Pannella - Don Verzé. Oggi siamo in un momento in cui la cultura cattolica, gli intellettuali cattolici, trovano una possibilità di confrontarsi sul Foglio di Ferrara, in modo molto interessante. Ma la linea del giornale con la quale poi si devono confrontare è quella dell’anti-relativismo assolutista, che propone un uomo nuovo, una nuova umanità, contro la specie umana come è, con le sue facoltà. L’esempio del dibattito allucinante, di carattere idealistico filosofico, assolutistico, nel corso del quale parlano di un corpo - quello di Eluana - e vediamo come. gente che non si è mai occupata concretamente dei centinaia di milioni di morti ammazzati dalle strutture del mondo contemporaneo. Questa cosa che io trovo terrorizzante e ripugnante sul corpo di Eluana. Con quel povero parroco che, si scopre oggi, voleva rapire il corpo per "salvarlo"
    17:09 Durata: 9 min 19 sec
  • Lo scisma sommerso non esiste solo tra credenti e gerarchie vaticane. Lo scisma sommerso tra popolazione ed élite di governo in Israele, Italia, e Tibet. Non solo in Italia, lo sfascismo è probabilmente il termine che più si addice a questi regimi: stanno sfasciando per continuare ad esercitare il "potere", più che il governo

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Un caso di ‘scisma sommerso’ tra popolazione israeliana ed elite di governo: Sono anni, dal primo sondaggio in Israele del 2001 e fino a quello del 2007, che dicevo che il 75% degli Israeliani - ivi compresa una maggioranza dei cittadini israeliani di origine araba - sono per la nostra proposta, ovvero l’immediato inserimento del Paese come membro dell’UE, senza partnership o altre trovate burocratiche che stanno distruggendo l’Europa e quindi il Mediterraneo. A fronte di ciò spicca invece “la compattezza politica dei radicali”; “gli eventi che avvengono trovano in noi una preparazione antropologica, culturale e politica”. Lo ‘scisma sommerso’ in Italia, dove “una resistenza deve prendere atto, ad esempio su questi temi detti ‘etici’, che sono i temi del vissuto e delle scelte di fondo. Su questi il ceto dirigente, da Fassino a Bossi e a tutti quanti, non ha nulla a che vedere con il vissuto e con la sensibilità dell’80% della gente che storicamente, per altri motivi, si è riferita a loro. Non solo in Italia, lo sfascismo è probabilmente il termine che più si addice a questi regimi: stanno sfasciando per continuare ad esercitare il ‘potere’, più che il governo. Un potere di classe, un potere totale ed ideologico”. Questo vale in Italia, come su entrambe le coste del Mediterraneo ed entrambi i versanti dell’Himalaya. Il caso del popolo tibetano ed il “riflesso della base che dice: qui non riusciamo ad ottenere nulla con questa resistenza nonviolenta. Ma proprio oggi, ad un signore che questo ci diceva, ho risposto: voi siete 12 milioni, i Cinesi sono un miliardo e 300 milioni. Il mondo oggi ha paura della forza, del potere e del denaro cinese. Se si fosse scelta la lotta armata contro i Cinesi, i 12 milioni di Tibetani sarebbero tutti scomparsi e tutti al cimitero, mentre oggi invece se si pensa alla Cina, viene anche in mente il Tibet. Eppure sono solo 12-15 milioni di persone”. I contributi ideali dell’attuale Dalai Lama. Ancora sulla situazione israeliana. “Si pensa in questo modo di fare un regalo mefitico e tremendo ad Obama”. La politica di Bush e del governo israeliano in Medio Oriente. “Non c’è democrazia. Il problema vero è che i diritti umani comportano ormai una teoria del diritto e dei diritti, comportano un modo non compatibile con i sistemi nazionali, siano essi democratici o dittatoriali. Se pure l’Italia fosse democratica, come trattare un problema globale come l’immigrazione? Come prevedeva Spinelli c’è l’illusione della riconquista della legittimità nazionale attraverso la democrazia. In questo caso ad esempio la democrazia nazionale ha come principale alleato quell’assassino di Gheddafi”. Berlusconi e le sue dichiarazioni sul G8.
    17:18 Durata: 19 min 3 sec
  • La missione radicale in Asia orientale. Il rifiuto del governo Vietnamita di far entrare nel Paese Pannella e Perduca: Avevo annunciato a Radio Radicale che avrei incontrato responsabili cattolici e credo che questa sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il silenzio di Osservatore Romano ed Avvenire.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    La missione in Asia di Marco Pannella, prima con Marco Perduca in Cambogia e Vietnam, ora con Matteo Mecacci in India. La parte tibetana della missione: Noi siamo qui per lavorare con degli straordinari, autorevolissimi amici. Dobbiamo vedere il Presidente del Parlamento tibetano in esilio ed il Presidente del Consiglio. Quest’ultimo ha stabilito - ho visto - almeno un’ora e mezza di incontro di lavoro. Questo perché ha salutato con gioia la nostra proposta, dopo che in precedenza non era invece stato d’accordo; noi avevamo chiesto che, prima dell’ultimo negoziato a Pechino, i tibetani rendessero pubblico cosa chiedevano e quale forma di autonomia prevedessero. Lui ci scrisse che non era il caso. Adesso è proprio lui che è appassionato a questo nostro suggerimento, e parleremo del loro memorandum che abbiamo messo nei siti radicali e che da loro stessi ci è stato illustrato al Consiglio Generale del Partito a Bruxelles. Incontreremo pure il nuovo Presidente del Parlamento; ricordo che il suo predecessore è venuto in Italia ed Europa molto con noi e per noi. Sarà interessante perché queste sono pure realtà molto militanti. Poi avremo una udienza da parte del Dalai Lama, mentre gli altri - è bene sottolinearlo - sono incontri di lavoro. Poi le udienze con il Dalai Lama sono, da 25 anni, per suo merito, dialogo di profonda intesa. La vicenda dei giorni precedenti riguardo al Vietnam. “In un modo o nell’altro – e non è un modo di dire - io in Vietnam mi impegno ad andare, e non è un fatto privato. Con il Vietnam abbiamo una lunga storia: intanto questo Paese, nel 2004, aveva chiesto la nostra espulsione dall’ONU, dopo che la Russia lo aveva fatto per la Cecenia, visto che noi a Ginevra avevamo fatto parlare parlamentari ceceni”. Al Vietnam però “andò male”; il “riflesso politico” dei diplomatici di allora che divennero “attivisti della nostra causa”. La Russia aveva presentato tra l’altro “un dossier magnifico; saremmo stati alleati a trafficanti di droga, pedofili…”. “Il Vietnam ricominciò sulla stessa strada perché avevamo fatto parlare un Montagnard, Kok Ksor, a Ginevra. A questo punto, con il Vietnam che era un po’ il prestanome di Cina, Russia, Cuba ed altri, si votò un’altra volta e vincemmo per due voti”. La settimana scorsa invece, il Vietnam ha impedito a Perduca e Pannella di entrare nel Paese. “Il visto era stato concesso, poi 24 ore prima che arrivassimo, un funzionario dell’ambasciata a Roma ci comunica che non sarà così. Allo stesso tempo un nostro funzionario all’ambasciata in Vietnam – visto che in quel momento l’ambasciatore era a Roma per una cerimonia - riceve una telefonata in cui si spiega testualmente che ‘all’annuncio di radicali- in particolare Pannella e Perduca - la reazione delle associazioni democratiche e della opinione pubblica pone al Vietnam un problema di sicurezza che il Paese non poteva accettare di correre, anche per la loro immagine”. Quale è stato secondo Pannella il problema vero e proprio? “La sera prima, nel collegamento con Radio Radicale, avevo accennato ad una cosa. Oltre ad aver fatto alla radio i nomi dei bonzi Kampuchea Khmer Krom arrestati, […] quel giorno ho raccontato che decine di migliaia di cattolici avevano protestato a settembre ad Hanoi per la libertà religiosa ed erano stati massacrati dalla polizia. L’Osservatore Romano e l’Avvenire non mi risulta ne abbiano parlato. Su You Tube si trovano documenti impressionanti di quelle manifestazioni. Avevo detto che quindi avrei incontrato responsabili cattolici e credo che questa sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Perché ormai su Montagnard, Khmer Krom e Buddisti unificati sapevano e si erano preparati; ma su questa storia di noi che avremmo incontrato esponenti cattolici potevano essere sorpresi”. “Quello che a noi importa è che i cattolici vietnamiti vengano un po’ difesi, e non solo da noi che sarebbe in effetti doloroso ed assurdo”.
    17:37 Durata: 17 min 31 sec
  • La sfida radicale è quella di - avere come obiettivo politico, se possibile senza cadere nel ridicolo, il governo -. Il problema della giustizia è il principale problema sociale del nostro Paese. Ci sono 10 milioni di processi e non ce ne sono 12 milioni solo perché c’è una cifra inaudita di prescrizioni. I referendum e le riforme dei radicali sabotati dal Parlamento e la responsabilità di Berlusconi per "l’aggravarsi e del persistere della situazione immonda della giustizia italiana.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    La sfida radicale è quella di avere come obiettivo politico, se possibile senza cadere nel ridicolo, il governo. Anche se sempre, quando si sono fatte grandi scelte come quella del divorzio, il ridicolo è stato spesso paventato dagli altri. Questa volta piuttosto si è preferito non fare nemmeno commenti ironici, ma è l’unica possibilità che abbiamo per far circolare questa cosa nel Paese: che ormai siamo allo sfascio, che il governo ombra ed il governo che crea l’ombra vediamo come procedono, vediamo cosa succede dell’alleanza imposta contro di noi da Veltroni, con le bandiere del PD e dell’Italia dei Valori innalzate e con la cancellazione - per la prima volta nella storia italiana - della bandiera radicale. A questo punto lo scisma sommerso è tale a destra e a sinistra. Politica internazionale, politica economica, giustizia: “Come radicali abbiamo una politica, sapremmo condurla; non è solo un problema di ‘Farnesine’ o ‘Via XX settembre’ radicali. Siamo certi di poter governare, perché siamo certi di avere governato intellettualmente e politicamente questi 30,40 o 50 anni di politica del nostro Paese, in modo tale che possa essere difficilmente insegnato. Dalle pensioni alla riforma della giustizia e a tutto il resto. Diventa quasi stucchevole ricordare l’elenco”. “Giuliano Vassalli che era Ministro di Grazia e Giustizia quando vincemmo quel referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, con quella proposta di riforma sepolta in Parlamento come le nostre altre sulla giustizia, ha oggi detto che la separazione delle carriere va fatta. Questo mi ha fatto un po’ felice”. Lo stesso Giuliano Vassalli che è stato “l’unico uomo politico italiano che con l’autorevolezza che ha messo in gioco, aveva denunciato la gravità senza precedenti della nostra elezione regolare al Senato della Repubblica, con la irregolare proclamazione degli altri”. Pannella insiste sulla questione giustizia: “Il problema della giustizia è il principale problema sociale del nostro Paese. Ci sono 10 milioni di processi e non ce ne sono 12 milioni solo perché c’è una cifra inaudita di prescrizioni, cioè processi che giungono alla fine per prescrizione. Questo è il massimo problema sociale, sul quale sentiamo oggi un contributo realistico di Violante”. “Già al tempo del referendum, con le nostre proposte complessive di riforma, difendevamo i giudici onesti e capaci contro una partiticizzazione, una corporativizzazione che mandava all’aria l’indipendenza dei magistrati garantita dalla Costituzione. Ora è indubbio che il CSM, la magistratura associata, già allora e su tutte le nostre iniziative referendarie ebbero riflessi sovversivi. Quando si pretende che il CSM diventi il luogo in cui si vota sulle leggi che deve votare il Parlamento, questo è contro la Costituzione”. Il ruolo sulla giustizia di Silvio Berlusconi. “Un giorno dice ‘prima la riforma della giustizia e poi il federalismo’, un altro giorno ‘no, prima il federalismo e poi la riforma della giustizia’, un altro ancora dice ‘prima questo, poi il federalismo e poi la giustizia’”. “Lui che è l’autore cui si deve la responsabilità esclusiva dell’aggravarsi e del persistere della situazione immonda della giustizia italiana. Noi avevano i referendum che lui aveva pure sottoscritto. Poi però se l’è fatta sotto ed ha invitato ad andare al mare. Disse: ‘Niente colpi di accetta, lo faccio io quando andrò al governo’. E siamo, ancora oggi, con la promessa che lo farà subito dopo la riforma federalista”.
    17:55 Durata: 13 min 50 sec
  • Noi vogliamo essere alternativa di governo! Lo dico ai democratici, lo dico a Claudio Fava che si sta occupando di altro, lo dico a Liberazione che si occupa di altro, lo dico alle componenti laiche e liberali che vi sono nel mondo italiano, anche forse tra gli imprenditori. La crisi di Liberazione, una volta testata radicale.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Noi vogliamo essere alternativa di governo! Lo dico ai democratici, lo dico a Claudio Fava che si sta occupando di altro, lo dico a Liberazione che si occupa di altro, lo dico alle componenti laiche e liberali che vi sono nel mondo italiano, anche forse tra gli imprenditori: non c’è tempo, si sta distruggendo ulteriormente la realtà sociale ed istituzionale del Paese. L’esperimento “senza precedenti”, secondo Veltroni, di questo Partito Democratico. Ora si dice “basta ai democraticismi e si annunciano commissariamenti, commissariamenti. Allora hanno fatto bene e si meritano la nuova Unità”. L’esempio del conflitto di interessi: “Il conflitto di interessi di Berlusconi esiste perché la sinistra ha voluto che continuasse ad esistere. Adesso il conflitto di interessi è quello di Renato Soru”. Poi l’altro conflitto su Liberazione. “Devo dire che mi dispiace un po’. Liberazione, come è noto, era Liberation di Jean-Paul Sartre. E così come Mitterand si mosse perché noi avessimo, in Italia, il simbolo della Rosa nel Pugno, Sarte e Simon de Beauvoir, quando sentirono che c’era questa possibilità di fare Liberazione in Italia, dissero che non avevano obiezioni, pur non essendo loro proprietari. Ora stanno a litigare, con i miliardi e le cose…che tristezza! Per fortuna Bertinotti ha altro da fare con la sua Fondazione della Camera dei Deputati. Se me la vogliono restituire, visto che io gliel’ho regalata. Io la regalai a Cossutta ed altri due. Adesso mi dispiace un po’”.
    18:09 Durata: 6 min 37 sec
  • Se oggi fossi stato al vertice politico israeliano, avrei subito cercato di far fuori la sovranità nazionale assoluta di Israele anti-sionista, anti-democratica, illusoria e sarei venuto a mettere nei guai i burocrati europei, dicendo basta ad una Europa chiusa al Mediterraneo. Le classi dirigenti inadeguate di Israele e Palestina.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Cosa farebbe Pannella se fosse in questo momento al vertice politico di Israele?“Avrei subito cercato di far fuori la sovranità nazionale assoluta di Israele anti-sionista, anti-democratica, illusoria e sarei venuto a mettere nei guai i burocrati europei, magari con Al Fatah, i Giordani al seguito. Avrei detto basta ad una Europa chiusa al Mediterraneo, una Europa che torna ad essere quella degli equilibri tra Congresso di Vienna, tra Londra, Berlino, Parigi e Mosca. Così i Palestinesi l’intifada l’avrebbero fatta, ma contro Hamas. Il problema della selezione della classe politica israeliana e palestinese. L’ultimo disastro e guaio dell’area, con le Road Map e dintorni, è stato il coccolone che ha messo fuorigioco Sharon. Quello che voglio dire è che lui era un gigante rispetto agli altri, l’ultimo dei giganti. Lo testimonia il suo grido due mesi prima del coccolone: ‘Ma cosa vogliamo, che per altri 20 anni questi vivano nei campi e tutto il resto?’. Una domanda appassionata. Lui capiva che la pace significava un mutamento politico. La cosa migliore che hanno in questo momento in Israele è la Corte Costituzionale. Per quanto riguarda i Palestinesi, non siamo più ai livelli indecorosi di Arafat. Abu Mazen ed Abu Ala sono un’altra cosa. “Israele continua a far finta di credere che, nel 2008-2009, i problemi si possano risolvere con due Stati. E intanto oggi già ne dovrebbero fare tre, uno per Abu Mazen, uno per Hamas ed Israele. È indecoroso intellettualmente che questo accada, mentre il Dalai Lama fa sua politica che ha una continuità con la cultura riformatrice del Manifesto di Ventotene, senza volere l’indipendenza nazionale – non perché non viene concessa – ma perché sarebbe comunque una menzogna, un inganno, indipendenza di nulla, tutt’al più dell’esercito. Lo dicevo d’altronde in anni non lontani, Israele ha un limite: è così Europea che è anche Italiana”.
    18:15 Durata: 13 min 52 sec
  • L'appello ai "nostri amici evangelici tutti". Non possono continuare a vivere come mera testimonianza. Ma questo vale pure per Pasqualina Napoletano, Cesare Salvi e tanti altri. L’appello che io faccio è: nel nuovo anno vorrei vedere decisioni non quasi-private, ma di conferma di vicinanza, di compagnia, con i radicali per dire a se stessi, a noi tutti ed al popolo: guardate, c’è da mandare a casa questo regime.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Le difficoltà del Partito Democratico. Se il nostro problema è un salto di qualità, passare dalla resistenza radicale come l’abbiamo fatta a qualcos’altro, qui credo che oggi dobbiamo passare ad una resistenza diversa. I sondaggi ci dicono che questo Paese dà ragione a Pietro Prini il quale dice che in realtà la grande forza non può venire fuori da chissà quale composizione e scomposizione dei vertici antropologici, ma solo quando ci sia il sensus fidelium - intendendo però non i fedeli di una religione, ma il senso dei fedeli alla democrazia, dei fedeli alla speranza democratica, dei fedeli ai diritti umani, dei fedeli a Welby ed Eluana. “Vorrei rivolgere un invito ai nostri amici evangelici tutti. Non possono continuare a vivere come mera testimonianza. Se loro credono nella Parola, a questo punto non possono tollerare che la Parola sia uno tsunami quotidiano su tutte le cose per le quali la Riforma c’è stata – non in Italia, certo”. “La Tavola Valdese dice delle cose assolutamente di grande importanza. I nostri amici evangelici battisti pure. Se loro credono in una verità che è rivelazione e non è bottino rivelato e tenuto in banca, allora credo che non possono continuare a vivere nelle catacombe nelle quali li chiude il potere italiano. Altro è scegliere le catacombe per lottare, resistere”. “Ma questo vale pure per Pasqualina Napoletano, Cesare Salvi e tanti altri. L’appello che io faccio è: nel nuovo anno vorrei vedere decisioni non quasi-private, ma di conferma di vicinanza, di compagnia, con i radicali per dire a se stessi, a noi tutti ed al popolo: guardate, c’è da mandare a casa questo regime”.
    18:29 Durata: 8 min 10 sec
  • L’avvicinarsi delle elezioni europee. Ora c’è da cogliere tutto, anche le elezioni europee, quelle locali, le non-elezioni; c’è da inventare ogni giorno la lotta rivoluzionante, per la riforma, altrimenti saremmo battuti dal fatto che, essendo i riformismi inadeguati a garantire le riforme essenziali alla vita della gente, a questo punto arrivano le radicalità fasciste, comuniste od altro.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Si pensa alle Europee? No, penso a tutto però, se c’è una lotta da fare con quell’obiettivo e non per rivolgersi al popolo, ma per far sapere al popolo che non è una somma di milioni di atomi solitari. Ma che invece, come è accaduto per il divorzio ed altre cose, c’è chi rivendica a livello nazionale ed internazionale la rivoluzione nonviolenta e liberale. Nessuno potrà negare che in noi è assente l’esigenza del Partito Democratico, anche con maggiore precisione. Voci di corridoio dicono che il progetto di riforma della legge elettorale per le europee non è accantonato. Sono convinto che Silvio Berlusconi a questo punto non può permettersi di fare una legge che rappresenti il colpo di grazia per Veltroni e questa legge attuale lo sarebbe. Ora però c’è da cogliere tutto, quindi anche le elezioni europee, quelle locali, le non-elezioni; c’è da inventare ogni giorno la lotta rivoluzionante, per la riforma, altrimenti saremmo battuti dal fatto che, essendo i riformismi inadeguati a garantire le riforme essenziali alla vita della gente, a questo punto arrivano le radicalità fasciste, comuniste od altro. Il welfare senza libertà in Italia, in Vietnam ed in Cina.
    18:37 Durata: 7 min 59 sec
  • Intervento di Matteo Mecacci

    Matteo Mecacci

    deputato (Candidati radicali nel Partito Democratico)

    L’agenda degli incontri con i rappresentanti tibetani in esilio.
    18:45 Durata: 4 min 25 sec
  • Conclusioni

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Una speranza di fine anno e dell’inizio del nuovo. Abbiamo avuto la conferma che i 27 parlamentari cambogiani dell’opposizione, del Sam Rainsy Party, hanno di già fatto la loro iscrizione per il 2009. Ho già accennato che leader Montagnard, Uiguri, Khmer Krom e della Chiesa Buddista unificata si sono iscritti. Io mi auguro che poi ci siano non 27, ma magari 370 militanti a tutti i livelli, che non sono di tradizione, di anagrafe radicale, che siano loro ad iniziare, iscrivendosi, il nuovo anno. Radio Radicale in questo potrà essere d’aiuto, anche se non è più possibile andare avanti in una situazione nella quale Radio Radicale ha il monopolio dell’informazione sull’iniziativa radicale e non solo.
    18:50 Durata: 6 min 25 sec