11 GEN 2009
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - Radio - 18:08 Durata: 2 ore 4 min
Scheda a cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 11 gennaio 2009 condotta da Massimo Bordin con gli interventi di Massimo Bordin (direttore di Radio Radicale), Marco Pannella (parlamentare europeo, Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 2 ore e 4 minuti.

Questa rubrica e' disponibile anche nella sola versione audio.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    Il Comitato nazionale di Radicali Italiani; l’ampio intervento di Marco Pannella. La vicenda della Commissione Parlamentare di Vigilanza e l’iniziativa per la legalità parlamentare
    18:08 Durata: 1 min 38 sec
  • Una ricostruzione dell'iniziativa radicale sulla Commissione di Vigilanza RAI e la legalità costituzionale del Parlamento

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Pannella inizia descrivendo una linea non contestata che caratterizza da anni la politica radicale. Un conflitto contro le caratteristiche del regime italiano, in cui le massime espressioni costituzionali ed istituzionali del nostro Paese violano in maniera costante, sistemica alcune volte, la legalità. In particolare il Parlamento italiano quando non adempie obblighi costituzionali i quali a loro volta riguardano poi altri organi costituzionali, i quali mancano e vengono messi in crisi. L'esempio dell'elezione per lungo tempo rimandata dei giudici della Corte Costituzionale. Il caso, più recente, della Presidenza della Commissione di Vigilanza della RAI. Ad un certo punto ci siamo mossi. Il Presidente della repubblica questa volta, dopo due mesi di occupazione dei nostri parlamentari dell'aula della Commissione, di cose faticose cui si è dato corpo, si è ottenuto che il Presidente della Repubblica riconoscesse che era vero che in questo caso noi fossimo impegnati - direi - in supplenza costituzionale come nonviolenti e radicali a esigere il rientro nella legalità di un parlamento repubblicano colpevole di alto tradimento della Costituzione perché inadempiente. L'intervento del presidente del Senato con la sua cultura che non ha nulla a che vedere con quella repubblicana e liberale. Il malcostume consisteva in questo caso nel sottoporre ai tempi della trattazione partitocratica, l'adempimento di qualcosa. Mentre i tempi costituzionali servono proprio per evitare i tempi dell'impantanamento nei tempi del mercato delle vacche, della corruzione, si rovesciava la cosa. Ora siamo arrivati ad un punto in cui il Presidente della Camera ed il Presidente del Senato - e direi per silenzio anche il presidente della Repubblica - avevano stabilito che ormai entro settembre si sarebbe dovuti rientrare nella legalità con l'elezione del Presidente della Commissione. Nel frattempo avevamo avuto ragione sull'elezione del giudice costituzionale, in una situazione tra l'altro un po' complicata. A settembre ci troviamo con gli impegni solenni e l'intervento istituzionale del Presidente della Repubblica che dichiara essere 'inderogabile' il rientro del parlamento nella legalità costituzionale. Eppure si continua ad andare avanti senza l'elezione. Fino a quel momento era la maggioranza parlamentare di questa legislatura - da sola - ad essere totalmente colpevole, a livello istituzionale, di questo rifiuto della legalità. Perché siccome i complici proponevano una candidatura provocatoria, loro anziché adempiere al dovere inderogabile eleggendo il Presidente della Commissione di Vigilanza, allora a questo punto continuavano ad accettare invece il gioco di non eleggerlo. Finalmente grazie alla nostra azione che ha rivitalizzato il Presidente della Repubblica nell'esercizio inascoltato delle sue funzioni, abbiamo ottenuto che questa maggioranza si decidesse ad usare questa sua maggioranza e ad eleggere qualcuno. A noi quello che importava era l'elezione del Presidente, condizione per compiere gli obblighi istituzionali rimasti inadempiuti. Tutti riguardanti i diritti civili e politici dei cittadini italiani. Riguardanti per esempio gli indirizzi da dare al servizio pubblico, il controllo di come questi indirizzi venivano o meno rispettati, poi il diritto delle forze politiche - anche nei periodi non elettorali - di avere interventi diretti disciplinati dalla legge, e anche degli accessi per i gruppi religiosi, sociali ed altro. Prima che alla fine la destra eleggesse Villari, noi con Marco Beltrandi avevamo detto che il problema era quello di rientrare nella legalità, tanto che lui aveva dichiarato: 'Se sono eletto io, io non mi dimetto'. Era un esempio. A questo punto viene eletto - non mi interessa perché - Villari; lui a questo punto si trova in una situazione nella quale lui stesso, dinnanzi alla levata di scudi ed al PD che lo vuole espellere se non si dimette subito, dice: 'Se trovate la soluzione, mi dimetto'. A questo punto viene l'annuncio dei partiti che ci sarebbe Sergio Zavoli candidato a questa cosa. E lì subentriamo noi: le dimissioni vanno ovviamente presentate e discusse; si convoca la Commissione che ha eletto il Presidente ed il Presidente si dimette, cioè il Presidente iscrive all'ordine del giorno le sue dimissioni. A quel punto abbiamo fatto notare al presidente che anche lui, non avendo rifiutato l'elezione, sarebbe entrato in una serie di comportamenti profondamente illegali se avesse dato priorità al fatto delle sue dimissioni o meno rispetto agli atti dovuti, inderogabili secondo il Presidente della Repubblica, per i quali era stato eletto. Il Presidente viene eletto perché il Presidente della Repubblica e quello della Camera avevano fatta propria la tesi che questo significava che il parlamento era fuori della legalità costituzionale. Se alla fine la maggioranza si decide di fare questo gesto, di nominare il Presidente, a questo punto il Presidente Villari ha un solo obbligo: lui deve procedere agli adempimenti che il presidente della Repubblica e tutti noi riteniamo inderogabili. Quelli per cui oggi possiamo parlare di dieci mesi di mancata attività di indirizzo e di controllo, su un tema come questo. Nel frattempo Berlusconi e Veltroni si dividono gli spazi mediatici, spartiscono il bottino assieme quotidianamente. E così si spiega il fatto per cui da dieci anni, anche quando la sinistra è maggioranza, il conflitto di interessi che si rimprovera a Berlusconi non è di Berlusconi ma è del Parlamento italiano che lo ha mantenuto. La destra, dinnanzi al fatto che il Presidente ha annunciato che lui avrebbe convocato per mercoledì prossimo la riunione con, all'ordine del giorno, tutti quei punti che ho ricordato, ovvero gli atti obbligati e da compiere, a questo punto dice 'no, Villari deve andar via'. Perché a questo punto si comincia a dover legiferare e prendere decisioni che, se non si prendono, sono lasciate al Partito Rai-TV che è il luogo istituzionale di una repellente ed unificante realtà anti-democratica, anticostituzionale ed illegale della partitocrazia
    18:10 Durata: 18 min 9 sec
  • I "Codici Ceccanti" ulteriore evoluzione dei Codici Rocco. A questo punto al Presidente della Repubblica dico: ha nulla da dire? I presidenti delle Camera, hanno nulla da dire? I costituzionalisti, hanno nulla da dire?

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    L'intervento di alcuni esponenti del centro-destra - Cicchitto, Quagliariello... - sulla vicenda Villari. La legge elettorale per prossime elezioni europee. Se Berlusconi mantiene la legge vigente, è la fine di Veltroni. E Berlusconi non ha nessun interesse a che questo accada. La bravura tecnica di Peppino Calderisi, potenziale estensore della proposta di riforma della legge elettorale in vista delle prossime elezioni europee: In base a quella bravura la destra non ha avuto 11 eletti... è bravissimo ma i risultati sono quelli che sono. Però Pannella torna alla vicenda Villari: Un'altra delle questioni in sospeso con la non elezione del Presidente della Commissione di Vigilanza è la scelta del Consiglio di Amministrazione della RAI. È vero che l'annuncio che, per l'annuncio che è stato fatto, questo sarebbe in ordine cronologico l'ultimo punto sulla lista degli adempimenti previsti dal Presidente. Si sa già che si sta discutendo per come spartire tutto ciò; ognuno diventa potente nel suo settore. Pannella fa l'esempio di Gentiloni che ormai non ha più un rapporto di collaborazione con Rutelli, ma semmai è Rutelli che ora può diventare collaboratore di Gentiloni. Resta il fatto che in carenza del Presidente della Repubblica e del Presidente della Camera, noi dobbiamo di nuovo avvisare Villari di questo. C'è un dossier di precedenti che fanno cadere nel ridicolo il tentativo di Schifani di farlo fuori. La diversità di vedute sulla questione all'interno del PD. Io dico che oggi i codici legislativi reali italiani, se dovessero avere un nome, si potrebbero chiamare i 'Codici Ceccanti'. Quindi qualsiasi cosa si può trovare; se è necessario, la giunta delle elezioni stabilisce che quei 10 od 11 precedenti non fanno consuetudine. Ceccanti è riuscito anche a stabilire che era giusto non proclamare i senatori eletti. Una ingiuria estrema che il fascismo, con la legalità altra ed illiberale che aveva, non aveva mai fatto. Ma nel regime nostro non c'è legge che tenga se non quella della convenienza dei partiti. A questo punto al Presidente della Repubblica dico: ha nulla da dire? I presidenti delle Camera, hanno nulla da dire? I costituzionalisti, hanno nulla da dire? Io vorrei che in questo regime si manifestassero almeno 12 costituzionalisti corrispondenti ai 12 professori universitari che sotto il fascismo si rifiutarono di giurare fedeltà a Mussolini. Villari disse che se si fosse raggiunto un accordo se ne sarebbe andato. Io personalmente gli ho detto: il tempo è scaduto. Tu potevi solo riservarti di accettare e non ci hai nemmeno pensato, dicendo: 'Vi do 24 ore e me ne vado se voi trovate l'accordo'. Ma non è quanto è avvenuto. Il proprio di questa cosa è che mentre il fascismo applicava la sua legalità, barbara per noi, ma la applicava. Quello che è subentrato da parte del monopartitismo imperfetto, dal regime che da 50 anni ha occupato la legge, la legalità, il territorio italiano... ed ha creato un'antropologia specifica di gente che non crede alla legalità; chiede all'utilità - non quella crociana - ma alle convenienze di carattere para-economiche e para-finanziarie. È il disastro dello Stato sfascista. Il linciaggio mediatico di Villari anche da parte di quelle che il direttore Bordin definisce le migliori penne, come ad esempio Francesco Merlo
    18:28 Durata: 16 min 34 sec
  • "Il problema che si pone in modo nuovo è che non c'è rapporto tra la volontà popolare e la classe dirigente. Allora non è l’ora di dire che anche questa forma di regime va cassata via e che democrazia significa cercare di portare al governo la legge contro l'illegalità?

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Il fuorionda registrato da Radio Radicale, con lo scambio acceso tra Fassino e Mantini, fa fare a Pannella alcune riflessioni su autenticità e schiettezza di alcuni politici. Più che parlare di schiettezza di Fassino, direi che Fassino è schiattato. Si è adirato su problemi di quattrini e di immagine ad essi legata. Mantini gli ha posto il problema degli averi, della roba. Il malcostume è molto spesso un costume che è rigoroso rispetto alle strutture e agli obiettivi che si hanno, secondo la cultura. L'unico modo per garantire un cambiamento di costume è passare da chi ha un costume definito 'malcostume' ad un altro costume di già stabilito, che c'è, innegabile. Per questo ritengo che noi abbiamo il dovere, come Partito Radicale, dopo 60 anni di nostra esistenza di fare un saltò di qualità. Pannella parte dalla presa in considerazione di una una collana di eventi un rosario direi oggi sulle posizioni radicali in questi decenni su tutta una serie di temi. E l'Italia non li conosce. Perché non mi risulta ci sia un costituzionalista che, dopo critiche così dure da parte nostra, abbia fatto una tesi sulla giurisprudenza della Corte Costituzionale in materia di referendum. Ci sono alcuni costituzionalisti dei quali ho molta fiducia. La stima è un giudizio che si dà sulle caratteristiche professionali e civili di qualcuno; la fiducia è invece nel ritenere che lo specifico di quella persona che stimi è tale che tu gli faccia fiducia di ordine generale. Ho pochissimi costituzionalisti ai quali guardo con fiducia e, comunque, resta il fatto che non sono organizzati. Quali sono le conseguenze politiche che ne traggo? Innanzitutto chi vuole studi la storia di come la Costituzione, per alcuni nodi fondamentali, sia stata tradita: le regioni per 20 anni, i referendum che ad un certo punto sono stati concessi al Vaticano, sono andati come sono andati e da quel momento sono stati massacrati come nemmeno dei colonnelli e dei generali potevano fare. Poi il funzionamento della giustizia, con 10 milioni di processi pendenti e le conseguenti condanni della giustizia internazionale. Pannella cita pure l'intervento di Catricalà secondo cui tutto il sistema economico-finanziario italiano è fuori legalità, nel senso che il presupposto della lealtà dei concorrenti è invece falsato. Se questa è la realtà del Paese, se il Parlamento ed i partiti questi sono, io dico che bisogna trarne qualche conseguenza. È possibile invertire tutto questo? Vi sono tesi, conoscenze, storie di costume diverso? C'è quella radicale. Se viene fuori che su tutte queste cose il riflesso del popolo, ogni volta che è interpellato, o dai referendum o dai sondaggi, è di parere opposto: finanziamento pubblico, etica, vissuto familiare e sessuale, finanziamento della chiesa e dei sindacati...allora il problema che si pone in modo nuovo è che non c'è rapporto tra la volontà popolare e la classe dirigente. Se c’è un popolo tendenzialmente altro - anche sulle riforme istituzionali, non dimentichiamolo -, e se la democrazia è prima o poi una corrispondenza del potere del popolo con il potere, qui invece è esattamente l’opposto. Da 50 anni questo regime sempre più si fonda negando, nella pratica, nella prassi e poi nella consuetudine, il patto costitutivo della società. Allora non è l’ora di dire che anche questa forma di regime va cassata via e che democrazia significa cercare di portare al governo la legge contro l'illegalità?
    18:45 Durata: 18 min 41 sec
  • Le proposte radicali da "governo provvisorio in esilio"

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Pannella declina il quesito posto sul regime italiano in termini economici, rivolgendosi alla piccola e media industria che da 100 anni vede una scelta nella quale la grande industria viene privilegiata, mentre la iniziativa, il mercato, la libertà anarchica per gli artigiani, sono costantemente sacrificate. Allora dire anche a costoro: i ceti operai si affermano nella storia nel momento in cui passano dalla lotta meramente aziendale e contro il padrone alla organizzazione politica dei loro interessi ed obiettivi che effettivamente, se sono di interesse generale, poi nella storia si affermano. Dire ai pensionati: ma voi, senza saperlo nemmeno, dai 58 ai 90 anni siete tassati ogni anno con una vostra iscrizione, con trattenuta nella vostra busta paga pari a lire x per i partiti ed i sindacati in un modo o in un altro. Questo non significa porre problema generali? Aiutarli ad uscire da queste condizioni è un'urgenza o no? Io ho parlato oggi (al Comitato, ndR) di Governo provvisorio in esilio. Ma dobbiamo, credo, trovare un'altra formula. Anche perché noi non siamo esiliati se non rispetto alla patria della libertà. I testimoni delle religiosità ufficiali vivono la loro natura non come riformati e riformatori ma come testimoni. Lo stesso gli imprenditori ed i lavoratori di un certo tipo. Pannella poi parla dei mostri di Goya che affollano la realtà italiana contemporanea e annovera tra questi il Pontefice. Il Pontefice e questa posizione costituiscono un mostro di Goya
    19:03 Durata: 14 min 3 sec
  • Le classi dirigenti nella forma-partito radicale ed in quella classica

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    L'intervento di Pannella al Comitato di Radicali Italiani. Il rapporto, all'interno della galassia, dei vari soggetti costituenti il Partito Radicale Transnazionale. Il compito di una resistenza è di non far morire la speranza che gli occupanti verranno battuti. Ma quando questo risultato c'è, dinnanzi a questo cosa si fa? L'intervento al Comitato di Daniele Bertolini, secondo cui il problema sarebbe che la competizione per il formarsi della classe dirigente radicale ci vuole anche all'interno del partito. Questo è un ragionamento nuovo, che però mi ha trovato subito preparato. Bertolini risente di una concezione del partito come cosa grande ma chiusa all'interno di proprie regole, comprese quelle della competizione interna. Ma la nostra concezione è quella di un partito aperto, per la quale si è del partito nel momento in cui si paga la tessera e si decide di essere del partito su un obiettivo che il partito propone e che è in sintonia con le opinioni personali. Poi l'iscritto non ha obblighi di disciplina; nella nostra concezione solo il tesoriere ed il segretario, solo due radicali, sono gli unici che devono essere vincolati nei loro comportamenti se la mozione è votata da una maggioranza di tre quarti del Congresso. Ci si può candidare contro il Partito e tutto il resto.... Quel discorso sulla formazione della classe dirigente interna ad un partito non vale dunque per un partito che segue l'evolversi e l'involversi delle situazioni storiche e sociali e che si forma sulle emergenze, sulla capacità di regolare le urgenze antiche e quelle nuove. E allora la classe dirigente si forma così, senza delegati nei nostri congressi. Quando arriva qualcuno che ha talento per fare quello su cui in quel momento si è impegnati, a quel punto 'schizza su' anche se è ragazzo. Il valore e la maturità di concorrere a raggiungere l'obiettivo mettono in competizione con l'esterno; la competizione è con coloro che hanno altre urgenze, opposte. Ciò non vale nel mondo con confini dei partiti politici soprattutto continentali; allora è chiaro che devi avere delle regole che regolano il formarsi della classe dirigente. Non è un caso che noi siamo un partito diverso ed il meno precario di tutto. Lo stato del Partito Radicale Nonviolento, la difficoltà di fare un congresso e addirittura di comunicare. Il risultato di queste difficoltà? Una minoranza del Partito Radicale Nonviolento non è d'accordo con la nostra iniziativa su Bush. Emma Bonino ha detto che siamo stati una voce clamante nel deserto. Io ho detto: 'No, scusa, noi ci troviamo in una giungla e non nel deserto'. Fare il sentiero nella giungla per uscirne, prevede una specie di corteo con sempre uno nuovo alla testa che si fa strada con il machete. Ed è nelle cose che costui cada e si faccia terreno per quello che segue
    19:17 Durata: 17 min 32 sec
  • L'iniziativa radicale sul conflitto mediorientale. Il Manifesto dalla Sinagoga di Firenze.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Il nodo mediorientale. Avendo io risposto all'associazione 'Amici di Israele' che mi invitava a partecipare alla loro manifestazione, io ho risposto: 'Guardate, c'è il manifesto-appello dalla Sinagoga di Firenze, che indica le ragioni profonde per Israele e quindi dell'Europa con, nel proprio seno, Israele'. A questo punto ho detto che se si sottoscrive questo manifesto di Firenze, allora io ci sono e partecipo. Una partecipazione in collegamento da Strasburgo. Un appello, quello dalla sinagoga di Firenze, firmato tra gli altri da Renzo Gattegna - massima autorità della comunità ebraica romana -, David Grossman, Rita Levi Montalcini, Riccardo Pacifici, Yasha Reibman, Moni Ovadia e molti altri. Qual è dunque la mia e nostra posizione? Noi siamo per difendere la funzione storica e la realtà democratica di Israele che è ipotecata dalle sue dimensioni di stato nazionale a sovranità assoluta, perché per noi la sovranità nazionale è contesto nel quale è impossibile realizzare e mantenere democrazia, benessere e sviluppo. Il che vuol dire che oggi coloro che confondono il sostegno di Israele con il dare o meno torto al governo israeliano, commettono un grave errore. Io non sto a discutere se questa azione di Israele sia o meno necessaria; perché il punto di partenza è diverso. I sondaggi che dimostrano come la popolazione israeliana sia in maggioranza favorevole alla adesione di Israele alla Unione Europea. Allora c'è un problema di democrazia. Pannella non si sofferma sulla volontà di spezzare Hamas, per liberare magari anche gli stessi Palestinesi; la responsabilità di Israele è quella di aver perseguito una politica che rendeva necessario questo, come se non vi fosse alternativa. Quello che a noi importa è che dalla diaspora e dall'interno venga fuori la voce anche del popolo israeliano. L'appello alle comunità ebraiche per aderire all'appello dalla sinagoga di Firenze. Non l'intervento di questi giorni, ma la politica dello Stato di Israele mi sembra molto sbagliata. Le speculazioni feticiste del Vaticano e quello alle vittime di Gaza: Se si vuole che un morto non venga dimenticato, lo si faccia uccidere da qualcuno con la divisa americana o israeliana, e allora andrà in paradiso. Eppure il massacro in Sudan e Congo non esiste per le televisioni italiane, non esiste per le sinistre, purtroppo nemmeno per i nostri immigrati palestinesi in Italia che si sentono oggi legittimati dalle tv italiane a fare cortei pieni di sdegno per la sorte dei palestinesi di Gaza
    19:35 Durata: 30 min 31 sec
  • Conclusioni

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    20:05 Durata: 7 min 14 sec