15 FEB 2009
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - RADIO - 17:21 Durata: 2 ore 1 min
Scheda a cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 15 febbraio 2009 condotta da Massimo Bordin che in questa puntata ha ospitato Massimo Bordin (direttore di Radio Radicale), Marco Pannella (parlamentare europeo, Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 2 ore e 1 minuto.

Questa rubrica e' disponibile anche nella sola versione audio.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    Marco Pannella in collegamento dalla clinica dopo un intervento alla prostata
    17:21 Durata: 50 sec
  • La resistenza oggi ha bisogno della prospettiva dell'alternativa, ha bisogno dell’obiettivo esplicito della riconquista di un minimo di democrazia e Stato di diritto in questa condizione nella quale non abbiamo tanto il bipolarismo, ma semmai una forma di bi-statalismo italiano e vaticano

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Giovedì pomeriggio ho avuto un intervento chirurgico alla prostata. Ora sono qui ed i medici sono soddisfatti di come il mio corpo reagisce al post-intervento. D'altra parte già da ieri sera ho potuto, senza sforzo, dimenticare un po’ qualche piccolo handicap che poteva giocare perché mi è parso assolutissimamente urgente intervenire nel tentativo di difendere quell’oncia di parvenza democratica che resiste nel nostro Paese. Io mi auguro che Renato Soru abbia ragione nel ritenere che da parte del capace-davvero-ma-davvero-di-tutto sia stata sottovalutata la possibilità di resistenza democratica, liberale e laica del popolo sardo. Vorrei augurarmi però che in Renato Soru, al quale faccio i miei migliori auguri davvero, non ci sia una sottovalutazione della gravità compiuta della abolizione dello Stato di diritto e della democrazia in Italia da lungo tempo. La resistenza oggi ha bisogno della prospettiva dell'alternativa, ha bisogno dell’obiettivo esplicito della riconquista di un minimo di democrazia e Stato di diritto in questa condizione nella quale non abbiamo tanto il bipolarismo, ma semmai una forma di bi-statalismo. Noi infatti siamo una forma smaccata di bi-statalismo, una nuova forma di Stato che è al 100% vaticano e al 100% italiano, e quindi in parte risente della Costituzione democratica, ma molto più risente di quella dell’ultimo Stato assoluto al mondo.     La questione dell’informazione in questa forma bi-statale. Ho sentito una bella citazione fatta dalla Prima Sessione del Congresso Mondiale per la libertà di ricerca scientifica - di cui vi sarà la seconda sessione a Marzo - nella quale si ricordava come in alcune società cristiane, ed in particolare cattoliche, la conoscenza, e quello che questa comporta, sia sempre stata vissuta in certa misura come qualcosa che apparteneva al demonio e non al suo antagonista. Le elezioni sarde. Io penso che fino alle 15 di domani, lunedì, occorrerà lottare per proporre e imporre la ricchezza di una riflessione maggiore per l'elettorato intero della Sardegna, a tutte le sue parti politiche. Una azione obbligata dovuta alla situazione del Parlamento della Repubblica, intollerabile, inimmaginabile anche nel regime fascista che pure rispettava la propria legalità feroce; mentre qui la legalità è stracciata, è bottino della classe dominante nel nostro Paese e la lotta di liberazione va condotta e ripresa dopo una parentesi di democrazia che c’è stata grossomodo tra 1945 e 1955 circa, momento nel quale la partitocrazia ha iniziato a tradire in modo formale la Costituzione della Repubblica, avendo l'associazione partitocratica sempre di più in questi decenni operato contro la legalità e la democrazia, ladri - come sono - di tutto, non per cattiveria ma per la loro cultura ed antropologia: ladri di legalità, di diritto, di civiltà, di denaro e di roba. Abbiamo a che fare con una imposizione al popolo italiano di valori che non sono i suoi, perché la caratteristica del nostro Paese e non solo qui, ma anche in Israele è la impermeabilità delle democrazie non democratiche ai sentimenti popolari e alle convinzioni profonde manifestate nei popoli oppressi da queste nuove forme che è improprio qualificare come fasciste o comuniste, perché solo in futuro troveranno un nome. Ma questo comporta un colpa di coda storico di quelle parti del potere e dell’umanità che cercano disperatamente di difendersi dall’evoluzione della specie umana e, con talebani e vaticani che siano, esprimono questa volontà disperata di paura e di reazione rispetto alla donna, all’uomo e all’umanità ed invece una venerazione feticistica e violenta di tutto ciò che icto oculi non ha forme umane nemmeno lontanamente oppure di corpi che vivono senza spirito e senza consapevolezza. Questi corpi sono davvero oggetto, proprietà violenta e violentante, di queste minoranze che costituiscono una pagina gravissima dell’umanità. Il costume non si cambia se non lentamente e possono cambiarlo coloro che hanno vissuto ed hanno di già un costume diverso da quello che il Presidente della Repubblica lamenta essere quello di gran parte della realtà dello Stato italiano e delle sue istituzioni. Il Capo dello Stato e i presunti insulti di Di Pietro. Ho sentito sarcasmo e ironia nel fatto che la Procura della Repubblica di Roma abbia dimostrato subito infondata la denuncia a Tonino Di Pietro per una dipietrata consueta, ma che sicuramente non poteva prefigurare quel reato che mi era stato imputato trent'anni fa anche da Giorgio Amendola e Lama. Avevo parlato allora di verità ormai scontate su Via Rasella e Foibe e loro mi avevano denunciato per vilipendio della Resistenza. Quell’iniziativa di Dovignone io non ci credevo che un rappresentante del foro italiano facesse quella per me risibile e ridicola denuncia. Assistiamo a cose di tutti i colori ogni giorno. È una situazione fradicia, di ceto dominante - nel senso che opprime il popolo italiano - e che quindi ha anche di questi episodi. Bene ha fatto la Procura della Repubblica a scegliere quello che era patente, il non sussistere di reato nelle critiche, nelle polemiche, nei pensieri insultanti che venivano attribuiti come reato penale a Tonino Di Pietro  
    17:22 Durata: 17 min 44 sec
  • Quello che oggi stiamo vivendo è responsabilità del sessantennio partitocratico e non di Berlusconi. Nel vissuto del popolo italiano c'è una sorta di miracolo: esso non solo è molto più avanti di questa classe politica che sembra sempiterna, ma ciò ci permette di dire che noi siamo un campione sociologico dei riflessi e dei sentimenti più diffusi nel nostro Paese

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Quella italiana è una situazione complessa, ma anche complicata. La difesa radicale dello Stato di diritto che non è sicuramente Berlusconi ad affossare. Lo Stato di diritto è stato affossato dalle Leggi Cossiga, l'interpretazione della Legge Reale, dalla Corte Costituzionale alla fine degli anni ’70, in modo più grave ancora di quello che oggi si imputa a Berlusconi. Certo un leader - che tale si ritiene - che dimostra costantemente, a livello della propria civiltà personale, di avere le ignoranze e le estraneità che ha Silvio Berlusconi, costituisce sicuramente un fatto gravissimo. Ma Silvio Berlusconi nasce dal DC-PCI-P2-PScalfari-Punitànazionale; è l’ultimo di loro. In questo momento mi pare pure comprensibile che l’ultimo di loro rappresenti pure 'lo statista', l’esponente di una maggioranza di parlamentari nominati - non a caso non eletti - che inevitabilmente è di grande mediocrità. E noi temiamo non tanto la cattiveria, quanto la mediocrità che molto spesso ha dalla sua parte una sorta di buona coscienza a buon mercato.   Ed è responsabilità del sessantennio partitocratico quello che oggi stiamo vivendo e che noi come radicali oggi siamo convinti occorra e sia possibile rovesciare sul piano politico e storico. Occorre rendersi conto che ormai questo Stato, che si senta la Corte dei Conti, la magistratura buona e quella cattiva, l’opinione internazionale, si guardi al dissesto idro-geologico del nostro territorio che è frutto di tutte le caste - con responsabilità immense della magistratura - nel vissuto del popolo italiano c'è una sorta di miracolo: esso non solo è molto più avanti di questa classe politica che sembra sempiterna, ma ciò ci permette di dire che noi siamo un campione sociologico dei riflessi e dei sentimenti più diffusi nel nostro Paese
    17:39 Durata: 5 min 1 sec
  • Avevo detto che forse era il caso - nella situazione nella quale la forza sfascista, feroce della menzogna in corso rischiava di creare un dramma nel popolo attraverso quei perbenisti che notte e giorno diffondevano la certezza che Eluana soffrisse come torturata - che si facesse qualcosa da parte nostra. Suggerivo con rispetto e fiducia a papà Beppino: può essere il caso di dare il tempo di informare la gente, sospendendo questa operazione in corso, ovvero lo stop a idratazione e alimentazione

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Il caso Englaro e l’accelerazione drammatica dovuta alla morte della Englaro. L’attacco dell’Avvenire rispetto a quanto detto da Pannella domenica scorsa. E’ indubbio quindi che, con l’apporto di membri illustri della Corte Costituzionale come Valerio Onida, si è data nelle mani di Berlusconi la possibilità di andare ad uno scontro formale con Napolitano, rientrato poi quasi subito. In fondo era Onida che aveva detto che in qualche misura un decreto poteva pure farsi. Non credo che Onida si trovi mai in situazioni imbarazzanti, nel senso che lui ha scelto qualcosa che ai nostri occhi può apparire imbarazzante ma che è sua scelta e tutt’al più crea imbarazzi alla democrazia e al diritto. Domenica scorsa il mio riflesso era questo: stavo costatando che si stava rovesciando sul nostro Paese, con una violenza nuova, una tale operazione di mistificazione, di inganno, di volgarità, che forse poteva accadere al tempo dell’Inquisizione all’interno delle classi dirigenti di allora, ma che davvero era spaventosa. Si prevedeva pure da parte di alcuni che la mancanza di idratazione e alimentazione di Eluana avrebbe provocato una resistenza di 9-12 giorni prima della crisi finale. Questi giorni sarebbero stati preziosi per dire che il padre sciagurato e boia si accingeva a farle soffrire per 12 giorni la tortura della fame e della sete. L’ineffabile Fioroni, già Ministro della Pubblica Istruzione, aveva detto che la scienza era tutta quanta concorde nel dare un certo giudizio su fame, sete ed altro. Abbiamo avuto al Teatro Eliseo uno splendido intervento del medico curante di Eluana che andava in altro senso. L’esperienza radicale su scioperi della fame e della sete: Io avevo detto: per la verità è noto che se uno fa lo sciopero della fame, dopo qualche giorno la fame non la sente più. Avevo detto che forse era il caso - nella situazione nella quale la forza sfascista, feroce della menzogna in corso rischiava di creare un dramma nel popolo attraverso questi rispettabili collitorti perbene e perbenisti che notte e giorno diffondevano la certezza che Eluana soffrisse come torturata - che si facesse qualcosa da parte nostra. Lo suggerivo con rispetto e fiducia anche forse a papà Beppino: può essere il caso, dicevo, di dare il tempo di informare la gente, sospendendo questa operazione in corso, ovvero lo stop a idratazione e alimentazione. Il caso ha fatto benissimo le cose, facendo intervenire la fine dello ‘strazio’, della ‘tortura’ vittima del ‘padre-boia’ e di tutti noi ‘cultori della morte’ denunciati dai ‘cultori della vita’; il buon Dio è arrivato e ci ha messo il becco lui. L’incontro radicale all’Eliseo. Per me era un po’ emozionane sentire che di nuovo si riempiva l’Eliseo come era accaduto, non sovente, negli anni subito dopo la nascita del Partito Radicale degli amici de Il Mondo. Questo mi ha reso felice. E da quel momento mi pare si sia sconfitto quel tentativo in corso di criminalizzare i ‘cultori della morte’, i radicali e i davvero credenti e non solo obbedienti al potere  
    17:44 Durata: 12 min 38 sec
  • Un "nuovo astro" nascente: Eugenia Roccella

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Adesso leggiamo, tra le altre cose, questo nuovo astro della Roccella. Sento dire da lei stessa che lei avrebbe litigato con Emma Bonino. Lei si inventa un passato; lei non litigava niente. Dice che i radicali sarebbero stati antifemministi. Lei è proprio scema, povera ragazza. Noi allora difendevamo il Movimento di liberazione della donna, non sessista e dedito ad odiare i maschi, ma che aveva nel proprio seno sia maschietti che femminucce, ovvero l’unico movimento femminista cui si devono le battaglie precise - e non semplici atmosfere - che hanno portato alle vittorie sull’aborto e sul divorzio. Vanda Roccella, la madre di Sua Eccellenza Eugenia Roccella, era tra le più convinte del Movimento di Liberazione della Donna  
    17:57 Durata: 2 min 28 sec
  • All'indomani della lettera di Pannella a Togliatti comincia una storia nella quale progressivamente, per la classe dirigente del PCI, sostituiamo i trotzkisti come oggetto del loro odio e della loro preoccupazione. Perché? Perché sentivano che il popolo comunista era esposto al massimo a riconoscersi in noi e nelle nostre battaglie e non nelle posizioni ultra-trasformiste di Togliatti. Noi radicali abbiamo cominciato allora e siamo riusciti a rallentare il processo di continuità col regime fascista che la partitocrazia ha da tempo realizzato

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Il tradimento nella Costituzione iniziato nel '54-55. La cronologia rimanda alla nascita del Partito Radicale? Anche. Diciamo che la cronologia dimostra anche una sorta di divorzio tra il mondo universitario di allora, dove le forze laiche erano divenute di maggioranza, mentre i partitini laici si stavano purtroppo spegnendo andando quasi alle attuali dimensioni. In quel momento avevamo già creato la Giovane Sinistra Liberale, già inventato le doppie e le triple tessere; allora divenne chiaro che coloro che avevano denunciato, in nome della democrazia, la Legge Truffa, difesa da Salvemini e tutti gli esuli della libertà, si sbagliavano. Semmai era una legge sbagliata ma non era affatto una legge truffa.  Vorrei dire che già nel '56-'58 sicuramente il Partito Radicale rappresentava l’affermarsi, di nuovo, in modo ufficiale, della ripresa della resistenza liberale, laica e federalista - non in termini ideologici - nel nostro Paese. Tanto che Don Sturzo, tornato in Italia, scriveva sul Mondo: ‘oggi si può essere meravigliati che il fondatore della DC scriva qui, ma in futuro non ci si meraviglierà’. Iniziava una lunga storia che oggi vediamo riproporsi. Il Partito Radicale in quel momento aveva di già una sua radicalità che non ha retto sul piano del suo gruppo costitutivo; ciò fu dovuto anche al fatto che fra coloro della sinistra liberale che passavano un po’ per la maggiore - in particolare Leone Cattani, verso il quale già allora non avevo grandi afflati di fiducia - poi sono finiti con il Movimento per la Vita, contro il divorzio, etc. Ci furono poi gli indebolimenti dovuti all’assorbimento di Scalfari ed altri nelle logiche di potere e di regime. Però già alla fine degli anni ’50 Togliatti volle onorarmi di una sua risposta ad un mio intervento nel quale sostenevo che occorreva, in Europa, una alleanza dei liberali e dei democratici con i comunisti, i quali non potevano meravigliarsi se a Livorno o a Massa Carrara gli anarchici votavano per Randolfo Pacciardi, che era ritenuto il loro peggior nemico anti-comunista. E ricordavo allora le foibe e le fosse di Katyn, prendendomi una risposta di Togliatti che era di paleo-stalinismo. Quindi lì comincia una storia, una storia nella quale progressivamente, per la classe dirigente del PCI, sostituiamo i trotzkisti come oggetto del loro odio e della loro preoccupazione. Perché? Perché sentivano che il popolo comunista era esposto al massimo a riconoscersi in noi e nelle nostre battaglie e non nelle posizioni ultra-trasformiste di Togliatti che scese a Salerno per fedeltà alla linea internazionale 'pas d'ennemi à droite' - in polemica con Benedetto Croce che voleva immediatamente le dimissioni del Re e del principe ereditario - mostrando quindi maggiore apertura nei confronti non solo di un’amnistia fascista ma nei confronti della Chiesa e della monarchia. E i nemici di Togliatti erano soprattutto gli azionisti, i liberali ed i socialisti democratici, i socialisti semplicemente, tranne il carissimo Pietro Nenni che comprensibilmente dall’Emilia si trovò - ancora tardi negli anni, nel ’53 se non sbaglio - ad essere insignito del ‘Premio Stalin per la Pace’. Allora sì che cominciò la messa a sacco rapida della Costituzione. In quel momento i partiti della partitocrazia operavano assieme, all’unanimità, distrutto ormai il Partito d’Azione, ‘malagodizzato’ il PLI, con anche responsabilità ed errori strategici di Riccardo Lombardi ed Ugo La Malfa che pensavano a partiti para-pubblici e finanziati dallo Stato per la paura di una burocrazia dello Stato che era la stessa, senza rotture di continuità, con quella del ventennio fascista. Una amministrazione senza rotture di continuità che solo il Partito d’Azione aveva contestato.   Allora avevamo, come cittadini italiani, conquistato due schede: una per votare ed eleggere, un’altra per abrogare tramite referendum. Ma già allora - tutti d'accordo - non si parlava di riforma dei codici fascisti; già allora, nel '57-'58, la metà della produzione legislativa era fatta dalle Commissioni in sede legislativa, con l’unanimità - necessaria da statuto - dal Movimento Sociale al PCI. Quindi abbiamo cominciato allora e siamo riusciti a rallentare il processo di continuità col regime fascista che la partitocrazia ha da tempo realizzato  
    18:00 Durata: 11 min 12 sec
  • Il ruolo del Presidente della Repubblica nella vicenda della legalità della Commissione di Vigilanza e del Parlamento, e nel caso dei senatori della Rosa nel Pugno eletti ma mai nominati

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    L’attualità. Da Togliatti a Veltroni, dal primo al secondo concordato, il cambio di Presidente del gruppo PD in Commissione Salute. Mi pare che tecnicamente sia stata Mina Welby ad essere la prima a parlare di referendum, poi ripresa da Ignazio Marino. Possiamo andare ben oltre: è indubbio che il Presidente della Repubblica, che abbiamo voluto eleggere, abbia una cultura profondamente segnata dalla sua vita di Partito Comunista, fatta certo con una sensibilità particolare, quella 'democratica' della corrente amendoliana, nella quale si temprava pure il giovane Giuliano Ferrara. Io ho già espresso, da quasi un anno, la mia solidarietà per il fatto che il Presidente della Repubblica si sottoponesse a delle scelte massacranti, fatte di generosità ma anche imprudenti, perché presumevano una sua fisica capacità di governare gli eventi e le istituzioni attraverso forme di ‘persuasione morale’. Pannella cita pure un riflesso liberale del Presidente della Repubblica nei confronti di noi che occupiamo la Commissione di Vigilanza in difesa della legalità e parla alto e chiaro, parlando di ‘obblighi inderogabili’ del Parlamento. Ma la storia comunista e democratica del Presidente Napolitano lo ha portato poi a tollerare che quegli obblighi non fossero adempiuti e ad assistere, silenzioso, al massacro di coloro che quegli obblighi provavano a farli rispettare. Con il premio dato ai parlamentari che, come un sol'uomo, non facevano i parlamentari. E ancora oggi è la stessa cosa: mercoledì prossimo l’ottimo Sergio Zavoli - non mi sorprende - riunirà la Commissione di Vigilanza come seggio elettorale, cioè per eleggere, secondo gli ordini di partito, i vertici della RAI, il partito che di tutta la partitocrazia è forse il più potente, per cui mi viene da ridere quando si dice che bisogna difendere l’autonomia della Rai dai partiti. Quello è un partito di Stato e para-Stato cui si deve il degrado inarrestato della non-democrazia italiana.   Quando il Senato della Repubblica, manifestamente secondo Giuliano Vassalli, ha impedito ad 8 senatori eletti di essere eletti, nominando altri con l’accordo sicurissimo di tutto quello che poi è confluito anche nel PD, abbiamo assistito a qualcosa che non sarebbe successo - in quelle forme - nemmeno sotto il fascismo; eppure il Presidente della Repubblica ha ripetuto che quello non lo riguardava minimamente. Non so. Io me ne sarei occupato in omaggio al compito del Presidente della Repubblica. Ma questa è una cosa costante. Adesso abbiamo una realtà per cui, da 9 mesi, sono state abolite le tribune politiche. E non se ne sono accorti nemmeno i partiti del CLN di Clemente Mastella contro il 4%. Loro non hanno mai protestato, mai chiesto di fare tribune politiche. Hanno chiesto solo favori per avere un po’ di spazio anche loro  
    18:11 Durata: 8 min 10 sec
  • L'assenza di controlli sull'informazione elettorale e i dati del Centro d'Ascolto: Soru stesso ha dimostrato di aver sottovalutato il fatto che nessun popolo, nemmeno quello sardo, può ritenersi immune dalle false informazioni con le quali si impedisce di conoscere per deliberare e poi scegliere. Fino alle 15 di domani occorre imporre una riflessione agli elettori in Sardegna, fino all’ultimo secondo, affinché non cedano a questa che è stata campagna disonesta, violenta, senza parità di mezzi e di informazione

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Diverse elezioni importanti già ci sono state, senza nessuna possibilità per il Garante della Comunicazione di intervenire visto che la Commissione non dava gli indirizzi di controllo necessari. Di conseguenza si è andati senza la garanzia della imparzialità teorica della RAI tv. In Abruzzo, ad esempio, e adesso alle elezioni sarde. Noi abbiamo inviato al Garante della Comunicazione quello che il Centro d’Ascolto, grazie al volontariato di alcuni di loro, è riuscito a documentare. Abbiamo provato, e si può trovare sui nostri siti, la documentazione che dimostra come in tre weekend Silvio Berlusconi - nemmeno candidato - con a fianco il suo candidato abbia avuto un’ora e mezzo di copertura, con spot che commercialmente avrebbero il valore di miliardi, e Renato Soru un minuto e 20 secondi.    Ma Soru stesso ha dimostrato di aver sottovalutato il fatto che nessun popolo, nemmeno quello sardo, può ritenersi immune dalle false informazioni con le quali si impedisce di conoscere per deliberare e poi scegliere. Per 5-7 giorni lo abbiamo ripetuto, ma niente! A questo punto ieri sera, riflettendo, ho detto: non è possibile. Renato Soru stesso non ha, da lì, il sentimento di quanto un po’ di democrazia, un po’ di decenza, sia straordinaria ed occorra conquistarla a delle elezioni.   La situazione pestilenziale della democrazia non la si deve a Berlusconi, che semmai ha imparato dagli altri. Ma per difendere la Costituzione contro Berlusconi bisogna essere credibili. Alle ultime elezioni c’erano ad esempio quelle splendide prove televisive di Enrico Boselli, dopodiché non ha fatto nemmeno l’1%. Perché poi bisogna pure essere credibili. E contro di noi gioca il fatto che sanno che siamo credibili per la gente. E quindi c’è il vecchio riflesso atavico che è quello dell’esorcismo, cioè ‘non si deve vedere’. Soprattutto facendo sì che gli assenti, con le loro idee, siano totalmente mistificati e presentati in modo ingannevole, così come è accaduto domenica scorsa e in quei 4 giorni in cui l’Italia era convinta che si volesse imporre ad Eluana l’atroce fame e l’atroce sete.   Mastella aveva proposto, alla riunione cui eravamo stati invitati dai compagni socialisti, che si facesse un CLN contro il 4%. Io dissi: sì, il Comitato di Liberazione Nazionale si fa se si sa cosa si deve abbattere ed in nome di che cosa. Oggi io trovo normale che Clemente Mastella abbia risolto il problema della sua liberazione personale e sarà candidato nel PDL. Poi tutti quei compagni che erano lì non si erano mai accorti degli accessi cui avevano diritto in RAI e che gli erano stati   negati; assistono, come le altre minoranze religiose, senza fare nulla come testimoni e martiri. Davvero fino alle 15 di domani occorre imporre una riflessione agli elettori in Sardegna, fino all’ultimo secondo, affinché non ceda a questa che è stata campagna disonesta, violenta, senza parità di mezzi e di informazione.   Le compagne e i compagni radicali, tutti coloro che hanno votato tutti i nostri referendum in Sardegna, perché Cagliari ha conteso spesso a Trieste la percentuale più alta di voti radicali in Italia, perché ricordo altre generazione come Melis, Ichnusa, Conchigliaro, riconosco il formarsi sofferto di una realtà sarda che cercava di affermare la propria singolarità, magari forte di essere isola e non solo vittima per questo. Mi auguro davvero che tutti coloro che ci ascoltano domani riflettano e propongo a tutti coloro che hanno apprezzato la Rosa nel Pugno, di riflettere. Certo, hanno il voto disgiunto, tanto disgiunto che hanno un candidato del nostro eroico Partito Socialista. Sarei curioso di vedere domani se per caso i voti del candidato socialista, mi pare dello SDI, non so se edilizio o cos’altro, fossero determinanti per l’esito delle elezioni del Presidente della Regione. Vorrei dire a Bobo Craxi, ai compagni socialisti, che si sono precipitati lì e quindi sono d’accordo, sperano che il loro candidato Presidente prenda molti voti; e siccome non ha la possibilità di essere eletto, ha solo possibilità di prendere voti in aiuto alla campagna del capace-davvero-di-tutto. Spero che ci ripensino; spero che stanotte il candidato socialista faccia, per almeno 12 ore, il socialista, e cerchi di spiegare che tutti quelli che abbiano qualcosa a che fare con la Rosa nel Pungo, con la nostra storia, non si schierino con Sacconi
    18:19 Durata: 13 min 33 sec
  • Il referendum è un’arma spuntata se continua a non esserci democrazia in Italia. Un referendum dovrebbe essere semplicemente di totale abrogazione della legge e non consistere in 4 o 5 referendum manipolativi

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    L'eventualità di una vittoria di Soru e la possibile apertura di un dibattito nel centro-destra, magari dando una mano a Fini piuttosto che a Schifani, magari a Della Vedova piuttosto che a Quagliariello. Io sono certo che se fossero investiti da un referendum sul caso Welby, o sul caso Englaro o su quello Coscioni o sull’eutanasia, la stessa percentuale - a destra come a sinistra - voterebbe con noi. Quello che il PCI temeva a ragione: nel ’74 loro erano disposti a perdere, a non fare il referendum, perché sapevano che il loro popolo era con noi, con Umberto Terracini e non con il compromesso storico.    Ho il senso del già vissuto al tempo del referendum sulla legge 40. Allora c'era stata tutta una cosa per la quale il referendum dovemmo imporglielo a costo di consegnarci in pasto alla Corte Costituzionale, perché Fassino voleva i 5 referendum e non uno solo e dunque si è perso; si è dato il destro alla suprema cupola della mafiosità partitocratica per fare fuori l’unico referendum chiaro ed intellegibile per tutti per poi andare a discutere di dettagli. Allo stesso modo in questo caso un referendum dovrebbe essere semplicemente di totale abrogazione della legge e non consistere in 4 o 5 referendum manipolativi.   Una eventuale campagna referendaria e l’ipotesi astensione. Il referendum è un’arma spuntata se continua a non esserci democrazia in Italia. Perché in realtà, ad esempio, c’è un articolo preciso del codice elettorale che stabilisce che i ministri del culto che invitano all’astensione in occasione di referendum sono passibili di condanne gravissime. Il problema vero del nostro Paese è che la legge non è rispettata, formalmente ed ufficialmente, dal potere detto di unità nazionale, dialogo o come si chiama. Questi dialogano su tutto, come fanno concorrenti di una parte e l’altra della malavita organizzata.   Della storia d’Italia faceva parte, negli ultimi due decenni dell’Ottocento, il fatto che il Vaticano - con il non expedit - chiese ai cattolici di astenersi dal partecipare alla vita politica del Paese. Io, quello che so, è che la lettera e lo spirito di quella norma è chiarissimo. Una legge che pone un problema di libertà di espressione? Il ministro del culto nell’esercizio delle sue funzioni, in uno stato concordatario, ha una situazione ed una condizione particolare 
    18:32 Durata: 17 min 9 sec
  • Ognuno è ex radicale come può: i casi di Daniele Capezzone, Elio Vito e Massimo Teodori.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Le numerose dichiarazioni quotidiane di Daniele Capezzone e gli ex-radicali. Per esempio devo riconoscere che Elio Vito, che portammo in Parlamento con 230 preferenze, che portammo in Parlamento perché lo stimavamo per quanto fatto come assistente in Consiglio Comunale a Napoli, nessuno lo ricorda, pur essendo egli stato, per 10 anni, Presidente del gruppo parlamentare di maggioranza. Perché? C’è anche un modo diverso di essere ex radicali; Elio Vito non ha fatto abiure particolari. Berlusconi e Gianni Letta hanno ritenuto che quel quadro radicale potesse essere utile anche a loro, e non hanno sbagliato. Poi Pannella si riferisce, senza nominarlo, a Massimo Teodori: Per esempio abbiamo noti editorialisti de Il Tempo e non ancora accasati elettoralmente. Non ne hanno avuto occasione. L’ultima affermazione di questo editorialista è che da 25 anni io avrei impedito, nemmeno 'tentato di impedire', il formarsi di una forza laica nel nostro Paese. Ognuno è ex come può  
    18:50 Durata: 3 min 38 sec
  • Le prossime elezioni europee. "Siamo in ascolto attento delle proposte che ci vengono fatte. Vorremmo che ci si proponesse qualcosa di politicamente più convincente"

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Le prossime elezioni europee. Io anche qui sono stato cercato telefonicamente - me ne sono accorto grazie alla segreteria telefonica - da compagni verdi socialisti e sono d’accordissimo anche con gli altri compagni sul fatto che noi siamo in ascolto attento delle proposte che ci vengono fatte. Certo, vorremmo che ci si proponesse qualcosa di politicamente più convincente. 
    18:53 Durata: 2 min 11 sec
  • La classe dirigente di Israele sembra oggi, rapidissimamente, una fotocopia di quella italiana. Oggi abbiamo letto che Barbara Spinelli ritiene superata la storia di due popoli-due Stati. Ben arrivata. Anche se non è chiaro cosa suggerisca al posto di questo

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Le elezioni in Israele. La decisione della Livni di stare all’opposizione e l’improbabilità di un governo di unità nazionale. La classe dirigente di Israele sembra oggi, rapidissimamente, una fotocopia di quella italiana. Oggi abbiamo letto che Barbara Spinelli ritiene superata la storia di due popoli-due Stati. Ben arrivata. Anche se non è chiaro cosa suggerisca al posto di questo. Credo che si sottovaluti la domanda che io faccio e che non è speciosa: ma come mai nessuno della politica e degli editori israeliani ha detto che esiste anche una posizione di estrema maggioranza nel popolo israeliano, così diverso per origini, etnie, nazionalità e tanto altro? Oggi Barbara scopre - e mi fa piacere - che lo Stato democratico deve essere pure laico. Ma francamente il problema è determinato dal fatto che in realtà si continua a parlare di pace, di sicurezza, ma mai di democrazia. Nessuno dice: ‘Israele è mobilitata, anche con gli Stati Uniti, per a garantire i diritti dei palestinesi’. Come noi ci eravamo di preoccupati invece con la nostra proposta ‘Iraq Libero’. Il ruolo di una Europa vecchia, decrepita, una Europa delle patrie incapace di rappresentare più una speranza anche all’interno dell’Europa e tanto più nell’area euro-africana o euro-asiatica. I rapporti tra la comunità ebraica mondiale e l’attuale Papa. Il viaggio del Papa in Israele? Direi una operazione di silenziamento del abbinato italiano e non solo, tranne il rabbino Di Segni, e di tutti gli altri rabbinati che non sono disposti a criptare credito a un metodo che è proprio dell’attuale pontefice. Adesso Ratzinger diventa d’un tratto un difensore delle vittime della Shoah: si tratterà di vedere quanto i cittadini delle comunità israelitiche italiane saranno solo rappresentati, ogni tanto, dai dibattiti di Gad Lerner
    18:55 Durata: 12 min 7 sec
  • La posizione del Corriere della Sera è abbastanza incredibile. Ci sarebbero dunque gli opposti estremismi e dall’altra parte i ragionevoli. Ma la verità è che noi abbiamo la opposizione radicale che, da sola, da 30 anni, è opposizione al potere vaticano, alla offesa costante alla libertà religiosa, in una situazione nella quale non c’è più la Repubblica italiana ma il bi-Stato italiano e vaticano

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    È il vuoto del deserto di iniziativa politica. Lo ripeto: rispetto alle elezioni sarde, lo scandalo nessuno lo nota. Anche i rivoluzionisti non hanno fatto granché per difendere i loro propri diritti ad avere accesso ai loro spazi RAI tv. Con piacere ho notato l’articolo su Liberazione della Bonafede, leader dei valdesi e dei metodisti in Italia. Ma non sento notizie di Anna Maffei. Stasera c’è una grande inchiesta - sarà fatta sicuramente in modo sapiente - sul Concilio Vaticano II. I nomi scelti sono nomi insospettabili. Un tempo queste cose le faceva benissimo, tra l’altro, Sergio Zavoli. Torno a dire: qui bisognerebbe parlare non di Stato italiano ma di bi-Stato, italiano e vaticano.   La posizione del Corriere della Sera su questi temi: secondo Angelo Panebianco vi sarebbero due opposti estremismi in Italia, alla radice di tutti i guai, che sarebbero quello di Ferrara e quello di Pannella. Il confronto in Italia non è dunque con quanto dicono gli organi ufficiali del Vaticano, ma con Giuliano Ferrara che cerca di avere un po’ i connotati di una sorta di Action Italiénne, con il suo modo brillante di scrivere. Ora devo dire che invece a mio avviso da una parte c’è la Chiesa, il potere vaticano. La rassegna stampa vaticana su Radio Radicale, che tratta giornalisticamente in modo molto gradevole la stampa vaticana e dintorni, e viene fatta tra l’altra da un collaboratore che, in modo molto chiaro, ha sempre detto di essere ratzingeriano. Mi pare che ci sia uno sforzo di illustrazione piuttosto esatto ed anche fedele di quello che accade.     Volevo dire ad Angelo Panebianco - ed anche al direttore del Corriere della Sera, se permette - che questa posizione è abbastanza incredibile. Ci sarebbero dunque gli opposti estremismi e dall’altra parte i ragionevoli. Ma la verità è che noi abbiamo la opposizione radicale che, da sola, da 30 anni, è opposizione al potere vaticano, alla offesa costante alla libertà religiosa, in una situazione nella quale non c’è più la Repubblica italiana ma il bi-Stato italiano e vaticano. Io non conosco Paese del mondo nel quale le principali gerarchie vaticane parlino di tutto, a tutte le ore, sui principali telegiornali.   Magari Panebianco lo ha scritto in buona fede, ignorando che noi, a partire dal divorzio, con i compagni Rosa nel Pugno, con i socialisti radicali, con i liberali radicali, con i laici radicali, rappresentiamo una storia dell’Italia. Altrimenti tanto valeva assumere Massimo Teodori che queste cose le sa dire meglio, invece che Panebianco. Noi nel ’58 andammo dal Presidente della Repubblica, con Arturo Carlo Jemolo, per sottolineare le mancanze nei confronti addirittura del Concordato che volevamo abrogare; poi siamo stati ad un passo dall’avere l’abrogazione, con il 70-80% dei votanti italiani, del Concordato. Ed avemmo un primo colpo di Stato proprio su questo 
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  • Conclusioni 

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Un ultimo appello alla riflessione sul voto in Sardegna
    19:21 Durata: 1 min 50 sec