01 MAR 2009
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - RADIO - 17:00 Durata: 2 ore 18 sec
A cura di Enrica Izzo e SI
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 1 marzo 2009 condotta da Massimo Bordin che in questa puntata ha ospitato Massimo Bordin (direttore di Radio Radicale), Marco Pannella (parlamentare europeo, Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa).

Tra gli argomenti discussi: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 2 ore.

Questa rubrica e' disponibile anche nella sola versione audio.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    La conversazione si svolge dal PalaMontepaschi di Chianciano, dove si sono conclusi i lavori del fronte italiano sul Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito. Tema del Congresso: la resistenza al regime partitocratico
    17:00 Durata: 1 min 33 sec
  • L’infame regime partitocratico. Le massime indegnità sono di coloro che tradiscono i giuramenti rispetto alla repubblica, alla patria. Siccome la caratteristica di questo regime è che quasi da subito, e ininterrottamente in questo sessantennio, ha tradito la Costituzione in modo clamoroso, la parola 'infame' spera di rafforzare, nel bene, un clima determinato nel quale ci muoviamo

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    L’uso del termine infame per definire il regime partitocratico, come recita il fondale del Congresso. Vorrei ricordare che fa parte di tutta la letteratura storica, quando si parla di virtù repubblicane. Le massime indegnità sono di coloro che tradiscono i giuramenti rispetto alla repubblica, alla patria. Siccome la caratteristica di questo regime è che quasi da subito, e ininterrottamente in questo sessantennio, ha tradito la Costituzione in modo clamoroso, tanto quanto da coloro cui si faceva risalire - come partiti - la Costituzione, subito hanno dimostrato di non credere alla legge, di non credere alla tassatività delle discipline istituzionali, dei diritti. Come abbiamo ricordato spesso, ci sono state clamorose negazioni delle forme costituzionali. Allora a me pare che nell’anno dei Satyagraha, nell’anno in cui riteniamo centrale il fatto che si debba fare verità sulla realtà delle trattative tra Dalai Lama e Pechino, che si debba fare verità sulle responsabilità - a mio avviso di spergiuro - nei comportamenti del Presidente americano Bush che ha mancato alle virtù e agli obblighi repubblicani in democrazia, dire tutto questo significa anche che la legalità fascista era legalità - per noi aberrante nei valori e nelle negazioni che comportava - ma era legalità, nel senso che c’era rispetto nelle forme legali, mentre la novità di questo regime è proprio la mancanza di rispetto della sua stessa legalità. Avere resuscitato nel linguaggio politico nostro, laico, nonviolento, il concetto di infamia, è cosa anche un po’ deliberata e pensata. Mi è accaduto d’altra parte in questo periodo di dire che ci vorrebbe a sinistra un po’ di disciplina repubblicana. Questa parola spera di rafforzare, nel bene, un clima determinato nel quale ci muoviamo
    17:01 Durata: 5 min 28 sec
  • Questa lotta di liberazione ora vuole liberare dalla partitocrazia la realtà italiana. Con che cosa? Ci sono esempi venuti a iosa, quasi divertenti, nell'ambito del dibattito, sia sul programma sia nella intuizione e nella consapevolezza di quale forma possa prendere l'alternativa di regime e quindi alternativa programmatica ma anche di classe dirigente

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Alcuni degli interventi maggiormente significativi come quello di Bersani. Possibile che accetti l’impostazione radicale sul regime? E’ difficile, ma le cose più importanti sono sempre difficili. Per esempio, Cesare Salvi che in esordio di Congresso fa un intervento nel quale conferma le sue analisi del libro con Villone, nelle quali dice che a livello delle istituzioni territoriali la corruzione è la regola ed insiste su quello, e poi dice qui che l’uninominale a questo punto è la risposta che probabilmente dobbiamo portare avanti. Perché in realtà, implicito ma chiarissimo, è che dietro lo slogan ‘e ora lotta di liberazione democratica dell’Italia dall’infame regime partitocratico’, è chiaro che si devono dire due cose: per sostituirlo con che cosa, con quale progetto cioè, e con quali alleanze - come ha detto Spadaccia. Il leader radicale rivendica la ricchezza di contenuti riformatori nei vari settori che caratterizza la storia radicale, una ricchezza che non può che essere presentissima in un congresso come questo. Questa lotta di liberazione ora vuole liberare dalla partitocrazia la realtà italiana. Liberare la democrazia da tutto questo, dalla messa a sacco partitocratica. Con che cosa? Ci sono esempi venuti a iosa, quasi divertenti, nell'ambito del dibattito, sia sul programma sia nella intuizione e nella consapevolezza di quale forma possa prendere l'alternativa di regime e quindi alternativa programmatica ma anche di classe dirigente. Le figure di Calogero e Capitini, nel quale l’elemento della religiosità laica viene adesso con delle assonanze incredibili con tutti i testi ufficiali buddhisti e di tutte le religiosità che oggi devono confrontarsi con la reazione fondamentalista che vivono l’Islam, il mondo cattolico ed i gruppi protestanti. ‘La Revanche de Dieu’ di Gilles Kepel. Gli interventi di ‘esterni’ al Congresso: Il fatto che Bersani abbia deciso di accettare l’invito era già una novità. Il salto di qualità di presenza del Partito Democratico a Chianciano.
    17:07 Durata: 8 min 53 sec
  • L’intervento di Rutelli al Congresso: Quando quello che è messo in mostra - è mostrato - ha valore, io ritengo che sia una fatica superflua quella di comprendere cosa ci possa essere dietro, anche come motivazione. Rutelli dice testualmente che la forza del dialogo, la necessità del dialogo, è condizione di crescita e quindi di crescita comune, di chi dialoga

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    L’intervento di Rutelli. Francesco ieri ha detto: ‘Io sono un uomo di minoranza - lo ha rivendicato - nel Partito Democratico’. Il coraggio di confrontarsi con i radicali. Quando quello che è messo in mostra - è mostrato - ha valore, io ritengo che sia una fatica superflua quella di comprendere cosa ci possa essere dietro, anche come motivazione. Il testo, già scritto, e letto da Rutelli. Ci sono molte cose che letteralmente, nel testo di Francesco, non vanno sottovalutate. Dice testualmente che la forza del dialogo, la necessità del dialogo, è condizione di crescita e quindi di crescita comune, di chi dialoga. ‘Sono qui - ha detto - non per sputare sentenze, non per fare polemica, ma sono qui per comprendere, sintetizzare, esprimere, il formarsi e il crescere di una diversità che oggi è la nostra’. Credo che, da questo punto di vista, allo svolgimento del tema gli darei un voto alto, anche perché - ascoltando la sua lettura e sapendo che leggeva - qualcosa nel tono di voce, la qualità della lettura, devono essere tenute presenti. 'Come posso cogliere questa occasione dell’invito ricevuto?', si sarà chiesto. Qualcosa gli avrà detto di accettare. Le cose che 'ci parlano' sono sempre più complesse, a meno che non ci sia un calcolo enorme dietro. Credo che l’importanza di questo era il fatto di accettare il dialogo, non un invito accettato ritualmente quindi, per cercare di farne un elemento di crescita. La mia risposta è stata facilitata enormemente proprio per la qualità del suo intervento. Anche quella sua osservazione per la quale nella nostra storia radicale ci sarebbe una maggiore tenuta di coerenza, mentre in lui una maggiore tenuta pragmatica, cioè del rispondere ogni volta agli interrogativi che sorgono dando risposte che possono non essere quelle da ritenere automaticamente coerenti. Così ad esempio, in merito al caso Englaro, dice questo: ‘Voi siete restati lodevolmente radicali’ ed io ‘lodevolmente moderato’. Io gli ho detto: ‘No, tu sei radicale. Perché dal corpo di quella donna che è in quelle condizioni da 17 anni si è deciso di emblemizzare la vita e la morte’, mentre non c’entra un cavolo con la vita e la morte. Ma allora ci appassioniamo, ci scontriamo, su quello che per alcuni è quasi un cadavere, per altri la testimonianza della vita. Lui ci ha subito detto: ‘Voi siete sempre stati per l’eutanasia’ vivaddio ci rende una cosa che spesso noi stesso smarriamo; riconosce questo, però dice che ‘ la situazione, rispetto a 30 anni fa, è mutata completamente ed occorrono risposte nuove’. Sì, va bene, ma allora lui a questo punto cosa fa? Prende un caso e agisce in sintonia profonda con il magistero vaticano - dove per sintonia si intende anche la volontà di difendere la sostanza di una posizione, e da legislatore rivendicare il diritto di avere dei margini nell'attuazione dell'ordine impartito. Mantre in De Gasperi e degasperiani, l’atteggiamento era veramente cattolico-liberale, ovvero ‘questi sono fatti nostri’. Sull’operazione detta Sturzo, De Gasperi ci muore anche di sofferenza. Lui era contro il Concordato. Tanto che Togliatti dice ad Andreotti di non far sapere allo stesso De Gasperi del suo voto favorevole all'articolo 7. Sturzo torna dagli Stati Uniti come uninominalista, liberale, quasi liberista, sceglie Il Mondo come luogo per esprimere i suoi disagi. Nella DC e nel mondo giovanile universitario che ho frequentato in quegli anni, il problema era di una minoranza della FUCI e di una minoranza della DC, ma non di questi due gruppi in quanto tali. La posizione di Francesco l’ho riassunta con la frase di Pascal: chi vuole essere angelo è bestia. Perché chi vuole essere assoluto, radicale, su questo angelismo si tramuta in bestia. E su questo spero che il dialogo si arricchisca un po’ e continui. Grazie al regime, l’Italia è stata costretta all’interrogativo: ma questa soffrirà la fame e la sete? Perché si è negato il mondo, il fatto che c’erano e ci sono milioni di persone che continuano a morire per lo sterminio di fame, sete e guerre
    17:15 Durata: 13 min 24 sec
  • La vicenda del corpo di Sharon in Israele. Il successo di Lieberman. Con gli amici israeliani non parlerei di ‘infame regime partitocratico’ ma parlerei di un regime partitocratico, quello israeliano, che si è sempre più messo nelle condizioni di fare delle infamie

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    La questione di Sharon in Israele. La questione dei costi di questo tipo di malati: A quanti si toglie l’equivalente di ciò che costano anni così, a quanti si toglie quello che potrebbe invece salvargli la vita? Laicità ed ebraismo in Israele. Lo Shinui e l’ascesa attuale di Lieberman. Le posizioni di quest’ultimo non solo sulla laicità ma anche sulla soluzione due popoli-due Stati che secondo lui potrebbe avvenire solo attraverso trasmigrazioni forzate. se riuscissimo a discutere anche fuori un pochettino di questo. Da due anni, da quando confermo le tesi del documento della Sinagoga di Firenze e dallo stesso tempo non riesco ad essere invitato anche dai più carissimi amici israeliani. È come se questa cose fosse appestata. Lì non parlerei dell’‘infame regime partitocratico’ ma parlerei del regime partitocratico israeliano che si è sempre più messo nelle condizioni di fare delle infamie. La questione Sharon affrontata in modo piuttosto laico fino ad ora: Quando sua Santità andrà lì a maggio, vedrai che ci sarà - in vista del suo arrivo - qualcosa di religioso che anche lì verrà fuori nel dibattito
    17:29 Durata: 8 min 55 sec
  • La richiesta di E. Bonino per una moratoria su una legge sul testamento biologico. Come per il suggerimento di Pannella a B. Englaro, il tempo, in non-democrazia, serve a conquistare un dialogo non tra chierici, ma che coinvolga la gente, l’autobus. Questa era la fatica che andava e va fatta

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    La relazione tra il discorso di Pannella sulla necessità di prendere un po’ di tempo e la richiesta della Bonino. Non è un problema di comparazione, ma è un problema di identità. È la stessa cosa. Cosa dicevo di voler suggerire io? Englaro è uno che ha scelto non di vincere, ma di convincere. Io dicevo che era necessario, di fronte alla realtà di questo infame regime che sta vomitando sul Paese tutti i veleni della menzogna, evitare che questa decisione, nelle modalità scelte, premiasse l’infamia in corso, secondandola. Sarebbero bastati pochi giorni per far pagare quella menzogna a chi la faceva e non a chi ne era vittima. Il tempo necessario per comprendere quello che avveniva. La posizione di Emma è la stessa. Gli abbiamo tolto l’alibi che quell’aquila di Silvio aveva per far passare il decreto. Il tempo, in non-democrazia, serve a conquistare un dialogo non tra chierici, ma che coinvolga la gente, l’autobus. Questa era la fatica che andava fatta. Il dialogo interno alla maggioranza. Ho visto finalmente Malan uscire fuori. Forse vuol dire qualcosa il fatto che sia valdese. Sono stato felice. De Michelis, socialista protestante. Pannella poi ricorda: Io feci venire a Roma, da presidente dell’UNURI, due giovani ventenni perché avevo sentito che uno era protestante, l’altro, cattolico, era Giovanni Negri. Allora succede che con Toni Negri ci capimmo subito; non ci salutammo più, né incontrati. Invece con Gianni mi venne la notizia, dopo due anni, delle sue nozze - celebrate dal Vescovo di Venezia - con la figlia del Presidente di Confindustria di Venezia. La figura di Sacconi: Dopo averlo sentito su queste altre cose, anche sul suo non volere più toccare il problema delle pensioni, a questo punto ci aggiungiamo queste norme sullo sciopero - che voglio studiare attentamente -, poi le cose conservatrici dette su innalzamento ed equiparazione dell’età pensionabile delle donne, poi l’intervento nei confronti della clinica La Quiete, su questo socialista inizio ad avere qualche timore, che mi viene anche dalla storia socialista
    17:38 Durata: 14 min 18 sec
  • Gli esiti della battaglia radicale contro lo sterminio per la fame nel mondo: ottenemmo che UE e Parlamento italiano destinassero delle somme allora impensabili. La mancata elezione di Fortuna come Alto Commissario per la gestione dei fondi. La questione demografica

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    La battaglia contro lo sterminio per la fame nel mondo citata da Rutelli ed il dibattito interno al Partito Radicale. Francesco ha detto che quella battaglia si è conclusa con una sconfitta, accettata dai radicali. Invece, secondo Pannella, è indubbio che noi riscuotemmo e scegliemmo di riscuotere un indubbio successo: quello di ottenere che, sul nostro progetto, l’Unione Europea ed il Parlamento Italiano destinassero delle somme allora impensabili. Cinque miliardi di ECU per quanto riguarda l’Europa, con il primo voto a maggioranza di adesione individuale dei singoli Parlamentari europei. Per fermarci avevano introdotto questa novità. Per bloccare i nostri ostracismi, pensarono: ‘Loro sono solo 5, 10, allora l’attività legislativa procede senza dibattito se c’è la maggioranza assoluta’. Noi allora presentammo il nostro piano ed avemmo una stragrande maggioranza. Altiero Spinelli ci aiutò enormemente in questa battaglia, lo stesso Altiero che fu anche firmatario delle nostre mozioni anti-proibizioniste al Parlamento Europeo, un aspetto che non mi pare venga alla luce nei numerosi di ricostruzione storica della figura di Altiero. In Italia invece - lo ha detto oggi Diego Galli - passiamo dallo 0,07 allo 0,45% del PIL per lo stanziamento. È vero che ci fu un dibattito tra di noi. Alcuni dicevano: portiamo a casa questo risultato. Mentre io propendevo per dire che non mi convinceva il risultato se la gestione rimaneva all’infame regime partitocratico. Scelsero non un alto commissario, che doveva essere Loris Fortuna, ma una persona onesta tra i socialisti, come Francesco Forte, che fu sbranato con il portafoglio che gli avevamo dato. La mancata adesione di Von Hayek. Io parlavo allora anche di immigrazione ed emigrazione italiana ed europea in Africa, con l’idea che le nostre imprese potessero andare lì e far fiorire il deserto. I fatti poi invece mi hanno dato ragione, contro la posizione un po’ realista secondo cui già quella vittoria parlamentare avrebbe avuto effetto. Grazie a questo infame regime partitocratico però, il Club di Roma, da mito positivo anche per gli avversari, con Aurelio Peccei che nel ’79 proponevo come Presidente del Consiglio, il problema demografico, sono scomparsi. Solo in Italia da un po’ di tempo c’è giusto quella nostra associazione che è RientroDolce, che doveva servire anche a porre il problema energetico. Il problema di un ‘rientro dolce’ voleva dire ‘no’ alla risposta autoritaria cinese, apparentemente concreta nell’immediato; ed invece dove si diffonde cultura, relativo agio, progresso sociale, nella specie umana inizia a prevalere la volontà di concepire i figli e non di procreare come bestie. Un tema ancora di grande attualità. Il fronte italiano può salvare l’Europa da una china suicida ed assassina che sta percorrendo
    17:52 Durata: 12 min 50 sec
  • Nella situazione attuale di assoluto annullamento della libertà religiosa nel nostro Paese, e quindi della libertà tout court, io vedrei come ipotesi delle liste radicali zeppe di sacerdoti, monache."Io so che tra i credenti in altro che in una chiesa simoniaca, di potere, feticista, dedita al denaro c’è un potenziale di rivolta contro questi istinti autoritari vecchi, contro il sesso e contro tutto il resto

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Le prossime elezioni europee? Io ho risposto vivendo politicamente con Loris Fortuna, con il Claudio Martelli vicario di Bettino Craxi che gli lasciava una latitudine molto ampia (e da qui ci furono le firme dei 100 parlamentari socialisti per l’uninominale, l’episodio importante del referendum sulla scala mobile, un clamoroso merito italiano del Governo Craxi in un momento topico della storia europea che stava disperando Altiero: a Milano venne fatta a giugno un Consiglio Europeo nel quale l’Italia, allora Ministro degli Esteri, che prese la nostra posizione, quella federalista contro l’impostazione di Delors). Io ritengo che saprei oggi fare benissimo il Ministro degli Esteri, visto che qui si è formato un nucleo dirigente di persone che hanno imparato ad imparare e dico che il più umile dei mostri tavolinari può imparare in due mesi a fare il sottosegretario, mentre gli altri fanno passare tre o quattro legislature per non impararlo nemmeno. Cercheremo, non io, di essere presenti lì. Non io, perché ritengo di essere necessario al momento attuale del Partito, un momento di massima difficoltà ed importanza. Noi siamo stati fuori dal Parlamento italiano per 10 anni e siamo cresciuti. Abbiamo fatto l’8,5% quando eravamo già fuori, alle elezioni europee del ‘99. In circostanze particolari, certo, ma nella politica si gioca come nella impresa, giochi sulla capacità di cogliere e creare le circostanze particolari. Io vedo ad esempio nella situazione di oggi una ipotesi auspicabile, cioè che nella situazione di assoluto annullamento della libertà religiosa nel nostro Paese e quindi della libertà tout court, io vedrei come ipotesi delle liste radicali zeppe di sacerdoti, monache, convinto che non solo in quella condizioni Suor Luisa Galli accettò e fu la prima volta che divenne parlamentare una suora; ed io so che tra i credenti in altro che in una chiesa simoniaca, di potere, feticista, dedita al denaro c’è un potenziale di rivolta contro questi istinti autoritari vecchi, contro il sesso e contro tutto il resto. La figura di Giovanni XXIII. Nel servizio sul Concilio del TG1 viene detto chiarissimamente a proposito dell’elezione di Paolo VI, Papa Montini, che liquidò quelle parti del Concilio che riguardavano sesso, procreazione, etc., imponendo con la sua autorità soluzioni opposte a quelle del Concilio, è stato che 'il Signore provvide, salvando così il Concilio', cioè 'salvò dal Concilio' il loro bel mondo. Nel ’76 continuavo a dire che noi eravamo il partito delle nonne cattoliche, silenziose, che conoscevano le mammane e che erano state loro, più dei loro nipoti, a consentirci di entrare in Parlamento. Il problema della libertà di religione e dalla invasione quasi militare del regime vaticano in quello italiano, ovvero quelle cose che Combes diceva nel 1904: ‘Hanno conquistato il Vaticano e da lì vogliono conquistare gli Stati’. Vedendo questo ritengo sia possibile che invece della Vandea Leghista, potrebbe esserci appunto la Vandea dell’Abbé Gregoire
    18:05 Durata: 13 min 48 sec
  • Io ritengo che i 6-7 milioni di lavoratori autonomi, gli imprenditori interessati all’articolo 18, oggi possono e devono trovare una espressione politica. L'omaggio tardivo a Gianni Agnelli, Presidente di Confindustria. Noi possiamo e dobbiamo contare di riuscire a divenire Partito di Liberazione Nazionale. Già da due anni dico che siamo un partito che deve avere almeno 200.000 iscritti

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Io ritengo che i 6-7 milioni di lavoratori autonomi, gli imprenditori interessati all’articolo 18 e altri, oggi possono e devono trovare una espressione politica. Alla trasmissione di Santoro c’era una signora imprenditrice, la prima che vedo non elegante e con i capelli fluenti, ma con la faccia di imprenditrice di lotta, che diceva: ‘Ma noi non abbiamo nessuno che ci rappresenta’. È l’ora di dire a Massimo Carraro, Mario Carraro, Marina Salomon e gli altri, che in Italia abbiamo una situazione che è una tabe. Il finanziamento della ricerca scientifica e della sua libertà non è cosa del privato, mentre lo è in moltissimi altri Paesi del mondo e degli Stati Uniti. Le lotte per i diritti civili nemmeno li hanno riguardati. Qui allora vorrei rendere un omaggio tardivo a Gianni Agnelli, Presidente della Confindustria. Quando fu eletto io gli feci un auspicio: 'speriamo che sia nuova e che Agnelli abbia l'autorevolezza di comprendere che servono gesti espliciti'. Parlai con lui - c’era Giovanni Negri che era Segretario e venne con me - e gli dissi che un gesto di importanza sarebbe stato quello di dare ufficialmente al Partito Radicale lire una, per riconoscimento che le forme di rapporto tra l’organizzazione industriale, la politica, gli imprenditori e gli interessi del mercato, non percorreranno più la via delle bustarelle e tutte le strade che conosciamo. Io credo che noi possiamo e dobbiamo contare di riuscire a divenire Partito di Liberazione Nazionale. E già da due anni dico che siamo un partito che deve avere almeno 200.000 iscritti. A questo Congresso ho riferito di uno studio del think thank ‘Leap Europe’, un gruppo di studiosi francesi che nel febbraio 2006 aveva previsto la tempificazione della crisi. Aveva detto che in America sarebbe stata recessione, mentre altrove sarà stagnazione o depressione gravissima. L’impossibilità di governare la crisi partendo dalla Europa delle patrie. I libri di Altiero e la cancellazione dei radicali: C’è chi ha passione politica e chi vive di politica. Questo vale anche per il ricordo ed il prestigio di Altiero. La tensione sociale: Questo gruppo, 'Leap Europe', dice che è probabile che nelle aree del mondo nelle quali il popolo è - libertariamente armato, un conflitto grave come quello che scoppierà dovrebbe consigliare una emigrazione di massa perché non si sa quel che potrà accadere. Ho sempre detto che un Partito Radicale richiama le dimensioni sociali della lotta politica, tanto che ho sempre detto che è trogloditica la posizione delle sinistre italiane che ignorano che il più grande problema sociale italiano è la giustizia. Poi l’informazione. Mi si chiede: ‘Con quali alleanze?’ Dopo il sessantennio partitocratico, così come si fece con il ventennio fascista, qui il problema è di passare all’altro regime, al rispetto di una parte della Costituzione scritta italiana e soprattutto delle idee di Ventotene, di Rossi e di Spinelli
    18:19 Durata: 13 min 17 sec
  • Interruzione

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    18:32 Durata: 2 min 47 sec
  • L'interrogazione di Butti sulla convenzione di Radio Radicale. Io ho sempre insistito: in un modo o nell’altro questi, dopo il Centro di Ascolto, dovranno far fuori Radio Radicale. Ma in quale Paese si sente dire a tutti i livelli che c’è un Centro d’Ascolto tecnologicamente piuttosto unico e, nonostante ciò, non c’è un imprenditore, un capitalista, che trovi di suo interesse e di suo prestigio la cosa e si faccia vivo?

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    La risposta del sottosegretario Romani alla interrogazione scritta dell’onorevole Butti sulla convenzione con Radio Radicale. L’attacco arriva per ora-– secondo Bordin - da un pezzo di editoria televisiva, più che radiofonica. Il Senatore Butti è una sorta di press agent degli organi di partito. Proprio questo nome, Butti, l’ho già fatto cinque o sei volte in queste nostre conversazioni. La formula che ho usato sempre è questa: in un modo o nell’altro questi, dopo il Centro di Ascolto, dovranno far fuori Radio Radicale. Rita Bernardini, in una riunione del partito venti giorni fa, ha detto: ‘Forse abbiamo commesso un errore, quello di non unificare la questione Radio con il Centro di Ascolto, per il quale abbiamo fatto molto ma non rotture ed azione nonviolente’. Credo abbia ragione. Gli errori, soprattutto di omissione, sono frequenti. Però il Centro d’Ascolto, come Betto oggi ha ricordato, anche in situazioni straordinarie di lavoro volontario ed altro, è l’unico ad aver potuto fornire tre o quattro operazioni preziose che potrebbero anche essere fatte su un altro piano, ad esempio informazione su quel che riguarda il mondo finanziario. D’altronde è quello che li terrorizza, la capacità ad esempio di quantificare i tempi pubblicitari, di investimento e tutto quanto. Ma in quale Paese si sente dire a tutti i livelli che c’è un Centro d’Ascolto tecnologicamente abbastanza unico, e a questo punto non c’è un imprenditore, un capitalista, che trovi di suo interesse e di suo prestigio la cosa e si faccia vivo? Il rischio di impresa, ma anche l’immagine dell’impresa Insomma in un modo o nell’altro, il regime è alla base anche di questa situazione del mondo imprenditoriale e produttivo, non necessariamente finanziario, che non finanzia la ricerca privata. La figura di Bocelli: Mi ricordo che lui fa grandi opere di beneficienza. Una volta ho avuto la possibilità di parlare con la madre e con lui, Bocelli. Il quale mi ha detto: Gaetano Dentamaro a che punto sta? A che punto stanno le interviste per strada? Mi ha spiegato che negli anni in cui faceva l’università, lui passava le notti ascoltando Radio Radicale, ricordandosi i nomi di allora. Fa parte del suo vissuto, della sua storia. Ma anche qui c’è qualcosa che non va; credo che lui faccia molta beneficenza, abbia cespiti straordinari. Tutto questo per dire che in condizioni di mercato, di civiltà, credo che il Centro d’Ascolto e Radio Radicale sopravvivrebbero. Figuriamoci se non faremo la lotta per la convenzione, anche perché l’intenzione è di far fare alla RAI tv, nelle condizioni in cui si trova, anche questo, con il risultato che è facile da prevedere. Ma da liberale, anche un tantino con sensibilità un po’ calviniste, vedo problemi veri di interesse di rischio di impresa. Tra l’altro a certi livelli anche i meriti culturali che ha un imprenditore. Insomma io non pretendo altri Adriano Olivetti; non sarebbero capaci di essere come lui nemmeno se messi in carcere. Può darsi che un giorno tornerà qualcuno così. Ma questa è la situazione e lo dico al mondo politico, al mondo governativo, al mondo delle imprese e lo dico ai cittadini, perché sappiano. E' indubbio che una quota non insignificante, per qualità e quantità, di persone di almeno tre generazioni, si è formata anche attraverso un fatto unico che è Radio Radicale. Per me è possibile passare ad un altro regime. Possiamo avere centinaia di migliaia di militanti nel mondo dei credenti, ad esempio. Altro versante possibile cui rivolgersi è quello dell’imprenditoria. Non si può vincere se la quantità degli iscritti e dei militanti adesso non fa un salto corrispondente alle immense maggioranze referendarie che si sono costituite fino a quando la Corte anti-costituzionale non ha tolto all’Italia la possibilità di avere fiducia negli stessi referendum, perché traditi e truffati
    18:35 Durata: 14 min 54 sec
  • Se noi siamo i corsari, io sento un gran bisogno del grande evento del mare aperto e credo che questo Congresso ci abbia fatto fare un ulteriore passo avanti verso la meta

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    La struttura e l’organizzazione dei radicali. Portare al successo istituzionale istanze liberali è difficile. Qualitativamente è difficilissimo ottenere uno sviluppo libertario di strutture quando, a lungo ed in un momento di lotta importante, non riescono ad essere popolari e di massa. Non a caso sul fondale del Congresso era scritto: ‘Verso il XXXIX Congresso del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito’, perché io ritengo che vada riconcepito adesso - dopo questi anni di esperienze - il Partito Radicale. È un partito che nel frattempo si è articolato, composto di una decina di soggetti politici di carattere nazionale ed internazionale, come l’Associazione Luca Coscioni. Un telegramma ricevuto da Mitterand in occasione della battaglia contro la fame nel mondo: ‘Le esprimo tutta la mia ammirazione. La invidio, Francois Mitterand’. Io avevo completamente cancellato il fatto che l’Express mi aveva citato tra i 10 personaggi per notorietà positiva, dopo il Papa, Mitterand ed un altro. In Francia in quel momento erano sorti 40 nuclei radicali per la battaglia sulla fame nel mondo. Allora il problema oggi è di respirare l’aria, cioè di non essere più nelle vittoriose nostre sedi che sono i tavoli ma anche gli anfratti che conosciamo meglio dell’occupante. Questo oggi passa dalla necessità di continuare a dire, forse con lettere individuali dei 1.000 di noi che siamo, se siamo convinti di questo, sul mondo imprenditoriale, e poi sui credenti che soffrono più di noi dell’essere defraudati di un loro connotato sociale e culturale; noi dovremmo essere il partito dei romeni, dei rom, che potranno così poi anche capire l’importanza di iscriversi ai partiti e ad altri partiti, ad insediarsi sui territori con una loro presenza associativa che vada al di là dei modelli tradizionali. Se noi siamo i corsari, io sento un gran bisogno del grande evento del mare aperto e credo che questo Congresso ci abbia fatto fare un ulteriore passo avanti verso la meta
    18:50 Durata: 10 min 11 sec