08 MAR 2009
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - RADIO - 17:07 Durata: 1 ora 54 min
Scheda a cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 8 marzo 2009 , condotta da Massimo Bordin che in questa puntata ha ospitato Massimo Bordin (direttore di Radio Radicale), Marco Pannella (parlamentare europeo, Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa).

Tra gli argomenti discussi: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 1 ora e 54 minuti.

La rubrica e' disponibile anche in versione audio.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    Marco Pannella in collegamento da Bruxelles dove si è concluso il Congresso Mondiale per la Libertà di ricerca dell’Associazione Luca Coscioni
    17:07 Durata: 1 min
  • Da un anno non ci sono in RAI né tribune politiche, né diritto di accesso delle minoranze sociali e religiose. Dalle elezioni nessun atto di indirizzo e controllo da parte della Commissione di Vigilanza. Dopo 60 anni di regime,cosa inventarci ancora?

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Pannella esordisce spiegando la sua presenza a Bruxelles: Ieri pomeriggio è finito il Congresso Mondiale per la Libertà di ricerca; questa mattina ho partecipato ad un dibattito sulla laicità sulla prima rete radiofonica pubblica qui in Belgio. E domani inizia la sessione a Strasburgo. Ecco perché sono qui. Potremmo annunciare ai nostri colleghi eurodeputati che la realtà italiana è tale per cui dobbiamo abbandonare i lavori della sessione di Strasburgo, perché il nostro dovere democratico ci richiama urgentemente sul luogo del misfatto e dei misfatti che è la politica italiana. Se i misfatti fossero solo quelli di questa settimana non sarebbe molto grave. Da poco si è conclusa una riunione con tutti gli organi dirigenti, una riunione che potrei riassumere così: non sappiamo più davvero cosa fare. Ne discutiamo drammaticamente, seriamente e dobbiamo porre questa domanda, condividere questa informazione, con i cittadini. Nella situazione formatasi in Italia, in particolare nell’ultimo anno, vogliamo capire cosa si può fare per sperare di inserire di nuovo un attimo, un minimo di democrazia e di diritto, in questa realtà italiana che è sempre più chiaramente anti-democratica, anti-europea e contro lo Stato di diritto. Le nostre riunioni si svolgono tentando di comprendere cosa possiamo mai continuare a fare per realizzare momenti di democrazia e di diritto nella realtà che si va sempre più chiudendo. Qual’è questa realtà? In questo modo do una risposta indiretta anche a quanti ci dicono: ma le elezioni europee? Magari chiedendolo anche dall’area che può apparire più interessata ai comportamenti di noi radicali. La situazione è questa: noi da ormai quasi un anno andiamo ripetendo, dimostrando e documentando, con avalli pubblici - a cominciare dal Presidente della Repubblica - che abbiamo affrontato l’estate con la sospensione di tutte le forme di legalità politica e di diritti costituzionali. La situazione ora continua e si aggrava. Noi chiediamo a tutti i partiti, anche di governo, ma in primis all’area di opposizione, all’area laica socialista liberale nonviolenta ed europea: solo noi sembriamo accorgercene, ma da aprile scorso sono state proibite dal mese di aprile scorso le tribune politiche riservate a tutti i partiti parlamentari, a quelli che, anche se usciti dal Parlamento italiano, hanno una rappresentanza al Parlamento europeo. Noi abbiamo già fatto sciopero della sete a giugno-luglio per questo, ma le tribune politiche sono, per loro e per gli altri partiti, vietate in Italia. Nessuna altra forza politica, neanche tra le vittime, ha sottolineato ciò, ha protestato, ha preso per sintomatico per gli italiani il fatto che le loro tribune politiche - prescritte dalla legge - siano state abolite. Poi vi sono gli accessi; vi sono 200 domande di accesso, che hanno costituito una conquista democratica. Anche questi sono impediti. Il presidente della Commissione di Vigilanza - come prevedevamo - è stato eletto perché si sapeva già che non avrebbe compiuto gli atti inderogabili secondo il Presidente della Repubblica e secondo noi. Ancora, l’autorità Garante delle Comunicazioni manca tuttora dell’atto costitutivo di una nuova legislatura che è quello degli indirizzi che solo la Commissione, per il Parlamento, ha l’obbligo di dare all’Autorità garante e a tutti, alla RAI e a tutto il sistema radiotelevisivo. Siamo ad un anno dalle elezioni scorse e non abbiamo questo atto di indirizzo e di controlli. Viene accettato da tutte e tutti, tranne noi, il fatto che gli obblighi costituzionali del Presidente della Repubblica, del Parlamento, vengono ridicolizzati, ignorati, vilipesi ed offesi, annullati senza che i tutori della Costituzione intervengano. Anche a Stefano Rodotà, intervenuto al Congresso Italiano del Partito Radicale Nonviolento con un bellissimo intervento e con i suoi altrettanto splendidi interventi su Repubblica, dobbiamo dire: non sappiamo più cosa fare. Poi abbiamo avuto delle elezioni che sarebbero invalidabili, perché tenute senza che il Parlamento - attraverso la Commissione - dettasse le norme di garanzia per le forze che partecipavano. Noi abbiamo fatto scioperi della sete, della fame, denunce; abbiamo ottenuto interventi del Presidente della Repubblica, dei Presidenti delle Camere; Riconoscimenti che non potrebbero più essere fatti allo Stato italiano come membro dell’ONU e della UE allora noi lo diciamo da qui, fin quando il ‘qui’ ci sarà, questo dono straordinario che l'Italia ha ricevuto da se stessa, che è Radio Radicale: non si può parlare di nulla di questo. Stiamo discutendo, in queste ore, cosa fare: abbiamo usato e usiamo la nonviolenza; non si è fatta alcuna obiezione politica, ideologica o di principio, rispetto agli obiettivi che, con le massime cariche dello Stato, sostenevamo essere obbligatori, inderogabili, senza i quali non c’è funzionamento democratico del Parlamento. La questione Centro d’Ascolto e la nuova inchiesta di Repubblica: Negli anni di Governo Prodi, il nostro Governo, si è scatenata da parte della RAI tv una falsificazione terrorizzante - quella per cui mentre i reati diminuivano nel nostro Paese, la cronaca nera invadeva le televisioni del Paese -; è indubbio che il Governo Prodi è caduto anche perché hanno agito contro quel Governo poteri di destra quanto poteri di sinistra. Quanto accaduto al Senato, poi questo fatto sottolineato dal Centro d’Ascolto. Chi è che ha diretto ciò? Il Partito-Rai non è la RAI dei partiti, ma un partito. Perfino 20-30 anni fa dicevo che Enrico Berlinguer, capo di quel fortissimo PCI, su cose essenziali, non contava nulla rispetto ad un ottimo giornalista del TG1 come Morione
    17:08 Durata: 16 min 19 sec
  • Le elezioni europee? Intanto bisognerebbe che queste elezioni fossero un minimo democratiche. Ai tanti compagni socialisti, amici verdi, che dicono: ‘Facciamo questa cosa’. Sì, facciamola, ma se non sappiamo lottare, difendere principi, saremmo solo una somma di impotenze!

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Allora adesso ci chiediamo e chiediamo cosa fare. Le elezioni? Intanto bisognerebbe che queste elezioni fossero un minimo democratiche. Dopo 60 anni di regime, non questo Governo, che sta massacrando se stesso e questo Paese. Maggioranza e opposizione stanno creando una situazione nella quale i democratici cosa possono pensare? L’esilio? La galera? Sì, ma quella del non potere esprimere le proprie opinioni, essere rassegnati a che questo perenne attentato ai diritti civili e politici dei cittadini continui. In più, per la 43esima volta in dieci anni l’Autorità Garante ha detto che la RAI continua a negare alla informazione pubblica quanto una corrente politica, come quella radicale, manifesta. La durata è anche la forma delle cose. Il documento di Diego Galli presentato anche a Chianciano. Su tutti i temi connotanti la battaglia radicale in questi 60 anni, - temi etici, economici, sociali, sui finanziamenti della chiesa, dei sindacati e della tutt’ora il popolo è in sintonia con noi, ma non riesce a contare nulla. L’unico fatto che viene fuori, per esempio, è che dal 1985 da quando Loris Fortuna presentò per la prima volta un disegno di legge per la legalizzazione dell’eutanasia - questo Paese è, in maggioranza, a favore dell’eutanasia e non del testamento biologico o di altre cose. Ora, come fu per il fascismo, c’è il rischio che l’Italia esporti questa peste. Dall’altra parte del Mediterraneo, ad esempio, il popolo così incredibile e composto da tante nazionalità come quello israeliano, è a fortissima maggioranza contro uno Stato sovrano ed indipendente proprio, ma vuole fare parte di una entità più grande come l’Unione Europea pure quella odierna, Europa delle patrie, sconsolante e sconsolata. Obama lo ha detto. E’ un isolato ora, ma ha usato gli stessi argomenti utilizzati da Churchill mentre i nazisti lambivano le cose inglesi e lui approvava l’estensione dell’obiezione di coscienza: le nostre armi contro il nazismo e gli altri sono queste, sono i nostri valori. Obama ha ripetuto questo e vedremo adesso come saprà tradurlo. Nel 1983 decidemmo: non ci presentiamo. Poi facemmo una osservazione: se non riusciamo a far sapere che non ci presentiamo e che proponiamo la scheda nulla, tutto ciò non servirebbe. Quindi ci presentammo e facemmo una campagna per la scheda nulla. Il segnale ci fu, perché crollarono i voti validi e accadde che avemmo pure un buon numero di eletti. Io faccio tra l’altro tanti auguri a Nencini che spero si stia rimettendo. Ma a tanti compagni socialisti, amici verdi, che dicono: ‘Facciamo questa cosa’. Sì, facciamola, ma se non sappiamo lottare, difendere principi, saremmo solo una somma di impotenze. Infatti Vendola, figurati lui!, ha detto: ma noi dobbiamo costruire un soggetto politico importante. Arriva lì e dice: ‘quindi i radicali no’. Io non gli ho nemmeno risposto, anche se verrebbe da dire: ma perché la minoranza di Rifondazione deve veder premiato un comportamento scissionista, un po’ individualista e che adesso pretende di divenire leader di questo soggetto? Vendola e i suoi commenti sui radicali al tempo del Kosovo. Vendola non dice: ‘Innanzitutto i radicali no’. Prima dice: ‘Innanzitutto non bisogna votare Rifondazione Comunista’. Noi dal 1979 siamo al Parlamento Europeo. Sarebbe un disastro, anche simbolico, non esserci più. Noi a più riprese abbiamo rappresentato la forza della contraddizione alla partitocrazia, ai suoi non valori. Ma dopo 60 anni, dinnanzi al fatto che noi abbiamo un interesse primario ad andare in Parlamento, dinnanzi a quanto accade ogni giorno, diciamo: ma che Berlusconi, Berlusconi! Tutti! Di fronte a queste violazioni patenti, l’urgenza è far riflettere su questo. Dobbiamo essere pronti anche a quello che escludiamo, questo il criterio che abbiamo sempre utilizzato. Sperando che ci sia un meglio. Ma occorre chiarirsi: è credibile ad esempio Claudio Fava, un nostro compagno, che invece di prendere atto del fatto che uno dei loro leader - Cesare Salvi - chiede la riforma uninominale a tutti i livelli, partendo dalla sua analisi sui costi della non-democrazia presta attenzione solo alle europee. A tutti coloro che ci ascoltano dico: abbiamo bisogno del loro sostegno, delle loro iscrizioni simboliche e non solo. Siamo una forza di resistenza con un obiettivo e a questo obiettivo rischiamo di sacrificare tutto. Le liste di Beppe Grillo: Il loro programma è un libro di giusti sogni. Ma su questo progettare politicamente non c’è nessuna credibilità di un soggetto politico che si forma su quella serie di obiettivi che sono i più ‘per bene’ che una forza come la nostra potrebbe individuare. Il problema poi è fare ‘la lotta per’
    17:25 Durata: 21 min 21 sec
  • Il disfacimento dello Stato di diritto: c’è la pura forza di gravità. Dopo 60 anni è chiaro che c’è l’accelerazione di tutto questo, ma l’accelerazione è dovuta al fatto che gli anni sono tanti e che i comportamenti, anche contemporanei, delle opposizioni, sono della stessa cultura politica di quella di Berlusconi. Berlusconi le ha imparate da loro e poi le fa meglio. La questione dell'election day.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Berlusconi come ‘l’ultimo dei loro’. Una cosa che dovremmo dire: c’è la pura forza di gravità. Dopo 60 anni è chiaro che c’è l’accelerazione di tutto questo, ma l’accelerazione è dovuta al fatto che gli anni sono tanti e che i comportamenti, anche contemporanei, delle opposizioni, sono della stessa cultura politica di quella di Berlusconi. Berlusconi le ha imparate da loro e poi le fa meglio. Rodotà parla della serietà dei decreti Cossiga, cose gravissime ma non a questo punto; però se torniamo a 30 anni fa, quelle erano delle bestemmie. Era l’anti-democrazia, era la rottura, era l’unità nazionale, cioè la bandiera di tutte le forze reazionarie. La differenza tra l’unità nazionale delle forze reazionarie e le battaglie del radicalismo francese. Tutti costoro non hanno ritenuto grave che gli eletti della Rosa nel Pugno al Senato non fossero nominati, perché sia a sinistra che a destra c’era il disegno di distruggere quel Governo di Prodi. L’azione di Gentiloni e la campagna mediatica sulla violenza. Ma come, non avete nemmeno le vostre tribune politiche - non pretendo che da liberali vi occupiate degli altri - e non vi rendete nemmeno conto di questo? Noi non sappiamo cosa fare. Noi ne stiamo inventando una dopo l’altra. L’esempio del Congresso Mondiale della Libertà di ricerca: Ci sono stati ministri come quello portoghese, quello spagnolo, deputati di area socialista che sono venuti condividendo il nostro tipo di laicità, attenti come siamo non più solo al laicismo del ‘a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio’. Infatti il problema nostro, da liberali democratici, è anche Cesare. La democrazia dei diritti umani non tollera più quella cosa che è ideologicamente incontestata, ovvero che lo Stato nazionale produce la propria legalità. Ma se i diritti umani sono per definizione una soggettività del bipede umano ovunque sia, stanno stretti nelle patrie nazionali. Dall’Europa al problema dell’election day: Alle elezioni europee si pone ora il problema del referendum. Io li capisco. Ma io sono stato responsabile, secondo alcuni, di non aver fatto raggiungere il quorum ad un nostro referendum perché difendevo il fatto che le elezioni europee dovessero essere al centro dell’attenzione e non altro. Oggi non c’è un cane che pone il problema: cosa ci sarà di europeo in un ipotetico election day? Il problema gravissimo è che ci sono queste elezioni europee, ma non c’è un solo partito europeo oggi in Italia. E se fanno il convegno su Altiero Spinelli, non è un caso se non ci invitano, soprattutto a me. Noi stiamo proponendo, e facendo recepire, l’essenza di Ventotene in Tibet, tra gli Uiguri. Allora vi volete iscrivere o no? Non sappiamo più cosa fare. Lo dico agli importanti, a quanti possono essere esempio in famiglia come di fronte all’opinione pubblica
    17:46 Durata: 9 min 46 sec
  • Lo stato dell’arte è quello di fare qualcosa sul piano del realismo politico. Non rischiare inutilmente, in cambio di qualche lenticchia, di distruggere anche quello che c’è ancora di superstite in un’area sociale. La riforma del welfare in Italia: le dichiarazioni di Brunetta e di Sacconi

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    La difficoltà non è della situazione radicale ma della situazione democratica. I socialisti, Vendola, dove campano? Queste cose che raccontiamo colpiscono anche loro. Ogni giorno. E loro invece si occupano di altro, di avere un Parlamentare in più a Bruxelles. La presenza di tre, forse quattro liste, al di fuori dei due partiti: quella con la falce e il martello, gli orfani del comunismo che non vogliono la falce e martello, verdi e socialisti che trattano con liberali e repubblicani. Cosa dovranno fare i radicali? Lo stato dell’arte è quello di fare qualcosa sul piano del realismo politico. Non rischiare inutilmente, in cambio di qualche lenticchia, di distruggere anche quello che c’è ancora di superstite in un’area sociale. Questo è il nostro senso di responsabilità. Lavoreremo all’ipotesi di fare liste con altri, di usare il simbolo che abbiamo per non raccogliere le firme, ma cosa ci sarà cinque giorni dopo queste elezioni europee? Magari, in queste condizioni, all’indomani di un nuovo trionfo dell’ultimo di loro. Noi non vogliamo piangere dinnanzi al disastro, ma trovare - sul piano della realpolitik - quello che in questo momento potrà essere il meno peggio. Ma anche tenendo presente che quello che oggi è importante è ciò che denunciamo, che sottraiamo a quella clandestinità nella quale il Corriere della Sera, Repubblica, tengono i veri problemi della politica italiana. La riforma del welfare in Italia: le dichiarazioni di Brunetta e di Sacconi. Ma io non voglio stare a fare una specie di illustrazione dei mostri di Goya che sono facilmente identificabili nella quotidianità politica. Noi proponiamo qualcosa che non è pericoloso solo se non ascoltato. Noi parliamo solo agli ascoltatori di Radio Radicale. Certi momenti mi viene perfino di dire che Travaglio ha qualche volta ragione anche rispetto a certi liberali viventi dai quali cerco di abbeverarmi, come è il caso di un ex direttore del Corriere della Sera che è entrato in polemica con Travaglio. Io personalmente mi sono venuto a trovare una idea del rapporto tra politica e giurisdizione in uno Stato liberale che coincidono più con le posizioni di Travaglio che con le sue
    17:56 Durata: 9 min 33 sec
  • Giocheremo anche la carta internazionalista. La Corte Penale Internazionale e la condanna di Al Bashir. Quando vediamo lo schieramento contro la nostra Corte Penale Internazionale, con mezzo mondo mobilitato a favore di quell’assassino lì, questo ci dà a dimensione di che nuovo mondo c’è. È quello che Altiero Spinelli temeva si potesse ricreare con l’illusione di ricostruire democraticamente le sovranità nazionali.

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    L’ingresso dei radicali in Parlamento nel 1976 e il paragone con la situazione attuale. Fino ad allora eravamo stati contrari a concorrere alle elezioni politiche come partito. Giocavamo, e bene, la carta dei referendum e della nonviolenza. All’Hotel Minerva, mentre facevo lo sciopero della sete, ebbi due persone che mi vennero a trovare: uno era Adriano, cui ricordai - prima che andasse ad un comizio elettorale - che Democrazia Proletaria poteva scomparire non raggiungendo il quoziente; poi venne una seconda persona, che è finita peggio, assassinata, ed era il Generale Mino. Mi chiese di smetterla per una serie di riflessioni che stava facendo, che lo spinsero a venire più tardi a Foligno per supplicarmi di accettare una scorta, dicendomi: ‘Per dirle a che punto siamo, io ieri - Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri - ho comunicato ufficialmente a tutto lo staff del comando generale che non prenderò più per nessun motivo un elicottero. Sono qui per chiederle di accettare questa scorta perché forse lei su Giorgiana Masi ed altro’. Quaranta giorni dopo - avendomi annunciato che in quei giorni sarebbe stato rivoluzionato tutto il comando generale - il Generale Mino cadde e fu assassinato, e in tutto il regime - come nella scorsa legislatura fu per la non proclamazione degli eletti della Rosa nel Pugno nessuno mi ascoltò, nonostante io parlassi in aula raccontando questo. C’era una commissione che si era formata in aula per parlare di questo e non mi ascoltò mai. Adesso abbiamo delle cose che accadono che sarebbero impensabili nella storia dei regimi pseudo-democratici più corrotti. Che noi si affronti la crisi con questo tipo di classe dirigente, io mi chiedo che cosa si possa fare. Noi giochiamo anche la carta internazionalista. Lo Corte Penale Internazionale e la condanna di Al Bashir. Quando vediamo lo schieramento contro la nostra Corte Penale Internazionale, con mezzo mondo mobilitato a favore di quell’assassino lì, questo ci dà a dimensione di che nuovo mondo c’è. È quello che Altiero Spinelli temeva si potesse ricreare con l’illusione di ricostruire democraticamente le sovranità nazionali. Certo noi abbiamo il problema che non riusciamo a rimborsare un viaggio e a tenere un Congresso del Partito Radicale Nonviolento
    18:05 Durata: 7 min 31 sec
  • Le nomine RAI. Stanno trattando su chi sia più gradito a Berlusconi. Non so chi verrà fuori ma dobbiamo prendere atto che hanno fatto fuori Villari, colpevole di essere stato eletto e di aver tentato di fare quello che il Presidente della Repubblica aveva ritenuto costituire degli obblighi inderogabili

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Le nomine della RAI. Io ho letto una dichiarazione di Franceschini che dice: ‘è vero che io sto trattando con Gianni Letta per questa roba, ma lo faccio per obbligo di legge’. Il capo del Partito Democratico dice: ‘io sto trattando perché la legge me lo chiede’. Sta trattando che cosa? Chi è il più gradito, accettabile da Berlusconi. Hanno fatto il nome di Amato e io ero certo che non sarebbe stato lui visto che non voleva nemmeno essere in corsa. Non so chi verrà fuori ma dobbiamo prendere atto che hanno fatto fuori Villari, colpevole di essere stato eletto e di aver tentato di fare quello che il Presidente della Repubblica aveva ritenuto costituire degli obblighi inderogabili. Lo hanno fatto fuori assieme, PD e PdL; come poi, assieme, hanno eletto Sergio Zavoli. L’ho incontrato e gli ho detto: ma ti rendi conto che per governare questa situazione la devi conoscere? Adesso, per quel che se ne sa, Zavoli ha convocato solo, una volta, la Commissione come seggio elettorale per eleggere quelli che mancano. Cosa ha di sennato e di logico tutto questo? Con una RAI che comunque non ha obblighi, non ha indirizzi, è costretta a non fare le tribune politiche, a non garantire gli accessi. E allora di cosa parliamo? Ci sono ancora dei socialisti? Ci sono ancora dei liberali? Ci sono ancora dei democratici? Ci sono ancora dei riformatori? Vengano fuori allora
    18:13 Durata: 6 min 2 sec
  • Con Franceschini sembra che appaia una politica del PD, mentre io ho sempre detto che dal Loft e dintorni tutto c’era fuorché una politica. Allora spero si possano improvvisare accordi politici: ma loro sarebbero capaci di dire in tv che i loro Comuni ed eletti attuerebbero la proposta radicale dell’anagrafe degli eletti?

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    La crisi economica globale. L’intervista di Brunetta al Corriere della Sera di sabato. Identità di vedute tra governo e buona parte dell’opposizione sul fatto che pensioni e sistema degli ammortizzatori sociali non va toccato. L’articolo di Spadaccia su Europa rivolto a Franceschini mi pare un articolo di volontà di dialogo. Vedremo la risposta. Noi dal Partito Democratico speriamo di trarre il meglio per il Paese e per loro stessi. Vorrei però che non dimenticassero due episodi. Il primo: quando un accordo stilato tra di noi saltò perché ambienti non lontani da Franceschini vennero fuori con quella cosa ignobile per cui l’accordo si poteva fare ma non si doveva utilizzare il nome di Luca Coscioni. Dagli stessi che avevano posto quella infame condizione - per cui noi dicemmo ‘arrivederci’ e non ci presentammo - sono passati alcuni anni e ci hanno detto: ‘se volete potete far parte delle nostre liste va bene, ma come ignoti. Vanno benissimo le bandiere di Di Pietro ma voi dovete rinunciare alla vostra identità i radicali di fronte all’elettorato’. Noi forse allora avevamo una colpa, quella di aver fatto vincere Prodi nel 2006 e di essere stati fedeli a quella maggioranza. Anche con Franceschini, la mia posizione è come quella di Spadaccia. Una posizione più personale? Con Franceschini sembra che appaia una politica del PD, mentre io ho sempre detto che dal Loft e dintorni tutto c’era fuorché una politica. C'era potere, sottopotere, sgarbi... Allora in questo momento in cui c’è una politica, spero si possano improvvisare accordi politici. Ad esempio, la questione dell’anagrafe degli eletti, visti i numerosi interventi tv di Franceschini. Tra l’altro oggi è chiaro che Berlusconi è d’accordo nell’aiutare al massimo il povero PD, quindi gli interventi di Franceschini in TV sono numerosi e ben presentati. A me va bene questo, ma loro sarebbero capaci di dire in tv che i loro Comuni ed eletti attuerebbero la proposta radicale dell’anagrafe degli eletti? Io non ho bisogno di fungere da corvo del PD, come Di Pietro. Per noi vale sempre: 'Tanto meglio, tanto meglio' e non 'tanto peggio, tanto meglio'. Non perché siamo buoni ma perché abbiamo delle convinzioni. Ma abbiamo pochi giorni. E finirà questo ostracismo assoluto nei confronti della legalità? Io non ignoro, e non ritengo cosa secondaria, che Europa, Menichini e Orlando, quella Europa sia organo del PD. E lì c'è stato l'atteggiamento opposto rispetto a quello infame del 2006 e suicida delle elezioni del 2008. Ci offriranno un posto? Ci offriranno due posti? Il problema è che se c’è accordo ed alleanza, questo sia un fatto noto e da giustificare, per il quale noi possiamo comunicare perché e come. E non sia che siamo considerati come supporto automatico di Franceschini. Ho fatto un esempio: Morando ha addirittura menzionato nella sua relazione programmatica la questione dell’anagrafe degli eletti. Ma questa è una battaglia politica da fare e da rivendicare. A noi come radicali come interesse di partito, non ci interessa. Si può leggere in questo una inversione di tendenza? Muta la tendenza solo se diventa un obiettivo politico, quindi se il Segretario - che parla, d’intesa anche con il Governo, alla televisione - spiega perché c’è questa iniziativa
    18:19 Durata: 13 min 17 sec
  • Nel Partito c’è una situazione di profonda convinzione della radicalizzazione della prospettiva della resistenza radicale come resistenza che intende proporre a sé e agli altri la propria collocazione naturale e necessaria che è quella di governo delle istituzioni nel nostro Paese, proponendosi come elemento di aggregazione

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Nel Partito c’è una situazione di profonda convinzione della radicalizzazione della prospettiva della resistenza radicale come resistenza che intende proporre a sé e agli altri la propria collocazione naturale e necessaria che è quella di governo delle istituzioni nel nostro Paese, proponendosi come elemento di aggregazione. Probabilmente si dovrebbe scegliere tra l’avere Vendola o la Bonino come elemento di aggregazione; e non credo ci siano molti dubbi. Anche perché diciamo che in questo periodo Emma Bonino ha avuto degli interventi, su tutto l’arco delle questioni economiche e connesse, di estrema felicità. Dall’Alitalia alle pensioni, le ha - a mio avviso - azzeccate magnificamente tutte. A Chianciano abbiamo visto come una cosa improvvisata, convocata in 8 giorni, ha avuto momenti di un dibattito molto elevato, singolare, interno e non solo. Il problema è quanto si riesce a trovare i mezzi, ancora una volta, gli utensili per condurre una qualsiasi politica, in particolare questa sulla quale ritengo ci sia molta convinzione. E convinzione, ogni volta che si decide una svolta tattica e non strategica, vuol dire anche conversione. Occorrono gli strumenti per far conoscere questa ambizione. Cosa dobbiamo fare se per noi la cosa principale è quella di un salto di qualità in una opposizione che sia esplicitamente di regime, per un altro regime? A me basterebbe che la gestisse Cesare Salvi una parte importante di questa battaglia. Anche a destra ci sono segnali, sui temi etici. Le dichiarazioni di Berlusconi sulla libertà di coscienza a proposito del voto sulla legge sul testamento biologico
    18:32 Durata: 8 min 15 sec
  • Stampa e regime

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Un bilancio dell’eco mediatica del Congresso del Partito Radicale a Chianciano. Diamo atto che il Secolo è un’attenzione non nuova. Questo riguarda un po’ molto Alleanza Nazionale e non solo il quotidiano. Poi c’è stato, seppure in un supplemento, un accenno in un articolo di Panebianco in cui si cercava di riproporre il fatto che noi siamo uno degli opposti estremismi. Galli Della Loggia, il vicedirettore terzista per antonomasia, adesso è arrivato di rincalzo Panebianco. Paolo Mieli ha dovuto ritenere che di un po’ di rincalzo c’era bisogno ed ha convinto anche Panebianco a venire a dare il suo contributo a questa cosa degli opposti estremismi che non credo abbia grande spessore. L’articolo di Feltri su Carlo Rossella. Ero certo di ricordarmi di una cosa. Adesso possiamo annunciare che nei prossimi giorni tornerò a fornire una cosa deliziosa su Carlo Rossella, lo stesso che in un intervento pubblico ci ha comunicato che lui fa parte di una storia di cattolici oppressi, umiliati. E poi dice che a questo punto resta a combattere in Italia, intanto per dare una lezione a quanti hanno tolto il diritto di parola al Papa, ‘al nostro leader’ lo chiama lui: e poi anche perché è convinto di aver trovato il ‘nostro Martin Luther King italiano’, ovvero Giuliano Ferrara. Mi occuperò di più di Facebook, ma intanto voglio ringraziare quanti, grazie all’aiuto di Simone Sapienza ed altri, si iscrivono come amici
    18:41 Durata: 9 min 24 sec
  • Conclusioni. Il fronte globale dei fondamentalismi e il Congresso Mondiale sulla Libertà di ricerca. Ma ora, rispetto alla realtà italiana, vorrei che ci venissero delle risposte, quanto più qualificate. Chiediamo aiuto, con fierezza

    Marco Pannella

    parlamentare europeo (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa)

    Pagano, anche in questo modo, la loro patologica sessuofobia, le loro ossessioni. Romolo Murri già intuiva queste cose 100 anni fa; questi episodi sono frutto di quella visione per cui uomo, donna e mondo sono nemico. L’ultima dichiarazione del Vescovo Williamson. Non me ne frega niente, a me basta Ratzinger. Ho letto che la Merkel sarebbe in difficoltà gravi nel suo ambiente perché la accusano di essere stata troppo laica nell’intervenire sul papa tedesco, nell’essere troppo socialdemocratica. Insomma questa Merkel è da seguire, ha un caratterino che ci potrebbe dare altre sorprese positive. Magari si scopre che questa ha qualcosa a che fare con Adenauer. A me quello che importa è capire se importa a qualcuno, se posso dare una mano ai compagni e alle compagne radicali che sono spasmodicamente mobilitati per vincere le condizioni anti-democratiche del nostro Paese. Noi non sappiamo davvero che cosa inventarci per evitare che la forza di gravità di questa caduta della politica e delle istituzioni italiane diventi sempre maggiore. Vorrei che questo venisse colto da radicali e non: non sappiamo cosa inventarci ancora, visto che sono 40 anni che inventiamo, inventiamo, inventiamo e stiamo ancora inventando. Ma ora, rispetto alla realtà italiana, vorrei che ci venissero delle risposte, quanto più qualificate. Chiediamo aiuto, con fierezza
    18:50 Durata: 12 min 5 sec