16 AGO 2009
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella. Ospite in studio Filippo Facci

RUBRICA | di Paolo Martini - RADIO - 16:58 Durata: 1 ora 57 min
Scheda a cura di Enrica Izzo
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Ospite della puntata: Filippo Facci.

Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella. Ospite in studio Filippo Facci" di domenica 16 agosto 2009 condotta da Paolo Martini che in questa puntata ha ospitato Paolo Martini (caporedattore di Radio Radicale), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito), Filippo Facci (giornalista), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito).

Tra gli argomenti discussi: Politica,
Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 1 ora e 57 minuti.

Questa rubrica e' disponibile anche nella sola versione audio.

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  • Introduzione

    Paolo Martini

    caporedattore di Radio Radicale

    La serie di conversazioni straordinarie della settimana: prima con Filippo Facci (giornalista de Il Giornale), poi martedì con il senatore PD Carofiglio, poi giovedì Massimo Fagioli. Domenica prossima la probabile presenza di Ignazio Marino
    16:58 Durata: 1 min 19 sec
  • L'appuntamento oltre che decennale con la conversazione di Marco Pannella. Facci: Questa trasmissione mi trovo a disagio perché mi costringete a dire cose positive - è un mito per molte ragioni. Il mito principale è la durata. Pannella: ‘La durata è la forma delle cose’ è una delle cose che devo a Bergson. Ma questo modo di comunicare funziona? Francamente non ho mai cercato di comunicare se non nel senso di trasmettere

    Filippo Facci

    giornalista

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Cosa pensa Filippo Facci della trasmissione settimanale di Marco Pannella? Facci: Adesso devo fare una cosa che potrebbe sembrare odiosa, perché potrebbe sembrare politicamente corretta. Però non lo è perché è vera, autentica, quindi quasi patetica. Allora lui (indica Marco Pannella, ndr) non se lo ricorda, ma io sono stato iscritto al partito Radicale proprio da lui credo nel 1983, avevo 15 anni, in occasione di una marcia di Pasqua. Io avevo conosciuto il partito radicale quell’anno, anche per amore, grazie a una famiglia che era la famiglia Ricevuto, e avevo ancora una visione mistica dell'età adulta, in cui non potevo immaginare che un giorno magari sarei stato qui, ma avevo ancora la voglia di immaginarla come una cosa da sogno. Quindi sono veramente contento di essere qui. Facci: Poi, come quasi tutti i radicali, ho avuto le mie involuzioni, e adesso sto ridiventando radicale di ritorno, il che spiega qualcosa non tanto sul Partito radicale ma sul tutto il resto. Questa trasmissione - mi trovo a disagio perché mi costringete a dire cose positive - è un mito per molte ragioni. Il mito principale è la durata. Quando tra me e qualche giornalista mitizziamo questa trasmissione, il simbolo rimane quella volta che hai litigato con Bordin, e credo tu abbia detto: 'Insomma basta piantiamola, mancano solo 45 minuti. Che dà l'idea di preistoria rispetto all'era tecnologica e digitale. Bellissimo, un tempo era un frase vera, oggi sembra una battuta. Pannella: ‘La durata è la forma delle cose’ è una delle cose che devo a Bergson. Ma questo modo di comunicare funziona ancora? Ammetto una cosa, che ho una certa idiosincrasia per il termine ‘comunicazione’. Adoro il dialogo, ma siccome ormai tutti ti dicono: 'Ma questo come ‘comunicazione’ non va'. Poi se uno approfondisce, viene fuori che, se uno ha qualcosa da dire, in realtà comunque lo dica, in un modo o nell’altro trasmette. Francamente non ho mai cercato di comunicare se non nel senso di trasmettere. E allora me le sono inventate tutte: il bavaglio, Babbo Natale, il regalo di Natale a Alda Deusanio. Non per comunicare, ma per avvisare, per dire, per restare ma soprattutto continuo ad amare la parola dialogo. Beppe Grillo e il suo monologo. Facci: Di rivoluzionario, nelle due ore che stiamo vivendo, c’è proprio il significato che possa avere il termine 'comunicazione'. Perché comunicazione implica qualcuno che abbia voglia di farsi comunicare qualcosa. Quando invece dicono ‘non va bene dal punto di vista della comunicazione’, questo implica il soggetto passivo, catodico, televisivo, che ti concede solo una chance e quindi il tempo di comunicazione sono quei 10-20 secondi per attrarne l'attenzione. Invece è proprio il contrario di quello che c’è qui. Nessuno di quelli che sono all’ascolto ora ci sta dando una possibilità. Si è messo lui all’ascolto. C’è chi sostiene che addirittura stiamo cambiando geneticamente. C’è chi dice che fossimo diversi quando eravamo in grado di metterci ad ascoltare 4-6 ore di opera, 2-4 ore di discorso, e di farlo. Ora ho il problema contrario di quello che affronto quando genericamente vado in radio o televisione. In genere mi chiedo: come farò a dare il mio messaggio chiave in poco tempo disponibile? Invece qui il problema è cosa riesco a dire in due ore, come faccio a non far scoprire che non ho più tanto da dire? Per cui dovreste ampliare ulteriormente questa trasmissione, per smascherare i presunti comunicatori esperti degli uno-due minuti.
    16:59 Durata: 10 min
  • Pannella sul Partito d'Azione: in realtà quello che è mancato è proprio la durata. Ben presto in Riccardo Lombardi, Leo Valiani, Paggi, Calamandrei, è venuto a mancare l’elemento dialogico della unità - quasi antropologica - di un gruppo di persone. tutte le loro battaglie erano di persone che valevano molto ma non avevano speranza di fondo; perché in realtà avevano rinunciato ad essere parte, ad essere compagni. E lo hanno pagato caro. La 'banalità' del male: La forza del male che si metamorfizza e riesce sempre ad avere rivincite, assumendo le vesti di coloro che lo hanno battuto, è la storia del nostro paese

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: Attraverso una serie di obiettivi politici - perché questa è la nostra moralità, il rendere politico qualcosa che non viene avvertito come tale -, noi abbiamo compiuto questo cammino. Non sto a ricordare le battaglie storiche, ma noi siamo state le nonne donne cattoliche silenziose per tutta la vita, che più ci hanno compreso e votato nel 1976. A proposito della 'durata che è forma delle cose', la riflessione di Marco Pannella su Riccardo Lombardi in occasione di alcune sue interviste per un libro in via di pubblicazione: Finalmente ho compreso una cosa che ho sempre detto ma che ora sento con chiarezza. Quel Partito d’Azione che ha vissuto meno di due anni, con personalità sicuramente singolari - Calamandrei, Mauro Paggi, tutte cose di estrema importanza e che avrebbero fatto incazzare Don Benedetto cui non piacevano tanto le sintesi e i sincretismi, ma poi però ha capito - ripensando a tutta quella storia di liberalsocialisti, di rosselliani, di libertari, in realtà quello che è mancato è proprio la durata. Ben presto in Riccardo Lombardi, Leo Valiani, Paggi, Calamandrei, è venuto a mancare l’elemento dialogico della unità - quasi antropologica - di un gruppo di persone, e in Riccardo Lombardi molto presto,come in Calamandrei, è sicuramente subentrato un fondo di disperazione, che ha fatto sì che tutte le loro battaglie erano di persone che valevano molto ma non avevano speranza di fondo; perché in realtà avevano rinunciato ad essere parte, ad essere compagni. E lo hanno pagato caro. Il ruolo della Prima repubblica nella distruzione della Costituzione. La Costituzione era sopratutto 'anti', non era consapevolmente 'pro' qualcosa. La peste italiana questo dice: Berlusconi e tutti gli altri non sono né geni del male né geni del bene, ma sono un prodotto di quella distruzione dello Stato di diritto, cioè dell’anima di libertà e di diritto che in effetti non avevano potuto impedire che fosse anima di quella Costituzione. Quindi oggi siamo in una situazione che noi riteniamo non-democratica e non-stato di diritto. Ognuno ha le sue fortune. Gasparri o La Russa non hanno avuto la fortuna che ho avuto io; non hanno conosciuto certe cose, non gli sono state trasmesse, e allora da qua viene fuori la ‘banalità del male’ di Hannah Arendt: il male è banalità. Se noi crediamo romanticamente che il male sia il demonio, che sia cattiveria, credo che sbagliamo. La forza del male che si metamorfizza e riesce sempre ad avere rivincite, assumendo le vesti di coloro che lo hanno battuto, è la storia del nostro paese. Il valore nostro è in questa convinzione: guai se l’ethos diventa ethnos. Noi siamo diventati un po’ etnia, noi malgrado, per come si è sviluppata la lotta in quattro decenni
    17:09 Durata: 11 min 43 sec
  • Facci: Mi sono sempre illuso che certi fondamenti ormai fossero dati per acquisiti: che dopo Tortora, Mani Pulite, la battaglia berlusconiana - pur pro domo sua -, magari qualcosa fosse filtrato. L’innocenza fino alla sentenza definitiva, il significato del carcere, etc. Dico due-tre rudimenti!. Pannella: Sei, siamo, come quel paesino dell’Oregon che da anni anticipa il risultato delle elezioni presidenziali in tutti gli Stati Uniti. Siamo campione, in questo senso, del popolo. Ed è per questo che arriviamo a questa follia: noi riteniamo che, dopo il sessantennio partitocratico, occorre voltare pagina come si fece con il ventennio precedente.

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Filippo Facci

    giornalista

    La configurazione 'diasporica' del cristianesimo protestante. Pannella sottolinea le dichiarazioni di Monsignor Crociata su“Maria che salva tutta l’umanità. Allora, per quello che ne so i cristiani riformati non sono d'accordo sul culto di Maria, l'Immacolata concezione etc. A questo punto, a fronte del fatto che Monsignor Crociata dalla tv di Stato dica queste cose, allora acquista senso parlare di integrismo. Facci: Due ore di conversazione permettono anche queste strane intese per cui normalmente si fa una domanda e poi c’è la risposta, mentre oggi mi è capitato di avere una risposta prima ancora di porre la domanda. Mi spiego: io sono un po’ scornato in questo periodo, non solo per questioni di comunicazione e meri questioni di giornali, ma perché io - tutto sommato - sono giovane, ho 42 anni, e mi sono sempre occupato di giustizia. Quando una persona attraversa le stagioni, passa attraverso Mani Pulite, poi il riflusso successivo, ma ha abbastanza memoria per ricordare i referendum Tortora, quando uno passa tutte quelle fasi, legge i libri, combatte le battaglie, vede che queste battaglie portano a piccole vittorie, sotto-sotto pensa che il bagaglio che acquisisce in qualche maniera penetri nel paese. Non pensa che con ogni riflusso si torni allo zero totale. Io mi sono sempre illuso che certi fondamenti ormai fossero dati per acquisiti: che dopo Tortora, dopo Mani Pulite, dopo la battaglia anche berlusconiana - pur pro domo sua -, magari qualcosa fosse filtrato. L’innocenza fino alla sentenza definitiva, il significato del carcere, etc. Dico due-tre rudimenti! E invece niente, zero. Mi ritrovo nelle stesse situazioni in cui mi trovavo a 20 anni, ma con la consapevolezza in più che certe questioni non interessa nemmeno spiegarle da capo. Il caso del ragazzo reincarcerato dopo una lettera dal Corriere della Sera: E allora gli stessi magistrati che avevano decretato non ci fosse pericolo di fuga, gli stessi lo incarcerano. Dove lo vai a spiegare oggi, dove lo vai a scrivere, che c’è qualcosa che non va? Che costui è innocente fino alla Cassazione? Che è per via delle regole che costui era in libertà? Noi abbiamo una specie di democrazia populista Come chiamiamo un governo che in tre giorni di finta emergenza stupro fa un decreto anticostituzionale - secondo me- per cui è obbligatoria la custodia cautelare per gli accusati di stupro, e intanto non ascolta la voce del privato di ciascuno nel decidere questione che attengono al nostro privato? Come chiamiamo uno stato che inverte queste questioni? Come chiamiamo una classe giornalisti che non riesce a comunicare questa inversione di termini che c'è stata? Io sono affranto. Non so se si tratti di una mancanza di uno stato di diritto che si spiega in parte con la tua spiegazione. Ma io sono disposto a accettare qualsiasi spiegazione, purché ce ne sia una. Pannella: Questa mattina Marco Beltrandi, raccontando la visita in un carcere minorile di Bologna, ha fatto questa osservazione: parlando con i ragazzi, alcuni dicevano di avere ‘alcuni diritti ma che questi erano applicati discrezionalmente’. Beltrandi ha saputo da altri che un anno fa un giudice di sorveglianza aveva dato un permesso ed era successo qualche inconveniente; da quel momento quel giudice di sorveglianza è noto perché non ne ha dato più uno solo di fronte a centinaia di casi presentati. Continuo: io posso assicurare che al carcere minorile di Nisida, un ventenne che veniva dal carcere di Pescara, mi diceva: ‘Io, per buona condotta, potevo uscire, andare a lavorare fuori e rientrare. Mi hanno trasferito qui perché si dice che è bene che non stia in un carcere comune. Ma qui a Nisida io sto malissimo, perché lì potevo lavorare, potevo uscire, vedere conoscenti, etc. Qui non è un carcere, certo, però io preferisco stare lì con gli altri. Se lo merito...'. Il Alla fine, al comandante che parlava con lui, ho detto: 'Dinnanzi a un ragionamento così lineare così semplice, lei non può dire: ‘Eh vabbè, succede’'. E quindi veniva fuori, di nuovo, questo. Allora sul caso Tortora ci muovemmo quelli che ci muovemmo. Ma oggi i ragazzi carcerati di Bologna e di Nisida pongono gli stessi problemi. Pannella torna poi sulla sua visita di sabato al carcere di Poggioreale: Mi sono accorto tra l’altro che era un anniversario, perché nel ferragosto del 1976, appena eletto parlamentare, ho conosciuto le regole e subito ci sono andato, quando nessun parlamentare ci andava nelle carceri. Tornando all’ultima visita: Dopo essere stato lì molte ore con Aldo Loris Rossi, Antonio Cerrone e Rita Bernardini, sono uscito da lì con una convinzione: in questa società, e quindi in questo stato ufficiale, normalmente si diceva che i luoghi chiusi diventavano i ghetti dell’arretramento. Io ieri sono uscito da lì sapendo che tutti i detenuti, la polizia penitenziaria, il direttore, rappresentano un luogo di civiltà che fuori non c’è. Noi viviamo in una società nella quale tutti i sondaggi d’opinione, su tutte le questioni etiche, anche e soprattutto per i cattolici praticanti, dimostrano che la gente è con noi. Pohiers, già direttore di Concilium: le sue posizioni a favore dell’eutanasia e la sua tesi del ‘sensus fidelium’. Oggi i credenti cattolici sono in grande maggioranza in sintonia con noi. Stiamo vivendo in un momento in cui il problema democratico viene trattato ancora in modo superficiale. ‘Ci sono le elezioni’ - e ci si dimentica che nelle dittature le elezioni sono addirittura un obbligo, non una facoltà - e tutto il resto non conta. Allora dopo 20 anni - con alle spalle le battaglie su aborto, divorzio, manicomi... - c'è questo sentimento popolare, antropologicamente questa società - malgrado ogni mattina in televisione si realizzi il bi-stato italiano e vaticano, perché sentiamo il Papa e il Presidente della Repubblica. Meno il secondo, e più il primo che parla di ‘bieco illuminismo’. Dicevo, ho l’impressione che noi viviamo in una situazione democratica perché il sentimento comune degli occupati differisce evidentemente da quello degli occupanti. Ricominciamo da zero? No! Io so che le strade ci sono amiche e non credo di essere populista. Il problema politico è innanzitutto quello di non commettere l'errore di Berlusconi e gli altri come responsabili di tutto quanto. Come regole abbiamo anticipato le regole che sono l’unica possibile traduzione della nozione americana di partito, aperto, con i caucus, etc. Da qui l’idea della doppia tessera e della libertà di associazione. L’esempio di Benedetto Della Vedova. Sei, siamo, come quel paesino dell’Oregon che da anni anticipa il risultato delle elezioni presidenziali in tutti gli Stati Uniti. Siamo campione, in questo senso, del popolo. Ed è per questo che arriviamo a questa follia: noi riteniamo che, dopo il sessantennio partitocratico, occorre voltare pagina come si fece con il ventennio precedente. E visto che il popolo è come è nei suoi riflessi, ma manca la possibilità democratica di farli valere, dobbiamo impegnarci come resistenti ad andare oltre, a presentare un progetto positivo, per aggregare quanti abbiano la responsabilità di dire: ‘Siamo pronti a fare il primo governo dopo questo qua’
    17:21 Durata: 27 min 2 sec
  • Facci: Oggi ti spiegano che tutte queste questioni su cui la maggior parte degli italiani la pensa diversamente da questo governo, non rappresentano un problema perché non spostano voti. Pannella: Dobbiamo riflettere: cosa succede quando Cesare, che è secondo Costituzione custode della legalità, lui stesso invece l’ammazza? La vecchia risposta liberale è che c’è il dovere della rivolta anche violenta; sappiamo adesso dalla storia che con la violenza puoi abbattere qualcosa ma poi non costruisci nulla. Da qui la nostra scelta di fronte a Cesare: ‘Noi digiuniamo plasticamente per far finire in te la forza di attuare la tua propria legge'

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Filippo Facci

    giornalista

    Pannella torna sull’iniziativa di ferragosto nelle carceri: Stamattina sentivo Calearo, che non è un ragazzino, che dice: ‘Sono andato a visitare una prigione. Vi sono massimamente grato per quello che ho visto e comunque una volta a mese visiterò un carcere. E adesso sarò senatore in un modo diverso’. E questo non è solo lui. Tu, quindicenne, presentivi tutto questo. E io stesso che ti convincevo fosse importante il fatto formale dell’iscrizione Stiamo con-vincendo, vincendo con la gente. Facci: Oggi ti vengono a spiegare che tutte queste questioni su cui gli italiani, la maggior parte di loro, la pensano diversamente da questo governo, non rappresentano un problema perché - ti spiegano - non spostano voti. Pannella: Nelle stanze, dopo aver parlato un po’ gli dicevo: ‘Guardate, mi volete bene, etc. Ma pure quelli nel 76 quando venivo mi volevano bene. Quando sono usciti, della giustizia non gliene fregava più nulla. Se anche voi, quando siete usciti, vi incontro magari a 90 anni e della giustizia, della politica, non vi interessa niente, vi faccio un culo così. Il leader radicale riformula così la domanda posta da Facci: Perché tecnicamente sentimenti profondi, convinzioni, non si traducono in sostegno elettorale? Perché non c’è democrazia. Quando non c’è democrazia, lo continuo a dire come un vecchio capo indiano: dove c’è strage di legalità c’è strage di popoli. In questa società succede che costantemente la gente si abitua a ritenere che il voto, con il potere, sia una cosa differente, non conoscono i meccanismi. Facci: Riformulo la domanda in termini di comunicazione berlusconiana. C’è un sondaggio di Crespi di qualche mese fa, che dice come la pensano gli italiani sui temi etici-bioetici e come la pensano anche solo gli italiani di centro-destra. L’80,4 per cento degli italiani ritiene di dover stabilire i trattamenti sanitari che gli siano o meno praticati in caso di incoscienza; la percentuale, tra gli elettori di centro destra, rimane del 71 per cento. Il 55 per cento degli italiani ritiene che un medico non abbia il diritto di imporre una cura; tra gli elettori di centro-destra la percentuale rimane del 48 per cento. Coppie di fatto: italiani favorevoli, 55 per cento; elettori del Pdl, 51 per cento. Divorzio breve, italiani favorevoli, 70 per cento, centro-destra 70 per cento. Da cui significa che stare con la Chiesa e stare con la maggioranza degli italiani è impossibile. Quando dico queste cose, le scrivo, e chiedo: ministro, governo, ma avete contro gli italiani! Loro rispondono: ma queste questioni non spostano voti. Io replico: non esiste un italiano che non si sia fatto un’opinione forte sul caso Englaro. Siete proprio sicuri che non spostino voti? E loro dico: no, non spostano voti. Allora ti chiedo: è possibile, e io spero di no, che sia cambiato un qualche cosa per cui è mutata la sensibilità di chi vota? E’ possibile che veramente la gente non voterà mai più su questa base ideale che appartiene a una parte di noi e un tempo appartenne a una parte più grande di noi, alla totalità della politica almeno in termini retorici? Pannella: In realtà loro non rispondono perché questa domanda non gliela pone nessuno in televisione. Facci: Ma nell’urna Pannella allora torna alla mancanza di democrazia e rilancia con un esempio preso dall’attualità: l’abolizione di fatto delle tribune politiche da 16 mesi. La cancellazione radicale da parte dei media. Perché? Io sono convinto che il giorno in cui si compie manifestamente la mia arteriosclerosi, mi faranno andare tutti i giorni in televisione. Loro hanno appreso qualcosa, e lo sanno, perché quelli dei sondaggi sono la loro moglie, il loro marito che la pensano in questo modo. E allora perché la Corte costituzionale anti-democratica e di regime ha distrutto i referendum? Si dice che noi abbiamo abusato del referendum, ma non è vero. C'è una piccola cosa teologica che può essere utile a capire, il sensus fidelium. Traduciamolo nella società come senso della gente. Se il sensus fidelium non ha la receptio, anche il dogma si sa che muore. Trasportiamola al nostro mondo: se la legge stabilisce quello che vuole... cosa riescono a realizzare se non cose che accentuano l'opinione contraria? Questo è uno Stato della Città del Vaticano. Con un capo di stato, un monarca assoluto: in termini tecnici è una monarchia assoluta. Il problema è: come mai c’è una convinzione profonda del credente e degli altri convergono in questi dati Da noi abbiamo la morte per rantolo, perché la terapia del dolore da noi non è sviluppata. E’ un problema vero. Abbiamo un mondo nel quale assistiamo al colpo di coda di una rivoluzione, avvenuta quando si è passati dalla monarchia assoluta a quella costituzionale. Oggi abbiamo i colpi di coda dei fondamentalismi. La sentenza del Tar sui professori di religione. Abbiamo bisogno di riflettere: cosa succede quando Cesare, che è secondo Costituzione custode della legalità, lui stesso invece l’ammazza? La vecchia risposta liberale è che c’è il dovere della rivolta anche violenta; sappiamo adesso dalla storia che con la violenza puoi abbattere qualcosa ma poi non costruisci nulla. Da qui la nostra scelta di fronte a Cesare: ‘Noi digiuniamo plasticamente per far finire in te la forza di attuare la tua propria legge'. Ma a me quel che importa dire è: Filippo Facci, smettila di piangere sul mondo e su di te, perché tu in realtà stai con-vincendo, non stai vincendo da solo. Tu sei parola nel giornalismo, hai la loro voce. Da liberali diciamo, occorre organizzarsi. A te, a Benedetto, a voi, dico che magari si riuscisse a rianimare un’anima liberale-montelliana nel centro-destra e a farla prevalere! Il significato della tessera radicale.
    17:48 Durata: 23 min 30 sec
  • Facci: Quante possibilità ci sono che possa accadere questo - cioè che non ci sia nessuna rivolta né violenta né antiviolenta contro Cesare, in virtù del fatto che è cambiato qualcosa nella concezione del potere, quello stesso qualcosa che fa sì che indipendentemente che la Corte Costituzionale sia antidemocratica o meno, la gente non va a votare e non si raggiunge il quorum? Pannella: Manca il senso dello Stato e c’è solo la ragion di Stato. Allora la risposta è che dobbiamo continuare a costruire. Perché il laico, il liberale, il nonviolento, è condannato a costruire. La pars destruens non vale nulla

    Filippo Facci

    giornalista

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Facci: Siccome - per fare il verso alla battuta di prima - mancano solo 50 minuti, io rifaccio la stessa domanda per la terza volta, in altri termini. A dispetto di questi dati o di altri sul paese reale, poniamo che a settembre questi fanno la legge sul testamento biologico unica al mondo, quella per cui ci riderebbero dietro anche i cattolici europei. Quante probabilità ci sono che facciano questo e non succeda nulla? Quante possibilità ci sono che possa accadere questo - cioè che non ci sia nessuna rivolta né violenta né antiviolenta contro Cesare, in virtù del fatto che è cambiato qualcosa nella concezione del potere, quello stesso qualcosa che fa sì che indipendentemente che la Corte Costituzionale sia antidemocratica o meno, la gente non va a votare e non si raggiunge il quorum? Pannella: Uno, non sono purtroppo De Finetti, ma il matematico, da Nobel, era lui. Quindi non ti posso rispondere come probabilista. Dico che se dopo 60 anni di questo regime, di questi, con i loro nuovismi, noi partigiani, noi minoranza abbiamo un paese che dopo 60 anni che questi impotenti sono lì - e non perché vogliano esserlo ma perché gli mancano le idee e la cultura - è possibile che se il popolo che la pensa in un certo modo... Sui referendum, ribalto il giudizio. Un paese che al 90 per cento vota con noi sul referendum Tortora, poi dopo due anni il Parlamento vota altrimenti. Sul finanziamento pubblico dei partiti, poi tutti - Di Pietro, Berlusconi ma soprattutto il partito di Bossi - lavorano il passaggio a quelli che si chiamano ‘rimborsi elettorali’ e non lo sono. Allora dico: non stiamo peggio, ma molto meglio rispetto a Ernesto Rossi, Altiero Spinelli, Calogero, Capitini. Allora volevo dire, per esempio: siete voi, Benedetto Della Vedova, o Fini, che hanno idee coerenti con quelle del sondaggio che tu hai letto. Sono piccole cose: Benedetto della Vedova continua ad avere la tessera del partito, però non dice mai che è radicale. Perché? Perché noi siamo il nostro tempo. Già l’ho detto a Benedetto: statti accorto, siamo il nostro tempo. Se tu dedichi il 95 per cento del tempo a fare la minoranza. Se dici che questo è anche il tuo modo di essere radicale, altrimenti manca di forza” La sottocultura di alcuni - poveri ossessi - che si ergono a rappresentare i cattolici italiani. Le nomine di Berlusconi nel settore dei media e la sua deriva negli ultimi anni: Io ho detto che credo di conoscere Berlusconi. Nei primi due anni è stato convinto che lui potesse essere liberale e antipartitocratico. Dopo un po’, nel 1996, si è accorto che invece poteva vincere ma non gli interessava più nulla, che aveva bisogno di distrarsi. Io ho provato a dire questo, non criminalizzo niente. Poi se ci sono problemi di sicurezza. Manca il senso dello Stato e c’è solo la ragion di Stato. Allora la risposta è che dobbiamo continuare a costruire. Perché il laico, il liberale, il nonviolento, è condannato a costruire. La pars destruens non vale nulla
    18:11 Durata: 12 min 48 sec
  • I radicali e l'alleanza con il PD. Facci: Fino a un paio di anni fa, mamma mia, di quale incazzatura avrai ammantato la risposta! Oggi in effetti la domanda andrebbe rovesciata: che ci staresti a fare con questi altri? Io non voglio sembrare troppo superficiale, però i radicali non vanno con nessuno, questa è la mia percezione

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Filippo Facci

    giornalista

    Come reputa Facci la scelta radicale di essersi presentati alle elezioni con il Pd? Facci: E’ necessaria questa domanda? Mi dispiace, io oggi ormai recito una parte che è quella pessimista di tarda estate, quindi non riesco a rispondere senza disillusione. Fino a un paio di anni fa, mamma mia, di quale incazzatura avrai ammantato la risposta! Oggi in effetti la domanda andrebbe rovesciata: che ci staresti a fare con questi altri? Io non voglio sembrare troppo superficiale, però i radicali non vanno con nessuno, questa è la mia percezione. L’unica domanda che si può fare: ora cosa si può fare? Tu prima dicevi: tu giornalista fai questo, dici quest’altro. Io non ho dubbi che alla fine il movimento rivoluzionario andrà nella direzione e nei tempi fisiologici che tu hai descritto, però credo che siamo nell’ultimo pezzetto di discesa nel baratro per quanto riguarda i 2 o 3 anni che ci attendono. Io credo seriamente che dal prossimo autunno io e tanti altri noi non avremo più un posto dove scriverle certe cose. Silvio Berlusconi, per ragioni anche anagrafiche, non gliene frega più niente: tutto quello che si frappone fra lui e il suo obiettivo, viene visto in termini pulviscolari come granelli che gli possono dare fastidio in un motore che deve essere perfettamente oliato. Quindi: ‘Letta che serve? Il vaticano dalla nostra?’, e allora prendiamo il Vaticano dalla nostra. I giornali a che servono? Li leggono 5.000 persone, però servono in caso di scandali e quando viene a vederli la stampa estera, quindi è bene che siano una sorta di depliant di quel che accade in Italia? Allora vieni Feltri qua. E siccome Silvio Berlusconi, del quale io ho ancora un giudizio positivo, è circondato della più grande massa di cialtroni che in 42 anni abbia mai visto Io nel 1997 conobbi personalmente Berlusconi. Ero perfettamente nella possibilità di fare quelle carriere-lampo che hanno fatto tanti. Anche perché ci voleva poco. Non l’ho fatto perché non ce l’avrei mai fatta. Cerchiamo una spiegazione anche psicologica, chiedetelo a Fagioli, per il fatto che riesce a circondarsi di una massa di cialtroni. Lui ha questo problema, per cui non gli importa niente di un sondaggio che io ogni tanto faccio telefonando a celebri sondaggisti televisivi e chiedendogli: ma questa chiesa, quanti voti sposta? Nessuno, neanche uno, zero, mi dicono, e io ci credo. Pannella: Filippo, c’è una piccola componente stalinista in te. Ci fu un tuo predecessore che disse: ma il Vaticano quante divisioni ha?
    18:24 Durata: 9 min 39 sec
  • Pannella: È disperante la situazione delle istituzioni. Se è vero che la natura non fa salti, anche perché il Dna muta lentamente, la politica invece, la città, fanno solo salti. Il salto o viene con la strage di tipo nazista, oppure viene un salto di civiltà, con le leggi. Facci: A ottobre esce un mio libro e c’è un passaggio abbastanza banale - ma ciò non la rende meno vera - che ti riguarda: 'Marco Pannella da 40 anni diceva cose giuste ma con troppo anticipo, e così sembravano sciocchezze. Quando si realizzavano, era già passato a dire altre cose giuste che sembravano sciocchezze. Così sembrava che diceva sempre sciocchezze e non le diceva mai

    Filippo Facci

    giornalista

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il rapporto tra Facci e i lettori del Giornale. Facci: I lettori del Giornale sono una categoria. Quelli che scrivono ai giornali, e al Giornale in particolare, sono un’altra categoria che vale quello che vale e che qualche lettore stolto può rappresentare per una campionatura dei lettori. Ma a costo di fare il ragionierino, a me non frega nulla se arrivano 100 lettere Sarebbe come descrivere i genitori italiani dalle 100 lettere del Mogi. Però la persuasione che riescono a portare avanti queste piccole minoranze, stanno invischiando il corpo democratico, come era legato Gulliver con tutti i laccetti. E siccome alla fine di trasmissioni di due ore in giro non ce ne sono, è tutta comunicazione ma è pochissima informazione. E da chi dovremmo attendercela l’informazione? Non certo dai politici che cercano solo tornaconto. Chi spiega le cose alla gente? Quale direttore di giornale spiegherà che cosa dovrebbe essere un carcere? Un Partito radicale in un mondo parallelo dovrebbe proporre, in modo provocatorio, l’abolizione dell’articolo 27 della Costituzione, che il carcere serve a una funzione retributiva come negli USA, a toglierla dalle strade e a tenerla dentro. Questa la funzione del carcere per come si crede oggi in Italia. Un articolo 27 della Costituzione che non conosciamo, che non viene raccontato, anche perché al posto dell’ora di educazione civica c’è l’ora di religione. Pannella: Questa radio da 30 anni c’è e, a voler ragionare come i vecchi libertari e socialisti, una università popolare c’è. Nel requiem ci sono anche gli ottoni, c’è l’alleluja, ci sono i grandi momenti di grande felicità. Il requiem è proprio come ci si immagina la pace, il riposo, il vivere la vita è la comunione, ma anche la comunità dei morti e dei viventi. E questo spiega tante cose. Quando si dice retoricamente che una persona è viva - mi ricordo che durante il fascismo si faceva l’appello per i martiri, ‘presente!’ - ma questo è vero. Cosa c’è di più presente di qualcuno che ha lasciato delle straordinarie poesie? Io di greco non ricordo più nulla, ma ricordo integralmente una poesia di Saffo dal liceo. E quindi anche le grandi idee politiche, le grandi speranze. È disperante la situazione delle istituzioni. Se è vero che la natura non fa salti, anche perché il Dna muta lentamente, la politica invece, la città, fanno solo salti. Ecco l’esempio: la gente la pensa tutta in quel modo in cui tu hai detto. Il salto o viene con la strage di tipo nazista, oppure viene un salto di civiltà, con le leggi. Il monito della stella gialla indossata dai radicali durante la campagna elettorale delle ultime elezioni europee. Facci: In termini di comunicazione ha funzionato? Pannella: Nell’immediato no. Tutte queste azioni che passano nelle antologie il bavaglio, il fantasma nell’immediato no, ma poi rimangono nel tempo. Io so che questo sarà un elemento di forza quando parleremo con gli israeliani oggi della natura dello Stato di Israele. “Sicurissimamente il direttore che ti schiaffa in prima pagina è sicuramente un direttore con le palle, perché tu non esprimi le sue idee ma lui ha il piacere di qualcuno che trasmette parola, non chiacchiere. Adesso c’è Vittorio che arriva al posto di Giordano, speriamo che sia ancora più lieto. Lui tra l’altro sbatté in prima pagina, per un certo periodo, Iuri Maria Prado, quando questi era nella stessa dissonanza alle cose prevalenti di centro-destra. L’incontro tra Pannella e Feltri nel 1979. Facci: Non dico il titolo per non fare pubblicità. A ottobre esce un mio libro e c’è un passaggio abbastanza banale - ma ciò non la rende meno vera - che ti riguarda: 'Marco Pannella da 40 anni diceva cose giuste ma con troppo anticipo, e così sembravano sciocchezze. Quando si realizzavano, era già passato a dire altre cose giuste che sembravano sciocchezze. Così sembrava che diceva sempre sciocchezze e non le diceva mai. Quando disse che tra PD e Idv disse che si stava consumando il bacio della morte, gli risposero: ‘Sciocchezze’
    18:34 Durata: 15 min 32 sec
  • Conclusioni

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito

    Filippo Facci

    giornalista

    Come utilizzare l’evento ferragostano delle oltre 200 visite di rappresentanti eletti nelle carceri? Pannella: Il problema vero non è come utilizzare loro, ma vedere se - come spero - loro sapranno utilizzare noi. Non bisogna mai dimenticare che i potenti sono anche delle persone e quando si inserisce nel loro vissuto qualcosa che non a caso fino a quel momento non ne fa parte, accade qualcosa. Il ruolo di Enzo Sabato, stampatore milanese, e la sua rivista Abc per la riuscita della campagna referendaria sul divorzio: Lui aveva capito. Disse, ‘io voglio utilizzarvi’. E io dissi: ‘Finalmente’. Credo che alla gente manchi questo: ci vuol bene, ma l’idea di utilizzarci il sistema politico ancora non glielo trasmette. L’interesse è una gran cosa, io son calvinista più che cattolico da questo punto di vista, quindi dobbiamo aiutare la gente a sentire che è possibile chiudere il sessantennio, a condizione che non si diventi anti-partitocratici e basta. Perché quando si è diventati anti-fascisti, poi la costituzione liberal-democratica è stata tradita perché si era solo anti-fascisti. Sarebbe stata la stessa cosa se si fosse stati soltanto anticomunisti. Noi abbiamo un progetto, sulla giustizia, su altro, che si è venuto centellinando, è l’estratto di questi 70 anni di resistenza socialista, liberale, laica. Credo che questi siano iscritti nel vissuto della gente. Ma se non riusciamo a trasmettere la nozione che è possibile e necessario tutto ciò, allora continueranno a non sapere perché votano. Sui referendum hanno dimostrato una grande intelligenza: ‘Non ci continuate a prendere in giro; noi stravinciamo i referendum e dopo tre mesi il popolo va fuori legge', perciò io la strada e il marciapiede li sento amici e sono il primo a proclamarlo
    18:49 Durata: 5 min 41 sec