25 OTT 2009
rubriche

Conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - RADIO - 17:01 Durata: 1 ora 54 min
Scheda a cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella" di domenica 25 ottobre 2009 condotta da Massimo Bordin con gli interventi di Massimo Bordin (direttore di Radio Radicale), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito).

Tra gli argomenti discussi: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 1 ora e 54
minuti.

La rubrica e' disponibile anche in versione audio.

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  • Introduzione

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    Il rischio chiusura per Radio Radicale. Le primarie del Partito Democratico e il caso Marrazzo. Le dinamiche interne alla maggioranza
    17:01 Durata: 2 min 2 sec
  • Le primarie del Pd: Adesso per due o tre mesi avranno una immagine positiva, hanno vinto, molta gente ha espresso fiducia, etc. e non cambia nulla, perché la povertà riformatrice e di novità, la povertà di notizie sui contenuti è pari allo zero

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Le primarie del Pd e il caso Marrazzo. Per quel che riguarda la partecipazione, personalmente anche le altre volte ho sempre detto: ‘Avremo 30, 50, 70 milioni di votanti’. Mi pare che i telegiornali abbiano presentato questo scontro fra candidati come se fossero scontri come in America, per il presidente del consiglio o altro. Visto che il massimo che è stato previsto come speranza è stato 2 milioni da parte di Bersani, io dico che a 2,8 milioni ci arriveranno, anche per come si fanno queste cose. Avevo anche previsto: adesso per due o tre mesi avranno una immagine positiva - hanno vinto, molta gente ha espresso fiducia, etc. - e non cambia nulla, perché la povertà riformatrice e di novità, la povertà di notizie sui contenuti è pari allo zero. Se si toglie la funzione oggettiva della presenza di Marino - verso il quale va la nostra simpatia, e molti sono i compagni che sono andati a votarlo, ma sappiamo benissimo che la forza contrattuale (anche successiva) di Marino sarà quel che sarà. Marino, tra l’altro, ha parlato, poco, di uninominale e due volte di antiproibizionismo; purtroppo queste due note non sono state centrali nella sua comunicazione. Comunque questa è la situazione: adesso per tre mesi sembrerà che tutto va bene perché c’è questo grande successo nelle primarie. Cambia qualcosa? No, la linea Bersani è in modo inaudito una linea ‘pcista’ nemmeno degli anni Settanta ma della seconda metà degli anni Cinquanta, secondo cui bisogna unire ‘le opposizioni’ contro Berlusconi. Tra queste opposizioni, dicono Bersani e Franceschini, ci sono Di Pietro, Casini e Sinistra e Libertà. Questi sono gli interlocutori da prendere in considerazione per battere Berlusconi. E questo si fa rilanciando la proporzionale tedesca. I riferimenti culturali e politici citati. Quindi questo non è nuovo, è antico. Su questo quello che emerge, soprattutto da Franceschini, è l’inesistenza ideologica e pratica dei radicali. Peggio per loro. Sono 30 anni, anche di più, da quando mi beccai una replica di Togliatti un tantino sintomatica, che dico che se la sinistra non è anche sinistra liberale, non avremo una sinistra alternativa capace davvero di rappresentare una alternativa riformatrice nel nostro Paese
    17:03 Durata: 7 min 21 sec
  • La vicenda Marrazzo: Se tu hai dei grandi scontri ideali e politici, in democrazia questi saldano un Paese. Quando invece gli esponenti del ceto dirigente sono complici nelle cose più importanti, ed è un regime, questi litigano come fra Marsigliesi e Banda della Magliana. ‘Tu m’hai scopato la moglie’, ‘Tu sei uno zozzone’ Litigano su queste cose perché bisogna mostrare che non hanno rubato per tutta la notte assieme, visto che la mattina stanno per ammazzarsi

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La questione Marrazzo: La sinistra rischia, mi pare, di perdere una delle rare regioni nelle quali poteva sperare di restare. Ma sul piano umano e civile, non dico nemmeno una parola. Siamo radicali, abbiamo la nostra storia. Le componenti autonome, quelle che facevano manifestazioni un po’ violente, lo facevano e dicevano: ‘Ma io non c’ero’, ‘Sono passato per caso’. Noi radicali ci siamo sempre autodenunciati perché magari non eravamo in fila indiana e per distrazione non rispettavamo il rosso. Adesso è così: tutti quanti esprimono solidarietà, ma noi non ne abbiamo bisogno. Nel 1976, nel primo intervento di Emma Bonino alla Camera, lei disse: ‘Noi drogati, noi perversi sessuali’. E diciamo che abbiamo anche cercato - come potevamo qui nel Lazio - a far sì che il Lazio avesse una gestione un tantino più laica, per esempio sulle famiglie di fatto, mentre la politica di Marrazzo è sempre stata molto attenta ai rapporti con il Vaticano. Quindi noi siamo totalmente solidali a livello umano e lottiamo perché i drammi-Marrazzo non ci siano più nel nostro Paese. Ma quando sento dire, ipocritamente: ‘Però che è stato bravo, ha avuto il coraggio di autosospendersi’, dico: già, perché cosa poteva fare d’altro? Ma perché questa ipocrisia è impunita? Perché questi ipocriti hanno il monopolio delle televisioni. Il problema Marrazzo è frutto di una società farisea, arretrata, e sicuramente da parte nostra c’è il tentativo di superare, per tutti, questi drammi personali. Per il resto devo dire: se uno con delle grandi responsabilità politiche ha queste debolezze (frequenti, etc.), allora vale quello che ho detto anche per Berlusconi. Lui per i primi due anni voleva divenire lo storico leader liberale; poi quando si è reso conto che poteva continuare a vincere senza convincere, ma con le sue arti commerciali, a quel punto aveva bisogno un pochino di più di distrarsi. Credo che tra ’94 e ’96 si doveva distrarre meno. E questo accade quando c’è questa schizofrenia tra la politica e le convinzioni interiori, perché è più facile che si vivano questi drammi. Il calvario dei diffamati e dei calunniati denunciato dai radicali. Adesso si arriva a un altro fatto che io sottolineo. Se tu hai dei grandi scontri ideali e politici, in democrazia questi saldano un Paese. Quando invece gli esponenti del ceto dirigente sono complici nelle cose più importanti, ed è un regime, questi litigano come fra Marsigliesi e Banda della Magliana. ‘Tu m’hai scopato la moglie’, ‘Tu sei uno zozzone’ Litigano su queste cose perché bisogna mostrare che non hanno rubato per tutta la notte assieme, visto che la mattina stanno per ammazzarsi
    17:10 Durata: 11 min 2 sec
  • La candidatura di Tony Blair alla presidenza dell'UE

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La candidatura di Blair alla presidenza dell’Ue e la sua responsabilità, secondo i radicali, del massimo crimine che possa esistere in una democrazia. A che punto è il borsino della candidatura dell’ex primo ministro britannico? Oggi ci siamo visti un po’ anche con Pier Virgilio Dastoli ed altri compagni. Su questo novità grosse non ci sono. Non si conoscono i tempi della inchiesta ufficiale, ma secretata, della Camera dei Lord. Abbiamo poi i conservatori che hanno detto: ‘Mai Blair Presidente’, ma dubito che utilizzeranno quest’altro argomento. Inoltre nei liberali c’è stato uno come Chris Davies che si è candidato lui stesso perché ritiene Blair impresentabile. Piccole cose che tendono a spuntare fuori, mentre fino a due-tre settimane fa c’era Blair e basta. Le speranze di D’Alema per il posto di rappresentante della politica estera dell’UE. Lo speciale giustizia di Radio Radicale e i processi per mafia
    17:21 Durata: 5 min 55 sec
  • In Tremonti c’è una linea politico-ideologia che può affasciare la situazione dei poteri nel nostro Paese più di quanto non ci sia in Berlusconi. Non dico che ciò sia vincente, dico che questo fa parte di una realtà da basso impero. Le posizioni che concorrono a fare la maggioranza e il potere dell’impero, nel loro sfarinarsi quotidiano, a un certo punto fanno ci prendere in considerazione anche la relativa solidità di Tremonti

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La vicenda Tremonti e il dibattito interno al Pdl. Il suo possibile ruolo di successore più che di erede: Ritengo che la Santa Barbara di Tremonti sia più munita di quella di Berlusconi. Intanto perché Tremonti è più freddo calcolatore, più complesso, gioca in prospettiva ideologicamente sulla sinistra, sull’estrema destra, e soprattutto si permette di dire: mi devi fare vice-presidente del Consiglio. E Bossi dice: ‘Non me lo toccate, perché finché vivo io, lui non si tocca’. Mentre da Berlusconi, per sua caratteristica, ci sono molte più cose alla giornata. Tremonti può, se lo riterrà necessario per affermarsi definitivamente, giocare coscientemente le carte che Berlusconi si trova ridotto meccanicamente a giocare. In Tremonti c’è una linea politico-ideologia che può affasciare la situazione dei poteri nel nostro Paese più di quanto non ci sia in Berlusconi. Un uomo politico che sia seriamente opportunista, ma in termini consueti, non va a dire a un certo punto ‘Dio, patria e famiglia’ come invece ha fatto Tremonti un anno e mezzo fa. Un uomo politico di quel tipo non si inventa, in questa situazione, una posizione semantica che lo avvicina più a Toni Negri che ad altri sul ‘mercatismo’. Colbert, il mercatismo, adesso il posto fisso. Tutte cose che creano dei mattoni di possibili alleanze e di possibili alleanze che rompano, creando nuovi fasci di potere. Quindi non gioca all’interno del Pdl per prendere il posto di Berlusconi; no, gioca nella situazione politica e sociale italiana carte che lui sa possono consentire a D’Alema ed altri di passare dal sottotraccia Berlusconi a quello Tremonti. Quanto dico di Tremonti oggi, lo dicevo nel 2001. Intuivo in Tremonti un sospetto di cultura alla base delle sue scelte strategiche che sapevo di non poter conoscere a Berlusconi, le cui capacità sono altre. Non ho sbagliato a dire che l’asse Tremonti-Bossi era importante. Non escludo che tra Dio-padre-famiglia e lo statalismo del posto fisso, ad un certo punto trova magari Cofferati. Non dico che ciò sia vincente, dico che questo fa parte di una realtà da basso impero. Le posizioni che concorrono a fare la maggioranza e il potere dell’impero, nel loro sfarinarsi quotidiano, a un certo punto ci fanno prendere in considerazione anche la relativa solidità di Tremonti, come possiamo prendere in considerazione la relativa solidità di Fini, etc.
    17:27 Durata: 8 min 29 sec
  • Non è a rischio la vita di Radio Radicale, ma la vita delle istituzioni. Poiché lo Stato, i governi, il Parlamenti, hanno ritenuto che la pubblicità dei lavori parlamentari sia un servizio pubblico necessario per valorizzare e far conoscere il lavoro istituzionale, se si affida a qualcuno che non dà garanzie, credo che a questo punto quello che è a rischio di vita è un servizio per le istituzioni

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La legge finanziaria e la questione Radio Radicale. Tu un anno fa mi rimproveravi un po’ di parlare di questo periodo. Io di questo triennio da confermare o meno già me ne occupavo, magari parlandone di già. A questo punto ritengo che invece, rispetto a un anno fa, abbiamo una posizione di molto migliore. Nel senso che adesso posso temere un imbroglio, un caso Fuda, perché c’è una mobilitazione su questo. Per esempio sicurissimamente Scajola vuole questa cosa in questo modo; sappiamo che anche Gianni Letta è a favore del rinnovo della convenzione, mentre Tremonti - interpellato - dice: ‘Sto riflettendo’. Il che giustifica l’idea che per l’emendamento proposto da Scajola non ci sia la certezza che sia fatto proprio dal Governo, per cui abbiamo preso l’iniziativa al Senato - e già sono 210 i senatori per i quali quell’emendamento potrà passare per iniziativa parlamentare se non c’è quella di governo. E devo dire che da questo punto di vista, la presidente del gruppo senatoriale del Pd, Anna Finocchiaro, ha addirittura preso l’iniziativa di scrivere a tutti i membri del gruppo, dicendo: ‘Su questa cosa io ritengo che dobbiamo tutti firmare, però se qualcuno di voi non è d’accordo me lo dica’. E c’è una sola persona che lo ha detto e che quindi non è d’accordo. E vi sono almeno 60 Senatori del Pdl che hanno firmato questa proposta. C’è anche una presenza della Lega, con un senatore leghista che ha firmato. Allora qual è oggi la situazione? Stiamo creando un fatto per il quale tutti ne discutono anche all’interno del governo; è stato detto che Berlusconi sia d’accordo con questo, valutando anche che non è poi un’operazione molto brillante togliere la convenzione a Radio Radicale in questa circostanza internazionale, nella quale l’Italia è sotto accusa - a torto o ragione - perché c’è un’azione contro la libertà di stampa, etc. Quindi noi stiamo facendo in modo di irrobustire, ogni giorno che passa, le motivazioni di quelli che sono favorevoli. Sicché io da Radio Radicale ho risposto a caldo a quel parlamentare di AN, Alessio Butti, che dice: ‘Radio Radicale è un doppione di GrParlamento’. Ho detto subito che lo sfido a dibattito su questo punto, perché credo che GrParlamento - a parte i poveri giornalisti di GrParlamento che sono più vittime del sistema che altro - dopo 10 anni che ha il compito di convergere verso l’obiettivo che è quello contenuto nella convenzione di Radio Radicale, è qualcosa di inesistente. Sia come struttura - ovvero come numero di emittenti -, sia come know how. Non esiste anche perché è solo nel 1998 che sono stati dati alcuni dati su GrParlamento. Da allora, mai loro hanno sottoposto alla verifica degli ascolti la loro situazione. Noi come radio lo facciamo invece. Poi c’è anche un altro fatto: noi rispettiamo la convenzione nel senso che abbiamo un controllo continuo da parte dell’amministrazione pubblica e non ci hanno mai contestato nulla in 10 anni. Se le strutture, il know how, gli ascolti, la considerazione generale sono quelli che sono, sono dovuto intervenire perché si era creata un’atmosfera che ritenevo impropria; si è detto: ‘Deve vivere Radio Radicale’ e quindi merita di avere soldi. E’ comprensibile ma c’è un equivoco gravissimo: non è a rischio la vita di Radio Radicale, ma la vita delle istituzioni. Poiché lo Stato, i governi, il Parlamenti, hanno ritenuto che la pubblicità dei lavori parlamentari sia un servizio pubblico necessario per valorizzare e far conoscere il lavoro istituzionale, se si affida a qualcuno che non dà garanzie, credo che a questo punto quello che è a rischio di vita è un servizio per le istituzioni, e quindi un minimo di spazio democratico. Sono in pericolo dei connotati essenziali alla vita democratica, alla conoscenza del lavoro istituzionale
    17:36 Durata: 12 min 24 sec
  • Perché noi contribuiamo a Radio Radicale? Perché noi, quando vennero fuori i contributi per l’editoria, dicemmo: noi siamo contro questa roba, e allora la rendiamo agli italiani con informazione. Questo lo facevamo anche prima che partisse la convenzione. E voglio dire, allo stesso Presidente della Repubblica, che da ormai 30 anni quotidianamente facciamo questa scelta. Ma nessuno sa queste cose, nemmeno tra i radicali

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    L’importanza fondamentale, al di là della convenzione, dei contributi dell’editoria che i radicali girano totalmente a Radio Radicale. Ma da questo punto di vista, nessuno sa queste cose, nemmeno tra i radicali. Bordin ricorda il ruolo di Radio Radicale nella trasmissione delle sedute del Csm, dei grandi processi, dei congressi dei partiti e nota: Tutto questo è stato pagato dai radicali, non da una convenzione. Pannella: Ciò non emerge perché ne possiamo parlare solo qui. Su questo, come quando c’è stato il problema del Centro d’ascolto, dell’indulto, gli italiani non hanno potuto saperne nulla attraverso gli approfondimenti delle tv che ci hanno totalmente escluso. Allora il problema oggi è che sono in causa dei connotati che salvano l’immagine e la conoscenza delle istituzioni, mentre tutt’al più si parla dei soldi e della solidarietà a Radio Radicale. Allora voglio precisare una cosa: noi siamo Partito radicale con continuità totale e via dicendo dal dicembre 1955 o dal marzo 1056, quindi è più di mezzo secolo. Ed è noto che noi non siamo ancora proprietari di una sede. Stiamo pagando il mutuo da 30 anni, e come partito non abbiamo in giro per l’Italia nessuna sede. Noi abbiamo appreso dalle vicende di Rifondazione Comunista che uno dei problemi al tempo della scissione era che Rifondazione aveva 3.500 sedi di proprietà; credo che a questo punto tutti gli altri gruppi o partiti che esistono da 5-8 anni abbiano una caterva di queste cose. Noi no. Perché noi contribuiamo a Radio Radicale? Perché noi, quando vennero fuori i contributi per l’editoria, dicemmo: noi siamo contro questa roba, e allora la rendiamo agli italiani con informazione. I giornali sono in edicola e si comprano, con la pubblicità. Noi non vogliamo pubblicità perché non è compatibile con il nostro servizio, e questo lo facevamo anche prima che partisse la convenzione. E voglio dire, allo stesso Presidente della repubblica, che da ormai 30 anni quotidianamente facciamo questa scelta. Noi non incassiamo i soldi, li giriamo subito a Radio Radicale perché questa possa essere quello che è stata. Non è caso che uno degli slogan tradizionali sia questo: ‘Proprio perché radicale, è la radio di tutti i partiti, dei fascisti, dei comunisti’. ‘Perché radicale’ e non ‘malgrado sia radicale’, perché questo fa parte delle cultura politica nostra, secondo la qual un minimo di democrazia è vitale per un popolo. Ecco allora le cifre. Prego chi ci ascolta di prendere atto: il Partito ha attribuito, senza nemmeno togliere un centesimo, dal 1987, da quando c’è il contributo all’editoria ad oggi, 84 milioni 367 mila euro, circa 160-170 miliardi. E questo è solo il contributo all’editoria. Con questi 170 miliardi avremmo potuto comprarci mezzo quartiere, come hanno fatto tutti gli altri. Ma quella che sembrava una mia trovata retorica - ‘Noi abbiamo le mani nude di bottino’ - si potrà dire che questa è una scelta politica e non moralistica? Che è stata pagata senza possibilità di individuare una sola eccezione, per chi ritiene che l’uso dei mezzi prefiguri i fini, il fatto che noi abbiamo effettivamente continuato per più di 20 anni, a dare fino all’ultimo centesimo, alla radio. Mi pare che il presidente della Repubblica - che due anni fa a Napoli disse che bisognava cambiare il malcostume -: ma come si fa? Si va a individuare un costume diverso da quello che si ritiene malcostume, ma su questo non c’è stato mai un minuto di informazione pubblica su questo. La mancanza dell’informazione e la caduta del governo Prodi nel 2008. A questo punto io penso con amore intellettuale a quei radicali storici e ignoti che in tutti questi anni - sono più di 1.000 - sono sempre stati iscritti al Partito Radicale e adesso ce ne sono 500 iscritti al pacchetto di tutte le associazioni radicali per 590 euro. Significa qualcosa per un partito che non ha una sede? Può darsi che io non ce la faccia, ma in questa azione - che ha l’obiettivo di cambiare regime, di lasciarci alle spalle questo sessantennio letale, di cui le cose di Berlusconi e Marrazzo sono solo l’indice di un disagio anche della classe dirigente, per il bisogno di distrarsi dalla non ricchezza del loro lavoro che non è più passione ma è divenuto mestiere. L’appello agli imprenditori italiani: anche loro in famiglia avranno qualcuno che si è nutrito anche di Radio Radicale. Allora sappiano che noi tutto questo lo dobbiamo alle persone che gli danno corpo e voce, e appunto al fatto che esiste una forza politica capace di vedere, di dimostrare che i mezzi precostituiscono e condizionano i fini. Io spero che noi riusciamo a comprendere che grande cosa che è il progetto e la storia radicale, che grande cosa è viverla in questo modo, perché credo sia realistica la nostra risposta anche alle situazioni di Marrazzo e Berlusconi, e del Paese nel suo insieme. Perché in questo modo c’è qualcosa che è passione anche, che è dare un caffè al giorno alla politica; parlo di milioni e milioni di imprenditori che in questo momento stanno vivendo un momento tragico per loro e per i loro lavoratori: se non si vergognano un tantino di non aver contribuito o contribuire a tutto questo, senza onorare dunque i frutti del loro lavoro. E’ possibile, è probabile: io spero di indicare qualcosa che noi possiamo provocare, di grande, in Italia, chiudere il sessantennio e governare il dopo-sessantennio, promuovendo come radicali le aggregazioni di un governo alternativo di rivoluzione liberale e americana, di progetti che abbiamo iscritto negli oltre 100 referendum presentati, altrimenti - vi sarete accorti che faccio sempre più spesso riferimento alla comunione e comunità di morti e di viventi - io confesso che se non ce la faccio da vivo, ce la farò dopo, perché la damnatio memoriae forse non può più proporsi come 1.500 anni fa
    17:48 Durata: 21 min 11 sec
  • I finanziamenti all'editoria italiana

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    I finanziamenti all’editoria italiana: il primato di Libero (con 7 milioni di euro circa), seguito da Unità e Avvenire. Pannella: Lo ripeto: noi abbiamo deciso tutto quello che era finanziamento pubblico, anche sotto la voce del finanziamento all’editoria, rendendolo al Paese in comunicazione, in conoscenza gratuita. Bordin: Questa è una parte dei finanziamenti all’editoria - quella che viene più spesso sbandierata - però poi in realtà ci sono cifre anche superiori che toccano anche i grandi editori: Rcs, De Benedetti. “Poi c’è un altro aspetto: in realtà questa legge sull’editoria è stata modificata, perché almeno i quotidiani adesso devono rendicontare le rese e le vendite, mentre prima accadeva un fatto non tanto bello, cioè che venivano annunciate tirature finte oppure le copie finivano al macero, però il finanziamento correva sulla base delle tirature. Questo ha avuto una accelerazione parossistica quando c’è stata la possibilità di agganciare al finanziamento per l’editoria la dichiarazione di soli due parlamentari; così si spiega perché Libero è organo dell’Unione monarchica, che non ha rappresentanti in Parlamento dal tempo di Achille Lauro, ma che ha avuto due parlamentari che hanno costituito l’omonima associazione. Pannella: Noi abbiamo gratuitamente, senza canoni, costituito un bene culturale senza concorrenza per la storia contemporanea d’Italia, e tutto questo lo abbiamo fatto grazie ad aver mantenuto - senza dire una parola - una decisione politica. Dicemmo: noi non tratteremo una lira di questi finanziamenti pubblici perché li convertiremo in informazione gratuita al nostro Paese. Sono lì a rivendicare che questo è un costume che abbiamo seguito per più di 25 anni. E non è un caso se i grandi quotidiani hanno un riflesso: di questo non parlano mai perché hanno paura che la gente conosca effettivamente quello che siamo
    18:09 Durata: 11 min 47 sec
  • Radio Radicale, la sussidiarietà al servizio pubblico e le possibili sinergie con esso

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    Pannella poi scherza: Massimo, poi non dimentichiamo che io ti ho proposto di organizzare una cosa: un dibattito in cui ci affrontiamo a sangue, per 10 minuti, e così vedrai che aumenteranno gli ascolti. Bordin: No Pannella, io ho capito, tu cerchi lo scontro ma io non ti darò soddisfazione. Bordin: In fondo Radio Radicale è la sussidiarietà del servizio pubblico. Quest’ultimo non vuole offrire questo servizio, ma mettiamo anche che non possa farlo. Però si parla di sussidiarietà a ogni pie’ sospinto, e allora Radio Radicale è la sussidiarietà del servizio pubblico. Questo però porta a un passaggio ulteriore più complicato. Ad esempio adesso, sperando che la cosa si risolva in modo positivo, dopo si potrebbe avviare un discorso pacato su questo aspetto? La figura di Butti e il suo ruolo a Como. Radio Radicale è la sperimentazione di cose che poi la Rai ha fatto, a partire dai processi. Pannella: Fino al penultimo presidente della Rai tv, da Beniamino Finocchiaro in poi, io ho incontrato tutti i presidenti, anche quelli con i quali c’erano denunce penali, per proporre il problema, da studiare insieme, della sinergia fra noi, questo servizio pubblico perché radicale, e loro. Il ruolo dell’ ingegnere Martucci. Sempre abbiamo posto con ragionevolezza questo problema delle sinergie. Tra l’altro, se c’è una cosa per la quale io sono felice della situazione complessiva del movimento, e quindi anche di Radio Radicale, è lo straordinario e meritato prestigio che tu hai guadagnato. Perché ritengo che tu rappresenti una diversa sensibilità radicale rispetto alla mia e questo è un patrimonio che mi è necessario e che è necessario al connotato radicale
    18:21 Durata: 8 min 37 sec
  • Le primarie del Pd. L'agenda politica radicale

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito

    L’affluenza alle primarie del Pd. Un fatto politico importante?“No, perché da domani tutti i peana saranno su tutte le tv, e allora un effetto lo avrà, per tre o quattro mesi. L’ho detto in passato e ci ho azzeccato. Io voglio, se possibile in prospettiva, una alleanza con il Partito Democratico. Un’alleanza per cui la politica di ciascuno sia rispettosa della dignità e della storia di quell’altro. Il rapporto tra i radicali e il Pci di Enrico Berlinguer. I prossimi appuntamento di Marco Pannella: Martedì 27 abbiamo una riunione di Certi diritti per il lancio di quella proposta complessiva di riforma del diritto di famiglia che si deve a Bruno De Filippis; poi la riunione di direzione di Radicali Italiani giovedì; poi c’è il congresso dell’internazionale liberale al Cairo, e io sono uno dei candidati alla vicepresidenza; poi domenica c’è una riunione a Budapest delle varie associazioni, comprese quelle che si richiamano a Soros. Martedì sono a Marrakech per una riunione interministeriale del Forum per il futuro; andrò due giorni perché Non c’è Pace Senza Giustizia è invitata in quanto tale e vediamo se riesco a stabilire un contatto con il Palazzo reale del Marocco o con la presidenza. Rientro il 4 novembre, e il 12 abbiamo il congresso di Radicali Italiani a Chianciano, fino a domenica 15. Il 16 sarà presentato un libro dell’avvocato Vincenzo La Russa su Almirante; l’autore mi ha invitato insieme ad altre tre persone a parlarne - uno è Franco Marini, l’altro è il leader parlamentare del Pdl, Quagliariello -; poi c’è anche l’assemblea mondiale dei parlamentari per il Tibet che sarà ospitata per due giorni dalla Camera dei Deputati, con il Presidente Fini che accoglierà il 18 il Dalai Lama. Poi abbiamo a Barcellona, sempre il 19, un congresso dell’Eldr e del gruppo liberale nel quale non siamo più; poi il consiglio Generale del Partito Radicale nonviolento che si svolgerà a Roma. Una conferenza internazionale sull’attualità del Manifesto di Ventotene
    18:30 Durata: 10 min 52 sec
  • Elezioni regionali: Io vorrei ripetere, con chiarezza, qual è lo scenario che io immagino, ed è quello di andare alle elezioni regionali intanto con le Liste Bonino-Pannella. Però, dinnanzi al fatto dello sbarramento del 4 per cento, mi auguro che i Verdi facciano altrettanto, senza più queste biciclette o tricicli, per richiamare la propria storia con attualità e rigore. Questa diventa una coalizione; ritengo che se si andasse con la pienezza della propria storia, io sono sicuro che il 4 per cento si raggiungerebbe

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Io vorrei ripetere, con chiarezza, qual è lo scenario che io immagino, ed è quello di andare alle elezioni regionali intanto con le Liste Bonino-Pannella. Però, dinnanzi al fatto dello sbarramento del 4 per cento, mi auguro che i Verdi facciano altrettanto, senza più queste biciclette o tricicli, per richiamare la propria storia con attualità e rigore. E insieme a un’altra sigla che sia davvero di unità socialista, di quelli che non sono con Sacconi e non sono al Governo - che sono tantissimi -. Questa diventa una coalizione che dovrebbe concorrere al 4 per cento, non raggiunto da Sinistra e Libertà; ma io ritengo che se si andasse con la pienezza della propria storia, io sono sicuro che il 4 per cento si raggiungerebbe. D’altra parte oggi c’è Bonelli che diceva: noi, come Verdi vincenti, ci auguriamo che ci siano le condizioni per un’alleanza politica con il Pd. Possiamo tutti condividerla questa speranza. Il tentativo di rilanciare Sinistra&Libertà: Allora nella Rai tv avremo sicuramente molto Nichi Vendola che è bravo e simpatico. Una cosa vorrei dire a Bonelli; lui giustamente si richiama alla posizione di Cohn Bendit, il quale però ha ripetuto in modo chiaro che i Verdi dovevano uscire dai ghetti ideologici tradizionali, cioè essere al di fuori di sinistra e destra, mentre ho sentito Bonelli dire che si dovrebbe ricostruire l’Ulivo. Ci dobbiamo chiarire le idee: da sempre la nostra strategia referendaria è stata volta a superare le tradizionali contrapposizioni, e per questo ci temevano; io ho il piacere, la convinzione, il dovere di tenere presente che anche alle ultime elezioni europee abbiamo avuto un apporto dal centro-destra addirittura maggiore che dal centro-sinistra. E’ l’esigenza che esprime Cohn Bendit. In questi Stati nazionali la esigenza di radicalità delle risposte, non di radicalismo, è necessaria sempre più tanto alla destra quanto alla sinistra. Dovremo quindi affinare queste possibilità di alleanza con verdi, socialisti e con altri laici. Dovremo essere molto chiari, rigorosi, nel dire però che questa è una linea nazionale, che può tollerare una eccezione in una Regione, ma se inizia la solfa delle libertà regionali, allora è la libertà di chi si illude di avere un posto, un mezzo posto o una mezza Asl o Usl
    18:40 Durata: 10 min 39 sec
  • Conclusioni

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Credo sia fondamentale porre un problema e ho chiesto ai miei legali di andare avanti con le denunce, perché il reato gravissimo di attentato ai diritti civili e politici del cittadino si realizza anche ai danni di un cittadino. E mi sono stufato di subire e accettare questo comportamento di ostracismo anche personale, lì dove questo viene fatto per timori politici. Lo ripeto: nel momento in cui sarò al 100 per cento arteriosclerotico, mi inviteranno tutte le sere in tv; ora vuol dire che ancora non lo sono e sono politicamente spendibile dal nostro punto di vista. Su questo torniamo su un aspetto che è quello della non democrazia. Oggi noi riteniamo che occorra avere un obiettivo politico: creare progetto e anche un’aggregazione di governo alternativa. Dobbiamo risparmiare a loro stessi e al nostro Paese che questa caduta, che in base alla forza di gravità si accentua, raggiunga il suo fondo, per loro, per noi e per il nostro Paese
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