01 NOV 2009
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - Radio - 17:07 Durata: 1 ora 55 min
A cura di Enrica Izzo e Pantheon
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 1 novembre 2009 condotta da Massimo Bordin con gli interventi di Massimo Bordin (direttore di Radio Radicale), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito), Rita Bernardini (deputato, Candidati radicali nel Partito Democratico), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito).

Tra gli argomenti discussi: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video
di questa puntata ha una durata di 1 ora e 55 minuti.

La rubrica e' disponibile anche in versione audio.

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  • Introduzione

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    La presidenze dell’Ue, la candidatura di Massimo D’Alema a ministro degli Esteri dell’Ue
    17:07 Durata: 2 min 39 sec
  • La candidatura di D'Alema a ministro degli esteri dell'Ue. Da tempo sottolineavo infatti come Berlusconi e D’Alema erano due sgomitanti nelle affollate tende di Gheddafi, e che allo stesso modo si trovavano - non più sgomitanti nel senso che le dacie sono un pochino più grandi - nelle dacie di Putin

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Marco Pannella inizia a parlare tornando sulla candidatura di Massimo D’Alema a ministro degli Esteri dell’Ue e sul sostegno del governo italiano: Franco Frattini 12 ore fa ha esplicitamente detto che il Governo italiano è disposto anche a rinunciare al vicepresidente della Commissione, Tajani, perché sarebbe incompatibile avere anche con il vicepresidente della Commissione, cioè D’Alema. Il 13 settembre dissi: c’è il problema che dall’inizio di luglio, l’uscente Presidente della Commissione Barroso - molto in pericolo allora e in fase di ricerca di appoggi per la rielezione - dopo un vertice europeo dell’8 luglio fece sapere a molti che, nel caso fosse stato confermato, avrebbe ritenuto che in fondo il migliore ministro degli Esteri fosse Massimo D’Alema. Sottolineando, come ho sottolineato di nuovo, che ciò mi pareva abbastanza scontato. Sottolineavo infatti come Berlusconi e D’Alema erano due sgomitanti nelle affollate tende di Gheddafi, e che allo stesso modo si trovavano - non più sgomitanti nel senso che le dacie sono un pochino più grandi - nelle dacie di Putin. Con la differenza che da una parte c’è Berlusconi con la evoluzione politica nella quale si è messo, perché non ha una strategia, mentre come dice opportunamente con il suo tono di già da Ministro degli Esteri Massimo D’Alema, ‘la Libia è strategica’. Lui non parla di pacche sulle spalle, etc. In realtà, se poi si vanno a vedere anche le diverse accentuazioni per quel che è riguardato il Libano, come si è giunti all’Unifil, una serie di cose dimostra che in realtà una convergenza strategica - per l’uno -, e nella quale si trova - l’altro -, ci sia. La proposta radicale dell’adesione di Israele nell’Ue, l’appoggio formale ed ufficiale del presidente Berlusconi: Con un solo fatto, che ad oggi non è stato fatto un solo passo in quella direzione. Non l’hanno fatta, ivi compreso il governo Prodi con D’Alema ministro degli Esteri
    17:09 Durata: 5 min 15 sec
  • L'elezione di Bersani alla segreteria del Pd. Ora il problema vero è questo, che non appena abbiamo l’elezione di Bersani, c’è la conferma di alcune cose: la prospettiva è quella della riforma elettorale e costituzionale per il proporzionale tedesco. Poi vengono fuori subito i richiami al possibile incontro sulle posizioni di Violante, in termini di riforma della giustizia ma anche di carattere costituzionale. A questo punto mi sembra chiaro che siamo di nuovo in un ricordo e in un rilancio dell’unità nazionale. Non ho detto ‘compromesso storico’

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    L’elezione di Pierluigi Bersani alla segreteria del Pd. Ora il problema vero è questo, che non appena abbiamo l’elezione di Bersani, c’è la conferma di alcune cose: la prospettiva è quella della riforma elettorale e costituzionale per il proporzionale tedesco. Già a luglio, in una lettera aperta a Bersani, avevo indicato come elemento sintomatico, perché questo è gradito da Casini e quindi rappresenta l’ennesima contro-riforma proporzionalista. Poi vengono fuori subito i richiami al possibile incontro sulle posizioni di Violante, in termini di riforma della giustizia ma anche di carattere costituzionale. Ciò ha provocato un interessante intervento di Rino Formica che notava ormai l’impossibilità di parlare di Costituzione, dinnanzi a quella che è ‘di fatto’, poiché cambia costantemente, e quindi non si può parlare di ‘costituzione materiale’. A questo punto mi sembra chiaro che siamo di nuovo in un ricordo e in un rilancio dell’unità nazionale. Non ho detto ‘compromesso storico’. Lo dimostra ad esempio un fatto: D’Alema sta battendo da due giorni, dicendo, ‘Ma in un paese democratico non provinciale, dinnanzi a una candidatura italiana, gli italiani e il governo non avrebbero che potuto sostenerla’. Su questo ho una piccola osservazione di fare, una curiosità, se ricordate una situazione britannica. Quando Tony Blair dopo 10 anni è uscito dalla sua leader britannica, si verifica il 27 giugno, il mercoledì dell’ultimo question time, una cosa sostanzialmente proibita alla Camera dei Comuni: una standing ovation nei suoi confronti. Fatto inedito che non si era nemmeno verificato nemmeno per la Thatcher. Il piccolo problema è che proprio in questi giorni viene fuori, nei confronti di Blair e non nei confronti di Brown o Milliband, che il ministro ombra degli Esteri dei conservatori dichiara: ‘La presidenza dell’Ue a Blair sarebbe l’opzione peggiore per il Regno Unito’. Poi il leader liberale dichiara: ‘La superstar Blair è l’uomo sbagliato per la Presidenza dell’Ue’. Solo per dire che, contrariamente a quello che pensa D’Alema, lì si ritiene che sia doveroso giudicare le idee e l’appartenenza politica, non la nazionalità! Lui scambia la provincialità vera, italiana e non europea, assumendola e rappresentandola pienamente anche quando millanta - ma magari è convinto di esprimere - una sua cultura democratica
    17:15 Durata: 7 min 55 sec
  • La campagna 'Emma for President' nel 1999 e l’ipotesi di una candidatura di Emma Bonino a guidare il Pd nel Lazio: Visto che sono messi come sono messi nel Lazio, è una proposta molto generosa: ‘Vediamo se riusciamo almeno nella sconfitta scontata nel Lazio, guadagnarci la sconfitta della Bonino che così libera anche il suo posto di vicepresidente del Senato. Ecco, per dire in che situazione di regime siamo

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    D’Alema ha finito il suo intervento dicendo: ‘Quando in Italia si finirà di cercare un Obama di fuori invece di riconoscere l’Obama dentro?’. Vorrei dire questo: nella campagna alle ultime elezioni europee ho mandato tre piccoli volantoni, e su quello a Roma c’è un pezzo di terza pagina intitolato: ‘Come si fa fuori l’Obama italiano’. Racconto come Berlusconi e D’Alema, contro il pericolo Bonino - con l’ultimo sondaggio che dava il 67 per cento molto d’accordo sulla sua presidenza e un altro 15 abbastanza d’accordo - fecero sì che le cose andassero in un altro modo. Il Presidente del consiglio, d’accordo con il capo dell’opposizione Berlusconi, prima candidò alla riconferma Prodi al posto della Bonino e poi Monti; subito dopo, dinnanzi al fatto che - avendo Emma fatto parte fino a qualche anno prima al gruppo parlamentare di Forza Italia - tutto il gruppo del centro-destra liberale, la poteva forse apprezzare, in quella prima votazione fu eletto Ciampi ed Emma Bonino ebbe il numero minimo di 15 voti. Ci fu infatti un’operazione militare di Berlusconi perché non accadesse quello che tutti gli osservatori internazionali si aspettavano. In quel caso si trattava di una donna, meno che cinquantenne, dalle caratteristiche di Emma conosciute in tutta Europa, radicale, militante; poteva essere nella realtà europea qualcosa che ricorda l’elezione di Obama. L’ipotesi di una candidatura di Emma Bonino a guidare il Pd nel Lazio: Visto che sono messi come sono messi nel Lazio, è una proposta molto generosa: ‘Vediamo se riusciamo almeno nella sconfitta scontata nel Lazio, guadagnarci la sconfitta della Bonino che così libera anche il suo posto di vicepresidente del Senato. Ecco, per dire in che situazione di regime siamo. Emma non è entusiasta, comunque lei ha risposto: ‘Non ho mai detto mai, poi vediamo’. Secondo i retroscena citati da Bordin, i dalemiani hanno fatto blocco su Gasbarra e, per tentare di bloccare la cosa, Bettini avrebbe tirato fuori il nome di Emma Bonino. Io ho detto subito: questo sarebbe un affare per loro, perché si liberano della Bonino. Ma detto questo, magari poi il diavolo fa male una volta il coperchio, e allora hai visto mai che malgrado tutto il centro-sinistra con la Bonino vince? Non lo pensiamo, ma soprattutto, per questo centro-sinistra? Per il centro-sinistra dalemiano? Vedremo, da noi la fantasia non manca, ma diciamo che non è una notizia se candidano Emma Bonino alla presidenza del X Municipio di Roma
    17:23 Durata: 10 min 26 sec
  • La tragica situazione delle carceri italiane. Da questo traggo la conferma di una convinzione: il degrado previsto della struttura istituzionale italiana è tale che richiede una risposta assolutamente straordinaria, che credo solo una forza che ha esperienza, ed è forza nonviolenta, forse può trovare un’alternativa non solo ai suicidi, ma anche agli assassini e alle rivolte legittimate

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La situazione carceraria italiana e il suicidio della neobrigatista Diana Blefari Melazzi. Oggi abbiamo il suicidio, direi preannunciato e organizzato, di una persona cui, mezz’ora prima, avevano comunicato la conferma di un ergastolo per l’assassinio di Biagi. Allora stamattina subito, grazie al lavoro di Luigi Manconi che mi ha parlato da tempo del caso di questa donna che era chiarissimamente in condizione psichiatrica patologica, per cui era stato possibile - grazie a Marroni, che resta un ottimo garante per le carceri del Lazio e all’allora sottosegretario Luigi Manconi - ottenere di mandarla a Sollicciano, spostandola invece dalla parte femminile di Rebibbia, che è la parte di Rebibbia che segnaliamo più spesso come problematica. L’avvocato - che non era l’avvocato d’ufficio come quel personaggio che abbiamo visto operare d’ufficio contro Cucchi, con un comportamento losco e fin troppo scoperto - aveva ottenuto che andasse una prima volta a Sollicciano; poi era tornata a Roma, dopo che un magistrato aveva nominato un perito, lo stesso perito che precedentemente aveva detto che la condizione carceraria era perfettamente giustificata per questa persona, e lo stesso perito ha confermato ciò. Lei si è suicidata, come previsto, perché si è fatto l’impossibile perché il suo suicidio avvenisse. Contemporaneamente ci stavamo occupando di una questione di Teramo; ho parlato cordialmente con il direttore del carcere di Sulmona, per annunciare che io non potevo andare oggi ma sarebbe andata Rita Bernardini. Infatti da Teramo è venuta fuori una registrazione nella quale il comandante delle guardie diceva a un altro interlocutore, una guardia: ‘Ma ti pare possibile che il massacro di un detenuto si fa su in stanza? Si fa al piano di sotto’. Questa è una cosa registrata. Su questo c’è un quotidiano nuovo a Teramo che ha sbattuto subito in prima pagina la notizia, e le citazioni dei comportamenti, e continua questa campagna: è ‘La Città’ di Teramo. Ma la cosa non finisce qui: io ho parlato ieri pomeriggio con il direttore del carcere di Sulmona, e ho letto che ieri c’è stato un altro suicidio. Io devo dare atto tra l’altro a Ristretti Orizzonti, ad Antigone, alle altre associazioni che sono mobilitate con una capacità di informazione straordinaria. Il tutto però ci porta ad una osservazione: dei 59 suicidi ad oggi già commessi quest’anno, 15 di più - mi pare - di quelli totali dello scorso anno, un quarto riguarda detenuti in isolamento. Il detenuto in isolamento teoricamente è quello per cui dovrebbe essere più difficile il suicidio, perché è guardato continuamente, etc. La visita nelle carceri organizzata dai parlamentari radicali il 15 agosto; la visita straordinaria prevista per la prima decade di dicembre nei Cie e nei centri detentivi per l’immigrazione. Da questo traggo la conferma di una convinzione: il degrado previsto della struttura istituzionale italiana è tale che richiede una risposta assolutamente straordinaria, che credo solo una forza che ha esperienza, ed è forza nonviolenta, forse può trovare un’alternativa non solo ai suicidi, ma anche agli assassini e alle rivolte legittimate. L’intervento di Tanzi alla manifestazione di Piazza Navona a nome di tutte le organizzazioni di Polizia
    17:33 Durata: 13 min 22 sec
  • Oggi questi segnali di ‘unità nazionale’ sono come quelli del ’76. C’era questa serie di referendum pericolosissimi, e lì l’unità nazionale diventa chiara: governo Andreotti, con Cossiga, etc.; scissione della destra nazionale per poter meglio cooptare una parte del Movimento Sociale, e tutto quanto fino alla fine degli anni ’70 con il caso D’Urso e P2-P38-PScalfari. Il caso Di Lenardo

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Oggi questi segnali di ‘unità nazionale’ sono come quelli del ’76. Dopo che noi nel ’74 avevamo vinto quella cosa che mandava un brutto colpo a Dopo che avevamo collaborato per la maggioranza nel Lazio e in diversi posti in Italia alle elezioni regionali del ’75, accadde quello, per cui nel Lazio fu grazie a De Cataldo che avvenne. A quel punto ci fu l’unità nazionale perché avevamo vinto quel referendum, perché in Italia stava andando all’aria l’iniziativa del compromesso storico. C’era questa serie di referendum pericolosissimi, e lì l’unità nazionale diventa chiara: governo Andreotti, con Cossiga, etc.; scissione della destra nazionale per poter meglio cooptare una parte del Movimento Sociale, e tutto quanto fino alla fine degli anni ’70 con il caso D’Urso e P2-P38-PScalfari. Io da decenni - spiega Pannella - sul fatto monopartitismo - non personalistico perché ci sia questo o quello, ma come lettura strutturale, insisto, e su questo abbiamo fatto le Europee, su questo continuiamo a lottare, questa è la nostra analisi. L’episodio Berlusconi D’Alema può essere inquadrato in una situazione per la quale in Italia, come appunto nel ’76 con il governo Andreotti, essendo in crisi manifesta la situazione di regime lo irrobustiamo; tu dissenti, lo sappiamo. Bordin: No, non dissento, ho il dubbio che la storia non si presenta mai due volte nello stesso modo. Pannella: E’ assolutamente coessenziale alla ricchezza radicale che si confrontino diverse sensibilità. Bordin: Allora è una parte in commedia. Pannella: No, non è una parte in commedia. Se c’è un teatro che è teatro, e non è commedia, è quella radicale. Io mi appassiono, certo tu sei più elegante di me. Tu sei elegantissimo e io sono appassionato. Bordin: Noto che tu hai una maglietta firmata, non io! A corroborare la tesi del monopartitismo imperfetto, c’è il caso attuale della regione Sicilia e il ruolo del Pd. Lo stato del Parlamento, le dichiarazioni di Fini e l’obiezione di Formica. L’ho citato per questo. Rino Formica, che è attento ai problemi costituzionali e via dicendo, è intervenuto sottolineando come il problema italiano è che non esiste Costituzione, perché se ci fosse la Costituzione materiale, questo non sarebbe stato immaginabile. Piuttosto ogni giorno se ne inventa una a livello costituzionale. Formica dice: se la Camera trova il governo che a un certo punto blocca sempre tutto perché non c’è copertura finanziaria, non fa lo sciopero ma continua a proporre fin quando la situazione non cambia. C’è un riflesso del presidente della camera che è molto solo, anche rispetto al presidente del Senato; anche perché Fini ha stabilito che la situazione è tale da comportare forse l’obbligo di un attivismo che non credo lui avesse previsto. Tu dici: allora c’era questo, oggi c’è quest’altro. Io dico che quello di allora non ha cessato di proseguire, è la stessa cosa, è quella storia. Oggi l’unica cosa che possono fare è impedirmi di dirlo in una qualsiasi televisione; che oggi la realtà della giustizia e dei carceri italiani nel sessantennio partitocratico, è a livello politico, civile e umano, infinitamente peggiore rispetto a quella del ventennio fascista. Questo è patente. Questa mattina avete ridato a Radio Radicale il caso Di Lenardo. Quando ci fu l’errore di fondo di Br e dintorni che se la presero direttamente con un americano, il generale Dozier, in un momento tutta la storia finì; vi fu una retata di persone che sapevano, e uno di questi - a torto o ragione - era Di Lenardo. Lo prendono, e a quel punto c’è un trattamento organizzato: una sequenza spaventosa. Lo prendono, nessuno sa che è preso, lo massacrano, gli fanno anche delle scariche elettriche che era una prerogativa francese in Indocina e Algeria, poi lo portano di notte fuori Padova, e gli dicono: ‘Adesso ti facciamo fuori, tanto nessuno sa nulla di te’, per farlo parlare. La cosa viene fuori per delle foto del corpo massacrato, perché lì abbiamo un magistrato che ha salvato l’onore d’Italia, Papalia credo. Sta di fatto che noi ne parlammo a Radio Radicale, ma siccome - come per Cucchi - c’era una documentazione straordinaria, con il corpo e anche il sesso martoriato, ne facciamo uno sfondo, Emma è d’accordo e lo utilizziamo per una trasmissione autogestita che avevamo allora sulla televisione nazionale. Alla diretta Emma parla in prima fila; dietro c’è la fotografia di Di Lenardo e del suo sesso martoriato. Che cosa è importante notare? Vogliamo ricordare Marino a Palermo? Vogliamo ricordare Muro Lucano? Noi siamo personalmente presenti in queste situazioni. Dall’altra parte invece non ci fu un cane di giornale a sbatterlo in prima, seconda o decima pagina. Era l’unità nazionale che iniziava a prefigurarsi. È la stessa sequela. Quando intervenivo nel 1977 in Parlamento, dicevo che c’erano allora due milioni di processi pendenti e aggiungevo: ‘Voi comunisti state sostenendo la sporca amnistia di classe delle prescrizioni’. Adesso sono 11 milioni di processi, ma la storia continua. La faccia nostra è vietata. Dal primo settembre non siamo andati neanche un secondo in voce né su Rai1, né su Rai2, né su Rai3
    17:46 Durata: 15 min 23 sec
  • Le elezioni regionali e l'ipotesi di alleanza con verdi e socialisti: Ci sarebbe un’intesa politica - che ancora non c’è - che marcia unita e dice a Bersani: ‘Noi nella nostra strategia politica ci auguriamo che si possa fare assieme un’intesa e un’alleanza politica’. Pre, post e durante le elezioni. Noi vogliamo un’alleanza politica che comporta certi cambiamenti. L'incontro con Bersani

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    L’operazione necessaria da fare in vista delle prossime elezioni. La manifestazione della polizia a Piazza Navona. Il problema è che forse sta maturando il fatto che nel nostro paese, qualcosa di gandhiano anche di massa - risposta nonviolenta, a partire da centri istituzionali - noi dobbiamo cercare di promuovere ed organizzarla. Io spero che con i verdi e i socialisti prenderemo questa occasione. E andremo da Bersani. Io voglio, come strategia, la possibilità di una grande e forte alleanza con il Pd. Ma in senso anti-monopartitismo attuale, e credo che sarà difficile far sapere che è questo il problema. Ma io non dispero che dopo 60 anni, in Parlamento, succeda: In fondo nel 1929 sei senatori non votarono il Concordato; anche alla Camera su altre cose vi furono assenze di decine e decine di assenze anche su altre cose nonostante l’elezione con il listone; adesso dobbiamo sapere che o c’è una lotta perché tutto questo finisca, altrimenti credo che la stella gialla che abbiamo messo sia stata più giustificata di quanto pensassimo. Per me il problema si pone non con dei fantasmi o delle parodie - ad esempio Sinistra e Libertà - ma con i verdi, noi, e quel che di socialisti sarà possibile aggregare anche al di là delle elezioni regionali. Ci può essere una coalizione di terza forza, una coalizione centrista, una coalizione alternativa. Ci sarebbe un’intesa politica - che ancora non c’è - che marcia unita e dice a Bersani: ‘Noi nella nostra strategia politica ci auguriamo che si possa fare assieme un’intesa e un’alleanza politica’. Pre, post e durante le elezioni. Noi vogliamo un’alleanza politica che comporta questi cambiamenti. Anche in Parlamento, quanti si sono fatti illusioni sulla natura ‘americana’ del Pd, prendano atto a tempo che la situazione è diversa e magari, come gli autori di Gomorra ed altro, lo comprendano anche loro. L’auspicio è che Roberto Saviano e altri come lui si rendano conto che forse è il momento nel quale uno scontro che sia una grande posta nazionale ed internazionale va prefigurato ed avviato. Gli incontri di Bersani con altri potenziali alleati, tutti tranne i radicali. Mercoledì pomeriggio ci sarà un pre-incontro, nel senso che lui ha telefonato ad Emma Bonino e gli ha proposto di incontrarsi; Emma ce lo ha comunicato e ha detto di avere impressione che fosse un incontro un po’ personale. Gli ha risposto e credo gli abbia detto che non si tratta di questo ma che sarà bene prevedere la possibilità di un incontro serio e profondo. Allora mercoledì dovremo vedere che possibilità ci sono di preparare un incontro serio e profondo
    18:02 Durata: 12 min 6 sec
  • Il futuro della convenzione con Radio Radicale: Il problema dunque non è di aiutare Radio Radicale a non morire, ma di aiutare le istituzioni a non morire. La questione rifiuti e malattie in Italia

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il futuro di Radio Radicale e la convenzione da rinnovare. Io ritengo che l’essenziale è ancora al di fuori della porta. Siamo a sotto zero in questa vicenda, perché anche quando abbiamo avuto articoli a favore, a mio avviso non si è voluto cogliere l’essenziale della vicenda. Qual è la situazione? Il Parlamento e il Governo italiani hanno ritenuto - loro - necessario che fosse garantito un servizio pubblico a favore di loro stessi, in particolare del Parlamento, perché il maggior numero di cittadini ne potesse conoscere le attività, in un momento in cui la stampa aveva abolito completamente i pastoni e la realtà parlamentare era sconosciuta, magari anche agli eletti. Quindi le istituzioni italiane hanno bisogno dell’aiuto di un servizio pubblico volto al conoscere per deliberare, per quanto possibile in questo Paese. Se ne sono convinti perché per 15 anni, a spese proprie, Radio Radicale - che si chiama ‘radicale’ perché è radio di partito e di parte radicale - proprio in quanto radicale ritenne di dover informare su tutto e tutti. Dopo che noi avevamo riflettere l’intera politica italiana, le istituzioni, gratuitamente, su questo servizio che noi davamo, era bene che essendo un servizio pubblico ci fossero delle regole stilate, e per questo serviva un contratto di servizio pubblico. I contraenti sono un Ministero e la società di Produzione, quindi il Governo e Radio Radicale. Il ministro Scajola è quello competente. Allora questo deve essere chiaro: che questo è un servizio pubblico che da quando è divenuto tale anche formalmente, non ha trovato ipotesi di concorrenza sul mercato. Ad un certo punto si è tentato di crearlo da parte pubblica, con un tentativo che dura da 11 anni, è poco dignitoso, e di cui le prime vittime sono i giornalisti della Rai tv, quelli di Gr Parlamento. Ho trovato solo un paio di persone in tutta Italia che evocano questo come un doppione di Radio Radicale. Il problema dunque non è di aiutare Radio Radicale a non morire, ma di aiutare le istituzioni a non morire. Quando noi rifiutammo il finanziamento pubblico, quindi in una situazione pre-editoria, dicemmo che lo avremmo accettato e convertito in servizio al Paese, in informazione. Per un anno ho distribuito un miliardo e mezzo per le strade, poi per un momento abbiamo avuto l’idea di bruciarli, però ci è sembrata un’offesa. E però dall’87 facciamo questo. Ma da allora non abbiamo una sola; l’unica che utilizziamo ha un mutuo che non abbiamo ancora finito di pagare. Notoriamente siamo i più poveri, siamo sempre esposti. Dall’87 abbiamo versato qualcosa come 160 miliardi di lire a Radio Radicale. Non all’organo di partito che poteva essere venduto in edicola, rifiutando allo stesso tempo la pubblicità che pure forse potremmo avere. Il problema allora è di non far crepare - come sta crepando - questa società, per assenza di democrazia, perché adesso parleremo del congresso radicale di alcune cose. Per esempio se ci sono e quanti sono i morti per tumore sicuramente determinati dal regime; sicuramente determinati per dove sono state messe le scorie del nord nel Sud. La questione delle navi dei rifiuti. Aldo Loris Rossi queste cose le ha ripetute al suo livello per 10-15 anni ma è stato tacitato di fatto. La Campania è stata coperta di tutti gli inquinamenti pericolosi di industrie che non aveva. Poi è probabile che se hanno buttato tonnellate e tonnellate di roba sul territorio campano, forse hanno trovato modo di buttarle anche nel mare campano. Il tasso di tumori in alcuni paesi della Sila; Bordin: Questo è problema serio, poi le indagini sono quello che sono perché la magistratura è quella che è. Pannella: Io continuo a dire che quando c’è strage di legalità, poi c’è strage di popoli: se teniamo conto di tutte queste situazioni campane, lucane, calabresi e anche friulane, scopriamo che sono migliaia e migliaia le persone morte in questo modo
    18:14 Durata: 17 min 51 sec
  • Il prossimo congresso di Radicali Italiani

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Ritengo che noi siamo un’organizzazione politica nonviolenta di grande storia, che può finire come tutte le storie - anche nel ridicolo - ma ritengo anche che noi abbiamo le energie accumulate - oltre a dna e genoma essendo storia di molte generazioni che ci sostiene - e grazie a una lettura della storia contemporanea che regge a tal punto che noi siamo i vietati. Era una battuta di Mauro Mellini degli anni ’60: ci dicono sempre ‘vieti’, solo perché siamo ‘vietati’. Oggi è necessario fare una lotta tanto grave quanto le lotte rivoluzionarie di un tempo, essendo nonviolente, avendo accumulato in termini di sapere ed esperienza, avendo attualizzato Gandhi e la nonviolenza organizzata. Il ruolo di Radio Radicale. Riunioni e dibattiti in vista del prossimo congresso di Radicali Italiani. Per questo congresso di Radicali italiani, che è una delle organizzazioni costituenti il Partito Radicale, credo dovremmo riuscire ad immaginare quanto è riuscito come comunicazione almeno alle elezioni europee - dobbiamo fare una lotta partigiana - adesso dobbiamo essere all’altezza di quel discorso e di questo abbiamo parlato L’appuntamento di Pannella a Marrakesh per una conferenza interministeriale
    18:32 Durata: 7 min 52 sec
  • Collegamento telefonico con Rita Bernardini dal carcere di Rebibbia. Il suicidio della neobrigatista Diana Blefari

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Rita Bernardini

    deputato (Candidati radicali nel Partito Democratico)

    Collegamento telefonico con Rita Bernardini. Con Isio Maureddu e Alessandro Litta Modignani abbiamo visitato la parte femminile del carcere di Rebibbia; abbiamo parlato con la direttrice, la dottoressa Lucia Zainaghi; in quel momento dalla direttrice c’era anche un magistrato molto giovane del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che era lì proprio per il caso del suicidio della Blefari.La cella è stata messa sotto sequestro. Poi siamo andati anche nel reparto dove era detenuta la Blefari, che è di donne con condanne definitive, anche abbastanza lunghe. Abbiamo chiesto anche i dati generali dell’istituto: 350 detenute su una capienza regolamentare di 250, quindi un certo sovraffollamento, anche se per la direttrice era abbastanza gestibile. Quello che risulta difficilmente gestibile è la carenza di personale, soprattutto di agenti di polizia penitenziaria; a fronte di un organico di 164 agenti donne, in forza operante ce ne sono 120 ed effettive 101, quindi all’appello ne mancano 63. È un istituto in grande difficoltà, comunque riesce a far lavorare il 60 per cento delle donne detenute; è abbastanza pulito, quando abbiamo girato nei reparti abbiamo trovato le celle aperte; le detenute non erano rinchiuse ma stavano facendo socializzazione. Per quanto riguarda la Blefari ci sono stati confermati problemi di carattere psichiatrico molto serio; non era in isolamento, anzi la sua cella rimaneva aperta durante il giorno; vero è che non faceva socializzazione durante il giorno proprio per i suoi problemi; non aveva problemi con le altre detenute e ci sono stati segnalati problemi anche in famiglia; anche la madre si era suicidata. Sicuramente insomma Diana Blefari non doveva stare in quel reparto, doveva essere curata e infatti proveniva da Sollicciano dove c’è un reparto psichiatrico. In questi giorni si trovava a Roma per il processo - sapete che pochi giorni fa è stata condannata all’ergastolo - ed era previsto che martedì sarebbe dovuta ritornare a Sollicciano. Pannella: Alcune notizie dicono che lei ha ricevuto la notizia della conferma ufficiale dell’ergastolo mezz’ora-un’ora prima di suicidarsi. Secondo, chi è il cretino o criminale magistrato che ha affidato una perizia psichiatrica su di lei allo stesso perito che precedentemente aveva assicurato la compatibilità delle sue condizioni di compatibilità con il carcere? Bernardini: Le stesse agenti che ci hanno accompagnato nel giro che abbiamo fatto, ci hanno detto che lì ci sono altre donne che hanno problemi psichiatrici e che non dovrebbero stare lì. Noi ne abbiamo anche incontrata una che nel momento della visita ha avuto una crisi epilettica; le stesse agenti ci dicono che queste donne non devono stare qui in regime carcerario Interrogazioni e interpellanze parlamentari sulle carceri italiane
    18:40 Durata: 6 min 59 sec
  • Pannella: Qualche decina d’anni fa dissi che finché non si sarebbe processato un Capo dello Stato - magari per assolverlo - secondo le norme costituzionali, non ci sarebbe stata speranza per il paese. Io dico che fin quando in questo Paese non vi saranno condizioni per le quali colpevoli di regime - di reati e di responsabilità comune e appartenenti alla classe dirigente - vadano in carcere e non siano detenuti a lungo, non si potrà parlare di giustizia in questo Paese

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: Qualche decina d’anni fa dissi che finché non si sarebbe processato un Capo dello Stato - magari per assolverlo - secondo le norme costituzionali, non ci sarebbe stata speranza per il paese. Io dico che fin quando in questo Paese non vi saranno condizioni per le quali colpevoli di regime, di reati e di responsabilità comune e appartenenti alla classe dirigente, non vadano in carcere e non siano detenuti a lungo, non si potrà parlare di giustizia in questo Paese. In senso tecnico e non morale io sono convinto che la partitocrazia sia un insieme di associazioni per delinquere; e infatti non si trova più il limite tra gossip, atti criminali, e del problema del rinnovamento politico e demografico del nostro Paese. Ancora sul suicidio della neobrigatista Diana Blefari Melazzi.
    18:47 Durata: 6 min 22 sec
  • L'assassinio dei fratelli Mattei: Alemanno aveva annunciato di voler dedicare una strada - credo una via piccola e di periferia - a quell’episodio importantissimo; ha lasciato cadere perché ha avuto paura di apparire di parte, io invece lo ripropongo ufficialmente

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito

    L’assassinio dei fratelli Mattei all’inizio degli anni ’70. Io mi sono impegnato allora perché c’era un magistrato comunista, compagno di scuola, che cercava di capire. E fu sottoposto a un linciaggio da parte di tutti quanti. Io mi recai da questo amico e in pieno Palazzo di Giustizia dissi che era una vergogna; la fine che fatto quel magistrato, vabbè. Alemanno aveva annunciato di voler dedicare una strada - credo una via piccola e di periferia - a quell’episodio importantissimo; ha lasciato cadere perché ha avuto paura di apparire di parte, io invece lo ripropongo ufficialmente, lo propongo all’opinione pubblica, con il responsabile che pure attualmente è in America Latina. Per dire come all’interno di tutti questi episodi ci sono delle serie tragedie personali
    18:53 Durata: 3 min 9 sec
  • Conclusioni

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito

    Il Congresso di Radicali Italiani. Il Consiglio generale del Partito Radicale nonviolento, transnazionale e transpartito.
    18:56 Durata: 6 min 17 sec