28 MAR 2010
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - RADIO - 17:07 Durata: 1 ora 47 min
Scheda a cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 28 marzo 2010 , condotta da Massimo Bordin con gli interventi di Massimo Bordin (direttore di Radio Radicale), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 1 ora e 47 minuti.

Questa rubrica e' disponibile anche nella sola versione audio.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Le ultime ore prima della chiusura dei seggi per le elezioni regionali
    17:07 Durata: 3 min 57 sec
  • "Berlusconi non è un genio, nemmeno del male. Lui non è l'autore ma il prodotto della partitocrazia. Ha provato, tra '94 e '96, a essere il partito liberale di massa, ha provato ad essere in molti buoni rapporti con noi, anche con Martino che aveva posizioni liberali allora e non solo liberiste". "Ma dal '96 ha smesso di crederci, di credere in fondo anche a se stesso come grande innovatore liberale"

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    L'affluenza alle urne alle ore 12: "E' importante vedere l'astensione a fine pomeriggio. Quella dà il senso se c'è una grossa astensione, anche se finora non mi sembra ci sia un calo molto sensibile". "Sarebbe importante vedere quale sia il calo al centro-nord, poi al centro, e infine al sud". "Poi bisogna vedere se i gladiatori aiutano o non aiutano", dice Pannella con riferimento ai "difensori del voto" messi in campo dal Pdl. "Un tempo c'era la Gladio, adesso ci sono i gladiatori"; "ieri loro stessi hanno fatto il seminario di formazione dei gladiatori; non so se ci fossero anche le arti marziali o cosa, ma ho l'impressione che ci fosse un contributo da parte dei dirigenti del seminario che forse suggerivano cretinate". Il vademecum elettorale della Lega: "Bisogna riconoscere che Maroni intanto ha difeso il questore da questi coglioni di suoi compagni, compreso il capo di noi tutti che, come ho detto, di testa - poverino - non c'è più, reagisce solo". I precedenti delle dichiarazioni di Silvio Berlusconi; l'esempio Alitalia. "Berlusconi non è un genio, nemmeno del male. Lui non è l'autore ma il prodotto della partitocrazia. Ha provato, tra 94 e 96, a essere il partito liberale di massa, ha provato ad essere in molti buoni rapporti con noi, anche con Martino che aveva posizioni liberali allora e non solo liberiste; da una parte - bisogna anche dirlo - c'era la campagna della gioiosa macchina da guerra, e invece la sua era più antipartitocratica. Mi aveva nominato Ministro degli Esteri in campagna elettorale; aveva compiuto un atto di intelligente liberalità politica: nonostante io a Roma mi fossi candidato contro Gianfranco Fini e lui, lui in 7-8 circoscrizioni, davvero motu proprio, non presentò i candidati di Forza Italia, e questo determinò l'elezione dei nostri candidati. Ricordiamo anche queste cose. Ma dal '96 ha smesso di crederci, di credere in fondo anche a se stesso come grande innovatore liberale". "Perché poi chi è capace di tutto va a sbattere e ci porta a sbattere tutti quanti. E saranno pronti i corvi, tutti interni, e non penso a Fini. Tanto che lui sente di dover avere come uomo suo non uno dei suoi ma Massimo D'Alema"
    17:10 Durata: 15 min 40 sec
  • "Può accadere, sta già accadendo, di tutto. E noi siamo esperti in resistenza, per il fatto che campiamo da 60 anni nelle condizioni in cui siamo. E devo dire che si è duraturi se si è anche duri. La durezza della cultura, del disegno, dell'organizzazione della lotta. E la continuità ti dà anche durezza. Ed è quello per cui resistiamo. Siamo quelli, come di nuovo ha detto Bersani precisando che era un 'complimento', che sono biodegradabili"

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: "Io ritengo che bisogna dire: all'armi cittadini! Ovviamente 'alle armi' detto da noi vuol dire che qua si gioca tutto. Noi diciamo 'all'arme' perché per noi nonviolenti l'arma è la nonviolenza". I radicali, da sempre "armati di nonviolenza". Le differenze tra nonviolenza, anti-militarismo, pacifismo. "Dico all'arme perché può accadere, sta già accadendo, di tutto. E noi siamo esperti in resistenza, per il fatto che campiamo da 60 anni nelle condizioni in cui siamo. E devo dire che si è duraturi se si è anche duri. La durezza della cultura, del disegno, dell'organizzazione della lotta. E la continuità ti dà anche durezza. Ed è quello per cui resistiamo. Siamo quelli, come di nuovo ha detto Bersani precisando che era un 'complimento', che sono biodegradabili". "Una visione in cui assolutamente mi riconosco: perché da noi, come noto, basta che paghi la tessera ed è assolutamente legittimo esercitare la tua libertà". L'esempio di Benedetto Della Vedova e della "'grande campagna' de L'Opinione a favore della Polverini". "Noi siamo biodegradati delle altre concezioni del 'partito', e non vogliono capirlo". "L'estate scorsa io feci una lettera aperta a Bersani, dicendo: tu vuoi il sistema elettorale tedesco, come lo vuole D'Alema. D'Alema è un altro di quelli 'pas d'ennemie à droite', non ci sono nemici a destra, mentre a sinistra ci sono pidocchi nella criniera e traditori da assassinare. Nella situazione di oggi è chiaro che Bersani ha acquisito un suo percorso che è esattamente opposto" rispetto alla "linea di D'Alema - che è una linea da prima metà degli anni Cinquanta"
    17:26 Durata: 9 min 29 sec
  • "Per me è il dissesto ideologico che ha provocato quello idrogeologico". Berlusconi e D'Alema, "l'uno e l'altro hanno chiuso; e Bersani, che era dalemiano, nel momento in cui ha voluto tentare di fare davvero il segretario del partito, lo ha fatto. Bersani ha dimostrato di essere sensibile a questa correzione storica, e io insisto: dobbiamo fargli fiducia, nel senso che fare fiducia vuol dire aiutarlo"

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    "Il regime è un regime potente perché ha 60 anni, questo tipo di partitocrazia è l'antropologia della penisola, ma davvero quelle cose che apprendiamo del territorio sono un'allegoria della realtà partitocratica: abbiamo più del 50 per cento del territorio in grave rischio idrogeologico; una situazione maturata in questi 60 anni. Uno degli slogan nostri radicali era: 'La prima cosa da fare è avere i geologi di quartiere appena in tutta Italia avremo 600 studenti in geologia'. E' un disfacimento che diventa anche materiale. E abbiamo il 'faraone' che è nella fase in cui vuole farsi pure la piramide, nella fase in cui la solitudine del capo che non ha davvero grandi collaboratori, perché ne ha paura dei grandi collaboratori". "Vuole farsi la piramide: 'io sono il più grande', 'il più bravo', e così pensa al Ponte di Messina, mentre a 10 kilometri la gente muore come nel quarto mondo; piove e muoiono". "Dinnanzi a queste evidenze, oltre al Ponte, lui che fa? Passa sull'altra sponda del Mediterraneo e va in Africa". I rapporti di Berlusconi con Gheddafi. "La coppia politica Tremonti-Lega". Berlusconi e D'Alema, "l'uno e l'altro hanno chiuso; e Bersani, che era dalemiano, nel momento in cui ha voluto tentare di fare davvero il segretario del partito, lo ha fatto. Bersani ha dimostrato di essere sensibile a questa correzione storica, e io insisto: dobbiamo fargli fiducia, nel senso che fare fiducia vuol dire aiutarlo. E allora l'aiuto è questo: non esiste che nell'area democratica non ci si chieda che strategia abbiamo", a partire da un'analisi dei rapporti tra Berlusconi e D'Alema. La Lega e le banche: "Voglio le banche, è un dibattito esplicito al loro interno". "Dobbiamo stare attenti perché sia a livello finanziario, tutto sfugge, e Tremonti diventa - grazie al voto degli altri - il regista, per capacità, di tutte queste operazioni. E siccome Tremonti non è un piccolo opportunista, ma è un trasformista, nel senso che gioca sulla trasformazione dell'esistente per meglio conservarlo, ha una forza oggettiva notevole. Perché è anti-mercatista, poi dio-patria-famiglia, ritiene di essere al di sopra di ogni sospetto". "Il problema è che senza diritto è senza democrazia, è la catastrofe. È letteralmente vero che dove c'è strage di democrazia, c'è strage di popoli". Le vicende dei militari italiani all'estero e le loro morti misteriose. "Per me è il dissesto ideologico che ha provocato quello idrogeologico". "A macchia di leopardo, preannunci della peste stanno descrivendo una geografia che va dalle Alpi alle 'Ande' interne. Se poi a tutto questo aggiungiamo i problemi urbani e altro, un sistema di potere orientale che non riesce a essere efficace ed efficiente, io dico che oggi c'è il rischio immediato di colpi di mano, di colpi di testa, di colpi di coglionaggine. Colpi che nelle democrazie non riescono, ma che nella partitocrazia, come in tutti i regimi forti, riescono"
    17:36 Durata: 21 min
  • "All'interno del regime, io ritengo che se dovessero prevalere i nemici designati di Berlusconi - cioè Annozero, Ballarò che crea la candidata della destra - se loro andassero a guidare il regime come Berlusconi guida il regime, ritengo sarebbero ancora più pericolosi, perché con meno scrupoli piccolo-borghesi, moralistici che Berlusconi potrebbe avere"

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La fotografia dell'attuale regime secondo Pannella: "Da una parte abbiamo il clerico-fascismo patente, di Bagnasco e Silvio. All'interno del regime, io ritengo che se dovessero prevalere i loro nemici designati - cioè Annozero, Ballarò che crea la candidata della destra - se loro andassero a guidare il regime come Berlusconi guida il regime, ritengo sarebbero ancora più pericolosi, perché con meno scrupoli piccolo-borghesi, moralistici che Berlusconi potrebbe avere". Quanto a Ballarò e Annozero, "nei confronti dell'opposizione radicale, storicamente sono stati molto più fascisti di quanto non siano stati tutti gli altri messi assieme. Quando arriviamo negli ultimi sette mesi, nei quali loro ospitano tutto e tutti, e nemmeno un secondo di possibile 'ascolto' di un sospiro radicale, hanno riflessi assolutamente totalizzanti, totalitari e demagogici". "Al regime va benissimo, perché in fondo in due anni loro hanno proposto l'unica difficoltà seria per il governo radicale del Lazio, ovvero la Polverini, altrimenti non trovavano nulla sul mercato". "Ritengo che noi siamo avvertiti come la cosa più pericolosa della situazione e che quindi c'è un imperativo: noi non dobbiamo esistere. Perché è vero, hanno avuto alla prova: alle elezioni europee, con la campagna più 'di sinistra', più dura, più partigiana, abbiamo avuto la fiducia di più da destra che da sinistra. Quindi, divieto. Mentre Tonino va benissimo, full-time, perché non toglie un voto a Berlusconi e agli altri. Fini va bene alla sinistra, perché essa ritiene che Fini indebolisce Berlusconi. Lo stesso a Berlusconi interessa avere una opposizione che colpisca la forza complessiva dell'opposizione di sinistra. Quindi oggi quando dico all'arme, dico che bisogna sapere fare la resistenza". La manifestazione-occupazione della Rai da parte dei radicali, dopo che questa settimana si sono susseguiti gli interventi del premier in televisione: "Come radicali ci prepariamo anche ad aggiornare le tecniche di 'guerriglia' nonviolente. Guardate non c'è solo la Rai con le sue sedi; ci sono anche le prefetture che rappresentano il governo nelle città italiane". Per organizzare tale resistenza, allargandola, potranno servire i prossimi appuntamenti della galassia radicale: "Il Partito Radicale a fine maggio, inizio giugno, vedremo di avere un Consiglio generale di dimensioni migliori e più forti di quelli avuti negli ultimi anni: uno degli obiettivi è quello di rendersi conto che la biodegradabilità è un pregio, tanto è vero che noi - biodegradati da decenni - oggi vorremmo far riflettere le altre forze politiche"
    17:57 Durata: 13 min 48 sec
  • "Dev'essere chiaro che il fronte avversario è costituito dalla destra di regime e dalla sinistra di regime". "Può darsi che in alcuni casi sarà bene manifestare il sostegno dinnanzi al palazzo della Regione, piuttosto che andare a manifestare il sostegno a sedi di partiti democratici stranieri - penso ai periodi anche universitari -, il giorno in cui la realtà antidemocratica dovesse scontrarsi con l'esercizio doveroso e capace delle funzionali e istituzionali del palazzo della Regione".

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    L'interlocuzione dei radicali con il Partito democratico: "Rispondo anche a quanti dicono: 'Ma la Bonino presidente del Lazio, in una situazione così anti-democratica'? E' una situazione drammatica in questo contesto". "Io rispondo: no, perché la Bonino e noi, la candidata radicale, non li deluderemo. Sin da adesso, se la Presidente di una regione porrà i problemi della Costituzione italiana, di diritti costituzionali e diritti umani, come quando lei dice: basta a una regione introvertita, ma sì a una regione d'Europa. E quindi coincide da una parte questa assunzione di responsabilità istituzionali a capo di una coalizione, ma di fianco anche l'organizzazione militante partigiana radicale che è 'anti'-nulla ma pro-riforma costituzionale e democratica. Siamo anche un po' militanti, sì, partigiani che magari possono se necessario andare a manifestare a sostegno della Regione invece che andare ad occupare. Nelle prospettive io vedo sicuramente i partigiani avere il problema non solo di occupare postazioni nemiche, ma anche quello di accorrere a sostenere la legittimità democratica e la legittimità costituzionale". "Oggi c'è piena legittimità rappresentativa e istituzionale del Presidente di Regione, che è un parigrado di quelli nazionali". Bordin: "Però se usi il termine 'partigiani', introduci un altro concetto che non è solo quello del rapporto tra istituzioni dello Stato, ma è la messa in discussione". Pannella: "dello Stato occupato. Certo, io non mi sono mai fatto illusioni: la nonviolenza da una parte dà visibilità a drammi politici, dall'altra parte io rifletto anche sul fatto che 30 anni fa - un'estate - noi non facemmo una marcia antimilitarista e ci convocammo a San Paolo perché sapemmo che buona parte dei dirigenti comunisti avevano deciso di non dormire a casa loro. E quindi immediatamente dicemmo: non su, ma a Roma. E quando ci fu quella estate l'Italicus, eravamo i primi, dopo un'ora, davanti al Viminale. Quindi io non escludo che occorra correre in Puglia, in Piemonte, nel Lazio, e difendere materialmente dalla partitocrazia - in quanto tale antidemocratico - le forme di stato di diritto che si manifestassero". "Dev'essere chiaro che il fronte avversario è costituito dalla destra di regime e dalla sinistra di regime". "Può darsi che in alcuni casi sarà bene manifestare il sostegno dinnanzi al palazzo della Regione, piuttosto che andare a manifestare il sostegno a sedi di partiti democratici stranieri - penso ai periodi anche universitari -, il giorno in cui la realtà antidemocratica dovesse scontrarsi con l'esercizio doveroso e capace delle funzionali e istituzionali del palazzo della Regione"
    18:10 Durata: 10 min 59 sec
  • La sfida in Piemonte e la sfida in Campania

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La partita del Piemonte: "Quella Piemonte-Lazio è una sola battaglia. Non è un caso che poi esiste qualche radice profonda comune con Mercedes Bresso, che in tutta la sua autonomia è una compagna che io ho conosciuto negli anni Settanta", quando militava nel Partito radicale. La necessità e l'urgenza di un "dibattito nel, per, del Pd". La presenza della Lista Bonino-Pannella in Piemonte e nel Lazio: "Se [in queste due Regioni] ci dovessero essere gli stessi esiti, negativi o positivi, sarebbero un grosso evento perché colorerebbero di vittoria o addirittura di trionfo chi le vincesse entrambe". "In Puglia pare che vinca il centro-sinistra. Se ci fosse Piemonte, Lazio e Puglia, mi dispiace che per Callipo siamo arrivati troppo tardi". La situazione campana: "C'è stata questa riunione che mi è parsa psicologicamente buona, non risentendo di gravi rotture interne tra le due componenti radicale campane. Al solito, la politica può fare miracoli. Adesso, vediamo". "Posso essere presuntuoso e dire che sono un po' napoletano. Ma non trovo ancora culturalmente e intellettualmente il bandolo. Cerco di comprenderlo, ma sono davvero desolato che anche per motivi di stanchezza fisica, Aldo Loris Rossi, una grossa risorsa intellettuale e di mobilitazione, si sia in questo momento appartato. Ha la piena legittimità di essere stanco, ma sono convinto che la cura alla stanchezza non è necessariamente il rassegnarsi ad abbandonare delle postazioni nelle quali si è oggettivamente preziosi". "La legittimità la difendo, ma poi bisogna vedere come si governa questa legittimità"
    18:21 Durata: 12 min 5 sec
  • Il trattamento dei radicali da parte della Stampa: i casi del Corriere, del Foglio e della Stampa. Conclusioni

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La necessità di una trasmissione straordinaria per lunedì. I commenti post-elettorali. L'atteggiamento della stampa nel corso della campagna elettorale: "Conta anche il tipo di spazio. Mi dispiace dirlo, ma sono addolorato per il Corriere della Sera. Alla fine Ottone che metteva in prima pagina, ed era Ottone, Pier Paolo Pasolini. Quel Pasolini che era chiarissimamente nella fase radicale, e già allora anche Leonardo Sciascia". "Sono addolorato, perché poi in fondo, Alla fine il meglio che gli si può augurare è che i poteri forti loro si compongano con la Lega. Figurati un po'! Le cose che si sentono sulla Rcs, Tremonti e Lega che vogliono tradurre il loro potere anche rispetto ai poteri forti". La Stampa e il ritorno di Mimmo Candido: "Lo sento un po' presente, attuale, meno invece qualche firma culturale-politica che prometteva molto bene al Corriere della Sera". Il rapporto con Paolo Mieli. Dialogo effettivo con Paolo Mieli, il Corriere della Sera sta approdando, sta andando verso una direzione, devo dire, abbiamo splendidi editoriali di Galli Della Loggia sulla religiosità menomale che c'è il Foglio. Se quelle cose dobbiamo leggerle, meglio leggerle sul Foglio, sono più interessanti". "Giuliano è Giuliano, ha una personalità". La Bonino e il Foglio. "Anche la giornalista che aveva scelto di mandare nel Lazio. Ma devo dire che in fondo Giuliano magari gli faceva piacere che sul suo giornale si scrivessero queste cose. Dentro di sé sa che il suo schema per cui la secolarizzazione è la fine, lui questa cosa di sufficienza non la crede fino in fondo". La campagna di Vincino sul Foglio e l'inchiesta di Marianna Rizzini, confermata dai sondaggi apparsi sul Sole 24 Ore. Edizione straordinaria della trasmissione Pannella-Bordin alle 21 di lunedì. "Emma, Emma, Emma!", conclude Pannella
    18:33 Durata: 20 min 8 sec