25 APR 2010
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - Radio - 17:13 Durata: 2 ore 1 min
Scheda a cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 25 aprile 2010 condotta da Massimo Bordin con gli interventi di Massimo Bordin (direttore di Radio Radicale), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito).

Tra gli argomenti discussi: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 2 ore e 1 minuto.

Questa rubrica e' disponibile anche nella sola versione audio.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    Marco Pannella è in collegamento telefonico da Bruxelles. Gli eventi politici della settimana; l'agenda politica dei Radicali
    17:13 Durata: 2 min 21 sec
  • Pannella: "Ho seguito con ammirazione l'intervento - anche sostanziale, non solo formale - del Presidente della Repubblica alla Scala di Milano, mentre ho per le due ultime frasi finali il disaccordo più assoluto. Questa storia dell'Italia che adesso celebra, avendo vinto e ritrovato l'unità nazionale. Devo dire, magari sarà l'unità nazionale, ma noi da una settimana dicevamo che c'era 'un disegno di unità nazionale'". "Capisco che potesse essere un'esortazione, ma questa diventa meramente retorica se presentata in questo modo, perché non aiuta ma anzi tende oggettivamente a impedire l'intelligenza della situazione nella quale ci troviamo"

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    "La mattinata a Radio Radicale è stata splendida; il dibattito di ieri a Perugia con Galeazzi, Nuzzi, Domenech, Willan, è davvero un fatto da antologia, da tenere bene in vista e ricordare spesso che chiunque può andare a riascoltarselo. Si può anche dire semplicemente - senza svalutare nulla - quanto diceva Ernesto Rossi, che 'quando si tratta del Vaticano, gratta-gratta e trovi la roba'; grossomodo era la morale di stamattina, anche perché si sottolineava giustamente la differenza tra il fatto molto concreto del Vaticano da una parte, e dall'altra parte quella cosa più generale che è la Chiesa come può essere invocata in modo diverso, dai credenti cattolici in particolare. Un dibattito straordinario. E in più straordinario anche l'intervento del Presidente della Repubblica ieri sera alla Scala; straordinario anche perché le reazioni della sala, comunque la si sia voluta selezionare - ormai abbiamo una seria esperienza di queste atmosfere - devo dire che trasmettere per radio quell'entusiasmo che sembrava liberatorio, sembrava la sorpresa di qualcuno che rivedesse qualcosa che riteneva scomparso". "Credo sia stata forse la prima volta che ho ascoltato da una radio una atmosfera favolosa, giustificata, seria, grave, allegra ed entusiasta anche. E anche questo non è secondario". "Ma noi abbiamo un nostro punto di vista. E allora devo dire che ho seguito con ammirazione l'intervento - anche sostanziale, non solo formale - del Presidente della Repubblica, mentre ho per le due ultime frasi finali il disaccordo più assoluto. Questa storia dell'Italia che adesso celebra, avendo vinto e ritrovato l'unità nazionale. Devo dire, magari sarà l'unità nazionale, ma noi da una settimana dicevamo che c'era 'un disegno di unità nazionale'. Adesso da tre giorni ce la troviamo ufficialmente: la celebrazione dell'unità nazionale. Noi abbiamo ritenuto che l'unità nazionale degli anni Settanta è stata una catastrofe o un punto catastrofico della democrazia e della legalità italiana, e adesso c'è questa celebrazione del passato come celebrazione di un presente omogeneo e in continuità positiva con quel passato, francamente la ritengo un'analisi che non ha nessuna verifica fattuale; l'Italia non è quello che il Presidente oggi evocava nella parte finale del suo discorso. Capisco che in qualche misura potesse essere un'esortazione, ma un'esortazione che diventa meramente retorica se presentata in questo modo, perché non aiuta ma anzi tende oggettivamente a impedire l'intelligenza della situazione nella quale ci troviamo". Il ritorno di "Alleanza per l'Italia" di Francesco Rutelli; le critiche al figlio di Bossi per "il reato di non tifoseria per la nazionale italiana"; "anche in un convegno sindacale che ho sentito le notti scorse, molto bello da Radio Radicale, è l'unica volta che ho trovato un'analisi strutturale ed allarmata di tipo europeo"
    17:15 Durata: 8 min 23 sec
  • Le "celebrazioni dell'unità nazionale" vengono "nel momento in cui questa maledetta, vecchissima Europa delle patrie sta distruggendo anche le patrie e non solo l'Europa". Comunisti, democristiani e radicali di fronte all'integrazione europea. "Fu proprio Winston Churchill che aveva più chiaro il rischio che se non si fossero fatti passi molto decisi verso gli Stati Uniti d'Europa, si sarebbe ripetuto quello che lui diceva sarebbe accaduto dopo Versailles"

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Le "celebrazioni dell'unità nazionale" vengono "nel momento in cui questa maledetta, vecchissima Europa delle patrie sta distruggendo anche le patrie e non solo l'Europa. Qui in Belgio abbiamo l'ennesima crisi, nel corso della quale sentivo alla radio esponenti politici - soprattutto fiamminghi ma non solo - dire: 'Ma tanto il Belgio che cos'è più ormai?'. E quindi la morte della patria europea è anche la fine delle impossibilità denunciate dal Manifesto di Ventotene: le sovranità statali non potevano e non possono nel modo più assoluto garantire né democrazia, né sviluppo, né benessere ai cittadini di questi Stati". Il federalismo: "Credo che su questo potremmo rincarare la dose; dire che l'anno scorso, celebrando il 20 settembre a Londra, venne fuori la perfetta coincidenza dell'evento - devo dire anche manzoniano, perché allora venne ricordato come il cattolicissimo liberale Manzoni si convinse che il 20 settembre fosse assolutamente necessario. Ma perché? Perché quelle rivoluzioni nazionali avevano luogo a partire da aspirazioni, rivendicazioni liberali, non più giacobine, non più napoleoniche". "Io credo che noi abbiamo il problema, di nuovo, della 'peste italiana' che è ormai già divenuta peste europea. Stando qui a Bruxelles, sono appena passato al Parlamento europeo, ma non posso non ricordare che la presidenza prima di quella attuale è stata quella che ha dato un'immagine coerente con l'identità ignobile di questo Parlamento che viene 25 anni dopo quel Parlamento europeo che votò il progetto di riforma Spinelli. Della quale già dagli anni 90 è iniziata una lunga reazione reazionaria a quella visione, incardinatasi in atti parlamentari. Il parlamento europeo è un parlamento partitocratico; non ha problemi di legge elettorale perché l'unica legge che conosce è il D'Hondt, e tutto si basa su quello. Il 'manuale Cencelli europeo' è molto più Cencelli ancora di quello italiano". La preparazione del trattato di Lisbona: "Il Parlamento allora accettò di fatto di non dibattere, in modo non decoroso, questo grande appuntamento". "Ormai se vediamo anche il Belgio, la situazione greca, le reazioni tedesche, c'è veramente la Vecchia Europa". "E sentiamo Tremonti dire parole molto sagge su questo: e mi viene da sorridere perché Tremonti ebbe a lagnarsi una trentina di anni fa perché mi accusò di averlo attaccato in Parlamento europeo in modo troppo duro perché lui era stato uno dei primi a chiedere che si andasse avanti un po' alla giornata, e che si ritenessero le regole che venivano adottate come regole come pronte per essere scavalcate. Siccome lui veniva lì a nome di uno Stato che doveva ancora essere considerato - dicevano - di tradizione addirittura federalista, questa posizione gliela rimproverammo". E oggi, intanto, "non sanno trovare di meglio che parlare imprudentemente di quella 'unità nazionale' che noi per primi, otto o dieci giorni fa, abbiamo evocato. Questa mi pare di nuovo la realtà che si sta riproponendo, e infatti grazie alla celebrazioni quello che viene fuori è la celebrazione dell'obiettivo dell'unità nazionale". "Tranne qualche bandiera messa per coreografia, non c'è mai l'Europa al posto dell'Italia. E pensiamo che il Benelux era il componente più intransigentemente federalista dei primi sei membri, e oggi si sta sbriciolando tutto". La tradizione comunista italiana e l'Europa: all'inizio degli anni 80, "a dire la verità, era accaduto che tra gli 'splendidi' indipendenti di sinistra, venne fuori un tale Altiero Spinelli. Che era già eletto in Italia. Ma forse da quel punto di vista potremmo dire che ci fu un inizio buono di revisione nel senso che io auspicavo; cioè la candidatura di Altiero, l'allineamento su Altiero era faticoso ma c'era. Però poi accadde che quando sull'Atto unico del Lussemburgo, noi già dall'estate ci trovammo ad essere contrari a quella che qualcuno considerava una grande presidenza, quella di Delors, e Altiero - siccome era contrario come noi - i comunisti non lo facevano parlare, e lui riuscì a parlare alla fine solo perché io avevo tre o quattro minuti come non iscritto che cedetti a Spinelli che così poté finalmente prendere la parola su una pagina così importante della storia europea". "Indubbiamente l'Europa democristiana seguì in gran parte la posizione non solo europeista ma anche federalista. L'altro giorno si sono celebrati i 90 anni di Emilio Colombo; io devo dire che Colombo come presidente del nostro Parlamento europeo, e persino il ministro degli Esteri Andreotti - in quanto italiani - davvero in quel momento ebbero dei grandi meriti. Pensiamo per esempio al contributo fortissimo di Andreotti con il governo Craxi che diede per l'entrata della Spagna che già allora aveva delle difficoltà da affrontare. Basta ricordare anche che, prima dell'Atto Unico, a Milano c'era il turno italiano e Bettino Craxi e il governo fecero unanimemente loro la nostra posizione, che era quella di Altiero. Poi però tutto questo si è venuto perdendo. Accadde perfino che un anno, un anno e mezzo dopo, noi che eravamo stati dal giorno in cui eravamo entrati in Parlamento i più intransigenti federalisti, emblematicamente - non volendo riconoscere come sconfitta la nostra posizione -, pur essendo contrari alle evoluzioni successive all'Atto Unico, dichiarammo che avremmo normalmente dovuto votare contro, ma che invece uno solo dei Radicali restava a votare e faceva una dichiarazione ancora positiva, ma dicendo che se fosse continuata così sarebbe stata l'ultima, perché comincia - già allora dicemmo - a essere sottovalutata questa maledizione dell'Europa delle patrie. A proposito della quale stranamente si dimentica che fu proprio Winston Churchill che aveva più chiaro il rischio che se non si fossero fatti passi molto decisi verso gli Stati Uniti d'Europa, si sarebbe ripetuto quello che lui diceva sarebbe accaduto dopo Versailles"
    17:23 Durata: 21 min 26 sec
  • "Credo che noi dovremmo sottolineare un altro passo importante, cioè che Gianfranco Fini per quattro volte in questi ultimi giorni, en passant, ha detto che lui è per l'uninominale: è l'unica cosa, davvero, di per sé suscettibile di rappresentare delle conseguenze importanti. Io non mi dimenticherò mai di ripetere che l'uninominale oggi ha una sua attualità perché pone al centro le responsabilità delle persone"

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La settimana della politica italiana: "Io tenderei a fotografare il punto di arrivo della settimana. Abbiamo la proposta di Bersani che dice: 'Coalizione delle opposizioni'. Se questo è un progresso rispetto alle posizioni di Di Pietro o di De Magistris può darsi, ma io non me ne accorgo, almeno in termini di strategia. Poi si inseriscono degli elementi di verità: Francesco Rutelli resiste; ha fatto il suo convegno per dire che hanno avuto dei buoni risultati di base, ed è vero, poi però viene fuori che lui - che di già quando passo ai Verdi, che non si erano mai occupati di queste cose, li fece impegnare per la prima volta nella loro disastrosa scelta politica nazionale - con una piccola differenza: che allora proponeva il doppio turno alla francese, mentre noi eravamo già per l'uninominale. Adesso Francesco dice di essere per il sistema tedesco, che è notoriamente quello di Casini, di una parte del Pdl e anche di D'Alema". "Perfino il Partito Democratico di Veltroni nel suo programma diceva di essere a favore dell'uninominale, ancorché a doppio turno, anche se 'veltronianamente' diceva: 'Noi saremmo per, però forse è più realistico". "A questo punto credo che noi dovremmo sottolineare un altro passo importante, cioè che Gianfranco Fini per quattro volte in questi ultimi giorni, en passant, ha detto che lui è per l'uninominale: è l'unica cosa, davvero, di per sé suscettibile di rappresentare delle conseguenze importanti. Io non mi dimenticherò mai di ripetere che l'uninominale oggi ha una sua attualità perché pone al centro le responsabilità delle persone. Delle persone di un territorio, in un momento nel quale l'ambiente è l'ambiente delle specie animali che la abitano, di quelle vegetali e minerali. Cioè sempre di più, il dato che si confronta nel governare il proprio tempo è quello di una visione complessiva, non solo antropocentrica. E la persona, che non a caso nel sistema britannico viene evocato non tanto il nome ma la formula 'l'onorevole rappresentante di', credo sia in pericolo. La storia ha le sue stranezze. Ma da tempo io dico ai compagni Liberal-Democratici britannici: voi volete il proporzionale, ma non vi rendete conto che in fondo la vostra Inghilterra ha resistito a Napoleone, ai nazisti, cioè alle invasioni dell'Europa continentale, e adesso proprio noi liberal-democratici vogliamo riprendere il sistema continentale basato non sulla persona ma sui partiti, sulle fazioni, sulle etnie? Adesso vedremo cosa succede, perché negli ultimi due giorni sia Brown che Cameron sono disposti a pagare l'eventuale collaborazione con i Lib-Dem anche con riforme elettorali che vadano nella loro direzione. Il che non è detto sia di per sé allarmante, nel senso che è indubbio che dopo oltre un secolo siano possibili alcuni miglioramenti del sistema uninominale classico per come si applica oggi. Però, per tornare alla realtà italiana, credo che sarebbe l'ora, come fronte italiano del Partito radicale transnazionale, di riproporre adesso - dopo questi accenni importantissimi di Fini, e dopo le disponibilità raccolte in passato anche nel Pd - l'alternativa uni nominalistica, questa battaglia che abbiamo lasciato un po' cadere"
    17:45 Durata: 7 min 33 sec
  • "Il popolo israeliano ha una sua idea, assolutamente maggioritaria, contro tutte le road maps che hanno fatto fallire la situazione mediorientale, ed è l'adesione all'Unione europea; purtroppo l'Unione europea è l'Europa delle patrie". Il dibattito sulla laicità in Israele

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il regime italiano, i radicali e i loro errori: "La nostra strategia deve essere volta. Perché quello che è accaduto rispetto a 10 anni fa in un congresso nostro a Tirana molto bello e importante, in cui speravamo in una riunione che ci sarebbe stata tre mesi dopo sulla Comunità delle democrazie, quella carta per il momento non è più giocata in modo visibile, ma sempre di più c'è il problema delle crisi della democrazia e delle democrazie. E su questo noi abbiamo un'esperienza necessaria, sicché al Consiglio generale che terremo a fine maggio a Roma credo che metteremo proprio all'ordine dei lavori che cosa deve essere fatto, che cosa possiamo trasmettere grazie alla lunga resistenza nostra" a paesi come l'Albania e Israele. "Il popolo israeliano ha una sua idea, assolutamente maggioritaria, contro tutte le road maps che hanno fatto fallire la situazione mediorientale, ed è l'adesione all'Unione europea; purtroppo l'Unione europea è l'Europa delle patrie". L'idea di un movimento ebraico europeo "per la pace": "Io penso che il Partito radicale su questo di già si sta muovendo, nel senso che per il momento il primo testo è sottoscritto soltanto da ebrei. Daniel Cohn-Bendit è al 50 per cento ebreo, e anzi secondo le leggi israeliane potrebbe essere israeliano al 100 per cento. Hanno promosso questa iniziativa che mi vede assolutamente felice. Manca una cosa anche in quelle analisi, che è quello che è alla base di un giudizio storico sulla qualità democratica di uno Stato: che il popolo israeliano, malgrado davvero tutto e tutti, continua a essere per l'adesione immediata all'Ue e non trova un partitino, un editore, che apra il dibattito su questo fatto. Adesso penso che per la quinta volta tra 20 giorni-1 mese avremo un altro sondaggio importante sulla opinione degli israeliani e sono sicuro che la situazione non cambierà sostanzialmente, anche se un popolo che dà questa straordinaria richiesta precisa, tanto è vero che viene scartata da tutta la politica israeliana". I sostegni, in passato, di Netanyahu e Liebermann. "Dovremo vedere se riusciamo a inserire questa attenzione nel nostro Consiglio generale". Possibili sinergie con Non c'è Pace senza Giustizia e Unpo. Secondo Bordin, più che fare un parallelo tra Liebermann e Le Pen o Fiore, sarebbe meglio paragonarlo all'Umberto Bossi della prima ora: "E' vero, Liebermann ha una posizione laica, e qui anche per il convegno di cui stiamo parlando per il quale c'è stata questa partenza, con firmatari solo ebrei e senza ultrà quali noi siamo. Quello che mi sento di dire è che adesso per esempio viene fuori che Abu Mazen, un mese fa, ha detto: 'Va bene, nell'ambito dell'accordo sì, ma allora i due Stati devono essere laici'. Non è che la considerazione fosse peregrina; e poiché importante come spesso succede nessuno l'ha ripresa. E' indubbio che stiamo arrivando a un punto nel quale occorre porsi un problema: la laicità è una forza di una religione, di una religiosità, o è un pericolo? Questo vale per il mondo cristiano ed è un nodo che varrà sciogliere anche per la realtà di Israele, stato ebraico per configurazione. È indubbio che dovremmo essere presenti anche su questo". Il problema demografico: "Israele rischia tra 20 anni di avere una minoranza di ebrei e una maggioranza di palestinesi. Su questo, c'è qualche dubbio di un errore razziale, non ho detto razzista. Ma il palestinese che eventualmente torna da due generazioni stando in America, in giro per il mondo, integrato in quel tipo di realtà, è uno che torna lì se trova posizioni totalitarie, oppure torna lì più facilmente se lì trova una situazione democratica e civile? Se il problema della 'ebreità' è un problema che si accetta che non può non scontrarsi con quello che chiamiamo uno 'stato laico' dappertutto, allora il problema si complica. Perché allora a questo punto, questi palestinesi israeliani che per esempio stanno girando per tutto il medio oriente con accenni anti-israeliani, rischiano loro stessi di trovare in quella posizione un punto di forza"
    17:52 Durata: 21 min 30 sec
  • Lo stato della sinistra. Le contestazioni in occasione delle cerimonie per il 25 aprile

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La proposta di Bersani di un'unità delle opposizioni: "Sia pure con spirito molto diverso, De Magistris e Di Pietro dicono che bisogna fare le alleanze con tutte le 'vere opposizioni' a Berlusconi. Poi non si capisce chi fanno entrare in quelle 'vere opposizioni'. Anche Vendola mi pare interessante in questi giorni: prima mi era parso propenso anche lui a partecipare a un dibattito politicamente interno al Pd, come io stesso ho detto che intendo fare e sto facendo, mentre invece mi pare che dichiarazioni di ieri sono ancora poco chiare da questo punto di vista. D'altra parte le cose che stanno accadendo, essendo io a Bruxelles, non le ho seguite troppo". Le contestazioni violente in occasione delle celebrazioni del 25 aprile: "La cosa che mi ha un tantino stupito è che pare che la forza pubblica non se ne sia occupata. Questi stavano lì, facevano casino, tiravano uova, pomodori, e non mi risulta che ci siano stati guai con la forza pubblica. Piccola cosa da tenere presente. Un'altra cosa che vorrei sottolineare, a livello invece del Presidente del Senato, che aveva annunciato una stronzata a Palermo, delle sue solite, per cui lui questa mattina andava - coerentemente con le sue posizioni ultra-berlusconiane - e aveva deciso di andare alle 10 a una manifestazione che si contrapponeva oggettivamente a quella nel corso della quale, da 40 o 50 anni, Palermo celebra il 25 aprile. Poi ho visto in televisione che Schifani è andato anche là: devo dire che è una vittoria della ragionevolezza; devo dire che bisognerebbe che ogni tanto i centri sociali dovrebbero raggiungere almeno la ragionevolezza - diciamo - di Schifani, sennò ci troviamo con lo stesso tipo di inconsapevolezze e di irresponsabilità, mi pare"
    18:14 Durata: 5 min 15 sec
  • "Loro oggi sanno che c'è sempre un rischio nel mandarci in televisione. E le ultime elezioni europee lo hanno dimostrato. Certo non si è potuto sovvertire il tentativo costitutivo del Pd fino a Franceschini incluso, cioè quello di portare Oltretevere la collottola dei Radicali". "Quando ancora oggi si dice: continuare la difesa della Costituzione ma quale? Quella dei decreti Cossiga? Quella del fatto che alle BR che sequestrano Moro il Parlamento italiano decide di votare un governo in quattro e quatr'otto abolendo il dibattito sul Governo, quando questo significava confermare il ministro degli Interni responsabile di quell'episodio lì?"

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il fronte italiano e le divisioni tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. "Non credo che subito avremo situazioni parlamentari diverse, non necessariamente". "Credo che ci sia più il rischio che qualcuno, a scrutinio segreto, non qualche finiano, voti contro per far attribuire la responsabilità di quel comportamento ai 'finiani'. Sono cose che abbiamo visto per esempio in modo clamoroso nell'ultima seduta con Bettino Craxi, quando io dissi inutilmente per dieci giorni a Bettino: bisogna che l'autorizzazione a procedere sia concessa, altrimenti sicuramente ci sono miliardi che girano perché - grazie al voto segreto - ti sia negata". "E apparve chiarissimo nella ricostruzione delle votazioni e delle manifestazioni che erano già pronte, che ci furono parte della destra missina, parte della Lega, della Sinistra pura, che hanno votato proprio nella direzione in cui io temevo si votasse. Mentre la grande maggioranza del centro-sinistra mi seguì".La presenza televisiva di Pannella in una certa fase degli anni 90: "Si sono fatti una convinzione: 30, 40 anni non passano inutilmente. Loro oggi sanno che c'è sempre un rischio nel mandarci in televisione. E le ultime elezioni europee lo hanno dimostrato. Certo non si è potuto sovvertire il tentativo costitutivo del Pd fino a Franceschini incluso, cioè quello di portare Oltretevere la collottola dei Radicali". Il ruolo di Veltroni e Franceschini. "Purtroppo le nostre storie sono quelle che sono. Bersani fa fare a Piazza del Popolo una manifestazione contro il decreto 'salva-liste', con tutte le sue atrocità, e 10 ore dopo incoscientemente respinge la richiesta che facevo sulla base di legalità: erano previste 4 settimane di campagna elettorale e io dissi di rimandare il voto perché ci volevano veramente queste 4 settimane di campagna elettorale". "Invece l'ottimo Bersani, assieme a Berlusconi, disse: 'No, si deve votare subito'". "Il problema vero è quello che accennavo anche per Albania e Israele, e moltissimi stati che formalmente si richiamano alla democrazia, come la Costituzione cui si richiama quella stessa sinistra che l'ha distrutta. E la gente questo lo sa". L'aggiornamento del libro sulla "peste italiana". "Quando ancora oggi si dice: continuare la difesa della Costituzione ma quale? Quella dei decreti Cossiga? Quella del fatto che alle BR che sequestrano Moro il Parlamento italiano decide, con Ingrao grande celebrante, di votare un governo in quattro e quatr'otto abolendo il dibattito sul Governo, quando questo significava confermare il ministro degli Interni responsabile di quell'episodio lì? O si ha consapevolezza della storia e dell'identità reale del confronto in Italia, o altrimenti si può continuare a tentare di spegnere l'unica voce che è quella radicale, ogni volta avendo buona possibilità di farcela, solo che non dispero che anche questa volta non si riesca a far comprendere qualcosa. Ma sono partito dal fatto che loro sanno che non è possibile mandarci in televisione, perché come è accaduto sempre noi un ascolto lo troviamo perché c'è una credibilità di fondo; la gente sa che le battaglie che abbiamo fatto le abbiamo preannunciate e non abbiamo mai smesso di farlo". L'intervento di Roberto Saviano al festival del Giornalismo, la sua proposta di chiamare l'Osce per monitorare le elezioni italiane e il precedente radicale: "Noi abbiamo anche avuto incontri con l'Osce a Roma per parlare di questa situazione; malgrado anche l'impegno di Matteo Mecacci, ciò non si è concretizzato in nulla, ma la nostra strategia è quella di trovare vie per sottoporre ad altre giurisdizioni - internazionali, comunitarie, anche di altre nazioni - un giudizio della realtà italiana che assolutamente è una realtà che viola i diritti umani".
    18:19 Durata: 16 min 25 sec
  • Dalla campagna radicale per lo sterminio contro la fame nel mondo all'attuale dibattito, anche sui giornali, sulle opzioni di politica economica

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il rapporto tra Nord e Sud, non solo in Italia ma anche nel mondo: la campagna radicale contro lo sterminio per la fame nel mondo. L'idea di "far fiorire i deserti". Pannella diceva allora: "Dobbiamo ri-divenire un paese di emigrazione, con un'emigrazione di imprenditori". Il liberismo di Luigi Einaudi e "la caricatura liberista". La questione Fiat e l'iniziativa istituzionale e politica radicale.A proposito di dibattito sulla politica economica, l'intervento di Carlo De Benedetti sul Foglio e l'interlocuzione con il governo: "Non è nuovo nella storia di questo imprenditore. Ma personalmente aspetto di vederne di più, dalla posizione di Franco Debenedetti che aiuta molto spesso a leggere le cose non solo di Carlo De Benedetti ma anche altre della politica. Poi c'è stato un accenno oggi di Alessando De Nicola che - bisogna ricordarlo - è iscritto a Radicali Italiani e che sicuramente ci dà qualche spunto di riflessione. Quanto a Francesco Forte, io sono restato un po' dietro: adesso lui ha ripreso da un anno ad avere una presenza giornalistica con Giuliano Ferrara molto importante. Noi prima avevamo parlato del nostro progetto contro lo sterminio per fame nel mondo; devo dire che contro la nostra proposta di un Alto commissario per un intervento straordinario ma strutturale, invece i socialisti preferirono far fuori anche Loris Fortuna per dare l'incarico di sottosegretario a Francesco Forte e temo che appunto da quel punto di vista che se non il professor Forte, il politico Forte diede un grosso contributo affinché quella battaglia fosse vampirizzata dal sistema partitocratico italiano".
    18:35 Durata: 14 min 38 sec
  • Conclusioni

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Gli appuntamenti della settimana: "Avremo sicuramente da impegnarci a fondo sulla questione giustizia e sul ddl Alfano, con 10-12 compagni già in sciopero della fame". "Questo, secondo le nostre indicazioni, poteva riguardare al minimo 10-12mila detenuti; se invece le notizie che sto avendo fossero vere, credo ci si limiterebbe al massimo a un paio di migliaio di persone. E su questo voglio tornare a dire una cosa che dico da decenni: quando si dice che una cosa è umanamente intollerabile, che non è umanamente decente, e in più questa cosa è anche in gravissima contraddizione con le leggi, diciamo che questo atteggiamento è un atteggiamento che - se si protrae per 10-15 anni - è da delinquente professionale. In Italia il problema è questo: affermiamo che la legge deve essere rispettata; sappiamo che tutt'al più se qualcuno dimostra di rubare perché i figli avevano fame, quella non è un'esimente ma un'attenuante. D'accordo? Dura lex sed lex. Ora, uno Stato che viola da 30 anni la legge [] è un sequestratore, perché non è la detenzione prevista dalle leggi". "Quando ci si abitua ad un orizzonte di morte, quando ci si abitua a un orizzonte di stragi di legalità, a questo punto questa morte è anche morte di quanti assistono a ciò, la morte diventa il proprio orizzonte. Ed è quello che sta accadendo in Italia". La scelta di Emma Bonino tra Senato e Regione Lazio. Il confronto tra Pannella e Bordin a proposito della rivista "L'Interprete internazionale"
    18:50 Durata: 23 min 52 sec