27 GIU 2010
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - Radio - 17:33 Durata: 1 ora 52 min
Scheda a cura di Enrica Izzo
Player
Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 27 giugno 2010 condotta da Massimo Bordin che in questa puntata ha ospitato Massimo Bordin (direttore di Radio Radicale), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito).

Tra gli argomenti discussi: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 1 ora e 52 minuti.

La
rubrica e' disponibile anche in versione audio.

leggi tutto

riduci

  • Introduzione

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    La nomina a ministro di Aldo Brancher. Il dibattito sul tema della giustizia e le difficoltà del governo Berlusconi.
    17:33 Durata: 1 min 4 sec
  • A partire dal 1996 "Berlusconi prese atto che ci poteva essere il gioco 'destra' contro 'sinistra', avendo la garanzia che la sinistra avrebbe continuato ad accettare sostanzialmente una partita di 'unità nazionale' e partitocratica". "Oggi questa cosa di Brancher è l'ultima della serie. È chiaro che Berlusconi non ce la fa più e quello che mi pare altrettanto chiaro è che si cominciano anche ad indovinare gruppi, all'interno del potere, che si preparano a un dopo-Berlusconi di svolta autoritaria"

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    "Oggi c'è Pera che riviene fuori e dice che Berlusconi non è Tatcher o Reagan, poverino è solo. Dice anche che nel '94 ci doveva essere la rivoluzione liberale e non c'è stata. Certo che non c'è stata! Devo dire che nel 95 se l'era dimenticata anche lui (Marcello Pera, ndr), per fare se possibile una riforma modernamente sanfedista. Poi aggiunge che Berlusconi non ha ancora risolto il problema del conflitto di interessi. Lì mi sono ricordato che quando Berlusconi venne al nostro Congresso, subito dopo le elezioni, Pera parlò per primo e a nome nostro disse: 'Il conflitto di interessi è una conditio sine qua non, subito deve essere risolta'. Quindi l'ho letto con un tantino di sorriso, ma non è la prima volta che ci si riferisce al Berlusconi 93-95 dicendo che 'era un'altra cosa'. Era un'altra cosa anche grazie a noi, credo. Noi siamo riusciti a essere in gioco pensando che quest'altra cosa vivesse fino al 1996". La rottura sull'"urgenza di tenere il dibattito sulla riforma americana". "In realtà Berlusconi prese atto che ci poteva essere il gioco 'destra' contro 'sinistra', avendo la garanzia che la sinistra avrebbe continuato ad accettare sostanzialmente una partita di 'unità nazionale' e partitocratica". Il caso della Bicamerale con Massimo D'Alema."Oggi questa cosa di Brancher è l'ultima della serie. È chiaro che Berlusconi non ce la fa più e quello che mi pare altrettanto chiaro è che si cominciano anche ad indovinare gruppi, all'interno del potere, che si preparano a un dopo-Berlusconi di svolta autoritaria. Facciamo un esempio: se in questi giorni questi che vogliono il governo autoritario in Italia trovassero uno pseudo-brigatista per ammazzare l'ennesimo giuslavorista - e non è un caso che proprio in questi giorni Ichino e Cazzola siano stati minacciati - basterebbe questo perché forse avremmo già pronte alcune cose tra Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, a tutela - per carità - della Repubblica". "Anche questo fatto che con la questione di Brancher parlare della sinistra sia impossibile, perché l'attualità politica è Brancher a destra, centro e sinistra, mentre dal Canada c'è la situazione di fallimento patente del G20". Lo stato dell'Onu, dell'Unione europea e i giudizi pessimisti di George Soros sull'attuale situazione economica globale. La sostanziale assenza del Pd sul dibattito su Pomigliano d'Arco: "La stampa ha concordemente segnalato, in modo corretto ma marginale, le posizioni di Bersani, ma non dando a questo carattere di rilievo. In una situazione in cui tutta la stampa è imbarazzata su Marchionne". Il caso del Messaggero
    17:34 Durata: 13 min 17 sec
  • "In questo momento la politica estera italiana non ha quasi più niente a che vedere con la politica italiana dal secondo dopoguerra ad oggi". L'europeismo dei governi degli anni 80: "A livello Farnesina, a livello Parlamento europeo, poi Craxi e Andreotti hanno avuto un merito enorme: hanno tentato loro, contro il Delors tanto omaggiato, di impedire quel degrado che da Maastricht in poi ci porta alla situazione di oggi

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    "È vero che anche l'analisi della situazione mediorientale, e tutto quello che si vede sullo sfondo, non è che siano granché stimolanti per individuare dei fronti politici. Su questo nella politica estera italiana - tranne noi non mi pare ci siano più differenze, ed è una cosa accaduta in un baleno, in 5 anni". "In questo momento la politica estera italiana non ha quasi più niente a che vedere con la politica italiana dal secondo dopoguerra ad oggi". Come metterla allora con la vicinanza a Gheddafi iniziata già con Andreotti? "Ma in un contesto diverso, replica Pannella, perché nel frattempo quella scelta italiana era contraddittoria con quella europea". "A livello Farnesina, a livello Parlamento europeo, la nostra linea Craxi e Andreotti hanno avuto un merito enorme: hanno tentato loro, contro il Delors tanto omaggiato, di impedire quel degrado che da Maastricht in poi ci porta alla situazione di oggi. Che poi la politica italiana, attraverso la doppiezza, i servizi, la partitocrazia, aveva anche un'altra politica, che era poi quella dell'Eni, etc. è una vecchia storia. Ma la politica del Parlamento, delle dichiarazioni, la politica dell'immagine dell'Italia in giro per il mondo era questa, perché la politica ufficiale costante aveva visto perfino Andreotti - quando è stato ministro degli Esteri - avere il merito di avere consentito l'adesione della Spagna e del Portogallo all'Ue mesi e mesi prima di quanto non avrebbero ottenuto altri. Poco dopo ci fu la riunione del Consiglio europeo a Milano nella quale si stava riproponendo in modo molto duro il tema della riforma Spinelli che avevamo già votato in Parlamento nel 1984-85 e che invece grazie a una malaugurata sortita di Delors si trasformò nel famoso Atto Unico del Lussemburgo che ha significato veramente affossare la politica spinelliana, perché la politica intergovernativa ha finito per prevalere". La mancanza di dibattito interno al Pd e le iniziative all'estero di Massimo D'Alema, con il doppio cappello di Presidente di Italianieuropei e Copasir.La politica europea del Pentapartito degli anni 80 e quella mediorientale: "Io in Parlamento ricordo di una serie di riunioni della Commissione Affari esteri nella quale ponevo il problema: 'Ma come mai Andreotti non va mai a Gerusalemme, mentre ha annunciato che andrà in Siria?'. A quel punto ricordo che in una seduta dopo questa osservazione, si annunciò - per un mese dopo - una visita ufficiale di Andreotti a Gerusalemme. Senonché quel giorno io portai Le Monde, sul quale erano riportate dichiarazioni del ministro degli Esteri siriano - sul quale avevamo avuto un piccolo battibecco in Commissione Esteri con Andreotti - e gli lessi quello che questo signore aveva detto, cose che erano rozze e dozzinali al punto da non sembrare vero. E non è l'unico grande riconoscimento che bisogna fare ad Andreotti per quel periodo". Il ruolo di Andreotti e la dialettica con i Radicali sul Concordato. "Il ministro Andreotti fu uno dei migliori a Bruxelles; poi fu battuto, ma con un'Italia esposta a sostegno di un esito spinelliano della situazione in cui ci trovavamo. Contemporaneamente continuavano probabilmente i rapporti italiani con la Libia, ma bisogna vedere che tipo di rapporti; anche quando l'Italia era federalista, c'era l'Eni". Le differenze con l'oggi: "Non c'è più solo il Medio Oriente, come era prima per l'Eni. E infatti si sente sempre di più sottolineare gli ottimi rapporti italiani con la Russia, mentre non si sente parlare molto degli ottimi rapporti nostri con quell'Europa dell'Est che è entrata nell'Ue liberandosi dalla sovranità sovietica". I rapporti con Israele: "Berlusconi va lì a giurare fedeltà, ma se poi qualcuno andasse a vedere in concreto cosa ha fatto da quando - istigato da noi - disse che d'accordo su Israele in Europa, e poi anche Fini, in realtà dal punto di vista di iniziative qualsiasi", "è lo zero assoluto". La spesa militare in Europa e il primo rapporto della Fondazione Icsa di Marco Minniti, "in cui sorgono cose molto interessanti e tra le altre cose - se ho ben capito - si sostiene che sarebbe necessario una presenza della Presidenza del Consiglio istituzionalmente più necessaria per i problemi di sicurezza e altro". Il parallelo con il tentativo di privatizzare la Protezione Civile: "E lì ci sono tutte le giustificazioni per una gestione emergenziale dei principali settori della vita dello Stato e della società"
    17:47 Durata: 23 min 39 sec
  • "Nel nostro Paese la 'democrazia reale' va abbattuta. Per questo dico che finché in Italia c'è questo linguaggio del 'difendere la democrazia' Bersani dice che 'la nostra Costituzione è la più bella del mondo e l'obiettivo è questo'. Ma come fai, dopo che per 40 anni quella Costituzione è stata ammazzata, anche dai tuoi?". "L'unico modo è mettere sotto accusa questo regime di un milione di politici, di persone che vivono di politica"

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La presentazione del libro di Nazareno Dinoi "Dentro una vita. I 18 anni in regime di 41 bis di Vincenzo Stranieri": "E' un libro impressionante, che raccomando davvero, perché viene il dubbio che questa storia di usare violenza nei confronti degli individui - ogni volta per un motivo diverso, buono ma sempre di potere - volevo far ricordare ai militanti che sembrano adesso divenuti sensibili su queste storie - Cucchi e gli altri eventi -, volevo dire che una volta, quando ci fu la sconfitta delle Br con l'arresto dei rapitori del generale Dozier, essi furono torturati e la stampa italiana, di fronte al fatto che Emma Bonino andò in una trasmissione autogestita, avendo dietro di sé le immagini dei segni di tortura anche sui genitali di queste persone, non ci fu un giornale che ne parlò". "Adesso un pochettino di più, ma non possiamo escludere che si siano creati gruppi eversivi all'interno dell'uno o dell'altra forza". "C'è un rapido deterioramento". "La democrazia reale trionfante in Italia da 30 anni, sempre di più". I precedenti storici delle presenze eversive nelle forze dell'ordine: "La nostra Costituzione praticamente ha cominciato a essere massacrata e tradita violentemente già nel 1950". "Su questo è continuata l'unità nazionale, che era anche unità nazionale sui servizi". "Quando una cosa si ripresenta a 50 anni di distanza, è certamente più pericolosa di quando si presenta dopo soli 20 anni. Per questo dico che nel nostro Paese la 'democrazia reale' va abbattuta. Per questo dico che finché in Italia c'è questo linguaggio del 'difendere la democrazia' Bersani dice che 'la Costituzione nostra è la più bella del mondo e l'obiettivo è questo'. Ma come fai, dopo che per 40 anni quella Costituzione è stata ammazzata, anche dai tuoi?". "L'unico modo è mettere sotto accusa questo regime di un milione di politici, di persone che vivono di politica". "E' come se si dicesse: 'Quando cade Berlusconi o quando lo mettiamo da parte, questo c'è'. E queste cose si vedono perché Berlusconi non ha mai avuto la cultura di essere attento a queste cose". L'esempio del tentativo di privatizzare la Protezione Civile. "Voglio battere politicamente Berlusconi, perché con altra roba è guerra civile che finisce subito, presto e male. Però ho dovuto spiegarlo anche ad alcuni compagni - Manconi e Spadaccia - che in fondo sono d'accordo ma ritengono che è come se io volessi dire che Berlusconi non sia tanto pericoloso quanto dicono loro: ma io dico che il regime con Berlusconi, come con la forza di gravità, va a sbattere e il problema è non far sbattere tutto il Paese. Certo, io su questo faccio delle differenze e dico che Berlusconi secondo me non è un genio, nemmeno del male. Dico che ci sono contraddizioni, e infatti si sta stabilendo una situazione nella quale Gianni Letta, che da qualche decennio ha badato a realizzare o maggiore dignità o minore indegnità della realtà di regime, spunta da tutte le parti nel mondo cosiddetto 'berlusconiano'". "Io penso che Gianni Letta abbia in questo delle spalle dure, abbia forza, ma è anche da tener presente questo: se io pensassi che Gianni Letta può non-so-che-cosa di grande, potrebbe darsi che allora non sarebbe solo Gianni Letta, si tratterebbe di un insieme di forze, e allora uno potrebbe dire: forse ancora si può rifare il tentativo che noi rivendicammo nel 93-95. Invece non credo che la situazione sia questa"
    18:11 Durata: 12 min 52 sec
  • La vicenda del ministro Aldo Brancher

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La situazione Brancher: "Forse anche Bossi inizia ad avere qualche problema pure a casa sua". "È irrituale questo intervento del Presidente della Repubblica, ma concordo anche con Ainis e con altri che dicono: ma attenzione, c'è anche la moral suasion. Se la metti in termini di moral suasion, che prima sembrava dovesse valere nei confronti delle istituzioni e dovesse essere silenziosa, invece oggi questa moral suasion sempre di più è rispetto anche all'opinione pubblica. 'Quando si va troppo oltre, devo intervenire, me ne faccio carico'. Se non c'erano le deleghe, non se ne erano accorti prima che non c'erano queste deleghe?"
    18:23 Durata: 4 min 31 sec
  • I Radicali e la situazione dell'Aquila

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La situazione de l'Aquila e la scelta di Radicali italiani di tenere il loro Comitato nella città terremotata: "Una scelta molto opportuna. Una volta andammo all'Aquila con Aldo Loris Rossi e dicemmo che di fronte al trionfo psicologico - i soldi saranno tanti, etc. - noi esprimemmo la preoccupazione vivissima che in questo modo si stavano facendo fuori gli enti locali democratici, comune, provincia e Regione. Quindi oggi siamo d'accordissimo, anche perché purtroppo avevamo visto giusto ma non abbiamo avuto la forza di mutare la situazione". Pannella e la sua 'abruzzesità', i Radicali e l'Abruzzo
    18:28 Durata: 5 min 27 sec
  • "Oggi il momento di crisi dell'Onu e della comunità internazionale è determinato dal fatto che siamo arrivati a creare queste giurisdizioni internazionali, ma nessuno lo sa, le vittime dei diritti umani non agiscono e reagiscono, non c'è conoscenza. Con l'Unpo anche dobbiamo lavorare in questo senso. L'ambizione è enorme"

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il Comitato "si aggiunge al lavoro urgentissimo per la convocazione del Consiglio generale del Partito Radicale Transnazionale entro la prima decade di settembre. Potrebbe darsi che sia a Barcellona". "Stiamo lavorando un po' affannosamente perché ritengo che abbiamo di nuovo un grande compito storico, di quelli che ci vengono riconosciuti dopo - come l'aver creato la giurisdizione internazionale, o il lavoro sulla pena di morte, poi speriamo che a settembre nella nuova Assemblea Generale possa essere votata una messa al bando delle mutilazioni genitali femminili. Penso che per l'anno prossimo il Partito dovrà avere creato un altro fatto di importanza storica: già abbiamo creato e contribuito a creare la giurisdizione, e il nostro compagno professore Cesare Romano ha identificato 23 luoghi della giurisdizione internazionale, che però non si conoscono. Il momento di crisi oggi dell'Onu e della comunità internazionale è determinato dal fatto che siamo arrivati a creare queste giurisdizioni, ma nessuno lo sa, le vittime dei diritti umani non agiscono e reagiscono, non c'è conoscenza. Con l'Unpo anche dobbiamo lavorare in questo senso. L'ambizione è enorme". L'obiettivo è di "animare" la giurisdizione internazionale, "armando ancora una volta, al posto delle pistole, le penne, come abbiamo fatto con i referendum". "L'Europa sono 25 anni che in tutti gli accordi bilaterali ha sempre posto come condizione con i paesi in via di sviluppo che la cooperazione è basata e vincolata all'effetto della democratizzazione più rapida. Ma questo non è mai accaduto: si danno i soldi per mantenere un vecchio ordine, anzi un vecchio disordine. Quindi mi pare che sul piano della teoria dei fatti abbiamo individuato un compito che fa tremare le vene e i polsi". "E' una follia in una situazione nella quale mi chiedo quand'è che scatterà tra i nostri ascoltatori, ma soprattutto a livello della classe politica importante, un riflesso che riconosca una cosa ormai chiarissima: i partiti non possono continuare ad avere la configurazione che hanno avuto negli ultimi 30 anni ma essere basati innanzitutto sulla trasparenza, sulla piena libertà dei propri iscritti e non essere partiti che prefigurano lo Stato avendo la loro giustizia, i loro probiviri, i loro prefetti"
    18:33 Durata: 8 min 4 sec
  • Elio Vittorini e la fondazione del Partito Radicale

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella poi parla dell'importanza della 'doppia tessera' e osserva che "quella più importante l'ha fatta Elio Vittorini. Perché lo fece nel 1964, con questa motivazione: 'Perché siamo e siete gli unici copernicani in questo sistema di tolemaici'". Vittorini tra primo e secondo Partito radicale: "Io Vittorini non l'avevo mai incontrato qui al Partito. Poi ci fu questo episodio delle elezioni amministrative a Milano, organizzate abbastanza da Scalfari, e fra gli eletti ci fu Elio Vittorini. Sei mesi dopo il Partito socialista, che con l'alleanza con i Radicali aveva perso voti rispetto a quando si era presentato da solo, pose un problema, cioè che bisognava far dimettere qualche Radicale. Scalfari e gli altri chi volevano si dimettesse? Elio Vittorini. Io però non lo conoscevo, l'avevo solo intravisto una volta al Mondo. Quando poi grazie a Luca Boneschi lo incontrai, venne fuori che lui stava poco bene e mi disse: 'Guarda, il primo sintomo che ho avuto di questo male - un mezzo svenimento è colpa tua, perché mi sono tanto incazzato con Pannunzio e gli altri per delle critiche che ti facevano, che mi sono irritato'. Lui per esempio nei due Congressi che abbiamo avuto a partire dal 1955 non era intervenuto, non faceva parte proprio del Mondo. Se vogliamo essere chiari, dobbiamo dire che il Partito fu la risultante del Mondo ma anche di due anni di forte pressione che avevamo fatto noi dicendo: 'Badate, sarete cacciati dal Partito Liberale, perché non sarete capaci di andare ad un congresso, Malagodi vi farà fuori tutti'. Per dare un esempio: dal settembre 1953 io creai con Gianfranco e Angiolo la Giovane Sinistra Liberale - non 'giovanile' - e cominciammo con il dire che occorreva subito il nuovo partito" . "Malagodi proprio nel settembre mi disse: '[] Io non ho stima politica del tuo gruppo ma ho il dovere da segretario del Partito di dire che nei tuoi confronti e nei confronti di questa cosa universitaria io do un giudizio assolutamente diverso, e mi propose - probabilmente in cambio dell'abiura - o di divenire membro di direzione o addirittura vice segretario del partito. Io subito gli dissi di no e dopo tre giorni denunciai a termini di statuto l'ottimo presidente del Partito, De Caro, perché non era intervenuto su una convocazione che Malagodi aveva fatto con alcuni atti illeciti nella convocazione. Allora mi sostenne semplicemente Salvatore Valitutti. Sto dicendo cose che non ho mai detto perché non me l'ero mai ricordate. Allora con la Giovane Sinistra Liberale per la prima volta realizzammo al di fuori dell'università qualcosa con la libertà assoluta di tessere; lì avemmo per esempio Pietro Ardenti, che poi fu direttore del giornale dello Psiup, poi moltissimi socialisti socialdemocratici. E da allora lavorammo per creare il Partito, con Sergio Bocca che era l'unico funzionario del Partito che ci aiutava. Tanto è vero che la scissione fu fatta quando (si avverò) la nostra previsione che questi andavano a un Congresso in cui ritenevano di rappresentare il 50-55 per cento degli iscritti e invece ne avrebbero rappresentato il 30 per cento, con Malagodi molto bravo in queste cose. Allora di decisero alla scissione. I primi iscritti furono tutti iscritti d'ufficio e si trattò di 7-800 collaboratori del Mondo che Pannunzio stabilì di potersi assumere la responsabilità di iscrivere tutti. Poi c'eravamo noi che venivamo dall'Università". "Allora sin dall'inizio il Partito ebbe queste due componenti, con noi che dicevamo: 'Questi politica la sanno fare poco. Il problema è che davvero devono entrare nelle istituzioni, altrimenti lo svolgimento della storia italiana sarà tale che nessuno si ricorderà che sono esistiti'. Non ci entrarono e dopo due anni, se fosse dipeso da loro, avrebbero sciolto il partito"
    18:41 Durata: 11 min
  • Il dibattito sull'eredità di Mario Pannunzio

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito

    Il dibattito sull'"eredità" de 'Il Mondo' di Pannunzio. "Occorre forse dire qualcosa contro delle coglionate che passano. Io parlo di un atteggiamento generale e non credo che sia Teodori che li rappresenta". "Il Mondo è il Mondo di Pannunzio. D'accordo? I miei rapporti politici con quel mondo sono soltanto nel fatto che - diciamo - mi hanno adottato; Pannunzio come noto voleva che io scrivessi e invece io non scrivevo. Ed è noto quanto lui se ne facesse un cruccio, ma malgrado questo, soprattutto negli ultimi 2-3 anni, ci si vedeva tutti i giorni e tutte le sere. Ma l'ambizione era quella di fare il partito. Loro già una volta erano usciti dal Partito Liberale nel 47-48, mentre Scalfari era rimasto a fare il capo di gabinetto con il centro", "poi la sinistra era rientrata con una riunificazione nel 50". Ma "quale eredità? L'eredità di un grande direttore di giornale, con il quale abbiamo tentato anche di fare un partito assieme? Si, ma appunto come il luogo, una cultura, un ambiente di cui ci eravamo alimentati. Dopodiché sorge il problema della lotta politica del Partito radicale; quella di Pannunzio può essere al massimo un'eredità di tipo intellettuale e culturale". "Se fossi io un intellettuale, un uomo di cultura associata, che guadagna la figura etico-poilitica che era quella di Pannunzio, altrimenti se fosse eredità politica sarebbe un'eredità solo di fallimenti". La situazione radicale, quella di "un'alternativa laica e liberale, anche in base all'alterità di storie". La "scuola radicale". "In pagine amate tanto da Pasolini, dissi che se avessimo dovuto parlare di 'nuovo fascismo', non sarebbe potuto essere quello di Almirante, ma quello di Ugo, Riccardo e Lelio - li chiamai proprio così. Lo scritti nel 1973. Ecco la democrazia reale e il dolore degli azionisti, che non essendo riusciti a far passare il loro punto di vista nella Costituzione, da quel momento hanno fatto alcune battaglie ma c'era un dolore in ciascuno di loro, era come se si fosse perso il possibile che avevano intravisto. Mi pare che invece siamo il partito del precariato, ma continuiamo ad esserlo, e abbiamo assistito alla morte politica di tutta la politica italiana". La figura di Riccardo Lombardi e il suo ricordo da parte di Pannella.
    18:52 Durata: 18 min 56 sec
  • Conclusioni

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito

    "Oggi le minacce fatte a Ichino e a Cazzola - teniamo presente che sono anche i due firmatari della nostra proposta sull'esperimento in materia di età pensionabile - questi che li hanno minacciati vogliono testimoniare della continuità della posizione - diciamo così - 'politica' che ha portato ad ammazzare Tarantelli, a gambizzare Gino Giugni, Biagi e poi gli altri, e quindi voglio rivendicare questa continuità. Allora starei attento, perché se ci fosse oggi qualche pazzo di estrema 'destra'". "Non sarei sorpreso se anche con l'occasione di questi congressi in cui si fanno rivedere, basterebbe quello per giustificare cose già preparate. Non lo dico soltanto perché sono dei compagni, però direi che bisogna stare molto attenti a questo. Bastano cinque killer e si possono così scatenare eventi di portata storica". "E' un anno e mezzo che ho tentato di avere rapporti con la Cgil. Ho mandato materiale, ho parlato con Epifani, ma da parte loro è stato il silenzio assoluto, anche se ho saputo adesso che il materiale che abbiamo mandato è stato molto discusso. Adesso so che c'è la nuova candidata, Camusso; non la conosco per nulla e mi dispiace, anche perché non è un caso che è stato rivendicato da lei stessa il fatto che facesse parte della componente socialista della Cgil". Le prossime iniziative radicali sul fronte transnazionale e italiano.
    19:11 Durata: 13 min 11 sec