11 LUG 2010
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - Roma - 17:05 Durata: 2 ore 13 min
Scheda a cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 11 luglio 2010 condotta da Massimo Bordin con gli interventi di Massimo Bordin (direttore di Radio Radicale), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito).

Tra gli argomenti discussi: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 2 ore e 13 minuti.

La rubrica e' disponibile anche in versione audio.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    L'incontro dei Radicali con il Partito Democratico; l'incrocio tra cronaca politica e cronaca giudiziaria; lo stato di salute della maggioranza
    17:05 Durata: 1 min 25 sec
  • L'incontro dei Radicali con il Pd: "Qui il problema - ho detto - è che il fatto della biodegradabilità nostra è capacità nostra o condanna, ma ora dovremmo prendere atto che avendo voi - come mondo comunista - perso il riferimento trotzkista, adesso non riuscite complessivamente a biodegradare il profondo anti-radicalismo, anti-azionismo, anti-liberalismo ed è un grosso problema, anche perché forse per questo abbiamo grosse difficoltà pure ad incontrarci". "Non è stato dunque un fallimento, perché era chiaro che chiedevamo una cosa che i nostri compagni non potevano darci"

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La questione dell'incontro con il Pd: "Sostanzialmente non c'è stato, perché il Pd non è capace in questo momento, e mi chiedo quanto sia capace il suo leader, perché per me non è solo il segretario, Bersani, a far dibattere il suo partito. E' indiscutibile che (ha) un tono che gli è congeniale, anche per la sua formazione emiliana, perché è attento ai problemi economico-sociali, al governo delle situazioni, delle istituzioni e fa sennate osservazione critiche rispetto all'andamento della baracca del nostro Paese. Non gli si possono rimproverare toni eccessivi, né il fatto di sottolineare con serietà - e a mio avviso con una potenziale autorevolezza. Il problema è se nei tempi necessari". L'incontro "è servito, perché siamo stati sostanzialmente insieme per tre ore, nelle quali io ho avuto - naturalmente con il mio ego, con la mia visione, come dice quello - e vorrei dire una battuta mia iniziale che credo sintetizzi un po' come si stava in quella riunione: qui il problema - ho detto - è che il fatto della biodegradabilità nostra è capacità nostra o condanna, ma ora dovremmo prendere atto che avendo voi come mondo comunista perso il riferimento trotzkista, adesso non riuscite complessivamente a biodegradare il profondo anti-radicalismo, anti-azionismo, anti-liberalismo ed è un grosso problema, anche perché forse per questo abbiamo grosse difficoltà pure ad incontrarci". "E' un problema europeo". La lettera aperta a Togliatti nel 1955 e la risposta "tristemente terzo-internazionalista" del leader comunista. "Mi pare importante tornare a vedere questa continuità della nostra storia, dei problemi tra mondo liberale, socialista, radicale, laico, federalista e la realtà antropologica" dei post-comunisti. "Perché questa cosa Margherita-Pd non è andata molto bene? Perché probabilmente il dibattito è stato un dibattito dei vertici, e non è stato adeguato. E può dispiacere molto, perché in questo Paese e in Europa c'è bisogno di cose serie che riescano, non cose dalle intenzioni molto serie che però non riescano per nulla". Sull'atteggiamento anti-radicale della sinistra: "Devo dire che, dicendo questo, la cosa fu accolta - sarà che la davano per scontata, ma non credo - in modo sorridente, soprattutto da parte di Bersani al quale ha detto: io credo che per la prima volta, con l'attuale segreteria, dopo quella Veltroni e quella Franceschini, non abbiamo questa posizione a livello di potere, di ratio del Pd". "Non è stato dunque un fallimento, perché era chiaro che chiedevamo una cosa impropria ai nostri compagni, una cosa che non potevano darci". "Non è qualcosa che potevamo legittimamente aspettarci, visto che quasi l'unanimità dei nostri compagni è d'accordo nell'individuare nella soggettività dell'attuale leader del Pd sicuramente un'attenzione che non è ipotecata dalla non-biodegradabilità dell'anti-radicalismo". La presenza all'incontro - tra gli altri - di Andrea Orlando, Luciano Violante, "con un volto scuro"; "Penati non ha avuto occasione di parlare molto". Pannella ricorda di avere pure posto la questione: "Ma è possibile che io possa non sentirmi come un iscritto che, perché iscritto, ritiene utile parlare con i compagni di una cosa incomprensibile, cioè che quello lì granfigliodiputtana-fascista-e-tutto-il-resto indica a due riprese Massimo D'Alema come suo candidato?". Le critiche al Presidente della Camera, Gianfranco Fini: "C'è stata la difesa indiretta o diretta di Fini anche da parte di Adriano Sofri che ha criticato il mio atteggiamento su questo. Invece chi ha colto subito la cosa è Formica e non mi ha affatto stupito. Ma a destra nessuno ha colto la questione come fatto politico"
    17:06 Durata: 21 min 42 sec
  • L'ipotetico sostegno di D'Alema alla segreteria Bersani: "Io non credo che Massimo D'Alema si impegni davvero per cose di relativa importanza, lui si occupa di cose strategiche sia a livello di interessi materiali, economici, sia su quelli di strategia internazionale. Anzi adesso sarà interessante vedere, visto che Mecacci ha posto in sede Osce la questione degli accordi con il Sudan. Se ne è accorto Mecacci e non qualcun altro, magari tra quelli che sono 'strategici'"

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    I rapporti tra Bersani e Massimo D'Alema. "Io intervenni in campagna elettorale rivolgendomi a Bersani: 'Ma sei - come dici - per l'uninominale francese, o sei come Massimo con il sistema elettorale tedesco che Casini vuole? Questa volta, da parte nostra, non è venuto fuori questo dibattito; ma allora naturalmente Veltroni e Franceschini continuavano a mentire spudoratamente: 'Noi saremmo per l'uninominale francese'. Era una menzogna stupida, nel senso che non ce n'era bisogno, perché non hanno nemmeno fatto finta, anche perché Berlusconi non era più nemmeno d'accordo". "Io ho la sensazione che Bersani ce l'abbia fatta un po' per forza sua. Non so quanto Massimo D'Alema abbia premuto a suo favore". L'idea che la candidatura Marino alle primarie del Pd potesse essere un modo di Bettini e D'Alema per ostacolare soprattutto Veltroni: "Io non credo che Massimo D'Alema si impegni davvero per cose di relativa importanza, lui si occupa di cose strategiche sia a livello di interessi materiali, economici, sia su quelli di strategia internazionale. Anzi adesso sarà interessante vedere, visto che Mecacci ha posto in sede Osce la questione degli accordi con il Sudan. Se ne è accorto Mecacci e non qualcun altro, magari tra quelli che sono 'strategici'". "Credo che Bersani avesse di fatto una sua potenziale simpatia di base; non era esposto, se non tra coloro che odiavano le sue 'lenzuolate' liberiste. Devo dire che poi non è che poi le difese troppo, in una situazione nella quale Romano conciliava tutto, sacrificando spesso le cose più importanti. Io ritengo che sia molto difficile per Bersani e coloro che sono strategicamente d'accordo con lui, imprimere un corso realmente nuovo: è indubbio che nel popolo comunista le pulsioni su di noi sono quelle del divorzio, dell'aborto, del finanziamento pubblico dei partiti Quelle pulsioni ci sono, nel senso che interpreto i loro voti in queste circostanze"
    17:28 Durata: 7 min 13 sec
  • Gli errori della campagna elettorale radicale per le elezioni regionali rispetto alle europee: "Mostravamo che per noi la distruzione della Costituzione italiana è stata opera di quelli che oggi rimproverano a Berlusconi i disastri che fa e che fa davvero, ma il popolo italiano sente che forse non hanno abbastanza prestigio per fare i severi con questo che non è un genio e non è un genio nemmeno del male"

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il dibattito apertosi sul Foglio: l'articolo di Adriano Sofri e la lettera di Rino Formica. Il dibattito interno ai Radicali sul significato della campagna elettorale per le ultime elezioni europee. Secondo Bordin c'erano due linee: quella favorevole a un'alleanza con socialisti e verdi, e quella che intendeva trattare direttamente con il Pd: "Dalle elezioni europee abbiamo fatto diversi comitati e congressi - replica Pannella - io francamente queste due linee non le ho viste". "Io ho detto: noi siamo anche soggettivamente responsabili di non essere riusciti a fare quello che avevamo deciso per le elezioni regionali". Perché? "Noi potevamo pensare si addolcisse un tantino - per non apparire troppo arrogante e violenta - questa linea, e quindi ci fossero delle possibilità di presenza in difesa della legalità dopo le elezioni europee per le elezioni regionali". Pannella, en passant, definisce la sinistra di Veltroni e Franceschini come una componente del regime: "Quella componente che io direi la più vicina al 'fascismo movimento' piuttosto che al 'fascismo potere'". "Se prevalgono nella realtà politica italiana queste baronie che compongono la sinistra ufficiale e il partito Rai Noi cominciammo ad agosto a denunciare che il governo mancava di legalità nell'annunciare le elezioni, solo che non abbiamo mai potuto dirlo a 10 milioni di persone, nemmeno a 5 e nemmeno a un milione. Loro si sono scatenati e hanno chiamato tutti. Tranne Grillo? Ma stanno prendendo per il sedere il Paese? Con Grillo hanno fatto una cosa intelligentissima: nel cuore dei 5 milioni di ascolto, hanno fatto fare 3 minuti di spot prendendo le cose più efficaci dell'oratore. E quello vale molto di più dello stare presenti in studio. A questo si è affiancato che i compagni comunisti non sono abituati a lottare per la legalità in modo efficace, continuo, costante, quotidiano. A Bersani ho ricordato: un venerdì, nel momento in cui noi avevamo - come disse Berlusconi - 'impedito la presentazione delle liste', eravamo in piazza per difendere la legalità, e alla stessa ora Bersani disse 'no' alla nostra proposta di allungare la campagna elettorale, e lo disse assieme a Berlusconi. Questo per dire che non c'erano due linee diverse: io ero al massimo per ottenere - miracolo! Siccome lo conosco da ragazzo - da Riccardo Nencini che non costruisse tutto per fare l'assessore lui o qualcun altro". Le elezioni "per alzata di mano" al Congresso socialista di Perugia e il 'precedente' del congresso di Verona nel quale venne acclamato Craxi. "Delle 'posizioni' che possono essere dure di linguaggio perché sono nella nostra linea, tanto è vero che c'è il coinvolgimento accettato dal Presidente della Repubblica: qui non sono elezioni, qui non c'è democrazia, qui noi siamo presenti come partigiani, comunque resta la peste italiani. Mostravamo che per noi la distruzione della Costituzione italiana è stata opera di quelli che oggi rimproverano a Berlusconi i disastri che fa e che fa davvero, ma il popolo italiano sente che forse non hanno abbastanza prestigio per fare i severi con questo che non è un genio e non è un genio nemmeno del male"
    17:35 Durata: 12 min 15 sec
  • L'importanza di aver tenuto il Comitato di Radicali italiani all'Aquila

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    "Ho sentito che la decisione presa da Staderini, da Radicali italiani e da Diego Galli in particolare che l'ha molto aiutata, di andare all'Aquila, è stata molto importante, perché lì abbiamo colto qualcosa che onestamente non veniva fuori: quanto all'Aquila si è messo in moto un meccanismo legislativo che dal 1997 toglieva i grandi eventi, poi facendo diventare 'grandi eventi' tutto - non solo il terremoto ma anche il G8, il G20, i Mondiali di nuoto - e questa cosa corrisponde ad una linea tracciata che, se fosse scattato il fatto per cui la Protezione civile fosse diventata una 'Spa' collegata alla Presidenza del Consiglio. Questo avveniva su una Protezione civile Spa che già esiste e che appunto opera mettendo ufficialmente fuori legge i poteri dello Stato in termini di sicurezza e di libertà. Su questo credo continueremo a lavorare molto". Si tratta di "cose da trasferire d'urgenza alla giurisdizione internazionale", in accordo con gli obiettivi della nuova campagna del Partito Radicale Nonviolento, Transpartito e Transnazionale. "Tra l'altro oggi ho sentito Barbato che, a seguito di una visita al carcere di Regina Coeli, ha dichiarato che ha visto Carboni che ha dichiarato che ha sempre votato Radicale. Io non lo sapevo, egli era molto amato da Carlo Caracciolo. Per me Carlo Caracciolo era anche un amico. Il fatto che lui cogliesse anche le occasioni per dire che lui aveva serbato l'amicizia con questo signore con un po' di guai da tutte le parti quando vedo che adesso invece lui coglie l'attenzione per dire che ha sempre votato 'radicale', penso che certo questo non lo può aiutare. Ma io però sono contento, come ero contento per Piromalli ed altri". "Io mi aspetto, che proprio dopo l'Aquila, con la conferma che è giunta di questi due gentiluomini di regime che continuano a tenerci fuori completamente anche da cose per cui nelle ultime settimane non era assennato tenerci fuori, cose che riguardavano Propaganda Fide altre cose per le quali i meccanismi parlamentari, le denunce italiane ed europee, erano state messe in moto da noi, ma questi non ci hanno permesso di mettere becco in nessun modo". Bordin: "E' un po' complicato. Penso per esempio ai nostri valorosi consiglieri regionali che si trovano nella situazione di poter portare come contributo una valanga di documentazione sulla gestione del patrimonio immobiliare romano da parte del Vaticano; è un po' difficile però fare una battaglia di opposizione, con il leader dell'opposizone in Consiglio regionale che si trova in affitto in un edificio di Propaganda Fide". Pannella: "Dopo quello che è accaduto per le Regionali, dopo quello che sta accadendo da allora, io dissi la settimana scorsa: dobbiamo attenderci ancora peggio per tentare di farci scomparire. Una cosa è questa del consiglio regionale in fieri, altro sono i libri che parlano dell'azione di Turco, nostra, a livello italiano ed europeo, sulle responsabilità dell'attuale pontefice già nel 2001". "Su questo, di nuovo siamo esclusi totalmente". "Vengono aiutati ed esaltati - Fausto Bertinotti, Tonino Di Pietro, etc."
    17:47 Durata: 12 min 59 sec
  • Pannella sulla pubblicazione della lettera di dimissioni di Bordin: "Quando la notizia è iniziata a circolare, non perché l'ho data io, ho visto qualcuno che su FaceBook diceva: 'Pannella ha dato la sua versione e nasconde quella di Bordin'. E io ho detto: quella del Cdr ce l'ho, e quindi l'ho data. La tua lettera al Cdr non era segreta, no?". Sulle divergenze di linea editoriale: "Per me - Marco Pannella, editore e proprietario della Radio - che il direttore abbia come tanti altri, una linea, un riflesso, delle reazioni che non coincidono con le mie, è per me auspicabile e fisiologico, è la nostra diversità"

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    Poi Pannella introduce il tema delle dimissioni di Massimo Bordin dalla direzione di Radio Radicale, iniziando dal discutere le modalità di pubblicazione delle lettere di dimissioni e della replica del leader radicale: "Le cose sono andate in questo modo: mentre eravamo di ritorno dall'Aquila, a un certo punto Chiarelli mi dice: 'Guarda, Massimo mi ha detto che dopodomani renderà note le sue dimissioni al Cdr e le renderà pubbliche'". Bordin: "No". Pannella: "Tanto è vero che Chiarelli, dopo aver parlato con me, ti pregò di ritardare di 2-3 giorni - cosa che tu hai fatto - per me era abbinato il fatto che le dessi al Cdr e le rendessi pubbliche. Ma questa è una quisquiglia. Quando la notizia è iniziata a circolare, non perché l'ho data io, ho visto qualcuno che su FaceBook diceva: 'Pannella ha dato la sua versione e nasconde quella di Bordin'. E io ho detto: quella del Cdr ce l'ho, e quindi l'ho data. La tua lettera al Cdr non era segreta, no? L'unica cosa che ho fatto - e che volevo giustificare - è che avendola ricevuta, quando ho visto che c'era gente che si lagnava perché conosceva la mia e non quella, l'ho pubblicata". Bordin: "La questione è una quisquiglia, però perfino sulle quisquiglie possono esistere versioni diverse. La questione delle dimissioni è nota all'amministratore e a te da diverso tempo. C'è una norma che obbliga il direttore a dare conto al Cdr; a un certo punto ho fatto presente a Chiarelli che questo era un comportamento al quale non potevo sottrarmi". "Ho scritto una cosa, l'ho data alla rappresentante del Cdr, pregandola: guarda, è un documento che riguarda voi, quindi se puoi evitare di renderla pubblica Tanto per completare la quisquiglia, la notizia delle dimissioni l'ha data un blog, quello di Christian Rocca, attuale redattore del Sole24Ore ed ex redattore del Foglio che evidentemente è ben informato. Però la notizia evidentemente era stata portata nell'ambiente radicale". Pannella: "Probabile. Era doveroso". Inoltre, "l'ho già scritto su FaceBook - spiega Bordin - per carità, a chi non fa piacere sentire giudizi positivi? Però alcuni giudizi positivi per me sono motivati con argomentazioni assolutamente ingenerosi nei tuoi confronti che non condivido minimamente; seconda cosa: a me non interessa minimamente stare a cavalcare giudizi positivi; terza cosa: Radio Radicale non si occupa della questione". "Io posso solo ribadire: non ho più la capacità probabilmente, sicuramente non ho più la voglia, di fare il direttore e il perché l'ho scritto. Non mi interessa di fare polemiche. Non ho voglia di essere mangiato, non sono commestibile". "Voglio solo fare tranquillamente fare il mio lavoro". Pannella: "E quindi questo non ti è consentito?". Bordin: "No, ma figurati! Non è che non mi è consentito: dico che si è creata una situazione che mi mette in una situazione che io non so padroneggiare e quindi vorrei tirarmi fuori". "Quando c'è un editore che, con pieno diritto, dice che non si riconosce nel modo in cui la linea editoriale viene rappresentata, di fatto questa è una sfiducia al direttore. Ora tu aggiungi: per carità, io da liberale consento questa situazione ed è la forza di Radio Radicale. Però, attenzione, devi trovare uno spirito forte che regge questa situazione. Io per un paio d'anni l'ho retta, onestamente non ce la faccio più". Pannella: "Io ritengo che sia documentabile che almeno quattro volte ho insistito su un fatto: non è che io consenta che ci sia una linea del direttore diversa da quella dell'editore. L'ho detto a qualche persona del Manifesto che mi ha telefonato. Tutti mi dicevano: 'Ma tu l'accusi di non essere in linea e questo è insopportabile. Ed ha ragione'. Senti, ha ragione per te, per voi e per la vostra cultura: noi abbiamo una storia, io ho una storia, e ho puntualmente affermato che per me - Marco Pannella, editore e proprietario della Radio - che il direttore abbia - nell'ambito delle linee possibili in termini radicali - come tanti altri, una linea, un riflesso, delle reazioni che non coincidono con le mie, è per me auspicabile e fisiologico, è la nostra diversità. Questo l'ho ripetuto a iosa. Io dicevo: riconosco che tra gli altri pregi di questi direttori, c'è anche questo". "L'ho detto: semmai è un valore aggiunto. Quindi questo non può essere minimamente scambiato per 'sfiducia'". "Tanto è vero che io avevo detto una cosa in più, per sottolineare una cosa che adesso è dimostrata: guarda Massimo che nel frattempo, in questi 20 anni, la progressione delle cose, la crescita della radio, la tua crescita. Se uno per 20 anni ha come funzione di dirigere una baracca come questa, e leggere tutti i giorni la stampa piuttosto che fare altro, sicuramente c'è una crescita di capacità, di lettura, di comprensione. E' patrimonio tuo e dell'azienda in cui lavori oggi, domani e quando che sia. In più, c'è una cosa che mi si faceva presente a proposito di un'altra cosa: tu, come leader, non fai quello che un altro qualsiasi leader fa. Il fatto che io la domenica sto con te, io 'leader', a discutere; esiste un solo caso, di un 'leader' che settimanalmente si mette in confronto sull'evenienza del partito, della politica, via dicendo, con il direttore dell'organo di partito?". "E' indubbio che la cosa per la quale sono più noto nel mondo politico è questa cosa della domenica. Questa è un'attività, questa nostra attività nostra comune che ho e hai voluto. Proprio perché questo indubbiamente significa che il direttore dell'organo a questo punto ha una condizione e una visione esterna che non è quella che hanno gli organi di partito. Mai". Bordin: "Ma Radio Radicale non è un organo di partito, se non formalmente". Pannella: "Sostanzialmente non sarà di un partito, ma si chiama 'Radio Radicale'". Il rapporto tra Partito radicale e Radio Radicale: "Dinnanzi alla prima lotta parlamentare che noi facemmo quando eletti avevamo da riscuotere obbligatoriamente il primo finanziamento pubblico, perché se non lo ritiravamo, i ladri - cioè gli altri partiti - si dividevano anche la nostra quota. Benissimo, dicemmo, a questo punto questo denaro lo dedicheremo tutto per informare i cittadini che pagano e lo rendiamo a tutti, gratuitamente senza canoni e altro"
    18:00 Durata: 19 min 23 sec
  • L'importanza storica della radio per i Radicali: "Oltre a Radio Radicale, noi non abbiamo avuto nessun'altra iniziativa editoriale, di carta - mentre prima le avevamo: Liberazione, Notizie Radicali, etc. - riservando quindi tutto quello di cui potevamo disporre, anche con una scelta che ogni volta si è confermata: solo Radio Radicale"

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    Pannella: "Leggo alcuni che dicono: 'Adesso, con Bordin costretto ad andare via, noi niente più Radio Radicale o niente più Radicali'. Non sono esagerazioni, ma sono scelte". "In che situazione siamo? Oltre a Radio Radicale, noi non abbiamo avuto nessun'altra iniziativa editoriale, di carta - mentre prima le avevamo: Liberazione, Notizie Radicali, etc. - riservando quindi tutto quello di cui potevamo disporre, anche con una scelta che ogni volta si è confermata: solo Radio Radicale. E questo in condizioni nelle quali, per esempio, noi tuttora - più antico partito d'Italia, dal dicembre 1955 - ancora non abbiamo la proprietà di una sede, perché dopo 25 anni non abbiamo ancora finito di pagare il mutuo". Questo in una "situazione complessiva dovuta a quella che io ritengo non un'esagerazione: un personaggio, per carità 'fascista' ma con il quale io ho un rapporto di stima, allora presidente del Comitato di vigilanza sulla Rai, Francesco Storace, disse che era in corso indubbiamente un genocidio culturale e politico dei Radicali. E sapeva di cosa parlava". Gli interventi di Pierluigi Battista sulla questione. "Questo qui è intervenuto due volte: una volta terminando e sperando di poter continuare 'come migliaia di mattine' di poter continuare a sentire la rassegna, e tutte una volta ha detto 'Pannella è un arrogante abituato a vivere sulla pelle degli altri', mentre la seconda volta dice a Mimun: 'No, non capisci nulla, perché Pannella non ragiona in questo caso'. Poi anche Pedica ha fatto una bellissima dichiarazione. Io sto spiegando come sono consapevole di una cosa che ho ripetuto la settimana scorsa: Massimo non è che non ci siamo accorti che te sei più popolare di Emma e di me. Sto ripetendo quello che ho detto. Questa è la valutazione che io faccio. Io ne sono convinto in assoluta onestà"
    18:19 Durata: 8 min 32 sec
  • Pannella: "Perché le dimissioni arrivano proprio adesso?". Bordin: "Io non sto dicendo che intendo negare il mio apporto a Radio Radicale. Il problema è che io non ho mai detto che voglio disertare Radio Radicale". Pannella: "Mi fa piacere sentirlo". Bordin: "Ho detto una cosa semplice, che non ce la faccio più a fare il direttore"

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: "Una diversità di linea, di riflessi, di immagine radicale tra me e te ritengo sia un patrimonio e un elemento positivo. Se non ci fosse, la inventerei". La riunione della redazione di Radio Radicale e la necessità - annunciata in quella sede - di "vedere tra un semestre". Detto questo, il leader radicale chiede a Bordin: "Cosa è successo adesso perché hai presentato irrevocabili dimissioni, visto che queste cose che sto ricordando le dico da anni?" Bordin: "E' successa una cosa di rara semplicità. Che alla fine c'è un problema di accumulo: non c'è mai una causa scatenante, non c'è la pistolettata di Sarajevo. Il cuore del problema, ci siamo arrivati, è il seguente: tu offri una lettura che non è assolutamente impropria di quello che è Radio Radicale e del tuo modo di essere editore di Radio Radicale, del quale non ti si può non essere grati perché tu hai sempre difeso Radio Radicale, anche nel partito. Ma il problema è il seguente: tu dicevi che Radio Radicale nasce come soggetto autonomo, perché il partito ha votato questa cosa qua, tanto è vero che Radio Radicale nasce devolvendo la proprietà della radio a un soggetto che per avventura era tesoriere dei radicali e che allora si dimise. E tu dicevi: 'Guardate che noi non siamo il tradizione organo di partito; noi siamo una radio che ha la sua linea e che è incarnata dall'editore che ha tutte le responsabilità'". "Perché doveva incarnare una linea, e la linea è la tua, perché la linea è sempre stata la linea di Pannella". Battista e la sua tradizionale "attenzione" nei confronti dei Radicali, dal Congresso in cui Capezzone non fu rieletto segretario alle dimissioni di Bordin. "Domenica ti ho detto - ricorda Pannella - dobbiamo stare molto attenti, perché mentre da una parte potrei aver ispirato la buona battuta di Bersani ('Dobbiamo stare attenti, perché magari dopo Berlusconi viene pure Chavez') che corrisponde ad alcune cose che vado dicendo e al fatto che voglio battere politicamente Berlusconi". "Allora, quello che devo capire è: perché adesso?". Bordin: "Non posso accettare che si dica che io rappresenti una linea politica". Pannella: "Ma non è un peccato". "Queste cose 'non mi piace', 'non mi piace', non mi sono piaciute. Io ho sempre cercato di discutere appassionatamente tra noi, però io devo capire perché. Tu hai detto 'quando basta basta', ma questo non è un ragionamento". Bordin: "Io al momento non ho in tasca nulla". Pannella: "Perché sei uno stronzo scusa? Dicendo questo ci tratti da stronzi tutti quanti?". "Io non sono calmo. Tu hai un'idea dell'eleganza cui tieni molto, ci puoi tenere per te ma io sono fatto in altro modo". "Perché in un momento così grave per questo Paese e noi? Lo sto dicendo o no da un anno? O forse prendo per il culo tutti quando dico che in questo Paese possiamo aspettarci tutto? E quando la settimana scorsa ti dico: guarda Massimo, davvero qui la situazione è grave, e non ho mai fatto la Cassandra; credo solo di avere la capacità di avere un po' naso delle situazione, l'ho dimostrata. Lo penso e l'ho detto, l'ho detto in questa sede". Bordin: "Io non sto dicendo che intendo negare il mio apporto a Radio Radicale. Il problema è che io non ho mai detto che voglio disertare Radio Radicale". Pannella: "Mi fa piacere sentirlo". Bordin: "Ho detto una cosa semplice, che non ce la faccio più a fare il direttore". "Io sono dispostissimo a continuare a lavorare a Radio Radicale"
    18:28 Durata: 17 min 31 sec
  • Pannella: "C'è un plebiscito di solidarietà. Vuol dire che te sei riuscito, consapevolmente o no, a dare l'immagine di qualcuno che le dimissioni magari le dà, ma perché non può non darle, perché è stato costretto, e siccome parliamo di radio e politica, a darle in questo momento, nel quale sei stato invitato anche a prendere atto di una cosa: la storia radicale attraversa manifestamente, oggettivamente, una situazione di esclusione dalla vita civile e politica del nostro Paese"

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    Pannella: "Mi corre l'obbligo di dirti che non ti credo. Nel senso che io non credo che tu, sapendo - e io ti ammonivo - tutti possono discutere che qualità aveva quel monito, quando dicevo: 'Guarda Massimo, e questo è accaduto consapevolmente da parte di tutti, tu oggi grazie a Radio Radicale sei divenuto il più popolare di Emma e di me congiunti. Per ora è un plebiscito a favore di te. Uno che legga, pensa: poverino, è stato cacciato via". Bordin: "Non ci posso fare niente". Pannella: "Io sto dando un fatto! C'è un plebiscito di solidarietà. Vuol dire che te sei riuscito, consapevolmente o no, a dare l'immagine di qualcuno che le dimissioni magari le dà, ma perché non può non darle, perché è stato costretto, e siccome parliamo di radio e politica, a darle in questo momento, nel quale sei stato invitato anche a prendere atto di una cosa: la storia radicale attraversa manifestamente, oggettivamente, una situazione di esclusione dalla vita civile e politica del nostro Paese". Pannella, a questo proposito, si appella "ai consumatori di Radio Radicale" e ricorda il tipo di compagni di cui è circondato: l'esempio di Rita Bernardini con il suo impegno nelle carceri, Maria Antonietta Farina Coscioni e la sua iniziativa nonviolenta appena conclusa, Valter Vecellio che "è da decenni alla Rai e con le sue qualità è vice-caporedattore della cronaca, anche perché Giulietti e Romano Prodi chiesero che a Valter Vecellio fosse affidato dalla Rai il format sui diritti umani. Figurati: sta lì e fa la cronaca, e tutti sanno qual è la sua attività intellettuale". "Vecellio è direttore di un giornale quotidiano online, e noi, vorrei dirlo ai consumatori scandalizzati che difendono Bordin non so da chi: noi non ci siamo messi in fila per i contributi all'editoria per Notizie Radicali online e per qualsiasi altra attività. Noi in questo anno abbiamo ridotto del 70 per cento i dipendenti a poche decine. Avevamo un call center per le iscrizioni che era di due o tre decine di persone, li abbiamo licenziati e Radicali italiani credo abbia due dipendenti. Di cosa ci siamo sempre occupati? Priorità assoluta a Radio Radicale". "Non c'entra la linea editoriale, che in quanto valore aggiunto ho il dovere di difendere". "Devo dire che ti sei assunto una responsabilità politica molto grave, quasi da non crederci"
    18:46 Durata: 12 min 33 sec
  • Conclusioni

    Massimo Bordin

    direttore di Radio Radicale

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Bordin inizia la sua replica rispondendo al fatto che quello attuale sia un 'momento straordinario per i Radicali': "Ci sono due obiezioni. Primo, è molto difficile trovare nella storia radicale un momento che tu non abbia definito straordinario. Quindi è una spiegazione buona per tutte le stagioni. Secondo, ha un retroterra non carino nei confronti dell'interlocutore, perché gli dà implicitamente la caratteristica del disertore". Pannella: "Ma io ho sempre fatto il disertore". Bordin: "Non voglio privare Radio Radicale del mio apporto per quanto modesto, umile sicuramente; non voglio più fare il direttore". "Io non ho nessuna voglia di andarmene da Radio Radicale. A Radio Radicale sto bene e sono grato a Radio Radicale; se Radio Radicale continua a farmi lavorare, sono contento". Pannella: "Su questo che hai detto, torno a dire: hai cambiato posizione. E te lo spiego subito. Tu ci hai sempre detto: fate una proposta. A te che sei direttore in funzione fino al 31 luglio, ti abbiamo detto: ci comunichi le dimissioni, noi saremmo contrari, però tu hai detto che è inutile; allora noi subiamo questo, ma chiediamo a te e al direttore di immaginare assieme che cosa si può fare dopo il 31 luglio". "Su questo noi ti abbiamo detto: benissimo, la nostra proposta è questa: assieme vediamo cosa succede dopo il 31, magari per te, magari altri. Assieme. Tu hai rifiutato seccamente questo comportamento che almeno avrei ritenuto corretto al livello dell'amicizia politica e dell'amore per la stessa cosa, Radio Radicale". "Praticamente 'vaffanculo' ci hai detto, hai rifiutato completamente di vedere: potevi fare o meno la rassegna stampa, ma Chiarelli mi dice che quando lui ti ha chiesto: ma nemmeno la rassegna stampa? Tu hai risposto non ne discuto. Quindi a questo punto siamo arrivati. Adesso noi diciamo a chi ci ascolta: avevamo o no ragione a dire a Massimo Bordin 'decidiamo assieme che cazzo si fa adesso che non è più direttore'?". "Avevi già deciso di mandarci affanculo. Due, e l'avevi deciso anche per il contesto politico: hai detto che li abbiamo sempre avuti questi momenti. Io invece ci credo e temo che come Radicali dovremo proprio dimostrare che ci crediamo davvero". Bordin: "Questa cosa sulla rassegna stampa è andata così: quando io ho presentato le dimissioni a Chiarelli due mesi fa, lui mi ha detto: 'Ma come, anche dalla rassegna stampa?'. Io gli ho risposto: 'Quando uno si dimette, si dimette da tutto'". "E' sicuramente ovvio che tu hai tutto il diritto di vederla così: io però non ho nessuna intenzione di mandare a fare in culo nessuno, tantomeno te, Chiarelli e i Radicali. Il mio rifiuto della tua richiesta". Pannella: "E' un problema comune, visto che sei direttore sei tenuto a farlo ma ti sei rifiutato di farlo. Da direttore". Bordin: "Da direttore non vedo perché, perché un direttore dimissionario è diverso da un direttore in carica". Pannella: "No, finché è direttore ha i doveri di occuparsi con noi del futuro della radio". Bordin: "Il mio rifiuto deriva da questo. Non accetto che si possa anche solo pensare che io agiti lettere di dimissioni per trattare nuove posizioni". Pannella: "Temo che tu, più di quanto non ti renda conto, sia stato influenzato dalla situazione politica". "L'hai detto: 'Non è vero che noi radicali siamo in una situazione straordinaria, perché lo possiamo dire sempre'. E 'sempre' vuol dire 'mai'"
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