02 FEB 2011
intervista

Federalismo fiscale: un imbroglio. La Lega Nord si risveglierà separatista. Convegno a Milano: federalismo oltre le contraffazioni

SERVIZIO | di Emiliano Silvestri - Milano - 17:25 Durata: 31 min 3 sec
Scheda a cura di Enrica Izzo
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Cortiana: Il rovesciamento spregiudicato del significato delle parole investe anche la parola "federalismo".

I decreti attuativi, riconfermano infatti la politica centralista dei trasferimenti.

Oggi, mentre esplode il Mediterraneo, avremmo bisogno di un'Europa federale.

Vitale: La manovra in discussione oscilla tra l'imbroglio e qualcosa di peggio: Utilizzare quanto fatto finora per passare dal federalismo di Calderoli a quello di Cattaneo.

Versace: Il vero problema è abbattere il Moloch dello Stato; abbiamo tutti il dovere di farci "guerrieri" affinchè la politica torni a essere ricerca del
bene comune.

Tabacci: Rivolta morale per recuperare all'Italia lo spirito civico.

Ragionare in termini di Europa.

Il "federalismo fiscale" fissa una serie di obiettivi ma li disconosce; si dice federalista ma in realtà è assolutamente centralista.

Rimaniamo in attesa delle liberalizzazioni di Silvio Berlusconi; sinora la sua opera ha portato soltanto alla chiusura dei mercati.

Bassetti: La Lega Nord si è impaludata in un piccolo riformismo centralista: si risveglierà separatista.

L'antidoto è il federalismo, non questa piccola, e criticabile, operazione di decentramento fiscale.

Comprensione per il Presidente Formigoni, sulla vicenda delle firme false.

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  • Fiorello Cortiana

    fondatore "Manifesto di ottobre"

    Già Senatore dei Verdi L'incontro è organizzato da "Manifesto di ottobre", incontro di intellettuali, professionisti e intellettuali che condividono l'idea che le ideologie del novecento non siano adeguate ad affrontare i problemi dell'oggi. I programmi per il futuro, per contrastare la deriva antipolitica che investe l'Italia, nutrito dal "patriottismo costituente e repubblicano" e vivificato dall'ecologia delle differenze. Il rovesciamento spregiudicato del significato delle parole investe anche la parola "federalismo". I decreti attuativi, riconfermano infatti la politica centralista dei trasferimenti. Oggi, mentre esplode il Mediterraneo, avremmo bisogno di un'Europa federale unita con capacità di azione politica. Oggi avremmo bisogno di un federalismo che unisce e non quello "de noantri" che, per esempio, ha portato allo smembramento del parco nazionale dello Stelvio. Abbiamo voluto mettere al centro della discussione due libri di Luca Meldolesi: "Federalismo democratico. Prove di dialogo tra uguali" che analizza le varie forme di federalismo verificatesi nella storia; "Milano-Napoli: prove di dialogo federalista" che, a partire dal quadro delineato dal rinnovato titolo V della Costituzione, analizza due realtà metropolitane omogenee da cui è possibile partire.
    17:25 Durata: 7 min 32 sec
  • Marco Vitale

    presidente del Fondo italiano Investimento PMI

    Il pensiero federalista è un passaggio fondamentale e necessario per rifondare lo Stato e per ricercare un di rapporto tra cittadino e Stato diverso dall'attuale . Quel lo che viene propinato adesso non è federalismo e nemmeno federalismo fiscale; si tratta soltanto di un modestissimo tentativo di dare autonomia finanziaria ai comuni. Lo Stato Italiano è centralista dalla sua fondazione; pensato come decentrato e articolato secondo le caratteristiche del Paese. La morte di Cavour, il "brigantaggio" e il braccio di ferro con la Chiesa Cattolica determinarono l'emanazione di decreti che imposero l'amministrazione piemontese a tutta l'Italia. Nell'ambito dello Stato centralista si sono realizzati negli anni tentativi di decentramento fiscale, il più serio quello raggiunto nel 1931, cancellati poi con la riforma Visentini e i decreti Stammati. Oggi si assiste a un modestissimo tentativo di ridare autononia finanziaria ai Comuni; inadeguato ai bisogni. Per questo ho parlato di imbroglio. Il titolo V, riformato nel 2001, ha inserito i principi di autonomia finanziaria per Regioni, Provincie e Comuni; riforma affrettata, ma che andava nella direzione giusta. Necessario oggi attuare artt. 118 e 119 della Costituzione.
    17:33 Durata: 6 min 52 sec
  • Santo Versace

    presidente della Versace SpA, deputato (Popolo della Libertà)

    La classe politica nel suo insieme si autoalimenta, non riesce a riformare questo Paese; abbiamo tutti il dovere di farsi "guerrieri" affinchè la politica torni a essere ricerca del bene comune, la quarta forma di carità. Oggi l'Italia è quella delle "tre P". Ci sono gli imprenditori, che tengono in piedi questo Paese; i Prenditori, quelli che molta gente qualifica come imprenditori ma che fanno il loro turn-over con il Pubbico, con le lobbies, con le leggi costruite apposta o i piani regolatori cambiati; i Profittatori, oltre quattrocentomila persone che vivono di politica o intorno alla politica e hanno una produttività molto scarsa. Le Regioni, nate quarant'anni fa, hanno creato importante parte del debito pubblico; hanno speso e sperperato e lo Stato ha rimborsato a piè di lista; 40 anni di malversazioni. Il federalismo fiscale si propone di ovviare a questi danni attraverso la definizione di costi standard, verifiche e trasparenza; si tratta però di un'opera parziale, il vero problema è abbattere il Moloch dello Stato, 800 miliardi spesi male non vanno bene
    17:40 Durata: 2 min 46 sec
  • Bruno Tabacci

    deputato (Alleanza per l'Italia)

    Vicepresidente della Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera dei Deputati La dimensione propria sulla quale ragionare è l'Europa; abbiamo una moneta comune ma, in prospettiva, si dovrà parlare di difesa comune europea. In secondo luogo - la popolazione mondiale è raddoppiata negli anni - il peso demografico modifica i rapporti di forza; non saremo protagonisti come italiani o come tedeschi, come francesi o come inglesi tra vent'anni. Lo saremo come europei se avremo, nel frattempo, assunto una decisione complessiva sia in materia istituzionale che in materia economica e/o struttura di difesa. Il "federalismo fiscale" fissa una serie di obiettivi ma li disconosce; si dice federalista ma in realtà è assolutamente centralista. Dice che questo consentirà di avere servizi più efficienti ma non determina il passaggio dalla spesa storica ai costi standard: la indica come obbiettivo ma non fa nessun passaggio di natura formale e sostanziale e poi queste addizionali nelle mani dei Sindaci spostano la pressione fiscale a livello periferico ma i cittadini dovranno attendersi una ulteriore recrudescenza delle tasse. Siamo in attesa delle liberalizzazioni di cui parla Silvio Berlusconi dal Corriere della sera. Per il momento ha proposto una serie di meccanismi che invece di portare all'apertura dei mercati ha portato alla loro chiusura, con danno dei consumatori finali. Siamo arrivati a essere il Paese del bunga-bunga; tutto il mondo ride di noi. E' necessaria ormai una rivolta morale, non per questione di atteggiamento dei costumi ma per recuperare all'Italia lo spirito civico, lo spirito etico che siamo andati disperdendo alla ricerca degli interessi particolari e Silvio Berlusconi è il campione di questo modo di essere. Nei Paesi democratici, sia presidenziali che parlamentari, anche il capo del Governo si ritiene sottoposto alla legge. In Italia no, in Italia si dice: "siccome mi avete votato, faccio quello che voglio".
    17:42 Durata: 4 min 35 sec
  • Piero Bassetti

    Presidente della Fondazione Globus et Locus

    Quello che si contrabbanda per federalismo non è affatto federalismo ma una piccola, e criticabile, operazione di decentramento fiscale: niente a che fare con il federalismo. Il federalismo rovescia l'impostazione centralista e parte dall'autonomia dei Comuni e delle Regioni; questa è una manifestazione precisa di decentramento. Federalismo che serve per salvare la società italiana che è unita, buttando a mare invece uno Stato che è al tracollo, perché manca in Italia un'organizzazione che risponda, e serva, alle esigenze che sorgono dal basso. Per evitare di interrompere il circuito della politica bisogna avvicinare gli apparati che danno le risposte a chi fa le domande. La LN si è fatta assorbire dalla visione centralista si è impaludata a Roma in un piccolo riformismo centralista; se ne accorgerà e si risveglierà separatista. O si scioglierà o rilancerà chiedendo la separazione della Padania, da sempre nei suoi programmi. L'antidoto a questo è riconoscere che il modo di unificare l'Italia (articolata in due pezzi) è quello di darle una politica comune. Dobbiamo difendere l'unità nazionale andando insieme in Europa ciascuno con il percorso che gli consente di svilupparsi. Il sud è perfettamente in grado di pensare al proprio sviluppo se avrà la prospettiva di entrare in Europa a parità con quello che farà il nord. Lo Stato è nato intorno al controllo di un territorio con precisi confini, attraverso il controllo della violenza legittima. La glocalizzazione ha fatto saltare i confini e sostituito la mobilità alla stanzialità, questo ha messo in crisi i presupposti dello Stato che erano quelli del diritto (la violenza legittima se c'è la legge). In questo disordine, tipico di una fase rivoluzionaria come quella attuale, principi semplici ma forti come quello del familismo amorale hanno capacità di prevalenza su principi astratti come diritto, giurisdizione ecc.. Gli spazi regolati dalla logica della mafia cresceranno e quelli regolati dalla logica della mafia cresceranno. Oggi metà dell'Italia è regolata da quella logica. Sulla vicenda delle firme false sul listino del Presidente Formigoni, il mio giudizio è, paradossalmente, di comprensione perché poi abbiamo visto, con la vicenda della Minetti, cosa c'era dietro a questa violenza fatta sul listino; c'era una pesantissima imposizione politica e le procedure per la raccolta delle firme non devono essere state regolari. Per quello che io conosco Roberto Formigoni, ho molti dubbi che lui ne fosse perfettamente cosciente e connivente. Però, se la magistratura dovesse provare che le firme sono false, i fatti sono quelli lì.
    17:47 Durata: 9 min 18 sec