01 MAG 2011
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Valter Vecellio - Radio - 17:09 Durata: 2 ore 5 min
Scheda a cura di Enrica Izzo
Player
Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 1 maggio 2011 condotta da Valter Vecellio con gli interventi di Valter Vecellio (direttore di Notizie Radicali, membro della Direzione Nazionale di Radicali Italiani), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video
di questa puntata ha una durata di 2 ore e 5 minuti.

Questa rubrica e' disponibile anche nella sola versione audio.

leggi tutto

riduci

  • Introduzione

    Valter Vecellio

    direttore di Notizie Radicali, membro della Direzione Nazionale di Radicali Italiani

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    I principali temi della settimana e l'iniziativa nonviolenta di Marco Pannella.
    17:09 Durata: 58 sec
  • Pannella sulle carceri italiane: Ma un cittadino che è ministro della Giustizia, e un cittadino che è Presidente della Repubblica, che può fare quando in modo strutturale, crescente, c'è quello che ribadisco, ovvero una consistente realtà strutturale di Shoah nelle carceri nel nostro Paese? Quindi devo dire che l'ho ripetuto anche al Presidente: cosa si può fare qui se si è Presidente della Repubblica? C'è da dare una sola risposta: è una realtà che è assolutamente fuori dal diritto internazionale e dalla legalità internazionale

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Marco Pannella esordisce commentando il suo stato di salute dopo 10 giorni di sciopero della fame: Come sto lo si vede e lo si constata al Partito dove ci si vede continuamente e io ci sono. Credo di avere un po' di stanchezza ma assolutamente non legata allo sciopero della fame. E' che devo aver preso - pur non ricordandomi - uno o due giorni di 'vacanza', diciamo, perché mi accade di stancarmi soltanto quando mi prendo le vacanze dalle mie 'vacanze' abituali che, per tutto l'anno, coincidono con il 'fare partito'. Il ringraziamento ai detenuti del Terzo braccio di San Vittore, visitati da Rita Bernardini e Marco Perduca questa mattina, che da tre giorni rifiutano di ritirare il cibo. I passati casi di sostegno giunto dalle carceri all'iniziativa radicale, come nel caso delle nomine dei giudici mancanti della Corte costituzionale. Quando accade che il giusto e il diritto coincidono, c'è il detto popolare: 'Quello che giusto è giusto'. E nelle carceri questo spessissimo lo sento ribadire. L'incontro di Marco Pannella con il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: Non era un obiettivo (dell'iniziativa nonviolenta), era un auspicio, ed è stato esaudito. Subito ho esordito parlando un attimo dei referendum e poi ricordando l'indulto e il Natale che avevamo passato insieme - con lui, Cossiga e altri - e il Presidente subito ha fatto un'osservazione: 'E l'amnistia...'. Ma un cittadino che è ministro della Giustizia, e un cittadino che è Presidente della Repubblica, che può fare quando in modo strutturale, crescente, c'è quello che ribadisco e senza obiezioni da parte di molti, ovvero una consistente realtà strutturale di Shoah nelle carceri nel nostro Paese? Quindi devo dire che l'ho ripetuto anche al Presidente: cosa si può fare qui se si è Presidente della Repubblica? C'è da dare una sola risposta: è una realtà che è assolutamente fuori dal diritto internazionale e dalla legalità internazionale. Comprovatamente è ritenuto grave dalla giurisdizione europea, ufficialmente. Non ne parliamo da parte della nostra Costituzione e delle nostre leggi specifiche. Tutto questo è contro la legge e contro la legge significa anche che strutture di questo tipo aumentano i suicidi degli operatori della polizia giudiziaria. Noi, in nome del popolo italiano - perché si giudica in nome del popolo italiano - abbiamo qualcosa che invece ha indotto - ma in condizioni assolutamente diverse - una delle massime autorità tedesche a dire che quando non ci sono posti in carcere, il detenuto comincia a espiare la pena soltanto quando, dopo aver fatto una lista d'attesa e mano a mano che escono i detenuti per fine pena, a quel punto entra in carcere. All'estero si fa questo, qui no. Ricordo sempre un pretore genovese, collaboratore di Famiglia Cristiana, che poi fu anche sindaco di Genova e che provocò al ministro della Giustizia di allora, Nino Martinazzoli, un eccesso di incredulità: 'Ma come, questo ha dichiarato che lui non condanna più alla detenzione perché la detenzione a Genova non è legale, non è costituzionale ed equivale a un sequestro'. Ricordo appunto il sentimento a metà tra lo sdegno e l'ilarità di Martinazzoli che pure, come noto, è persona che si occupa di diritto da sempre. Quando divenne sindaco, quel signore non fu più dello stesso avviso
    17:10 Durata: 12 min 57 sec
  • I Radicali e l'informazione italiana: Dopo 40 anni non c'è più il sospetto, ma la certezza che sempre più ci si è resi conto che fa bene al potere che i Radicali non vadano in televisione, che la gente non possa conoscere quello che proponiamo

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Le presenze minime dei Radicali nelle trasmissioni televisive di approfondimento. Dopo 40 anni non c'è più il sospetto, ma la certezza che sempre più ci si è resi conto che fa bene al potere che i Radicali non vadano in televisione, che la gente non possa conoscere quello che proponiamo. La presenza radicale, invece, potrebbe far sì che sentimenti e risentimenti popolari si convertissero in 'convinzioni'. Altrimenti non c'è democrazia, ma solo scoramento e nausee che si creano. Al Presidente ho consegnato in anteprima il secondo libro sulla Peste italiana e così anche questo lavoro di carattere scientifico, brevettato con una nuova angolazione per scrutare nel profondo la situazione della conoscenza pubblica
    17:23 Durata: 5 min 49 sec
  • Il tradimento della Costituzione italiana e dell'istituto referendario. I 5 casi di scioglimento delle Camere per evitare le consultazioni popolari

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito

    Pannella: Da quando è stata approvata la Costituzione, già dall'inizio del 1949, si era stabilito che della Costituzione del Paese facessero parte quattro diritti democratici di voto per i cittadini: Camera, Senato, Regioni e referendum abrogativo. Per una intera generazione, dai 22 ai 24 anni, gli Italiani non hanno avuto nemmeno un referendum. Lo hanno avuto soltanto quando, approvata la legge Fortuna-Baslini (nel 1970, ndr), a questo punto il problema era: come facevano dei Presidenti del Consiglio e della Repubblica, allora tutti democristiani, a controfirmare questa legge? Allora venne fuori un'idea: si firma, quella legge venne regolarmente promulgata e poi si dette in cambio al Vaticano il diritto di esercitare il referendum. Fino a quel punto abbiamo dovuto aspettare, per rispettare la Costituzione, per inverarla - ma in realtà dopo 22-25 anni non inveri nulla. Si arriva nel 1972 e dev'esserci il referendum. Ma la legge che hanno approvato nel frattempo sul referendum prevede una possibilità: se in quell'anno c'erano elezioni politiche generali, non poteva esserci anche il referendum. E a questo punto cosa fanno? Cominciano con una storia che è diventata una tradizione molto solida in Italia: fanno una crisi di governo così questo referendum non si fa, perché cominciavano ad avere qualche dubbio che la vox populi-vox dei fosse automaticamente anche vox vaticani. E quindi si trova questo sistema: da quel momento è accaduto 5 volte per 5 legislature. A partire da quella del 1972, con il referendum sul divorzio che si è fatto nel 1974. Il caso della legislatura del 1976, alla quale i Radicali arrivano con 8 nuove iniziative referendarie: Entriamo in 4 in Parlamento e accade che quasi immediatamente il Parlamento e il compromesso storico di fatto già realizzato - perché era già vero allora che c'erano stati 10 milioni di italiani che avevano votato Andreotti ma per essere contro Berlinguer, e c'erano 10 milioni di italiani che avevano votato per Berlinguer per essere contro Andreotti e invece inizia sin da subito una marcia di avvicinamento - con il Pci che si astiene per far passare il governo del centro-sinistra; da quel momento sono mobilitati per approvare delle leggi per impedire assolutamente che ci fossero quei referendum, tra i quali uno riguardava l'aborto, un altro la chiusura dei matrimoni, un altro ancora la legge Reale, un altro infine sulla riforma della Commissione inquirente, etc. Il nuovo diritto di famiglia che è un fatto storico, dopo il mattone del divorzio, era anch'esso uno dei nostri obiettivi. E in quegli anni abbiamo dunque la legge sull'aborto - che noi non votammo perché non buona - poi la legge sui manicomi, poi sulla Commissione inquirente. Praticamente quella legge si apre con noi quattro deputati radicali che facciamo ostruzionismo su questi nostri stessi obiettivi, per far sì che il Parlamento si occupasse invece delle altre cose urgenti per le quali era stato eletto. E a quel punto arriva pure lo stravolgimento dei regolamenti parlamentari. Noi vogliamo invece che i referendum siano fatti, mentre loro approvano a un ritmo accelerato, anche perché altrimenti scatterebbe il referendum. Questa è la vera storia del nostro Paese. Il libro di Giovanni Moro sugli anni '70
    17:29 Durata: 11 min 46 sec
  • La sospensione della Costituzione da parte del Parlamento in occasione del rapimento di Aldo Moro, nel 1978, e la continuazione dell'opera contro i referendum per mano della Corte Costituzionale.

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella, i Radicali e Aldo Moro. Il caso della circolare sui cancellieri che avrebbe impedito loro possibilità di autenticare le firme per i referendum, ai tempi in cui Aldo Moro era presidente del Consiglio. Il colloquio tra Pannella e Moro durante una lezione all'Università. Lui mi ha detto: 'Se vuole possiamo parlarne appena finita la lezione'. Io gli ho detto: 'Sono felicissimo di ascoltarla, le sarò grato e credo che in un quarto d'ora...'. E ci siamo visti alla fine per un quarto d'ora. Gli spiegai l'iniquità di quella circolare, per noi che eravamo ammirati da tutti per le condizioni in cui raccoglievamo le firme. Mi ricordo che alle 6 di pomeriggio avemmo la comunicazione che quella circolare era stata annullata. Ancora sull'evoluzione dell'istituto referendario: Per una generazione non fanno la legge; grazie al Vaticano finalmente uno dei diritti fondamentali della nostra Costituzione viene concesso al popolo italiano; ma fatto questo, ci sono queste altre difficoltà che vengono frapposte. Ma torno a dire: quella legislatura che aveva anche altra cosa da fare, con i partiti che avevano altri programmi e invece sono mobilitati perché noi in quattro facciamo ostruzionismo. A proposito dell'ostruzionismo radicale, Pannella fa una parentesi: Ricordo sempre con gratitudine un vecchio parlamentare di Catania dell'Msi che intervenne quando Emma - che era appena arrivata - si sentì male nella Commissione Affari costituzionali ma manifestamente non intendeva smettere, e quindi questo Senatore disse: 'Collega, prendo il tuo posto e continuerò a parlare'. Su quel tema si vinse quindi la battaglia. L'iniziativa dei nudi del Flaiano e, anche in quel caso, la solidarietà di alcuni parlamentari non Radicali. Finita la parentesi, riprende il discorso sulla prima legislatura dei parlamentari radicali: I partiti italiani, la partitocrazia, quelle inizialmente 500-600 persone, hanno mobilitato il Parlamento contro i referendum, ma poi hanno anche - per impedire i referendum e anche per impedire che nel Parlamento accadesse quello che era accaduto con il divorzio - cambiato continuamente i regolamenti. In quei 2-3 anni, le proposte di quattro deputati sono state votate dal Parlamento italiano, perché solo in questo modo si arrivava a svuotare il pericolo referendario. Ne restavano due: l'abrogazione del Concordato - con l'adesione dei giuristi più prestigiosi, tra i quali Arturo Carlo Jemolo -, e l'abolizione dei reati d'opinione del Codice Rocco. Si arriva lì e a questo punto la Corte Costituzionale fa un golpe che altrove avrebbero fatto soltanto i colonnelli. Il rapimento di Aldo Moro e l'ulteriore compressione del ruolo del Parlamento: Per la prima volta dopo il Cln doveva formarsi un governo Dc-Pci. La mattina (del 16 marzo 1978, ndr) c'è quest'atto terroristico e noi alla Camera eravamo convocati per dibattere sul nuovo governo. Si sapeva che durante la notte la Dc aveva inserito dei ministri che il Pci riteneva inaccettabili e quindi questa novità storica sembrava un po' in pericolo, ma scoppia questo affare qui. Come reagisce il Presidente della Camera, Ingrao, e in generale tutta la partitocrazia? Coglie subito l'occasione per annullare tutti i diritti del Parlamento. Da quel momento, il dibattito su un governo che avrebbe dovuto spiegare per esempio perché il ministro degli Interni era lo stesso responsabile di quello che era accaduto poche ore prima, viene di fatto annullato; possono parlare soltanto i rappresentanti dei gruppi, dopodiché si vota e il governo in un giorno e mezzo è fatto. A questo punto, per 15-18 giorni in realtà il Parlamento viene tenuto in vacanza. Anche se Moro era presidente della Dc, non potemmo discutere. Inserirono apposta un provvedimento per fare la seduta continuata per evitare il nostro ostruzionismo, visto che da sempre la mattina la seduta iniziava con la lettura del processo verbale rispetto alla quale noi chiedevamo di parlare e con la seduta continuata invece questa fase veniva cancellata. La sospensione della Costituzione da parte del Parlamento, il tutto con i referendum che incombevano. Il ruolo di Pietro Ingrao (Pci) e l'influenza del Pci perfino sulla Dc. Tutto questo è continuato con un'opera della Corte Costituzionale. Il caso del referendum sulla smilitarizzazione della Guardia di Finanza, prima accettato e poi ritenuto illegittimo
    17:41 Durata: 23 min 4 sec
  • Nessun Presidente della Repubblica, nessun ministro può fare nulla se non si appartiene alla storia azionista, radicale, nonviolenta, etc. Il riformatore serio cerca di guadagnare un millimetro al giorno ma nella direzione voluta. La cosa che occorre tenere ben presente è che senza denunciare, perché almeno si sappia, che di fatto noi viviamo in una situazione in cui lo Stato attua dei comportamenti criminali rispetto alla Repubblica come concetto romano

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La riforma della giustizia del ministro Angelino Alfano in arrivo all'attenzione del Parlamento. Ho posto il problema e me stesso e al Presidente: ma in queste condizioni, nelle quali si compie una bestemmia contro la legalità, il diritto e l'umanità, che cosa si può fare? Intanto si può fare in modo - se ci fosse dietro questa classe dirigente la storia azionista, radicale - che la giurisdizione internazionale, ai vari livelli (ci sono 23 giurisdizioni non nazionali che giudicano in termini di diritti umani), intervenga. C'è da fare una sola cosa: non continuare a illudersi; senza riacquistare qualche kilometro, qualche centinaio di metri di democrazia, se non inseriamo il virus democratico in questo corpo putrefatto dello Stato partitocratico, è inutile sperare. Nessun Presidente della Repubblica, nessun ministro può fare nulla se non si appartiene alla storia azionista, radicale, nonviolenta, etc. Il riformatore serio cerca di guadagnare un millimetro al giorno ma nella direzione voluta. La cosa che occorre tenere ben presente è che senza denunciare, perché almeno si sappia, che di fatto noi viviamo in una situazione in cui lo Stato attua dei comportamenti criminali rispetto alla Repubblica come concetto romano - il non rispetto della città e della Repubblica - noi abbiamo una situazione nella quale ci sono sempre più motivi di opportunità perché si debba dar corpo all'illegalità. Noi abbiamo concorso all'elezione del presidente della Repubblica. Noi abbiamo consapevolmente votato un uomo di nobile storia comunista italiana, e quindi non possiamo avere nessuna delusione; un uomo che una nobile storia comunista come Giorgio Napolitano, con una particolare sensibilità; il problema è che sappiamo che dobbiamo riuscire ad aiutarlo, ad aiutarci
    18:04 Durata: 10 min 9 sec
  • La Lega Nord e la guerra in Libia: Bossi ritiene utile elettoralmente - anche rispetto alla sua base che altrimenti rischia di ammazzarlo perché gli rimprovera di essersi 'imborghesito' - mettere questa miccia sotto Berlusconi e in generale sotto le istituzioni. Questa miccia gli può pure scoppiare tra le mani, oppure può scoppiare sotto Berlusconi, oppure può fare come quel colonnello che fece un attentato a Hitler ma finì per non ucciderlo e fare soltanto molti danni

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Umberto Bossi e la Lega Nord sulla guerra di Libia: Se il Pdl non vota la nostra mozione, salta il Governo. Quante volte il buon Umberto, che ce l'ha duro, lo mantiene duro, etc., quante volte ha detto 'altrimenti prendiamo le armi, i fucili' e via dicendo? Adesso cerca di fare il dinamitardo: adesso ha detto che farà saltare il governo, ma sarà un saltare da operetta. Invece delle armi popolari, adesso ritiene utile elettoralmente - anche rispetto alla sua base che altrimenti rischia di ammazzarlo perché gli rimprovera di essersi 'imborghesito' - mettere questa miccia sotto Berlusconi e in generale sotto le istituzioni. Questa miccia gli può pure scoppiare tra le mani, oppure può scoppiare sotto Berlusconi, oppure può fare come quel colonnello che fece un attentato a Hitler ma finì per non ucciderlo e fare soltanto molti danni. Il libro di Michele De Lucia sulla Lega Nord. Bossi è bravo, ha la finezza rozza di noi bestioni di base, ma non è abruzzese
    18:14 Durata: 4 min 43 sec
  • L'operato di questo governo Berlusconi sui referendum? Piuttosto si potrebbe parlare di una consuetudine per cui le istituzioni non consentono i referendum

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: Noi siamo arrivati a una situazione dietro la quale non è immaginabile che un popolo, per quanto non informato, etc. non senta che le accuse che adesso vengono fatte al Berlusca perché il governo sta facendo queste furbate sui referendum, possano in realtà portare al fatto che gli si può imputare solo una cosa: di non farlo dicendo che c'è una tradizione su questo, per la quale gli altri hanno chiuso Parlamenti per non tenere alcune consultazioni referendarie. Nel popolo queste cose si trasmettono, e così a Sesto San Giovanni, tradizionalmente collegio comunista, ci si mette a votare per la Lega Nord. Il regime è questo. Si potrebbe parlare di una consuetudine per cui le istituzioni non consentono i referendum
    18:19 Durata: 5 min 52 sec
  • Gli incontri (non occasionali) tra i Radicali e Papa Giovanni Paolo II

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La beatificazione di Giovanni Paolo II. E' stato ricordato che quando questo pontefice era in agonia (nel 2005, ndr), io ero in sciopero della sete perché mi ero chiesto: 'Per una persona che si ama, cosa si può fare nel momento in cui è in agonia?' Probabilmente bisogna dirgli di qualcosa di vero, di autentico. Facevo dunque lo sciopero perché si dicesse al Papa di un suo grande dolore: lui era venuto al Parlamento italiano - dove noi dicemmo che non lo avremmo invitato malgrado fosse lui - invitato dalla partitocrazia e ha chiesto clemenza. E dietro quello c'era una tradizione che è passata addirittura in un detto popolare: a ogni morte di Papa c'era un'amnistia; c'erano anche ragioni di governo terreno, altrimenti si ingolfava il meccanismo della giustizia e delle carceri. Comunque, chiedevo che gli si dicesse: 'Guarda, ti si dà ragione. Il Parlamento ti ha ascoltato e voterà una misura'. Ho veramente supplicato affinché gli fosse data questa consolazione e questo premio, per poter esalare l'ultimo respiro da parte di lui che - pur non essendo Welby - disse: 'Lasciatemi andare alla casa del Padre'. Non ce l'ho fatta, perché la ragione per cui compievamo questo obiettivo era troppo comprensibile da tutti quanti, e dunque tutta l'Italia ha dovuto ignorare questo ragionamento. La visita al Papa del radicale Angiolo Bandinelli, capogruppo in Consiglio comunale durante la giunta del Sindaco comunista Luigi Petroselli, sindaco di Roma dal 1979 al 1981: A un certo punto Petroselli, non proprio seguendo il cerimoniale, avrebbe detto, indicando Bandinelli: 'E poi c'è lui, quello di Pannella'. A questo punto, come ci ha riraccontato Angiolo, il Papa dice: 'Il nostro amico Pannella ci vuole bene'. Ma a questo punto accade una cosa che Angiolo non aveva colto. Lui dice: 'Dio ce l'ha dato, guai a chi ce lo tocca'. La gente pensa che sia impazzito il Papa, invece lui per dimostrare che gli volevo bene aveva citato quello che io dissi quando questo cardinale relativamente sconosciuto fu eletto, e io subito - da radicale, anticlericale, etc. - dissi: 'Se qualcuno dei leader della nostra sinistra, laici, etc., avesse la compattezza e la forza umana di questo Pontefice...'. E poi: 'Dio ce l'ha dato e guai a chi me lo tocca' Gli incontri di Pannella con il Papa Giovanni Paolo II, negli anni 80 durante la lotta contro lo sterminio per fame nel mondo, e poi durante la giunta Rutelli. “Don Gianni Baget Bozzo ha affermato che io ho rappresentato una storia per lui compiutamente cristiana e anche profeticamente nel mondo cattolico. In lui c'era questa nozione che un altro, ma di religione diversa, Marek Alter, aveva già espresso: secondo l'antico testamento, quando accanto al re c'è il profeta, e può parlare, a questo punto la libertà è salva. Gianni Baget Bozzo ha praticamente ripetuto la stessa cosa. Io non pretendo affatto questo, ma una cosa sì: noi un anno fa ci appuntammo addosso la 'stella gialla' e iniziammo questa battaglia contro i nuclei di Shoah nelle carceri e non solo”, “il monito a questa maledetta Europa” e oggi la destra populista ed estremista che guadagna consensi ovunque nel Continente.
    18:25 Durata: 17 min 38 sec
  • I rapporti tra Radicali e Pd, a partire dalla parola data sulla riforma elettorale da promuovere: Se in un partito il 100 per cento di un congresso stabilisce una cosa che si sa fondamentale per lo sviluppo istituzionale e politico di un paese, e questo in realtà è un pezzo di carta, nemmeno buono per il cesso, che proprio non esiste, ciò non è possibile. Io, da democratico, chiedo al Pd: o questo, o la rottura con i Radicali

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Noi, oltre a quella Commissione che io voglio venga creata sulla realtà italiana ed esattamente una Commissione d'indagine in sede scientifica, per accertare quanto vi sia ancora - nella realtà istituzionale italiana - qualcosa che secondo gli standard internazionali corrisponde a una democrazia o a uno Stato di diritto. Sarà difficile farlo, ma è necessario. Se noi oggi si andasse a delle elezioni anticipate, queste sarebbero assolutamente antidemocratiche, visto il contesto italiano di informazione e altro. Il caso sintomatico dei ritardi dell'informazione sui referendum di giugno: Adesso di fatto queste elezioni sono inquinate dal fatto che non vie è stata campagna elettorale, ovvero la stessa cosa per la quale noi, alla vigilia delle elezioni regionali nel Lazio, chiedemmo di rinviare il voto di due settimane in modo da fare una campagna secondo legge. Ma poi il Pd convocò tutti in piazza e, contemporaneamente con Berlusconi, il Pd e Pier Luigi Bersani a questa piazza dissero: 'Assoluitamente nessun rinvio, adesso si deve votare'. Lo stesso giorno Pd e Berlusconi fecero la stessa cosa. I rapporti con il Pd e l'altro obiettivo dell'iniziativa nonviolenta: Occorre che il Pd cessi di violare la sua propria legalità. La posizione tradizionale di Massimo D'Alema per il sistema elettorale tedesco, la scelta del Pd all'unanimità per l'uninominale maggioritario alla francese con la segreteria di Pier Luigi Bersani. Se in un partito il 100 per cento di un congresso stabilisce una cosa che si sa fondamentale per lo sviluppo istituzionale e politico di un paese, e questo in realtà è un pezzo di carta, nemmeno buono per il cesso ma che proprio non esiste, ciò non è possibile. Io, da democratico, chiedo al Pd: o questo, o la rottura (con i Radicali). Cioè o un minimo di omaggio alla democrazia, a se stessi, al proprio statuto, alla correttezza, per poi discutere oppure dobbiamo trovare un momento di confronto. Per ora fanno finta di nulla, e anzi non parlano mai i Radicali come interlocutori. Il principio che viene seguito è stalinista: devi annientare l'avversario che temi, nemmeno devi nominarlo
    18:42 Durata: 12 min 30 sec
  • I Radicali e la Chiesa: Ma che cosa ci divide dalla fede loro? Io lo dico subito: solo una cosa, un'evoluzione gerarchica per la quale a un certo punto sono venute fuori cose impensabili sulla dignità o addirittura la identità di persona degli zigoti e degli embrioni. Una bestemmia, una follia, a rischio "materialismo". Ma a parte questo, che pure sarà gravissimo, tutto il resto non conta nulla? Chi si occupa delle carceri, chi si occupa delle prostitute, chi si occupa dei malati?

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: In questa battaglia che stiamo conducendo per la vita del diritto per il diritto alla vita, è l'ora che diventi ufficiale qualcuno che dica: 'Sono radicale anch'io'. Siamo costretti a un miracolo costante per vivere. Su questo in particolare dovremmo rivolgere un appello, o prendere un'iniziativa per aprire un dibattito. A proposito delle celebrazioni di oggi, a partire da quelle, a partire dalla personalità del Papa Giovanni Paolo II - e dalle sue parole sull'amnistia. Io penso che non si possa lasciare a noi; non vogliamo avere questa sorte di monopolio. Anche perché, ma che cosa ci divide dalla fede loro? Io lo dico subito: solo una cosa, un'evoluzione gerarchica per la quale a un certo punto sono venute fuori cose impensabili sulla dignità o addirittura la identità di persona degli zigoti e degli embrioni. Una bestemmia, una follia, a rischio materialismo. Ma a parte questo, che pure sarà gravissimo, tutto il resto non conta nulla? Chi si occupa delle carceri, chi si occupa delle prostitute, chi si occupa dei malati? E anche attraverso la mediazione e la creazione del 'Satyagraha', cioè amore per la verità, e mi pare che anche nella cultura del Cristianesimo è assolutamente evidente il valore della verità
    18:55 Durata: 5 min 43 sec
  • Io credo che si debba presentare una mozione nostra in Parlamento, dicendo questo: noi siamo interventisti, non siamo come i pacifisti che sono neutralisti e che riservano lo stesso trattamento ad aggressori e aggrediti. Siamo interventisti ma dobbiamo prendere atto che oggi rispetto agli obiettivi di libertà e di liberazione, a livello militare ci si sta comportando in modo trogloditico. Il ruolo necessario delle armi di attrazione di massa, i media, per rivendicare le ragioni dell'intervento e la necessità dell'allontanamento di Gheddafi

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: Per quel che riguarda la Libia, oggi è morto un figlio di Gheddafi, mentre Saddam - ricordiamolo - grazie al killer Gheddafi perse i due suoi figli nello stesso modo. Io credo che si debba presentare una mozione nostra in Parlamento, dicendo questo: noi siamo interventisti, non siamo come i pacifisti che sono neutralisti e che riservano lo stesso trattamento ad aggressori e aggrediti, e si occupano solo delle guerre e mai delle dittature. Siamo interventisti ma dobbiamo prendere atto che oggi rispetto agli obiettivi di libertà e di liberazione, a livello militare ci si sta comportando in modo trogloditico; un tempo, negli anni Quaranta, si bombardava l'Italia e la Jugoslavia con piccoli gadget di propaganda, mentre lì abbiamo il dittatore cattivo, quello già scomunicato dall'Onu, che prende e usa l'arma di attrazione di massa, la televisione. A questo punto, l'arma nonviolenta dov'è? Nemmeno serve bombardare, si potrebbero disturbare quei programmi. E si potrebbero contemporaneamente mandare, per l'attrazione di massa, e a difesa dei tripolini, informandoli: 'Siamo tutti questi Stati e vi diciamo che noi non vogliamo la guerra, ma soltanto che lui vada via affinché voi siate liberi e abbiate più lavoro'. Negli anni Quaranta si faceva, perdinci! Si faccia anche riferimento, per esempio, alla risoluzione europea di Marco Cappato che ingiunse all'Unione europea di sostenere l'arma nonviolenta, come la più atta a difendere e realizzare i diritti umani. Quello che va fatto è lottare sul serio, combattere Gheddafi con la nonviolenza. Quelli di Bossi sulla Libia, secondo Pannella, sono peti; io mi auguro che nel Pd ma anche nel Pdl - votando come vogliano la mozione-, possano sostenere le tesi radicali. La "deprecazione" del fatto che è in corso una lotta esclusivamente militare e violenta, a detrimento delle armi nonviolenti. Suggerisco che ci sia in Parlamento, quando si discuterà, questa nostra presa di posizione. Conclusioni: la situazione delle elezioni amministrative a Milano
    19:00 Durata: 14 min 20 sec