08 MAG 2011
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - Radio - 12:05 Durata: 2 ore 2 min
A cura di Enrica Izzo e Pantheon
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 8 maggio 2011 , condotta da Massimo Bordin che in questa puntata ha ospitato Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito), Massimo Bordin (giornalista, Radio Radicale), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito).

Tra gli argomenti discussi: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 2 ore e 2 minuti.

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  • Introduzione

    Massimo Bordin

    giornalista (Radio Radicale)

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Continua da quasi 20 giorni l'iniziativa nonviolenta di sciopero della fame di Marco Pannella: Iniziativa pesante? - scherza Pannella In realtà 'alleggerente', perché stamattina i medici mi dicono che sono dimagrito di 15 chili e 100 grammi, quindi 'alleggerente'. Le elezioni amministrative di Milano. L'intervento di Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, rispetto al rimpasto di governo
    12:05 Durata: 2 min 14 sec
  • Il voto amministrativo di Milano: Si tratta di 'elezioni' soltanto tra virgolette. Il tradimento della legalità elettorale: dalle spese per la campagna allo squilibrio informativo, passando per i manifesti abusivi

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella sulle elezioni amministrative di Milano: Chiariamo, senza darlo mai per scontato, che quando parliamo di 'campagna elettorale' ne parliamo tra virgolette. Anche perché persino cose serie vengono bruciate in una polemica politica ansiosa, stupida, ovvero il fatto che il blocco-Moratti spende per i miei coetanei 25 miliardi di lire, più di 12 milioni di euro, per 15 giorni, su questa piazza che riguarda 2 milioni di elettori, né dobbiamo poi dimenticare quanto spende poi il Pdl, quanto spende la Lega; cioè arriviamo a quanto credo in Europa non si sia mai speso fino a 10 anni fa a livello delle grandi nazioni, come Germania e Francia. E questo in un contesto nel quale è ufficialmente riconosciuto - anche a livello supremo del Presidente della Repubblica e degli organi di garanzia - il fatto che: uno, ma questo non lo sa nemmeno il Presidente, è stato abolito il rispetto della legge che stabiliva che nell'informazione pubblica vi sono le tribune politiche. La Commissione di Vigilanza vigila soprattutto grazie a Marco Beltrandi (deputato radicale, ndr) perché credo sia l'unico che fornisca elementi di scelta e conoscenza al presidente Zavoli, perché non so quanto francamente gli uffici siano ancora allenati ad informare i presidenti della vera attualità legislativa. L'evidente trasgressione della legge che doveva garantire informazione sulla campagna elettorale referendaria iniziata il 4 giugno. Ora su Milano tutti accorrono: il Berlusca non si capisce perché non provi Piazza del Duomo; lo fa al chiuso, va lì con i suoi toni di padrone. Povero Silvio, perché quanto meno c'è l'ascolto diretto, come quello della manifestazione popolare di piazza, tanto più si sente chi è solo di potere - non di governo - e si sente impotente, e allora le spara più grosse. Il ruolo di Umberto Bossi. Elezioni, dunque, tra virgolette. Quando Marco Cappato, Lorenzo Lipparini, i nostri compagni, insistono sul fatto che il sindaco è il primo a violare la norma secondo la quale bisogna pagare gli spazi nei quali si affigge la pubblicità, e naturalmente il fatto che gli spazi gratuiti sono regolamentati solo a partire dalla campagna elettorale ufficiale, ma siccome questa è tardata, la signora Moratti ha occupato tutti gli spazi, compresi quelli teoricamente nostri. E dico 'teoricamente nostri' perché noi i soldi per quella roba non ce li abbiamo. Non c'è lotta elettorale da questo punto di vista, ci sono solo loro
    12:07 Durata: 8 min 29 sec
  • Ancora sulla battaglia decennale dei Radicali per la legalità delle elezioni in Italia: Presentare la lista falsificando le firme, non vuol dire sottrarre un elemento di giudizio all'elettorato? Formigoni nega all'elettorato di sapere che lui non ha avuto la forza di raccogliere le firme; non è l'inganno uno dei requisiti dell'attentato ai diritti civili e politici dei cittadini? E non sarebbe questo qualcosa su cui tutti gli organismi di garanzia dovrebbero pronunciarsi, e non tanto questa storiellina dei 9 sottosegretari

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Marco Pannella: Nella limpidezza della stima e della fiducia - due cose che non vanno necessariamente insieme - nei confronti di Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, posso dire e ho il dovere di non tacerlo: cosa significa questa storica presenza e questa resistenza di apparenze, anche di vita, tanto da avere paura di dare qualche spazio di contatto con il pubblico per quel che riguarda me e tutti noi? Per 30 anni (è andata avanti) questa storia delle irregolarità nella formazione delle liste, a partire dai grandi partiti, e c'erano le cronache dei giornali a certificarlo, quando scrivevano: 'Il capolista è stato deciso soltanto stanotte, un momento prima di depositare la lista', il che significava la manifesta impossibilità che le firme presentate fossero in calce proprio a quella stessa lista depositata. E' un fatto di cultura diversa. Perfino Giorgio Napolitano sa che a Napoli, ma non solo a Napoli, con il Mattino com'era, ha ritenuto ciò una cosa normale. Il ruolo dei Radicali nel denunciare questa situazione a partire dalle ultime elezioni regionali nel marzo 2010. Per 30 anni abbiamo posto il problema dell'illegalità come Costituzione materiale, oggi finalmente il Quirinale ha detto che la Costituzione materiale è una fantasia; sì, ma una fantasia costosa perché il costituzionalismo italiano continua, tranne eccezioni, a muoversi proprio sulla Costituzione materiale. Io infatti sempre, nei confronti del Presidente della Repubblica Napolitano, appena lui eletto (nel maggio 2006, ndr) e dopo le sue primissime dichiarazioni che si condividevano anche nella lettera, ho detto: il Presidente Napolitano viene dopo almeno 21 anni - a me pare che quelli della presidenza di Sandro Pertini si possano non mettere nel conto - di Presidenti da Costituzione materiale, con la quale si è fatto scempio della lettera della Costituzione e della funzione di un Presidente di un regime parlamentare e non presidenziale. Quindi, secondo il costituzionalismo italiano prevalente, il Presidente Napolitano, nel caso non intervenisse tutti i santi giorni come Cossiga, Scalfaro e Ciampi nella polemica politica, potrebbe essere accusato di tradimento della Costituzione materiale. Il Presidente poteva avere scelto un altro modo di Presidente solo esponendosi al rischio di un richiamo alla lettera della Carta. Così però si paga il fio del regime partitocratico, ovvero 50-60 anni di storia nei quali il rispetto delle regole, degli standard internazionali di democrazia e dello stato di diritto, è scomparso dalla cultura. Il caso emblematico della Lombardia, con Roberto Formigoni presidente della Regione al quarto mandato, mentre la legge ne proibisce più di due. La fattispecie dell'attentato ai diritti civili e politici dei cittadini. Presidente, se a un certo punto non hai l'aiuto di un giudice che riconosca che un governatore, un padrone di una Regione che può godere - per tutelare la sua immagine in questo momento delicatissimo - della patente solidarietà del capo del Partito democratico, perché nei momenti topici vengono chiamati Pierluigi Bersani e Formigoni, e uno si aspetta una polemica, invece zero... Perché? Perché appunto Bersani anche lui è vittima della propria storia che diventa il presente, il rapporto tra il movimento di imprenditori di Comunione e Liberazione, Comunione e Lottizzazione, padroni di mezza Italia, con le Cooperative rosse e il Partito ex comunista; quindi abbiamo questa cosa smaccata. Devo dirlo anche a Bersani: non ti rendi conto che c'è qualcosa di impudico nel fatto di andare lì, avere il povero Vauro che è sotto il tappeto di Formigoni e di Santoro, servitore dell'anti-democrazia che non si può permettere di invitare nemmeno per tre minuti un radicale... Allora queste sono le 'elezioni'. La vicenda delle firme false raccolte da Formigoni per presentare le sue liste: Presentare la lista falsificando le firme, non vuol dire sottrarre un elemento di giudizio all'elettorato? Potevamo anche noi raccogliere firme false e presentare la lista Bonino-Pannella. Abbiamo ritenuto invece di non avere la forza, nel contesto italiano e lombardo, di raccogliere queste firme e questo è un elemento di giudizio che l'elettorato deve avere. Ora Formigoni nega all'elettorato di sapere che lui non ha avuto la forza di raccogliere le firme; non è l'inganno uno dei requisiti dell'attentato ai diritti civili e politici dei cittadini? E non sarebbe questo qualcosa su cui tutti gli organismi di garanzia dovrebbero pronunciarsi, e non tanto questa storiellina dei 9 sottosegretari
    12:15 Durata: 17 min 38 sec
  • Antonio Di Pietro e Beppe Grillo che pure sono una cosa ben diversa dai Radicali perché il nostro mestiere è la scelta per 109 volte in 20 anni di ricorrere a questo metodo solo nostro: prima rivolgersi ai cittadini, alla strada, per fare della loro presenza - nella fattispecie delle loro firme - un elemento di forza delle istituzioni. Le critiche di Pannella al ruolo di Grillo a Milano e non solo: Tu sei capace di distruggere benissimo, ma il problema tuo è arrivare sperando che i rischi del correre li paghi chi ti sta a fianco e a destra e non li paghi ancora una volta tu

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Antonio Di Pietro e Beppe Grillo sono una cosa ben diversa dai Radicali perché, come abbiamo il dovere di fare, il nostro mestiere è la scelta per 109 volte in 20 anni di ricorrere a questo metodo solo nostro: prima rivolgersi ai cittadini, alla strada, per fare della loro presenza - nella fattispecie delle loro firme - un elemento di forza delle istituzioni. E per 109 volte abbiamo avuto almeno 650 mila cittadini che hanno chiesto con noi la possibilità referendaria che noi abbiamo sempre praticato tenendo presente la 'giurisprudenza', tra virgolette, della Corte Costituzionale. Il golpe del 1978 da parte dei colonnelli della Corte Costituzionale e la riforma liberale mancata. L'incontro della scorsa settimana tra Marco Pannella e il presidente della Repubblica: al centro, tra l'altro, il tema del tradimento del referendum per tutta la Prima Repubblica. Poi Pannella, facendo riferimento a un convegno su Antonio Giolitti con la partecipazione di Napolitano e del "trasformista Scalfari", passa alla distinzione tra opportunismo e trasformismo: Il grande opportunismo nasce con Gambetta; la Terza Repubblica francese è la rivendicazione dell'opportunità e quindi significa della mitezza di Bobbio. Rivendicare l'opportunità vuol dire togliere la sacralità del momento politico-istituzionale come pretesa in base alla quale chi non è d'accordo è blasfemo. Il trasformista è qualcuno che cambia, per i suoi interessi, lui stesso continuamente, fino a che gli fa comodo e ha la forza di cambiare. Scalfari, nei suoi interventi nei quali interrompeva Napolitano, lo incalzava invece per dire costantemente: 'La storia di Giolitti è stata la storia di uno che ha dato un grande contributo facendo il consulente della Einaudi, perché in effetti si votava a sinistra in base alle collezioni di Einaudi che erano prestigiose e ciascuno ce l'aveva a casa. Lui non era il rappresentante del Pci nella Einaudi, ma semmai era il mediatore fra le due forze, etc'. Stava parlando il patetico Scalfari, se non proprio repellente, per dire: la più grossa funzione di Giolitti era quella, ma da 40 anni ci sono io che faccio l'editore, medio, etc. Napolitano ha risposto in un solo modo: facendo riferimento a pubblicazioni storiche che nessuno dei vecchi ascoltatori poteva citare in maniera così pertinente. La figura di Elio Vittorini. Il leader radicale torna quindi a parlare di Beppe Grillo: Grillo ha fatto uno splendido, oratoriamente splendido, intervento in Piazza Duomo. Cito quello che ho letto sui giornali: 'Non si discute - ha detto - che uno che spende 20 milioni di euro per la campagna elettorale viene eletto. Ormai ha vinto la Moratti'. Poi continua: 'Dall'altra parte la sinistra oppone un sessantenne'. Parentesi: forse lui non ha notato che tra Letizia Moratti e il nostro Pisapia c'è una differenza di qualche settimana perché sono sessantunenni tutti e due. Ma lui lo dice con il tono: 'Ormai la partita è persa'. Beh, in quel momento faceva una campagna che secondo tutti i sondaggi di cui disponiamo, faceva dipendere dallo score del grillino l'esito delle elezioni. Le critiche che Pannella ha mosso in passato a Grillo: 'Guarda, tu monologhi - gli dicevo - e affermi la supremazia di Internet perché sai già usare Internet da potente per monologare, perché lì in effetti è possibile non dialogare'. 'Tu rischi - gli ho detto - di portare a sbattere, di ammazzare qualcuno di nuovo per il tuo modo di procedere. E mi riferivo a un elemento doloroso della sua storia personale'. L'ho inseguito con amicizia. Abbiamo pure detto che lui non accettava di usare Radio Radicale quando è stato invitato in diverse occasioni. Poi ho sottolineato anche altro: 'Tu non hai mai agito e lottato politicamente. Guarda che se raccogli le firme in questo modo, senza sentire, rischi di portare a sbattere e di assassinare un referendum che noi abbiamo pure condiviso'. Ma la voglia a dirglielo! C'è stato il trionfo: 1 milione 700 mila firme, tra le quali le nostre, raccolte in un baleno. Poi non se ne è saputo più nulla, un referendum portato a sbattere e con esso 1 milione e 500 mila persone. Eppure tante volte l'avevamo messo in guardia, l'avevo cercato... In quel comizio a Piazza del Duomo, lui dice: 'La Moratti ha già vinto'. E' un giudizio virtuale e quindi c'è un altro virtuale possibile, ma non probabile, ovvero che lei perda. Quindi il suo intervento è da attore magnifico, ma che non ha la responsabilità di chi fa l'atto che poi gli attori interpretano. Sa benissimo, in base ai sondaggi, che può essere determinante per creare quello che dice fatale. Se il ventenne che ha messo lì entra in Consiglio comunale, cosa farà dopo? Cosa stanno facendo a Bologna e Torino gli eletti di Grillo? Noi quando iniziammo a partecipare alle elezioni dicevamo: guardate, se anche uno solo di noi sarà eletto, sarà più quello che riuscirà a ottenere di cambiamento dell'istituzione, che gli altri i quali invece saranno mutati dalla istituzione quale è. Il senso della critica pannelliana non è quello di sostenere che votando Grillo si disperdono voti: Semmai è in difesa di un possibile Bonino, di una possibile Faccio, di un possibile Rutelli, di un possibile tal de tali mandato al macello perché potrà solo, senza la scuola radicale, andare allo sbaraglio. La "radicalità esperta" dei Radicali apprezzata anche dall'elettorato del Centro-destra in occasione delle ultime elezioni europee. Scusate, voi elettori, se voi dovete scegliere tra un seggio o due in più al Pdl, al Fli, alla Lega - tutti quelli che avranno molti eletti -, mandando il vostro voto all'ammasso, o due o tre eletti come Cappato, Lipparini, Bonino, Pannella, è questo che tutti dovete scegliere, anche voi elettori estrema destra. L'uso di Beppe Grillo da parte dei centri di potere e dell'informazione: Tu sei capace di distruggere benissimo, ma il problema tuo è arrivare sperando che i rischi del correre li paghi chi ti sta a fianco e a destra e non li paghi ancora una volta tu
    12:33 Durata: 32 min 33 sec
  • Il ruolo dell'informazione nel primo ingresso dei Radicali in Parlamento

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il ruolo di Sinistra e Libertà di Nichi Vendola. L'oscuramento dei Radicali. Il primo ingresso dei Radicali in Parlamento si verificò soltanto perché un parlamentare della Dc, Umberto Delle Fave, decise per un risarcimento mediatico per i Radicali, una riparazione nei confronti dei cittadini per la mancata informazione rispetto alla nostra candidatura. Con quell'iniziativa nonviolenta trascinammo, insieme al nostro ingresso nel Parlamento italiano, ma anche l'ingresso di Democrazia Proletaria che riteneva invece di avere il 5 per cento. Il caso del Manifesto e dello Psiup nel 1972 e il paragone con il ruolo di Walter Veltroni alle ultime elezioni politiche. Il richiamo di Napolitano
    13:05 Durata: 6 min 41 sec
  • La Libia e una Nato incapace di agire e che sta accettando di fatto comportamenti come quello italiano: adesso d'un tratto il problema è quando si va via dalla Libia; prima l'obiettivo dell'Onu era togliere Gheddafi per rimuovere l'ostacolo al godimento dei diritti umani - e anche dei diritti di vita - di tutti nel mondo e in particolare dei libici. Adesso no, l'obiettivo è trattare. E si tratta perché lo si è reso libero di fatto di ammazzare la gente a Misurata e altrove

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il complesso militare-industriale. Non ci sono grandi studi su questo tema negli ultimi 10 anni. E a questo punto viene fuori che cosa: una Nato incapace di agire che, in modo manifesto, in Libia è indotta a fare incoscientemente quello che gli italiani fanno coscientemente. Che cosa? Usare le armi sbagliate mentre a livello militare, per vincere l'avversario, dovevano loro sin dall'inizio al limite non usare le armi belliche, perché gli stessi bombardamenti di Gheddafi sui civili sono successivi ai suoi discorsi televisivi! Tutti i suoi ambasciatori e alleati se ne stavano scappando via; quando hanno visto in mondovisione lui che sparava l'arma di attrazione di massa per tre giorni di seguito, questi cosa sono tutti imbecilli? No, sono divenuti imbecilli. La morte di Osama Bin Laden e il raffronto con la sorte di Gheddafi e di Saddam Hussein: Nei confronti di Gheddafi io sicuramente ritengo un errore militare, un errore di guerra, quello di avere giocato ad ammazzare lui - e al momento invece il suo figlio e i suoi nipoti - come priorità rispetto all'interesse contrario che avevamo, che era quello di inviare a Tripoli tanti messaggi in stile 1940-42: 'Noi stiamo per venire perché vi vogliamo bene, questo che sta qui da voi vi sta per fare ammazzare', etc. Ecco, gadget di questo tipo, ma come li potevamo fare adesso rispetto alle tecnologie di comunicazione della metà del secolo scorso. Invece nulla. Saddam Hussein andava processato per interesse della parte storico-politica della quale facciamo parte, per interesse della legalità dei diritti umani che è la legalità vigente e che deve vivere. L'uccisione di Osama Bin Laden: Non so quello che è accaduto, ma credo che tecnicamente, anche se non avessero deciso di ammazzarlo, torturarlo, etc., sarebbe stato molto difficile catturarlo vivo. Se fosse accaduto, avrai detto magari: ma guardate davvero la forza creatrice, la forza umana, se è coerente, davvero può manifestarsi in un modo che resta nella storia. Obama e la mancata verità sulla guerra in Iraq. Io sono addolorato, molto, ma davvero, per la morte del figlio di Saddam, etc. Addolorato per motivi egoistici: fa parte di un'ipoteca sul nostro eventuale successo in quella lotta, però quello di pretendere che tutti i militari abbiano la capacità di essere dei gandhiani, dei capitiniani, dei Radicali del Partito radicale, sarebbe prova di una malattia utopistica. Sulla guerra in Libia: C'è un sospetto però: questa mancata efficacia nel mandare via Gheddafi. Ma a che punto siamo arrivati? Non ho letto nemmeno una riga sui giornali. La necessità di una possibile mozione di critica dura alla Nato perché sta accettando di fatto comportamenti come quello italiano: adesso d'un tratto il problema è quando si va via dalla Libia; prima l'obiettivo dell'Onu era togliere Gheddafi per rimuovere l'ostacolo al godimento dei diritti umani - e anche dei diritti di vita - di tutti nel mondo e in particolare dei libici. Adesso no, l'obiettivo è trattare. E si tratta perché lo si è reso libero di fatto di ammazzare la gente a Misurata e altrove
    13:12 Durata: 13 min 21 sec
  • La vicenda libica, la capacità di governo dei Radicali e il raffronto con le capacità della Lega

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito

    La vicenda libica e la capacità di governo dei Radicali. La mancanza di capacità di governo della Lega Nord e le proteste a Radio Padania contro la leadership del Partito: Comincia a Radio Padania, ma io da quanti anni ho detto: 'Avete suscitato tali istinti bestiali, che fatalmente si rivolgeranno contro di te, Bossi, accusandoti ingiustamente di esserti venduto'. Anche se il libro che comprerei subito se fossi un leghista, perché l'unico documento della storia della Lega che esiste, fatto tutto con documenti della stessa Lega, è quello di Michele De Lucia. Io so che questo accadrà, ed è proprio per questo che lui continua a essere costola della destra e costola possibile della sinistra, costola di Berlusconi e di Tremonti, e magari invece che una costola diventa una cotoletta alla milanese di banche o altro. Umberto rischia così di essere consumato al momento del pasto della storia italiana tutt'al più come una cotoletta. Pannella sulla vicenda dei 9 nuovi sottosegretari: Incominciamo con il dire che questi hanno sempre un precedente: D'Alema che ne acquista tanti e Prodi che addirittura ne aveva 107 di sottosegretari. Il ruolo del Presidente della Repubblica
    13:25 Durata: 8 min 24 sec
  • Pannella si dice felicissimo del risultato referendario nel Regno Unito, dove gli inglesi hanno scelto di conservare il sistema elettorale uninominale maggioritario: Anche il popolo britannico è come quello italiano e quello israeliano, cioè sono resistenti - senza mediazione politica - ai regimi anti-democratici

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella si dice felicissimo del risultato referendario nel Regno Unito, dove gli inglesi hanno scelto di conservare il sistema elettorale del first-past-the-post: Sono felicissimo perché gli inglesi mi danno ragione a 40 anni di giudizio. I rapporti tra i liberali inglesi e i Radicali nella memoria di Lord Steel, intervistato da Matteo Angioli per Agenda Coscioni. Anche il popolo britannico è come quello italiano e quello israeliano, cioè sono resistenti - senza mediazione politica - ai regimi anti-democratici. La situazione di alcuni governi europei, da quello francese a quello ungherese. I limiti dell'Amministrazione Barack Obama
    13:34 Durata: 8 min 35 sec
  • Scajola, D'Alema e la cronaca giudiziaria

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    L'attenzione dei giornali verso l'incrocio tra cronaca giudiziaria e cronaca politica. L'esito giudiziario della vicenda di Claudio Scajola: Penso che in questa sede si espresse anche perplessità, dicendo: ma possibile che un democristiano con la sua storia, abile e furbo, non solo intelligente, davvero si è comportato così con dolo? Qui credo di ricordarmi fosse questo il modo in cui guardavamo alla vicenda. E devo dire che ne sono particolarmente lieto, tanto è vero che ho avuto la sensazione che alle elezioni regionali, degli scajolani, quindi non di storia filo radicale, hanno dato una mano perché fosse possibile a noi Radicali di presentare le liste Bonino-Pannella in Liguria. E invece l'amico Massimo D'Alema è di nuovo nell'occhio del ciclone: Io tendo a comprendere l'avversario o l'amico. Ho messo molti decenni a continuare a comprendere l'attualità dei compagni comunisti. I fini di D'alema - dall'unità nazionale alla Libia che è strategica - mi fanno ritenere che lui faccia parte di una necessità di corruzione della democrazia, proprio lui che ha avuto una battuta significativa: 'Il guaio del Pci è che non gli abbiamo dato l'onore della sepoltura'. Il problema è che l'ha detto, ma forse non capisce che ciò vorrebbe dire l'autosepoltura sua e di Veltroni, due facce della stessa medaglia
    13:42 Durata: 6 min 21 sec
  • La situazione attuale del Partito radicale. Conclusioni

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Lo stato del Partito radicale transnazionale: Il partito è in difficoltà. Ricordo che alle elezioni europee dissi: 'Noi siamo la sola forza politica che può durare e durerà, ma se muore come forma, sarà un disastro comunque. Perché noi siamo costretti a farcela. Tutto è pronto: i nazisti stanno dall'altra parte del fiume; noi siamo acquattati alla luce di una grotta vicina e abbiamo tutto il tempo di minare il ponte di quel paese, ma non possiamo farlo saltare immediatamente con un ordigno radiocomandato. Se vengono malgrado il fatto che il paese ha taciuto della nostra presenza, noi siamo viventi perché gli occupati sono rimasti con noi e non si sono troppo frammisti agli occupanti. Il problema è se a noi resta una sola pallottola, o nessuna come temiamo. Il caso delle ultime elezioni europee. Oggi c'è il persistente pericolo che per salvare la loro storia, con Formigoni simbolo della stessa, sono costretti a sperare di eliminarci. Magari come fa, con dolore, anzi con dispiacere e non con convinzione, l'attuale leader del Pd, eliminandoci del tutto dalla storia del Paese come soggetto politico, perché non gli è bastato eliminarci dal Parlamento europeo come ha fatto il Pd del Loft. I Radicali e la ricorrente polemica sul voto cattolico: I cattolici, quando hanno potuto scegliere tra scelte di grandi radicalità, da grandi credenti o da credenti con lo strumento laico per affermare il loro essere credenti, si sono schierati con noi. E tuttora gli ultimi eventi lo dimostrano. La questione giustizia e delle carceri
    13:49 Durata: 17 min 46 sec