18 SET 2011
rubriche

Conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - Radio - 17:07 Durata: 1 ora 52 min
A cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella" di domenica 18 settembre 2011 condotta da Massimo Bordin che in questa puntata ha ospitato Massimo Bordin (giornalista, Radio Radicale), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 1 ora e 52 minuti.

Questa rubrica e' disponibile anche nella sola versione audio.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    giornalista (Radio Radicale)

    Già direttore di Radio Radicale La seduta del Senato di mercoledì su giustizia e carceri
    17:07 Durata: 48 sec
  • Pannella: L'amnistia interromperebbe la flagranza di un comportamento dello Stato che è definito 'criminale' in sede tecnica, da criminale professionista e non più solo abituale, e quindi è un problema di flagranza è in corso. La seduta straordinaria del Senato su giustizia e carceri: Nel caso di una convocazione per motivi di assoluta particolare gravità, prevedere che ci sia qualche ora di dibattito tra i capigruppo e poi si chiude, questo non è immaginabile. Servono almeno due giorni

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Le perplessità di Marco Pannella in vista della seduta del Senato di mercoledì su giustizia e carceri: Non c’è il problema dei precedenti, specie se negli ultimi 60 anni i precedenti sono due o al massimo tre, perché in questo caso non sono 'precedenti'. Sta di fatto che mi pare ci siano dichiarazioni del governo all’apertura, da quello che ho capito. Altrimenti, se è fatto per auto-convocazione, mi pare che la parola sarebbe dei convocatori, di quelli che hanno preso l'iniziativa che ha portato alla convocazione. Allora in base a questo faccio un ragionamento, anche perché la cosa che mi pare fondamentale è che ho sentito accennare che la seduta durerebbe un giorno; in questo caso vorrebbe dire che nel caso di una convocazione per motivi di assoluta particolare gravità, prevedere che ci sia qualche ora di dibattito tra i capigruppo e poi si chiude, questo non è immaginabile. Dovrebbe essere invece un dibattito ampio e pieno sul problema della giustizia e dell'amnistia, della durata di due giorni come minimo. Spero nel governo, visto che Nitto Palma dimostra un'assoluta disponibilità a riflettere assieme, perché occorrerebbe che si riflettesse. Oggi in un mio comunicato affermo che non solo l'amnistia interromperebbe la flagranza di un comportamento che è definito 'criminale' in sede tecnica, da criminale professionista e non più solo abituale da parte dello Stato, e quindi è un problema di flagranza è in corso. La situazione straordinaria denunciata dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ci sono milioni di persone e famiglie, se si considera il tema 'giustizia' e non solo quello 'carceri', che con questa giustizia sono quantomeno nevrotizzati a livello familiare - il processo dura sei anni o non si sa, non sapere se l'avvocato, se è stato rimandato di qualche anno, etc. -. Ilcomportamento fascista di chi nega al Paese la possibilità di conoscere le proposte radicali. Quanto più si va avanti, tanto più siamo vietati. In 30 anni io non ho potuto avere un dibattito su questa nostra proposta e analisi che poi si è avverata. Noi nel 1978 chiedevamo l’amnistia altrimenti di questo passo si sarebbe finiti a milioni di processi pendenti e alle prescrizioni. All’inizio degli anni 80 presentavamo con Marcello Crivellini le proposte di riduzione del debito pubblico di un 7 per cento l'anno, quando di debito pubblico nessuno parlava. Questo è importante. Stesso discorso sulle pensioni; erano tre argomenti che oggi non sono più solo al centro dell'analisi italiana. Non abbiamo avuto il diritto di avere un dibattito a 5 milioni di persone. E questo, lo devo dire en passant, non lo si deve al mondo democristiano. L'amnistia è essenziale per avviare in modo irreversibile la riforma della giustizia che tutti dicono che ci vuole. La giustizia è sovraffollata e disastrata almeno tanto quanto le sue immonde carceri. In una situazione nella quale nel frattempo abbiamo però il Presidente della Repubblica che aveva utilizzato un tono che nemmeno aveva usato quando ha dedicato la sua attenzione alla tragedia possibile di tipo economico-sociale; sull'economia non ha mai usato questi termini, anzi ha cercato di aprire uno spiraglio di attesa per convincere forse al rinsavimento un governo e una persona. Noi dobbiamo ufficialmente proclamare che c’è, visto che lo ha confermato il Presidente della Repubblica, flagranza di un comportamento criminale. Secondo, rispetto alla legalità della comunità internazionale (Onu e principi tassativi), contro la giurisdizione europea (che da anni va dicendo che la giustizia italiana è contro legge), e poi anche per il fatto che io dico: c’è tutta questa differenza tra le celle della giustizia italiana e le celle di Mauthausen? Per il momento sì, ma nel mondo tedesco - lo ripetiamo con Anna Frank - nel 1939, un anno prima che venisse l’obbligo di indossare la stella gialla per gli ebrei, la classe dirigente della comunità ebraica tedesca diceva di non esagerare, di attendere, quando ormai quelle strutture avevano una loro consistenza
    17:07 Durata: 11 min 16 sec
  • Con l'amnistia inoltre, sostiene Pannella, verrebbe a mancare la materia prima, verrebbe a mancare l’opera dei magistrati e dei Pm molto politicizzati, di quei Pm che hanno creato una mafia di Pm politicizzati e che detestavano d’altra parte Falcone. Penso che verrebbe colpita a morte tutta questa storia di gossip, ‘scopa o non scopa’, che riguarda Berlusconi. La prevedibile, e per certi versi auspicabile, reazione di Di Pietro&co

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il libro di Giuseppe Micheletta, "Italia, il calvario dei diffamati", con la prefazione dell'ex Presidente della Repubblica, Giovanni Leone, e il problema del diritto all'immagine e all'identità. Adesso siamo arrivati guardacaso a questa Repubblica erede della partitocrazia fascista, e non degli 8-10 anni della Repubblica anti-fascista; come temevano lucidamente azionisti e liberali, la continuità è subito ripresa. E a questi del Pd vogliamo chiedere la riforma della giustizia? Ma se questi hanno per cultura e antropologia il non rispettare il diritto, perché riformare il diritto? Non rispetteranno nemmeno il diritto riformato. Il problema italiano è questo. Faccio un’altra osservazione: con l’amnistia... i processi e le indagini contro il Berlusca, saranno dieci, quindici, venti ... I problemi in giro per l'Italia di Pd e Idv. Figuratevi, con l’amnistia a questo punto avremmo Tonino Di Pietro a gridare: ‘L’amnistia è per Berlusconi, per questo porco!’. Perché lui che gliene frega di milioni di persone che possono essere vittime di violenze di Stato? No, a lui quello che interessa è se riguarda Berlusconi. E' questo il livello dell'intelligenza delle cose. Perciò io mi auguro che in Parlamento l’amnistia funzioni come traino della riforma della giustizia, non come atto di clemenza. Semmai è un atto di liberazione dei detenuti italiani da un sequestro tipo quello che fanno i pirati in Somalia. La situazione della Somalia e del Corno d'Africa, dalla battaglia contro lo sterminio per fame nel mondo al dramma odierno. La bomba è esattamente quella che noi sottolineiamo in questo momento: uno dei vantaggi dell'amnistia è che probabilmente esploderebbe la rabbia di Tonino, e sicuramente a quel punto potremmo un po’ aiutare la gente a capire, e io so già che il 'buon senso' la gente lo avverte subito. E il valore dell’amnistia, in una situazione nella quale il ceto dirigente, la classe dominante, produce questa lotta attraverso il 'maluso' della giustizia. Il problema dell'obbligatorietà dell'azione penale. L'amnistia ci libererebbe da questa sporcizia di una giustizia che avevamo previsto sin dal caso Tortora. E voglio andare a trovare Papa, anche perché si sta comportando in carcere con una grande dignità; lui ha voluto che si sapesse che firmava la nostra richiesta, perché guardacaso una delle cose che denunciava - forse soltanto per difendersi - era quella realtà della giustizia napoletana. I rapporti tra Radicali e Giancarlo Siani. L'amnistia farebbe giustizia non solo di quelle flagranti violenze e sequestri, non solo del 40 per cento dei carcerati che statisticamente saranno dichiarati innocenti. Ma c'è l'altro risultato: verrebbe a mancare la materia prima, verrebbe a mancare l’opera dei magistrati e dei Pm molto politicizzati, di quei Pm che hanno creato una mafia di Pm politicizzati e che detestavano d’altra parte Falcone. Penso che verrebbe colpita a morte tutta questa storia di gossip, ‘scopa o non scopa’, magari invece verrebbe fuori che Berlusconi truffa le elezioni, cosa che non viene fuori anche grazie a Santoro che invece convoca i due 'amici' Bersani e Formigoni. Direbbero certo: 'Aaahhh! Volete amnistiare anche Berlusconi, vedete!'. Io direi, certo, voglio amnistiare anche Penati e D'Alema, quando sarà il caso il D’Alema, 'quando' e non 'se'. Ma non è per farlo o non farlo che continuerei ad accettare la violenza mafiosa in corso contro milioni di persone, dai direttori delle carceri agli ultimi dei detenuti passando per gli agenti della polizia penitenziaria
    17:19 Durata: 30 min 41 sec
  • Pannella: L'amnistia dovrebbe riguardare Berlusconi e anche gli altri, l'amnistia per tutti quelli che rientrano nei 10 anni o non so che cosa. Infatti una delle ragioni per cui loro che erano a favore dell'indulto ora se la fanno sotto a sostenere l'amnistia, è che hanno paura che si dica che serve a loro. Ma lo dico io che serve a loro! La partitocrazia in termini tecnici è un sistema di associazioni per delinquere. Perché il premier non vuole incontrare il leader radicale

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    L'oscuramento del dibattito sul tema giustizia, dei Radicali in generale, e l'efficacia della "scuola Pci". I casi storici di censura da parte comunista. I miasmi che vengono fuori e fanno l'attualità politica italiana. L'amnistia dovrebbe riguardare Berlusconi e anche gli altri, l'amnistia per tutti quelli che rientrano nei 10 anni o non so che cosa. Infatti una delle ragioni per cui loro che erano a favore dell'indulto ora se la fanno sotto a sostenere l'amnistia, è che hanno paura che si dica che serve a loro. Ma lo dico io che serve a loro! La partitocrazia in termini tecnici è un sistema di associazioni per delinquere. Loro hanno la cattiva coscienza: 'Sembrerebbe così che noi la vogliamo per noi'. E' come quando in Vaticano mi è stato detto che su Tareq Aziz, il loro uomo, non potevano intervenire perché non essendo intervenuti per Saddam Hussein, si sarebbe detto che intervenivano a favore del cristiano e non del musulmano. Questi resistono fidando sul fatto che noi non possiamo prendere la parola anche da democratici sul Partito democratico. Sono loro che ne hanno il terrore. Il caso della terza rete Rai; le vicende incrociate di Corradino Mineo e di Marcello Veneziani. Per loro ogni sinistra autentica è stata nemica, perché la sintesi vera dei primi 50 anni dello scorso secolo delle sue cose è l’accordo Ribentropp-Molotov. Mandavano ad ammazzare Trotsky mentre facevano quello. La "concorrenza" tra nazisti e comunisti sulla Polonia, per esempio, e il caso delle fosse di Katyn. La battaglia per l'amnistia è innanzitutto una battaglia per la democrazia. L'obiettivo di arrivare a una giustizia che porti a sentenze dopo 1 o 2 anni di processo, come nei Paesi civili. Spero di riuscire a convincere magari Berlusca, che però ha un po' paura di vedermi. Non voglio dire perché, anzi diciamolo; nella sua famiglia c'era una persona che lui amava molto - la mamma - che diceva: 'Guarda l'unico di cui ti puoi fidare è quello'. La causa pendente con Berlusconi su un accordo elettorale della metà degli anni 90
    17:49 Durata: 16 min 17 sec
  • I rapporti Radicali-Pd: Rispetto a noi che siamo un pericolo, quelli che funzionano da killer sono quelli del Pd. Dalla vittoria della Rosa nel Pugno alle condizioni poste da Veltroni, e infine alla eliminazione dei Radicali dal Parlamento europeo. E alle prossime elezioni? Diventerà sempre più difficile, anche impedendo alla gente di ascoltarci, che tutto gli fili liscio. Perché il nulla si riempie della logica delle cose, non riesce a governare le cose, spiega Pannella

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: Mannheimer dice che il 27 per cento degli elettori del Pd è d’accordo con il sospetto che anche il Pd, tanto quanto quegli altri, fa parte del sistema di corruzione come gli altri. Se si aggiunge il 10 per cento di quelli che non si pronunciano, si arriva al 37 per cento. Certo, se noi fossimo ammessi come loro, magari semplicemente anche a La7, credo che convincerei l’80 per cento, come convincemmo nel 1974 la base comunista che voleva il referendum mentre il loro partito lo stava facendo fuori. Se raccontassimo semplicemente le cose fatte dal Pd in questi 5 anni nei nostri confronti, credo che potrebbero chiudere bottega. Quale bottega? La bottega tuttora proclamata da Bersani come ‘unica al mondo’ e tutta quella roba lì. Dal leader del Pd è stato intimato di non fare speculazioni sulla questione lombarda e di Penati. Speculazioni no, nel senso che noi non abbiamo appoggiato il candidato Penati alle elezioni regionali e locali, perché noi a quelle elezioni avevamo indicato che il potere lombardo, il potere formigoniano, era un potere corrotte e corruttore, grazie anche al fatto che proprio a Sesto San Giovanni, luogo sacro per l’Italia comunista, a un certo punto i lavoratori di lì sono stati i primi con sdegno ad andare a votare Ugl a livello di sindacato. E in Umbria? E’ una situazione di merda, ma quanti lo sanno, quanti lo mettono in prima pagina? Il fatto che Loiero sia tuttora padrone del Partito in Calabria, con una situazione che il sindaco di destra di Reggio Calabria fosse meno delinquenziale di loro. Poi abbiamo la situazione pugliese e quella della Basilicata. Potremmo continuare. Rispetto a noi che siamo un pericolo, quelli che funzionano da killer sono quelli del Pd. Per non dovere poi passare all'accordo che ci avevano proposto, mortificante ed umiliante, di non fare le liste dopo la Rosa nel Pugno, però misero una condizione: Pannella, D'Elia e Viale nemmeno candidati. E furono gli stessi che qualche anno prima, ad accordo fatto sull'ospitalità dei Radicali a sinistra, fecero saltare l'accoglienza dicendo: 'Però se c'è Luca Coscioni, non se ne parla'. Dopodiché noi gli abbiamo fatto la sorpresa e non ci siamo cascati. Io per primo ho detto: 'Va bene, accettiamo questa condizione ricattatoria'. Hanno tentato di farci fuori dal Parlamento italiano e non ci sono riusciti, sono riusciti a farci fuori dal Parlamento europeo, e devo dire che riuscire a eliminarci è un servizio che nel Parlamento europeo, per come è ridotto, è sicuramente un fatto importante. Non sono riusciti a portare la nostra collottola Oltretevere, ma almeno questo gli è riuscito. Perché questa ostilità? Semplicemente perché loro con il centro destra si alternano come governo e opposizione di regime; litigano su tutto ma sui fondamentali convergono e al massimo ci sono liti tra soci. Quindi il Pd ha necessità vitale di serbare questa esclusione totale nostra dall’onere e dall’onore di poter essere giudicati dal popolo italiano, da essere giudicati da masse critiche minime di ascoltatori. La riunione di Bersani, Di Pietro e Vendola. Noi che c’entriamo? Noi c’entreremmo, come ritengo sempre d’avere rivendicato, perché ritengo di essere fedele anche ai non pochi elettori della destra che alle elezioni europee, secondo l’Istituto Cattaneo, hanno preferito votare noi piuttosto che la loro destra. Ristabiliamo la verità: noi siamo stati 'non alleati' perché quella era una cosa che è venuta non per decisione di Silvio Berlusconi; ma negli anni 80 abbiamo potuto sopravvivere in quel momento contro il Pci-PScalfari e tutta quella roba, grazie alla Fininvest, grazie alla libertà di cui godevano da Maurizio Costanzo a Mike Bongiorno; io sono stato in modo incredibile invitato perché pare che audience non glielo facessi perdere, diciamo. E voglio ricordare che i nostri eletti nel Parlamento italiano nel 1994 hanno fatto parte del gruppo di Forza Italia; 1994, 1995, quindi fino a lì.... Anche in quel caso Pannella si candidò però contro Gianfranco Fini: Mi candidai contro Fini e Berlusconi, ma fui io che scelsi, non furono loro a non accettarmi nelle liste. Berlusconi confermò e poi fino al 1996, quando nel 1996, avendo già cominciato a fare una cazzata dietro l’altra, fece quell’altra di mancare di parola a se stesso, oltre che a noi, perché c'erano degli impegni sottoscritti pubblicamente: la riforma americana e non le riforme Mattarellum e tutto quello che c’era. Perché ci ho tenuto a ricordare questo? Perché quello (Achille Occhetto, leader del Pds) stava con Orlando e la Rete, già allora, eppure era con lui che speravo di fare il Partito democratico. Infatti ricordo di aver mandato una lettera all'Unità nella quale dissi: 'Se il Partito annuncia che si chiamerà 'Partito democratico', io sin da adesso mi iscrivo al Pci’. Quindi c'era una generosità del Berlusconi. Poi fra la dissipazione e la generosità c'è una grossa differenza; lui è passato a dissipare tutto quanto. Ancora sui rapporti con il Pd: la lettera di Emma Bonino di questa settimana sull'esclusione dei Radicali come possibili alleati. Le uscite di Enrico Letta, vicesegretario del Pd, sugli scenari di alleanze future. Alle prossime elezioni il Pd, seguendo questa linea attuale, riuscirà finalmente a far fuori i Radicali? Diventerà sempre più difficile, anche impedendo alla gente di ascoltarci, che tutto gli fili liscio. Perché il nulla si riempie della logica delle cose, non riesce a governare le cose. La singolarità di Matteo Renzi, sindaco di Firenze per il Pd
    18:06 Durata: 22 min 16 sec
  • Referendum elettorali: i dubbi dei Radicali e quelli dei costituzionalisti

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    I dubbi dei Radicali e dei costituzionalisti sul referendum elettorale per tornare al Mattarellum. Il seminario in preparazione da parte del giurista Fulco Lanchester, esponente tra l'altro della Lega per l'uninominale. Le varie proposte elettorali all'interno del Pd.
    18:28 Durata: 5 min 37 sec
  • Pannella: Il loro problema è come disfarsi del Berlusconi, perché Berlusconi rischia di creare una crisi del regime, mentre se lo sostituiscono a tempo possono sperare di mandarlo avanti loro, per 4-5 anni, il regime. Cioè non c’è nessuna garanzia che questo Pd, con questa situazione, rappresenti qualcosa a favore dello Stato di diritto. Dal Pci di Togliatti al Pd di oggi, loro hanno preferito di gran lunga una situazione di possibile rottura della destra per annettersene una parte, che quella di vincere magari con i Liberali o i Radicali

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: Il problema politico che oggi abbiamo dinnanzi è che come avevo previsto un anno fa dissi: loro sono i primi a dover far fuori Berlusconi, perché lui non solo è capace di portare a Piazzale Loreto se stesso, ma anche di portarci il popolo. I buoni a niente non sono in grado di evitare il disastro del capace di tutto, ma sono portati a fare concorrenza al capace di tutto. Oggi lo stanno dimostrando in Umbria e ovunque - non ricomincio l'elenco - sono loro il regime, grazie alla loro corruzione, al loro vivere in modo partitocratico la loro militanza istituzionale. Come sbloccare lo stallo attuale? Si sblocca con l’amnistia. Perché lo dico? Perché anche Libero, anche i loro giornali. L’anno scorso io dicevo: il loro problema è come disfarsi del Berlusconi, perché Berlusconi rischia di creare una crisi del regime, mentre se lo sostituiscono a tempo possono sperare di mandarlo avanti loro, per 4-5 anni, il regime. Cioè non c’è nessuna garanzia che questo Pd con questa situazione rappresenti qualcosa a favore dello Stato di diritto. Perfino Nichi Vendola fa finta. Fino a 4-5 anni fa si parlava di riconoscimento delle famiglie di fatto, non solo omosessuali. In Italia abbiamo un numero crescente di famiglie di fatto. Se ne parla più? Se noi ci fossimo ne parleremmo tutti i giorni. La sinistra partitocratica e l'opposizione storica ai referendum: Il vero problema è che loro hanno preferito di gran lunga una situazione di possibile rottura della destra per annettersene una parte, che quella di vincere magari con i Liberali o i Radicali. Lo stesso valeva per il Pci nella Prima Repubblica: L’amnistia ai fascisti non è stata fatta per generosità da Togliatti, ma perché hanno provato a fare questo anche con i fascisti. Si prenda il caso dell’Uomo Qualunque, quando sbagliando pensavano che fosse rappresentante sostanzialmente del mondo fascista e Togliatti fu il primo ad annunciare che sarebbe andato al loro congresso. D’Alema da una parte ha detto che il Partito l’hanno sotterrato senza l’onore della sepoltura, però poi ha cercato di dire che i nemici sono i liberali e gli azionisti. E io dico che lui è un corrotto e corruttore. Lo dico senza astio. Ed è vero che è possibilissimo che i democratici di Bari e dintorni magari non consentano fughe di notizie, magari per ricattarlo
    18:33 Durata: 10 min 4 sec
  • Da Obama a Blair, annotazioni sulla democrazia reale che sta precipitando ovunque. Conclusioni.

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Una riflessione sugli ascolti di Radio Radicale. La segnalazione di Lorenzo Rendi, nel corso del suo programma su Radio Radicale, di un'interessante ricerca sociologica sull’evoluzione della distribuzione del reddito in America, e la dichiarazione del giorno dopo del sindaco di New York Michael Bloomberg sui rischi di disagi sociali in stile Cairo. Mi fa pensare alla democrazia reale che sta precipitando ovunque, anche in America dove Obama ritiene di dover onorare la ragion di Stato a spese del senso dello Stato. I documenti segreti scoperti negli archivi di Stato di Gheddafi e resi noti dalla stampa britannica: Da cui risulta che prima di rilasciare il cittadino libico incarcerato perché autore della strage di Lockerbie, che alla fine fu riconsegnato dietro l'impegno di rimetterlo comunque in carcere e invece fu accolto in Libia come un eroe, ebbene prima di questo rilascio che cosa accadde? Per due volte Tony Blair, che a quel punto aveva già cessato di essere premier britannico e subito era diventato a Gerusalemme il coordinatore del Quartetto, partendo da un altro Stato africano con un aereo di Gheddafi, era andato a conversare proprio con Gheddafi in gran segreto. Dunque Blair - Quartetto, Gerusalemme, etc. - è il simbolo del tradimento moderno della democrazia reale. Sulla situazione europea e tedesca in particolare: Adesso spero che a Berlino sia confermato il sindaco uscente, contro di lei e contro di loro. Ma per la generazione della Merkel, l'ideale non era l'Europa unita ma era 'Deutschland über alles', la riunificazione tedesca; poi infatti lei non la sente questa cosa. E allora è la Germania del ‘crepi pure la Grecia se a noi fa comodo’. Vorrei che si tenesse presente questo, perché ho sentito che Delors si è indignato; Delors farebbe benissimo a indignarsi contro se stesso, perché fu quello che da presidente della Commissione disse: 'Non solo noi non siamo l'esecutivo, ma noi della Commissione non abbiamo nemmeno funzioni direttive'. Che equivaleva esattamente ad andare avanti nella liquidazione della proposta spinelliana e altro. Il caso Basilicata e l’azione politica di Maurizio Bolognetti
    18:43 Durata: 15 min 46 sec