23 SET 2011
intervista

Diritto dell'informazione. Si mira a rafforzare l'oligopolio televisivo, anche a danno delle tv locali. Il Parlamento ignora la Corte Costituzionale

SERVIZIO | di Emiliano Silvestri - Milano - 19:13 Durata: 33 min 57 sec
A cura di Enrica Izzo
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Zaccaria: i principi della Costituzione sono sufficienti a garantire il pluralismo.

Tonoletti: ineffettività del diritto nel settore televisivo.

Della Cananea: il caso Centro Europa 7 mostra l'animalia italiana in Europa; l'impianto costituzionale è adeguato, responsabile è il Parlamento.

Vigevani: gli sforzi europei per costruire un servizio pubblico indipendente dal potere politico ed economico; la sfacciataggine e la protervia della politica e della maggioranza in Italia.

L'unanime giudizio sul silenzio dei media dopo le parole del Presidente Napolitano su carcere e Costituzione: carenza del
servizio pubblico.

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  • Roberto Zaccaria

    deputato (Partito Democratico)

    Vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni della Camera dei Deputati Nella Costituzione italiana e nei suoi principi ci sono già le linee portanti valide anche per il sistema in evoluzione, anche per la televisione e internet. Non è necessario aggiornare i principi costituzionali, basta saper leggere la Costituzione Pluralismo (valore più forte) interno ed esterno e concorrenza; le leggi e il sistema radiotelevisivo italiano non ne rispetta i principi. C'è uno scarto molto forte tra principi e realtà. Il caso delle frequenze televisive digitali regalate, diversamente da quanto accaduto per la telefonia, sempre agli stessi oligopolisti. Sulla materia giustizia-carceri-diritti umani il servizio pubblico dovrebbe in testa; inaccettabile in un Paese civile quello che sta accadendo nelle carceri. Vedo lacune in tutti, soprattutto nel servizio pubblico.
    19:13 Durata: 4 min 42 sec
  • Gianluca Gardini

    professore

    Docente di Diritto amministrativo presso l'Università di Ferrara Presidente del Corecom dell'Emilia Romagna Il trattamento preferenziale riservato alla Rai S.p.a., Si giustifica se garantisce degli obblighi di servizio aggiuntivi, rispetto a ciò che fanno le private. Non sembra ciò stia accadendo, La Rai non sembra offrire queste garanzie. O torna alle origini oppure che canone e concessione vadano a gara. Un canale senza pubblicità per ottenere un approccio culturale; una possibile soluzione anche per casi come quello del silenzio che ha circondato il Pres. della Repubblica che denunciava l'abisso tra le condizioni del carcere e il dettato costituzionale.
    19:18 Durata: 5 min 4 sec
  • Giulio Enea Vigevani

    professore

    Docente di Diritto costituzionale presso l'Università di Milano Bicocca Il problema di tutti i grandi servizi pubblici, in questo momento da tutti criticato ma di cui - paradossalmente sempre più si sente l'esigenza - è di far comprendere il motivo per il quale è necessario un servizio pubblico televisivo. Uno dei grandi temi di discussione in Inghilterra e Spagna; in Italia si dà per scontato che esista e sia un'appendice del sistema politico. Il privato e il servizio pubblico; il caso e i compiti specifici di Radio Radicale. Le caratteristiche di una missione complessiva, con standard che non possono essere imposti in un contratto di servizio. E' necessario ci sia un operatore necessariamente pubblico, se non segue le caratteristiche delineate dalla Corte Costituzionale viva cento Radio Radicale. L'indipendenza dal potere economico e dal potere poltico: i diversi casi di Spagna e Francia. La sfacciataggine e protervia con la quale, in Italia, si fa corrispondere il servizio pubblico alla composizione del Parlamento, anzi al potere della maggioranza. Una proiezione del Parlamento e tutto ciò interesse aziendale o completa ridefinizione di questo legame o la morte di questo servizio pubblico diviene inevitabile. Le dichiarazioni del Pres. Napolitano sulle carceri: Il mondo dell'informazione fa mostra di non accorgersene. Un grande tema di democrazia e civiltà: Il ruolo del servizio pubblico deve essere quello perché è un argomento scomodo. Capisco bene le obiezioni di un dirigente di una televisione privata; la televisione pubblico non può fare queste obiezioni.
    19:23 Durata: 8 min 37 sec
  • Giacinto Della Cananea

    professore

    Docente di Diritto Amministrativo presso l'Università di Roma "Tor Vergata" A partire dalla legislatore europea - liberalizzazione e pluralismo - possiamo confrontare i sistemi e constatare l'atipicità di quello italiano. Il caso di "Centro Europa 7" che la Corte di Bruxelles ha giudicato incompatibile con i principi europei e l'Avvocato Generale addirittura con quelli delle liberaldemocrazie. Come per il debito pubblico, anche rispetto all'informazione, gli standard comunitari ci consentiranno di colmare il divario con il resto dell'Europa. La Costituzione Italiana é ancora adeguata. è il Parlamento, a partire dagli anni '70, che non ha saputo mettersi al passo, anche rispetto ad Internet, con gli altri Paesi europei. Il caso della mancata copertura delle dichiarazioni del Presidente Napolitano su carceri e costituzione e il servizio pubblico di Radio Radicale, che porta alla conoscenza della collettività anche questioni scomode.
    19:32 Durata: 7 min 49 sec
  • Bruno Tonoletti

    professore

    Docente di Diritto amministrativo presso l'Università di Firenze Nel settore televisivo l'ineffettività del diritto è totale assolutamente evidente. Per quello che riguarda l'assetto del pluralismo informativo, soprattutto esterno, attraverso la legge Gasparri, con una palese violazione del giudicato costituzionale. La Commissione Europea impone l'ampliamento della concorrenza e il legislatore italiano consolida il duopolio Rai.Mediaset. Dall'altra parte, attraverso la gara per l'assegnazione di frequenze della telefonia, si sottraggono quelle su cui trasmettono le televisioni locali, private - con la manovra di luglio - della possibilità di riottenerle.
    19:39 Durata: 7 min 45 sec