13 NOV 2011
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - Radio - 17:00 Durata: 1 ora 58 min
Scheda a cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 13 novembre 2011 , condotta da Massimo Bordin che in questa puntata ha ospitato Massimo Bordin (giornalista), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 1 ora e 58 minuti.

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  • Introduzione

    Massimo Bordin

    giornalista

    Già direttore di Radio Radicale La conversazione è stata registrata all’ora di pranzo, per consentire a Marco Pannella di partire per una missione in Croazia in vista del Congresso del Partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito che inizierà a Roma l’8 dicembre.
    17:00 Durata: 1 min 35 sec
  • Pannella: Il passaggio dall’anti berlusconismo avviene in modo tale da garantire che siano gli infatuati di Berlusconi a essere sconfitti, ma usando questa sconfitta per protrarre la democrazia reale italiana e non solo italiana. Si poteva temere che la rovina fatale di Berlusconi potesse essere anche rovina del regime, invece oggi il popolo italiano al 90 per cento sente di avere uno splendido Presidente della Repubblica, che interviene a reti unificate e tutti i giorni, che fa una politica giusta

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La candidatura di Marco Pannella a ministro della Giustizia, i consensi riscossi e lo stato di avanzamento della formazione del cosiddetto governo tecnico: Una candidatura pericolosa e da escludere. Nel senso che coloro che hanno capacità creative, anche nel proprio settore - esordisce il leader radicale - sono capaci tecnicamente. E’ proprio il tipo di tecnici che in questo momento, mi pare, non importa molto. La preoccupazione esasperata ‘ma devono essere tecnici davvero!’, e quindi sono tecnici vaticani magari, ma ‘tecnici’ appunto. Mi veniva ieri sera in mente quando abbiamo determinato la sconfitta di Berlusconi nel 2006, con la vittoria della Rosa del Pugno e dei buoni a niente, perché allora insistevo molto sul ‘capace davvero ma davvero di tutto’, e dicevo dei capaci di tutto: ‘Magari ci troveremo nelle condizioni di dover impedire i Piazzali Loreto’, perché la specialità dei ‘capaci di tutto’ è non solo di fare il disastro per gli altri ma di finire male anche loro. Beh, ieri mentre sentivo queste cose ho detto: vabbè, è andata bene, perché mi pare che non siamo arrivati a questo punto. Al limite abbiamo potuto documentare che gli italiani brava gente sono più indignati di quello che credono sapere di noi di quanto non lo siano con Berlusconi. Pannella infatti fa l’accostamento con l’accoglienza insultante e verbalmente violenta ricevuta alla manifestazione di ottobre dallo stesso leader radicale: Da quei giorni ho portato a casa, per quel che mi riguarda, questo: italiani brava gente, dopo 60 anni partitocratici, sono cotti a puntino per fare la guerra invece che contro i Russi o i Greci, contro i Radicali e quelle centinaia di persone che rispetto al sessantennio continuano la lotta che nel Ventennio che ha preceduto il sessantennio conducevano in poche centinaia, intendendo coloro che lottavano in nome della democrazia e non in diverse forme di anti democrazia. Sono 30 anni che noi abbiamo di fatto potuto documentare, lottando - non con rabbia o violenza - contro la democrazia reale che si stava manifestando già da molti decenni. Il riferimento non errato alla "peste italiana" fatto dai Radicali: Se è vero che oggi a raccogliere la semina partitocratica – 20 più 60 anni di questo secolo -, e a usare questi frutti in coerenza con la loro storia, sono non i ‘democristiani’ ma i ‘Pci’, che in questo momento sono a reti unificate su tutti i telegiornali, ogni giorno, con uno splendido Presidente della Repubblica che manifestamente si occupa di gestire politicamente la situazione, devo dire in linea con la sua storia e la sua cultura, ‘senza inutili formalismi’. E’ stato raccontato in proposito che due mesi fa ebbe una battuta, dinnanzi forse a un po’ di arroganza di Berlusconi, pare che abbia detto: ‘Ma guarda che non sei l’unico che sa parlare alla gente’. Credo che in questo momento ci sia questo: il passaggio dall’anti berlusconismo avviene in modo tale da garantire che siano gli infatuati di Berlusconi a essere sconfitti, ma usando questa sconfitta per protrarre la democrazia reale italiana e non solo italiana. Si poteva temere che la rovina fatale di Berlusconi potesse essere anche rovina del regime, invece lo sganciamento c’è ed è evidente, e oggi il popolo italiano - italiani brava gente - al 90 per cento sente di avere uno splendido Presidente della Repubblica che fa una politica giusta
    17:01 Durata: 9 min 33 sec
  • Questione giustizia e carceri: Salutammo il fatto che Napolitano si era comportato con un senso dello Stato che se viene dalla storia comunista è cosa ancora più meritoria e da sottolineare. Sennonché da allora a oggi cosa è successo? Che solo nel momento della sua visita al carcere di Nisida il garante supremo della giustizia e del diritto ha evocato la questione giustizia e carceri per dire ‘l’amnistia non è l’unico modo’ e soprattutto poi ‘è necessario che le forze politiche…. A mio avviso si tratta dell’opposto del suo intervento del 28 luglio, quando richiamava tutti i cittadini e le forze politiche alla ‘prepotente urgenza’

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella non è convinto di questo, ovvero di avere uno splendido Presidente della Repubblica? Io non lo sono mai stato, sono sempre stato attento: tanto è vero che il 14 agosto in Italia è accaduto un fatto straordinario, che potrebbe rivelarsi una sorta di embrione di Marcia del sale della nonviolenza italiana; migliaia di persone hanno fatto del 14 agosto un giorno intero di sciopero della fame e della sete, con l’obiettivo di far conoscere al Paese le dichiarazioni del Presidente della Repubblica del 28 luglio che erano state trasmesse dalla comunicazione nella valanga quotidiana di cose che trasmettevano, una affermazione che era questa: ‘La prepotente urgenza di risolvere il problema giustizia e carceri nel nostro Paese’. Che cos’era ‘urgente’? Interrompere la flagranza criminale dello Stato, del quale il Presidente della Repubblica aveva detto ‘ce ne vergogniamo davanti all’Europa’, ‘questa cosa fa orrore’, ‘contro la legalità della Costituzione’, etc. E sulla base di questo il 14 agosto raccogliemmo le firme di Parlamentari ed altri per fare l’auto-convocazione, per la terza volta in 60 anni, della Camera e del Senato su questo obiettivo. Perché l’iniziativa della stella gialla non era stata simbolicamente un eccesso di fronte ai crimini sistematici dello Stato italiano, in modo clamoroso e soprattutto in violazione di quel totem che è la Costituzione italiana. Salutammo il fatto che il Presidente della Repubblica si era comportato con un senso dello Stato che, se viene dalla nostra storia e dai nostri antenati si può dare per scontato, ma se viene dalla storia comunista è cosa ancora più meritoria e da sottolineare. Sennonché da allora a oggi cosa è successo? Che solo nel momento della sua visita al carcere di Nisida il garante supremo della giustizia e del diritto ha evocato la questione giustizia e carceri per dire ‘l’amnistia non è l’unico modo’ e soprattutto poi ‘è necessario che le forze politiche’. A mio avviso si tratta dell’opposto del suo intervento del 28 luglio, quando richiamava tutti i cittadini e le forze politiche alla ‘prepotente urgenza’. Invece ormai siamo al quarto mese da allora, in cui tranne quell’inciso, mai una volta ne ha parlato, in pubblico e in privato. Perché questo? Perché questa è stata la punta dell’iceberg; forse lo stesso Presidente non l’aveva individuata come tale; questa è la punta dell’iceberg della non democrazia, necessaria e vitale per il regime italiano. L’esclusione dei Radicali dalle consultazioni un po’ informali che il Presidente Napolitano fa. Quella del Presidente della Repubblica è l’unica voce che spiega quotidianamente, a reti unificate, che cosa è bene e che cosa è male. Le consultazioni in corso al Quirinale e il ruolo dei Radicali. Non consultati perché all’interno del Pd? E’ noto che c’è una delegazione radicale nel gruppo del Pd - replica Pannella - Beh, siamo eletti però in quanto tali, e abbiamo quindi scelto quella collocazione in base agli accordi che c’erano. Mentre adesso quelli che vanno nel Misto, oppure l’Api o non so che, ci sono forze parlamentari consultate in quanto tali; allora non scherziamo, non approfittiamo troppo del fatto che rispetto ai Radicali continua a esserci il trattamento che c’era rispetto ad Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi che, magari loro erano pure costretti fisicamente, a Civitavecchia stavano scrivendo da profeti quello che 10 anni dopo era già sul punto di realizzarsi. Il ruolo dell’Unione europea: A questo punto Mario Monti ha pubblicamente voluto far sapere che lui aderiva a questa fondazione in memoria di Spinelli, nella cui certo c’è anche Cofferati e altri. Non ha avuto grande seguito come notizia, perché bisogna potere continuarlo come un tecnico, perché come politico è potenzialmente pericoloso per il regime attuale. Nel senso che Mario Monti, per esempio, è ‘liberista’, e da liberale si è occupato proprio di concorrenza, rispetto al mercato vero non rispetto al mercato nazionale. Si è occupato di concorrenza a livello non solo europeo, ma euro-mediterraneo, etc. Questo è importante, e lui è stato riconosciuto come capace ed attento da tutti quanti, tanto è vero che quando il regime italiano ebbe bisogno - per convinzione anche di Berlusconi - di trovare un sostituto plausibile a Emma Bonino da far fuori da Commissario europeo, D’Alema e Berlusconi stabilirono che il posto dovesse essere di Romano Prodi. Per due anni, in nome dell’italianità e della paternità di questa scelta, il gruppo di Forza Italia al Parlamento europeo era ferocemente prodiano
    17:11 Durata: 17 min 38 sec
  • La sinistra e Berlusconi negli anni 90, dal conflitto di interessi alla convergenza anti-Emma Bonino. La sinistra Pci e Pannella invitato al Congresso da Berlinguer nel 1983-84

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Sulla storica intesa di fondo tra destra e sinistra: C’è un documento di un comunista italiano Pci, prestigioso, diventato Presidente della Camera in quegli anni, che si era sempre occupato di giustizia e di diritto seppure non sempre d’accordo con noi, che a un certo punto fa in sede parlamentare una dichiarazione veramente poderosa. Violante dice: ‘Ma qui sapete benissimo voi, berlusconiani che ci attaccate in questo modo, che mancate a una realtà. Voi sapete che non abbiamo posto il problema del conflitto di interessi quando abbiamo avuto la maggioranza, intenzionalmente e in modo concordato con voi’. Ma quella cosa di Violante, nessuno l’ha ripresa! Io continuavo a parlarne, come mia interpretazione. Io andrei un po’ più indietro, quando criticai Berlusconi perché mentre si approvava il primo bilancio con un governo di centro-sinistra lui disse: ‘Noi non parteciperemo ai lavori’. Io dissi: li vorrei vedere quanto hanno pagato e dato, come si erano messi d’accordo tecnicamente nell’associazione per delinquere istituzionale. Questa questione di Violante viene fuori in un contesto in cui Berlusconi risulta promotore non della conferma della Bonino che aveva conquistato l’Europa, ma promotore - nel momento in cui agli italiani spettava la Presidenza della Commissione, ai tempi del governo D’Alema - dell’esclusione della Bonino e della promozione di Prodi. Dopo un anno, accade ancora che Emma Bonino era acclamata a gran voce Presidente, ‘Emma for President’, Presidente della Repubblica; fu un po’ un miracolo, noi vendemmo un po’ di cose e riuscimmo a comunicare un po’. Fino al 1996 Emma Bonino faceva parte, con gli eletti Radicali, di Forza Italia, c’era una sorta di ospitalità, per un atto volontario con Berlusconi. Così, mentre Violante dice ufficialmente in Parlamento: ‘Mediaset, con la nostra maggioranza al governo, ha visto il suo valore aumentato di 25 volte rispetto a quando abbiamo assunto la maggioranza’, dall’altra parte Emma Bonino era voluta da più di due terzi degli italiani, eppure ha solo 15 parlamentari che in Aula la votano, fidando sulla segretezza del voto, come Presidente della Repubblica. Lì venne fuori Ciampi, perché Ciampi era il secondo nei sondaggi, al 21 per cento, anche perché lo meritava, era una bella figura. Ma venne fuori perché era bravo Berlusconi? No, perché erano bravi gli altri, i comunisti, che pensarono: ‘Se questo non lo facciamo eleggere al primo colpo, saremo travolti dall’opinione’. Infatti non solo ci furono solo 15 voti per Emma, ma Ciampi fu eletto di getto, subito, e sono sicuro che lui fosse all’oscuro di questo. Questa è una storia di democrazia reale di già piena, ma che è emersa perché la cultura democratica liberale socialista, tutta quella roba che si era manifestata politicamente anche durante il primo Ventennio, e poi anche alla Costituente con una parte della storia azionista, lì si è manifestata, e c’è continuità assoluta. Da allora ci fu Enrico Berliguer che ebbe il coraggio invitarmi a un Congresso del Pci, a Milano nel 1983-1984. Mentre la volta precedente non solo non fui invitato, ma essendo andato a portare un saluto a una loro manifestazione qui a Roma, avendo osato a parlare di Via Rasella e del fatto che i caduti non erano SS ma solo dei ragazzotti di Bolzano e di Trento, due riformisti - Lama e Amendola - mi indicarono: ‘Questa mattina lo abbiamo denunciato per offesa alla Resistenza’. Il ruolo dei fratelli Spallone, allora, che ostentarono questa forma di dissenso dalle urla da Colosseo, quello parallelo di Vittorio Vidali che da compagno comunista a 25 narici, che ci credeva e che credeva anche alla necessità di obbedire, guardacaso dal 1966 ostentò sempre la vicinanza nell’anno anticlericale, etc.. Enrico Berlinguer a un certo punto ha il coraggio di invitarmi al Congresso comunista e - le foto lo dicono - dinnanzi all’accoglienza entusiasta del Congresso, in anni già pieni di polemiche, non aveva sempre un sorriso splendente. C’è una foto di Enrico che mi stringe la mano mentre c’è questo applauso e tutta la presidenza tranne il giovane D’Alema che applaudiva. E’ un momento importante di un Congresso comunista, l’unico nel quale ho potuto parlare, che prima che io parlassi e dopo - dicendo le mie cose - ci fu un’accoglienza fraterna, enorme, incredibile. Questo fa parte della storia. Oggi credo che veramente l’ottimo Presidente - io ho sottolineato l’importanza straordinaria di quello che lui ha deciso di fare il 28 luglio con Schifani - gli devo quindi dire che a questo punto lui aveva fatto una dichiarazione che dimostrava che esisteva la possibilità di un comunista al 100 per cento comunista e al cento per cento liberale, con il senso dello Stato e non la ragion di Stato; cosa è successo da allora? Da allora lui si è occupato di importanti cose politiche, che non lo riguardavano necessariamente come garante di nulla, e da allora invece noi dobbiamo essere eliminati. E lui sa che c’è un rapporto tra lui che finalmente, con la sua storia, va a reti unificate in televisione tutti i giorni, e aumenta al 90 per cento la quota di italiani che ama la sua figura, e il fatto che Emma, io, noi, siamo vietati al popolo italiano. Questo continua una storia che è stata anche la storia nei confronti di Pannunzio e degli altri. Io ricordo quando Giovanni Ferrara mi chiedeva perché stessimo appoggiando il primo Partito Radicale, e io gli risposi: ‘Perché in questo modo forse riusciremo, in atti ufficiali della Repubblica, andando alla Camera, a fare i nomi di Pannunzio, Carandini, etc. e fare sì che il futuro avrà una memoria
    17:28 Durata: 17 min 33 sec
  • La sinistra e Monti: E’ riuscita già a bidonare il povero Monti. Loro vogliono che lui ci sia per 5 mesi in modo di vincere le elezioni a giugno. E a Monti chiedo: chi glielo fa fare? Benissimo, lo fai perché in questo momento si salva il paese, ma perché non sei politico, qualcuno avrebbe dovuto dirtelo: ‘Stati attento, perché tu sai che in 4 mesi le cause profonde non le affronti. Quindi devi tu dire: ‘Faccio un governo non per tirarvi le elezioni, ma se possibile per incardinare non solo in Italia ma anche in Europa qualcosa che muti’

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il possibile parallelo con il Governo Dini, quando Pannella fu pubblicamente consigliere accorto di Berlusconi; oggi cosa consiglierebbe Pannella ai due schieramenti? Qui uno schieramento è distrutto, quello del centro-destra, poi magari potrà riformarsi. Mentre quello che continua a essere egemone nella partitocrazia, almeno da un anno prima dell’assassinio di Moro, è l’ambiente comunista, quello Pci. Oggi è affidato il rilancio anche internazionale, con le attenzioni alle realtà euro-mediterranee, della ‘sinistra’ frontista, della sinistra giacobina ‘marxista’ e ‘comunista’, ‘Terza internazionale’ come cultura. Perché in fondo in Italia mancando, se non a livello dei sospetti e a livello psichico, il pericolo trotzkista, il pericolo radicale è stato costantemente ritenuto come tale. Quindi il problema oggi è di passare alla democrazia. Ci sarà la tentazione dell’anti berlusconismo, così ‘tutto è stato colpa di Berlusconi, e hanno vinto i buoni’! Berlusconi, per motivi culturali, è stato facilmente corrotto alla partitocrazia di già nel 1996, dopo due anni, e lì rompemmo ufficialmente. La sinistra e Monti: E’ riuscita già a bidonare il povero Monti. Chi fa fare a Monti quello che loro vogliono; loro vogliono che lui ci sia per 5 mesi in modo di vincere le elezioni a giugno, è il calcolo patente anche del Presidente della Repubblica. E a Monti chiedo: chi glielo fa fare? Benissimo, lo fai perché in questo momento si salva il paese, ma perché non sei politico, qualcuno avrebbe dovuto dirtelo: ‘Stati attento, perché tu sai che in 4 mesi le cause profonde non le affronti. Quindi devi tu dire: ‘Faccio un governo non per tirarvi le elezioni, ma se possibile per incardinare non solo in Italia ma anche in Europa qualcosa che muti’. Potrebbe coincidere con la nostra linea di Radicali: creare la democrazia anti nazionale e antinazionalista, federalista. L’europeismo di storici politici europei, da Giscard D’Estaing a Winston Churchill. Questa mia valutazione non l’ho letta da nessuna parte. Quanto a Pierferdinando Casini (Udc), che chiede un governo che duri fino alla fine della legislatura, Chapeau a Casini! Altri è il vaticanismo togliattiano del Presidente, noto e pacifico. Adesso nei ministri tecnici pare ci siano tre personaggi vaticani. E infatti hanno ottenuto una cosa: che noi Radicali, come abbiamo documentato a lui, siamo politicamente sconosciuti nelle proposte che abbiamo e di cui siamo portatori da un popolo. Io ci ho tenuto a dire che quelli che mi sputavano addosso alla manifestazione di ottobre sono bravi italiani! Perché c’è un lavoro costante della stampa: i soldi, Radio Radicale, la vendita. Dopodiché vorrei dire che la maggioranza dei Parlamentari democratici del Pd ha sottoscritto per il 60 per cento, più di quelli della destra, il documento per Radio Radicale e quello per cui il potere non ha permesso a Gianni Letta. Perché credo che lo difendesse, come ha difeso cose importanti, come la Corte Penale internazionale, non ha mai avuto paura di esporsi sulle iniziative fatte in base alla ‘alleanza del ‘94’ per le cose liberali; e sono sicuro che l’altra sera lui è stato battuto da chi? Dal potere loro ma anche di quello di sinistra che era furibondo per il fatto che la maggior parte dei Senatori e dei Deputati del Pd avesse sottoscritto quell’appello per Radio Radicale
    17:46 Durata: 15 min 27 sec
  • I Radicali e l’Unità, il dialogo con Pierluigi Bersani, il nuovo libro in uscita di Emma Bonino.

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella fa poi un riferimento all’Unità diretta ora da Claudio Sardo: L’Unità, senza il fascino di Fortebraccio, sembra fare puntatine di quel tipo. E non più per colpa della direttrice Concita De Gregorio che è diventata di Repubblica e copre bene quel ruolo con tutte le sue apparizioni in televisione. Quanto alla nuova Unità, sono già due volte che ci sono un paio di osservazioni sui Radicali stile Fortebraccio ma senza essere Fortebraccio. Francesco Cundari e la linea dell’Unità, i giovani della Fondazione Italiani Europei e le stupefacenti frasi di Matteo Orfini sull’ipotesi di candidatura di Pietro Ichino al ruolo di ministro. Sono togliattiani, chiosa Pannella, quindi stalinisti. Meglio però discutere con questa corrente dalemiana dei Cundari e degli Orfini - chiede Massimo Bordin - o con Concita De Gregorio? Ti risulta che nelle nostre conversazioni di domenica - replica Pannella a Bordin - ci siamo mai occupati di Concita De Gregorio direttrice dell’Unità? Sono tanto d’accordo con te, che con questi invece subito colgo l’occasione per parlarne. Paolo Mieli e il suo ruolo di storico di Rai-Set: Se non fosse interessante uno che nega la storia come è stata davvero - dice critico Pannella - come potrebbe avere la sua collaborazione. Oggi l’eliminare la storia radicale, che è la storia radicale liberale, radicale socialista, questa storia, è un momento nel quale è possibile, perché abbiamo un grande Presidente della Repubblica, comunista di storia, che ha saputo operare in modo tale da avere il 90 per cento di consensi e lui ne è consapevole, tanto è vero che non vuole nemmeno vederci. Allora perché Pannella vuole incontrare Bersani e sta ancora nel Pd? Questi sono la forza più negativa, non un pericolo, magari più che un pericolo. Sono i salvatori della partitocrazia. Ma io dialogo con i non liberali innanzitutto, e questo dialogo è possibile se uno ha un po’ fiducia nella propria storia, che è poi la propria intelligenza non solo individuale ma quella dei Radicali organizzati. L’esempio dei temi sollevati dai Radicali prima che divenissero questioni internazionali: dal debito pubblico alle pensioni. Il libro di Emma Bonino in uscita in questi giorni: Tra l’altro ho scorso solo questa notte dalle tre alle cinque di mattina un bellissimo libro di Emma che esce in questi giorni. Bellissimo perché l’ho soltanto scorso ma corrisponde anche a qualcosa che vorrei segnalare: da un mese o due mesi, nelle nostre riunioni fiume di Partito, mi sembra che abbiamo perfino una sintonia di fondo di linguaggio con Emma rispetto a come ci si pone davanti agli eventi. E questo mi rende felice e a suo modo mi commuove. La candidatura di Pannella a ministro della Giustizia: Siccome ancora adesso incontro persone, anche ‘di buon ceto’, che mi dicono: ‘Ma perché non ci vai in televisione? Allora su questo, è perché dicendo questo ho voluto ulteriormente sottolineare che di questa cosa della giustizia come fatto centrale è la solita storia che si ripete. In 30 anni non abbiamo avuto un solo grande dibattito sulla giustizia e le carceri. Invece il Presidente della Repubblica sa benissimo che la proposta di amnistia è l’unica che risponde alla ‘prepotente urgenza’ in termini strutturali. Ma il problema è che dopo aborto, divorzio, obiezione di coscienza, sanno che se la gente può ascoltarci siamo gli unici pericolosi. Perché ormai dopo 50 anni è chiara una cosa, che la nostra alterità è storica, non è di tipo settario visto vogliamo sempre dialogare, e soprattutto è capace di gestire non l’alternanza ma l’alternativa
    18:01 Durata: 21 min 4 sec
  • Pannella sulla situazione mediorientale: Oggi se Dio vuole, anzi Allah, è la Lega Araba che ha scomunicato il siriano Assad! Non la Nato o altro, questa è la democrazia reale! Il Congresso del Partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito che si svolgerà a Roma l’8 dicembre

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Marco Pannella: La democrazia reale non può tollerare questo; oggi se Dio vuole, anzi Allah, è la Lega Araba che ha scomunicato il siriano Assad! Non la Nato o altro, questa è la democrazia reale! Abbiamo già oltre 50 partecipazioni di non italiani, in prevalenza africani e mediorientali, che già hanno deciso di confermare la loro presenza autorizzandoci di dire che loro ci saranno. Emma è andata in Polonia ed è tornata potendo fare annunciare che Fischer verrà, così come viene fuori Kuchner. La prossima missione di Pannella in Croazia
    18:22 Durata: 9 min 18 sec
  • Dopo Berlusconi, per il regime la discontinuità per carità non è con la partitocrazia, non deve esserlo, ma con i 15 anni di questo cattivo alunno che è il Berlusca! Ma il debito pubblico mica lo ha fatto Berlusconi, eh! Non ha saputo occuparsene dopo, ma era fatto nei due decenni precedenti. E tutto il resto: le leggi elettorali, il trattamento della Corte dei colonnelli detta Corte Costituzionale, etc. Berlusconi ha mancato di stile costituzionale, ma non ha potuto fare grossi guai perché la Costituzione se l’erano già mangiata e distrutta contro la democrazia e la legalità i suoi predecessori

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il toto ministri, l’ipotesi Umberto Veronesi e le dichiarazioni di esponenti del Pdl. Io credo che sia importante - spero che avendo parlato di questo con te - un qualche eco a Monti gli arrivi, e non sia superfluo sapere che potremmo avere valutato abbastanza come i politici pensano di poterlo usare per andare a elezioni. Certo, per la destra andare a elezioni a primavera non è nemmeno immaginabile. Quindi, è possibile che grazie a questa legge veltrusconiana che la sinistra faccia il 25 per cento e si becchi il 55 per cento dei parlamentari, mentre io ritengo che questo sarebbe gravissimo, perché non credo che tra 5-6 mesi i motivi strutturali per i quali l’Europa si trova in questa situazione saranno risolti, e non credo che Monti possa avere l’ambizione di restare fino alla scadenza normale della legislatura. Il trattamento dei Radicali da parte del Corriere della Sera e in generale dalla stampa: Giuliano (Ferrara, ndr) è ammirevole, pirotecnico, straordinario ma in genere non mi pare abbia molto successo. Le cose di Giuliano vanno viste come splendide serate pirotecniche, belle, ma che abbiano dalla loro una durezza politica non mi sento di dire che questa sia la caratteristica principale delle posizioni di Giuliano. Lui era ministro quando Silvio Berlusconi decise di non fare Napolitano ma Emma, e naturalmente io chiesi: dove sta il ministro Ferrara? Ho aperto la porta perché stava ricevendo e ho fatto uno dei due gesti fi Formigoni ieri, il bras d’honneur, e gli ho detto: ‘Sei fregato, non è Emma ma Giorgio’. Vorrei dire che io sarei sempre stato felice, sarei felice, di potere lavorare politicamente e istituzionalmente con una persona come Gianni Letta. La discontinuità per carità non è con la partitocrazia, non deve esserlo, ma con i 15 anni di questo cattivo alunno che è il Berlusca! Questo serve perfettamente. Ma il debito pubblico mica lo ha fatto Berlusconi, eh! Non ha saputo occuparsene dopo, ma era fatto nei due decenni precedenti. E tutto il resto: le leggi elettorali, il trattamento della Corte dei colonnelli detta Corte Costituzionale, etc. Berlusconi ha mancato di stile costituzionale, ma non ha potuto fare grossi guai perché la Costituzione se l’erano già mangiata e distrutta contro la democrazia e la legalità i suoi predecessori
    18:32 Durata: 10 min
  • L’iscrizione al Partito radicale. Mi auguro che ci siano 50, 100 parlamentari italiani che dicano ‘sono radicale anch’io’; sanno che a livello elettorale restano liberi di fare le loro scelte, e credo che anzi formalizzare questo modo di intendere il proprio contributo profondo al proprio partito possa e debba nutrirsi di libertà continua, non essere garantita giuridicamente dalla esclusività - i partiti o le chiese escludenti -, quindi sarebbe prezioso per la nostra vita che è sempre in causa

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La questione mediorientale e l’attualità siriana. La Lega Araba rappresenta un primo gesto decente della comunità internazionale. Papandreou e Moussa e la proposta radicale dell’esilio per Saddam Hussein. Blair? Mamma mia solidarietà a Dio!, scherza Pannella. Adesso quello che sto facendo, non proprio con fiducia, io ritengo che ‘sono radicale anch’io’ è il momento che possa esplodere, nel mondo e in Italia. Voglio rivolgermi ai parlamentari; il Parlamento italiano, quello che numerose volte, nei momenti delle nostre battaglie più profonde e sentite, quindi anche più gravi, ha sempre fornito delle solidarietà sorprendenti, anche quantitativamente. Allora io mi auguro che ci siano 50, 100 parlamentari italiani che dicano ‘sono radicale anch’io’; sanno che a livello elettorale restano liberi di fare le loro scelte, e credo che anzi formalizzare questo modo di intendere il proprio contributo profondo al proprio partito possa e debba nutrirsi di libertà continua, non essere garantita giuridicamente dalla esclusività - i partiti o le chiese escludenti -, quindi sarebbe prezioso per la nostra vita che è sempre in causa se molti - basterebbero tre, quattro o cinque - come anche tra i privati. Possibile che non ci siano privati che vogliano rispondere al pubblico su Radio Radicale? Lo dico per la loro identità e per la loro immagine. Noi difenderemo la pelle come sappiamo, con nonviolenza ma non inerti, e Radio Radicale dovrà a nostro avviso potere vivere e crescere, vivendo, molto a lungo
    18:42 Durata: 8 min 42 sec
  • Conclusioni

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito

    Conclusioni: C’è un’affermazione assiomatica: non c’è contestazione, malgrado che io su questo sia stato noioso nella ripetizione, del fatto che esiste da parte dello Stato italiano una sua condizione assolutamente di flagranza criminale rispetto alla sua Costituzione e a tutte le legalità individuabili. Per questo l’affermazione liberale, felice, del Presidente della Repubblica, avvenuta il 28 luglio, quella sulla ‘prepotente urgenza’ è questa; il problema vero è che se si vede qualcuno che sta ammazzando un altro, bisogna intervenire e impedire la flagranza senza nemmeno vedere chi ha ragione o meno, e la nostra lotta è questa. Ed è lotta che corrisponde certissimamente a un insediamento sociale, marginale rispetto a quelli che sono punti di riferimento normali ma di sicura e forte consistenza, e che è sicuro che forse una quindicina, una ventina di ufficialmente da allora suicidatisi - perché poi ci sono gli assassinati - dal 28 luglio ci sono stati. Non è detto che siamo abbonati all’eroismo di coloro che vivono dentro la comunità penitenziaria, dai direttori ai poliziotti ai detenuti. Un eroismo nonviolento, dialogico, civile. E che questo non venga avvertito come patrimonio importante del nostro Paese, mentre questo è un male internazionale. Su questo si misura il quoziente di civiltà e di democrazia, di umanità, della politica cosiddetta, che non esiste. Perché i tecnici sono la politica, e allora a questo punto io ritengo di potere senza ipocrisia dire: Presidente Napolitano, c’è un cittadino repubblicano che spera di riuscire ad aiutarti a essere quale tu vuoi essere, di nuovo a fare della tua storia una storia di crescita. Ma torno a dire, e in questo sono un po’ cattivo, seppure senza menzogna: non c’è da imparare nulla di quello che è successo al popolo napoletano in questi 40 anni? Vogliamo che questo sia irreparabilmente e deliberatamente quello che deve sopportare e soffrire il popolo italiano?
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