04 DIC 2011
rubriche

Conversazione settimanale di Valter Vecellio con Marco Pannella e Cosimo Ferri

RUBRICA | di Valter Vecellio - Radio - 17:01 Durata: 2 ore 14 min
A cura di Enrica Izzo
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Ospite della trasmissione: Cosimo Ferri.

Puntata di "Conversazione settimanale di Valter Vecellio con Marco Pannella e Cosimo Ferri" di domenica 4 dicembre 2011 , condotta da Valter Vecellio con gli interventi di Valter Vecellio (direttore di Notizie Radicali), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito), Cosimo Ferri (segretario di Magistratura Indipendente).

Tra gli argomenti discussi: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 2
ore e 14 minuti.

La rubrica e' disponibile anche in versione audio.

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  • Introduzione

    Valter Vecellio

    direttore di Notizie Radicali

    In studio, assieme a Marco Pannella e Valter Vecellio (direttore di Notizie Radicali), c’è anche Cosimo Ferri, segretario di Magistratura Indipendente, corrente moderata nell’Anm.
    17:01 Durata: 1 min 34 sec
  • L'avvicinarsi della seconda sessione del Congresso del Partito radicale transnazionale, la nonviolenza (che nutre l’esercizio del diritto), il parallelo tra i monaci tibetani che si immolano e i suicidi in carcere in Italia.

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Marco Pannella sulla seconda sessione Congresso del Partito radicale transnazionale che inizia l’8 dicembre a Roma: Il Congresso è un momento fondamentale e ne parleremo. Il Partito non ha garantita l’eternità, eppure è divenuto da tempo il più antico dei partiti nati in Italia. E credo che questo sia ancora più importante, perché questa longevità riguarda il fatto che, per quel che riguarda molti di noi, siamo senza merito i più anziani. Abbiamo avuto un legato che la storia oggi ci consente di valutare come vitalissimo, e spero non lo abbiamo dissipato, ed è quello di una rivoluzione anche transnazionale, nonviolenta. Le iniziative delle associazioni del mondo carcerario. La nonviolenza nutre l’esercizio del diritto. Il caso dei monaci tibetani e della loro decisione di darsi fuoco e quello dei suicidi in carcere: Quello è un fatto di disperazione. Direi che è naturale che in una situazione qual è quella degli appartenenti alla comunità penitenziaria, e non solo dei detenuti, tanto è vero che negli ultimi 10 anni sono stati circa un centinaio quelli che si sono suicidati tra i poliziotti carcerari. Il Dalai Lama, che da un anno ha deciso di non esercitare più quello che secondo la tradizione dava al Dalai Lama anche una responsabilità politica rispetto al proprio popolo, prendendo una decisione di religiosità laica e volendosi occupare solo della testimonianza religiosa, questa mi pare una cosa importante; infatti lui ha mandato una lettera ai suoi monaci, invitandoli a non continuare a esercitare questa arma per denunciare l’oppressione di cui sono vittime, e credo che nei prossimi giorni potrò - sono presuntuoso? Non credo - mandare una lettera come quando lo feci a dei giovani tibetani stavano esercitando lo sciopero della sete durante una marcia. Avevo dovuto dire: guardate che per noi nonviolenti, se accade qualcosa anche a noi è una sconfitta che si paga cara. Quella lettera arrivò comunque a tempo, perché gli scioperi della sete fossero sospesi
    17:02 Durata: 7 min 58 sec
  • Cosimo Ferri (Magistratura Indipendente): Innanzitutto contestiamo il fatto che il legislatore, quando ha avuto il coraggio di fare l’indulto, ha avuto un coraggio a metà, perché doveva fare indulto e amnistia. Oggi l’amnistia deve essere l’extrema ratio, non possiamo essere favorevoli perché è pur sempre la rinuncia dello Stato a una pretesa punitiva. Però ci sono tanti punti su cui dobbiamo riflettere. Perché se poi le prescrizioni diventano le amnistie mascherate, è poi peggio

    Cosimo Ferri

    segretario di Magistratura Indipendente

    Il sovraffollamento carcerario e la proposta di amnistia fatta anche da Don Virgilio Balducchi, prossimo ispettore generale dei cappellani delle carceri. Ferri: Buon pomeriggio a tutti e grazie dell’invito. Devo dire che come ‘Magistratura Indipendente’ - lei ha dato la definizione giusta - siamo una corrente moderata ma anche più aperta su questi temi, perché - ringrazio Marco Pannella che ha posto questi temi - Magistratura Indipendente ha iniziato a riflettere, perché la magistratura si deve aprire su questi temi, perché con le nostre sentenze e le nostre ordinanze e i nostri provvedimenti le persone vengono poi ristrette nelle carceri. Ci dobbiamo quindi chiedere come queste persone vivono e quali sono le convinzioni. Non possiamo rimanere fuori da un dibattito politico associativo; non voglio non rispondere alla domanda che mi ha fatto il moderatore. La nostra posizione è questa: innanzitutto contestiamo il fatto che il legislatore, quando ha avuto il coraggio di fare l’indulto, ha avuto un coraggio a metà, perché doveva fare indulto e amnistia. Pannella: Perché è caduta la legislatura nel frattempo. Il ministro Mastella su questo si era impegnato, come può essere testimone anche Don Antonio Mazzi. Ferri: Oggi l’amnistia deve essere l’extrema ratio, non possiamo essere favorevoli perché è pur sempre la rinuncia dello Stato a una pretesa punitiva perché, voi m’insegnate, con l’amnistia si estingue il reato. Però ci sono tanti punti su cui dobbiamo riflettere. Perché se poi le prescrizioni diventano le amnistie mascherate, è poi peggio. Pannella: E’ peggio, perché nell’amnistia la vittima ha qualche diritto processuale, mentre qui si estingue il processo. Ferri: Sono d’accordissimo con questa puntualizzazione, per quello dico lasciamola come extrema ratio, affrontiamoli quei problemi prima in un altro modo. Certo se poi si va avanti e andiamo a vedere le prescrizioni oppure i fascicoli pendenti nei tribunali per i quali non viene esercitata l’azione penale, per tutta una serie di problemi anche organizzativi, allora è chiaro che quello deve farci riflettere, perché diventa anche una violazione del diritto di uguaglianza dei cittadini, perché in alcuni uffici funzionano le cose e il cittadino ha un processo veloce. Infatti il procuratore Maddalena aveva fissato dei criteri di priorità, dicendo in modo trasparente che per certi tipi di reato noi accantoniamo, e però c’è tutto il discorso che ruota attorno all’obbligatorietà dell’azione penale. Quindi noi su questi temi siamo aperti e proponiamo tutta una serie di alternative a una decisione che poi spetta alla politica e sulla quale noi oggi riteniamo di dire di ‘no’ perché abbiamo soluzioni alternative; è chiaro che se non si percorrono soluzioni alternative, se questi interventi non si fanno e si sta fermi, noi continueremo a parlare e le persone continueranno a vivere negli istituti di pena nelle condizioni che conosciamo. E questo non va bene. Anche perché come dice spesso Pannella, citando Voltaire, il livello di civiltà di un Paese si vede dalle carceri. Le decine di migliaia di processi finiti in prescrizione: Sono dati che chiaramente che mi creano amarezza perché significano che il sistema non funziona, però bisogna che la politica si assuma le sue responsabilità e non si scarichino i risultati di questi dati sulla magistratura. Noi è un po’ che denunciamo che la giustizia penale non sta funzionando. Va approvata una seria riforma in cui vengano meno le garanzie dilatorie, perché a tutti interessa che venga accertata la verità, e però rimangano e si rafforzino le garanzie effettive. Però la politica deve risolvere questo problema della giustizia penale. Il civile è peggio e interessa di più ai cittadini, per questo c’è più attenzione. Però sul civile qualcosa è stato fatto; per esempio le ultime riforme hanno ridotto i riti, perché nel nostro sistema andavamo avanti con 37 riti, ora sono stati ridotti a tre; si sta cercando d’informatizzare, però queste riforme non hanno risolto il vero problema che è l’arretrato
    17:10 Durata: 10 min 37 sec
  • Pannella sulla non sufficiente tempestività delle misure alternative all'amnistia: Altra condizione da tenere presente è quella dei ritmi del legislativo italiano. Per ognuna di queste sette-otto urgenze che hai individuato, le procedure parlamentari comportano anni. Se non teniamo presente il problema del diritto, e quello delle leggi, noi ci troviamo in una situazione di flagranza di un comportamento tecnicamente - non moralmente - criminale. Perché violiamo la nostra Costituzione, violiamo i diritti umani, etc.

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: Per l’amnistia dicono che non esistono le condizioni politiche, come se il problema di una politica seria non è quello di creare il nuovo possibile e non di raschiare il fondo del possibile di ieri. Siccome eravamo e siamo molto amici con un grande magistrato come tuo padre, mi permetto di usare il ‘tu’, non solo perché viviamo il problema della giustizia con una certa continuità, dai tempi del Mondo. Allora, tu dici ‘carcerazione preventiva’: quasi il 40 per cento dei detenuti sono tenuti in attesa di giudizio; aggiungiamo che secondo statistiche del Ministero, il 50 per cento di questi in attesa di giudizio sarà, al termine del procedimento, riconosciuto innocente. Allora d’accordo su questa priorità. Poi ancora sulla modifica della ex Cirielli con tutte le limitazioni per i recidivi; beh, sono d’accordo, perché questo significa sempre più punire l’autore e non perseguire il reato, è una distorsione ben conosciuta in tutti gli stati violenti e non di diritto. Poi: edilizia penitenziaria, non ne parliamo manco. Poi l’incremento della popolazione detenuta di origine extracomunitaria; sai che siamo d’accordissimo. E poi della massiccia presenza di soggetti condannati per peni detentive brevi. Anche su questo avevamo proposto, con Rita Bernardini, il progetto di legge cosiddetto ‘svuota carceri’ che Angelino Alfano ha fatto suo, distruggendolo; mi pare che a oggi ci sono 4.000 detenuti che ne hanno usufruito, essendo andati ai domiciliari. Poi il ricorso alle misure alternative, che è ostacolato da preclusioni normative. Allora, anche prima hai parlato della situazione carceraria. Noi fino alla noia ripetiamo: la situazione della giustizia e della sua appendice carceraria. Nel senso che dinnanzi alla tortura, cioè una struttura che produce tortura per tutti, perché per esempio direttori e dirigenti sono per esempio sette anni che non hanno i contratti, tanto per dire la situazione indecente nella quale ci troviamo; non si danno le statistiche delle malattie, anche se abbiamo avuto il numero dei suicidi della polizia giudiziaria. Con gli orari di lavoro che ci sono, con i compiti da torturatori che devono assolvere pur essendo a loro volta torturati, quante famiglie possono reggere questa situazione? E per quel che riguarda le sue condizioni, non so come potrà parlare ai figli del diritto e della giustizia, di quello che papà fa. Altra condizione da tenere presente - lasciami dire che tuo padre con la sua esperienza potrebbe farlo meglio di te - è quella dei ritmi del legislativo italiano. Per ognuna di queste sette-otto urgenze che hai individuato, le procedure parlamentari comportano anni. L’esperienza dei Radicali in proposito e l’esempio dei referendum. Se non teniamo presente il problema del diritto, e quello delle leggi, noi ci troviamo in una situazione di flagranza di un comportamento tecnicamente - non moralmente - criminale. Perché violiamo la nostra Costituzione, violiamo i diritti umani, etc. Il divieto di parlare di questo argomento da 30 anni sui media. Il problema quindi della ‘ragionevole durata dei processi’, mancando la quale siamo lo Stato più spesso condannato dalla giurisdizione europea. E questo corrisponde all’unanimità in fondo delle scuole giuridiche: se l’evento criminoso che riguarda il momento penale e il giudizio formale sono divisi da un lasso di tempo eccessivo, è come se la giustizia fosse negata. Questa è la cosa grave perché Gil Robles, del Consiglio d’Europa, cinque anni fa dichiarò che un terzo almeno dei cittadini italiani soffriva di questa mancanza di giustizia. Allora questa è una priorità. L’importanza della riforma della giustizia civile anche ai fini dello sviluppo economico. Allora nel tuo elenco, sono tutte cose su cui anche gli ascoltatori sanno che incontri il nostro più pieno accordo. Il problema è che le risorse di energie per far muovere questa realtà processuale, sia quella penale. L’amnistia per ridurre drasticamente i processi pendenti. Qualche inserimento di common law negli ultimi anni, che però è rimasto come eccezione e di fatto non ha servito nemmeno ai magistrati. Quindi credo che realisticamente l’amnistia immediatamente rappresenta una scossa enorme, uno ‘scatto’ come quello ritenuto necessario dal Presidente della Repubblica. L’ipotesi di incentivare lo spostamento di magistrati dal penale al civile. Credo che concretamente la misura dell’amnistia riesce a interrompere, perché questo è il mio obiettivo, perché lo ritengo non un dovere, ma un obbligo. Non è che se per strada vedi qualcuno che sta ammazzando uno hai il dovere, hai l’obbligo di intervenire, tanto è vero che magari sbagliando puoi anche essere condannato per non essere intervenuto a tempo. Siamo in una situazione di obbligo. Dinanzi a una situazione tecnicamente criminale. Ecco perché dico, insisto, purtroppo io in 30 anni la prima volta che noi lo dicevamo eravamo a 2 milioni e mezzo di arretrati, e la stessa cosa facemmo sul debito pubblico 81, ma nel 1978 in sede parlamentare, tra l’altro stuzzicando un compagno comunista come Pochetti, dicevo: ‘Voi state scegliendo l’immonda giustizia di classe delle prescrizioni rispetto all’amnistia’. Era il 1978. I problemi dell’agenda setting del Paese che non consentono di parlare di questo, come anche dell’eutanasia per esempio. E’ la democrazia reale: noi che siamo insieme per lo Stato di diritto, dobbiamo prendere atto che viviamo in una situazione nella quale sta accadendo alla democrazia quello che è accaduto al socialismo, il ‘socialismo reale’ e la ‘democrazia reale’. Allora, quello che voglio dire è determinato dalla riflessione, dalla esperienza e dalla conoscenza, sicuramente molto diversa dalla tua ma che abbiamo acquisito, e dall’altra parte una conoscenza che abbiamo dimostrato. Tanto è vero che per 20 anni io ho potuto impunemente dichiarare ‘la suprema cupola della mafiosità partitocratica’ riferendomi alla Corte Costituzionale italiana; tante volte mi sono detto: ‘Ma perché non sono processato?’. Noi ci autodenunciammo. L’esempio dei referendum traditi, e prima ancora della Costituzione a lungo disapplicata. Sappiamo che l’obbligatorietà dell’azione penale vi crea, come magistrati, un problema di licenza, non di libertà
    17:21 Durata: 24 min 54 sec
  • Pannella: Come si è reagito all’ingiunzione del Capo dello Stato che il 28 luglio ha detto che era una ‘prepotente urgenza’ quella di affrontare il tema della giustizia e delle carceri? Dal 28 luglio in poi abbiamo fatto uno studio e dimostrato che dopo l’appello del Capo dello Stato, c’è stato più tempo dedicato ad Avetrana e a un altro qualsiasi dei fatti di cronaca nera rispetto al tema giustizia. E’ un riflesso da anni Trenta

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: L’amnistia non è quella clemenza di Giovanni Paolo II, che pure era importante, perché nella loro tradizione l’amnistia avviene ogni morte di Papa, perché era un modo in cui la loro struttura di giustizia si liberava dal sovraffollamento di procedimenti. Io sono convinto che se avessimo potuto operare con un minimo di democrazia, che non c’è più in Italia, ma da tempo, che è cominciata a scomparire un anno dopo l’approvazione della Costituzione. Allora, è un problema di esperienza: l’insofferenza che personalmente io ho è che non mi è stato mai possibile a me e nessuno di noi parlarne. Intanto perché nell’agenda setting non ci sono mai stati i dibattiti di massa nel nostro Paese, questa è la prima questione. Io sono certo che ancora adesso, come si è reagito all’ingiunzione del Capo dello Stato che il 28 luglio ha detto che era una ‘prepotente urgenza’ quella di affrontare il tema della giustizia e delle carceri? Dal 28 luglio in poi abbiamo fatto uno studio e dimostrato che dopo l’appello del Capo dello Stato, del Primo Presidente della Corte di Cassazione Lupo e tutti quanti, c’è stato più tempo dedicato ad Avetrana e a un altro qualsiasi dei fatti di cronaca nera rispetto alla giustizia. E’ un riflesso da anni Trenta. Il dolore mio è questo: io so che se avessimo potuto parlare di questo con voi, ci saremmo trovati d’accordo. So che il Presidente della Repubblica spesso aveva detto, al di fuori dei giorni in cui potremmo esserci visti, che noi marciammo a Natale per l’indulto e l’amnistia. Dove ‘noi’ voleva dire: l’ex Capo di Stato Cossiga, che aveva due gambe grosse così, con la pioggia era venuto; c’era l’attuale nostro Capo di Stato, Giorgio Napolitano, ed era per l’amnistia. Poi non è avvenuto. Il voto decisivo di Forza Italia per l’indulto. Il ruolo dei credenti nella battaglia per l’amnistia: Tempi, il settimanale di Cl, è uscito fuori con il titolo ‘Amnistia’, come il Messaggero venne fuori con ‘Divorzio’ quando votammo allora per i referendum. Però non si sa nemmeno
    17:46 Durata: 7 min 9 sec
  • Ferri: Se il contenzioso aumenta, e oggi la Cassazione addirittura non riesce a fare nomofilachia, dobbiamo interrogarci. Sulla depenalizzazione, da quant’è che ne parliamo? Oggi la guida senza patente è reato! Entrare in cabina con il cellulare è reato. Non ci vuole molto a eliminare molto questi reati. Vogliamo parlare del processo contro gli irreperibili? Vogliamo parlare del numero di avvocati in Italia? Oggi ce ne sono 220 mila, è chiaro che poi il contenzioso aumenta, quindi va rivisto anche l’accesso alla professione. E poi secondo me va disturbato il giudice solo per cose serie, sia nel penale che nel civile

    Cosimo Ferri

    segretario di Magistratura Indipendente

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Le stime sui costi della giustizia civile troppo lenta. Il ministro Alfano nel settore civile ha fatto delle cose importanti, ha ridotto i riti, e anche la mediazione è utile a smaltire il contenzioso. Però occorrono interventi urgenti, perché altrimenti la casa brucia e noi stiamo a guardare. Volevo riflettere su quanto detto da Marco Pannella: sono d’accordissimo su quanto detto a proposito dell’informazione. L’informazione, ovvero spiegare ai cittadini quali sono i problemi; e informare è un vantaggio anche per la magistratura, perché spesso il cittadino pensa che tutto questo sistema che non funziona sia responsabilità dei magistrati, e io apprezzo Pannella che questo non lo ha mai detto. Il prezzo pagato da tanti magistrati seri; il caso D’Urso. Non sono d’accordo con Marco Pannella quando attacca la Corte Costituzionale, perché in uno Stato di diritto dobbiamo credere nella Corte. Un’apertura va fatta e bisogna rifletterci sui tre gradi di giudizio; perché uno dei problemi della durata dei processi è questo. Se non investi in risorse, e il sistema non funziona, non ha più senso mantenere i tre gradi di giudizio. Pannella: In quasi tutti i Paesi di common law, ci sono due gradi e tu vai dentro dopo la prima condanna. Quindi, figurarsi, io sono garantista. Il ruolo della giuria popolare nei Paesi di Common law. Ferri: Secondo me il ruolo del magistrato oggi garantisce i cittadini, perché ha una formazione. Pannella: Quindi detta la sentenza? Ferri: No, comunque è fondamentale perché porta quel contributo giuridico e tecnico che va a garanzia della persona che deve essere giudicata. Il ruolo della Cassazione e il carico di lavoro che grava anche sulla Cassazione: Se il contenzioso aumenta, e oggi la Cassazione addirittura non riesce a fare nomofilachia, dobbiamo interrogarci. Il ruolo della Cassazione nell’attuale penalizzazione del diritto. Sulla depenalizzazione, da quant’è che ne parliamo? Oggi la guida senza patente è reato! Entrare in cabina con il cellulare è reato. Non ci vuole molto a eliminare molto questi reati. Vogliamo parlare del processo contro gli irreperibili? Vogliamo parlare del numero di avvocati in Italia? Oggi ce ne sono 220 mila, è chiaro che poi il contenzioso aumenta, quindi va rivisto anche l’accesso alla professione. E poi secondo me va disturbato il giudice solo per cose serie, sia nel penale che nel civile. Pannella: Ma questo è un regime che penalizza tutto! Ferri: Però quando parliamo di questi temi, non dobbiamo dimenticarci che una parte del processo penale è anche la persona offesa. E questo è importante, perché la persona offesa aspetta i giudizi, vuole giustizia; pensiamo alla sicurezza sul lavoro, a tante persone che perdono la vita ed è un tema caro al Capo dello Stato. Su questi temi bisogna fare attenzione, come sui riti alternativi. Per esempio secondo me non si può consentire di patteggiare quando non c’è il risarcimento alla persona offesa, perché la persona offesa ha diritto a un processo giusto e veloce e un diritto al risarcimento. Quindi su questi temi non possiamo più aspettare. Certo, noi come operatori possiamo denunciarlo, ma la politica non ci vuol sentire
    17:53 Durata: 12 min 37 sec
  • L’esclusione di Pannella e in generale del tema giustizia dal dibattito mediatico. Ferri: E’ giustissimo, e infatti mi farò carico come Magistratura Indipendente di una richiesta formale perché su questi temi il Paese sia informato, perché è giusto capire anche quale sia la sensibilità dei cittadini su questo. Su questi temi noi chiederemo e potremo formalizzare una richiesta nelle prossime ore al Direttore generale della Rai di creare un dibattito in materia

    Cosimo Ferri

    segretario di Magistratura Indipendente

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    L’esclusione di Pannella e in generale del tema giustizia dal dibattito mediatico. Ferri: E’ giustissimo, e infatti mi farò carico come Magistratura Indipendente di una richiesta formale perché su questi temi il Paese sia informato, perché è giusto capire anche quale sia la sensibilità dei cittadini su questo. Su questi temi noi chiederemo e potremo formalizzare una richiesta nelle prossime ore al Direttore generale della Rai di creare un dibattito in materia
    18:05 Durata: 9 min 42 sec
  • Il problema dei troppi processi cumulati per i magistrati. Pannella: Il problema mio è che io voglio che tu sia messo oggi nelle condizioni di riformare la giustizia. L’amnistia crea immediatamente una riforma strutturale, perché se passi da 5 milioni a 500mila processi Quindi insisto sulla ragionevolezza di questa nostra convinzione, fatta di dialogo

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Cosimo Ferri

    segretario di Magistratura Indipendente

    Il problema dei troppi procedimenti accumulati. E i riverberi di questa mole del lavoro specie nelle Procure; ai cittadini chi toglie il sospetto che ci possa essere un procedimento, il loro, che va avanti, e quello di un altro che invece rimane indietro? Ferri: Bisogna intervenire per rendere uguale per tutti la durata e quindi evitare quel sospetto che non fa bene nemmeno a noi magistrati. Per eliminare questo sospetto, il magistrato non può fare niente, perché se non ha i mezzi, se non ha le risorse, se non ha le strutture, il magistrato, quando si trova pendenti 3.000 o 4.000 procedimenti come nel penale, o 2.000 come per i giudici civili senza avere cancellieri, assistenti giudiziari, etc., cosa deve fare? Deve fare per forza delle scelte. Solo che poi la responsabilità si viene tutto a scaricare sui magistrati. Ancora sui troppi reati da giudicare. Pannella solleva il tema delle droghe leggere. Ferri: Secondo me le pene sono troppo alte. Pannella: Posso fare una domanda? Se facciamo passare l’amnistia, tu quanti di quei mille processi ne avrai ancora? Ne avrai 300, e attualmente ne fai 600 all’anno. Quindi succede che quello è un provvedimento che amnistia la Repubblica italiana dalla situazione criminale nella quale si trova. E tu potrai a quel punto scegliere anche secondo criteri quelli individuati da Maddalena o da altri. Questo si ottiene subito. Il problema mio è che io voglio che tu sia messo oggi nelle condizioni di riformare la giustizia. L’amnistia crea immediatamente una riforma strutturale, perché se passi da 5 milioni a 500mila processi Quindi insisto sulla ragionevolezza di questa nostra convinzione, fatta di dialogo. Ferri e il rischio che l’amnistia si trasformi in una soluzione soltanto temporanea, che faccia rimandare la soluzione degli altri problemi: Non capisco perché in Commissione deliberante la politica non possa affrontare quei temi. Pannella: Non esiste la politica, sono i partiti! Sono i partiti che seguono una logica diversa, non l’interesse generale. Finché non avremo un sistema presidenziale, o almeno il formarsi della classe dirigente parlamentare con l’uninominale maggioritario. Le critiche di Don Sturzo, entrato in Parlamento grazie al sistema proporzionale, al proporzionale, con il quale - scriveva - si è reciso il rapporto tra cittadino e stato. Sull’amnistia, secondo Pannella, se possiamo parlarne a questo punto si può fare anche il referendum, perché la ragionevolezza è prevalsa anche su una cosa delicata come l’aborto. Il caso Tortora
    18:15 Durata: 21 min 15 sec
  • Ferri: Perché quello che secondo me occorre spiegare bene e che non possiamo accettare è che passi questo messaggio dell’amnistia mascherata. Che molte volte c’è e indebolisce il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale. Cosa si può fare? Io ritengo che si possa ovviare senza ricorrere all’amnistia. In primis con la depenalizzazione. Pannella: Se noi in Italia tocchiamo una delle depenalizzazioni che tu hai nominato, in Italia succede lo scontro ideologico solo su quello, e il resto si dimentica. Moltiplica per sette, visto che hai fatto sette esempi. Pannella e i ringraziamenti al procuratore Gaetano Bonomo

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Cosimo Ferri

    segretario di Magistratura Indipendente

    La prescrizione è diventata un’amnistia mascherata? Ferri: Su quest’ultimo punto, la magistratura deve denunciare quello che non va negli uffici giudiziari per evitare che il cittadino subisca questa ‘amnistia mascherata’. Perché quello che secondo me occorre spiegare bene e che non possiamo accettare è che passi questo messaggio dell’amnistia mascherata. Che molte volte c’è e indebolisce il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale. Cosa si può fare? Io ritengo che si possa ovviare senza ricorrere all’amnistia. In primis con la depenalizzazione. Poi c’è la mancanza di magistrati e la legge Alfano in proposito. Pannella: Cosimo Ferri, segretario di Magistratura Indipendente, ti dico questo: che io sono consapevolmente anche in sciopero della fame per provocare con l’amnistia il fatto che tu potrai subito, con 300 procedimenti invece che 1.000, operare al meglio. Ma potrai farlo subito! Perché le altre cose le muoviamo tutte. Lotto per te. Conosciamo le consuetudini, e tu sai che hanno forza di legge; una cosa singola viene promossa a precedente. Qui dobbiamo prendere un provvedimento che sia di per sé già riforma strutturale; quando tu i tuoi colleghi avrete 2-300 procedimenti, io non userò più la nonviolenza. Magistratura Democratica, i rapporti con i Radicali e la successiva ideologizzazione. Se noi in Italia tocchiamo una delle depenalizzazioni che tu hai nominato, in Italia succede lo scontro ideologico - avverte Pannella - solo su quello, e il resto si dimentica. Moltiplica per sette, visto che hai fatto sette esempi. Ferri: Ringrazio Marco Pannella per l’apertura sui punti che come Magistratura Indipendente abbiamo indicato, perché non ha criticato le proposte, ma ha una visione diversa: lui dice, prima l’amnistia e poi lavoriamo sulle proposte. Pannella: Piccola sorpresa: ti manderò le proposte di legge - quattro su sette di quelle che te proponi, già depositate da Rita Bernardini in Parlamento. Il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale secondo Ferri: Io credo molto nell’obbligatorietà dell’azione penale, però alla fine dev’esserci davvero un esercizio obbligatorio dell’azione penale e quindi non devono esserci quelle disfunzioni che non dipendono dai magistrati ma da un sistema che non investe nella giustizia, non investe negli organici e nelle risorse date ai magistrati. La necessaria riflessione sui riti alternativi. Ferri:“L’amnistia non risolve, anche se mi rendo conto che in questo momento ci voglia uno scatto, come ha detto autorevolmente anche il Presidente della Repubblica. Però il pessimismo di Marco Pannella sulla possibilità politica di approvare con urgenza queste proposte che oggi facciamo e sulle quali siamo d’accordo è invece ottimismo sull’approvazione dell’amnistia. Mi sembra che siamo ancora più lontani, quindi iniziano dalle cose più semplici. Pannella: No! Torno a dire che il popolo dei credenti ha dato ragione a divorzio e aborto perché si è pubblicizzato il dibattito, e allora si è espresso. Pannella: Io sono certo che la grande maggioranza silenziosa dei magistrati. Io voglio ringraziare un magistrato. C’è il sostituto Procuratore generale di Potenza, Gaetano Bonomi, che ha dichiarato in interviste in dieci giorni su più giornali, che lui il 2 aprile va in pensione e ha dichiarato: ‘Finalmente il 2 aprile potrò iscrivermi, per i problemi della giustizia, al Partito radicale, perché - ha aggiunto - di mio culturalmente sono sempre stato un pannelliano doc’. Lo cito perché volevo ringraziarlo e la cosa mi ha commosso. Perché io sempre ho avuto semmai un’idea un po’ sacrale del giudice. La giustizia nei Paesi di Common law
    18:36 Durata: 31 min 50 sec
  • Conclusioni sul Congresso del Partito Radicale Transnazionale che si terrà a Roma a partire dall’8 dicembre.

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Cosimo Ferri

    segretario di Magistratura Indipendente

    19:08 Durata: 7 min 18 sec