11 DIC 2011
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - Radio - 17:00 Durata: 2 ore 56 sec
Scheda a cura di Enrica Izzo
Player
A chiusura della Seconda sessione del 39º Congresso del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito.

Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 11 dicembre 2011 , condotta da Massimo Bordin con gli interventi di Massimo Bordin (giornalista), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito).

Tra gli argomenti discussi: Partito Radicale Nonviolento, Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 2
ore.

La rubrica e' disponibile anche in versione audio.

leggi tutto

riduci

  • Introduzione

    Massimo Bordin

    giornalista

    Già direttore di Radio Radicale La conclusione dei lavori della seconda sessione del Congresso del Partito radicale nonviolento, transnazionale e transpartito.
    17:00 Durata: 2 min 34 sec
  • Marco Pannella sull’elezione di Demba Traore a Segretario generale del Partito radicale transnazionale, sulla straordinarietà di una dirigenza del Prt largamente composta da non italiani, sulla mancanza di contrasti politici interni e sull’importanza di un ritorno del Prt alla sua piena legalità statutaria

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Marco Pannella dall’Hotel Summit di Roma dove si è appena conclusa la seconda sessione del Congresso del Partito radicale nonviolento, transnazionale e transpartito: Abbiamo avuto un Congresso nel quale i congressisti, che noi non abbiamo delegati, sono stati 550. Anche di più che a Chianciano, forse, ma diciamo una cifra sicuramente al di là delle speranze. Ma soprattutto il miracolo poi c’è stato. C’è una maturazione, una evoluzione un po’ darwiniana, di questa situazione. Noi transnazionali abbiamo sempre avuto come dirigenti degli italiani, con qualche eccezione di Olivier Dupuis e di Jean-Fabre. Adesso noi abbiamo sentito proclamare che la quota del Consiglio Generale eletta da questo Congresso è di 25 membri: sono 20 non italiani e 5 italiani. Poi abbiamo finalmente, dopo il 2003, la figura statutaria del Segretario generale che non eravamo più riusciti a eleggere a un Congresso dopo le dimissioni di Dupuis. Non solo, il segretario che è stato eletto è Demba Traore, del Malì, un nostro compagno da molto tempo che io ritengo straordinario. Non ci sono contrasti che sono emersi, dunque si sono presentate due liste: una più di sapore ufficiale, e l’altra meno, tanto è vero che nei voti abbiamo avuto per quel che riguarda il Segretario generale 125 voti su 141 votanti e 10 bianche e 6 nulle, senza candidati che si sono opposti a Traore, credo sia una notizia. E’ un salto in termini darwiniani di evoluzione della specie Partito radicale-galassia radicale già con solo questo risultato. Poi per Presidente d’onore ci sono stati su 141 votanti, è stato eletto confermato Sergio Stanzani con 100 voti, 37 schede tra nulle e bianche, e quindi nessun confronto su questo. “Abbiamo poi una conferma in qualche misura, perché Maurizio Turco è stato eletto con 114 voti e 37 tra bianchi e nulli; a questo punto è Tesoriere del Partito. C’è anche questo fatto importante: essere tornati a una piena normalità statutaria. Il leader radicale si sofferma poi sulla qualità di alcuni dei nomi eletti in Consiglio generale: Kok Ksor, Vo Van Ai, Saad Eddin Ibrahim (dissidente egiziano), Marino Busdachin (segretario generale dell’Unpo), Allieu Kanu (già ambasciatore della Sierra Leone all’Onu quando il Prt doveva essere espulso dall’Ecosoc su iniziativa di alcuni Paesi autoritari). Marco Perduca, Matteo Mecacci, con me e Turco hanno costituito e costituiscono il Senato uscente, non subito ma tra tre mesi. Questi nuovi organi hanno tempo per avere una trasmissione di tre mesi, una sorta di passaggio delle consegne per poter fare le consegne della situazione e avere un rodaggio; sono eletti oggi ma l’esercizio di questa responsabilità direttiva del Partito comincerà a fine febbraio. La battaglia antiproibizionista dello statunitense David Borden e gli altri americani eletti in Consiglio generale; Marina Sikora, corrispondente insieme ad Artur Nura per Radio Radicale sulle questioni balcaniche. Abbiamo Antonio Stango che è un radicale storico nonostante che abbia la mia età, rientrato dopo qualche anno di impegno in Europa anche dell’est per non dire qualche punta siberiana. Poi abbiamo Sergio Rovasio che dall’inizio degli anni 80 è la storia del partito la rappresenta bene. Una fase rivoluzionaria del Partito e quindi dell’intera galassia. Ancora sul Segretario generale, Traore: Io direi - spiega Pannella - che incarna perfettamente, anche se abbraccia una decina di anni la sua appartenenza al Partito, ma sempre con una concordanza straordinaria. Intanto io stesso ho assistito a un processo della Suprema corte del Malì nel quale lui era l’avvocato difensore delle forze soccombenti democratiche in 6 o 7 comuni importanti del Malì, nei quali ad altri si accusava di aver fatto ricorso a brogli elettorali come con Formigoni, con la piccola differenza che io sono arrivato e c’erano diversi bâtonnier - che sono una vera autorità in Francia e di grande prestigio, sociale anche - e da una parte c’era il nostro Segretario generale Traore con un paio di assistenti, dall’altra parte c’erano 6 o 7 dei massimi avvocati del Malì che si confrontavano con lui e lo facevano con una sostanziale eleganza che non sempre possiamo trovare qui dentro. Sta di fatto che i 6 sindaci sono stati condannati. Abbiamo avuto questa chiara affermazione del diritto contro la realtà politica di regime. Tra l’atro lui è stato deputato fino alla scorsa legislatura e pensa di tornare ad esserlo alle prossime elezioni. Lui ha un’altra caratteristica, da quando è studente universitario e dall’inizio della sua rapida affermazione politica, Demba aveva il pallino del sistema americano piuttosto che quello europeo. L’uninominale, in piena Africa, io l’ho trovato assolutamente convinto e credo che non vi fossero precedenti politici di partito organizzato, e lui combatte questa battaglia sul piano dello Stato di diritto combinando il common law e la riforma Radicale con ‘r’ maiuscola
    17:02 Durata: 26 min 39 sec
  • Battaglie radicali che continuano su binari paralleli: da quella transnazionale contro le mutilazioni genitali femminili, passando per quella sull’abolizione dei privilegi fiscali del Vaticano, finendo con il tema della giustizia e delle carceri

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La situazione italiana credo sia rappresentativa di molta roba nel mondo contemporaneo. Pannella ha definito nelle scorse settimane questo governo tecnico come un incidente della partitocrazia, però qualche incidente il governo lo sta pure causando: Io penso che di questo tipo ce ne saranno molti. Nel senso che è indubbio, per esempio, che lo stesso nostro nuovo Presidente del consiglio, credo anche negli Stati Uniti e non solo a Bruxelles è molto stimato, può commettere errori nell’operare in una realtà di governo così particolare come questa nostra. La partitocrazia governa da 60 anni, non ci sono regole e funzioni costituzionali che possiamo dire abbiano resistito a questo assalto di natura partitocratica. Il funzionamento dell’amministrazione, se dobbiamo partire da un esemplare importante come l’amministrazione della giustizia è clamorosamente di natura tecnicamente criminale. Il parallelo della realtà attuale con quella degli anni Trenta in Europa: Qui da noi non si può dire che malgrado tutto non si conosca la condizione delle carceri, perché dura da 50 anni peggiorando sempre di più. Il nostro problema è di interrompere ed è questo che forse stanno preparando i Radicali attraverso anche le loro presenze e le loro connotazioni africane, asiatiche, e chissà russe. Perché non ho seguito le notizie delle ultime ore sulle manifestazioni a Mosca e San Pietroburgo, però un po’ di attenzione va avuta, perché per usare linguaggio di D’Alema l’alleanza con Putin è strategica. Le ‘democrazie attuali’ sono abbastanza formalmente alleate sia del regime putiniano che di quello cinese, sul piano strategico, perché si pensa a tante altre cose: sembra all’economia reale, ma io dico all’illusione che in tal modo si possa creare una economia reale. Nella realtà italiana però vorrei sottolineare che il governo ci ha tenuto a rivolgere un saluto simbolicamente di perfetto, e non praticato ormai, cerimoniale. Il ministro degli Esteri, parlando delle varie collaborazioni con la Farnesina attraverso le varie parti costitutive del Partito - Non c’è pace senza giustizia, Nessuno tocchi Caino e via dicendo - ha motivato la sua presenza con questa collaborazione, e ha perfino ricordato l’intesa con noi Radicali che è stata determinante perché si giungesse al Convegno di Roma la nascita della Corte penale. Poi dopo qualche anno abbiamo avuto la moratoria sulla pena di morte e adesso è lui stesso che ha detto - come attività comune - che c’è la speranza che l’attuale Assemblea generale dell’Onu doni al mondo entro febbraio questo evento che è il bando delle mutilazioni genitali femminili. Il parallelo con il flagello dell’aborto clandestino in Italia fino agli anni 70. La battaglia dei Radicali sull’Ici del Vaticano e il rischio che questa oscuri la battaglia sulle carceri: La cosa è complessa, ma devo dire che nel ’74 abbiamo avuto la vittoria referendaria sul divorzio. Abbiamo avuto l’abolizione sull’aborto nel ‘77-’78, dopo un fazzoletto di anni, perché di già il tipo di lotta della nostra impostazione contro l’indissolubilità del matrimonio è terminata con quella vittoria. Il ruolo di Pdup e Manifesto che avevano aderito in un primo momento a quella campagna sui referendum, a un certo punto ritennero che fosse un grave errore farlo alla vigilia della battaglia sul divorzio. Perché - era il loro ragionamento - sarebbe un grave errore se adesso ammettiamo che il divorzio significa anche l’aborto e tutte le altre battaglie che voi mettete nei referendum, e a questo punto rischiamo di essere battuti. Mentre invece vincemmo quei referendum proprio perché il sapore di quella lotta non era quello di una corporazione di interessati al divorzio, e invece qualcosa che poneva problemi del Concordato e altri. Nella situazione attuale questi dovendo liberarsi da Berlusconi, soprattutto una buona parte del centro destra per i motivi per i quali Veltroni e gli altri avevano accelerato la crisi del governo Prodi ‘Non ha buona stampa, facciamo subito il Pd nuovo, la nuova legge elettorale e così passiamo a una fase nuova’. La tentazione del Pd per il governo di unità nazionale con Casini e le dichiarazioni in questo senso di Enrico Letta. Il disegno era questo in una forma confessata. Comunque, se non era proprio questo, doveva essere una cosa di questo tipo, di unità nazionale. Io avrei ritenuto quella una cosa disastrosa perché in realtà il governo aveva il compito di sanare una situazione tragica e drammatica che le stesse forse politiche avevano creato essendone le prime responsabili. Invece adesso cosa è accaduto? La crisi finanziaria, europea e altro, congiunta con l’impegno e la saggezza del politico Giorgio Napolitano - perché il Presidente della Repubblica sarebbe invece supremo garante dei diritti e del diritto, non del buon andamento del governo - solo che è successo che sta cadendo nel tranello. Le dichiarazioni di luglio di Napolitano sulla situazione delle carceri e della giustizia: Da allora invece di fare quello che preannunciava, chiedendo al Paese e tutti noi ritenendo questa lotta sulle carceri e sulla giustizia prioritaria, ‘prepotente urgenza’, invece ha prevalso un riflesso direi di politico serio, capace, che ritiene di poter dare un grosso apporto politico alla situazione per il bene del Paese e da allora abbiamo un Presidente che sui problemi di diritto che lui stesso aveva posto mi sembra totalmente sottovalutarli, se non di fatto con i suoi comportamenti e le sue parole negarne la gravità
    17:29 Durata: 21 min 25 sec
  • Pannella: il governo tecnico è un incidente della partitocrazia, e questo incidente dobbiamo non avere fretta di esprimere un giudizio di condanna, perché un mese o due mesi sono necessari anche a noi per capire. Certo la cosa che mi preoccupa di più è la cosa di cui nessuno ha parlato, la giustizia e il diritto. E’ indubbio che c’è il problema di quanto Monti saprà garantire all’equipe intera la capacità di indirizzare il macigno amministrativo e burocratico, perché in 60 anni di partitocrazia non è che è corrotto, ma è quello; la sua ideologia e i suoi riflessi sono quelli che conosciamo, di uno Stato che sta andando al fallimento

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Le aperture del Governo a correggere alcune sue scelte. Sono già tornati indietro su quella operazione specifica sulle pensioni, accettando in 48 ore di passare dal tetto delle indicizzazioni a 950 euro, alzandolo. Ho detto testualmente che su queste vicenda il governo ha cercato di correggere. Il carattere di una coalizione di governo va visto se avendo preso una decisione, avendo la fiducia in ballo, invece abbiamo poi avuto il passaggio da 870 a 1.470 euro come soglia oltre la quale si garantisce l’indicizzazione delle pensione; quindi c’è una capacità psicologica di correggere. Ci sono anche degli elementi di inesperienza e fretta; non è gente abituata a lavorare insieme. C’è anche questa maledizione, per cui mi sono complimentato con il direttore della radio per quel pezzo fatto da Matteo Marchesini che ha reso noto a tutti l’ultima fatica di Sabino Cassese, al quale mi permetto di dire che il contributo della rilettura di questi 60 anni che noi abbiamo compiuto con la ‘Peste italiana’, appena con qualche variazione semantica, lui la puntualizza e la rafforza. In questo Governo posso comprendere che il rodaggio non sia quello di uno dei Governi degli ultimi 60 anni, e questo occorre comprenderlo, augurarsi che abbia la capacità di sapere far tesoro dell’esperienza che sembrerebbe quasi una contraddizione visto che l’esperienza ha i suoi tempi. Abbiamo dei governanti che non hanno avuto l’esperienza di governare nello specifico la situazione italiana, men che mai nella condizione presente. Quindi dico che è un incidente di tipo benigno, perché credo che per un mese e mezzo dell’ennesima riproposizione formale dell’unità nazionale che è la sostanza della politica di governo o opposizione, beh credo che temo meno gli errori, e io lo metto nel conto anche nel rodaggio dei rapporti interni e magari nella non sufficiente esperienza di guardarsi dai mondi dai quali provengono. Io non sono convinto di quello che si è fatto, anche perché sulle banche non credo ci sia necessariamente malafede, ma se è ‘come se’, si deve constatare che è vero che l’Italia povera e sempre in più impoverentesi continua a pagare un costo che con questi si vede che si paga, perciò proclamo di essere prudente nel dare per scontato gli errori di rodaggio. Tra 10, 20 giorni. In termini di prospettiva, dobbiamo vedere se il rodaggio - quello naturale per un insieme di persone che hanno lavorato ognuno per suo conto in un campo che non è quello del governo istituzionale - si tratta di vedere se riescono a mettere le mani sull’amministrazione. Cassese sottolinea che anche a livello di unità nazionale, il personale amministrativo resta lo stesso, e quindi lì ci sono ritardi e difficoltà. Già dagli anni 40 il problema era se doveva esserci continuità o rottura rispetto allo stato fascista; hanno stabilito, partitocraticamente, per la continuità. E continuità è stata: non hanno fatto elezioni regionali per 24 anni, e per 24 anni si è continuata a rafforzare la vecchia struttura amministrativa delle regioni per quel che riguarda il personale amministrativo, aggravato dal costo partitocratico di questa partitocrazia compulsivamente dedita al saccheggio della cosa pubblica; adesso abbiamo loro che hanno lo stesso personale amministrativo, grande, per il quale un ministro del precedente governo aveva decantato rivoluzionamento, però possiamo ammettere che il tempo di perfezionare questa opera non lo ha avuto, è dovuto andare via. Però è indubbio quindi che c’è il problema di quanto Monti saprà garantire all’equipe intera la capacità di indirizzare il macigno amministrativo e burocratico, perché in 60 anni di partitocrazia non è che è corrotto, ma è quello; la sua ideologia e i suoi riflessi sono quelli che conosciamo, di uno Stato che sta andando al fallimento. In questo si inserisce il fatto che pare non siano in condizione di cogliere il nostro aiuto, per esempio sulle riforme della giustizia. La proposta radicale dell’amnistia come unica riforma strutturale possibile. L’intero apparto penitenziario italiano, dei massimi gradi ma passando anche attraverso i detenuti e la polizia penitenziaria, capiscono il problema. Il silenzio mediatico e l’eccezione del quotidiano L’Opinione, che però non so se è tecnicamente in vendita. Il governo tecnico è un incidente della partitocrazia, e questo incidente dobbiamo non avere fretta di esprimere un giudizio di condanna, perché un mese o due mesi sono necessari anche a noi per capire. Certo la cosa che mi preoccupa di più è la cosa di cui nessuno ha parlato, la giustizia e il diritto. Pannella cita in proposito Lo Bello (Confindustria) e il riferimento liberista e ragionevole che il dirigente di Viale dell’Astronomia ha fatto parlando a un convegno sulla Rivoluzione industriale a Manchester: E’ grazie alla certezza di diritto dello stato che e’ stato possibile che questa evoluzione all’interno dello stadio capitalistico si fissasse lì. E il mondo del lavoro che guarda caso proprio lì scopre lo sciopero e lo chiama ‘incrociare le braccia’. L’obiettivo del Partito di sicuro - anche se adesso non ho presente la mozione - è anche il problema delle carceri nel mondo, e anche negli interventi è stato detto a tutti i congressisti, e nessuno ha fatto obiezioni su questo: ‘Guardate che dovunque siamo il combinato disposto di carceri e giustizia deve costituire il massimo impegno di questa fase del Partito
    17:50 Durata: 21 min 33 sec
  • Il futuro dell’Europa: Emma ha avuto la gentilezza di ricordare il mio vecchi slogan di 20 anni fa: l’Europa delle patrie, che è la formula di De Gaulle, significa la morte della patria europea e anche per le patrie suddette. Il caso della Turchia, respinta da questa miserabile Europa

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il futuro dell’Europa: Emma ha avuto la gentilezza di ricordare il mio vecchi slogan di 20 anni fa: l’Europa delle patrie, che è la formula di De Gaulle, significa la morte della patria europea e anche per le patrie suddette. Il caso della Turchia, respinta da questa miserabile Europa. Siccome abbiamo una Francia, un’Inghilterra e degli Stati Uniti che continuano ad avere governi che sono avversari storici di Bush e Blair, la ragione di Stato e non il senso dello Stato sta continuando ad affermarsi in modo abbastanza incredibile e spaventoso. La necessità di una lotta per il diritto umano alla e alle verità sulla guerra in Iraq e il mancato esilio di Saddam. L’attuale contrapposizione tra Paesi anglosassoni e asse franco tedesco: Non possono essere casuali coincidenze, perché abbiamo nel caso del mondo anglosassone, c’era un certo prurito puritano che ho notato e però lo Stato era quello che era, da Gladstone a Churchill, ovvero responsabile anche dell’imperialismo e colonialismo ma serbava anche la civiltà e la solidità dei propri Paesi. Adesso abbiamo il disfacimento di questa Europa, e alla tavola rotonda del Prt direi che l’intervento di Joschka Fischer mi è parso - come dire - il meno sorpreso e quasi assuefatto di vedere questa situazione come fisiologica, mi è parso meno duro per giudicare quello che accade. Ninni Martino si sentirebbe ancora di dire che noi eravamo i ‘federasti’? La minoranza europeista nella storia della sinistra e del socialismo. Possiamo sperare perché abbiamo avuto molti interventi, tra i Congresso di Tunisi e Roma, di esponenti non secondari, e ho ricordato che il nuovo Segretario generale del partito era di suo aveva ancorato a una posizione identica a quella nostra, antipartitocratica e pro sistemi anglosassoni. Vedremo come si potrà tradurre in conseguenza politica questo esito congressuale
    18:12 Durata: 10 min 45 sec
  • Dall’Egitto agli Stati Uniti d’Europa, le difficoltà della primavera araba secondo Saad Eddin Ibrahim e il ruolo delle grandi democrazie-cristiane nel rilancio europeista secondo Pannella. Lui diceva: se non ci si rende conto che l’Islam non è necessariamente le sue espressioni estremistiche e distruttive, ma è anche qualcosa che io traduco nella funzione dei grandi leader democratico-cristiani in Europa

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Quanto l’esito di questo congresso cambia la realtà radicale italiana? Pannella: Credo che ci rafforzi enormemente, visto che la ragione costitutiva in fondo ricostituente del nostro Partito è proprio quella della transnazionalità, sulla base delle difese dei diritti umani e civili ovunque. I casi di Uganda, Mauritania e del congresso di Nessuno Tocchi Caino in Rwanda. Non c’è più la sensazione di ‘sorpresa’ positiva, ma adesso quasi di amicizia e fiducia che si sta manifestando. Nella galassia, l’osservazione che ci facevamo era che al centro pareva ci fosse un buco nero, a partire dal fatto che non avevamo un Segretario del Prt. Erano 6-7 anni che non facevamo congressi. Adesso abbiamo un segretario; allora non è una galassia, è un universo, un sistema che adesso esce rafforzato anche perché da un anno o due intensi sono stati incontri e riunioni che ponevano questi problemi, ma anche ritenere che i veri problemi specifici a livello nazionale impone per noi la massima difesa dell’attenzione alla interruzione di una condizione sempre più estesa di conduzione criminale in termini tecnici degli Stati di post democrazia. Le difficoltà della primavera araba secondo Saad Eddin Ibrahim e il ruolo delle grandi democrazie-cristiane nel rilancio europeista secondo Pannella. Lui diceva: se non ci si rende conto che l’Islam non è necessariamente le sue espressioni estremistiche e distruttive, ma è anche qualcosa che io traduco nella funzione dei grandi leader democratico-cristiani in Europa. Se non si vede questo eventuale evento, un ministro dell’Economia europeo, se si vede con consapevolezza che intanto facciamo questo, ma questo va a finir male se da questo non ci sono subito gli Stati Uniti d’Europa. Il federalismo dolce o leggero, come lo chiama Emma Bonino, è quello che abbiamo conosciuto tra l’altro lo scorso secolo negli Stati Uniti
    18:22 Durata: 11 min 42 sec
  • Napolitano e il suo abbandono del tema giustizia dopo le dichiarazioni di luglio: E’ stato il richiamo della foresta di un politico che ha fatto una vita politica all’interno di una corrente storica, qualificandosi come una di quelle meno conformiste e più sensibili soprattutto a livello economico rispetto a quella ufficiale del proprio partito. Però a questo punto (è mancata, ndr) la solidità che si presume un responsabile deve avere, e io mi rammarico

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella torna poi a parlare "dell'incidente che ci ha salvato dal diretto proseguimento" della storia partitocratica. La nomina di Monti senatore a vita e la durata del governo e della legislatura. Napolitano e il suo abbandono del tema giustizia dopo le dichiarazioni di luglio: "E' stato il richiamo della foresta di un politico che ha fatto una vita politica all'interno di una corrente storica, qualificandosi come una di quelle meno conformiste e più sensibili soprattutto a livello economico rispetto a quella ufficiale del proprio partito. Però a questo punto (è mancata, ndr) la solidità che si presume un responsabile deve avere, e io mi rammarico". "Personalmente ritengo che per la Repubblica italiana, per il diritto e la democrazia, c'erano anche dei motivi contingenti per dare precedenza al sospendere la flagranza criminale, assassina, dello Stato che lui rappresenta". Il ruolo di Gianfranco Fini, presidente della Camera, e la convenzione per Radio Radicale, sostenuta da un'ampia maggioranza parlamentare. L'autoconvocazione del Senato sulla questione delle carceri e la mancata convocazione della Camera nonostante la raccolta delle firme. "I messaggi alle Camere hanno perso valore perché non li hanno più fatti". "Le Presidenze come istituto si sono rassegnate". "D'altronde ho sempre detto che capisco che dopo le tre Presidenze che si sono succedute, e quindi dopo 21 anni, c'è secondo il costituzionalismo italiano di fatto una costituzione materiale che secondo loro devi riconoscere come quella vigente effettivamente". Per questo Pannella ha mostrato "comprensione" verso Napolitano. "Lui dice 'prepotente urgenza', e diciamo che quello era l'annuncio del suo calendario. Come dire: 'Sarà questo al quale mi dedicherò, perché è questo il vulnus letale che rischiamo'. Invece poi invece è stato coinvolto nel richiamo della foresta del politico e da allora - ormai siamo quasi nell'anno nuovo - ha fatto l'opposto". L'uscita di scena decorosa di Berlusconi e il ruolo di Napolitano. "L'uscita che temevo era quella che decideva nei tempi e nei modi la banda partitocratica delle opposizioni"
    18:34 Durata: 17 min 51 sec
  • Conclusioni. Sugli ostacoli posti da Fini al rinnovo della convenzione per Radio Radicale e sul silenzio mediatico crescente a proposito delle iniziative dei Radicali: Il cammino dell’anti democrazia è patente

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    I limiti dell'intervento del compagno Benedetto Della Vedova (Fli) al Congresso del Prt. Nessuna parola sul ruolo di Gianfranco Fini nel bloccare un emendamento della manovra che riguarda anche "l'adempimento di un obbligo convenzionale, nel senso contrattuale, del Governo", ovvero la questione Radio Radicale. Pannella: "Diciamo auguri al nuovo Segretario del Partito, Traore, auguri a tutti noi e auguri al Paese, quel Paese molto grande che per ha i ai confini dalla Cambogia al cuore dell'Africa, augurandoci che la battaglia centrale sia quella di reimporre il salvataggio dell'Europa piuttosto che l'Europa reale, la democrazia reale italiana". "Il Congresso radicale ha mostrato che dovunque esistono suoi militanti qualificati, dovunque c'è una grande unità, un comune sentire, tanto è vero che poi abbiamo visto 140 votanti su 500 congressisti". Ancora sul silenzio mediatico crescente a proposito delle iniziative radicali: "Il cammino dell'anti democrazia è patente"
    18:52 Durata: 8 min 27 sec