08 GEN 2012
rubriche

Conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - Radio - 17:04 Durata: 1 ora 52 min
A cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella" di domenica 8 gennaio 2012 condotta da Massimo Bordin che in questa puntata ha ospitato Massimo Bordin (giornalista), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 1 ora e 52 minuti.

Questa rubrica e' disponibile anche nella sola versione audio.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    giornalista

    Già direttore di Radio Radicale La situazione della democrazia in Italia e l’iniziativa politica radicale. La questione informazione sulle carceri.
    17:04 Durata: 37 sec
  • La cinquantesima denuncia dell'Autorità garante, dopo un reclamo radicale, sulla mancata informazione su carceri e giustizia: L’Autorità garante, “quando per 50 volte di seguito, quindi a naso per un quarto di secolo, riconosce che è violato un diritto civile, allora non si rende conto nel fatto che fa scadere nel ridicolo e nel risibile uno strumento fondamentale dell’articolazione costituzionale del nostro Paese”. “Su questo dico che per esempio l’Autorità garante può dare multe che non ha mai dato per quello che ci riguarda. Quindi dico 50 volte, ora aspettiamo la cinquantunesima”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La questione informazione sulle carceri e il dovere del servizio pubblico. Marco Pannella: “Questo è il cinquantesimo accoglimento da parte dell’Autorità garante di nostri reclami. Non si è mossa mai. Questa è la cinquantesima volta che interviene dandoci ragione e chiedendo alla Rai di correggere. Abbiamo cinquanta casi. E dunque sembra che probabilmente il regime abbia bisogno di questo, di continuare di avere una Autorità che non si rende conto che in qualche misura cade nel ridicolo e fa cadere nel ridicolo la sua funzione”. Il precedente del 28 luglio, quando “l’Autorità venne al Senato” e intervenne allo stesso convegno durante il quale il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlò di “prepotente urgenza” rispetto al tema carceri: “Su questo dico che per esempio l’Autorità garante può dare multe che non ha mai dato per quello che ci riguarda. Quindi dico 50 volte, ora aspettiamo la cinquantunesima”. “Loro vennero il 28 luglio dichiarando che la Rai-tv aveva gravissimamente ignorato e non dato gli spazi dovuti per il dibattito democratico, quindi non per noi ma per la gente, e che su questo c’era un richiamo fermo da parte dell’Autorità garante. Sono passati quattro mesi e noi abbiamo dimostrato e documentato che dopo quella famosa riunione, dopo le parole del Presidente della Repubblica, si era dato più spazio al caso di Avetrana e a un altro a scelta degli episodi di cronaca nera, di quanto non si fosse dato complessivamente spazio al problema della condizione della giustizia e del diritto d’Italia. Erano venuti a dire che in effetti avevamo ragione a denunciare la censura del tema nell’agenda setting. Il 20 settembre gli abbiamo dato i risultati del nostro studio, e adesso ne avranno preso atto”. Un problema di diritto violato, è quindi un problema del Governo? “Io direi semmai non del Governo. Se è un problema di diritto violato, è un problema del supremo garante del diritto, che da noi è il Presidente della Repubblica”. L’Autorità garante, “quando per 50 volte di seguito, quindi a naso per un quarto di secolo, riconosce che è violato un diritto civile, allora non si rende conto nel fatto che fa scadere nel ridicolo e nel risibile uno strumento fondamentale dell’articolazione costituzionale del nostro Paese”. Le decisioni dell’Autorità garante sul Centro d’ascolto radicale: “Essendo l’Isimm espressione di una coalizione ufficiale di Rai, Mediaset e qualche altra cosa, non poteva essere minimamente riconosciuta in base a questo. Eppure è stata riconosciuta, e il Centro d’ascolto è stato escluso dalla funzione di controllo”. “Ma non è che si è dimesso il Garante”
    17:04 Durata: 10 min 47 sec
  • Referendum elettorali: “Ogni volta che si trova a discutere di questioni referendarie, questa povera – con rispetto parlando - Corte costituzionale si mette nei guai, perché ha una sola giurisprudenza: quella di carattere servilmente politico rispetto al regime”. “Come Lega per l’Uninominale, mi pare che abbiamo subito detto che per motivi diversi i due referendum tendevano in realtà a confermare l’essenziale, quello che era decentemente possibile delle leggi elettorali tradizionali, tutte più o meno proporzionali”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La situazione economica. Pannella: “Mi ha sorpreso il fatto che - sempre con un understatement che è proprio di Monti - avant’ieri, parlando della cosa di Cortina, è venuto fuori ‘in Italia urge ristabilire la legalità’, anche se non è che c’entrasse direttamente. Lui come è noto non è qualcuno che le spara da politico, che evoca, etc. Può darsi che questo sia sintomo di qualcosa che nella realtà italiana dovrebbe avere occasione di dichiararla la Corte costituzionale o il Presidente della Repubblica, e non mi pare che da questo punto di vista” sia accaduto. A proposito di Corte costituzionale, il tema del referendum elettorale: “Noi abbiamo dopodomani convocato una riunione della Lega per l’Uninominale con molti costituzionalisti. Un dibattito importante che sarà importante proprio su questa cosa, alla vigilia della decisione sul referendum su cui si sta facendo molto chiasso e su cui ci sono molte indiscrezioni. Ogni volta che si trova a discutere di questioni referendarie, questa povera – con rispetto parlando - Corte costituzionale si mette nei guai, perché ha una sola giurisprudenza: quella di carattere servilmente politico rispetto al regime”. La posizione radicale? “Come Lega per l’Uninominale, mi pare che abbiamo subito detto che per motivi diversi i due referendum tendevano in realtà a confermare l’essenziale, quello che era decentemente possibile delle leggi elettorali tradizionali, tutte più o meno proporzionali. Perché uno tendeva a tornare al Mattarellum, e uno a inserire quote di proporzionale ancora più consistente nel caso di Passigli”. “Abbiamo comunque ripetuto che il ragionamento per cui se si annullava il Porcellum subentrava il Mattarellum non era corretto secondo noi”. “Ma la sostanza politica è un’altra: noi due volte abbiamo interpellato l’elettorato sul tema. Una volta era per trasformare il Senato sul modello americano, e su quello vincemmo e poi su quello invece venne fuori il Mattarellum. Poi lo abbiamo riproposto per la Camera dodici anni dopo; avemmo una forte maggioranza di ‘sì’ ma grazie a Berlusconi non ottenemmo il quorum. La partitocrazia ha individuato da sempre un nemico: il sistema anglosassone”
    17:15 Durata: 6 min 39 sec
  • La Direzione di Radicali italiani, l'intervento di Marco Pannella sullo stato della democrazia reale. Le battaglie dei Radicali contro il regime dagli anni 50

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La Direzione di Radicali italiani. “Io sono andato solo mezzora perché non ci sono andato tradizionalmente nell’ultimo anno e mezzo, perché ritengo che come Partito - del quale mi faccio carico - non può utilmente coinvolgere senza addirittura creare confusione”. “Quest’anno sono andato. Io comunque lì ho sostenuto che nel momento che noi oggi attraversiamo nel nostro Paese, nel contesto transnazionale nel quale non siamo più soli a a parlare di ‘democrazia reale’ – perché adesso si chiama la ‘post-democrazia’, etc. - in Italia abbiamo una situazione nella quale, a partire dalla lotta per il diritto, da una patente flagranza criminale dello Stato italiano, denunciata da 25 anni dalla giurisdizione europea e che il Presidente della Repubblica e tutti quanti hanno dichiarato che connota la realtà italiana perché è contro la giurisdizione e il diritto europei, il diritto e i diritti umani dell’Onu. Quello che mi sono permesso di dire è che oggi, dopo l’exploit che abbiamo avuto all’inizio grazie una offerta del Presidente del senato”, “da allora cosa è accaduto?”. “Tutto quanto peggiora”. “La storia dell’ultimo secolo ci insegna che dove c’è strage di democrazia e di legalità, lì v’è strage di popoli”. Il collegamento della storica frase pannelliana con i suicidi tra detenuti, agenti penitenziari, direttori delle carceri e imprenditori. Il tema del “debito ecologico” oltre quello del debito pubblico: “Si tratta di cifrare le conseguenze letteralmente assassine del sistema italiano”. L’esperienza del Partito dei militari. “Gli attacchi alla democrazia, in quanto proprio fatto determinato, vengono da destra o sinistra da sempre. E perfino dal mondo liberale, dove ci si era inventata un’opposizione tra liberalismo e democrazia”. I casi dei paesi del centro Europa. “Ho usato dagli anni 90 il richiamo non più a Vico - corsi e ricorsi della storia – ma alla Arendt e alla metamorfosi del male. Già precedentemente ho raccontato che nel 59 si fece un convegno degli Amici del Mondo organizzato da Pannunzio ed Ernesto Rossi, e il titolo era ‘Verso il regime’. Ernesto voleva si chiamasse ‘Contro il regime’; c’era Leone Cattani, in particolare, e si decise ‘Verso il regime’. Da allora progressivamente abbiamo fatto le nostre battaglie - negli anni 60 sull’obiezione di coscienza, sul divorzio – centrandole sulla assenza di democrazia nel nostro Paese, già allora denunciando una informazione che toglieva agli italiani la possibilità di scegliere”. Il ruolo di Ernesto Sabato e della sua Abc nella battaglia per il divorzio. “Il Mondo, come noto, nel 1962 vide una scissione dolorosissima. Al secondo congresso del Partito Radicale al Brancaccio si vide per esempio una rottura molto evidente tra noi, Scalfari e gli altri, nella quale dichiarammo che in Italia la non applicazione della Costituzione metteva fuori legge la vita del nostro Paese. E lì decidemmo le campagne del divorzio, dell’aborto e tutte le altre”. “In 5 anni vedemmo l’applicazione della legge Fortuna, nel 1969. Nel 1971 l’obiezione di coscienza grazie all’allora presidente della Camera Pertini, con una lotta durissima che facemmo e anche grazie alla correttezza di Fanfani che era allora presidente del Senato”. “Andammo con Alberto Gardin dove c’era Pertini, a Nizza, per chiedergli di mettere all’ordine del giorno il voto sull’obiezione di coscienza e lui si impegnò. Al ritorno scoprimmo che anche Fanfani, presidente del Senato, ci garantì la calendarizzazione. Così avemmo anche questa grande riforma”. “Divorzio e aborto non riguardavano necessariamente tutte le famiglie italiane, mentre il servizio militare obbligatorio invece riguardava tutti gli italiani”. Le ricadute sul diritto di famiglia
    17:22 Durata: 19 min 14 sec
  • Divorzio, obiezione di coscienza e diritto di famiglia sono conquistate con i Radicali fuori dal Parlamento. “Allora Loris Fortuna era doppia tessera, Baslini era doppia tessera e le doppie tessere erano radicali. Anche Fausto Gullo aveva preso questa responsabilità”. “Quella formula liberale e libertaria di partito, non con le tessere chiuse come le confessioni religiose, ci consentì” di ottenere quelle riforme. Ma oggi comunque quel modo di agire sarebbe impensabile: “Certo, allora c’erano stati solo 20 anni di partitocrazia, ora sono 60”.

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Divorzio, obiezione di coscienza e diritto di famiglia sono conquistate con i Radicali fuori dal Parlamento. “Allora Loris Fortuna era doppia tessera, Baslini era doppia tessera e le doppie tessere erano radicali. Anche Fausto Gullo aveva preso questa responsabilità”. “Quella formula liberale e libertaria di partito, non con le tessere chiuse come le confessioni religiose, ci consentì” di ottenere quelle riforme. I “laici” collegati escludendo i Radicali. Ma oggi comunque quel modo di agire sarebbe impensabile: “Certo, allora c’erano stati solo 20 anni di partitocrazia, ora sono 60. E progressivamente, proprio negli anni 70, abbiamo la scomparsa della democrazia con le grandi riforme di Cossiga sul piano del diritto, delle procedure e via dicendo, con forza trainante sempre il Pci”. Il caso della legge Bozzi e Carrettoni. “Con gli anni 70, prima il governo delle astensioni, poi le presidenze della Camera Ingrao e Iotti, abbiamo avuto tutta la storia fino alla unità nazionale grazie all’assassinio di Moro, venuta fuori il giorno dopo il suo sequestro di Moro”. Il giudizio di Lucio Magri sul sequestro Moro, coincidente con quello di Pannella: “Certo, quando entrammo in Parlamento, e grazie alle nostre battaglie anche loro ebbero lo spazio televisivo, Andreotti - che a livello parlamentare è sempre stato di un’ammirevole puntualità - salutò l’ingresso di Lucio Magri e quello mio, dicendo ‘Abbiamo qui due nuovi colleghi e via dicendo…’”. Lucio Magri e Democrazia Proletaria. “Moro in una riunione dei gruppi spiegò che bisogna fare l’accordo con i comunisti, tanto li fottiamo – era il ragionamento – perché tra un anno che siamo trainanti. Questo discorso lo fece un mese e mezzo prima di essere sequestrato, e due mesi prima della sua maledizione alla Dc che aveva seguito il Pci”
    17:41 Durata: 5 min 53 sec
  • Napolitano, Togliatti e “il bagaglio stalinista che non voleva che nei paesi democratici ci fossero nemici a destra, ma solo nemici a sinistra”. La critica continua agli “azionisti” di Massimo D’Alema e Giuliano Ferrara. La politica del Presidente Napolitano e la scomparsa del problema del diritto nel nostro Paese: “Come tutti questi comunisti italiani togliattiani, non si è mai occupato che dei garantiti. I disoccupati e tutta quell’altra roba non hanno mai fatto parte del welfare all’italiana proprio per alleanza storica tra aristocrazia sindacale e grandi famiglie industriali”.

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Oggi c’è una illusione: che la presidenza della Repubblica del migliore del Pci, che è il Presidente Napolitano… Il migliore sopravvissuto, ovviamente, ma lo era anche a livello ufficiale, perché Togliatti se ne era andato nell’ultima parte”. Togliatti e l’idea della successione da assegnare a Napolitano, il ruolo di Longo. Napolitano ha sempre avuto problemi nel Pci: “Problemi che però hanno fatto sì che quando lui è stato candidato noi stessi lo abbiamo votato, dicendolo: ‘E’ una storia altra dalla nostra, non possiamo pretendere da lui di essere un presidente radicale e dobbiamo dare il nostro contributo’. Sennonché la storia poi ha lentamente ragione; è raro che esistano clamorose conversioni nella storia”. Il caso delle parole di Napolitano a Napoli, sei mesi dopo la sua elezione. “E’ successo che oggi il presidente Napolitano ha gli stessi atteggiamenti e giudizi che aveva sulla politica che non esiste di per sé. Non era molto sensibile alla sorte dei dissidenti nel suo mondo di riferimento, tanto è vero che su quello resta una differenza di comportamento con ex comunisti come Ignazio Silone, Orwell, dell’Associazione per la libertà della cultura e di tanti comunisti che hanno rotto in quella occasione per come il comunismo reale trattava magari dei comunisti dissenzienti e non solo i capitalisti”. Togliatti e “il bagaglio stalinista che non voleva che nei paesi democratici ci fossero nemici a destra, ma solo nemici a sinistra”. La critica continua agli “azionisti” di Massimo D’Alema e Giuliano Ferrara. La madre di Ferrara, redattrice di Rinascita, e la rubrica fissa di Rodrigo di Castiglia – che era Togliatti – contro gli azionisti. “Il nonno di Giuliano, Mario Ferrara, è l’autore del fatto Partito radicale, perché fu lui che mi appoggiò quando sostenevo di chiamarlo ‘radicale’ e fu lui a scrivere ‘date un matto ai liberali’”. Per Giuliano Ferrara il matto dei liberali fu Berlusconi. I versi di Maurizio Ferrara del 1975 sui radicali e i liberali. “Adesso qual è la posizione chiara (di Giuliano Ferrara ndr)? Che i liberali non esistono”, perché dare come matto ai liberali Berlusconi, vuol dire ignorare tutta una storia. “In questo Giuliano è in perfetta linea con la posizione stalinista, togliattiana: ‘Niente nemici a destra, solo a sinistra. E le sinistre liberali non sono mai esistite’”. La “gestione tollerante” da parte della Rai. Sulle difficoltà del Presidente della Repubblica di ricoprire il suo ruolo senza negare la Costituzione come i suoi predecessori. La democrazia reale anche a Bruxelles. La politica del Presidente Napolitano e la scomparsa del problema del diritto nel nostro Paese: “Come tutti questi comunisti italiani togliattiani, non si è mai occupato che dei garantiti. I disoccupati e tutta quell’altra roba non hanno mai fatto parte del welfare all’italiana proprio per alleanza storica tra aristocrazia sindacale e grandi famiglie industriali”
    17:47 Durata: 16 min 37 sec
  • Il dibattito sulla politica economica. I giornali radicali degli anni 90 e la tanta attenzione alle Partite Iva: “Dicevo – ricorda Pannella - ‘Questi magari sono anche quelli che non pagano le tasse ma, dicevo, questo è l’apparato produttivo del Paese e bisogna riconoscere questo. Perché se si continua a guardare le grandi industrie alleate dei sindacati, rischiamo delle sorprese. E le sorprese sono avvenute. Oggi la Confindustria è la Confindustria delle grandi imprese di Stato e di parastato”.

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il dibattito di politica economica e il tema delle liberalizzazioni. Il caso della liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali, già proposta per referendum dai Radicali: “Lo perdemmo, certo, perché tutto il corporativismo… Noi avemmo a Roma un notissimo commerciante vicino a Fontana di Trevi che stava sempre aperto, anche per disobbedienza civile. Questo tabù per cui si dice ‘tutto ma non si parli dell’articolo 18’; non solo Biagi si oppose, noi fummo criminalizzati perché saremmo stati ‘contro i diritti umani fondamentali’, mentre noi lo proponevamo come problema da approfondire, come tutt’oggi diciamo”. La proposta empirica dei Radicali di portare a 30 il numero dei lavoratori oltre la quale non vige l’articolo 18. La proposta Ichino-Cazzola-Pannella sulle pensioni, anche quella in via sperimentale. “Invece proprio perché c’è questo ‘vediamo cosa succede in tre anni’, questi col cacchio che accettano, perché è prevedibile quello che può succedere, e la prudenza reazionaria fiuta il rischio”. I giornali radicali degli anni 90 e la tanta attenzione alle Partite Iva: “Dicevo: ‘Questi magari sono anche quelli che non pagano le tasse ma, dicevo, questo è l’apparato produttivo del Paese e bisogna riconoscere questo. Perché se si continua a guardare le grandi industrie alleate dei sindacati, rischiamo delle sorprese. E le sorprese sono avvenute. Oggi la Confindustria è la Confindustria delle grandi imprese di Stato e di parastato”. “Se ti ricordi negli anni 70 ci fu un grande dibattito se dovevano restare solo gli entri privati…”. “A questo punto la Confindustria ha come forza non il 90 per cento degli imprenditori italiani costituiti da piccoli e medi, ma questi qui”. Le figure sempre più potenti degli amministratori delegati. Il paragone tra Di Vittorio e Camusso. “E non è un caso che la cosa sia un po’ defilata, perché quando Marchionne ha messo in crisi la Confindustria dicendo andate a quel paese, l’ordine salveminiano formalmente andava in crisi. Perché a questo punto uno delle grandi corporazioni industriali che se ne va e lascia la Camusso con la Emma Marcegaglia”. Il processo di unificazione tra Psi e Psdi e i riferimenti che già allora Pannella, rifiutando quel processo, faceva al capitalismo transnazionale. “Il capitalismo va in crisi nel momento in cui si nazionalizza”. Pannella, a proposito delle continue citazioni storiche, ricorda l’ultimo libro di Vito Tanzi, economista del Fmi il quale dedica ampio spazio alle riflessioni di De Viti De Marco. La figura di Salvemini e le sue riflessioni antitetiche rispetto a quelle gramsciane su contadini, operai e riforma agraria. La figura di Niccolò Carandini e le differenze con i latifondisti meridionali: “Quando abbiamo costituito il Partito radicale, c’era un solo candidato a farne parte, di Messina, ed era un nome celeberrimo, era Martino che aveva scritto e firmato i trattati costitutivi dell’Europa. E non è un caso che a questo punto nemmeno Chinchino Compagna fu formalmente impegnato nella costituzione del Partito, anche se poi De Caprariis e lui...”. Il Riformista della domenica, curato da Paolo Franchi
    18:03 Durata: 24 min 31 sec
  • Pannella: “Io credo di essere coerentemente un cittadino repubblicano che - come già per Ciampi quando nel suo ambiente gli si toglieva un potere che era suo come quello di grazia, intervenne al massimo in quella vicenda - nel ricordare oggi a Napolitano queste cose che sono tremendamente critiche, c’è il contributo presuntuoso di un cittadino repubblicano di aiuto a il Presidente della Repubblica, visto che io e lui abbiamo questa Repubblica qua”.

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Io credo di essere coerentemente un cittadino repubblicano che - come già per Ciampi quando nel suo ambiente gli si toglieva un potere che era suo come quello di grazia, intervenne al massimo in quella vicenda - nel ricordare oggi a Napolitano queste cose che sono tremendamente critiche, c’è il contributo presuntuoso di un cittadino repubblicano di aiuto a il Presidente della Repubblica, visto che io e lui abbiamo questa Repubblica qua”. La “Peste italiana” da integrare. Un dibattito tenutosi a Marsala e seguito da Radio Radicale; l’intervento di Tullio Padovani. Le riflessioni di Sabino Cassese sullo Stato di diritto italiano. “La sua è un'analisi di tutte le vicende dall'Unità d'Italia in poi. E lui dice: cosa c'è culturalmente che ha condizionato questi corsi e ricorsi della storia? Il fatto che non si è tenuto presente la fondamentale importanza del momento amministrativo delle cose pubbliche”
    18:28 Durata: 5 min 57 sec
  • Pannella sulle iniziative transnazionali: “Noi ci eravamo trovati al precedente congresso a Tirana avendo come obiettivo una Organizzazione mondiale delle democrazie. E lì abbiamo toppato perché progressivamente, anche grazie a Frattini e malgrado Letta, abbiamo invece una politica estera che ha abbandonato alla sua sorte questo obiettivo”. Il ruolo dei regimi autoritari oggi. L’iniziativa “Iraq libero”. “Ci sono queste cose abbandonate dalla democrazia di Frattini e dintorni. Dobbiamo riprenderle perché costituiscono un elemento di forza di quella difesa della democrazia attraverso la legalità”.

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il rapporto tra Radicali italiani e Partito radicale, le iniziative di quest’ultimo. “Oggi c’era la riunione di Direzione di Radicali italiani. Normalmente non vado, questa volta sono andato e ho insistito su qualcosa che nel congresso del Partito radicale è venuto fuori. Per cui per esempio l’elezione di Demba Traore a segretario del Partito è il prodotto naturale di questa visione di attualità. Noi ci eravamo trovati al precedente congresso a Tirana avendo come obiettivo una Organizzazione mondiale delle democrazie. E lì abbiamo toppato perché progressivamente, anche grazie a Frattini e malgrado Letta, abbiamo invece una politica estera che ha abbandonato alla sua sorte questo obiettivo”. Il ruolo dei regimi autoritari oggi. L’iniziativa “Iraq libero”. “Ci sono queste cose abbandonate dalla democrazia di Frattini e dintorni. Dobbiamo riprenderle perché costituiscono un elemento di forza di quella difesa della democrazia attraverso la legalità”. Il Presidente della Repubblica e il problema che si dovrebbe porre: “Se noi siamo stati censurati per 30 anni, quanto altro è stato sottratto alla ricchezza possibile della vita italiana e quindi anche della vita europea?”. La figura di Beppe Grillo, “caricatura di tribuno della plebe”; quelle di De Magistris e di Pisapia. “Adesso vogliono le elezioni. E quindi Pisapia che ama una vita abbastanza tradizionale politica, dice ‘elezioni elezioni’. Hai visto mai che questi tecnici riescano a fare qualcosa di storicamente importante”. Le significative reazioni, in questo senso, dei sindacalisti: “Perché se la partitocrazia si esaurisce, la sindatocrazia è con lei. E per questo voglio dire sulla attualità: io spero sia possibile, nel contesto nel quale ormai la partitocrazia non vuole più la concertazione per i sindacati ma la vogliono per i partiti; e infatti si trovano congiunti a destra e sinistra, vogliono che Monti prima pre-annunci in concertazione le cose che intende fare. Se Monti deve subirlo, sappiamo come finirà. Finirà nel disastro assoluto”. L’evoluzione dell’Unità e di Europa, i due organi del Pd. Le critiche pannelliane a Repubblica e Corriere della Sera (“oggi una gestione di carattere clerico-moderata piuttosto che cattolico-liberale”). L’evoluzione storica del Corriere della Sera, dai tempi di Ottone: “L’unico che ha tentato di fare qualcosa è stato Paolo Mieli quando ha scelto Angelo Panebianco e quei coetanei di formazione chiaramente radicale. Poi è andata come è andata”
    18:34 Durata: 17 min 5 sec
  • Conclusioni. Pannella: “Presidente, ci rivolgiamo a lei perché davvero lei deve riuscire a essere un Presidente liberale e democratico, e quindi a porre il problema del diritto e dei diritti dei non garantiti”. “Vasco Rossi, Saviano, e via dicendo: c’è bisogno del vostro aiuto e non solo dei vostri affettuosi elogi, altrimenti sanno di coccodrillo”.

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Presidente, ci rivolgiamo a lei perché davvero lei deve riuscire a essere un Presidente liberale e democratico, e quindi a porre il problema del diritto e dei diritti dei non garantiti. Quando siamo riusciti ad entrare alla Camera, è perché facemmo una campagna che era anche per Democrazia Proletaria, per un minimo di spazi”. Le operazioni culturali di Giuliano Amato, presidente della Treccani, e le “cose poco decorose” fatte scrivere da Melloni. I Radicali definiti per esempio come “anti-religiosi”. “Il palesemente falso non ha mai spaventato il regime, perché le cose si risolvono alla comunista, vengono annientate”. “Io posso dire che le mie sregolatezze radicali forse hanno contribuito a farmi stare ancora qua, come dice Vasco Rossi. Dobbiamo ringraziarlo: quest’anno, con quattro giorni di anticipo, mi è arrivata la sua iscrizione e quella di suo figlio; voglio dargliene atto, e mi pare che questo accada da 29 anni senza interruzione”. “Vasco Rossi, Saviano, e via dicendo: c’è bisogno del vostro aiuto e non solo dei vostri affettuosi elogi, altrimenti sanno di coccodrillo”
    18:51 Durata: 5 min 12 sec