19 FEB 2012
rubriche

Conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - Radio - 17:02 Durata: 2 ore 22 sec
A cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella" di domenica 19 febbraio 2012 , condotta da Massimo Bordin che in questa puntata ha ospitato Massimo Bordin (giornalista), Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 2 ore.

La rubrica e' disponibile anche in versione audio.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    giornalista

    Già direttore di Radio Radicale La riforma elettorale e il convegno della Lega per l’Uninominale; l’articolo di Sergio Romano (Corriere della Sera) sulla nonviolenza e i Radicali
    17:02 Durata: 2 min 4 sec
  • Pannella sugli appunti che Sergio Romano ha mosso all’uso della nonviolenza da parte dei Radicali: “Dopo 40 anni che usiamo efficacemente - credo - questo metodo, perfino a una persona attenta come Sergio Romano non sono giunte le motivazioni ufficiali e ripetute costantemente da Radio Radicale”. “E’ un sintomo interessantissimo della realtà anti-democratica, violenta, del regime italiano, con connotati che sono sempre di più di stampo – lo ripeto, di stampo - identico a quello nazista, fascista e connessi di destra o sinistra”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Marco Pannella: “Non l’ho letto, ma mi pare che lui dica che la nonviolenza e l’uso dei digiuni che facciamo è ricattatorio, e quindi non democratico”. “Non è un giudizio complessivo, dice che nello scontro, quando viene usato lo sciopero della fame e quella roba lì, gli sembra ricattatorio”. “Sono felicissimo di questo intervento di Sergio Romano, nei confronti del quale ho grande stima e riconoscenza. Per il fatto per esempio che con generosità intellettuale, seria, di quelle cose che durano, da lustri lui collabora a Radio Radicale puntualmente, senza mai un segnale da parte nostra. Io qualche volta ho tentato di riconoscere questo fatto come fatto importante per Radio Radicale e per connotare questo singolare personaggio che è Sergio Romano, come ambasciatore, anche di opzioni politiche di fondo”. “Credo che sia molto importante approfondire questo ulteriore contributo di Sergio Romano. Perché è sintomo del fatto che dopo 40 anni che quest’arma rivela la sua efficacia soprattutto nella versione radicale, l’interpretazione o la prosecuzione dell’ispirazione gandhiana da parte dei Radicali è singolare e ha dopo decenni una chiara connotazione, non conosciamo altre esperienza politiche organizzate che abbiano stabilito regole aggiuntive, integrative e correttive di come la pratica nonviolenta poteva essere utilizzata gandhianamente”. “Dopo 40 anni che usiamo efficacemente - credo - questo metodo, perfino a una persona attenta come Sergio Romano non sono giunte le motivazioni ufficiali e ripetute costantemente da Radio Radicale”. “E’ un sintomo interessantissimo della realtà anti-democratica, violenta, del regime italiano, con connotati che sono sempre di più di stampo – lo ripeto, di stampo - identico a quello nazista, fascista e connessi di destra o sinistra”. “Questa storia radicale che lui (Sergio Romano, ndr) culturalmente è come se ritenesse – non so quanto consapevolmente - totalmente marginale, non importante, mentre ritengo che oggi c’è stata una crescita nel tempo, un arricchimento e rafforzamento dell’ispirazione gandhiana che anche lo è di Capitini e magari c’è anche Popper, con una attenzione di tipo liberale, in cui il problema liberalismo e nonviolenza gandhiana per Popper è stata una ricerca patente”. “Sergio Romano dice: ‘Gandhi usava la nonviolenza essendo debole contro un potere forte, quello britannico’. Sembra che lui voglia dire il debole contro il forte può pure usare il ‘ricatto nonviolento’ che in quel caso non è ricatto. Proseguendo, lui evoca anche la condizione di Bobby Sands, la nonviolenza irlandese sulla quale noi abbiamo detto – e questo credo sia stato compreso da loro stessi che la nonviolenza in quel caso era un modo per scagliare contro il nemico il corpo morto, che di nonviolenza non aveva nulla né come cultura né come motivazioni. Però cosa sfugge? La caratteristica della ‘Peste italiana’ che di nuovo diventa peste che si diffonde in tutto il mondo, in base al precedente degli anni 20-30; abbiamo che la peste italiana è quella contro la civiltà giuridica democratica, tollerante, laica, e il confronto dell’arma nonviolenta come l’arma più forte per combattere la violenza, soprattutto se violenza di Stato. Ed è di una eloquenza straordinaria il fatto che proprio un uomo così attento e dotto come Sergio Romano, che chiaramente ha letto senza interruzioni in questi decenni da quando ha avuto grandi funzioni di Stato a Parigi, non si sia accorto di questa posizione di fondo. Uno, io ripeto costantemente - come spesso mi accade - che noi non rischiamo la morte, rischiamo la vita, e non è un gioco di parole. E sempre più ricordo che sono passati 40 anni, e se dopo 40 anni ancora non sono morto, o io sono uno splendido attore o evidentemente si può esercitare il dar corpo al confronto dialogico, nonviolento, con la violenza di Stato. Quindi non è un ricatto credibile – Sergio Romano – perché dopo 40 anni questa paura che io possa morire c’è perché non se n’è discusso nel popolo”. “Vorrei anche dire questo: gli ascoltatori di Radio Radicale sanno che un paio di anni fa, siccome nella panoplia nonviolenta lo sciopero della sete - quello assoluto - è un inserimento e non era un’arma schedata, l’abbiamo inserita noi, e a questo punto è venuta la notizia che un gruppo di giovani monaci che facevano parte dei ‘giovani tibetani’, un po’ su posizione critica nei confronti del Dalai Lama, avevano dichiarato di aver iniziato lo sciopero della sete durante la marcia, e io appena ho avuto questa notizia ho mandato al Presidente del consiglio in esilio e allo stesso Dalai Lama 20 righe, dicendo: guardate, se uno di noi o degli avversari muore, è un insuccesso molto grave della lotta nonviolenta, una sconfitta. Non abbiamo avuto notizie di morti, vorrà dire che hanno interrotto lo sciopero della sete prima di quattro giorni”
    17:04 Durata: 17 min 33 sec
  • Pannella: “Sa mica Sergio Romano che abbiamo ripetuto fino alla noia, da decenni, che si possono usare le armi nonviolente contro il potere solo per chiedere che il potere rispetti la sua propria legalità? Cioè non è legittimo, come abbiamo sentito fare, avviare scioperi della fame perché si vuole ottenere dal potere una certa cosa contro la legittimità del potere stesso e contro quello che il potere stesso può fare. Credo sia una crescita della politicità della nonviolenza, che ne fa una arma attuale”. Sul senso della battaglia antimilitarista

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Marco Pannella: “Poi c’è un'altra cosa di cui spero di poter dibattere con Sergio, al quale – ripeto - sono molto grato e riconoscente per il suo contributo politico e culturale alla vita del nostro Paese. E quindi lui avrà avuto anche qualche difficoltà a scrivere ‘Devo dirlo, questo è un ricatto’, ma facendo così dimostra la sua onestà intellettuale, perché dimostra anche una lieve debolezza. Sa mica Sergio Romano che abbiamo ripetuto fino alla noia, da decenni, che si possono usare le armi nonviolente contro il potere solo per chiedere che il potere rispetti la sua propria legalità? Cioè non è legittimo, come abbiamo sentito fare, avviare scioperi della fame perché si vuole ottenere dal potere una certa cosa contro la legittimità del potere stesso e contro quello che il potere stesso può fare. Credo sia una crescita della politicità della nonviolenza, che ne fa una arma attuale. Nel senso che questa cosa viene fuori già in vita di Capitini, quando c’è un senatore social-democratico austriaco che propone - in modo un po’ da pacifista socialdemocratico austriaco - il disarmo, soprattutto atomico, dell’area europea. Noi ci inserimmo subito – eravamo con Capitini e altri nella Consulta della pace - e immediatamente chiediamo di fare propria questa posizione del senatore austriaco. E diciamo che non deve essere il disarmo atomico, ma deve essere il disarmo strutturale e quindi antimilitarista, contro la struttura autoritaria, giacobina del ‘popolo in armi’. La cosa sorprese tanto la propaganda comunista che stava mobilitando sulla proposta del senatore austriaco, che avevano già fatto molti manifesti in tutte le lingue e li bloccarono subito in italiano, perché era qualcosa che aveva entusiasmato”. Perché era evidente che il disarmo convenzionale “era impossibile per gli Stati comunisti, perché l’elemento esercito è l’elemento nobilmente autoritario dello Stato e del diritto e non potevano tollerare questa forma di disarmo strutturale della società e dello Stato. E lì Capitini spesso mi espresse delle preoccupazioni”. “Lui mi disse: ‘Guarda che se non stiamo attenti questi - e questi voleva dire ‘i comunisti’ - ci ammazzano, ti ammazzano’”. Lo scambio di lettere e il dissenso tra Pannella e Capitini. “La cosa incredibile è che indipendentemente dal nostro possibile apporto, Sergio Romano non è sfiorato nemmeno dal sospetto di quello che io affermo ormai sempre più alla lettera: vi è fra il processo Eichmann e i direttori delle carceri italiane che scrivono ‘vogliamo essere servitori dello Stato ma non complici di leggi assassine’, dinnanzi al processo Eichmann che la Harendt racconta: questo andava lì e quasi in buona fede diceva ‘io funzionario dello Stato avevo il compito di fare quelle cose e quelle ho fatto’. Che oggi in Italia da strage di legalità venga strage di popoli non di individui, forse sarebbe bene riflettere se non è già iniziata questa strage di popoli, perché i centinaia di suicidi in carcere, poi i morti dovuti a iniziative violente di carattere ambientale, e diciamo che la sentenza Eternit è in effetti qualcosa a livello di un tabù che si è rotto”. “Dobbiamo pur dire che Sergio Romano, da ambasciatore a Parigi, sosteneva che la partitocrazia – diciamo, la democrazia reale al potere in quel momento - dava una garanzia di stabilità che ne era il pregio maggiore, in fondo c’erano riflessi di moralità democraticistiche che non potevano avere la forza di contestare il valore dei regimi europei rispetto a quelli anglosassoni”. “Qualcuno come Sergio Romano spero che vorrà onorarci e consentirci un dibattito franco su questo”. Ancora sull’episodio del senatore Tirring: “Volemmo farne un’arma di massa, dicendo: stiamo attenti, il terrore non è il terrore atomico, il problema vero è che in questo modo si fa l’economia dei diritti umani e civili di tre quarti di Europa”. Il periodo di Comiso e le manifestazioni: “La nostra posizione ufficiale era di nonviolenti non di pacifisti. Il problema militare è di struttura dei valori, per cui – già allora dicevamo - se c’è l’innalzamento delle acque, vedrete che succede, che a questo punto avremo la gestione militare della sicurezza del mondo”
    17:21 Durata: 12 min 45 sec
  • Pannella sulla questione giustizia, dimenticata dallo stesso Presidente Napolitano: “Oggi abbiamo milioni di persone, in 10 anni diciamo sono milioni di famiglie coinvolte, per Gil Robles (già Commissario per i diritti umani al Consiglio d’Europa) addirittura un terzo del popolo italiano è colpito non dalle carceri ma dalla giustizia che nella non ragionevole durata del procedimento giudiziario vive in una condizione di gravissimo pericolo per qualsiasi Stato di diritto”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Vorrei dire a Sergio Romano: ma vogliamo mettere nel conto che tutti, le belle anime e anche le serie, dicono che la condizione carceraria è assassina, è intollerabile; il Presidente Napolitano si dimentica un pochettino ogni tanto e trova ottime espressioni come ‘la prepotente urgenza’, dopodiché se la dimentica, coerentemente con la sua storia e la sua cultura”. L’atteggiamento della tradizione comunista italiana sul dissenso nell’Urss e le differenze con i Radicali. “Questa è la realtà sempre di più italiana. Noi adesso nelle carceri abbiamo rappresentanti di almeno 30 paesi, esasperati, analfabeti spesso, sottoproletari, nella realtà che viene giudicata contro la legalità, contro il diritto e la Costituzione, e nessuno questo lo contesta. Quello che si contesta è che per questa forma politica di alta criminalità ci possa essere l’obbligo di interromperne la flagranza”. Ancora sul parallelo con l’epoca del piano Tirring; la figura di Gregory Lambrakis e la posizione di Bertrand Russell. “Oggi abbiamo milioni di persone, in 10 anni diciamo sono milioni di famiglie coinvolte, per Gil Robles (già Commissario per i diritti umani al Consiglio d’Europa) addirittura un terzo del popolo italiano è colpito non dalle carceri ma dalla giustizia che nella non ragionevole durata del procedimento giudiziario vive in una condizione di gravissimo pericolo per qualsiasi Stato di diritto”. Le sentenze della Corte europea dei diritti umani e le decisioni del Consiglio d’Europa che condannano l’Italia sulla giustizia. “Oggi è la giustizia europea che si sta squalificando, con il contributo attivo della Repubblica e dello Stato mio, tuo, e soprattutto del Presidente della Repubblica che li rappresenta”. “40 anni di condanne in cui ci dicono che siamo obbligati…”. “Credo che dovremo immaginare non solo azioni a partire dalla realtà italiana per sospendere la flagranza neonazista della realtà italiana, ma anche immaginare se non esiste culpa in vigilando del Presidente della Repubblica o di chiunque altro”. La situazione del carcere, “fra aree antropologiche completamente diverse accomunate dal fatto di essere carcerati, dall’essere carcerati in profonda sintonia con il ceto dirigente italiano della minoranza, cioè dello Stato di diritto, cioè dei direttori delle carceri e della polizia penitenziaria”. A chi della situazione carceraria fa una questione solo sindacale, Pannella dice: “Se si vuole essere servitori dello Stato, occorre essere disponibili a funzionare bene come una massa di piccoli Eichmann che si ripropongono in uno Stato diverso”
    17:34 Durata: 13 min 40 sec
  • Pannella: “Domani abbiamo questa assemblea della Lega per l'uninominale. C’è una notizia sintomatica, da Le Monde, secondo cui c’è oggi Nicolas Sarkozy che deve rimontare la corrente contraria alla sua rielezione, e non so se si è riunito con il senatore Ceccanti, o magari Veltroni, Ichino e i nostri compagni, ma appunto vuole una dose di proporzionale nelle elezioni legislative”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Domani abbiamo questa assemblea della Lega per la forma uninominale. C’è una notizia sintomatica, da Le Monde, secondo cui c’è oggi Nicolas Sarkozy che deve rimontare la corrente contraria alla sua rielezione, e non so se si è riunito con il senatore Ceccanti, o magari Veltroni, Ichino e i nostri compagni, ma appunto vuole una dose di proporzionale nelle elezioni legislative”. “I democratici hanno avuto l’unanimità per il doppio turno alla francese, ora lo vogliono proporzionalizzare per quanto possibile, e Sarkozy probabilmente ci manderà qualcuno domani al convegno a sostenere le tesi di una parte del Partito democratico”. “Queste contro-riforme costanti hanno una caratteristica, che bisogna essere degli specialisti – macché scopone scientifico e gioco del calcio, sono cose che richiedono alte forme di specializzazione tecniche, cose che le masse non possono valutare e discutere. La cosa folle è che hanno detto che intanto sono tutti d’accordo e si riducono i parlamentari; sotto questa forma antiparlamentare e non di pulizia: l’ottimo D’annunzio, che era piuttosto bravo e scendeva in politica pre fascista, diceva: ‘Se vediamo i deputati, aggrediamoli, sono degli zozzoni’. Nessuno ha risposto: guardate che alla Camera dei Comuni di Westminster sono la stessa cifra del Parlamento italiano. C’è qualcuno che abbia detto ‘noi vogliamo un rapporto elettori-eletti che sia di collegi e non con grandi masse, ma con dimensioni territoriali proprie delle democrazie anglosassoni?’. E invece no”. “Quagliarello, che nella sua formazione mi pare piuttosto armato per difendere la sua concezione chiaramente reazionaria, è il primo a sottolineare che c’è un valore ‘pedagogico’ che una riforma o un’altra può avere. Una cosa che è comprensibile ai cittadini, un’altra che è comprensibile ai pochi chierici a cui i cittadini devono fare fiducia”. “Così Sarkozy, con sondaggi disastrosi, prova a salvarsi con una legge all’italiana, con una legge elettorale bidone, inserendo quote di proporzionale”. Sull’applicazione della legge elettorale, le prime frizioni tra Pannella e Oscar Luigi Scalfaro, che sosteneva che dopo il referendum bisognava andare subito a elezioni. “Abbiamo una realtà nella quale lottiamo e riteniamo utilizzabile il metodo della nonviolenza solo quando si tratta di esigere dal potere il rispetto della sua propria legalità o dei suoi impegni formali”. La riunione alle 9 di mattina del lunedì nel teatro di Piazza Santa Chiara. Un appuntamento da rimandare con la ministra della Giustizia, Paola Severino. Dal convegno “mi aspetto che sia possibile almeno agli intervenuti che verrà fuori un elemento di chiarificazione interna. Perché ci fu anche quel referendum Guzzini, qualche anno fa, nel quale anche lì avemmo qualche dissenso notevole, eppure Guzzini con Mariotto Segni fa parte dell’area storica che ha accettato volentieri che la battaglia vinta per l’uninominale anglosassone per referendum divenisse invece poi il Mattarellum. Mi auguro che ci siano qualche centinaio o migliaio in più di persone a conoscere la situazione, che si riesca ad avvertire i parlamentari di oggi, quelli nominati, perché difendano la dignità dei parlamentari, nominati e non”. “E’ il principio” del dimezzamento “che bisogna rifiutare”. Il ruolo sempre “politico” della Corte costituzionale nei referendum elettorali. “I problemi sono manifestamente nel fatto che loro si occupano di altro che di diritto e di legge, ed è la cifra peggiore - lo dico a Sergio Romano - Il fascismo almeno aveva la sua infame legalità ma rispettava questa, tanto è vero che poi è il Gran consiglio del fascismo che ha liquidato i conti con Mussolini”. Ancora sul ruolo del nonviolento
    17:48 Durata: 23 min 9 sec
  • Le spaccature interne al Pd sulla legge elettorale? Pannella: “Il problema è che tutti i ‘democratici’ sono nulla politicamente”. “Io a Bersani dissi: volete questo sistema tedesco che vuole Casini? Lui mi rispose con i fatti; fecero una assemblea che si pronunciò per l’uninominale a doppio turno, ma da allora per il Pd c’è solo una regola: sono vigenti solo le cose non chiare, non votate, sono la decalcomania del regime italiano”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Le spaccature interne al Pd sulla legge elettorale? “Il problema è che tutti i ‘democratici’ sono nulla politicamente”. Quindi i Radicali stanno nel gruppo parlamentare del nulla? “Sì, assolutamente, e torniamo ad un esempio che sempre più acquista valore per comprendere, magari anche nei dettagli, nel casino democratico italiano, quale è l’obiettivo verso il quale si sta andando certamente. Oggi leggo per esempio che Tosi, forse uno dei più popolari dei sindaci leghisti, maroniano, adesso gli danno una sculacciata e lo tolgono dal Parlamento padano perché lui vuole fare le sue liste leghiste. Il PD nei dibattiti da due mesi, a livello televisivo, c’è una proposta presentata come proposta non individuale di chi parla ma del suo partito, ed è Enrico Letta. Lo stesso che due mesi fa diceva: non Bossi ma Maroni, non Berlusconi ma Alfano, Casini che indubbiamente oggi ha sostituito e sostituisce il primatista Tonino di Pietro e anche il congiunturalista Nichi Vendola, e poi lui diceva Pierluigi Bersani, ma chiaramente intendeva ‘e poi Letta’. Bersani poverino ogni giorno di più prende sberle da tutte le parti, quindi questo è il Pd. Poi si dice che c’è Veltroni, che c’è D’Alema: no, c’è il problema dell’assemblea nazionale. Io a Bersani dissi: volete questo sistema tedesco che vuole Casini? Lui mi rispose con i fatti; fecero una assemblea che si pronunciò per l’uninominale a doppio turno, ma da allora per il Pd c’è solo una regola: sono vigenti solo le cose non chiare, non votate, sono la decalcomania del regime italiano. In realtà esiste solo questo incidente, un fortunato e positivo incidente della partitocrazia nelle decisioni prese e annunciate da Letta junior o le petit. Noi come Radicali potremmo solo fare una osservazione storica: è indubbio che per decenni noi abbiamo rappresentato l’iniziativa legislativa democratica attraverso l’esercizio della legge istitutiva dei referendum per più di cento volte, facendo le richieste più incredibili, e trovavamo ogni volta - noi con i nostri mezzi -”, il modo di parlare all’opinione pubblica. Elio Vittorini e il suo rapporto con i Radicali. “La lettura della realtà nella quale viviamo in Italia, in Europa e nel mondo, è tale che non consente la nostra eliminazione totale”
    18:11 Durata: 8 min 57 sec
  • Il dibattito nel Partito radicale sull'intellettuale collettivo: “Per un po’ di volte ho detto che di Gramsci ricordano tutto, l’intellettuale organico e tutto quanto il resto, ma l’intellettuale collettivo no”. Il Partito come intellettuale collettivo “significa che il formarsi della intelligenza delle proposte è dovuta a quella negazione della esclusività, per creare una inclusività aperta delle idee”

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “E viene fuori, c’è un dibattito nel Partito sull’intellettuale collettivo. La cosa credo che a livello di cronaca nasca così: io per un po’ di volte ho detto che di Gramsci ricordano tutto, l’intellettuale organico e tutto quanto il resto, ma l’intellettuale collettivo no. L’intellettuale collettivo significa che c’è un partito – il partito-intellettuale collettivo - che non è un fatto ideologico che puoi scegliere e poi farlo divenire. È un partito che per le sue strutture, il suo inverarsi, le sue contraddizioni, il suo incedere nei decenni, recepisce al massimo i contributi intellettuali minimi e massimi e di altro tipo proprio grazie alla specifica apertura strutturale che nega qualsiasi altra forma di partito o di chiesa”. “Significa che il formarsi della intelligenza delle proposte è dovuta a quella negazione della esclusività, per creare una inclusività aperta delle idee”. Il caso della “doppia tessera” e le iscrizioni in arrivo in queste settimane da vari esponenti politici. Ancora sulla definizione di intellettuale collettivo: “Non è un caso se io che non ho mai condiviso la necessità e l’utilità di attualizzare il pensiero gramsciano, a un certo punto dico: guardate, quel signore parla di una cosa di cui non parla nessuno, dell’intellettuale collettivo ed è come se non esistesse. Io dico invece che per noi esiste, perché nella singolarità di questo ricercatore che è Gramsci, che cerca di avere una ideologia un tantino più liquida nel senso buono della parola, meno cristallizzata. Non è legato deterministicamente a quello scontro di classe, a quell’unione di intellettuali, contadini e operai. Noi prestiamo a lui una camicia di Nesso che non è sua”. L’esito delle carriere di molti che si sono formati alla “scuola radicale”, l’esempio di Gaetano Quagliariello (oggi ai vertici del Pdl), suggerito da Mariateresa Di Lascia. “La mia riflessione è sul piano di teoria della prassi. Quello che in effetti constato oggi è che è stata resuscitata l’attenzione a questo mio inciso di molti anni, quello sull’intellettuale gramsciano; questa è una cosa che verrebbe vista come una inventività sistemica e non clamorosa, quella per la quale attraverso questa realtà di Partito transpartito e transnazionale sorge una capacità di recepire contributi di intelligenze particolari, congiunture, che però se le vedi assieme… Allora viene fuori questo: noi siamo i 500, non abbiamo i soldi, siamo autodidatti, eppure a un certo punto abbiamo un Paese in quelle condizioni che ci fa firmare decine di referendum e nessuno ha mai detto che c’è stato un imbroglio”
    18:20 Durata: 20 min 56 sec
  • Il dibattito sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Pannella: “Abbiamo fatto esplodere noi per primi questa questione, abbiamo bestemmiato”. I dalemiani del Pd: da Dassù a Pittella.

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Il dibattito sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. “Abbiamo fatto esplodere noi per primi questa questione, abbiamo bestemmiato”. La dichiarazione di Veltroni di oggi sull’articolo 18 che non deve essere tabù: “Manco l’avevo notato, perché Veltroni è così! Ma niente!”. “Non è più nemmeno necessario che D'Alema dica altro. Basta Il vice-D’Alema mondiale, Gianni Pittella. Perché loro hanno la grande fondazione europea – non so se su qualche nave. Parlo chiaramente, sono felice che ci sia una sottosegretaria agli Esteri che si chiama Dassù, perché ritengo che questa che è cresciuta in area dalemiana, in realtà è persona straordinariamente interessante e sono contento che sia venuta fuori dalla politicità della apartiticità”. “Quando sento parlare del Pd, vengono fuori costantemente cose interessanti, individualità democratiche che possono essere patrimonio per tutti noi. Credo che oggi il democratico, se non più potente tra i più potenti, è Gianni Pittella. Perché appunto la Fondazione, etc.: sono i veri tecnici, quelli delle fondazioni, rifondazioni, barche a vela… L'ha venduta? Ma che uno serio come D'Alema si tiene per più di 10 anni la stessa barca?”
    18:41 Durata: 4 min 29 sec
  • Conclusioni

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Speriamo di avere abbastanza fortuna, di nuovo la sorte, che continui questa nostra storia, perché è una storia nella quale è possibile intelligere delle interpretazioni della durata, che significa anche delle interpretazione delle debolezze. E sono molto grato che finalmente a Sergio Romano un pochino gli è dispiaciuto e costato fare questa cosa, e io lo ringrazio perché dimostra invece quanto persone attentissime… Un Presidente della Repubblica oggi non sa un cacchio, non gli arriva nulla, come negli Stati di altro tipo, non gli arriva niente e infatti poi restano uguali a se stessi a distanza di 40 anni”. Il libro di Maori sulle carte di polizia riguardanti i Radicali. Il dibattito su Margiotta Broglio. Quella di intellettuale collettivo “era una intuizione semantica, perché non l’ha approfondita lui stesso. E allora da quella intuizione, nel passare dei decenni dicevo transpartito, transnazionale, che cosa ha determinato storicamente? Che questo abbattimento di muri, di pareti e di protezione ha permesso una circolazione di aria, di acque e altro senza pari. Con una possibilità di intelletto attraverso il confronto degli eventi e dei fatti”. “La teoria dei fatti è quella, la teoria degli obiettivi”. “Questo spiega quale è il tesoro che i Radicali si trovano a costituire e che pone i grossi problemi come non essere dissipato o distrutto, come tutto quello che metallo o anche oro o piombo. Dobbiamo avere il senso dell’umiltà di dire che questo tesoro ci è capitato, ci capita di essere così importanti. Siamone non all’altezza che è impossibile, ma consapevoli e non a sprecarsi su dibattiti online per cazzatine come a volte succede”. Le potenzialità dell’online e la possibilità “di una nuova epoca antropologica del mondo”
    18:45 Durata: 16 min 49 sec