18 MAR 2012
rubriche

Conversazione settimanale con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - Radio - 17:26 Durata: 1 ora 48 min
Scheda a cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale con Marco Pannella" di domenica 18 marzo 2012 , condotta da Massimo Bordin con gli interventi di Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito), Massimo Bordin (giornalista).

Tra gli argomenti discussi: Giustizia, Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 1 ora e 48 minuti.

Questa rubrica e' disponibile anche nella sola versione audio.
  • L'amministrazione della giustizia e gli ultimi casi di malaffare in politica. Le curiose parabole storiche della Procura di Bari

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Massimo Bordin

    giornalista

    La condanna al governatore dell’Illinois per “problemi elettorali”. “Noi roba analoga l’abbiamo denunciata a tutte le Procure della Repubblica, perché violazioni gravi sono state dalla magistratura italiana – vorrei dedicarlo al Fatto e a Marco Travaglio – ritenute come non interessanti il diritto, e quindi loro, ma quel diritto era storto”. “Temo che anche in Inghilterra e negli Stati Uniti la loro tradizione democratica e di rispetto della legge ha ceduto, sostituendo il senso dello Stato e di diritto con la ragion di Stato”. “Ma come vediamo negli Stati Uniti il senso del diritto riesce ancora ad affermarsi”. Le denunce dei Radicali sulla campagna elettorale lombarda e la posizione di Roberto Formigoni. Il ruolo di Assolombarda. L’incrocio tra politica e cronaca giudiziaria. Sul caso di Michele Emiliano e della Procura di Bari: “Hai nominato la Procura di Bari, pertinentemente. Devo vedere, ci metterò poco tempo, come sono finiti i sostituti procuratori della Procura di Bari dopo aver operato intenzionalmente per mandare in prescrizione…”. Il caso di Maritati che ha prescritto D’Alema e Tatarella. “Mi sono affezionato alla Procura di Bari perché riuscii a ottenere allora, da Telenorba che ringrazio ancora, la possibilità di denunciare questa cosa che nessun giornale indicava. Maritati ha l’onestà di rivendicarlo. Andiamo a vedere quanti di questi sostituti procuratori oggi non sono parlamentari o sindaci o molto impegnati nel potere partitocratico”. “Mi pare che quattro sono in Parlamento, uno che è sindaco e che dice che non farà forse il Presidente della Regione per questa storia del fratello, etc. Questo è un simbolo di una Procura che funziona, e che funziona in modo tale che tutti si sono trasferiti in modo molto autorevole e influente, non solo sul Pd, nel mondo legislativo e del Parlamento”. Altri casi di denunce radicali: “Ricordo di aver fatto comizi in Calabria, a Palmi in particolare, denunciando un sostituto Procuratore molto autorevole che era candidato contro la legge nello stesso collegio d’elezione, e poi eletto dopo le elezioni dopo 20 giorni. Nessuno lo guarda: noi per anni e anni, l’ultima volta in modo clamoroso coinvolgendo i Procuratori generali, mostrando loro le prove inequivoche in base alle quali dappertutto i partiti, anche per lotta interna, avevano stabilito la capolistura all’ultimo momento, nella notte stessa delle elezioni. Ricordo che per Napoli in particolare la decisione era stata presa all’una di notte. Denunciammo questo a tutti i procuratori generali, ma tutti i procuratori generali hanno ignorato questo perché sapevano che era vero, che era questo era il costume a livello delle varie regioni, e lo ritenevano non rappresentare un attentato ai diritti civili e politici dei cittadini”. “Viviamo in un territorio in cui si parla di ‘magistratura’ e mai di ‘magistrati’, a differenza che in francese o in inglese”. “Sempre di più non ci si può sorprendere di un popolo che regolarmente non è informato. Quando anche i parenti immediati del Presidente della Repubblica non esprimono alcuna opinione di base, anche loro sono poco sensibili ai problemi del diritto che sono sempre negati”. La Direzione di Radicali italiani di domenica mattina: “Ho riscontrato che da tutti i partecipanti si era d’accordo sul fatto che il problema massimo del nostro Paese è quello dell’assoluta negazione del diritto”
    17:26 Durata: 15 min 5 sec
  • “In Italia adesso parlare del carcere è l’unico modo per non parlare di quello che la giurisdizione internazionale e tutti definiscono un gravissimo epifenomeno, tra gli altri, dell’assenza di giustizia e del comportamento anticostituzionale della giurisdizione italiana”. “Ma se questo è dimostrato, che da trent’anni la giurisdizione europea davanti a nessuna smentita italiana afferma che la non ragionevole durata dei processi impedisce l’esercizio serio della giustizia, non basterebbe questo per dire ‘amnistia’?”.

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Per quel che riguarda noi e la nostra battaglia su questo, dobbiamo constatare che certamente, malgrado i 50 o 60 anni di antipartitocrazia, siamo riusciti di nuovo ad avere un radicamento sociale. Perché quello che appare è il mondo dei carcerati dentro le carceri, e quindi possiamo parlare non solo dei 70 mila in carcere di questo momento, ma dobbiamo aggiungere i 40 mila della polizia penitenziaria, le altre due decine di migliaia di personale amministrativo e dei direttori ed altri, tutti costretti a fare una lotta per dire: ‘Non vogliamo fare gli Eichmann’. Dicono: ‘Noi siamo servitori dello Stato, vogliamo esserlo, ma non vogliamo esserlo contro il diritto e i diritti umani’”. Il mancato ruolo dei sindacati italiani sul tema giustizia e carceri. Il caso della sentenza californiana che ha portato alla liberazione di 40 mila detenuti californiani per la situazione d’illegalità delle carceri; un caso tedesco molto simile. “In Italia adesso parlare del carcere è l’unico modo per non parlare di quello che la giurisdizione internazionale e tutti definiscono un gravissimo epifenomeno, tra gli altri, dell’assenza di giustizia e del comportamento anticostituzionale della giurisdizione italiana”. “Ma se questo è dimostrato, che da trent’anni la giurisdizione europea davanti a nessuna smentita italiana afferma che la non ragionevole durata dei processi impedisce l’esercizio serio della giustizia, non basterebbe questo per dire ‘amnistia’?”. La proposta di Emma Bonino di visitare le Procure oltre alle carceri: “Si è detto che l’unico modo per ‘visitarle’ è rendere pubblica la documentazione su questi fatti, su quelle che vanno bene e quelle che vanno male” in termini di numero dei processi
    17:41 Durata: 9 min 54 sec
  • Il ruolo mancato del Presidente della Repubblica sulla necessaria riforma della giustizia e sull'interruzione dei diritti umani in Italia

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Continuiamo a ritenere che oggi il massimo problema, per cui ci sono i disoccupati, etc. e d’accordo con una citazione ineccepibile di Monti. Lui l’altro giorno ha detto – mi spiace non citarlo alla lettera - che la situazione della giustizia, in riferimento al civile, è tale da incidere gravemente sulla situazione imprenditoriale, economica e sociale italiana. Vediamo se ne trarrà le conseguenze, anche se ne dubito, anche perché un Presidente del Consiglio non è la persona più qualificata per denunciare violazioni sistemiche del diritto e dei diritti umani. E’ qualche d’un altro”, “chi è il massimo responsabile del funzionamento della Costituzione è il Presidente della Repubblica”. La necessità dei messaggi alle Camere da parte del Quirinale alla luce dell’operato della giurisdizione europea contro la “palese violazione criminale del diritto della Repubblica italiana”. Il paragone con i regimi fascista e nazista. “Se pensiamo alla conclusione, c’è una cosa che senza lo Statuto albertino non sarebbe stata possibile. Quando il Gran consiglio mise in minoranza Mussolini, a questo punto il re lo fece arrestare, grazie allo Statuto. Voglio dire che alla fine anche i fascisti non hanno contestato il diritto del monarca”. Ancora su Formigoni, le liste false e la campagna elettorale falsata, la promozione del magistrato Edmondo Bruti Liberati. “E’ successo anche quello che mi ha permesso di dire che in quel momento ‘tutte’ le energie della magistratura lombarda erano impegnate in un’operazione semplice: mobilizzarsi al massimo per accertarsi che il puttaniere era un puttaniere, mentre sul problema gravissimo si decideva di risparmiare l’altro che invece di essere puttaniere è vergine in base ai voti che ha fatto. Mentre l’Italia era comprensibilmente nauseata dalla vita di questo vecchio signore, Silvio Berlusconi, quello era il tentativo manifesto di puntare sulla successione di Formigoni accelerando la caduta – tra virgolette – del ‘puttaniere’”. Il ritorno del dibattito sulla giustizia che però non ruota attorno all’amnistia. Il caso di Alfonso Papa, deputato Pdl, che “si duole di una decisione di Maurizio Turco per quel che riguarda l’uso delle intercettazioni, anche se in realtà non di questo si trattava. Maurizio Turco sta per rispondere in modo concreto su questo”, soprattutto all’accusa di non aver tenuto sulla vicenda Papa un comportamento garantista. Ancora sul processo Formigoni
    17:50 Durata: 19 min 16 sec
  • L’organizzazione di una Marcia di Pasqua per l’amnistia: “Sia pure solo con 23-24 giorni di anticipo, abbiamo deciso di rifare quella marcia che aveva come obiettivo amnistia e indulto, giustizia e libertà, del Natale di sette anni fa”. “Allora vi furono da Cossiga, ex Presidente della Repubblica, a Giorgio Napolitano, futuro Presidente della Repubblica, le massime autorità politiche, D’Alema c’era, e dal Regina Coeli al Quirinale facemmo quella manifestazione. Abbiamo deciso, con 10 giorni di ritardo rispetto ad allora, di proporre mercoledì a tutte le altre organizzazioni di fare la marcia di Pasqua, ma ci teniamo a che come allora il Comitato promotore non sia soltanto radicale”.

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    L’organizzazione di una Marcia di Pasqua per l’amnistia: “Sia pure solo con 23-24 giorni di anticipo, abbiamo deciso di rifare quella marcia che aveva come obiettivo amnistia e indulto, giustizia e libertà, del Natale di sette anni fa”. “Allora vi furono da Cossiga, ex Presidente della Repubblica, a Giorgio Napolitano, futuro Presidente della Repubblica, le massime autorità politiche, D’Alema c’era, e dal Regina Coeli al Quirinale facemmo quella manifestazione. Abbiamo deciso, con 10 giorni di ritardo rispetto ad allora, di proporre mercoledì a tutte le altre organizzazioni di fare la marcia di Pasqua, ma ci teniamo a che come allora il Comitato promotore non sia soltanto radicale, e abbiamo avuto già le prime risposte. Allora il Presidente del Comitato era Don Mazzi, e Don Mazzi ha già accettato di farlo di nuovo”. “Credo che sia una fotografia dell’accelerarsi della naturale conseguenza di 50-60 anni di antidemocrazia, anticostituzionalità e anti legalità non solo europea e non solo su questo punto, perché quell’elenco pare un elenco di 20 anni fa, ed è un errore. Sono pagine e pagine di adesione di personalità che al 99 per cento oggi non abbiamo mai visto manifestarsi a sostegno o con simpatia alla nostra iniziativa”. “Questo valga come annuncio: chiediamo ai nostri ascoltatori di avvisare quanto più possibile”. Alla riunione preparatoria “mi auguro che la presenza sarà tale per comprendere come possiamo, in assenza di mezzi e in una situazione di media che è peggiore e più violenta, più forte tecnologicamente, rispetto ad allora, che non ha consentito più informazione e formazione di opinioni al popolo italiano e alla sua stessa classe dirigente”. Il filo rosso tra riforma dell'articolo 18 e introduzione dell'obiezione di coscienza. “Alla fine hanno fatto l’esercito professionale e non quello professionale, ma invece del servizio civile si è fatto forte il volontariato, per l’assenza del servizio civile previsto invece dalla nostra proposta”
    18:10 Durata: 18 min 3 sec
  • Pannella: “Esistono situazioni di ignoranza che sono frutto tipico dell'anti-democrazia, che non vuole grandi dibattiti. Io spesso ho annoiato dicendo che i grandi scontri uniscono il Paese, non lo dividono”. Il caso dell'aborto e quello differente della legge 40. I rapporti tra primo Partito radicale e Pci.

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Esistono situazioni di ignoranza che sono frutto tipico dell'anti-democrazia, che non vuole grandi dibattiti. Io spesso ho annoiato dicendo che i grandi scontri uniscono il Paese, non lo dividono”. Il caso dell'aborto. Il caso differente della legge 40. “La mia domanda era ed è: con quale mezzo? Con quale medium? Tanto più troviamo uno slogan buono, tanto più non si trova”. Il caso della partecipazione di Pannella alla trasmissione “In Onda” di La7 e l'atteggiamento del presentatore Luca Telese: “Striscia la Notizia ha ridato il pezzetto in cui davo del 'cretino' a Telese. Gianni Betto è andato a rivedere l'Auditel e nel momento in cui sono intervenuto gli spettatori sono diventati 7 milioni 300 mila”. “Forse una conseguenza di quella mia 'antipatica' e 'controproducente' prestazione, secondo il giudizio convinto di molti compagni radicali”. “Sto sorridendo per sottolineare come nel nostro mondo un elemento di forza della storia per cui continuiamo ad esserci è questo: quante volte ripetevo 'io so che se convinco i Radicali, le stesse cose il Paese le adotterà con entusiasmo'. Perché so che il mondo radicale è un mondo nel quale lo stimolo di esprimere critiche come aiuto alla baracca è qualcosa che noi abbiamo sempre facilitato”. Sulla necessaria rivalutazione del termine “comune”, che “semanticamente ha perso il suo valore storico”. L'analisi del linguaggio pannelliano da parte di Russo negli anni Sessanta, dopo uno dei primi interventi di Pannella in Tv. L'articolo censurato sul Giorno a proposito di una contestata e burrascosa apparizione in Tv del leader radicale negli anni Settanta. “Cerchiamo di rendere presente il passato, per il futuro”. Sulla fondazione del Partito radicale e “la disponibilità dei vertici del Partito comunista di discutere con noi”. La missione da ambasciatore di Angiolo Bandinelli con i vertici del Pci e il ruolo degli indipendenti. Il Pci e il tentativo di infiltrare partiti limitrofi: “Al Partito promosso dal Mondo, da Pannunzio, con qualche presenza azionista ma non Parri e tanti altri, col cavolo che questi dicevano di andare a iscriversi – osserva però Pannella – Invece c’era una cosa nuova, il fatto che noi come Sinistra radicale avevamo preso il Partito radicale, mentre tutti dicevano 'il Partito radicale è morto'”. Il secondo congresso al Brancaccio. Il dibattito ripreso dal Paese della Sera. Il libro di Andrea Maori e l'utilizzo di fonti poliziesche; l'esempio delle battaglie dei Radicali contro l'Eni di cui negli archivi sembra essersi persa traccia
    18:28 Durata: 27 min 58 sec
  • La distanza tra la concertazione consociativa italiana e la compartecipazione dei sindacati nelle imprese tedesche

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La riforma del mercato del lavoro e lo stato del modello concertativo. “Per altri la concertazione deve essere registrata dal Parlamento, secondo la visione consociativa”. Il caso Marchionne: “Io ho accennato al dibattito con Telese che Marchionne non riesce a fare le macchine”. “Quella tedesca non è la concertazione ma la compartecipazione. È diverso, c’è un fatto istituzionale, il sindacato fa parte e ha a voce degli organi esecutivi delle imprese”. “Ci sono tante storie sindacali. Lì è compartecipazione e non concertazione. Se loro chiedono il piano dei prossimi cinque anni di politica industriale, possono votare su quello; qui invece è concertazione, e la Marcegaglia prende delle posizioni di una Confindustria che se ne fotte in modo clamoroso di tutta la micro-industria, cioè della maggior parte degli imprenditori italiani”
    18:56 Durata: 4 min 7 sec
  • Quanto ai partiti italiani, questi “hanno un riflesso anche istintivo: simul stabunt, simul cadent”. Lo stop imposto al Pdl da Alfano, interprete del “mestiere politico”, all'amnistia e all'indulto. L'unità nazionale proposta da Enrico Letta (Pd)

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Quanto ai partiti italiani, questi “hanno un riflesso anche istintivo: simul stabunt, simul cadent”. Lo stop imposto al Pdl da Alfano, interprete del “mestiere politico”, all'amnistia e all'indulto. L'unità nazionale proposta da Enrico Letta (Pd). I Radicali che fanno? “Il fatto di tentare la marcia per l'amnistia è già straordinario. Perché è l’unica manifestazione che pone il problema non solo della giustizia e del diritto, ma il problema di fondo dell'interruzione dell’anti-democrazia divenuta legge praticata dallo Stato”. Le aperture di Pier Luigi Bersani sull'articolo 18 e il pragmatismo dei Radicali. Il progetto di legge di Marco Beltrandi. Il paragone impari tra lo spazio dedicato dall'informazione ai Radicali e quello dedicato a Nichi Vendola, “20 volte maggiore nel caso di La7”
    19:00 Durata: 9 min 29 sec
  • Conclusioni

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Pannella: “Continua a ripetersi un proseguirsi della storia radicale come storia di una alterità, e come tale trattata da Vendola, Storace e tutto quello che c'è in mezzo”. La fondazione del Partito radicale e le dimissioni imposte a Elio Vittorini da Eugenio Scalfari, allora vicesegretario unico. “Lui aveva ragione per un altro motivo, che lui subito dopo la nostra presenza fino alla fine degli anni 60, si riferiva al Pr dicendo o 'il cosiddetto Partito radicale' oppure metteva 'Partito radicale' tra virgolette. La storia però è impietosa, perché tranne Serena Dandini che accolse Scalfari come grande filosofo, e la sua barba dimostrava che era così, ora per il momento è difficile dire 'il cosiddetto Partito radicale', perché ancora oggi noi lottiamo su alcune visioni che devono essere nascoste perché altrimenti il regime italiano rischierebbe di cadere con l’alterità e l’alternativa radicale, cosa che non credo sia temuta per il progressismo di Vendola o per l’atteggiamento ultra reazionario di Storace”
    19:09 Durata: 5 min 3 sec